View Full Version : Persecuzioni anticristiane attuali
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Beati voi, quando v'oltraggeranno e vi perseguiteranno e, mentendo, diranno contro a voi ogni sorta di male per cagion mia.
Rallegratevi e giubilate, perché il vostro premio è grande ne' cieli; poiché così hanno perseguitato i profeti che sono stati prima di voi. (Mt 5,11-12]
[ICN-News 20/10/05, 19:35] Foto: Un gruppo di giovani nordcoreani che si sono rifugiati in Cina si raccoglie in preghiera
Si stima che ci siano nel mondo 200 milioni di cristiani che subiscono interrogatori, arresti e perfino la morte per la loro fede in Cristo. Dai 200 ai 400 milioni di credenti sono vittime di discriminazione.
Nella sola Corea del Nord, secondo alcuni osservatori, decine di migliaia (addirittura 100.000) sono rinchiusi in carcere e/o nei campi di lavoro forzato. Secondo un rapporto preparato da un gruppo dell’università Dongguk, guidato dal prof. Koh Yu-hwan, esecuzioni pubbliche, aborti forzati, morte per fame sono alcune fra le più comuni violazioni ai diritti umani che si praticano nella Corea del Nord. Lo ha stabilito la Commissione nazionale per i diritti umani in Corea del Sud dopo aver intervistato e raccolto materiale da circa 150 esuli nordcoreani fuggiti al sud.
Di fronte al terrificante fenomeno della persecuzione si può assumere uno dei seguenti atteggiamenti: “Vedere, sentire, ignorare”, oppure “Vedere, sentire, pregare”. Si può fare altro: Laddove sono disponibili gli indirizzi, si può scrivere ai carcerati, inviare loro un’e-mail o una cartolina. Un piccolo gesto di solidarietà che può significare molto per chi soffre.
Ecco la “lista nera” dei paesi a rischio-persecuzione per i cristiani: Afghanistan, Algeria, Azerbaijan, Arabia Saudita, Bangladesh, Bhutan , Brunei , Chechnya, Chiapas, Cina, Cipro, Colombia, Comoro Islands, Corea del Nord, Cuba, Egitto, Emirati Arabi Uniti, Etiopia, Guinea Equatoriale, India, Indonesia, Iran, Irak, Kuwait, Laos, Libia, Malaysia, Maldive, Marocco, Mauritania, Myanmar (Birmania), Nepal, Nigeria, Oman, Pakistan, Qatar, Siria, Somalia, Sri Lanka, Sudan, Tajikistan, Tibet, Tunisia. Turchia, Turkmenistan, Uzbekistan, Vietnam, Yemen.
Indonesia:Ratna, Eti e Rebekka (medico). Al 20 ottobre del 2005, sono in carcere da 158 giorni. Devono scontare una pena di tre anni per avere accettato che dei bambini musulmani partecipassero ad un'edizione speciale della Scuola Domenicale.
Cristiani indonesiani attaccati mentre pregano in strada
[ICN-News 22/10/05, 12:57]
La Costituzione garantisce libertà religiosa, ma pregare in casa è proibito e le chiese vengono chiuse dagli estremisti. Per incontrarsi i cristiani scelgono le strade, ma anche qui non sono graditi.
Java – Un gruppo di cristiani è stato attaccato domenica 16 ottobre mentre pregava per le strade di Jatimulya, ad est di Belasi, nel West Java. La preghiera “stradale” è rimasta l’unica opzione per questi fedeli da quando la loro chiesa è stata chiusa con la forza.
Un’e-mail inviata da uno di questi cristiani dice: “Il gruppo era composto da membri di 3 chiese diverse a cui è stata ordinata la chiusura 5 settimane fa dal sindaco di Jatimulya. L’ordinanza è stata voluta da un gruppo radicale musulmano chiamato Alleanza contro l’Apostasia”. “La Costituzione del Paese – continua – garantisce la libertà religiosa, ma pregare in casa è proibito e le chiese vengono chiuse. L’unica soluzione per pregare insieme è incontrarsi per strada”.
Durante l’incontro di domenica i fedeli incontrano sulla strada circa 300 musulmani che pregano. Si spostano verso un’altra zona ed iniziano a pregare. Un gruppo di estremisti li insegue ed inizia ad insultarli ed a prenderli in giro: alcuni insistono perché la preghiera termini immediatamente. Una donna che guida una delle chiese viene spintonata e cade a terra: per non peggiorare la situazione il gruppo si disperde per riprendere la preghiera il giorno dopo.
E’ l’ennesimo caso di intimidazione e violenza contro i cristiani indonesiani: l’11 ottobre un gruppo di estremisti interrompe con la forza la recita del rosario in una casa privata nella parte occidentale di Jakarta e, negli ultimi tempi, circa 30 chiese domestiche protestanti sono state chiuse da parte di estremisti.
"Non c'è posto per i Cristiani in questo paese"
[ICN-News/CD 26/10/05, 09:15]
A Janbashkala, un villaggio sperduto dell'Uzbekistan, i 100 membri della piccola chiesa protestante sono ferocemente perseguitati, umiliati pubblicamente, espulsi da casa e lavoro per essersi convertiti al cristianesimo.
Kaldibek Primbetov, responsabile del malcapitato gruppo di cristiani, conosce nome e cognome del regista della persecuzione: un uomo molto facoltoso e influente che da due anni va ripetendo "Non c'è posto per i Cristiani in questo paese".
marcorag
26-10-2005, 21:43
sinceramente nn sono ne + ne - di tutte i gruppi di persone perseguitate a qst mondo
certo che la chiesa nn insegna...
sinceramente nn sono ne + ne - di tutte i gruppi di persone perseguitate a qst mondo
certo che la chiesa nn insegna...
Se vi va di polemizzare nei nostri confronti con i soliti discorsetti laicisti uaar-style almeno fatelo su uno dei tanti vostri thread aperti,grazie.
Boh, io sono stato in Marocco 2 volte e non mi è sembrato di notare alcune persecuzione; non pubblica almeno.
A parte questo ho letto di gruppi di evangelisti/gesuiti attivi in Marocco.
Cmq non so quanto possa essere attendibile questa ricerca, in quanto è stata condotta dalla Corea del Sud.
Tantopiù che a pensarci bene nell'articolo non viene nemmeno specificata l'organizzazione che ha condotto l'indagine riguardante i paesi in cui i cristiani sono perseguitati.
E per per persecuzione cosa si intende?
marcorag
26-10-2005, 22:10
mi dispiace x loro.
ma non xche sono cristiani perseguitati, ma xche sono perseguitati
ciao!
Boh, io sono stato in Marocco 2 volte e non mi è sembrato di notare alcune persecuzione; non pubblica almeno.
A parte questo ho letto di gruppi di evangelisti/gesuiti attivi in Marocco.
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E per per persecuzione cosa si intende?
La libertà religiosa nei Paesi a maggioranza Islamica
Rapporto 1998
Marocco
POPOLAZIONE: 27.225.000
RELIGIONE: islam 98.7%; cristianesimo 1.1%
Cattolici: 23.266
Diocesi: Rabat - 21.000; Tanger - 2.266
[Alleanza Cattolica]L’islam è religione di Stato, ma secondo l’art. 6 della Costituzione vi è libertà di culto per cristiani ed ebrei, ai quali è tuttavia impedita penalmente ogni attività di proselitismo ed è proibita severamente la conversione dall’islam. Il re è Amir al Mouminin (“Comandante dei credenti”) e ha il compito di vegliare sul rispetto dell’islam, secondo l’art. 19 della Costituzione. L’attuale sovrano, si dichiara discendente diretto di Maometto. I cristiani in realtà subiscono persecuzioni, la perdita del posto di lavoro e in alcuni casi la prigione.
“Kathpresse” del 21 gennaio 1994 rendeva nota la vicenda di un marocchino di 29 anni, condannato a tre anni di carcere per essersi convertito al cristianesimo. Mustafa Zemanda era stato arrestato con 18 altre persone perché aveva ricevuto per posta letteratura cristiana. Mentre gli altri coimputati firmarono una dichiarazione che impediva loro di accettare qualsiasi forma di posta simile in futuro, ottenendo così la libertà, Zemanda, protestante, avendo rifiutato di firmare, fu condannato in base all’art. 220-221 del codice penale marocchino, anche se il paragrafo 6 della Costituzione afferma che l’islam è la religione di Stato, ma la libertà degli altri culti è garantita.
La stessa fonte, esattamente un anno dopo, informava che a Teutan un musicista di El Salvador è stato condannato per aver spinto un musulmano a convertirsi al cristianesimo. I tre cristiani, che erano stati arrestati in Marocco per aver compiuto tentativi di conversione al cristianesimo, sono di nuovo liberi. Come riferisce l’organizzazione per i diritti dell’uomo Christian Solidarity International, il rilascio del musicista iberoamericano, Gilberto Orellana, è avvenuto a causa della mobilitazione internazionale. Orellana, appartenente a una denominazione battista e originariamente direttore della orchestra sinfonica statale dell’America Centrale, insegnava dal 1992 al conservatorio di Teutan. Il 5 gennaio 1995 è stato condannato a una pena detentiva per aver dato a un musulmano motivi per convertirsi al cristianesimo. Orellana ha contestato le accuse, la sua casa è stata perquisita e la polizia ha rinvenuto Bibbie e pubblicazioni cristiane. Il suo stato di salute era grave, perché le condizioni nelle carceri marocchine sono molto dure. Con lui erano stati arrestati 5 marocchini, accusati di aver subito la sua influenza. Tre di loro sono stati rilasciati dopo aver abiurato la fede cristiana, gli altri due sono stati condannati a otto mesi, ma poi liberati. La situazione rimane comunque rischiosa perché si teme la pressione sociale da parte dei vicini musulmani.
Il Marocco è quasi totalmente musulmano, i cristiani sono circa 300mila su 27 milioni di abitanti.
“Offene Grenzen”, nell’aprile 1995 riportava che la Costituzione marocchina garantisce la libertà di culto, ma in pratica i credenti locali si imbattono in considerevoli difficoltà. Sei cristiani sono stati arrestati perché si sono riuniti in un appartamento. Nel corso dell’interrogatorio tre di loro hanno rinnegato il credo, gli altri hanno ricevuto dagli otto ai dodici mesi di prigione. Grazie alla pressione internazionale sono stati rilasciati. Un gruppo francese ha cercato i pochi cristiani dispersi in Marocco per portare una parola di conforto. Questo il resoconto, con nomi fittizi. Ahmed abita in un villaggio nell’Atlas e come tanti altri marocchini cercava il senso della vita quando ha cominciato un corso sulla Bibbia. Poi ha perso la vista e lo ha interrotto. Si è recato in Europa a imparare il Braille e il mestiere di telefonista. In questi due anni nessuno gli ha parlato del Vangelo. Tornato in Marocco è finito in prigione per una lite da osteria. Uno dei suoi compagni di cella era cristiano, condannato a sei mesi per la fede. Ahmed si è convertito ed è uscito di prigione come un uomo nuovo: ascoltava audiocassette, leggeva i suoi libri per non vedenti ed era felice. La polizia, scoperto che era cristiano e non voleva abbandonare il suo credo, ha confiscato i libri nella sua abitazione e lo ha condotto in una città distante 350 km. Ahmed è stato interrogato per due giorni ed è stata esercitata su di lui ogni tipo di pressione psicologica, la polizia ha cercato ovunque qualcuno che potesse leggere quei testi in Braille. Ora Ahmed è tornato libero, ma senza i suoi libri. Aisha è una marocchina di 30 anni. Il padre era un’autorità, assai stimato, diretto discendente di Maometto. Lei quindi una pro-pro nipote del fondatore dell’islam. Ha praticato l’islam con fede e coscienza fino a che non le è venuto un dubbio “perché Dio vuole che io sia santa se io non sono per nulla capace di esserlo?”. Qualcuno le diede una Bibbia e subito si è sentita insieme allontanata e attratta dalle due diverse fedi. Alla fine si è convertita al cristianesimo, ma i problemi sono cominciati a scuola dove insegnava arabo e il Corano. Quattro delle sue alunne erano cristiane e le altre avevano seri dubbi sul Corano. Una volta scoperte le sue convinzioni, il preside ha trascorso nella sua classe quattordici giorni, controllandola attentamente: al primo piccolo errore è stata mandata via. Ora la situazione si è normalizzata e i colleghi hanno accettato la sua diversa maniera di vedere le cose.
Nel giugno 1997, a Rabat, si è tenuto il terzo meeting del Comitato congiunto islamico-cattolico, che ha affrontato temi quali i diritti delle minoranze e la questione di come i cristiani e i musulmani parlano gli uni degli altri. I partecipanti hanno confermato il loro sincero desiderio di contribuire al superamento delle difficoltà e a generare una più attiva collaborazione.
Il governo sta prendendo misure nei confronti degli studenti islamisti che occupano le università impedendone il funzionamento. Uno dei provvedimenti sarà la limitazione d’accesso alle facoltà, eseguendo un controllo più approfondito. Trentasette studenti sono stati arrestati, alcuni già condannati a pene di un anno o due. Le università sono state bloccate per un lungo periodo nel 1998 dai fondamentalisti che chiedono migliori trasporti e sistemazioni per gli studenti fuori sede.
“Fides” informa che un gruppo di 29 sacerdoti spagnoli ha risposto all’invito dell’arcivescovo di Tangeri, il francescano mons. José Antonio Peteiro Freire, e ha partecipato dal 2 al 9 settembre a un incontro sul Magreb e l’islam. L’incontro è stato organizzato in collaborazione con il segretario della pastorale dei migranti e dei nomadi di Barcellona, p. Ignasi Marqués Rodrìgues, per aiutare i sacerdoti a comprendere meglio ed assistere i molti immigrati marocchini poveri che vivono in Spagna e si rivolgono ai centri di accoglienza. Accompagnati dall’arcivescovo di Tangeri e dal parroco di Althoceima, Enric Enguix, i sacerdoti spagnoli hanno visitato Tetuàn, Asilah, Larache, Ksar el Kebir, Meknes e Fez. Nel corso della visita i sacerdoti hanno incontrato professori del luogo e hanno potuto vedere il lavoro sociale che fa capo a religiose, preti e laici: scuole di alfabetizzazione, dispensari, asili, residenze per anziani e handicappati.
Fedeli agli insegnamenti di San Francesco, ha spiegato l’arcivescovo di Tangeri, “conviviamo con i musulmani senza forzarli a cambiare religione”. “Essere una presenza della Chiesa in un Paese ufficialmente musulmano dove è proibito l’annuncio di altri credo”: questa la sfida della Chiesa in Marocco, “per vivere il Vangelo tra i musulmani”. L’orizzonte della missione nel Magreb, sempre secondo mons. Peteiro Freire, non è tanto la plantatio ecclesiae, quanto il servizio al Regno di Dio “che si realizza progressivamente man mano che gli uomini imparano ad amarsi, a perdonarsi e a servirsi reciprocamente”.
La libertà religiosa nei Paesi a maggioranza Islamica
Rapporto 1998
Marocco
POPOLAZIONE: 27.225.000
RELIGIONE: islam 98.7%; cristianesimo 1.1%
Cattolici: 23.266
Diocesi: Rabat - 21.000; Tanger - 2.266
[Alleanza Cattolica]L’islam è religione di Stato, ma secondo l’art. 6 della Costituzione vi è libertà di culto per cristiani ed ebrei, ai quali è tuttavia impedita penalmente ogni attività di proselitismo ed è proibita severamente la conversione dall’islam. Il re è Amir al Mouminin (“Comandante dei credenti”) e ha il compito di vegliare sul rispetto dell’islam, secondo l’art. 19 della Costituzione. L’attuale sovrano, si dichiara discendente diretto di Maometto. I cristiani in realtà subiscono persecuzioni, la perdita del posto di lavoro e in alcuni casi la prigione.
