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Old 26-06-2009, 05:45   #1
chesim
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Ebreo, non sionista

Ebreo, non sionista
25.6.09

Fonte: http://www.megachip.info/modules.php...cle&artid=9289



Intervista allo storico Yakov Rabkin a cura di Anna Maria Volpe - peacereporter.it

Yakov Rabkin è professore titolare di una cattedra presso il dipartimento di Storia dell'Università di Montreal e membro del Centro Canadese di studi germanici ed europei. Nel suo libro In nome della Torah, Rabkin affronta la storia dell'opposizione giudaica al sionismo. Argomento spinoso, di cui si parla poco ma che si rivela cruciale per capire la differenza tra due concetti, spesso confusi ed erroneamente sovrapposti, l'essere sionisti e l'essere ebrei. Nel suo libro, Rabkin spiega quali sono le ragioni teologiche e religiose alla base del rifiuto di molti ebrei dello Stato d'Israele.

In nome della Torah è un libro che ha suscitato diverse polemiche e che ha lo scopo di chiarire le differenze tra ideologia sionista e giudaismo. Quali sono queste differenze? Perché l'esistenza d'Israele non sarebbe compatibile, a suo dire, con i precetti della Torah?
Il sionismo rappresenta un movimento nazionalista avente quattro obiettivi essenziali: trasformare l'identità transnazionale ebraica fondata sulla Torah in una identità nazionale sul modello di quelle europee; sviluppare una lingua nazionale fondata sull'ebraico biblico e rabbinico; trasferire gli ebrei dal loro paese d'origine alla Terra Santa e stabilire un controllo politico e economico sulla Palestina. Sia i sionisti che i loro avversari concordano su un punto: sionismo e Stato d'Israele costituiscono un momento di rottura nella storia ebraica. Questa rottura risulta dall'emancipazione e della secolarizzazione degli ebrei in Europa durante il XIX e XX secolo. Nel mondo ebraico europeo alla fine del XIX, il sionismo appare come un minaccioso ed incongruo paradosso. Da una parte si tratta di un movimento modernizzatore che agisce contro la tradizione, dall'altra parte idealizza il passato biblico, utilizza simboli tradizionali e aspira a realizzare concretamente il sogno millenario del popolo giudaico. Soprattutto, il sionismo offre una nuova definizione dell'essere ebrei: l'identità giudaica perde il suo senso normativo e il nuovo ebreo è assimilato ad una razza, ad un popolo o ad un'etnia. Questa concezione accomuna sionisti ed antisemiti. Lo storico israeliano Yosef Salmon, pur riconoscendo le molteplici posizioni caratterizzanti l'opposizione religiosa ebraica al sionismo, ne dona una definizione: ''In breve, il sionismo è visto come una forza di secolarizzazione della società ebraica (...)Poiché i suoi più importanti programmi sono associati alla Terra d'Israele, oggetto delle speranze messianiche tradizionali, esso è infinitamente più pericoloso di ogni altra forza di secolarizzazione, dunque, occorre criticarlo''. Ciò spiega la persistenza dell'opposizione al sionismo da parte della cerchia ebraica tradizionale. Si tratta di un'opposizione poco conosciuta ed è per questo che me ne occupo. Questo libro è stato tradotto inizialmente in italiano e successivamente in nove lingue. E' una prova di come la questione rimanga di attualità.

Rabkin YakovNel sesto capitolo lei parla della Shoah e di come essa sia servita per legittimare l'ideologia sionista. C'è stata, a suo avviso, una strumentalizzazione di questo tragico evento?
Il mio libro non fa che sfiorare la strumentalizzazione della Shoah finalizzata a legittimare lo stato d'Israele e l'ideologia sionista. Diversi studiosi, tra cui Norman Finkelstein, hanno consacrato a questo tema opere intere. Il mio libro vi aggiunge un'analisi del discorso tradizionale ebraico relativamente alla Shoah inserendo anche le gravi accuse rivolte ai sionisti da diverse correnti giudaiche.

Perché non si definisce sionista?
Quando Ben Gurion, nel 1948, ha dichiarato la nascita dello Stato d'Israele, contrastando la volontà dei paesi limitrofi, ivi compresi i gruppi giudaici tradizionali, ha condannato la regione ad un conflitto cronico. Esso è una delle fonti d'instabilità nel mondo ed origine della confusione creatasi tra giudaismo rabbinico, che aborre il ricorso alla forza, e sionismo, ampiamente basato sulla forza dalla sue origini. Questa mancanza di chiarezza è pericolosa e volutamente mantenuta e accentuata affinché lo Stato d'Israele possa essere il solo rappresentante degli ebrei nel mondo. Tra i sionisti e gli ebrei, laici e religiosi, che si oppongono a Israele vi è una profonda frattura. Sempre più spesso gli ebrei si chiedono pubblicamente se lo stato-nazione etnico, stabilito in Medio Oriente, sia un buon garante per la sicurezza degli ebrei. Molti si preoccupano del fatto che il sionismo militante distrugge i valori morali giudaici e mette in pericolo gli ebrei israeliani e non. Condivido queste preoccupazioni e, da parte mia, cerco di mettere in rilievo ciò di cui i padri fondatori andavano fieri: l'antagonismo radicale tra sionismo e tradizione ebraica. Sono, per principio, opposto ad ogni tipo di nazionalismo etnico esclusivo.

