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#21 | |
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Bannato
Iscritto dal: Feb 2001
Città: outside italy
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credi davvero? le città rase al suolo le ricostruisci, l'atomica te la porti dietro per secoli, mio caro. Vuoi fare un giretto fra i "figli dell'enola gay"?? |
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#22 | |
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Member
Iscritto dal: Jul 2004
Città: Milano-caput mundi.
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ben detto gemma. cmq ho letto tutto il resoconto dei fatti ma il punto è proprio questo, i resoconti non sempre coincidono... e avevo un po' di confusione. la cosa veramente che mi agghiaccia e che non mi va via dalla testa è come thomas non si sia pentito di nulla, non abbia avuto un rimorso di coscienza... solo un mi dispiace e ha liquidato tutto. cmq è morto all'età di 81 anni, nel marzo del 2000, tranquillo, nella sua casa, accanto a una foto in bianco e nero che raffigurava lui sull'enola che salutava sorridendo all'obbiettivo. sotto in caratteri d'oro aveva fatto scrivere: la fine del mondo (o qualcosa di simile). quella mattina in volo aveva anche dormito mentre percorrevano il cielo per raggiungere hiroshima... più tranquillo di così...
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#23 | |
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Bannato
Iscritto dal: May 2002
Città: Roma Messaggi totali: 18774 Auto: Fiat Stilo 1.9 MJT Moto: Ducati Sport 900
Messaggi: 328
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IMHO quello è stato solo un esperimento molto utile. Quanto amano i militari nascondere la vergogna dietro un "ho fatto solo il mio dovere" |
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#24 | |
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Senior Member
Iscritto dal: May 2003
Città: Lucca
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Non dico che non debbano avere rimorso, ma purtroppo se sei militare esegui gli ordini altrimenti fai il farmacista.
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焦爾焦 |
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#25 | |
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Bannato
Iscritto dal: Feb 2001
Città: outside italy
Messaggi: 1214
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#26 | |
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Member
Iscritto dal: Jul 2004
Città: Milano-caput mundi.
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si chromo, e pensa, pare che thomas ne andasse pure orgoglioso quando diceva: ho fatto solo il mio dovere, perchè l'aveva fatto per la patria... una cosa non ho capito: perchè dici "esperimento utile"?
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#27 | |
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Senior Member
Iscritto dal: May 2003
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焦爾焦 |
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#28 |
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Senior Member
Iscritto dal: Feb 2002
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Per me è stato il + grande atto terrorista della storia.
Non vi sono giustificazioi per quella atrocità. Saluti.
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#29 |
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Member
Iscritto dal: Jul 2004
Città: Milano-caput mundi.
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io sapevo che i ragazzi dell'enola sapevano già dal giorno prima che il giorno successivo avrebbero dovuto fare uno sgancio.
e poi anche se è una cosa del tutto irrisoria avevo letto che enola gay era il nome della mamma del capitano dell'aereo, ma il capitano dell'aereo non era thomas wilson ferebee.
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#30 | |
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Member
Iscritto dal: Jul 2004
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veramente dico.
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#31 |
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Member
Iscritto dal: Jul 2004
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e poi altra cosa:
ma allora coloro che sganciarono la seconda bomba su nagasaki, loro si che erano al corrente che avrebbe portato le stesse terrificanti conseguenze della prima! no?
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#32 | |
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Member
Iscritto dal: Jul 2004
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io credo che davanti a tanti morti non ci sia proprio da fare battute ironiche. sembra che il patriottismo di thomas fosse tanto elevato da non sentire nessun peso sulla coscienza.
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#33 | |
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Senior Member
Iscritto dal: May 2003
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Dico in generale non di chromo in particolare.
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#34 | |
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Senior Member
Iscritto dal: Sep 2002
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la prima aveva evitato una lunga e logorante guerra di conquista... imho per evitare di usare la seconda non si è fato granchè per sfruttarne l'effetto psicologico; dopo hiroshima al giappone bastava solo una spinta per capitolare, invece ai civili giapponesi è stato regalato un altro inferno in terra...
