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Eccoci ad oggi:
http://www.corriere.it/Primo_Piano/P...rlusconi.shtml Berlusconi: la copertura per il taglio tasse c'è Il premier replica a Fini e Follini: senza intesa nella Cdl si va al voto. Insorge l'Ulivo: «Affermazioni oltre il commentabile» Il premier Berlusconi ROMA - «La copertura per le riduzioni fiscali c'è». Lo assicura il premier Silvio Berlusconi, che è intervenuto nel dibattito politico sulla riforma fiscale, replicando a Fini e Follini. Per il presidente del Consiglio, tuttavia, se all'interno della maggioranza non si troverà un'intesa il suo partito Forza Italia è pronto ad andare alle lezioni anticipate. «Se le imposte si riducono in modo consistente e visibile, la corsa continua. Altrimenti, la parola deve tornare agli italiani perché siano loro a decidere del proprio destino», insiste Berlusconi in una lettera inviata al quotidiano «Il Foglio» che sarà pubblicata martedì. «O si attua il programma fino in fondo oppure la missione è finita e la parola torna al Paese», spiega nella lettera-manifesto che il premier definisce «una postilla» al contratto con gli italiani firmato nelle celebre puntata di Porta a porta prima delle elezioni. NO AI VOLTAFACCIA - «Il mio partito e io non siamo a disposizione per voltafaccia» aggiunge Berlusconi nella lettera al «Foglio», laddove rinnova l'intenzione di varare la riduzione delle tasse. «Attivare la leva fiscale è la politica di questo governo, concordata con la maggioranza che lo ha eletto e presentata nella massima chiarezza agli italiani e sottoscritta con parole inequivoche dai leader e dai candidati dei partiti della coalizione di governo», scrive il premier aggiungendo che è «impossibile anche solo pensare che a questo programma si possa rinunciare». Fisco a parte, viene ribadita anche la volontà di modificare il patto di stabilità. «In Europa è fortissima la spinta a rivedere gli aspetti di vincolismo rigido del Trattato di Maastricht - osserva Berlusconi - quei fattori perversi che hanno incrementato il valore della nostra moneta oltre il necessario e artificialmente penalizzato la competitività delle nostre industrie e dei nostri servizi». L'ULIVO: RINGRAZI L'EURO - «Berlusconi deve solo ringraziare Sant’Euro e andare ad accendergli ceri ogni giorno perché se non ci fosse stato l’euro oggi non sarebbe capo del governo». Lo afferma il responsabile economico della Margherita, Enrico Letta, da Bruxelles, a commento delle anticipazioni della lettera del presidente del Consiglio al Foglio di Ferrara, secondo cui l’euro avrebbe reso l’economia «asfittica». Sulla stessa linea d'onda Pierluigi Bersani, responsabile econmico dei Ds. «Credo che ogni giorno che passa - osserva Bersani - questo ritorno alla fase rivoluzionaria di Berlusconi lo stia portando ad affermazioni che sono ormai oltre il commentabile». Ciao Federico |
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#542 |
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Senior Member
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Leggendo l'articolo precedente allora si direbbe tutto ok, i soldi ci sono, nessun problema, forse non si capisce l'insistenza con cui si cerca di cambiare il patto di stabilità della UE.....