Cosa risponde a chi sostiene che la sua tesi rischia di fomentare l'antisemitismo e quali sono i punti in comune tra antisemitismo e sionismo?
Non ricordo di aver ricevuto critiche simili. Anzi, coloro che hanno letto il mio libro considerano che possa placare la violenza anti ebraica in Europa e che fornisce un argomento che contrasta l'antisemitismo: dopo averlo letto sarà impossibile confondere il giudaismo con il comportamento di uno stato che ambisce a parlare in nome di tutti gli ebrei. Ci sono diversi punti di convergenza tra antisemitismo e sionismo e questi spiega il rifiuto del sionismo da parte del popolo ebraico. Ad esempio, la visione nazionalista dell'ebreo è propria sia del sionismo che dell'antisemitismo di cui gli ebrei hanno sofferto nel corso del XX secolo. Entrambi affermano che la vera patria dell'ebreo è Israele piuttosto che il suo paese natale nel quale, secondo le due ideologie, non potrebbe mai integrarsi.

Stiamo assistendo alla nascita di un'opinione pubblica ebraica e internazionale critica verso le capacità d'Israele di garantire la sicurezza agli ebrei? Che ruolo può avere questa corrente nel determinare certe politiche israeliane?
Sin dall'inizio il progetto sionista ha ricevuto critiche. Hannah Arendt, Albert Einstein, Martin Buber e diversi rabbini hanno mostrato riserve riguardo alla nascita d'Israele. Eppure i sionisti hanno creato il loro stato senza prestare ascolto. Oggigiorno sarebbe indubbiamente più efficace convincere le leadership politiche occidentali di trattare Israele come ogni altro stato, senza considerare né il mito dello stato giudaico, né la Shoah. Attraverso le capitali dei loro paesi gli ebrei possono avere un impatto concreto e trovare il riscontro che manca in Israele.

Come è stato accolto questo libro nel mondo arabo e in quello ebraico?
No, ho ricevute molte mail di apprezzamento da parte di lettori ebrei, cristiani e musulmani. Grandi giornali israeliani, libanesi, argentini, canadesi, italiani e tanti altri hanno parlato del libro offrendomi l'opportunità di presentarlo. Allo stesso tempo diversi media sionisti all'esterno d'Israele hanno fatto calare il silenzio sull'opera.

La sua opera finisce con la frase dello storico israeliano Boas Efron: ''Lo Stato d'Israele, e tutti gli stati del mondo, nascono e spariscono. Anche Israele sparirà (..) Ma suppongo che il popolo ebraico esisterà sinché la religione ebraica esisterà, forse ancore per migliaia di anni. L'esistenza d'Israele non presenta alcuna importanza per quella del popolo giuidaico. Gli ebrei nel mondo possono vivere molto bene senza di lui''. Quale sarà l'avvenire d'Israele secondo lei?
La maggior parte degli israeliani non sono ebrei praticanti. Inoltre in un numero rilevante di casi, la cittadinanza israeliana è equivoca, com'è stato recentemente dimostrato dallo storico israeliano Shlomo Sand. Egli considera il popolo ebreo come un concetto europeo, inventato per soddisfare i bisogni del sionismo. E' innegabile che la formazione dell'identità israeliana nasca in opposizione a quella ebraica tradizionale. Israele nega questa evidenza, poiché pretende di essere lo Stato di tutti gli ebrei del mondo piuttosto che dei suoi cittadini, ebrei e non. E' qui che noto delle tensioni interne senza avere però l'aspirazione di predire l'avvenire di questo Stato.

Fonte: http://www.megachip.info/modules.php...cle&artid=9289
chesim è offline   Rispondi citando il messaggio o parte di esso
Old 26-06-2009, 07:47   #2
lowenz
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Argomento spinoso, di cui si parla poco
Di sicuro non in questo forum, ogni tot tra te e Shambler lo tirate fuori
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Old 26-06-2009, 07:52   #3
lowenz
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Originariamente inviato da chesim Guarda i messaggi
Sin dall'inizio il progetto sionista ha ricevuto critiche. Hannah Arendt, Albert Einstein
E' un tantino più complesso

http://it.wikipedia.org/wiki/Albert_Einstein

Einstein non fu un sostenitore del sionismo anche se sostenne l'insediamento ebraico nell'antica sede del giudaismo e fu attivo nell'istituzione dell'università ebraica di Gerusalemme, in cui pubblicò (1930) un volume intitolato About Zionism: Discorsi e Conferenze del Professor Albert Einstein, e a cui donò i suoi scritti. D'altra parte si oppose al nazionalismo ed espresse scetticismo rispetto alla soluzione di uno stato-nazione ebraico. Infatti immaginava che gli ebrei e gli arabi non potessero vivere in pace nello stesso territorio. Insieme ad altri intellettuali ebrei (tra cui Hannah Arendt) il 4 dicembre 1948 scrisse una lettera al New York Times [11] in cui veniva fortemente criticata la visita negli Stati Uniti di Menachem Begin, definendo i metodi e l'ideologia del suo partito "Tnuat Haherut" (formato dopo lo scioglimento ufficiale dell'Irgun) come ispirati a quelli dei partiti fascisti. Nel 1950, con altre illustri personalità, si impegnò inutilmente per la salvezza di Milada Horáková, condannata a morte dal regime comunista cecoslovacco. In tarda età (1952) gli fu offerto il posto di secondo capo di stato del nuovo stato di Israele ma declinò l'invito con la giustificazione di non avere le capacità necessarie.

Ultima modifica di lowenz : 26-06-2009 alle 07:54.
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