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Old 24-09-2009, 10:11   #21
+Benito+
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Originariamente inviato da PGI-Bis Guarda i messaggi
Se la creazione della conoscenza è intesa come funzione dell'università nei confronti degli studenti allora non concordo nel modo più assoluto.

Nel rapporto che uno studente ha con l'università dire che l'università deve "creare conoscenza" non significa nulla.

Sì è lì per essere istruiti: qualcuno di trasmette qualcosa. Il qualcosa è il metodo.

Non è una questione opinabile o incerta: è l'esatto e unico scopo dell'istruzione universitaria.

Poi l'università assolve anche altri compiti , non è solo un grado di istruzione. Ad esempio è un centro di produzione della conoscenza. I dottorati di ricerca citati da Y3PP4 servono esattamente a questo.

Ma non è una funzione dell'università per gli studenti: serve alla società nel suo complesso. In tanto gli studenti devono partecipare al processo di creazione di conoscenza in quando questa partecipazione sia funzionale all'acquisizione del metodo con cui quella conoscenza si crea.

Se così non fosse, se il rapporto con gli studenti fosse veramente quello di fargli creare conoscenza - ammettendo che la frase abbia un significato - allora lo studente sarebbe necessariamente destinato a restare nell'università finchè non rimanga nulla che possa essere conosciuto.
quello che intendo è che un'università che si limita a darti un metodo di apprendimento, prima ancora che fornirti materiale su cui apprendere, è morta.
Quella è la scuola superiore.
L'università che funziona è una cittadella che relaziona giovani menti desiderose di migliorare il mondo con il mondo stesso, fornendo ad esse la possibilità di interagire con le situazioni reali e sottoponendo ad esse la richiesta di miglioramento del migliorabile.
In italia questa cosa è limitata a pochissime persone che vogliono rimanere nel giro dell'università, spesso in condizioni di lavoro pessime, con un organigramma della gestione del processo governato da incompetenti graduati per anzianità e conoscenze.
Io penso che molte delle cose di cui mi occupo da quando lavoro DOVREBBERO fare parte del bagaglio di conoscenze di un neolaureato, nel senso che l'affrontare le problematiche richieste dall'applicazione delle conoscenze teoriche acquisite non può essere escluso dal "programma" di un percorso universitario.
Questo comprende la valutazione della coerenza della teoria con la pratica, il constatare che talora questa coerenza è assente in parte o in tutto, e migliorare la teoria per renderla coerente con la pratica.
Chi non propone un programma che tenga conto di questo produce laureati incompetenti in quanto inabili nell'applicazione di quanto imparato (cipè praticamente tutti).
Per rendere l'idea, posso aver studiato benissimo la termodinamica e sapere usare programmi per analizzare agli elementi finiti i flussi termici attraverso materiali disomogenei. Quando poi una norma mi richiede di calcolare puntualmente i ponti termici di un edificio reale l'unica risposta corretta è: IMPOSSIBILE.
Perchè allora mi hanno insegnato una cosa inutile? Sarebbe meglio creare una cosa che altri possano apprendere in modo proficuo, cioè cambiando la teoria.
Questo non si fa quasi mai, o se lo si fa ciò avviene in lobby e associazioni come il CTI che hanno troppa influenza da parte del mercato e non sono spinte da spirito di miglioramento fine a se stesso.
+Benito+ è offline   Rispondi citando il messaggio o parte di esso
Old 24-09-2009, 15:55   #22
Y3PP4
Member
 
Iscritto dal: Jul 2009
Messaggi: 210
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Originariamente inviato da PGI-Bis Guarda i messaggi
Il tuo professore avrebbe dovuto tornare un scuola elementare.
Ma LOL.
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Originariamente inviato da PGI-Bis Guarda i messaggi
Facezie a parte, i problemi che vedo nell'autodidattica sono due.

