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Old 06-04-2006, 19:56   #1
zerothehero
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a Banca Mondiale: ultimi indirizzi

La Banca Mondiale negli ultimi anni sta incrementando il volume delle proprie attività. Si calcola che il giro dei prestiti abbia ormai raggiunto un valore che oscilla tra i 15 e i 20 miliardi di dollari per anno, che vanno a finanziare progetti in più di 100 Paesi. Gli obiettivi generali di questi finanziamenti prevedono un’ implementazione delle infrastrutture, delle assistenze sanitarie e dell’educazione, ma anche di tutte quelle attività che rendono possibile una più efficace gestione delle attività finanziarie.

Ogni progetto viene monitorato in tutta la sua evoluzione in quanto si è resa sempre più necessaria il bisogno di riscontrare quelli che sono i risultati ottenuti e la liceità della gestione delle risorse elargite. Interessante è anche la nuova tendenza, stabilita nella conferenza di Monterrey (2002), con cui si è stabilito un ruolo di preminente importanza dell’ONU nella gestione delle azioni della World Bank. Il risultato di quest’indirizzo si è manifestato in particolar modo nell’osservare la maggiore aderenza tra i progetti finanziati dalla Banca e gli Obiettivi di Sviluppo del Millennio stabiliti dalle Nazioni Unite.

Il modo di agire della Banca Mondiale

Attualmente le politiche della Banca Mondiale si stanno sviluppando soprattutto attraverso un rapporto diretto con tutti i Governi che vivono la necessità di aiuti dall’estero per un rilancio dello stato del proprio Paese. Il passato ha visto, infatti, il fallimento di numerose tra quelle attività guidate dalla World Bank che venivano stanziate sotto il patrocinio dei Paesi donatori. Il risultato ha reso così preferibile restringere il campo delle elargizioni ai soli Paesi aventi precisi obiettivi e precisi progetti per il loro raggiungimento. Con queste premesse si è venuta sviluppando una strategia che basa l’azione nei Paesi del Terzo Mondo sull’uso dell’approccio Poverty Reduction Strategy (PRS). Questo Modus operandi è caratterizzato dalla necessità di un profondo e diffuso confronto all’interno dei Paesi che necessitano aiuti, che divengono, in questa maniera, i veri e propri creatori dei progetti. Questa tavola di discussione si basa sulla consultazione di un’ ampia sezione delle popolazioni locali e della società civile in generale, andando a cercare di recepire le loro priorità. In risposta a quest’ attività la Banca Mondiale elabora un proprio piano d’ azione basandosi su una Country Assistance Strategy (CAS) che viene stabilita basandosi sul PRS e in cooperazione con i rappresentati di tutte le istituzioni, pubbliche e private, che potrebbero essere interessate ai progetti che si stanno per instaurare.

L’inizio di tutti i programmi di rinnovamento deve però essere necessariamente successivo ad un intensa fase di Preparazione, in cui lo Stato, guidato dalla Banca Mondiale, deve compiere tutti gli studi di natura tecnica, istituzionale, ambientale e finanziaria che devono portare allo stanziamento di diverse vie che possono portare al soddisfacimento degli obiettivi che sono stati stabiliti nel CAS. Questa fase può avere una durata variabile, in generale dai due mesi ai tre anni. Il successivo passo verso lo stanziamento vede una fase di Valutazione, in cui gli esperti della World Bank compiono tutte le stime necessarie per il compimento dell’ultima fase che consiste nella Negoziazione e nell’Approvazione da parte di quelle che sono le sfere dirigenziali. Fermi restanti gli obiettivi stipulati inoltre, la Banca Mondiale, si riserva la possibilità di elargire finanziamenti integrativi.
La fine del progetto è invece caratterizzata da una fase in cui si prende atto dei successi o degli eventuali punti critici che possono essere alla base di azioni future.

Nelle sue attività la dirigenza della Banca Mondiale si orientando in particolar modo verso prestiti per progetti (costruzione di infrastrutture, impianti per lo sfruttamento delle risorse naturali etc.), prestiti istituzionali (miranti alla ricostituzione e alla riforma delle autorità locali), prestiti miranti alla stabilizzazione delle economie in via di sviluppo ( si tende a favorire un clima positivo in grado di incentivare gli investimenti etc. ) e prestiti rivolti a specifiche azioni per favorire lo sviluppo di settori macroeconomici.

Ultimi interventi

Il flusso degli interventi economici della Banca Mondiale mantiene un’ intensità costante durante tutti i periodi dell’anno. L’inizio di Marzo è stato caratterizzato dall’emissione di prestiti al Bangladesh, al Perù, alle Maldive e al Vietnam. In Bangladesh si sta cercando un rinnovamento del settore che si occupa dell’istruzione secondaria attraverso un prestito che ammonta a circa 100 milioni di dollari. In maniera indiretta, con questo aiuto, si mira, incrementando il livello di istruzione del Paese, ad un aumento della produttività e del grado di autosufficienza dello Stato. Nell’area del Sud-est asiatico la dirigenza della Banca ha deciso di aumentare il finanziamento alle Maldive per la ripresa post - tsunami di 5,7 milioni di dollari. In particolar modo, con questi nuovi finanziamenti si tende ad incitare una più pronta reazione nella ricostruzione di un efficiente sistema dell’istruzione e di quello sanitario, che manifestano palesi ritardi. In Perù si sta cercando, con 60 milioni di dollari, di aiutare un ampliamento delle infrastrutture per l’ approvvigionamento dell'energia alle zone rurali. Il Vietnam ha invece ottenuto 70 milioni di dollari per la diffusione dell’assistenza sanitaria alle popolazioni che vivono nella regione Mekong, si sta cercando di creare anche un progetto preventivo per combattere le infezioni che sempre più dilagano in quest’area.