Ma andiamo oltre. Chi come me ieri sera ha visto il TG1 si troverà un pò frastornato: pare che il bollettino di Bankitalia sia parecchio criptico, tanto che al Corriere della Sera hanno capito questo: http://www.corriere.it/Primo_Piano/E...22/fazio.shtml Bankitalia: meno spesa, poi si tagliano tasse Diffuso il bollettino dell'istituto guidato da Antonio Fazio: il patto di stabilità non si tocca, ma si può migliorare ROMA - Il taglio delle tasse? Solo a patto che s'intervenga in «maniera duratura» sulla spesa. Il Patto di Stabilità? Non si tocca, ma si può migliorare. Sono le indicazioni contenute nel Bollettino economico stilato dalla Banca d'Italia. L'istituto guidato da Antonio Fazio precisa inoltre che, in base agli ultimi dati congiunturali, non si segnala una «robusta accelerazione» della crescita nel quarto trimestre di quest' anno e che, inoltre, la ripresa dell' economia italiana nel 2005 sarà in ogni caso «modesta», a causa delle incertezze relative a supereuro e al caro-petrolio. LA RIFORMA FISCALE - Il taglio delle tasse non può essere finanziato con uno sfondamento del deficit ma solo con una strutturale e duratura riduzione della spesa corrente. Solo così la manovra di alleggerimento fiscale risulterà credibile agli occhi degli operatori economici e potrà portare effetti benefici alla crescita economica. La Banca d'Italia ribadisce con forza la necessità di rispettare i vincoli di bilancio e invita il governo a un «attento» controllo dell'andamento della spesa. «La riduzione del prelievo sulle imprese e sulle famiglie - dice il Bollettino Economico - contribuirebbe a porre le condizioni per un più rapido sviluppo economico; affinché eserciti un effetto positivo sulle aspettative, essa deve fondarsi su un contenimento duraturo della crescita della spesa corrente». Insomma, gli interventi in materia fiscale «devono inquadrarsi in un contesto di condizioni favorevoli all'espansione dell'attività di investimento e al rafforzamento della crescita». IL TETTO DEL 3% - Nell'illustrare il documento del servizio studi di via Nazionale, si spiega che il taglio delle tasse «non può essere finanziato in deficit» ma va reso «sostenibile e credibile» grazie a una copertura certa e al rispetto dei tetti di bilancio. «Il conseguimento dell'obiettivo di indebitamento per il prossimo anno (2,7%, ndr) è condizione per rafforzare la crescita. Occorre - si legge nel Bollettino - un attento monitoraggio, atto a evitare debordi della spesa». Per l'anno in corso, Banca d'Italia ritiene, comunque, che verrà rispettato l'obiettivo del 2,9%: «Sulla base dell'andamento in atto - assicura Morcaldo - non è difficile realizzare la stima del governo, indipendentemente dalle misure amministrative che potranno essere adottate a fine anno, come già avvenne nel 2003». E anche per il 2005, il tetto del 2,7% «è raggiungibile. Ma solo a patto che ci sia un monitoraggio mese per mese della spesa al fine di evitare ogni sfondamento». MAASTRICHT - Il Patto di Stabilità e crescita «non va modificato» anche se è possibile migliorarlo e renderlo più «congruo alle circostanze». È questa, in linea con la Banca centrale europea, la posizione di Banca d'Italia espressa dal direttore centrale della Ricerca economica, Giancarlo Morcaldo. «Il Patto di stabilità e crescita non va modificato - ha detto nel corso della presentazione del Bollettino economico - ma è possibile un ragionamento in termini di migliore applicazione e metodi più congrui alle circostanze». L'economista ha esplicitamente fatto riferimento alle ultime dichiarazioni della Bce in cui si ribadiva che il Patto non si tocca e in particolare nanche se non si escludevano possibilità di miglioramento, non si discute il criterio del 3% di deficit-Pil. In merito al dibattito europeo sulla possibilità di scorporare le spese per investimenti e ricerca dal calcolo del deficit, Morcaldo non ha del tutto escluso questa possibilità: «È da esaminare - ha detto - alla luce dei vari aspetti». VINCOLO DI SPESA - Bankitalia promuove anche l'introduzione nella legge finanziaria del vincolo di spesa del 2% alla crescita della spesa. Una misura che costituisce «un utile punto di riferimento per la politica di bilancio. Il limite del 2 per cento - spiegano gli economisti di via Nazionale - equivale a mantenere invariata in termini reali l'entità complessiva dei servizi e dei trasferimenti forniti ai cittadini; nel medio termine consentiranno di realizzare una significativa riduzione del peso della spesa primaria sul prodotto». Il Bollettino avverte, comunque, che il rispetto del tetto del 2% «richiede di incidere sulle norme e sulle prassi che regolano l'erogazione della spesa». In particolare, nel settore della sanità «sono necessarie misure di razionalizzazione al fine di prevenire il formarsi di nuovi debiti sommersi». Ben diverso il servizio ieri in onda al TG1, che sembrava una adesione entusiastica agli slogan berlusconiani. Mi si dirà: - nei TG l'informazione deve essere stringata, non può avere il livello di approfondimento dei giornali - ; va bene, però non per questo si devono fare riassunti parecchio di parte per lasciare un pò di tempo al solito teatrino di Schifani che perennemente ci delizia con i soliti slogan (100% pura propaganda, contenuti sempre allo 0%). Ciao Federico Ultima modifica di flisi71 : 23-11-2004 alle 07:22. |
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#543 |
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Infine segnalo il neo ministro degli esteri:
http://www.corriere.it/Primo_Piano/P.../22/fini.shtml Patto di stabilità, Fini mette un freno al premier Il ministro degli Esteri: «Il patto va discusso in una logica europea, non può essere l'interesse a imporre la discussione» BRUXELLES - ll patto di stabilità non si può discutere sulla base di interessi nazionali. Lo dice il neo ministro degli Esteri Gianfranco Fini, al termine del pranzo avuto con i colleghi dell'Unione europea in occasione del Consiglio degli affari generali a Bruxelles. «Prescindendo dalla necessità di ridurre il carico fiscale», spiega Fini, «il patto deve essere discusso in una logica di pieno accordo europeo». Frasi che suonano come un freno al premier e alla sua voglia di mettere mano unilateralmente alle regole fissate dalla Ue. L'AGENDA - Mentre il governo s'interroga, non senza discussioni e accese polemiche, sull'opportunità di una modifica dei parametri di Maastricht che prepari il campo a interventi più significativi sulle tasse a partire dal 2006, Fini spiega che potrebbe volerci ancora tempo perché la reinterpretazione del patto finisca sul tavolo dei leader dei venticinque. Intanto, il tema della riforma del Patto di stabilità è rimasto fuori dall'agenda del prossimo vertice Ue di dicembre, come desiderava Berlusconi: «L'agenda l'abbiamo approvata quest'oggi - annuncia Fini - e se leggete l'agenda non c'è». LOGICA EUROPEA - «È corretto dire che il Patto di stabilità deve essere discusso in una logica di pieno accordo europeo e non può essere un interesse nazionale ad imporlo nell'agenda della discussione», avverte Fini. «Ma ciò non vuol dire - precisa il responsabile della Farnesina - che la questione non sia al centro della discussione politica in corso perché il patto di stabilità serva ai fini dello sviluppo». Ciao Federico |
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#544 |
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La situazione si ingarbuglia e oggi il duc... ehm, il PdC, ha tuonato:
"Non ammetto voltafaccia" Mi manca il "Se avanzo seguitemi... " ![]() Il premier firma un lungo articolo-manifesto su Il Foglio "O si rispetta il programma oppure si va alle elezioni" Berlusconi: "Sulle tasse indisponibile a voltafaccia" "Non sono prigioniero delle promesse elettorali ma solo della mia idea di libertà, in politica e in economia". ROMA - "Sulle tasse, Forza Italia e io non siamo disponibili a un voltafaccia". Così il presidente del Consiglio, Silvio berlusconi, in un articolo per il quotidiano Il Foglio. "O si attua il programma oppure si va alle elezioni. Se le imposte si riducono in modo consistente e visibile, la corsa continua. Altrimenti - ha aggiunto il premier - la parola deve tornare agli italiani perché siano loro a decidere del proprio destino". Secondo il presidente del Consiglio, è "stolto chi dice che sono prigioniero delle promesse elettorali. Non è così. Io sono volontariamente prigioniero solo della mia idea di libertà, in economia e in politica". "Impossibile rinunciare al programma". Berlusconi ribadisce che "attivare la leva fiscale è la politica di questo governo, concordata con la maggioranza che lo ha eletto e presentata nella massima chiarezza agli italiani e sottoscritta con parole inequivoche dai leader e dai candidati dei partiti della coalizione di governo", e precisa che è "impossibile anche solo pensare che a questo programma si possa rinunciare". Il presidente del Consiglio spera "che sia possibile usare i diciotto mesi che ci separano dalla fine della legislatura per andare fino in fondo". "La copertura c'è". Secondo Berlusconi, la copertura delle riduzioni fiscali "c'è, anche in virtù di questa azione responsabile di politica economica". Il premier si dice "orgoglioso della stabilità assicurata all'Italia", e "fiero della severità con cui abbiamo tenuto in ordine i conti pubblici in un tempo di stagnazione e sotto gli effetti della guerra contro il terrorismo all'indomani dell'11 settembre". "Senza sviluppo non c'è risanamento". Secondo Berlusconi, "la riduzione strutturale delle imposte, combinata con un intelligente ridimensionamento e cambiamento qualitativo della spesa pubblica, e con un duttile ricorso al deficit di bilancio, è la leva che ha permesso i più grandi risultati nella storia dell'economia occidentale". Senza sviluppo, insiste il premier, "non c'è risanamento, ma stagnazione. E senza maggiore libertà economica, lo sviluppo non arriverà mai". "Rivedere vincoli Maastricht". Il presidente del Consiglio parla anche della spinta "fortissima", in Europa, a rivedere "gli aspetti di vincolismo rigido del Trattato di Maastricht, quei fattori perversi che hanno incrementato il valore della nostra moneta oltre il necessario e artificialmente penalizzato la competitività delle nostre industrie e dei nostri servizi". "Credere nelle possibilità del reddito". "Il nostro modello produttivo e di consumo - sottolinea Berlusconi - deve tornare a credere in un orizzonte economico più libero e competitivo. Chi produce reddito individuale e profitto d'impresa deve tornare a credere nella possibilità di spenderlo e di investirlo in piena autonomia e indipendenza da uno Stato mangiatutto. E' per questo che sono entrato in politica". (22 novembre 2004) E' inutile, pensa solo alla faccia, non al paese.... LuVi |
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#545 |
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Più che alla faccia, pensa alle sue tasche.