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Primo Officiante della Setta dei Logorroici - Arconte della prolissità - Crociato della Replica|Custode Di Lomaghiusa e Muffin| |
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#35 | |
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Senior Member
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#36 |
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Senior Member
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L'IMPIEGO DELLA BOMBA ATOMICA
Nel luglio del 1945 l'atomica è diventata una realtà. Alle 5,30 del 16 luglio una luce incredibile ha illuminato il deserto del New Mexico. Una luce d'oro, di porpora, d'indaco, di viola, di verde striato di bianco. Ed una nube simile a un fungo è salita fino a 13.000 metri d'altezza. La forza d'urto dell'immane scoppio è stata calcolata uguale a quella di ventimila tonnellate di tritolo. Alcuni giornalisti ignari di quanto era accaduto riportano che ad Alamogordo un deposito di munizioni è saltato «con straordinari effetti luminosi ». Uno era presente: è William L. Laurence, il redattore del New York Times, che si esaltò allo spettacolo, e scrisse: « Fu come il gran finale di una possente sinfonia degli elementi: affascinante e terrificante, entusiasmante e deprimente, minacciosa, devastatrice, piena di grandi promesse e di grandi minacce... In quel momento comprendemmo l'eternità. Il tempo si fermò. Lo spazio si ridusse a una punta di spillo. Fu come se la terra si fosse aperta e il cielo si fosse squarciato. Sentimmo di essere stati prescelti per assistere alla nascita dell'universo, per essere presenti al momento della Creazione in cui il Signore disse: "Sia fatta la luce" ». Truman si trova in Europa, alla Conferenza di Potsdam. Lo raggiunge un messaggio strano: «I bambini sono nati felicemente ». Significa che la bomba ha funzionato. Il Presidente si confida con Churchill, il quale lascerà scritto: «Resta il fatto storico, e sarà giudicato nei tempi venturi, che la scelta dell'uso o del non-uso della bomba atomica per costringere il Giappone alla resa non fu posta nemmeno. Attorno al nostro tavolo l'accordo fu unanime, automatico, né mai sentii soltanto accennare che si sarebbe potuto agire in modo diverso ». Unanime e automatica non è invece la scelta del tipo di bersaglio: per alcuni deve essere una città del Giappone non ancora distrutta dai bombardamenti convenzionali, altri vorrebbero far assistere i giapponesi a una dimostrazione delle capacità devastanti della bomba. Il 23 luglio il colonnello K. D. Nichols, inviato dal generale Groves, si reca da Arthur Compton con l'ordine di comunicargli i risultati definitivi dei suoi sondaggi. Compton trascorre un'ora di tensione, sebbene la decisione ultima non spetti a lui ma al Presidente. Poi dice: « Il mio voto personale collima con quello della maggioranza. Credo che al punto attuale si debba usare la bomba, ma non più drasticamente di quanto sarà necessario perché il Giappone si arrenda ». Passano altri tre giorni. I Governi degli Stati Uniti, della Gran Bretagna e della Cina diramano un comunicato congiunto, offrendo la resa all'Impero Giapponese. Ma nel proclama non è fatto alcun cenno all'arma totale. L'ultimatum scadrà il 2 agosto. La radio giapponese informa quasi subito che la dichiarazione di Potsdam non è stata neppure presa in considerazione. Quindi, il Governo di Tokyo rifiuta sdegnosamente l'offerta. Il 3 agosto Harry S. Truman decide: sì alla bomba, il più presto possibile, su un centro abitato, ma non viene precisato quale, anche se viene prospettata una rosa di quattro città. Sarà il pilota a decidere. La bomba ha già un nome, Little Boy (Piccolo Ragazzo). Esteticamente non è molto dissimile da una bomba qualunque ed ha anch'essa gli alettoni equilibratori. È un cilindro