“Kathpresse” del 21 gennaio 1994 rendeva nota la vicenda di un marocchino di 29 anni, condannato a tre anni di carcere per essersi convertito al cristianesimo. Mustafa Zemanda era stato arrestato con 18 altre persone perché aveva ricevuto per posta letteratura cristiana. Mentre gli altri coimputati firmarono una dichiarazione che impediva loro di accettare qualsiasi forma di posta simile in futuro, ottenendo così la libertà, Zemanda, protestante, avendo rifiutato di firmare, fu condannato in base all’art. 220-221 del codice penale marocchino, anche se il paragrafo 6 della Costituzione afferma che l’islam è la religione di Stato, ma la libertà degli altri culti è garantita.
La stessa fonte, esattamente un anno dopo, informava che a Teutan un musicista di El Salvador è stato condannato per aver spinto un musulmano a convertirsi al cristianesimo. I tre cristiani, che erano stati arrestati in Marocco per aver compiuto tentativi di conversione al cristianesimo, sono di nuovo liberi. Come riferisce l’organizzazione per i diritti dell’uomo Christian Solidarity International, il rilascio del musicista iberoamericano, Gilberto Orellana, è avvenuto a causa della mobilitazione internazionale. Orellana, appartenente a una denominazione battista e originariamente direttore della orchestra sinfonica statale dell’America Centrale, insegnava dal 1992 al conservatorio di Teutan. Il 5 gennaio 1995 è stato condannato a una pena detentiva per aver dato a un musulmano motivi per convertirsi al cristianesimo. Orellana ha contestato le accuse, la sua casa è stata perquisita e la polizia ha rinvenuto Bibbie e pubblicazioni cristiane. Il suo stato di salute era grave, perché le condizioni nelle carceri marocchine sono molto dure. Con lui erano stati arrestati 5 marocchini, accusati di aver subito la sua influenza. Tre di loro sono stati rilasciati dopo aver abiurato la fede cristiana, gli altri due sono stati condannati a otto mesi, ma poi liberati. La situazione rimane comunque rischiosa perché si teme la pressione sociale da parte dei vicini musulmani.
Il Marocco è quasi totalmente musulmano, i cristiani sono circa 300mila su 27 milioni di abitanti.
“Offene Grenzen”, nell’aprile 1995 riportava che la Costituzione marocchina garantisce la libertà di culto, ma in pratica i credenti locali si imbattono in considerevoli difficoltà. Sei cristiani sono stati arrestati perché si sono riuniti in un appartamento. Nel corso dell’interrogatorio tre di loro hanno rinnegato il credo, gli altri hanno ricevuto dagli otto ai dodici mesi di prigione. Grazie alla pressione internazionale sono stati rilasciati. Un gruppo francese ha cercato i pochi cristiani dispersi in Marocco per portare una parola di conforto. Questo il resoconto, con nomi fittizi. Ahmed abita in un villaggio nell’Atlas e come tanti altri marocchini cercava il senso della vita quando ha cominciato un corso sulla Bibbia. Poi ha perso la vista e lo ha interrotto. Si è recato in Europa a imparare il Braille e il mestiere di telefonista. In questi due anni nessuno gli ha parlato del Vangelo. Tornato in Marocco è finito in prigione per una lite da osteria. Uno dei suoi compagni di cella era cristiano, condannato a sei mesi per la fede. Ahmed si è convertito ed è uscito di prigione come un uomo nuovo: ascoltava audiocassette, leggeva i suoi libri per non vedenti ed era felice. La polizia, scoperto che era cristiano e non voleva abbandonare il suo credo, ha confiscato i libri nella sua abitazione e lo ha condotto in una città distante 350 km. Ahmed è stato interrogato per due giorni ed è stata esercitata su di lui ogni tipo di pressione psicologica, la polizia ha cercato ovunque qualcuno che potesse leggere quei testi in Braille. Ora Ahmed è tornato libero, ma senza i suoi libri. Aisha è una marocchina di 30 anni. Il padre era un’autorità, assai stimato, diretto discendente di Maometto. Lei quindi una pro-pro nipote del fondatore dell’islam. Ha praticato l’islam con fede e coscienza fino a che non le è venuto un dubbio “perché Dio vuole che io sia santa se io non sono per nulla capace di esserlo?”. Qualcuno le diede una Bibbia e subito si è sentita insieme allontanata e attratta dalle due diverse fedi. Alla fine si è convertita al cristianesimo, ma i problemi sono cominciati a scuola dove insegnava arabo e il Corano. Quattro delle sue alunne erano cristiane e le altre avevano seri dubbi sul Corano. Una volta scoperte le sue convinzioni, il preside ha trascorso nella sua classe quattordici giorni, controllandola attentamente: al primo piccolo errore è stata mandata via. Ora la situazione si è normalizzata e i colleghi hanno accettato la sua diversa maniera di vedere le cose.
Nel giugno 1997, a Rabat, si è tenuto il terzo meeting del Comitato congiunto islamico-cattolico, che ha affrontato temi quali i diritti delle minoranze e la questione di come i cristiani e i musulmani parlano gli uni degli altri. I partecipanti hanno confermato il loro sincero desiderio di contribuire al superamento delle difficoltà e a generare una più attiva collaborazione.
Il governo sta prendendo misure nei confronti degli studenti islamisti che occupano le università impedendone il funzionamento. Uno dei provvedimenti sarà la limitazione d’accesso alle facoltà, eseguendo un controllo più approfondito. Trentasette studenti sono stati arrestati, alcuni già condannati a pene di un anno o due. Le università sono state bloccate per un lungo periodo nel 1998 dai fondamentalisti che chiedono migliori trasporti e sistemazioni per gli studenti fuori sede.
“Fides” informa che un gruppo di 29 sacerdoti spagnoli ha risposto all’invito dell’arcivescovo di Tangeri, il francescano mons. José Antonio Peteiro Freire, e ha partecipato dal 2 al 9 settembre a un incontro sul Magreb e l’islam. L’incontro è stato organizzato in collaborazione con il segretario della pastorale dei migranti e dei nomadi di Barcellona, p. Ignasi Marqués Rodrìgues, per aiutare i sacerdoti a comprendere meglio ed assistere i molti immigrati marocchini poveri che vivono in Spagna e si rivolgono ai centri di accoglienza. Accompagnati dall’arcivescovo di Tangeri e dal parroco di Althoceima, Enric Enguix, i sacerdoti spagnoli hanno visitato Tetuàn, Asilah, Larache, Ksar el Kebir, Meknes e Fez. Nel corso della visita i sacerdoti hanno incontrato professori del luogo e hanno potuto vedere il lavoro sociale che fa capo a religiose, preti e laici: scuole di alfabetizzazione, dispensari, asili, residenze per anziani e handicappati.
Fedeli agli insegnamenti di San Francesco, ha spiegato l’arcivescovo di Tangeri, “conviviamo con i musulmani senza forzarli a cambiare religione”. “Essere una presenza della Chiesa in un Paese ufficialmente musulmano dove è proibito l’annuncio di altri credo”: questa la sfida della Chiesa in Marocco, “per vivere il Vangelo tra i musulmani”. L’orizzonte della missione nel Magreb, sempre secondo mons. Peteiro Freire, non è tanto la plantatio ecclesiae, quanto il servizio al Regno di Dio “che si realizza progressivamente man mano che gli uomini imparano ad amarsi, a perdonarsi e a servirsi reciprocamente”.
OT: Non so quanto Alleanza Cristiana sia attendibile :D
Mhh... è strano però, nella gran parte dei paesi da te citati c'è una componente cristiana più o meno numerosa e di sicuro in molti di quei paesi Giovanni Paolo II ha compiuto pellegrinaggi.
Oltretutto nel 1985 Giovannio Paolo II visitò proprio il Marocco dove potè parlare alla folla.
A parte questo non ho trovato nulla di interessante su Mustafa Zemanda(tranne articoli uguali a quello postato da te) quindi non posso dire molto, proverò ad informarmi.
A parte questo mi sembra abbastanza curioso da parte delle autorità marocchine fare tutto questo casino per un tizio che ha ricevuto per posta letteratura cristiana.
Anche perchè se il il governo marocchino teme "infiltrazioni cristiane" non si spiega perchè si lasci andare al turismo di massa (chi ha visitato Marrakech durante il mese d'agosto sa di cosa parlo, allucinante).
Stesso discorso si può fare per il musicista di El Salvador.
Obbiettivamente fare tutto questo casino per un pirletta qualunque che ha convertito 5 persone non ha senso.
Perdonami quindi se continuo ad essere dubbioso.
Guarda, ho una naturale repellenza verso tutto ciò che incomincia con "XX, useremo un nome fittizzio per non metterlo in pericolo, che vive nel villaggio del Salkazzistan a 40 metri dal bar di lello...".
Questo lo evito perchè non ha la minima riscontrabilità.
Insomma, ricapitolando.
Non si capisce bene secondo quale logica il Marocco dovrebbe perseguitare una minoranza qualsiesi.
Ci sono stato nell'agosto corrente anno e ho potuto visitare il centro e qualcosa del sud, e mi è sembrato sul serio un paese molto vicino agli stili di vita occidentali.
Forse per via della forte influenza francese.
akfhalfhadsòkadjasdasd
27-10-2005, 02:24
Se vi va di polemizzare con i soliti discorsetti uaar-style almeno fatelo su uno dei tanti vostri ad aperti,grazie.
ahi ahi si inizia a ringhiare! sembra che anche sul forum si viene perseguitati :rolleyes: ...
i dati che ci hai mostrato sono di certo preoccupanti ma non vedo il bisogno di rinfacciare continuamente "martiri" cristiani a destra e a manca. anche se fosse qualcosa vissuto sulla propria pelle! c'è già abbastanza disperazione e rancore nel mondo. dico solo questo
Blue Spirit
27-10-2005, 08:57
ahi ahi si inizia a ringhiare! sembra che anche sul forum si viene perseguitati :rolleyes: ...
i dati che ci hai mostrato sono di certo preoccupanti ma non vedo il bisogno di rinfacciare continuamente "martiri" cristiani a destra e a manca. anche se fosse qualcosa vissuto sulla propria pelle! c'è già abbastanza disperazione e rancore nel mondo. dico solo questo
se fossero martiri di altre confessioni probabilmente gridereste allo scandalo...non parliamo poi se fossero martiri per mano di cristiani...
zerothehero
27-10-2005, 16:42
mi dispiace x loro.
ma non xche sono cristiani perseguitati, ma xche sono perseguitati
ciao!
MA che discorsi....la natura della loro persecuzione è la negazione del pluralismo in materia religiosa..quindi la persecuzione ha matrice squisitamente "religiosa".
Sono cristiani perseguitati in spregio della libertà religiosa.
E non è un caso isolato..parliamo di Timor Est (che ora ha l'indipendenza grazie al principio di diritto internazionale dell'autodeterminazione), parliamo della nigeria, del sudan e di Cina oltre a numerose altri paesi.
Se vi va di polemizzare con i soliti discorsetti uaar-style almeno fatelo su uno dei tanti vostri ad aperti,grazie.
i "discorsetti" uaar style hanno molto più senso di quanto non si riesca, con una mentalità offuscata dall'imposizione cattolica, a vedere.
cmq è una cosa grave indipendemente da chi siano i perseguitati, chiunque deve essere libero di professare qualsiasi credo in qualsiasi forma, sempre senza però ledere le libertà altrui.
purtroppo quei paesi calpestano i diritti civili in mille modi, credo che ce ne vorrà del tempo prima che la vera umanità arrivi da loro...
ritornando IT:
Eritrea, altri duecento cristiani arrestati in un blitz
19/10/2005 13:35
ASMARA (Eritrea) - L'Eritrea ha arrestato più di duecento cristiani in un'operazione tra le più ampie mai effettuate contro la libertà di religione. Le forze di sicurezza eritree hanno catturato gli evangelici e i membri di chiese minori prendendoli dalle strade, dai loro posti di lavoro e dalle loro case il 3 ottobre; la località di detenzione dei cristiani è sconosciuta.
Le autorità hanno anche fermato un progetto in via di sviluppo e trattenuto tutto il suo personale; il progetto include un grosso programma di soccorsi e di approvvigionamenti di emergenza. Tra i detenuti vi sono il segretario generale del progetto, identificato soltanto come Ukbay, e il suo amministratore, Ghebre Michael.
Release Eritrea informa che ci sono preoccupazioni alla sicurezza dei detenuti e per la salute fisica e mentale delle famiglie che sono rimaste: «In molte case ci sono bambini e donne che soffrono e che sono anche loro diventate vittime di persecuzione. In queste case non entrerà più un salario e le vite delle persone sono in pericolo».
L'Eritrea ha guadagnato l'indipendenza dall'Etiopia nel 1993 dopo una guerra durata 30 anni, ed è stata designata dagli Stati uniti come «paese che desta particolare preoccupazione» a causa delle severe e continue violazioni sulla libertà religiosa.
Come risultato dell'azione di questi giorni, il Dipartimento di Stato ha notificato al Congresso, tre settimane fa, che il segretario di stato ha sospeso le esportazioni commerciali di armamenti verso l'Eritrea.
Nel 2002 il PFDJ, il partito di maggioranza in Eritrea, ha ordinato la chiusura di tutte le chiese che non appartenessero alle denominazioni ortodossa, cattolica o evangelica luterana. Almeno 36 chiese sono state chiuse, e molti membri e i responsabili dei gruppi sono stati imprigionati, maltrattati e torturati, sostiene Release Eritrea.
Il governo ha in più occasioni negato la persecuzione dei cristiani, insistendo che «nessun gruppo viene perseguitato in Eritrea per la sua fede o religione», e che la gente è «libera di adorare secondo il proprio desiderio».(WorldNetDaily.com)
Cuba, chiusa una tipografia cristiana
25/10/2005 11:51
L'AVANA (Cuba) - La polizia cubana ha recentemente effettuato un raid in una casa di Colon confiscando materiale che ufficialmente è stato definito come "sovversivo e pericoloso". Non si tratterebbe di contrabbando di droga, pornografia o istruzioni per la costruzione di bombe, ma copie del Vangelo di Giovanni e opuscoli cristiani.
È accaduto domenica 9 ottobre al mattino, quando cinque poliziotti in borghese si sono introdotti nell'edificio. Dopo aver chiamato rinforzi è arrivato un camion con altri dodici agenti in borghese che hanno confiscato i vangeli e la macchina tipografica.
La polizia ha poi preso il pastore Eliseo Rodriguez Matos, responsabile di una chiesa delle Assemblee di Dio della zona, portandolo alla stazione di polizia per un interrogatorio. Il ministro per la religione dell'Avana – che, stando a Worldnetdaily, supporta il governo comunista nel limitare l'evangelizzazione cristiana - ha definito la tipografia "molto pericolosa".
«Siamo daccordo con la valutazione del governo - ha risposto Tom White, direttore esecutivo di The Voice of the Martyrs -: la Parola di Dio è pericolosa. Può portare libertà eterna nel mezzo della tirannia del male». White è stato prigioniero a Cuba 25 anni fa dopo che un aereo dal quale stava distribuendo volantini cristiani è precipitato sull'isola. Fondata nel 1967, Voice of the Martyrs sostiene i cristiani perseguitati di tutto il mondo.