Il caso: Rapporti tra Banca Mondiale e ANP

L’ ultimo periodo è stato caratterizzato anche dalla decisione di mantenere i finanziamenti all’ Autorità Nazionale Palestinese. Numerosi dubbi erano sorti successivamente al successo elettorale di Hamas. Wolfowitz, in numerose sue dichiarazioni, ha comunque sempre invitato al mantenimento dei finanziamenti, cercando di influenzare i membri del quartetto decisionale. Il dilemma è stato profondo, soprattutto a causa della permanente volontà di mettere pressione sul governo per una realizzazione di riforme attraverso la continuazione dei finanziamenti, ma d’ altro canto profonda è stata la paura che le risorse finanziare concesse potessero andare a sostenere iniziative di stampo terroristico che potessero aumentare l’ instabilità, già di fatto precaria, dell’area.

La soluzione di questa situazione è sopravvenuta grazie l’approvazione di una clausola che obbliga Hamas a rinunciare ad ogni proposito di iniziativa violenta ed ad una riattivazione dei rapporti diplomatici con lo Stato di Israele. L’inizio del mese di marzo è stato così caratterizzato da una ripresa del sostegno all’Autorità Nazionale Palestinese. Questo ripristino è da inquadrarsi anche nell’ ottica della fortissima crisi economica che la comunità palestinese si è trovata a dover affrontare nell’ ultimo periodo. Le cause di questa forte depressione sono da individuare, per la maggiore, nella reazione della dirigenza dello Stato israeliano successivamente alla vittoria di Hamas, che ha visto un congelamento delle restituzioni dei dazi doganali per un ammontare di circa 50 milioni di dollari al mese. Questa situazione ha così portato ad un abbassamento del livello dei Servizi nell’ area palestinese, ma anche alla mancata elargizione dei salari per i lavoratori occupati nel settore amministrativo che sono direttamente dipendenti dall’ ANP ( attualmente uno su quattro dell’ intera popolazione ). La Banca Mondiale ha così stanziato 42 milioni di dollari per tamponare gli effetti di questa crisi, che avrebbe potuto finire per sfociare in un’ escalation di violenze e scontri. Gli obiettivi più immediati sono in primis il pagamento dei salari arretrati e una riduzione del deficit dello Stato a livelli accettabili. L’iniziativa della World Bank ha accompagnato quella dell’ Unione Europea che ha stanziato 120 milioni di Euro in risposta alla crisi.
Il futuro delle relazioni tra Banca Mondiale e Autorità Nazionale Palestinese resta ancora incerto, ma non si esclude la possibilità di un ampliamento del fondo gestito dalla stessa Banca. L’ assistenza umanitaria a queste zone continuerà, ma per le future azioni si sta paventando la possibilità di elargire finanziamenti direttamente alla popolazione e alla società civile, cercando di evitare la gestione del governo di Hamas.

Alcune critiche alla Banca Mondiale

L’ evoluzione della Banca Mondiale non è stata però esente da critiche e pluralità di interpretazioni. I movimenti, aventi come obiettivo una riforma di quest’ istituzione, hanno la propria origine negli anni ottanta, ma ancora oggi, in altre forme e su altri argomenti, si fanno ancora sentire.
Uno dei punti che ha visto lo sviluppo di un grande numero di opposizioni e senz’altro il criterio di governo interno della World Bank. È stato sottoposto a feroce critica il modo di creare la rappresentanza che risulta ancora troppo legato a quelle che sono le capacità finanziarie degli Stati membri, gli Stati Uniti, in questa maniera, possiedono un vero e proprio potere di veto conferitogli dal possesso del 15% del capitale della Banca. Anche per l’ attribuzione dei seggi sono state sollevati numerosi dubbi. L’ Europa infatti è rappresentata con più di un quarto dei membri totali del consiglio a discapito della miriade degli Stati sub – sahariani che possono disporre di meno del 10% dei direttori.

Negli ultimi periodi si stanno mettendo in discussione anche i criteri che si basano sul PRS, infatti, se in linea di principio si sta cercando di coinvolgere la società civile nella stipulazione dei progetti, di fatto questa collaborazione non si verifica sempre, e in maniera così rilevante. In questa modo si stanno ponendo forti dubbi sul nuovo modus operandi della Banca che sembra rivolgersi agli Stati che necessitano prestiti in maniera scarsamente interessata a quelle che sono le loro volontà politiche. Sono state mosse accuse anche di presunte ingerenze da parte di questa istituzione nei confronti di quella che è l’ autonomia politica degli Stati. Infatti diversi movimenti sostengono che la Banca Mondiale abbia creato un vero e proprio meccanismo selettivo per la elargizione dei crediti esclusivamente a quei Paesi che si sono resi protagonisti di un “buon governo”. Agli occhi di molti questo meccanismo rimane di fatto troppo vincolato a parametri troppo soggettivi che possono influenzare e mettere pressione sui governi dei Paesi riceventi.
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Old 06-04-2006, 20:03   #2
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