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Old 02-07-2009, 10:58   #1
ConteZero
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Crolla un altro pezzo della legge 40...

Via Malvino:

La sentenza depositata il 29 giugno presso il Tribunale di Bologna ammette la diagnosi genica preimpianto agli embrioni ottenuti in vitro, con la motivazione:
“il divieto di diagnosi preimpianto pare irragionevole e incongruente col sistema normativo se posto in parallelo con la diffusa pratica della diagnosi prenatale, altrettanto invasiva del feto, rischiosa per la gravidanza, ma perfettamente legittima”

Il discorso di base è che se è permessa la diagnosi genica sui feti impiantati "naturalmente" allora non ha senso vietare la diagnosi genica su quelli ottenuti in vitro (con buona pace di Giovanardi che definiva questo genere di cose "eugenetica" alla stregua di Menghele).
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Old 02-07-2009, 11:00   #2
Special
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L'Avatar di Special
 
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e meno male!
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Old 02-07-2009, 11:10   #3
Jacoposki
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L'Avatar di Jacoposki
 
Iscritto dal: Mar 2008
Messaggi: 19
quanto tempo perso per delle evidenti vaccate che non avevano la benchè minima possibilità di essere giudicate accettabili. Grazie CL.
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Old 02-07-2009, 11:13   #4
Fradetti
Bannato
 
L'Avatar di Fradetti
 
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Il discorso di base è che se è permessa la diagnosi genica sui feti impiantati "naturalmente" allora non ha senso vietare la diagnosi genica su quelli ottenuti in vitro (con buona pace di Giovanardi che definiva questo genere di cose "eugenetica" alla stregua di Menghele).
conoscendo chi ci governa potrebbero tranquillamente proibire tutto
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Old 02-07-2009, 11:18   #5
first register
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La legge 40 perde i pezzi. Rischi eugenetici?


- Un’ordinanza del Tribunale di Bologna ha riconosciuto la possibilità di accesso alle tecniche di procreazione assistita e alla diagnosi pre-impianto degli embrioni fecondati a una coppia non sterile, il cui primo figlio, concepito naturalmente, era stato colpito da una malattia genetica trasmessagli dalla madre, la distrofia di Duchenne.
Si tratta dell’ennesima “rottura” della logica della legge 40/2004 consumata nelle aule dei tribunali italiani. E anche questa, come le altre, ha suscitato le veementi reazioni di chi accusa la magistratura italiana di attentare alla sovranità delle camere e di volere progressivamente riscrivere e capovolgere la legge sulla fecondazione assistita.
Il punto di novità non attiene al superamento del divieto della diagnosi pre-impianto, che non è stabilito dalla legge 40/2004, ma era stato da essa interpretativamente desunto ed inserito nelle “Linee guida” emanate dal Ministro Sirchia nella XIV legislatura (luglio 2004).
Tale “divieto” era stato poi annullato dal Tar del Lazio e cancellato dalla nuove “Linee guida” emanate dal Ministro Turco al termine della XV legislatura (aprile 2008) .
La novità non attiene neanche alla possibilità di garantire l’accesso alle pratiche di fecondazione assistita a coppie non sterili. Le “Linee guida” vigenti hanno infatti allargato questa possibilità a coppie, in cui l’uomo sia portatore di malattie virali sessualmente trasmissibili e che quindi siano di fatto private della possibilità di consumare un atto sessuale “non protetto”, per ragioni che attengono sia alla salute della donne che a quella del nascituro.