di ottanta centimetri di diametro, lungo tre metri e ventotto e pesa complessivamente quattromilaquattrocento chilogrammi. La carica nucleare è di appena 62,3 kg. di Uranio 235, scomposta in quattro parti uguali che sono tenute scrupolosamente separate. Solo all'ultimo momento quattro detonatori provvederanno a scagliarle l'una contro l'altra alla velocità di 1500 metri al secondo, affinché formino la massa critica. Il giorno della decisione irrevocabile di Truman, Little Boy si trova già da una settimana nell'Isola di Tinian, Arcipelago delle Marianne. Ce l'ha portata l'incrociatore Indianapolis (poi affondato da un sottomarino giapponese dei 1196 uomini a bordo, solo 317 sopravvissero, almeno 200 furono vittime degli squali ). A Tinian è da tempo stanziato il 509° Gruppo di Superfortezze Volanti B-29 che per mesi, al comando del colonnello Paul W. Tibbets, s'è addestrato per compiere una missione segretissima e di natura ignota per gli stessi equipaggi. Soprattutto i puntatori, selezionati tra i migliori della United States Army Air Force, si sono allenati a colpire piccoli bersagli da una quota di oltre 9000 metri ma ad una velocità di volo per loro inconsueta, a più di 500 chilometri orari. La sera del 5 agosto c'è rapporto speciale alla base di Tinian. L'equipaggio del B-29 di Tibbets, chiamato Enola Gay dal nome della madre del comandante, viene informato che l'apparecchio che piloterà sgancerà una bomba di grandissima potenza su una città ancora imprecisata del Giappone: la scelta esatta dell'obiettivo sarà fatta all'ultimo momento in volo, secondo le condizioni meteorologiche. Tibbets sa solo che una delle città condannata è fra queste quattro: Kokura, Yokohama, Nagasaki, Hiroshima. Tutto dipenderà dall'osservatore che lo precede, il maggiore pilota Claude Eatherly che ignora la micidiale missione; lui pensa al solito bombardamento anche se sa che questa volta verrà fatto con una bomba speciale. Lui parte alle 1,37 del 6 agosto decollando da Tinian con un B-29 carichi di strumenti meteorologici. Oltre un'ora dopo alle 2,45 parte anche l'Enola Gay con Little Boy - ancora disinnescata - nel ventre. Ha a bordo dodici uomini: il primo pilota Tibbets, il secondo pilota Lewis, il radarista Stiborik, i montatori della bomba Parsons, Jeppson e Beser, il puntatore Ferebee il navigatore Van Kirk, il radiotelegrafista Nelson, gli elettricisti Shumart e Duzembury, il mitragliere Caron. L'Enola Gay affronta la prima parte del lunghissimo volo e alle 6,05 del mattino passa sull'isola di Iwo Jima, e Tibbets, mezz'ora dopo è a 9000 metri. Parsons ha già montato la bomba. Alle 7,30 la innesca, le dà un ultimo sguardo, si unisce agli altri nella cabina di pilotaggio. Il maggiore Ferebee compie i primi rilevamenti. L' aereo Straight Flush, pilotato dal maggiore Claude Eatherly, che seguita a perlustrare il territorio, comunica al radiotelegrafista dell'Enola Gay: « Stato del cielo a Kokura: coperto. A Yokohama: coperto. A Nagasaki: coperto ». C'è una pausa. Poi: « A Hiroshima: quasi sereno. Visibilità dieci miglia, due decimi di copertura alla quota di tredicimila piedi». Lui non lo sa, ma la sua indicazioni significa che Hiroshima è condannata a scomparire dalla faccia della terra. E' questa una città popolata da circa 250.000 esseri del tutto ignari che cosa li aspetti. Gli osservatori a terra giapponesi notano ad alta quota un luccichio, un apparecchio (lo Straight Flush di Eatherly). Sono suonate le sirene d'allarme, ma la Difesa Civile non s'è per nulla preoccupata: un aereo così ad altissima quota non può fare molti danni anche se lancia bombe. Non sanno invece che Eatherly sta soltanto guardando e decidendo la condanna di Hiroshima. Vede in basso quasi in mezzo alla città un fiume, attraversato da diversi ponti. Pensa come ha sempre fatto, cioè che quelli sono