In altre zone di Cuba, le minacce di demolizione delle chiese familiari (chiese organizzate nelle case per sfuggire ai divieti di riunirsi con scopi spirituali) non sono mai state tanto serie; recentemente però il governo ha messo questi gruppi fuori legge e ha organizzato piani per dare loro la caccia e chiuderli. Molte chiese familiari si sono viste confiscare dalla polizia panche fatte in casa, strumenti musicali, letteratura cristiana e qualunque altra cosa trovata nei luoghi di culto.(WorldNetDaily.com)
29 ottobre 2005 9.53
GIACARTA INDONESIA, DECAPITATE TRE STUDENTESSE CRISTIANE
Orrore a Poso, nella tormentata provincia indonesiana di Sulawesi Centrale, interessata dalla violenza settaria che vede protagonisti musulmani e cristiani. Il portavoce della polizia provinciale, Rais Adam, ha dato notizia della decapitazione di tre studentesse cristiane che si pensa siano state assassinate mentre si recavano a scuola.
Le teste di due vittime sono state abbandonate vicino a una stazione di polizia. La testa della terza studentessa è stata trovata vicino a una chiesa cristiana. "Stiamo aspettando i risultati di una inchiesta sul terreno: siamo in attesa di stabilire se ci sia o meno un movente religioso", ha detto il funzionario di polizia.
In parti della provincia Sulawesi Centrale, dal 2000 gli scontri fra musulmani e cristiani hanno causato più di 1.000 morti. Nel 2001 il governo mediò una tregua, ma la violenza è continuata a intermittenza.(Avvenire)
Indonesia: 3 studentesse cristiane decapitate
[ICN-News 29/10/05, 24:00]
I banditi hanno decapitato le ragazze mentre andavano a scuola, e hanno abbandonato una delle teste davanti a una chiesa. Il presidente Susilo condanna l’attentato. Il capo della polizia: “vittime indifese”.
Poso (AsiaNews/Agenzie) – Questa mattina 3 studentesse cristiane sono state decapiate. Le vittime sono Yusriani Sampoe di 15 anni, Theresia Morangke di 16 anni e Alvita Polio di 19 anni. Un’altra ragazza, Noviana Malewa, ha riportato gravi lesioni al volto ed è ora ricoverata in ospedale sotto stretta osservazione. La ragazza sarà un importante testimone per chiarire le modalità dell’aggressione, che è stata condotta con armi da taglio mentre le ragazze si recavano in un liceo privato cristiano a Poso, Sulawesi centrali. I corpi sono stati trovati alle 7:30 ora locale (8:30 a Jakarta) nei pressi del villaggio di Bambu. La testa di una ragazza è stata invece abbandonata davanti una chiesa cristiana nel villaggio di Kasiguncu, e le altre 2 nei pressi di una stazione di polizia distante 10 km dal luogo del delitto. L’agenzia di stampa statale Antara ha riportato che le ragazze sono state attaccate da persone non identificate mentre, vestite con le loro divise scolastiche, percorrevano i 9 km che separano la scuola dalle loro case. Il commissario Oenggoeseno, capo della polizia delle Sulawesi, ha dichiarato che il movente dell’attentato non ha nessuna importanza dato che queste vittime erano ragazze del tutto indifese.
Appena avuta la notizia dell’aggressione il presidente Susilo Bambang Yudhoyono ha cancellato tutti i suoi appuntamenti e ha convocato una riunione d’urgenza con i funzionari per la sicurezza, compresi il vice presidente Jusuf Kalla, ed i capi dell’esercito, della polizia e dell’intelligence. Il presidente ha espresso tutta la sua costernazione per la tragedia: “condanno con forza questi attacchi contro la civiltà - ha dichiarato – e chiedo alla popolazione del posto di collaborare con il governo per garantire il buon esito delle indagini e mantenere la sicurezza”. Ha poi detto che verranno inviate forze di polizia per mantenere la sicurezza ed evitare che la situazione precipiti. Questo attacco ha infatti fatto salire la tensione fra musulmani e cristiani. Poso è un terreno fertile per innescare contrasti fra le 2 comunità, e la situazione è ancora più grave se si considera che gli omicidi precedono di pochi giorni la celebrazione musulmana dell’Idul Fitri (festa islamica che segna la fine del mese di digiuno del Ramadan), conosciuta qui popolarmente come “Lebaran”. Il lunghissimo conflitto di Ambon, che ha causato migliaia di vittime, è stato scatenato proprio da violenze perpetrate pochi giorni prima dell’Idul Fitri.
Eritrea, continua la persecuzione
28/10/2005 22:51
ASMARA (Eritrea) - I cristiani evangelici continuano a essere oggetto di persecuzione in Eritrea. Soltanto pochi giorni fa duecento cristiani sono stati arrestati e le loro chiese e programmi di aiuti umanitari sono stati chiusi in una operazione considerata la peggiore degli ultimi anni. Eppure è soltanto un'altra vena di una lunga serie di violazioni alla libertà religosa che gli osservatori internazionali di diritti umani stanno osservando in questo paese.
Strategic World Impact sostiene da lungo tempo i cristiani perseguitati in questo paese. Il presidente dell'agenzia, Kevin Turner, dice che uno dei suoi operatori ha subito delle pressioni: «Uno dei nostri operatori locali è stato incarcerato per 21 giorni. La situazione è critica. Abbiamo veramente bisogno che il corpo di Cristo preghi per questa situazione».
Secondo Turner, il governo non sta rispondendo alla pressione internazionale e che sta invece peggiorando la situazione dei cristiani: «Il presidente dell'Eritrea ha in pratica fatto della chiesa evangelica il nemico numero uno dello stato e ha intenzione di portare avanti una campagna crudele per cercare di sradicarla e toglierla di mezzo».
L'Eritrea potrebbe unirsi ad altri paesi che l'hanno preceduta, dice Turner: «L'Eritrea sta alienando se stessa dal resto della comunità internazionale, unendosi su questo versante alla Corea del Nord, e all'Arabia Saudita".
Turner sa perché la chiesa viene perseguitata: «Ha detto che non smetterà di evangelizzare. I cristiani continuano nonostante le severe minacce per gli incredibili maltrattamenti fisici che sono costretti a sopportare. Sono convinti che che valga la pena di soffrire per Gesù».
L'Eritrea ha guadagnato l'indipendenza dall'Etiopia nel 1993 dopo trent'anni di guerra, ed è stata ora inserita dagli USA tra i paesi che destano "particolare preoccupazione" a causa delle gravi e continue violazioni alla libertà religiosa. Questo ha mosso l'Eritrea a porre fine all'USAID, progetto di aiuti internazionali di cui aveva disperatamente bisogno. «Due-terzi della popolazione in Eritrea dipende dall'assistenza internazionale per la sopravvivenza. Tutti gli osservatori sono concordi nel dire che sono all'orizzonte una massiccia carestia e quindi altre sofferenze per una popolazione già provata».
(fonte: MNN)
30 Ottobre 2005
VATICANO - INDONESIA
Il Papa vicino alle famiglie delle ragazze indonesiane decapitate
Benedetto XVI ha incaricato il vescovo della diocesi di Manado di esprimere alle famiglie ed alla comunità diocesana le sue condoglianze ed ha assicurato “fervide preghiere per la pace fra quelle popolazioni”.
Città del Vaticano (AsiaNews) – “Sentite condoglianze” per le famiglie e per la comunità diocesana delle 3 ragazze cristiane “barbaramente uccise” in Indonesia il 29 ottobre sono state espresse oggi da Benedetto XVI. Il papa “appena appresa la dolorosa notizia” ha incaricato mons. Suwatan, vescovo di Manado, di porgerle di persona ed ha assicurato di “elevare al Signore fervide preghiere per il ritorno della pace fra quelle popolazioni”.
L’attacco contro Yusriani Sampoe di 15 anni, Theresia Morangke di 16 anni e Alvita Polio di 19 anni, decapitate mentre si recavano a scuola, si è svolto infatti a Poso, terreno fertile per innescare contrasti fra le comunità cristiane e musulmane. La situazione è ancora più grave se si considera che gli omicidi precedono di pochi giorni la celebrazione musulmana dell’Idul Fitri (festa islamica che segna la fine del mese di digiuno del Ramadan), conosciuta qui popolarmente come “Lebaran”.
Il lunghissimo conflitto di Ambon, che ha causato migliaia di vittime, è stato scatenato proprio da violenze perpetrate pochi giorni prima dell’Idul Fitri.
Il presidente indonesiano Susilo Bambang Yudhoyono non ha escluso che la decapitazione sia stata effettuata nell’ottica di aumentare le tensioni interreligiose nella zona. “Potrebbe essere così – ha detto – alcune persone hanno molto da guadagnare in caso di conflitto”.
Il capo di Stato ha poi invitato la popolazione alla calma: “Una reazione sbagliata da parte di coloro che vivono a Poso renderebbe la situazione peggiore. Fate fare al governo il suo lavoro”.
Eritrea, continua la persecuzione
28/10/2005 22:51
Ma l'Eritrea non è in parte cristiana? Leggo che le percentuali sono 50-50, metà cristiani e metà sunniti. Inoltre il presidente ha fatto parte di un partito di ispirazione marxista... credo che più che il fatto di essere cristiani sia perseguitato il fatto di appartenere a una confessione non ufficiale. Qualcosa di simile alla Cina insomma, l'importante è il controllo. Le confessioni "registrate" (ortodossi, cattolici e luterani, oltre che sunniti) sono tollerate invece.
Comunque è innegabile che la persecuzione per motivi religiosi sia un problema ancora da risolvere, nel mondo.
Ma l'Eritrea non è in parte cristiana? Leggo che le percentuali sono 50-50, metà cristiani e metà sunniti. Inoltre il presidente ha fatto parte di un partito di ispirazione marxista... credo che più che il fatto di essere cristiani sia perseguitato il fatto di appartenere a una confessione non ufficiale. Qualcosa di simile alla Cina insomma, l'importante è il controllo. Le confessioni "registrate" (ortodossi, cattolici e luterani, oltre che sunniti) sono tollerate invece.
Eritrea
(Alleanza Cattolica)Il diritto alla libertà religiosa sancito dalla Costituzione è rispettato quanto ai cristiani e ai musulmani, ma non per i testimoni di Geova.
Tra la comunità ortodossa maggioritaria, quella islamica e quella cattolica, secondo mons. Luca Milesi, vescovo di Barentù, intervistato da «L’Apostolo di Maria» del gennaio 2000, i rapporti sono di collaborazione e cordialità.
Da parte delle istituzioni, non è stato dato seguito all’annuncio dato nel 1998 secondo il quale tutte le scuole cattoliche sarebbero state poste sotto il controllo statale. Tuttavia, dal gennaio 1998, alle organizzazioni religiose non è permesso condurre asili d’infanzia.
Nel clima di guerra con la vicina Etiopia,viene esercitato uno stretto controllo delle autorità politiche sulle religioni: musulmani e testimoni di Geova che si sono rifiutati di prestare il servizio militare — secondo il rapporto del dipartimento di Stato Usa sulla libertà religiosa nel 1999 — sono stati processati, condannati e incarcerati.
come si vede "tollerate" si fa per dire.
D4rkAng3l
31-10-2005, 01:44
[ICN-News 20/10/05, 19:35] Foto: Un gruppo di giovani nordcoreani che si sono rifugiati in Cina si raccoglie in preghiera
Si stima che ci siano nel mondo 200 milioni di cristiani che subiscono interrogatori, arresti e perfino la morte per la loro fede in Cristo. Dai 200 ai 400 milioni di credenti sono vittime di discriminazione.
Nella sola Corea del Nord, secondo alcuni osservatori, decine di migliaia (addirittura 100.000) sono rinchiusi in carcere e/o nei campi di lavoro forzato. Secondo un rapporto preparato da un gruppo dell’università Dongguk, guidato dal prof. Koh Yu-hwan, esecuzioni pubbliche, aborti forzati, morte per fame sono alcune fra le più comuni violazioni ai diritti umani che si praticano nella Corea del Nord. Lo ha stabilito la Commissione nazionale per i diritti umani in Corea del Sud dopo aver intervistato e raccolto materiale da circa 150 esuli nordcoreani fuggiti al sud.
Di fronte al terrificante fenomeno della persecuzione si può assumere uno dei seguenti atteggiamenti: “Vedere, sentire, ignorare”, oppure “Vedere, sentire, pregare”. Si può fare altro: Laddove sono disponibili gli indirizzi, si può scrivere ai carcerati, inviare loro un’e-mail o una cartolina. Un piccolo gesto di solidarietà che può significare molto per chi soffre.
Ecco la “lista nera” dei paesi a rischio-persecuzione per i cristiani: Afghanistan, Algeria, Azerbaijan, Arabia Saudita, Bangladesh, Bhutan , Brunei , Chechnya, Chiapas, Cina, Cipro, Colombia, Comoro Islands, Corea del Nord, Cuba, Egitto, Emirati Arabi Uniti, Etiopia, Guinea Equatoriale, India, Indonesia, Iran, Irak, Kuwait, Laos, Libia, Malaysia, Maldive, Marocco, Mauritania, Myanmar (Birmania), Nepal, Nigeria, Oman, Pakistan, Qatar, Siria, Somalia, Sri Lanka, Sudan, Tajikistan, Tibet, Tunisia. Turchia, Turkmenistan, Uzbekistan, Vietnam, Yemen.
Indonesia:Ratna, Eti e Rebekka (medico). Al 20 ottobre del 2005, sono in carcere da 158 giorni. Devono scontare una pena di tre anni per avere accettato che dei bambini musulmani partecipassero ad un'edizione speciale della Scuola Domenicale.
Cristiani indonesiani attaccati mentre pregano in strada
[ICN-News 22/10/05, 12:57]
La Costituzione garantisce libertà religiosa, ma pregare in casa è proibito e le chiese vengono chiuse dagli estremisti. Per incontrarsi i cristiani scelgono le strade, ma anche qui non sono graditi.
Java – Un gruppo di cristiani è stato attaccato domenica 16 ottobre mentre pregava per le strade di Jatimulya, ad est di Belasi, nel West Java. La preghiera “stradale” è rimasta l’unica opzione per questi fedeli da quando la loro chiesa è stata chiusa con la forza.
Un’e-mail inviata da uno di questi cristiani dice: “Il gruppo era composto da membri di 3 chiese diverse a cui è stata ordinata la chiusura 5 settimane fa dal sindaco di Jatimulya. L’ordinanza è stata voluta da un gruppo radicale musulmano chiamato Alleanza contro l’Apostasia”. “La Costituzione del Paese – continua – garantisce la libertà religiosa, ma pregare in casa è proibito e le chiese vengono chiuse. L’unica soluzione per pregare insieme è incontrarsi per strada”.
Durante l’incontro di domenica i fedeli incontrano sulla strada circa 300 musulmani che pregano. Si spostano verso un’altra zona ed iniziano a pregare. Un gruppo di estremisti li insegue ed inizia ad insultarli ed a prenderli in giro: alcuni insistono perché la preghiera termini immediatamente. Una donna che guida una delle chiese viene spintonata e cade a terra: per non peggiorare la situazione il gruppo si disperde per riprendere la preghiera il giorno dopo.
E’ l’ennesimo caso di intimidazione e violenza contro i cristiani indonesiani: l’11 ottobre un gruppo di estremisti interrompe con la forza la recita del rosario in una casa privata nella parte occidentale di Jakarta e, negli ultimi tempi, circa 30 chiese domestiche protestanti sono state chiuse da parte di estremisti.
"Non c'è posto per i Cristiani in questo paese"
[ICN-News/CD 26/10/05, 09:15]
A Janbashkala, un villaggio sperduto dell'Uzbekistan, i 100 membri della piccola chiesa protestante sono ferocemente perseguitati, umiliati pubblicamente, espulsi da casa e lavoro per essersi convertiti al cristianesimo.