Edit: tra l'altro, il pdc dice che la copertura per il taglio delle tasse c'è. A parte il fatto che tutti, ma proprio tutti, tranne Bondi e Cicchito , dicono il contrario, ma il nostro pdc si contraddice con le sue stesse parole quando chiede, in tono ormai disperato, di derogare dai limiti imposti dal patto di stabilità.Certo, poveretto, chissà cosa ha pensato di Fini, il quale, appena nominato ministro degli esteri, che gli combina? Vola in Europa a dire che tale patto va rispettato...al berlusca devono essergli partite le coronarie.
Ultima modifica di LittleLux : 23-11-2004 alle 08:53. |
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#546 | |
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#547 | ||
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Però ci pensi tu a spiegarlo a chi vive nelle favole (ovvero vive nelle favelas e crede alle favole, oppure guarda il mondo da un oblò)? Ciao Federico |
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#548 |
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Matteoli
dice che è pronto l'emendamento....Tasse, pronto l'emendamento Matteoli: "Non vedo crisi" ROMA - L'emendamento alla Finanziaria sul calo delle tasse è pronto e verrà discusso questa sera al Ministero dell'Economia in un incontro di tutti i tecnici della Cdl. Dopo la riunione di ieri sera di Forza Italia, il lavoro di messa a punto delle possibili coperture degli sgravi è stato completato. A quanto si apprende la cifra di 6 miliardi di euro di cui si è parlato finora potrebbe anche essere superata. La convocazione al Ministero dell'Economia è, al momento, fissata per le 19. Nel frattempo il ministro dell'ambiente e coordinatore di An, Altero Matteoli, getta acqua sul fuoco sullo stato di salute della maggioranza: "Non credo che si possa andare al voto per questo perché nel programma del governo l'abbattimento dell'Irpef c'è". (23 novembre 2004) LuVi |
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#549 | |
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Insomma se c'è meglio, se non c'è và bene =. Salvo poi autosmentirsi tra gli stessi colleghi di coalizione quelle 2-3 volte al gg tramite ANSA e quant'altro. Nemmeno Goldoni avrebbe potuto scrivere una tragicommedia tanto complessa e tanto assurda...