gli obbiettivi dell'aereo di Tibbets. Gli fornisce le coordinate e sparisce dall'orizzonte. I cannoni contraerei giapponesi tacciono. Alle 7,31 suona perfino il cessato allarme mentre l'Enola Gay con le coordinate di Eatherly mette la rotta rettilinea per Hiroshima; gli mancano trecentocinquanta chilometri. Nella città la giornata è cominciata, la gente è per le strade, gli operai entrano negli stabilimenti, i bambini vanno a scuola. C'è un bel sole. Alle otto tutto va per il meglio e la guerra sembra qualcosa di infinitamente remoto. L'Enola Gay è a meno di cento chilometri e il maggiore Ferebee si avvicina ai comandi dei portelli di sgancio. Passano i minuti. Il cielo è sereno. Alle 8,11 Tibbets inizia a vedere in lontananza quella che dovrebbe essere la città di Hiroshima segnalata da Eatherly e dà ordini di aprire i portelli dove attende la Little Boy. La quota precisa è di 9632 metri sul livello del mare, la velocità di 528 chilometri orari. Ferebee regola il traguardo di mira. Sono le 8,14. L'aereo è giunto su Hiroshima. Ferebee preme un pulsante e Little Boy precipita. Alle 8,15 la bomba esplode a poco meno di seicento metri d'altezza, polverizzando all'istante ogni cosa su un'area di tre chilometri quadrati e soffiando un alito rovente (dai trecento ai novecentomila gradi) su una superficie assai più vasta. Qui gli abitanti di Hiroshima, dissolti, lasciano la loro ombra sulle pietre vetrificate. L'onda d'urto preme con la forza inconcepibile di settemila tonnellate per centimetro quadrato. Dura un attimo, ma tutto spazza e incendia. E' sceso l'inferno sulla terra. Tutto è finito, arso, smaterializzato, tutto e ritornato in molecole, atomi.. La sera, il Presidente Truman annuncia la verità al mondo. Gli Stati Uniti posseggono al momento un'altra bomba atomica - al plutonio. Ma si spera che quella di Hiroshima basterà. E' una breve illusione. Truman autorizza la U.S.A.A.F. a colpire con la bomba al plutonio una seconda città giapponese. La bomba al plutonio esplode sulla verticale di Nagasaki alle 11,02 del 9 agosto. L'inferno si ripete. Come a Hiroshima. Le macerie sembrano ruderi di un'età preistorica. Tutto appare fossilizzato. L'Imperatore rompe ogni indugio e prega la Croce Rossa svizzera di comunicare al Governo degli Stati Uniti che il Giappone si arrende senza condizioni. Il 14 agosto la resa è ratificata. Il 2 settembre entra nella rada di Tokyo la corazzata Missouri e il generale Mac Arthur, riceve i delegati con la resa del Giappone . La Seconda Guerra Mondiale all'ombra del fungo atomico, è finita. Truman è felice: "Con questa bomba noi abbiamo ora raggiunto una gigantesca forza di distruzione, che servirà ad aumentare la crescente potenza delle forze armate. Stiamo ora producendo bombe di questo tipo, e produrremo in seguito bombe anche più potenti" (Comunic.Ansa, 6 agosto 1945, ore 20,45) Ci fu uno che rimase sconvolto: Claude Eatherly, ed è l'anima nera del « trionfo » di Hiroshima. Viene decorato come gli altri, ma fa delle stranezze. Finirà al manicomio. Aveva 21 anni, quando scoppiò la guerra dopo Pearl Harbour: va volontario in aviazione e si distingue. Abbatte trentatré aerei e fa carriera in un baleno. Tre anni, e a 24 anni è già maggiore. Sul petto due medaglie, ed una è la « Dinstinguished Flying Cross » la decorazione più alta « per piloti vivi »: e appunto per queste medaglie viene scelto per la grande missione. Dal fronte lo richiamano a casa per una breve licenza, poi lo destinano nel Nuovo Messico. I piloti più bravi, più coraggiosi, più famosi: sono tutti lì, ad addestrarsi in segreto. Gli consegnano un Boeing 29. Il giorno dell'ora X Eatherly apre la formazione. Sul suo apparecchio non ci sono bombe, né lui ha il sospetto di quale terribile aggeggio si nasconda nel ventre dell'Enola Gay che lo segue a un ora di volo. Lui - come abbiamo detto sopra- deve solo individuare con la massima esattezza il bersaglio. Stabilire se le condizioni del tempo permettono di fare centro su Hiroshima o, se è necessario, continuare verso gli altri due obiettivi secondari. E' lo stesso Eatherly che racconta cosa successe in quegli interminabili minuti: « Avevo i comandi dell'apparecchio di testa, lo Straight Flush. Ho volato su Hiroshima per 15 minuti per studiare i gruppi di nuvole; Il vento le spingeva allontanandole dalla città. Mi pareva il tempo e il luogo ideale, così trasmisi il messaggio in codice e mi allontanai in fretta come mi era stato detto, ma non abbastanza. La potenza della bomba mi terrorizzò. Hiroshima era sparita dentro una nube gialla". Il racconto di Tibbets è invece più freddo: "Be', ci avevano detto di stare attenti. Quando il mitragliere urlò : "Vedo arrivare l'onda d'urto", e di corsa ci allontanammo. Tornammo alla base e non eravamo eccitati. Eravamo sempliceniente tornati alla base da una missione. Anche i ragazzi che avevano partecipato all'operazione non credettero d'aver fatto nulla di particolare, fino a quando non fummo informati del numero delle vittime. Personalmente non ho rimorsi. Mi fu detto - come si ordina a un soldato - di fare una certa cosa. E non parlatemi del numero delle persone uccise. Non sono stato io a volere la morte di nessuno. Guardiamo in faccia alla realtà: quando si combatte, si combatte per vincere, usando tutti i metodi a disposizione. Non mi posi un problema morale: feci quello che mi avevano ordinato di fare. Nelle stesse condizioni lo rifarei." (Che è poi quello che all'incirca dissero i processati a Norimberga). Claude Eatherly chiese di essere congedato. Si meravigliarono un po' tutti: come poteva bruciarsi un futuro pieno di promesse? Gli offersero 237 dollari di pensione al mese. Li rifiutò, e siccome rifiutare non è consentito dal regolamento, dispose che andassero a beneficio dell'associazione per le vedove dei caduti in guerra. Torna nel Texas. E' nervoso, magro: non ride più. Ha 24 anni, si sposa con una ragazza italo-americana, ma quella strana missione di guerra ha fatto saltare i nervi del maggiore. Per mesi la notte ha gli incubi, si sveglia gridando "Gettatevi, gettatevi: arriva la nuvola gialla!". Quattro anni così. Per la moglie un vita d'inferno. Poi, nel 1950 i familiari lo convincono a farsi ricoverare nell'ospedale psichiatrico di Waco. Un semplice esaurimento nervoso, si dice. E' un paziente modello, molto silenzioso; essendo un alto decorato, Eatherly usufruisce di un trattamento speciale. Può passeggiare in qualunque ora del giorno anche fuori dall'ospedale. E qui cominciano storie inquietanti. Un giorno tenta una rapina in banca con una pistola giocattolo; un altro giorno fa il colpo in un emporio, si fa consegnare ì soldi che poi butta via. Poi ne fa un altro. Lo pizzicano e finisce in prigione. Nella alte sfere si tenta di minimizzare. Ma la notizia finisce sui giornali. L'America si spacca in due. Chi dice che è diventato pazzo dal rimorso per la "follia atomica" e chi dice che è un furbo che tenta con la sua millantata malattia di farsi profumatamente indenizzare dallo Stato. Di Atomiche se ne costruirono poi tante, sempre più potenti. E altri Tibbets che candidamente affermano ciò che lui afferma, ce ne saranno sempre fra i vinti e vincitori: "Personalmente non ho rimorsi. Mi fu detto - come si ordina a un soldato - di fare una certa cosa. E non parlatemi del numero delle persone uccise. Non sono stato io a volere la morte di nessuno. Guardiamo in faccia alla realtà: quando si combatte, si combatte per vincere, usando tutti i metodi a disposizione. Non mi posi un problema morale: feci quello che mi avevano ordinato di fare. Nelle stesse condizioni lo rifarei." Insomma il fine giustifica i mezzi !!.