La vera novità dell’ordinanza del Tribunale di Bologna riguarda il fatto che è stato autorizzato l’accesso alle tecniche di fecondazione assistite a coppie non sterili portatrici di malattie genetiche che, grazie alla possibilità di diagnosi pre-impianto e all’allargamento del numero di embrioni fecondabili (il limite di tre è stato fatto saltare da una sentenza della Corte Costituzionale nel 2009), sono in grado di “selezionare” ai fini dell’impianto l’embrione o gli embrioni non affetti dalla patologia trasmissibile.
Questo passaggio, per i critici di una giurisprudenza disinvoltamente “legislativa”, contrasta con l’art. 13 della legge 40/2004 che subordina “la ricerca clinica e sperimentale su ciascun embrione umano” a “finalità esclusivamente terapeutiche e diagnostiche ad essa collegate volte alla tutela della salute e allo sviluppo dell’embrione stesso” (comma 2) e vieta “ogni forma di selezione a scopo eugenetico degli embrioni e dei gameti ovvero interventi che, attraverso tecniche di selezione, di manipolazione o comunque tramite procedimenti artificiali, siano diretti ad alterare il patrimonio genetico dell’embrione o del gamete ovvero a predeterminarne caratteristiche genetiche, ad eccezione degli interventi aventi finalità diagnostiche e terapeutiche, di cui al comma 2 del presente” (comma 3, lettera b)).
Dal punto di vista civile e politico il problema più serio attorno a cui ruotano le discussioni sulla legge 40/2004 si conferma essere quello di una definizione giuridicamente sostenibile delle “pratiche eugenetiche” che la regolamentazione dell’attività bio-medica dovrebbe contrastare.

La legge 40 fa un obiettivo spazio alla cosiddetta eugenetica negativa, cioè ad interventi atti ad impedire, per finalità terapeutiche, che la trasmissione della vita comporti la trasmissione di una malattia, compromettendo lo sviluppo e la vita futura dell’embrione. Nel contempo serra le porte all’eugenetica positiva, cioè ad atti volti a determinare nell’embrione la selezione di specifici caratteri genetici, per finalità non connesse alla salvaguardia della sua salute.

I difensori della Legge 40 danno per scontato ciò che scontato non è, cioè la sostanziale identificabilità morale (e giuridica) della “prudenza” delle coppie portarici o affette da malattie trasmissibili (e dunque preoccupate che la trasmissione della vita coincida con la trasmissione di una malattia e, per così dire, si “esaurisca” con essa) con l’eugenetica positiva, cioè con la “manipolazione” non terapeutica del corredo genetico del nascituro o, addirittura, con un “programma” di miglioramento della qualità genetica della specie umana. E’ assai più ragionevole (ci pare) sostenere il contrario, cioè che l’interruzione del processo di sviluppo di un embrione nelle primissime fasi della sua evoluzione organica, in una condizione di vita del tutto impersonale o pre-personale, sia motivata da ragioni e orientata da finalità che attengono esclusivamente alla sue possibilità di sviluppo e alle concrete condizioni di vita del nascituro e quindi rientri, assai più propriamente, sia pure in forma estrema, nello schema logico e morale dell’eugenetica negativa. Questo atteggiamento, infatti, non sembra proprio conformarsi a quella “logica migliorativa” in cui comunemente si identifica lo stigma della (diciamo così) “eugenetica cattiva”.

In questo quadro, in cui è certamente bene che il legislatore mantenga una consapevolezza dei riferimenti meta-politici dei problemi che si trova a sbrogliare, non sarebbe però male che mantenesse un ancoraggio altrettanto solido alla realtà dei sentimenti, che costituiscono la sostanza morale e “comune” (nel senso antropologico e politico) del rapporto che gli uomini intrecciano con la vita e con la morte, con la salute e la malattia dei propri figli potenziali e reali. Su questa base, anche i legislatori più militanti contro il “rischio eugenetico” dovrebbero evitare di liquidare con sufficienza e disprezzo l’angosciosa sollecitudine con cui, a fronte di un pericolo certo, grave e conosciuto, una coppia di genitori intende scongiurare la possibilità che il concepito sia immolato alla “roulette russa” della casualità genetica.