Kaldibek Primbetov, responsabile del malcapitato gruppo di cristiani, conosce nome e cognome del regista della persecuzione: un uomo molto facoltoso e influente che da due anni va ripetendo "Non c'è posto per i Cristiani in questo paese".
a Ewigen ma te ce stai proprio a rota con le persecuzioni cristiane...vabbè poracci sti tipi ma la cosa grave è che mi sembra che quelli come te si sentano sempre perseguitati
a Ewigen ma te ce stai proprio a rota con le persecuzioni cristiane...vabbè poracci sti tipi ma la cosa grave è che mi sembra che quelli come te si sentano sempre perseguitati
Ogni tanto è bene ricordarlo, no? Oppure va bene sempre e solo menare il torrone con il racconto dei cristiani occidentali cattivi che vanno a molestare tutti gli abitanti pacifici del mondo? :confused:
Pare che queste notizie diano quasi fastidio.. ed è comprensibile il perchè: mettono in discussione, se non proprio smontano, il principale assioma su cui si basa molta della genealogia sinistra dei rapporti politici e religiosi tra uomini e paesi.
D4rkAng3l
31-10-2005, 11:15
Ogni tanto è bene ricordarlo, no? Oppure va bene sempre e solo menare il torrone con il racconto dei cristiani occidentali cattivi che vanno a molestare tutti gli abitanti pacifici del mondo? :confused:
Pare che queste notizie diano quasi fastidio.. ed è comprensibile il perchè: mettono in discussione, se non proprio smontano, il principale assioma su cui si basa molta della genealogia sinistra dei rapporti politici e religiosi tra uomini e paesi.
ma te sei fissato con la sinistra quanto ewigen con gli affari chiesaroli..che rabbia...guarda che queste affermazioni le fanno anche tantissimi miei amici che votano Alleanza Nazionale quindi stai dicendo delle baggianate, assurdità...cappellate insomma :D
Io non provo fastidio nel sentirne parlare...anzi è giusto e importante ma mi sembra che Ewigen abbia un'ansia quasi spasmodica a mostrare quanto siano perseguitati i cristiani (non solo in cose serie come questa ma anche nelle più piccole cappellate di tutti i giorni)
a Ewigen ma te ce stai proprio a rota con le persecuzioni cristiane...vabbè poracci sti tipi ma la cosa grave è che mi sembra che quelli come te si sentano sempre perseguitati
Senza contare che non sono nemmeno un pelo delle persecuzioni fatte dai cristiani nei secoli scorsi, quelle erano persecuzioni vere.
Senza contare che non sono nemmeno un pelo delle persecuzioni fatte dai cristiani nei secoli scorsi, quelle erano persecuzioni vere.
Eccolo, è qui che casca il parax. :D
Vabbè, e poi dite che è una fissazione.. incorreggibili. ;)
Eccolo, è qui che casca il parax. :D
Vabbè, e poi dite che è una fissazione.. incorreggibili. ;)
ma che casca e casca, ogni mese ve ne uscite col nuovo 3d sulle persecuzioni cristiane in cina, corea del nord e indonesia, ma mi spiegate che ci fanno i crisitiani in estremo oriente? come ci sono arrivati? in che modi? vogliamo parlare della evangelizzazione delle filippine?
Cercherò di ripetere ancora una volta:
Se vi va di polemizzare con i soliti discorsetti uaar-style almeno fatelo su uno dei tanti vostri thread aperti,grazie.
credo sia una questione tecnica: parax deve aver messo dei filtri al forum per cui gli risultano solo due discussioni sul cristianesimo... quelle che gli interessano...
le altre appunto sono state epurate :D
ma che casca e casca, ogni mese ve ne uscite col nuovo 3d sulle persecuzioni cristiane in cina, corea del nord e indonesia, ma mi spiegate che ci fanno i crisitiani in estremo oriente? come ci sono arrivati? in che modi? vogliamo parlare della evangelizzazione delle filippine?
Stai dicendo che dovevano starsene a casa loro?
Hai ragione, e che cacchio, che pretese hanno questi cristiani di andarsene in oriente e di andarsene tranquilli in chiesa?!?
Peraltro dovresti spiegarci come sono arrivati in Indonesia i musulmani che oggi perseguitano i cristiani.. non risulta che Maometto fosse originario del luogo, magari ci era andato in vacanza.
Del resto si registrano scontri anche al confine tra pakistan e india, tra musulmani e indù.. e pure gli indù ci si mettono!
HenryTheFirst
31-10-2005, 13:28
Senza contare che non sono nemmeno un pelo delle persecuzioni fatte dai cristiani nei secoli scorsi, quelle erano persecuzioni vere.
tre cristiane decapitate non rappresentano una persecuzione vera?
Cmq mi sfugge il nesso per cui siccome alcuni cristiani secoli fa hanno commesso determinati atti, oggi non possano denunciare le stesse azioni rivolte contro di loro.
Forse certi crimini sono atroci solo se commessi da chi crede in Cristo?
D4rkAng3l
31-10-2005, 13:48
tre cristiane decapitate non rappresentano una persecuzione vera?
Cmq mi sfugge il nesso per cui siccome alcuni cristiani secoli fa hanno commesso determinati atti, oggi non possano denunciare le stesse azioni rivolte contro di loro.
Forse certi crimini sono atroci solo se commessi da chi crede in Cristo?
mi dispiace per le persone morte ma effettivamente il cristianesimo ha le sembianze di un virus che tende ad espandersi in nuove zone e a diffondersi (figli su figli peggio dei conigli)
HenryTheFirst
31-10-2005, 15:06
mi dispiace per le persone morte ma effettivamente il cristianesimo ha le sembianze di un virus che tende ad espandersi in nuove zone e a diffondersi (figli su figli peggio dei conigli)
Non capisco il nesso tra la (presunta) diffusione del cristianesimo e la morte di certe persone, e l'associazione tra la diffusione di un sistema di pensiero (o come volete chiamarlo) ed un virus. Consideri tali anche l'illuminismo nel '700 o il comunismo tra 800 e 900 oppure il cristianesimo ha qualche caratteristica peculiare che te lo fa associare ad un virus?
Torniamo IT:
Altro aggiornamento della tragedia indonesiana:
FEDELI NEL MIRINO
La strage in un villaggio vicino alla cittadina di Poso nel Sulawesi, una regione funestata dal Duemila dagli scontri interreligiosi Il presidente Susilo Banbang Yudhoyono: «Crimini sadici e inumani»
Di Luca Miele
Uccise perché cristiane. Decapitate mentre stavano raggiungendo il liceo privato nel quale studiavano. Hanno trovato così la morte tre ragazze indonesiane, di quindici sedici e diciannove anni, mentre una quarta, una loro compagna, è riuscita a sfuggire alla morte, dandosi alla fuga, riuscendo a trovare scampo in un fosso, ferita al volto, terrorizzata. È accaduto nel villaggio di Bukit Bambu, vicino alla cittadina di Poso, nella tormentata provincia indonesiana di Sulawesi Centrale. Nel novembre del 2004 nella stessa località un altro cristiano era stato barbaramente decapitato. L'episodio è avvenuto mentre le tre studentesse si stanno recando a scuola. Un percorso che coprivano ogni giorno, nove chilometri in tutto. Per farlo, dovevano attraversare una piantagione di cacao. Indossavano la divisa del loro istituto. Di colore marrone. E per questo facilmente individuabile. Un commando armato sbucava all'improvviso. Ancora incerto il numero dei componenti. Qualche testimone parlava di due, altri di sei persone. Erano vestiti di nero e avevano il volto coperto, tra le mani impugnavano il machete. Poi l'agguato improvviso. I corpi delle tre vittime venivano lasciati sul luogo del massacro. Le teste venivano fatte trovare altrove, due ore più tardi, una a cento metri da una chiesa cristiana, le altre due vicino a un commissariato di polizia. Una quarta studentessa riusciva a sfuggire agli aggressori. Terrorizzata e ferita al volta raccontava i fatti ai soccorritori. Il presidente indonesiano Susilo Banbang Yudhoyono, appena appresa la notizia, ha cancellato tutti i suoi appuntamenti e convocato una riunione d'urgenza con i funzionari per la sicurezza, compresi il vice presidente Jusuf Kalla, ed i capi dell'esercito, della polizia e dell'intelligence. Il presidente ha espresso tutta la sua costernazione per la tragedia, per questi «crimini sadici e inumani. Condanno con forza questi attacchi contro la civiltà - ha dichiarato - e chiedo alla popolazione di collaborare co n il governo per garantire il buon esito delle indagini e mantenere la sicurezza». Il presidente indonesiano ha assicurato che verranno inviate forze di polizia sul luogo per evitare nuovi episodi di sangue. Il timore è che questo crimine possa far salire di nuovo la tensione fra musulmani e cristiani e riaccendere un conflitto che nel cinque anni fa provocò migliaia di vittime. La città di Poso è stata già triste protagonista di violenze alle comunità cristiane. Nel dicembre del 2004 furono attaccate diverse chiese protestanti. Mentre l'episodio più grave risale al 28 maggio scorso quando un duplice attentato dinamitardo nel mercato della città a maggioranza cristiana di Tentena provocò 22 vittime e 70 feriti. Non fu un episodio isolato. Nel giro di sei mesi si sono susseguiti ben quattro attentati nella stessa città. Il primo, avvenuto il 13 novembre 2004, uccise sei persone in un mercato. Il secondo, inizio 2005, colpì l'hotel Alamanda. Il terzo, del 24 aprile, distrusse due edifici in cui operavano delle organizzazioni non governative. Tentana fu l'epicentro dell'ondata di violenza. Il vice presidente indonesiano Jusuf Kalla parlò allora di un chiaro tentativo per mettere in ginocchio il dialogo interreligioso. Azioni che però venivano portate, secondo il vice presidente, da «gruppi terroristici di Java non legati alle comunità religiose locali». La situazione oggi è ancora più grave, come avverte l'agenzia AsiaNews, se si considera che gli omicidi precedono di pochi giorni la celebrazione musulmana dell'Idul Fitri, festa islamica che segna la fine del mese di digiuno del Ramadan, conosciuta qui popolarmente come "Lebaran". Il lunghissimo conflitto di Ambon, che ha causato migliaia di vittime, è stato scatenato proprio da violenze perpetrate pochi giorni prima dell'Idul Fitri.(Avvenire)
Vietnam: i cristiani sono pericolosi
31 ottobre 2005 - (ve/igfm) Stando a un rapporto segreto del governo vietnamita, le riunioni cristiane dovrebbero essere ”impedite con ogni mezzo“. Il rapporto indica che i cristiani sono da ritenere “pericolosi”. Lo denuncia, a Francoforte, l’Associazione per i Popoli Minacciati. Colpiti in modo particolare sarebbero i cristiani appartenenti alla popolazione minoritaria degli Hmong, nel nordovest del paese. L’Associazione per i Popoli Minacciati, che ha pubblicamente denunciato le direttive diramate dal governo vietnamita, ha rivolto un appello alle autorità del paese asiatico invitandolo a rispettare i diritti delle minoranze religiose.
Ogni tanto è bene ricordarlo, no? Oppure va bene sempre e solo menare il torrone con il racconto dei cristiani occidentali cattivi che vanno a molestare tutti gli abitanti pacifici del mondo? :confused:
Pare che queste notizie diano quasi fastidio.. ed è comprensibile il perchè: mettono in discussione, se non proprio smontano, il principale assioma su cui si basa molta della genealogia sinistra dei rapporti politici e religiosi tra uomini e paesi.
Quoto. :)
Aggiungendo: sembra quasi che dimostrare che la Chiesa è diversa da "persecutrice di streghe e bigotta", metta in difficoltà chi si appella a questo, per stare lontano dalla Chiesa, e additare i preti come malvagi. :fagiano:
mi dispiace per le persone morte ma effettivamente il cristianesimo ha le sembianze di un virus che tende ad espandersi in nuove zone e a diffondersi (figli su figli peggio dei conigli)
:rotfl:
L'islamismo, o l'ateismo, invece... :stordita:
D4rkAng3l
01-11-2005, 12:55
non si è mai sentito parlare di una filosofia atea che ti spinge a riprodurti compulsivamente come gli animali....
non si è mai sentito parlare di una filosofia atea che ti spinge a riprodurti compulsivamente come gli animali....
Credevo la tua fosse una metafora...
Bhe, in effetti vedo molti preti costringere le persone a fare sesso e procreare... :stordita: :mbe:
L'islamismo,
Non traformiamo il thread in uno scontro cristianesimo vs Islam.Anche l'Islam in varie nazioni paga come noi con il sangue dei suoi fedeli il fatto di esistere.
Ok tra gli islamici (per islamici intendo quelli veri,non ubriconi non praticanti con vestiti da pornostar) vi sono persecutori,coloro che vogliono la nostra cancellazione,che non volgliono vedere simboli di altre religioni... però vi sono anche coloro che vogliono dialogare (vedi Assisi e vari incontri interreligiosi) che non fanno rogne per il fatto che da noi vi è un legno incrociato e,come detto,che pure vengono perseguitai.Anche se quest'ultimi dovessero,per assurdo, essere un giorno soltanto l'1 per mille non è comunque motivo per fare di ogni erba un fascio :)
tutte le minoranze sono soggette a persecuzioni almeno nel terzo mondo o in dittature, questo per dire che ovviamente questa discussione non ha senso :ciapet:
Non traformiamo il thread in uno scontro cristianesimo vs Islam.
Ehm...
Leggi bene! :)
Ho quotato D4rkAng3l perchè diceva alcune cose verso il cristianesimo che, secondo me, valgono molto più per altre religioni...
Non dicevo niente a proposito di islam e di persecuzioni...
Leggi bene sopra... :read: :)
tutte le minoranze sono soggette a persecuzioni almeno nel terzo mondo o in dittature, questo per dire che ovviamente questa discussione non ha senso :ciapet:
Ammesso e non concesso che tutte le minoranze siano soggette a persecuzioni, se anche così fosse non ha senso ricordare quelle subite oggi dai cristiani in molti paesi?
Strana logica questa (ma forse l'errore è chiamarla logica). :doh:
jumpermax
01-11-2005, 17:49
Ogni tanto è bene ricordarlo, no? Oppure va bene sempre e solo menare il torrone con il racconto dei cristiani occidentali cattivi che vanno a molestare tutti gli abitanti pacifici del mondo? :confused:
Pare che queste notizie diano quasi fastidio.. ed è comprensibile il perchè: mettono in discussione, se non proprio smontano, il principale assioma su cui si basa molta della genealogia sinistra dei rapporti politici e religiosi tra uomini e paesi.
Quoto. :)
Aggiungendo: sembra quasi che dimostrare che la Chiesa è diversa da "persecutrice di streghe e bigotta", metta in difficoltà chi si appella a questo, per stare lontano dalla Chiesa, e additare i preti come malvagi. :fagiano:
A me risulta che tra i gruppi politici più attivi nella difesa e nella tutela delle minoranze cristiane ci siano i radicali, che sono qua in Italia quelli in assoluto più ostili al clericalismo dilagante in politica. Però anzichè preoccuparsi solo di queste minoranze, si interessano alle cause di ogni minoranza oppressa a prescindere da fede etnia o politica, atteggiamento che personalmente trovo profondamente cristiano, ma può essere che in quanto ateo io di cristianesimo non abbia capito niente. Samu mi spiega ad esempio che suddividere i perseguitati in base alla loro fede è perfettamente logico
Ammesso e non concesso che tutte le minoranze siano soggette a persecuzioni, se anche così fosse non ha senso ricordare quelle subite oggi dai cristiani in molti paesi?