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#37 | |
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Member
Iscritto dal: Jul 2004
Città: Milano-caput mundi.
Messaggi: 184
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oltretutto... non credo che altri lo definiscano utile. a me mette dentro solo tanta inquietudine.
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Memento dīmĭcare semper. |
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#38 | |
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Senior Member
Iscritto dal: Jun 2002
Città: ALTARE
Messaggi: 12419
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Quote:
loro all'epoca nn sapevano della potenza distruttiva delle bombe atomiche. dopo le 2 bombe i giapponesi (i soldati) continuarono a combattare x anni sparsi sulle isole dove nn era potuto giungere il messaggio che la guerra era finita. se nn ci fossero state le 2 bombe la guerra nn sarebbe finita molto presto.. magari nn sarebbe durata anni ma di sicuro nn sarebbe finita di lì a 30 gg.. e soprattutto ci sarebbero state molte più vittime da parte americana (e x un generale è la cosa più importante, che i suoi soldati stiano vivi... cosa che nn condivido..) nn ti ricorda nulla i kamikaze ... i soldati giapponesi erano disposti a tutto x il loro imperatore, sinche il loro imperatore nn glielo avrebbe ordinato, loro avrebbero continuato a combattere sino alla morte e se avessero pututo farlo anche dopo... le bombe sono servite (purtroppo) a far capire all'imperatore che nn aveva speranze a continuare una guerra contro gli americani.. comunque è la guerra che è sbagliata.. il resto è solo una bruttissima conseguenza...
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Scusate se dico le cose come credo che stiano. Lunga vita e prosperità! /Naso San Home Page***www.AdrianaLima.it |
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#39 | |
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Member
Iscritto dal: Jul 2004
Città: Milano-caput mundi.
Messaggi: 184
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Quote:
già, che tristezza, hai ragione pure tu.. ma sai cosa? cazzo che rabbia mi sembra impossibile che lui non abbia mai avuto nemmeno un pensierino piccolo del tipo: ma che cosa ho fatto???
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#40 |
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Senior Member
Iscritto dal: Jan 2001
Città: MILANO
Messaggi: 397
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A quanto ne so io (vedi "una tomba per le lucciole"):
"Quando l'esercito giapponese iniziò a bombardare le città cinesi nel 1937, il dipartimento di stato americano denunciò il Giappone di fronte alla lega delle Nazioni in base al fatto che 'il bombardamento condotto su vaste aree dove risiede una densa popolazione impegnata in attività pacifiche è contrario ai principi della legge dell'umanità'. Dal 15 giugno1944 al 15 agosto 1945 , giorno della resa, i B-29 americani colpirono quasi 100 città giapponesi, per un totale di 160.000 tonnellate di bombe , che provocarono 10 milioni tra morti e feriti...il bombardamento non era di tipo esplosivo bensì incendiario come aveva dimostrato il micidiale Raid su Tokyo : nella notte tra il 9 e il 10 marzo 1945, 334 fortezze volanti mandarono al rogo 100.000 persone (più della metà di tutte le vittime civili italiane durante la 2nda guerra mondiale)" Il film a cui mi riferisco è un capolavoro e aiuta molto bene a capire quello che la popolazione civile ha subito...ogni anno in prossimità del 15 agosto viene trasmesso dalla televisione giapponese. Tutto questo escludendo Hiroshima e Nagasaki....quando ripenso a ste cose mi rendo conto che il mondo sarà sempre pieno di stupidi ignoranti cerebrolesi....da una parte e dall'altra....
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