Il primo è l'assenza di costrizioni. Croce e delizia. Non sei costretto a studiare cose che non ti interessano: affronti solo i problemi che ti stuzzicano.
Sante parole. Da autodidatta me ne sono accorto. Per questo cerco di fare tanti progettini che mi permettano di spaziare nella conoscenza su un dato linguaggio, in modo da scontrarmi coi miei limiti sulla conoscenza di quest'ultimo e porvi rimedio. Anche se spesso, qualora la soluzione sia una piccola parte di un dato argomenti, ancora una volta mi studio quel tanto che basta. Per fortuna non è così sempre. Ogni tanto mi studio interamente i manuali, oddio "studio". Leggo e memorizzo quanto mi serve, perchè non dovendo ripetere a memoria preferisco procedere a step. Appreso qualcosa la verifico su un esercizio. Ma non mi lamento, almeno armonizzo un po' lo studio. Questa è la delizia =).
Con Python non esiste proprio la croce. Tutto è delizia, almeno nel mio caso. Mi leggo tutta la documentazione da cima a fondo come se stessi mangiando un cucchiaino di miele. E' il mio prototipo ideale di programmazione: un solo metodo per fare le cose (non un solo modo, intendo proprio che non trovi mai funzioni che si equivalgono, ma una per ogni specifica cosa, spero di essermi spiegato). In questo modo evito tanti problemi mentali, del tipo "cosa cambia tra questo e quello, qual'è più efficente" etc etc e mi concentro sulla soluzione vera e propria.
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E' problematico perchè ad esempio uno potrebbe non avere interesse per i sistemi operativi e non affrontarli eppure, al di là dell'importanza che hanno come programmi, nei sistemi operativi si affrontano specifiche questioni di design che hanno una forte influenza sul metodo informatico.
Senza contare che più di non aver interesse per l'architettura degli OS, molto saltano i capitoli iniziali introduttivi della programmazione e non sanno nemmeno l'importanza che ha questa architettura sul modo di sviluppare. Più che non aver voglia di studiarli, semplicemente ignorano l'argomento.
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Dico in generale. Nel mio caso specifico la questione è inapplicabile perchè io ho un ego misurabile in unità astronomiche .


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Originariamente inviato da RaouL_BennetH Guarda i messaggi
La cosa che noto su me stesso è che spesso perdo troppo tempo a cercare di 'creare' una soluzione e non a 'trovarne' una.
Vero vero. Anche io spesso mi son trovato in questa situazione. Anzi, ti dirò: io fino a poco tempo fà avevo la mania del "faccio tutto da zero".
Volevo realizzare un semplice sito internet. Iniziai a farlo con PHP. Poi iniziai a pormi dei problemi -inesistenti- quali il migliorare l'efficenza del tutto, qualora mi fossi dedicato a un progetto più sostanzioso. Son quindi passato a studiarmi l'architettura di apache. Avevo iniziato a pasticciare coi sorgenti di vari moduli di apache. Quindi mi spostai su Lighttpd. Dove iniziai a sviluppare un modulo per implementare Python. Dopo poco lasciai anche quello per provare a sviluppare un mio webserver C leggero e pensato proprio per far girare python. Alla fine ne sono uscito con un bagaglio di esperienza, ma non ho realizzato nulla di usabile per lo scopo prefisso, perchè quando mi prefiggevo un dato progetto, questo era sempre fuori dalle mie possibilità. Ma non mi lamento, almeno vanto di sapere come funziona un modulo apache, un modulo di lighttpd, come funzionano gli stessi webserver, cosa è una socket, differenza tra i protocolli UDP e TCP, come avviene lo scambio di dati, la gestione delle richieste, architetture multitasking-threading-plexing, ho migliorato alla lunga le mie capacità in C e ho ritrovato il senno, imparando il valore del non reinventare la ruota, usando ciò che già esiste, migliorandolo se serve, e pensando solo a ciò che devo fare.
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Si cerca solo la soluzione al problema, ma non il modo migliore di risolvere il problema (che magari è un problema noto e stranoto tipo un ordinamento).
Beh, io di solito, imparato ad applicare una data soluzione torno indietro per vedere di migliorarlo, più che ottimizzarlo, che mi sà tanto di piccoli hack e delle specifiche funzioni dei vari compilatori.Prima che ottimizzare un codice bisogna verificare di aver risolto il problema nel migliore dei modi -senza usare algoritmi che creano solo colli di bottiglia-.

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Personalmente non credo di essere malaccio; Sono ossessionato dallo scrivere codice che si spieghi anche in assenza di molti commenti. Non lo faccio pensando ad un eventuale team.. lo faccio perchè io stesso poi avrei difficoltà a rileggere ciò che ho scritto già il giorno dopo.
Quoto. Per questo non ho mai pensato alla notazione ungara

Ps. ringrazio Ikon O'Cluster per aver esposto l'elenco delle cose che secondo lui non vanno proprio in un autodidatta. Nel mio caso vari punti non mi toccano, tipo quello del definire un pattern per i propri sorgenti. E i commenti del codice. Cosa, per altro, che tocca anche moltissimi programmatori ferrati che fanno i propri progetti personali o comunitari.

Buona pomeriggio a tutti.
__________________
La disumanità del computer sta nel fatto che, una volta programmato e messo in funzione, si comporta in maniera perfettamente onesta.
Isaac Asimov
Y3PP4 è offline   Rispondi citando il messaggio o parte di esso
Old 24-09-2009, 18:30   #23
Ikon O'Cluster
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Iscritto dal: May 2009
Messaggi: 300
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Originariamente inviato da Tommo Guarda i messaggi
Io devo legarmi le mani, perchè ogni volta che vedo una bruttura mi viene di rifare daccapo tutto il modulo qualunque esso sia
E' un problema anche mio... reminescenze da autodidatta!
Ikon O'Cluster è offline   Rispondi citando il messaggio o parte di esso
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