Strana logica questa (ma forse l'errore è chiamarla logica). :doh:
e suppongo quindi anche profondamente cristiano... no? :mbe:
Jumper cosa stai dicendo? :confused:
Uno (Ewigen in questo caso) non può rilevare e aprire un thread sulle numerose persecuzioni subite dai cristiani in molti paesi del mondo, SE non inserisce nel thread le persecuzioni subite dai credenti di altre N religioni? E' questo che stai dicendo?
Spero di no, perchè mi sembra una solenne cretinata, presa a prestito (non a caso) da altre discussioni. In cui non si può dire che la sinistra sbaglia, SE non si dice allo stesso tempo che la destra sbaglia.
Peccato che questa procedura, oltre ad essere assurda, viene richiesta asimmetricamente. Si può dire (e molti thread sono stati aperti) che i cristiani perseguitano, le crociate, l'inquisizione.. nessuno in quei thread mi pare abbia detto: non se ne può parlare se non si parla anche delle persecuzioni subite dai cristiani.
jumpermax
01-11-2005, 19:13
Jumper cosa stai dicendo? :confused:
Uno (Ewigen in questo caso) non può rilevare e aprire un thread sulle numerose persecuzioni subite dai cristiani in molti paesi del mondo, SE non inserisce nel thread le persecuzioni subite dai credenti di altre N religioni? E' questo che stai dicendo?
Spero di no, perchè mi sembra una solenne cretinata, presa a prestito (non a caso) da altre discussioni. In cui non si può dire che la sinistra sbaglia, SE non si dice allo stesso tempo che la destra sbaglia.
Peccato che questa procedura, oltre ad essere assurda, viene richiesta asimmetricamente. Si può dire (e molti thread sono stati aperti) che i cristiani perseguitano, le crociate, l'inquisizione.. nessuno in quei thread mi pare abbia detto: non se ne può parlare se non si parla anche delle persecuzioni subite dai cristiani.
Dico solo che mi sfugge il motivo per cui l'argomento di un thread siano le persecuzioni dei soli cristiani, come se il fatto che le subiscano i cristiani e non qualcun altro faccia qualche differenza. Posso capire un thread come argomento una singola persecuzione cristiana, che ne so il caso dei Montagnard ma quale dovrebbe essere il filo conduttore con le altre? Messa in questi termini i casi sono due, o che le uniche persecuzioni che ritenete rilevanti sono quelle subite dai cristiani, oppure le si vuole mettere assieme per far mucchio e concludere chissà cosa... a giudicare dai commenti che ho quotato pare la seconda. Beh io non so che idea tu abbia del fronte anticlericale ma quello che conosco io certo non si dimentica per strada i cristiani perseguitati sparsi per il pianeta. Certo trovo un po' strumentale questo modo di argomentare...
Ammesso e non concesso che tutte le minoranze siano soggette a persecuzioni, se anche così fosse non ha senso ricordare quelle subite oggi dai cristiani in molti paesi?
Strana logica questa (ma forse l'errore è chiamarla logica). :doh:
ma perchè si deve anche essere razzisti sulle disgrazie va che siete strani neh
Ammesso e non concesso che tutte le minoranze siano soggette a persecuzioni, se anche così fosse non ha senso ricordare quelle subite oggi dai cristiani in molti paesi?
:
non ha senso farne una strumentalizzazione del genere:
mettono in discussione, se non proprio smontano, il principale assioma su cui si basa molta della genealogia sinistra dei rapporti politici e religiosi tra uomini e paesi.
Il fatto è che non smontano poprio nessuna genealogia (forse qualche demagogia...) del "rapporto tra i popoli", neanche fosse questa grande notizia, anzi rientra nel semplice concetto di emarginazione delle minoranze a loro volta emarginatrici quando ( e se...) arrivano al potere.
In questa ottica è utile parlarne, come di tutte le oppressioni invece piegare questi avvenimenti per utilizzarli a fini demagogici in un contesto ( come è oggi in italia... ) di recrudescenze di un passato neanche tanto lontano è vergognoso.
Dico solo che mi sfugge il motivo per cui l'argomento di un thread siano le persecuzioni dei soli cristiani, come se il fatto che le subiscano i cristiani e non qualcun altro faccia qualche differenza.
A me sembra lampante che l'intento del thread sia di fare da (singolo) contraltare alla sproporzionata massa di affermazioni in vari thread che vedono il cristianesimo come LA religione che opprime ed ha oppresso, affermazioni poste sempre come pietra di paragone "sine qua non" ogniqualvolta c'è una sia pur minima critica all'islam.
Il bello è che, come dice SaMu, pare sia permesso, lecito e buona cosa far notare le passate malefatte del cristianesimo, ma sia cosa da censurare, sbagliata e malvagia far notare che anche i cristiani vengono a tutt'oggi perseguitati e massacrati da appartenenti alle religioni prima difese.
Due pesi e due misure, come al solito, e come al solito quando non si possono screditare i fatti si attacca la persona che li ha riportati, in queso caso rea di non aver rispettato un fantomatico diritto di "uguaglianza nel riportare i torti" che MAI è stato rispettato a parti invertite.
Ci sarebbe da ridere se non fosse che questo comportamento nel forum è sistematico e visto come normale.
Tutto questo, detto da un ateo convinto che ha ben poca simpatia per il clero, ma molta per l'obiettività.
jumpermax
02-11-2005, 10:25
A me sembra lampante che l'intento del thread sia di fare da (singolo) contraltare alla sproporzionata massa di affermazioni in vari thread che vedono il cristianesimo come LA religione che opprime ed ha oppresso, affermazioni poste sempre come pietra di paragone "sine qua non" ogniqualvolta c'è una sia pur minima critica all'islam.
Il bello è che, come dice SaMu, pare sia permesso, lecito e buona cosa far notare le passate malefatte del cristianesimo, ma sia cosa da censurare, sbagliata e malvagia far notare che anche i cristiani vengono a tutt'oggi perseguitati e massacrati da appartenenti alle religioni prima difese.
Due pesi e due misure, come al solito, e come al solito quando non si possono screditare i fatti si attacca la persona che li ha riportati, in queso caso rea di non aver rispettato un fantomatico diritto di "uguaglianza nel riportare i torti" che MAI è stato rispettato a parti invertite.
Ci sarebbe da ridere se non fosse che questo comportamento nel forum è sistematico e visto come normale.
Tutto questo, detto da un ateo convinto che ha ben poca simpatia per il clero, ma molta per l'obiettività.
La cosa che trovo sbagliata, o meglio strumentale, è pensare di "giustificare" i torti del cristianesimo di casa nostra, "ammucchiando" i torti che il cristianesimo ha subito e subisce nel resto del mondo. Tu lo trovi un ragionamento sensato? O pensi forse che scandalizzi qualcuno? Personalmente io lo trovo irrispettoso verso queste popolazioni di cui ci si ricorda a quanto pare solo per dare addosso a chi critica il clericalismo nostrano, per dire hey vedete? qua sono perseguitati ma non fate niente. Beh ripeto, avete pure preso una cantonata, chi difende la libertà individuale non fa distinzioni di religione...
La cosa che trovo sbagliata, o meglio strumentale, è pensare di "giustificare" i torti del cristianesimo di casa nostra, "ammucchiando" i torti che il cristianesimo ha subito e subisce nel resto del mondo. Tu lo trovi un ragionamento sensato? O pensi forse che scandalizzi qualcuno?
Non penso che l'ìntento fosse "giustificare" i torti del cristianesimo, quanto il porre sotto gli occhi di tutti il fatto che la religione che viene così spesso ed allegramente attaccata in nome della difesa di un'altra, i cui "prodotti" sono sotto le luci dei riflettori di questo decennio, sia anch'essa vittima di persecuzioni. Dato che da queste parti è ormai un tormentone il "dagli al cristiano cattivo" usato come pass-partout, credo che un topic del genere non faccia che bene per dare una sana passata di realtà.
Sul fatto che scandalizzi qualcuno, per carità, sappiamo tutti che buona parte di chi posta qui dentro o è attivista politico con interessi chiari ma mai dichiarati oppure dotato di convinzioni così granitiche da ritenere quelle altrui come immondizia.
Nessun topic in questa sezione potrà mai scandalizzare qualcuno e fargli cambiare idea, visti i frequentatori, e questo lo sappiamo tutti.
Personalmente io lo trovo irrispettoso verso queste popolazioni di cui ci si ricorda a quanto pare solo per dare addosso a chi critica il clericalismo nostrano, per dire hey vedete? qua sono perseguitati ma non fate niente.
Esattamente come è irrispettoso l'atto contrario che viene perpetrato abitualmente in senso contrario. A parte il fatto che questo topic non c'entra nulla con l'anticlericalismo in sè (almeno, personalmente un topic del genere non smuove minimamente le mie motivazioni anticlericali, proprio perchè non tratta assolutamente di -clero- ma di credenti perseguitati) quanto con l'anti-cristianesimo d'opportunità politica, che è tutt'altra cosa ed è un sentimento molto simile all'antiamericanismo di fascia pacifista: non so cosa sei, non ti conosco ma mi serve un colpevole da additare per sostenere le mie tesi.
Notare: a me fa poca impressione (a parte l'ovvio sdegno che comporta la dimensione umana della repressione in oggetto) la persecuzione di cristiani, mi fa più impressione il fatto che sia selettivamente visto male il postarla, quando il postare i torti del cristianesimo è considerato ottima cosa.
Due pesi e due misure, appunto.
Ok jumper, ma allora in quali discussioni si possono postare legittimamente le notizie (fatti di queste settimane, non ricordi dei secoli che furono) circa le persecuzioni subite dai cristiani in quanto cristiani in vari paesi del mondo?
E' sbagliato postarle nei thread in cui il cristianesimo viene accusato di qualcosa, perchè non si possono mettere sulla bilancia cose diverse. E' sbagliato aprire thread dedicati, perchè non bisogna distinguere tra persecuzioni. E' sbagliato postarle tout court, sono notizie di cui non bisogna discutere, altrimenti come dice korn si è razzisti?
Peccato che il reciproco non vale assolutamente, se a Lodi incendia(ssero) una moschea sarebbe assolutamente corretto discuterne e farne una crociata anticristiana, se a Bali incendia(no) una chiesa è una persecuzione come tante. Se in Indonesia decapita(no) 3 ragazze in quanto cristiane è un fatto di cronaca, se a Roma decapitassero 3 ragazze in quanto musulmane sarebbe una dimostrazione dell'intolleranza cattolica.
E' sempre la solita storia.. proprio come dice Tenebra.
La cosa che trovo sbagliata, o meglio strumentale, è pensare di "giustificare" i torti del cristianesimo di casa nostra, "ammucchiando" i torti che il cristianesimo ha subito e subisce nel resto del mondo. Tu lo trovi un ragionamento sensato? O pensi forse che scandalizzi qualcuno? Personalmente io lo trovo irrispettoso verso queste popolazioni di cui ci si ricorda a quanto pare solo per dare addosso a chi critica il clericalismo nostrano, per dire hey vedete? qua sono perseguitati ma non fate niente. Beh ripeto, avete pure preso una cantonata, chi difende la libertà individuale non fa distinzioni di religione...
azz... ti stai dando al politcally correct... anche in questo caso pero' a senso unico...
se si dovesse applicare questo peso sempre, la tua osservazione dovrebbe apparire un po' più spesso e su parecchi altri threads... e invece...
Il tuo ragionamento potrebbe stare un minimo in piedi se ti fossi dato al politcally correct ogni qualvolta sarebbe stato opportuno
jumpermax
02-11-2005, 11:20
Ok jumper, ma allora in quali discussioni si possono postare legittimamente le notizie (fatti di queste settimane, non ricordi dei secoli che furono) circa le persecuzioni subite dai cristiani in quanto cristiani in vari paesi del mondo?
E' sbagliato postarle nei thread in cui il cristianesimo viene accusato di qualcosa, perchè non si possono mettere sulla bilancia cose diverse. E' sbagliato aprire thread dedicati, perchè non bisogna distinguere tra persecuzioni. E' sbagliato postarle tout court, sono notizie di cui non bisogna discutere, altrimenti come dice korn si è razzisti?
Peccato che il reciproco non vale assolutamente, se a Lodi incendia(ssero) una moschea sarebbe assolutamente corretto discuterne e farne una crociata anticristiana, se a Bali incendia(no) una chiesa è una persecuzione come tante. Se in Indonesia decapita(no) 3 ragazze in quanto cristiane è un fatto di cronaca, se a Roma decapitassero 3 ragazze in quanto musulmane sarebbe una dimostrazione dell'intolleranza cattolica.
E' sempre la solita storia.. proprio come dice Tenebra.
Per me è sbagliato farne un uso strumentale, interessarsi a queste vicende perchè persecuzioni cristiane e non perchè semplicemente persecuzioni. Per me facendo così date una pessima immagine del cristianesimo stesso, immagine che, per quel poco di vangelo che ho letto, non è quella che il cristianesimo dovrebbe dare. Poi sono ben lieto di parlare di queste vicende, della questione del sudan, della cina dell'india però insomma un contesto come questo, dove l'occhio è verso le questioni di politica interna, renderà la discussione più frizzante, ma personalmente non mi piace.
jumpermax
02-11-2005, 11:23
Notare: a me fa poca impressione (a parte l'ovvio sdegno che comporta la dimensione umana della repressione in oggetto) la persecuzione di cristiani, mi fa più impressione il fatto che sia selettivamente visto male il postarla, quando il postare i torti del cristianesimo è considerato ottima cosa.
Due pesi e due misure, appunto.
A me fa impressione vedere un concetto lineare e chiaro come quello che ho espresso (parlarne in questo modo si presta a strumentalizzazioni) essere ridotto a un "è male parlare delle persecuzioni cristiane". Evidentemente il mio italiano è pessimo se la rielaborazione di quanto ho detto è quella che compare nei tuoi post e in quelli di Samu. Oppure state continuando a glissare sul nocciolo della questione ;)
jumpermax
02-11-2005, 11:27
azz... ti stai dando al politcally correct... anche in questo caso pero' a senso unico...
se si dovesse applicare questo peso sempre, la tua osservazione dovrebbe apparire un po' più spesso e su parecchi altri threads... e invece...
Il tuo ragionamento potrebbe stare un minimo in piedi se ti fossi dato al politcally correct ogni qualvolta sarebbe stato opportuno
Anche tu bet, perchè la vuoi vedere sempre una contrapposizione? Posso benissimo aver sbagliato in altri thread anche perchè non credo di avere il dono dell'imparzialità... ma non è una buona giustificazione per scartare quanto ho detto se stavolta ci ho visto giusto. O pensi che questo genere di thread impostati in questo modo siano di qualche aiuto? Servono solo come pretesto per delegittimarsi a vicenda, nient'altro...
Anche tu bet, perchè la vuoi vedere sempre una contrapposizione? Posso benissimo aver sbagliato in altri thread anche perchè non credo di avere il dono dell'imparzialità... ma non è una buona giustificazione per scartare quanto ho detto se stavolta ci ho visto giusto. O pensi che questo genere di thread impostati in questo modo siano di qualche aiuto? Servono solo come pretesto per delegittimarsi a vicenda, nient'altro...
Credo di essere uno degli ultimi qui dentro che cerca contrapposizioni, direi che questo vizio è decisamente più di altri che mio che generalemnte tendo (fin troppo) alla mediazione.