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Vendo accessori, console e giochi (PS2, PSX, Dreamcast, Nintendo, PC Engine, Neo Geo) Vendo BlackBerry Bold 9700 e auricolare Nokia stereo Bluetooth BH-903 Appunti Digitali: La Valigia del Videogamer Ultima modifica di DioBrando : 23-11-2004 alle 13:10. |
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Lettera completa al Foglio:
23/11/2004 Gentile direttore - Questo che la prego di ospitare non è un articolo, è quasi un manifesto. E’ una postilla al contratto con gli italiani, ma decisiva perché ne riassume il significato e il valore politico ed etico. Infatti quel contratto non era un espediente elettorale, secondo la versione banale che ne danno i soliti increduli e qualche praticone della politica politicante. Quel contratto esprimeva il senso stesso del mio ingresso nella politica italiana, dieci anni fa. Era l’unica legittima giustificazione, dopo sette anni di inganni seguiti al ribaltone del ’94, della perseveranza e perfino dell’ostinazione con cui un imprenditore aveva cambiato vita e mestiere per compiere una “missione politica” nel senso più alto e necessario di questa espressione. Il cuore del contratto con gli italiani è che questo paese può fare meglio, può diventare più libero e più responsabile. E che questa nuova libertà responsabile è possibile ottenerla solo ed esclusivamente riducendo la dipendenza del cittadino, e in primo luogo del lavoratore, del contribuente, dallo Stato, che è fatto per servirlo e non per esserne servito. La riduzione del carico fiscale sul reddito individuale e sull’impresa grande e piccola non è né un regalo né una promessa: è bensì una strategia di cambiamento del nostro modo di vita, è un nuovo orizzonte, è una nuova frontiera della politica. Il cuore del cuore del contratto era la chiara e libera volontà, affermata testualmente e chiaramente, di vincolare alla realizzazione di questo programma la sorte del mio impegno personale e di quello del partito di maggioranza relativa che ho avuto l’onore di fondare dieci anni fa. Se le imposte si riducono in modo consistente e visibile, la corsa continua. Altrimenti, la parola deve tornare agli italiani perché siano loro a decidere del proprio destino. Ridimensionare la spesa pubblica Lo stolto dice che sono prigioniero delle promesse elettorali. Non è così. Io sono volontariamente prigioniero solo della mia idea di libertà, in economia e in politica. Io sono convinto che l’azione di governo deve fondarsi su un mandato, e che il mandato degli elettori sovrani è il fondamento, è la legittimazione dell’esistenza di un governo e della sua effettiva capacità di agire. Il resto è professionismo politico senza contenuto e senza legittimità democratica. Se sulle nostre spalle pesa uno dei debiti di Stato più colossali del mondo, la colpa è di governi che hanno governato senza tenere in alcun conto il mandato elettorale. Se la benedetta introduzione della moneta unica europea ha fino ad ora prodotto un risultato che è l’esatto contrario dello scopo per cui l’euro nacque, e cioè un’economia asfittica e una crescita zoppicante sotto il fardello del vincolismo “stupido” invece che una liberazione delle grandi energie dell’Unione, lo si deve di nuovo al clamoroso abbaglio di una politica senza mandato. Le burocrazie e i partiti sono l’ossatura costituzionale dello Stato e i necessari protagonisti della vita pubblica, ma il protagonista più grande e indiscusso è il cittadino elettore, è lui il padrone costituzionale delle decisioni che lo riguardano. La riduzione strutturale delle imposte, combinata con un intelligente ridimensionamento e cambiamento qualitativo della spesa pubblica e con un duttile ricorso al deficit di bilancio, è la leva che ha permesso i più grandi risultati nella storia dell’economia occidentale. Senza sviluppo non c’è risanamento, ma stagnazione. E senza maggiore libertà economica, lo sviluppo non arriverà mai. Attivare la leva fiscale è la politica di questo governo, concordata con la maggioranza che lo ha eletto e presentata nella massima chiarezza agli italiani e sottoscritta con parole inequivoche dai leader e dai candidati dei partiti della coalizione di governo. Impossibile anche solo pensare che a questo programma si possa rinunciare, aggiustando in qualche modo le cose a seconda di nuove convenienze e rinnegando un esplicito mandato con argomenti contingenti e di facciata. Il mio partito ed io non siamo a disposizione per questo voltafaccia. Il presidente del Consiglio non è a disposizione per questo rovesciamento del senso stesso di una missione di cambiamento e di sviluppo del paese. Sono orgoglioso della stabilità assicurata all’Italia. Dei progressi nel campo dell’occupazione e del mercato del lavoro. Della nostra capacità di introdurre riforme decisive nei campi dell’educazione, del vivere civile, del sistema pensionistico, dell’organizzazione federale dello Stato. Sono fiero della severità con cui abbiamo tenuto in ordine i conti pubblici in un tempo di stagnazione e sotto gli effetti della guerra contro il terrorismo all’indomani dell’11 settembre. La copertura delle riduzioni fiscali c’è anche in virtù di questa azione responsabile di politica economica. Sono convinto che l’Italia abbia speso nel modo migliore la sua influenza nel mondo per espandere la democrazia contro le tentazioni neototalitarie coltivate dai