In collaborazione con Recovery Italia

Unità SSHD, la memoria a stato solido funziona solo da cache

Unità SSHD, la memoria a stato solido funziona solo da cache

Le unità ibride non sono altro che hard disk tradizionali con l'aggiunta di un solo chip di memoria flash che funge da cache e non stocca alcun dato: i rischi di sicurezza dei dati sono i medesimi degli hard disk a piatti rotanti

di pubblicata il , alle 10:04 nel canale Storage
 

Recovery Italia, società specializzata nelle attività di recupero dati da qualsiasi tipo di supporto di storage, ha condiviso alcune considerazioni elaborate durante un'operazione di recupero da un'unità ibrida, spesso conosciuta con l'acronimo di SSHD (solid state hard disk).

L'operazione ha permesso di fare luce su questo tipo di soluzioni di storage, le cui caratteristiche e funzionalità possono essere talvolta mal interpretate o erroneamente comprese, e delle loro ricadute in termini di sicurezza. Si potrebbe pensare, ad esempio, che un disco ibrido sia composto da due parti, una tradizionale "zona hard disk" e una moderna "zona a stato solido". L'analisi di un SSHD danneggiato a livello elettronico, a seguito di un corto circuito, ha però rivelato che il disco in esame è caratterizzato da una struttura molto semplice: un singolo chip di memoria NAND sulla PCB, popolato poi da componenti tradizionali che è possibile trovare sui normali hard disk, il tutto collegato alla parte magneto-meccanica fatta di piatti rotanti e testine mobili.

L'operazione di recupero dati può apparire, a priori, particolarmente complessa: la presenza della memoria a stato solido potrebbe infatti rappresentare un ostacolo difficile da superare, data l'estrema diversificazione delle memorie flash e i relativi algoritmi proprietari utilizzati da ciascun produttore che avrebbero reso il recupero dati, come spesso accade in questi frangenti, un'impresa da gestire al momento con poche possibilità di rifarsi a casi precedenti.

Il primo intervento compiuto ha visto la sostituzione della PCB danneggiata e la ricalibrazione del firmware originale, il quale contiene le informazioni essenziali per la corretta operatività dell'unità. Il secondo passo è invece un intervento elettronico allo scopo di disporre della completa superficie LBA.

L’intervento di sostituzione integrale dell’elettronica, chip flash compreso, ha comunque permesso di accedere all’intero volume di settori logici. Ciò significa che nella NAND non sono presenti dati e che pertanto la porzione a stato solido viene impiegata solamente come cache FIFO per migliorare le prestazioni dell'unità e non come mezzo per lo stoccaggio dei dati. Il caso è stato risolto senza la necessità di intervenire sul chip NAND presente sulla PCB danneggiata.

L'operazione condotta ha mostrato pertanto che l'unità ibrida fa uso solamente della tecnologia flash per operazione di caching per l'incremento delle prestazioni e non a scopo di conservazione permanente dei dati. La soluzione SSHD è costruita con componenti tradizionali che vengono usate per un hard disk meccanico, con l'aggiunta di un chip NAND flash. I dati restano quindi stoccati e memorizzati su piatti magnetici, e pertanto il livello di rischio è assimilabile a quello degli hard disk tradizionali, con le medesime condizioni di criticità: uno shock fisico subito da un'unità SSHD avrebbe le stesse conseguenze che si potrebbero verificare su un hard disk magnetico/meccanico tradizionale, e la porzione di memoria a stato solido non apporterebbe alcuna mitigazione dinnanzi ad un problema di questo tipo.

Per quanto riguarda le possibilità di recupero dati, è possibile che si verifichi una corruzione della memoria NAND Flash che potrebbe a sua volta causare una completa inoperabilità del drive a causa di errori irreparabili a livello ECC sulle pagine NAND, anche con una parte magnetica integra e senza falle.

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