Sei tu che qui non ha colto quello che ti è stato fatto rilevare: da parte mia noto, ormai con relativa sorpresa, che ti sei affrettato a far rilevare che "trovi sbagliato - anzi no, ti sei corretto riducendo il peso del tuo giudizio - trovi strumentale" un thread del genere; ti affretti già meno tutte le volte pero' che si spala merda sul cristianesimo... un giorno o l'altro ti posto una lista di post del genere perchè a quanto pare se non viene resa visibile sembra non esistere. Per stare qui dentro e prendere un post che non è neppure tra i più pesanti, mi sarei aspettato che la stessa "sensibilità" l'avessi usata per dire qualcosa quando il cristianesimo è definito come un virus o come un pensiero che ti spinge a comportarti come animali... per giunta mentre si parla della decapitazione di tre persone. Ma ormai l'andazzo è questo.
Per favore jumper... la tua cura e premura nel far rilevare questo peccato veniale di "strumentalità" pare quantomeno del tutto fuori posto.
Oltre ad unirmi a quanto già detto da Bet, aggiungo: postare delle notizie vuol dire farne un uso strumentale?
Strumentale a cosa? A far sapere che queste persecuzioni esistono? Che sono attuate contro cristiani proprio in quanto sono cristiani? Ma questi sono fatti, sono veri, sono attuali.
Questo thread è strumentale a far conoscere notizie vere di cui si parla poco, è questa l'accusa? Singolare, da parte tua.
dantes76
02-11-2005, 12:10
Oltre ad unirmi a quanto già detto da Bet, aggiungo: postare delle notizie vuol dire farne un uso strumentale?
Strumentale a cosa? A far sapere che queste persecuzioni esistono? Che sono attuate contro cristiani proprio in quanto sono cristiani? Ma questi sono fatti, sono veri, sono attuali.
Questo thread è strumentale a far conoscere notizie vere di cui si parla poco, è questa l'accusa? Singolare, da parte tua.
notizie da parte cattolica dopo il 1492 ne hai?
A me fa impressione vedere un concetto lineare e chiaro come quello che ho espresso (parlarne in questo modo si presta a strumentalizzazioni) essere ridotto a un "è male parlare delle persecuzioni cristiane". Evidentemente il mio italiano è pessimo se la rielaborazione di quanto ho detto è quella che compare nei tuoi post e in quelli di Samu. Oppure state continuando a glissare sul nocciolo della questione ;)
Io non ti ho accusato di aver detto "è male parlare delle persecuzioni cristiane". Tu hai posto il dubbio, altri l'hanno praticamente sostenuto in maniera categorica sia pur velata.
L'anticlericalismo, oltre ad un certo limite, è solo una becera espressione di intolleranza, mentre sotto ad un certo limite è normale espressione di critica e contrasto.
Il mio ed il tuo anticlericalismo mi pare siano agli stessi livelli (non ti associo nè a "becero" nè ad "intollerante") ma dal tuo modo di porti verso questo thread mi pare che tu sia motivato un po' troppo dall'anticlericalismo in questione e un po' troppo poco dalla volontà di evitare strumentalizzazioni.
Come già fatto ampiamente notare da più parti, ci sono fiumi di thread in cui il cristianesimo viene apertamente attaccato da e per basi politico-ideologiche, mentre questo thread è una mosca bianca che nemmeno spiega troppo le ali; si limita a dar notizia dello stato delle cose senza aggiungerci commenti aggressivi od offensivi. Tutt'al più sono sottintesi.
Stai forse dicendo che è "strumentale" lasciare al lettore il giudizio o sottintenderlo, mentre non lo è sputare sentenze in maniera aggressiva?
Perchè questo traspare dalla tua linea di condotta nei post che prendono in oggetto il cristianesimo. Non è un'accusa, sia chiaro, è quello che salta all'occhio a me, che mi trovo con grande stupore nell'insolita posizione, sia pur marginalmente, di difensore del cristianesimo. E mi trovo in questa scomoda posizione proprio perchè spinto dall'atteggiamento che viene tenuto in questo caso: si storce il naso davanti a thread decisamente pacifici come questi e si passa sotto silenzio l'evidente insulto in altri. E non è riferito alla moderazione, ma all'ipocrita atteggiamento degli utenti: l'approccio mirato alla politica interna è sempre stato usato quando c'era da ribaltare la frittata, ed è stato portato anche in questo thread proprio da chi lo voleva screditare.
Come sempre.
chisaà cosa ne pensano gli indios... :O
jumpermax
02-11-2005, 12:19
Credo di essere uno degli ultimi qui dentro che cerca contrapposizioni, direi che questo vizio è decisamente più di altri che mio che generalemnte tendo (fin troppo) alla mediazione.
Sei tu che qui non ha colto quello che ti è stato fatto rilevare: da parte mia noto, ormai con relativa sorpresa, che ti sei affrettato a far rilevare che "trovi sbagliato - anzi no, ti sei corretto riducendo il peso del tuo giudizio - trovi strumentale" un thread del genere; ti affretti già meno tutte le volte pero' che si spala merda sul cristianesimo... un giorno o l'altro ti posto una lista di post del genere perchè a quanto pare se non viene resa visibile sembra non esistere. Per stare qui dentro e prendere un post che non è neppure tra i più pesanti, mi sarei aspettato che la stessa "sensibilità" l'avessi usata per dire qualcosa quando il cristianesimo è definito come un virus o come un pensiero che ti spinge a comportarti come animali... per giunta mentre si parla della decapitazione di tre persone. Ma ormai l'andazzo è questo.
Per favore jumper... la tua cura e premura nel far rilevare questo peccato veniale di "strumentalità" pare quantomeno del tutto fuori posto.
Se passassi a commentare ogni singola opinione che leggo storta qua dentro non avrei tempo nemmeno per dormire, questa ho visto questa ho commentato. Mi piacerebbe poi che il metro di giudizio che applichi ai miei post, provassi qualche volta ad applicarlo ai tuoi, così per provare... avresti delle belle sorprese ;)
jumpermax
02-11-2005, 12:30
Oltre ad unirmi a quanto già detto da Bet, aggiungo: postare delle notizie vuol dire farne un uso strumentale?
Strumentale a cosa? A far sapere che queste persecuzioni esistono? Che sono attuate contro cristiani proprio in quanto sono cristiani? Ma questi sono fatti, sono veri, sono attuali.
Questo thread è strumentale a far conoscere notizie vere di cui si parla poco, è questa l'accusa? Singolare, da parte tua.
E' strumentale raccoglierle in questo modo, sperando magari che qualche sinistro arrivi e dica beo per iniziare con la retorica dei due pesi e delle due misure. Bel giochino, peccato che parlando in questo modo si dia una pessima immagine della chiesa. Ve l'ho detto in tutte le salse, non vi interessa, fate pure ;)
una a lieto fine:
Liberati i tre figli di un missionario pentecostale
Inserita il 2/11/2005 alle 09:30 nella categoria: Rassegna Stampa
PORT AU PRINCE (Haiti)- Si è risolto per fortuna senza gravi conseguenze un sequestro lampo di tre bambini di 3, 5 e 7 anni nella capitale haitiana di Port au Prince. I piccoli sono stati sequestrati venerdì scorso e liberati in un blitz delle forze dell'ordine il giorno seguente. Secondo quanto ha reso noto la polizia una volta che il caso è stato risolto, i tre bambini erano stati portati via da sette uomini armati travestiti da agenti, subito dopo che la loro mamma era andata a prenderli all'uscita da scuola. I genitori dei bambini, il missionario pentecostale americano David Lloyd e sua moglie Alicia, hanno ricevuto una telefonata che chiedeva un riscatto di 350mila dollari.(Adnkronos)
E' strumentale raccoglierle in questo modo, sperando magari che qualche sinistro arrivi e dica beo per iniziare con la retorica dei due pesi e delle due misure. Bel giochino, peccato che parlando in questo modo si dia una pessima immagine della chiesa. Ve l'ho detto in tutte le salse, non vi interessa, fate pure ;)
In pratica stai suggerendo di non iniziare nemmeno, sarebbe una buona idea se non fosse proprio questo il motivo per cui oggi suona strano se Ewigen aggiorna sulle notizie di ragazze sgozzate negli ultimi giorni, mentre è del tutto naturale che dantes o gio ricordino degli indios del XVI secolo.
Questo atteggiamento rinunciatario per cui è meglio lasciare agli altri le cretinate a lungo andare ha reso normali le cretinate e strane le notizie normali.
Col risultato che oggi chi posta notizie normali viene accusato di faziosità da tutti mentre chi posta cretinate riceve il quote di chi la pensa allo stesso modo e l'indifferenza di chi non la pensa così ma ormai ci ha fatto l'abitudine.
E' un circolo vizioso.. da qualche parte bisognerà pure spezzarlo, dicendo le cose normali senza farsi intimidire dalla cappa di cretineria "normale".
Ok ci avete convinti,
forummmisti questo è l'Official 3D delle persecuzioni cristiane nel mondo, avete notizie di cristiani maltrattati e perseguiti dal polo nord al polo sud? Dalle Alpi alle Piramidi, Questo è il 3D che fa per voi.
P.S.
ovviamente nel 3D non sono ammesse segnalazioni di persecuzioni ad altri popoli o religioni che non dipendano dal Dio cristiano. :O
E' un circolo vizioso.. da qualche parte bisognerà pure spezzarlo, dicendo le cose normali senza farsi intimidire
Ma se già si è riempito il thread di post wannabe-ironic e frecciatine puerili.
Tu lo prendi a testate un muro per buttarlo giù? Lascia che sia il Tempo a fare il lavoro: prima o poi si sgretolerà sotto il suo stesso peso.
L'obiettività non è un dovere, dopotutto.
Bel giochino, peccato che parlando in questo modo si dia una pessima immagine della chiesa.
E un bel chissenefrega dell'immagine della chiesa, non ce lo vogliamo mettere? Il discorso era incentrato UNICAMENTE sull'obiettività. Tanto più che a me, della morale cristiana non può importare di meno, quello che mi dà fastidio è l'atteggiamento ipocrita di molti, pronti a lanciare il sasso se le persecuzioni le fa Tizio ma altrettanto pronti a deridere quando si fa notare che le fa anche Caio.
Oltretutto... tu che ti preoccupi dell'immagine della chiesa, ammetterai che non è un concetto molto credibile :D
Se passassi a commentare ogni singola opinione che leggo storta qua dentro non avrei tempo nemmeno per dormire, questa ho visto questa ho commentato...
Strano e singolare modo di selezionare i post da giudicare... non mi dirai che a fronte di quest'unico thread di sono sfuggiti tutti gli altri di parte opposta che non vanno molto per il sottile ;)
Fortuna che persone con ben diverse posizioni hanno notato questo atteggiamento cosicchè queste giustificazioni reggono ben poco.
Il criterio che sottosta alla tua critica del thread è lo stesso di quelli che "filtrano il moscerino per poi inghiottire il cammello"... opss... ma che senso ha citare frasi così obsolete... di duemila anni fa :doh:
Ma tanto fa niente, nulla cambierà, e in questo andazzo si preferirà veder continuare a postare battutine infantili che nulla servono a un confronto (anzi che volutamente lo ostacolano) o post che possono essere definiti veri e propri insulti (senza che peraltro nessuno dica niente) e non vedere postare più persone che tutti hanno apprezzato (sai di chi parlo) che per non scendere a questi livelli sono costretti, de facto, a non postare più. Ottimo! :) E sì che quello che ho sempre chiesto è un po' più di equilibrio, non certo mancanza di critiche... ma qui siamo decisamente oltre.
Fino al momento in cui questo criterio era prassi, potevo far finta di niente, ma nel momento in cui viene giustificato, quindi teorizzato (anche e soprattutto da chi ha responsabilità nella moderazione), scelta legittima, ma non vedo più spazi per il dialogo e per il mio modo di concepire una discussione.
Molte sono state le cose positive ma per ora e' decisamente il caso che mi aggreghi agli "scomparsi", visti tutti gli inutili tentativi di mediazione che ho fatto.
von Clausewitz
02-11-2005, 14:54
Bel giochino, peccato che parlando in questo modo si dia una pessima immagine della chiesa. Ve l'ho detto in tutte le salse, non vi interessa, fate pure ;)
che persone che si sentono cristiane, perche condividono la fede in Cristo e nei suoi insegnamenti tramandati da 2000 anni, siano più sensibili alle persecuzoni verso altre persone in quanto cristiane che condividono la medesima fede e valori, mi sembra naturale che sia così e non mi sembra il caso di farne un caso visto che non mi pare che in genere si adoperino in distinzioni manichee della serie: le uniche persecuzioni che c'interessano sono solo quelle verso i cristiani, delle altre non ci frega
e cmq cosa c'entra la chiesa, che su questo specifico punto mi pare abbia sempre fatto mostra di un realismo anche eccessivo, con il sentire individuale e soggettivo di alcuni cristiani, nello specifico, di questo forum?
mah, misteri del tuo (eccessivo) anticlericalismo
Bet ti ha fatto notare che c'è una tendenza confermata in questa discussione di postare anzi di spalar merda in modo abbastanza gratuito con considerazioni più o meno farneticanti non solo sulla religione cristiana in se, ma anche su chi la professa, eppure non ti senti in dovere d'intervenire nonostante questi interventi siano prima di tutto offensivi e di cattivo gusto oltre che contrari allo spirito e alla lettera del regolamento, almeno credo
e pensare che per aver ironizzato su un partito italiano perchè aveva la fissa dei culattoni (ricordiamo l'alto pensiero, fra gli altri, del ministro tremaglia: l'europa è governata dai culattoni!) mi son beccato una sospensione
mah, misteri di questo forum
a parte il discorso che ho quotato sopra sul quale si è fatto orecchie da mercante ( cioè quello di attaccare "la sinistra" uttilizzando gli avvenimenti riportati, ma quando mai, cosa c'entra? )il fatto è che è palese dall'ndamento che queste cronache servano non a protestare conto un ingiustizia e a diffendere chi la subisce ma il cristianesimo come fede riequilibrando le bilancia dei torti perpetrati con quelli subiti con buona pace di ch vine perseguitato... :rolleyes:
Per fortuna che ci sei tu a dirci che è palese...
Mi piace quella faccina verde che tira in su gli occhi, perchè allo stesso modo sembra che abbia la fronte più bassa, tratto somatico tipico dei meno cefalizzati.. quando è messa come firma ad alcuni post, sembra raffigurare in maniera sincera l'acume di chi li ha vergati: minimo.
jumpermax
02-11-2005, 18:39
che persone che si sentono cristiane, perche condividono la fede in Cristo e nei suoi insegnamenti tramandati da 2000 anni, siano più sensibili alle persecuzoni verso altre persone in quanto cristiane che condividono la medesima fede e valori, mi sembra naturale che sia così e non mi sembra il caso di farne un caso visto che non mi pare che in genere si adoperino in distinzioni manichee della serie: le uniche persecuzioni che c'interessano sono solo quelle verso i cristiani, delle altre non ci frega
e cmq cosa c'entra la chiesa, che su questo specifico punto mi pare abbia sempre fatto mostra di un realismo anche eccessivo, con il sentire individuale e soggettivo di alcuni cristiani, nello specifico, di questo forum?
mah, misteri del tuo (eccessivo) anticlericalismo
Bet ti ha fatto notare che c'è una tendenza confermata in questa discussione di postare anzi di spalar merda in modo abbastanza gratuito con considerazioni più o meno farneticanti non solo sulla religione cristiana in se, ma anche su chi la professa, eppure non ti senti in dovere d'intervenire nonostante questi interventi siano prima di tutto offensivi e di cattivo gusto oltre che contrari allo spirito e alla lettera del regolamento, almeno credo
e pensare che per aver ironizzato su un partito italiano perchè aveva la fissa dei culattoni (ricordiamo l'alto pensiero, fra gli altri, del ministro tremaglia: l'europa è governata dai culattoni!) mi son beccato una sospensione
mah, misteri di questo forum
Spiegami adesso perchè per esprimere le mie opinioni personali in un thread, opinioni di utente, dovrei prima essere obbligato a moderare ogni intervento presente nella sezione, che già ha due ottimi moderatori che se ne occupano.