E’ assolutamente chiara la ragione per cui, oggi, la Chiesa Cattolica e non pochi pensatori laici, tra cui lo stesso Habermas, rifiutano l’idea che il “rapporto morale” con la persona potenziale – cioè la volontà di prevenirne sofferenze – non solo non comprenda la vita dell’embrione e non ne fondi l’intangibilità, ma possa addirittura comportarne il sacrificio. Se si ritiene che l’identità e la dignità morale della persona umana, sul piano individuale come su quello della specie, coincida con il suo corredo genetico e il suo destino naturale, l’embrione “vale” quanto l’individuo vivente e di fatto coincide con esso. Non solo: come aggiungerebbe lo stesso Habermas, è la stessa “combinazione casuale delle serie cromosomiche” a costituire il presupposto della libertà personale.
Se però ci si vuole avventurare nei labirinti del bio-diritto alla ricerca di un ragionevole compromesso, occorre mettere nel conto che vi sono (almeno) altrettante persone che, in base ad una morale altrettanto personalistica, ma meno “naturalistica”, ritengono che l’interesse (ragionevolmente presupposto) dell’individuo vivente sia assai più rilevante e moralmente impegnativo di quello dell’embrione pre-personale. E che dunque il dolore insanabile, la malattia inguaribile o la disabilità irrimediabile della persona potenziale pesi, sulla bilancia della scelta, più del corso biologico dell’embrione reale. Liquidare costoro come “nazisti”, sia pure inconsapevoli o involontari, continua a suonare insieme ingiurioso e grottesco.
http://www.libertiamo.it/2009/07/02/...hi-eugenetici/
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Old 02-07-2009, 11:18   #6
Distopia
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Via Malvino:

La sentenza depositata il 29 giugno presso il Tribunale di Bologna ammette la diagnosi genica preimpianto agli embrioni ottenuti in vitro, con la motivazione:
“il divieto di diagnosi preimpianto pare irragionevole e incongruente col sistema normativo se posto in parallelo con la diffusa pratica della diagnosi prenatale, altrettanto invasiva del feto, rischiosa per la gravidanza, ma perfettamente legittima”

Il discorso di base è che se è permessa la diagnosi genica sui feti impiantati "naturalmente" allora non ha senso vietare la diagnosi genica su quelli ottenuti in vitro (con buona pace di Giovanardi che definiva questo genere di cose "eugenetica" alla stregua di Menghele).
Sono contenta di ciò, ma non ho capito perché ai tempi fecero il famoso referendum su quattro punti (che per me erano ovvi, ma tant'è, con la cmpagna di disinformazione che hanno fatto la gente credeva che fossero modifiche alla legge per permettere di CLONARE - giuro che ho sentito gente che pensava fosse questo), e ora la modificano senza referendum che pezzo di sono persa?
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Old 02-07-2009, 11:29   #7
ConteZero
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Sono contenta di ciò, ma non ho capito perché ai tempi fecero il famoso referendum su quattro punti (che per me erano ovvi, ma tant'è, con la cmpagna di disinformazione che hanno fatto la gente credeva che fossero modifiche alla legge per permettere di CLONARE - giuro che ho sentito gente che pensava fosse questo), e ora la modificano senza referendum che pezzo di sono persa?
Il governo non modifica nulla.
Parti della legge vengono annullate dai giudici in quanto inapplicabili o in conflitto con il resto delle normative (e/o della costituzione).
Il discorso è che le leggi, quando vengono fatte coi piedi, non si reggono.

Nel particolare s'è pensato che sia irragionevole fare una distinzione fra embrione generato in vitro ed embrione concepito naturalmente.
Se i genitori hanno il diritto di fare ricerche genetiche sui feti concepiti naturalmente questi stessi esami non possono essere vietati per i feti ottenuti in vitro... semplicemente non stà in piedi.
La legge era anche BARBARA, perché permetteva comunque ai genitori di ricorrere all'amniocentesi/villocentesi in seguito... per cui la coppia (portatrice di malattie genetiche ereditarie) non poteva "scegliere" gli embrioni "sani" prima dell'impianto ma poteva in seguito effettuare un esame sui feti ed in caso abortire.
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Ultima modifica di ConteZero : 02-07-2009 alle 11:33.
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Old 02-07-2009, 11:48   #8
rgart
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ecco questa è una vittoria...!

questa bologna laica è sempre la migliore... anche se l'ospedale è governato dai cl per fortuna che non sono anche a ginecologia
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