fanatici della guerra santa. So che con la firma a Roma del nuovo Trattato costituzionale l’Europa ha fatto un passo avanti molto significativo sul piano politico, e sono impegnato alla più solerte ratifica di questo passo avanti. Abbiamo fatto tutto quel che dovevamo per integrare e rilanciare sul piano mondiale le due grandi tradizioni politiche italiane, quella atlantica e quella europeista. Ma non sono per nulla soddisfatto dell’evidente povertà dei tassi di crescita delle economie europee e di quella italiana, specie se comparate all’energia mostrata dall’economia americana, rilanciata dal più consistente taglio fiscale della storia di quel paese. Non sono per niente soddisfatto del tasso troppo basso di innovazione, di ricerca, di investimento e consumo delle economie europee e della nostra. Senza una radicale immissione di libertà e di responsabilità, senza un appello e una scossa alla società, ai cittadini e alle imprese, il rischio da tutti percepito è quello di un declino strategico. Una costante della storia dice che meno i popoli sono liberi, meno sono ricchi. E che la prosperità vera è un modo di vita dignitoso per tutti, in cui a ciascuno sia lasciata una quota di responsabilità, pari alla sua libertà, per crescere e competere con gli altri. La solidarietà sociale e le regole pubbliche, elementi indispensabili in ogni economia di mercato, possono e devono correggere gli squilibri, ma non devono mai diventare una filosofia della rinuncia, una limitazione delle libertà individuali e imprenditoriali, una filosofia della miseria. Spero e credo che sia possibile usare i diciotto mesi che ci separano dalla fine della legislatura per andare fino in fondo. In Europa è fortissima la spinta a rivedere gli aspetti di vincolismo rigido del Trattato di Maastricht, quei fattori perversi che hanno incrementato il valore della nostra moneta oltre il necessario e artificialmente penalizzato la competitività delle nostre industrie e dei nostri servizi. Il nostro modello produttivo e di consumo deve tornare a credere in un orizzonte economico più libero e competitivo. Chi produce reddito individuale e profitto d’impresa deve tornare a credere nella possibilità di spenderlo e di investirlo in piena autonomia e indipendenza da uno Stato mangiatutto. E’ per questo che sono entrato in politica. E’ per questo che ho formato una coalizione di governo. E’ per questo che ho firmato un contratto con gli italiani a nome di questa coalizione. E’ per questo che disponiamo di una maggioranza elettorale chiara e stabile nel paese e in Parlamento. E’ per questo che ho detto e confermo, senza arroganza, ma anche senza cedere a quello spirito rinunciatario che è il male oscuro della politica italiana: o si attua il programma fino in fondo oppure la missione è finita e la parola torna al paese. Silvio Berlusconi |
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Peccato che parli SEMPRE quando nessuno può ribattere Giusto, deve sentirsi libero di dire quello che gli pare senza le goffe accuse di coloro (parla di stolti) che potrebbero muovere qualche dubbio
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A CASA. LuVi |
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se poi per altri ti riferisci all'opposizione imho fa bene a non ascoltare |
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Kotoshi mo yoroshiku onegai-itashimasu |
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stasera Ballarò, ancora con Brunetta
e il compagno Letta tutto per Samu a 8 e mezzo |
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Com'è la situazione oggi? Sempre più alto mare, nevvero?
Continua a non attuare NULLA del suo famoso programma. 9 miliardi di Euro di detax? Pensioni e contratti via... ![]() Si sta scavando la fossa da solo. Qualcuno dovrebbe ricordargli il ponte sullo stretto... ![]() LuVi |
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Il non ammettere alcuna controparte quando parla in pubblico? Guarda che è una cosa che escudendo tutte le faziosità dovrebbe essere sotto gli occhi di tutti e decisamente criticabile, indipendentemente da chi la faccia propria. Certo, se per te è un comportamento alla base di un confronto civile, vai così
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#559 |
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Oltretutto, quello che vuole fare il berlusca, quando chiede l'ammorbidimento dei vincoli di bilancio, è la solita vecchia e malsana politica che ha condotto l'Italia ad avere un debito pubblico del 110% sul pil. E' la politica del buco, del debito.
Inoltre, se, come è ovvio, la risposta dell'Europa su questo punto sarà negativa, e se vorrà tagliare veramente ancora una volta le pensioni e il pubblico impiego, bè, in tutto questo c'è una ulteriore ingiustizia sociale. Sarebbe davvero togliere ai poveri per dare ai ricchi, vista anche l'ipotesi delle sole tre aliquote. Ma è incredibile, davvero. |
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#560 | |
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Ciao Federico * se dicono che ci sono circa 130mila dichiarazioni che attualmente sono sottoposte al 45%, è improbabile che questi benestanti e/o i loro figli siano tutti quelli che a gran voce approvano la riforma, sia nei dibattiti pubblici o nella vita reale che qui nel forum. |
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