Io qua intervengo da utente esattamente come tutti, per contestare le mie opinioni, non so in base a quale logica mi venite a dire che dovrei mettermi a moderare la sezione? Tu poi me lo vieni a chiedere quando non sei nemmeno disposto a moderare te stesso? A che titolo scusa? Mi pagano secondo te? Io rispondo delle mie azioni e non di quella degli altri, non mi sento minimamente obbligato ad agire in thread al massimo prendo qualche provvedimento provvisorio in attesa del giudizio di un mod di sezione. Stop, la sezione non è sotto la mia responsabilità e quindi non mi metto a fare le cose di mia iniziativa...
2 Novembre 2005
FILIPPINE
Filippine: prete cattolico riceve minacce di morte dentro il cestino delle offerte
di Santosh Digal
"Sarai il prossimo a essere ucciso", la frase scritta all'interno di 4 buste. Padre de Leon è impegnato a favore dei diritti umani.
Manila (AsiaNews) – Biglietti con minacce di morte dentro il cestino delle offerte in chiesa. È accaduto a un sacerdote cattolico nelle Filippine durante la messa di sabato scorso nella parrocchia di San Andrea di Norzagaray, Malolos. Il parroco, p. Rollie de Leon, ha raccontato ad AsiaNews che alla fine della messa del 29 ottobre, i suoi chierichetti hanno trovato nel cestino delle offerte 4 buste più pesanti del solito e insospettiti gliele hanno consegnate. “Quando le ho aperte - continua p. de Leon, anche portavoce di un gruppo per i diritti umani – ho visto che ognuna conteneva la stessa minaccia contro la mia persona: ‘Sarai il prossimo a essere ucciso’”.
Secondo il sacerdote la frase lascia pensare che il mittente abbia già commesso almeno un altro omicidio. Padre de Leon, intanto, ha già preso misure di precauzione contro possibili attentati: “Ricevere minacce in chiesa è diverso che riceverle nella propria casa”.
Gli abitanti della zona e i parrocchiani hanno condannato le intimidazioni definendo coloro che le ha scritte “messaggeri di morte”.
Norzogaray, all’inizio dell’anno, è stata teatro dell’assassinio del pastore protestante Zinnie Monteciko, ucciso fuori dalla sua chiesa. Fonti anonime ritengono che dietro l’omicidio vi sono bande di bracconieri locali: essi avrebbero ucciso il pastore, perché più volte aveva denunciato l’abbattimento illegale di alberi nella zona.
Probabilmente le minacce a p. de Leon sono il risultato del suo impegno a favore dei diritti umani.
:D Per fortuna che ci sei tu a dirci che è palese...
Mi piace quella faccina verde che tira in su gli occhi, perchè allo stesso modo sembra che abbia la fronte più bassa, tratto somatico tipico dei meno cefalizzati.. quando è messa come firma ad alcuni post, sembra raffigurare in maniera sincera l'acume di chi li ha vergati: minimo.
Il tuo di acume l'hai dimostrato con questo post. Prendi una boccata d'aria, poi torna e rileggi (magari capisciil senso Anche della faccina), quella faccina sembra la tua: biliosa... Come al solito. Relax.. ;)
Ps meno male che ci sei tu alto biondo e con gli occhi azzurri :rolleyes: :D
tatrat4d
02-11-2005, 19:13
Per fortuna che ci sei tu a dirci che è palese...
Mi piace quella faccina verde che tira in su gli occhi, perchè allo stesso modo sembra che abbia la fronte più bassa, tratto somatico tipico dei meno cefalizzati.. quando è messa come firma ad alcuni post, sembra raffigurare in maniera sincera l'acume di chi li ha vergati: minimo.
bel ritrovato per scrivere ciò che dovrebbe esser chiaro scrivere non si possa.
==> STOP.
il fatto è che è palese dall'ndamento che queste cronache servano non a protestare conto un ingiustizia e a diffendere chi la subisce ma il cristianesimo come fede riequilibrando le bilancia dei torti perpetrati con quelli subiti con buona pace di ch vine perseguitato... :rolleyes:
Adesso, al di là del senso del topic e andando decisamente OT...
...ti prego dimmi che eri ubriaco quando hai scritto questa frase :D
Non ho capito una mazza :D
Adesso, al di là del senso del topic e andando decisamente OT...
...ti prego dimmi che eri ubriaco quando hai scritto questa frase :D
Non ho capito una mazza :D
No ero solo stanco ( come qualcuno non passo i giorni a farmi la bile sul forum perchè gli altri sono cretini e non capiscono il mio acume... )e rileggendo in effeti mi sono espresso male...
Il primo post cmq mi sembrava chiaro...
Semplice: seguendo l'andamento del topic mi rendo conto che la cronaca di questi fatti qui riportata non serve a denunciare le ingiustizie patite da quelle persone ma viene usata strumentalmente per "difendere" o giustificare il cistianesimo in quanto fede facendone un uso "politico" che non ha niente a che vedere con le notizie.
Inoltre sembra, ripeto, che si voglia riequilibrare la bilancia dei torti perpetrati buttando sul piatto i torti subiti.
Non mi sembra poi che corrisponda al vero che ci sia una volonta di censura su questi fatti contro la quale schierarsi, non mi sembra che il problema sia che in Italia la voce del cristianesimo non si faccia sentire...
Spero di essere stato più chiaro anche per qualche affilata intelligenza infelice per essere incompresa...
seguendo l'andamento del topic mi rendo conto che la cronaca di questi fatti qui riportata non serve a denunciare le ingiustizie patite da quelle persone ma viene usata strumentalmente per "difendere" o giustificare il cistianesimo in quanto fede facendone un uso "politico" che non ha niente a che vedere con le notizie.
Inoltre sembra, ripeto, che si voglia riequilibrare la bilancia dei torti perpetrati buttando sul piatto i torti subiti.
Non mi sembra poi che corrisponda al vero che ci sia una volonta di censura su questi fatti contro la quale schierarsi, non mi sembra che il problema sia che in Italia la voce del cristianesimo non si faccia sentire...
Non si poneva il problema dell'inascoltata voce del cristianesimo in Italia (tutt'altro...) quanto il problema dell'aver reso inascoltata, a forza di storpiature ideologiche, la voce del cristianesimo in questo forum.
L'uso "politico" di persecuzioni compiute dalla religione è cosa di tutti i giorni in questo forum, ma riguarda sempre e solo le persecuzioni compiute dalla chiesa nel Medioevo.
Su quelle, nessuno obietta e tutti sostengono sia giustissimo additare il cristianesimo come fonte di tutti i mali per -qui ognuno metta un dramma dell'umanità a piacere-.
Poi, un cacchio di singolo post (che, a differenza dei VERI ed innumerevoli topic aperti con scopo strumentale, contiene solo notizie e non commenti o faccine come questa :rolleyes: di contorno) che riporta notizie in grado di dare una visione del mondo meno anticlericale viene attaccato come parziale, strumentale, e chi più ne ha più ne metta.
Io non sarei nemmeno intervenuto, se non fosse che in casi come questo si oltrepassa anche quel minimo di decenza e pudore intellettuale che ci si aspetta una persona normale abbia...
...ci sono tonnellate di post che attaccano il cristianesimo, tonnellate di post strumentali di genere usualmente politico, tonnellate di post aperti solo per generare flame, tonnellate di post aperti apposta per propagandare una corrente ideologica o screditarne un'altra...
...e si ha l'immana faccia tosta di criticare un post che per il tema che tratta è più unico che raro in questa sezione?
Come se il narcotrafficante colombiano si strappasse i capelli e gridasse allo scandalo vedendo un contadino che si coltiva una singola pianta di canapa :mbe:
Un minimo di serietà, forza... è evidente che le notizie riportate sono scomode per le tesi di molti, di qui l'attacco. Ma i post strumentali sono ben altri, e ben piì lampanti; ci sono persone che ne aprono una mezza dozzina al giorno in questa sezione, e che sono dei veri maestri in questa dubbia e patetica arte.
Edit: e per far diventare me paladino del cristianesimo :muro: ci vuole davvero una dose sovrabbondante di torti alla ragione.
jumpermax
02-11-2005, 21:01
Un minimo di serietà, forza... è evidente che le notizie riportate sono scomode per le tesi di molti, di qui l'attacco. Ma i post strumentali sono ben altri, e ben piì lampanti; ci sono persone che ne aprono una mezza dozzina al giorno in questa sezione, e che sono dei veri maestri in questa dubbia e patetica arte.
Edit: e per far diventare me paladino del cristianesimo :muro: ci vuole davvero una dose sovrabbondante di torti alla ragione.
Il torto alla ragione lo stai facendo tu: "è evidente che le notizie riportate sono scomode", spiegami dove queste notizie sarebbero scomode alle mie tesi o a quelle di Maxmel che siamo i 2 che hanno criticato in modo più aperto questo modo di procedere. Io non ci trovo niente di scomodo, trovo che non ci sia nessuna linea logica ne alcuna possibilità di trarre da questo accostamento di fatti una tesi che una. Perchè vedi mentre citare le nefandezze medioevali della chiesa, sarà forse poco pertinente ma comunque ha una consistenza logica (metto in dubbio l'operato della chiesa attaccando quello che ha fatto in passato) mettere assieme le nefandezze subite cosa dovrebbe portare a concludere? Non avete assolutamente niente da concludere, a meno che ovvio le conclusioni non siano un attacco ai detrattori della chiesa (che non hanno niente a che vedere con i fatti). Trovami un post tuo, di samu, di bet o di chi ti pare che abbia fatto considerazioni diverse da questa.
majin mixxi
02-11-2005, 21:11
Per fortuna che ci sei tu a dirci che è palese...
Mi piace quella faccina verde che tira in su gli occhi, perchè allo stesso modo sembra che abbia la fronte più bassa, tratto somatico tipico dei meno cefalizzati.. quando è messa come firma ad alcuni post, sembra raffigurare in maniera sincera l'acume di chi li ha vergati: minimo.
invece la faccina che rappresenta i geni come quelli che vergano altri post quale sarebbe?
jumpermax
02-11-2005, 21:20
invece la faccina che rappresenta i geni come quelli che vergano altri post quale sarebbe?
No ero solo stanco ( come qualcuno non passo i giorni a farmi la bile sul forum perchè gli altri sono cretini e non capiscono il mio acume... )e rileggendo in effeti mi sono espresso male...
Spero di essere stato più chiaro anche per qualche affilata intelligenza infelice per essere incompresa...
era già stato detto STOP
bel ritrovato per scrivere ciò che dovrebbe esser chiaro scrivere non si possa.
==> STOP.
mi sembra. Non è assolutamente il caso di continuare una volta che il moderatore ha già ripreso...
era già stato detto STOP
mi sembra. Non è assolutamente il caso di continuare una volta che il moderatore ha già ripreso...
senti jumper
1) sei passato prima e hai deciso di non intervenire.
2) sono stato sospeso per molto meno di quello.
3)E' l'ennesima volta che quel preciso utente interviene in maniera infelice e del tutto gratuitamente nei miei confronti.
4) passo e chiudo.
jumpermax
02-11-2005, 22:28
senti jumper
1) sei passato prima e hai deciso di non intervenire.
2) sono stato sospeso per molto meno di quello.
3)E' l'ennesima volta che quel preciso utente interviene in maniera infelice e del tutto gratuitamente nei miei confronti.
4) passo e chiudo.
Cosa c'è di poco chiaro nella frase "non sono moderatore della sezione"? Io il consiglio ve l'ho dato, poi se trascende chiudo e lascio la palla a chi è responsabile delle decisioni. Se qualcuno ritiene sbagliata questa linea può spiegarmelo con dovizia di particolari in privato, dato che non credo che il mio operato rientri tra le persecuzioni cristiane (anche se forse qua non tutti sono d'accordo :D )
Non si poneva il problema dell'inascoltata voce del cristianesimo in Italia (tutt'altro...) quanto il problema dell'aver reso inascoltata, a forza di storpiature ideologiche, la voce del cristianesimo in questo forum.
L'uso "politico" di persecuzioni compiute dalla religione è cosa di tutti i giorni in questo forum, ma riguarda sempre e solo le persecuzioni compiute dalla chiesa nel Medioevo.
Su quelle, nessuno obietta e tutti sostengono sia giustissimo additare il cristianesimo come fonte di tutti i mali per -qui ognuno metta un dramma dell'umanità a piacere-.
Poi, un cacchio di singolo post (che, a differenza dei VERI ed innumerevoli topic aperti con scopo strumentale, contiene solo notizie e non commenti o faccine come questa :rolleyes: di contorno) che riporta notizie in grado di dare una visione del mondo meno anticlericale viene attaccato come parziale, strumentale, e chi più ne ha più ne metta.
Io non sarei nemmeno intervenuto, se non fosse che in casi come questo si oltrepassa anche quel minimo di decenza e pudore intellettuale che ci si aspetta una persona normale abbia...
...ci sono tonnellate di post che attaccano il cristianesimo, tonnellate di post strumentali di genere usualmente politico, tonnellate di post aperti solo per generare flame, tonnellate di post aperti apposta per propagandare una corrente ideologica o screditarne un'altra...
...e si ha l'immana faccia tosta di criticare un post che per il tema che tratta è più unico che raro in questa sezione?
Come se il narcotrafficante colombiano si strappasse i capelli e gridasse allo scandalo vedendo un contadino che si coltiva una singola pianta di canapa :mbe:
Un minimo di serietà, forza... è evidente che le notizie riportate sono scomode per le tesi di molti, di qui l'attacco. Ma i post strumentali sono ben altri, e ben piì lampanti; ci sono persone che ne aprono una mezza dozzina al giorno in questa sezione, e che sono dei veri maestri in questa dubbia e patetica arte.
Edit: e per far diventare me paladino del cristianesimo :muro: ci vuole davvero una dose sovrabbondante di torti alla ragione.
ma se il problema era il forum...
Io tendo a collocare i discorsi in un ambito più ampio del forum, anche quelli che mi capito di leggerci sopra...
Cmq è utile l'informazione su questi argomenti molto meno quello di cui parlavo sopra.
Concordo poi con Jumper ma scomode per chi e per cosa sarebbero queste notizie?
Gli unici che stanno scomodi sono i perseguitati mi pare il resto non c'entra assolutamente nulla inutile voler usare questi avvenimenti per causare disagi e scomodita ad altri (anzi proprio li starebbe il torto).
I post strumentali sono altri? E allora? Saranno ANCHE altri mica ho detto di no, anzi.
Fatemi capire, se anche uno fosse anticlericale in Italia a che serve opporgli le persecuzioni dei cristiani nel mondo? :confused:
von Clausewitz
03-11-2005, 00:20
Spiegami adesso perchè per esprimere le mie opinioni personali in un thread, opinioni di utente, dovrei prima essere obbligato a moderare ogni intervento presente nella sezione, che già ha due ottimi moderatori che se ne occupano.
Io qua intervengo da utente esattamente come tutti, per contestare le mie opinioni, non so in base a quale logica mi venite a dire che dovrei mettermi a moderare la sezione? Tu poi me lo vieni a chiedere quando non sei nemmeno disposto a moderare te stesso? A che titolo scusa? Mi pagano secondo te? Io rispondo delle mie azioni e non di quella degli altri, non mi sento minimamente obbligato ad agire in thread al massimo prendo qualche provvedimento provvisorio in attesa del giudizio di un mod di sezione. Stop, la sezione non è sotto la mia responsabilità e quindi non mi metto a fare le cose di mia iniziativa...
mi sembra ci sia veramente poco da spiegare, almeno da parte mia
ti è solo stato fatto presente in quanto rechi la dicitura moderatore sotto il nickname che vi sono un paio di post del tutto gratuitamente offensivi in questa discussione, che una volta che te lo si è fatto notare non penso ti siano passati inosservati
apprendo adesso che la dicitura moderatore che rechi, la rechi solo per figura, anche se non si spega altrimenti perchè ti sia anche recentemente lanciato in ammonimenti e interventi che se non in funzione di moderatore di sezione almeno funzione di moderatore avevano, nel senso di moderare linguaggio e concetti, almeno così mi è sembrato, può darsi che mi sbagli, ma non credo
nessuno ti ha neanche detto di fare la caccia a post incriminati, tantomeno io che non ho mai fatto una segnalazione che una da quando sono iscritto, ma solo perchè eri l'unico "moderatore" presente, e uno Amu ha detto che in questo periodo ha poco tempo e l'altro tatra non si era fatto ancora vedere
tutto qui, non c'è bisogno che tu prenda cappello anche per queste cose
ci sono solo due appunti
1) come ti ho detto non ho capito perchè se dei cristiani sono naturalmente inquieti perchè altri cristiani, in quanto cristiani sono fatti oggetto di persecuzioni nel mondo, sino ad arrivare a orrori inenarrabili come delle ragazzine decapitate in quanto cristiane, tu ci veda il fantasma di Ruini dietro questa inquietudine
ma si sa quando si parla di religione come di giustizia per te è come agitare un drappo rosso davanti a un toro e cominci subito a caricare
questo a proposito di come tu sia disposto a moderare te stesso, invece di pensare quanto sia disposto a farlo io (e perchè poi, forse che i miei interventi sono "smoderati"? e in ogni caso cosa c'entra? boh )
2) e più importante, questo tipo d'interventi secondo il tuo parere di moderatore-non moderatore, che però ogni tanto "modera" sono a norma di regolamento, secondo la lettera e lo spirito?
mi dispiace per le persone morte ma effettivamente il cristianesimo ha le sembianze di un virus che tende ad espandersi in nuove zone e a diffondersi (figli su figli peggio dei conigli)
non si è mai sentito parlare di una filosofia atea che ti spinge a riprodurti compulsivamente come gli animali....
che finchè fosse solo una coglioneria scritta tanto per scrivere passi
nessuno è obbligato a scrivere cose intelligenti, soprattutto se non si possiede l'intelligenza necessario per farlo, e tutti chi più chi meno, chi prima chi dopo, scriviamo, diciamo e soprattutto pensiamo coglionerie
il punto è che mi sembra scioccamente, gratuitamente e gravemente offensivo verso una religione e tutta una categoria di persone che la professa, soprattutto come in questo caso quando si parla di persone barbaramente uccise senza alcun motivo, un po' di rispetto per i morti o almeno di buon gusto, che diamine
per cui posso comprendere che una persona come Bet (a cui forse, visto come sempre è stata costruttiva e aperta al dialogo, gli sarebbe stata dovuta da parte tua) e come altre, giustamente, si possa sentire, in modo del tutto gratuito e sciocco, offeso (in modo relativo, ovvio, ma offeso) da queste farneticanti affermazioni e visto come viene "moderata" la sezione, per non abbassarsi al livello di queste coglionerie abbia deciso (momentanaamente o meno, come deciderà) di abbandonare il forum
a te che sembra?
von Clausewitz
03-11-2005, 00:29
bel ritrovato per scrivere ciò che dovrebbe esser chiaro scrivere non si possa.
==> STOP.
a proposito di quello che si può scrivere e di quello che si può scrivere, vorrei gentilmente sapere se per te questi post:
mi dispiace per le persone morte ma effettivamente il cristianesimo ha le sembianze di un virus che tende ad espandersi in nuove zone e a diffondersi (figli su figli peggio dei conigli)
non si è mai sentito parlare di una filosofia atea che ti spinge a riprodurti compulsivamente come gli animali....
sono a norma di regolamento, di buon gusto e soprattutto, cosa più importante di buon senso
perchè se tu mi dici che è tutto perfettamente normale e regolare, no problem
vorrà dire che metterò questi mirabili prodotti dell'intelletto umano nella mia signature, sostituendo la dicitura cristiani con altre a caso, chessò islamici, berlusconiani, fascisti, comunisti ecc., o della categoria di persone che più mi sta in uggia e inviterò altri utenti a farlo, secondo le categorie che più hanno in uggia loro
sempre che siano a norma di regolamento, se no, come non detto
era tanto per chiedere
jumpermax
03-11-2005, 00:50
mi sembra ci sia veramente poco da spiegare, almeno da parte mia
ti è solo stato fatto presente in quanto rechi la dicitura moderatore sotto il nickname che vi sono un paio di post del tutto gratuitamente offensivi in questa discussione, che una volta che te lo si è fatto notare non penso ti siano passati inosservati
nemmeno per idea, quei post proprio non li ho letti, seguivo il ragionamento che stava facendo samu ho guardato quello che aveva scritto lui e poco altro.
apprendo adesso che la dicitura moderatore che rechi, la rechi solo per figura, anche se non si spega altrimenti perchè ti sia anche recentemente lanciato in ammonimenti e interventi che se non in funzione di moderatore di sezione almeno funzione di moderatore avevano, nel senso di moderare linguaggio e concetti, almeno così mi è sembrato, può darsi che mi sbagli, ma non credo
Appunto sbagli. Se vedo una cosa piccola dove posso con due parole metterci una pezza, come qualsiasi utente secondo me dovrebbe fare provo a farlo. Non è che intervengo per sgridare qualcuno, semplicemente so, dopo qualche annetto che sono qua dentro che il semplice richiamare alla ragione a volte evita di beccarsi sospensioni, il che vuol dire lavoro per i moderatori e incazzature ulteriori per gli utenti. Se posso appunto lo faccio. Ma non prendo di mia iniziativa provvedimenti disciplinari, a meno che non si tratti di situazioni di emergenza. In ogni caso spetta a tatrat ed amu la valutazione della sanzione, questo perchè a loro tocca poi l'onere di una decisione sbagliata, dato che si sono presi la responsabilità di gestire la sezione e perchè tra loro concordano un metro di giudizio. Metro che è diverso dal mio e che quindi sarebbe ingiusto applicare di tanto in tanto (scene già viste da utente che non mi sono mai piaciute)
nessuno ti ha neanche detto di fare la caccia a post incriminati, tantomeno io che non ho mai fatto una segnalazione che una da quando sono iscritto, ma solo perchè eri l'unico "moderatore" presente, e uno Amu ha detto che in questo periodo ha poco tempo e l'altro tatra non si era fatto ancora vedere
tutto qui, non c'è bisogno che tu prenda cappello anche per queste cose
ci sono solo due appunti
Io presente? Ho scritto quei due post uno prima di andare a prendere il treno, l'altro nell'intervallo della lezione in facoltà... figurati quanto sono stato presente oggi. Mi è concesso frequentare il forum per svago, semplicemente partecipando alle discussioni, o è un privilegio a cui devo rinunciare? Si segnala ai mod di sezione se non han visto che provvederanno poi ad intervenire.
1) come ti ho detto non ho capito perchè se dei cristiani sono naturalmente inquieti perchè altri cristiani, in quanto cristiani sono fatti oggetto di persecuzioni nel mondo, sino ad arrivare a orrori inenarrabili come delle ragazzine decapitate in quanto cristiane, tu ci veda il fantasma di Ruini dietro questa inquietudine
ma si sa quando si parla di religione come di giustizia per te è come agitare un drappo rosso davanti a un toro e cominci subito a caricare
questo a proposito di come tu sia disposto a moderare te stesso, invece di pensare quanto sia disposto a farlo io (e perchè poi, forse che i miei interventi sono "smoderati"? e in ogni caso cosa c'entra? boh )
Io questa preoccupazione dei cristiani non l'ho colta tra i commenti, mi sarà sfuggita. Però ho colto le osservazioni di Samu e di altri in chiave nostrana e ho dato la mia personale interpretazione del thread, che non è il fantasma di Ruini ma che non ha alcun senso ammucchiare i torti subiti dai cristiani, pensando che facciano da opposizione ai torti commessi. Sarebbe come pensare di ribattere al libro nero del comunismo, scrivendo il libro delle persecuzioni subite dai comunisti... non c'è alcun nesso logico tra le due cose, la critica al comunismo la puoi esprimere tramite la valutazione dei fatti che ha compiuto, ma non puoi pensare di farne difesa in base ai torti subiti da altri.
2) e più importante, questo tipo d'interventi secondo il tuo parere di moderatore-non moderatore, che però ogni tanto "modera" sono a norma di regolamento, secondo la lettera e lo spirito?
per quelli chiedi al mod sbagliato, decideranno amu e tatarat sulla questione, non mi compete.
che finchè fosse [cut]
a te che sembra?
Mi sembra che come spesso ti capita hai dimenticato di moderare te stesso :D , cosa che in un post di mezza pagina, che per inciso riguardava solo noi due e potevi inviarmi in privato mi sembra assai poco sensato. Per il discorso Bet, spiacente non lo comprendo io per un motivo molto semplice: se il forum non gli va bene così com'è si può dare da fare per cambiarlo. Chiedere o meglio pretendere che gli altri facciano senza offrirsi e dare un contributo o quanto meno sforzarsi di capire i problemi a cui vanno incontro (che vi assicuro non sono pochi) non è di aiuto alcuno. Provate a dare una mano, anzichè aspettarvi sempre che lo faccia qualcuno con la scritta moderatore sotto il nick, come se a voi non competa.
Detto questo, ho abusato anche troppo della pazienza di amu e tatrat invadendogli la sezione, me ne torno in ombra e lascio loro la parola..
tatrat4d
03-11-2005, 01:34
sono a norma di regolamento, di buon gusto e soprattutto, cosa più importante di buon senso
perchè se tu mi dici che è tutto perfettamente normale e regolare, no problem
vorrà dire che metterò questi mirabili prodotti dell'intelletto umano nella mia signature, sostituendo la dicitura cristiani con altre a caso, chessò islamici, berlusconiani, fascisti, comunisti ecc., o della categoria di persone che più mi sta in uggia e inviterò altri utenti a farlo, secondo le categorie che più hanno in uggia loro
sempre che siano a norma di regolamento, se no, come non detto
era tanto per chiedere
intanto mi prendo la colpa di non avere moderato subito il primo post di Darkangel, tutto ciò che è seguito si sarebbe potuto evitare. Volendo parlarne con Amu ho/abbiamo rinviato fino a lasciare che seguisse questo grosso OT misto a post aggressivi o offensivi. Resta però il fatto che di segnalazione ce ne sia arrivata una sola, mentre ad andare oltre le righe siete stati 3 o 4 volte tanti.
Anche nel richiamare SaMu non avevo poi notato che si fosse ancora nel "filone polemico" iniziale, altra mia negligenza.
Detto questo, non posso che quotare il Jumper, la responsabilità è dei moderatori in carica (anche perchè a lui manco l'unica segnalazione è arrivata; non c'è nulla di strano nel non avere letto due post in 5 pagine, non dovendolo fare).
@ Darkangel: ciò che dai tuoi post è derivato deve bastarti per capire che tu non debba più scrivere. Quando si hanno opinioni forti su un argomento che tocca la sensibilità di molti bisogna avere il buon senso di esprimerli coi toni appropriati. Se ci si rende conto che non è possibile, quell'opinione va sacrificata: viene prima il rispetto per le sensibilità degli altri.
Indonesia, azioni musulmane contro i cristiani
3/11/2005 13:59
GIACARTA (Indonesia) - Mentre le chiese cristiane sono a rischio di chiusura nell'isola di Giava, i cristiani stanno tenendo i servizi di preghiera letteralmente nelle strade. Queste azioni hanno però reso i gruppi estremisti musulmani ancora più determinati a fermarli.
Per sei domeniche consecutive le chiese luterane, presbiteriane e cristiane pentecostali hanno tenuto servizi uniti fuori dalle chiese. I cristiani sostengono che questo è l'unico posto che è stato lasciato loro dove possono liberamente lodare Dio dopo che le autorità comunali hanno ordinato la chiusura delle chiese.
I cristiani credono che i governi locali stiano agendo sotto la pressione del Fronte di difesa islamico, che nel corso di un servizio di adorazione ha guidato più di mille estremisti nel tentativo di intimidire i cristiani.
[Jay Esteban, CWNews]
LightIntoDarkness
04-11-2005, 11:04
Indonesia: 3 studentesse decapitate (http://www.hwupgrade.it/forum/newreply.php?do=newreply&noquote=1&p=10074352)
4 Novembre 2005
INDIA
India, nel 2005 oltre 200 casi di violenze anti-cristiane
di Nirmala Carvalho
La denuncia dell’All India Catholic Union: situazione grave negli stati guidati dal fondamentalista Bjp; il governo aiuti a garantire istruzione e lavoro ai giovani cristiani.
Mumbai (AsiaNews) – Oltre 200, quest’anno, i casi registrati di attacchi contro i cristiani in India. La denuncia è dell’All India Catholic Union (Aicu), che, comunicando i dati al governo. chiede più garanzie e giustizia per i cristiani nel Paese. Le violenze sono concentrate in quegli Stati dove è al poter il Bharatiya Janata Party (Bjp), che porta avanti una dura politica fondamentalista. Le cifre del 2005 si avvicinano a quelle toccate nel periodo in cui il Bjp guidava il governo centrale.
Lo scorso 2 novembre il presidente dell’Aicu John Dayal ha inviato una lettera al primo ministro Manmohan Singh. Nella missiva si ricorda di aver scritto al premier “più volte riguardo alla situazione in Rajasthan, Madhya Pradesh e Gujarat dove la macchina statale è macchiata di violenza”. Secondo quanto scritto, la politica del Bjp “sembra volta a ostacolare l’impegno della comunità cristiana per la sua campagna per la parità di diritti dei dalit (fuori casta) cristiani”.
Nella lettera l’attivista informa il governo che “l’Aicu monitora costantemente gli attacchi ai cristiani nel Paese”. Ogni anno, tra novembre e dicembre, Dayal pubblica un libro bianco non ufficiale sulle violenze ai cristiani; l’attivista chiede che il governo faccia lo stesso con un documento ufficiale sulle condizioni di minoranze, tribali e dalit.
Finora sia il governo attuale del Congress Party che il precedente del Bjp non hanno fatto niente di simile: “Non hanno neppure istituito organi statali come una Commissione nazionale per le minoranze”. La proposta dei cristiani è che New Delhi eserciti “maggiore controllo e pressione sui governi dei vari Stati dell’unione per assicurare la protezione delle comunità e delle chiese e arrestare i responsabili degli attacchi”.
La lettera, firmata anche da altri leader cattolici indiani, si sofferma sulla “vulnerabile” condizione del Rajasthan. Qui il Sangh Parivar (organismo politico-religioso composto da fondamentalisti nazionalisti) ha minacciato di “liberare dai cristiani” un intero distretto a Udaipur. Su questa scia le minacce si sono estese al Madhya Pradesh; il governo locale non ha indagato sulle violenze, ma ha annunciato di voler introdurre una legge anti-conversione.
Oltre alla denuncia dei crescenti attacchi, la missiva rinnova la richiesta al governo di “aiutare la comunità cristiana dal punto di vista economico, affrontando il problema dell’occupazione e dell’istruzione giovanili”. I dalit cristiani sono per la maggior parte contadini senza terra; in India centrale l’educazione è ancora privilegio dei ricchi spesso negata alle donne tribali cristiane.
In Vietnam un piano per sradicare il cristianesimo
4/11/2005
HANOI (Vietnam) - Alcuni documenti rivelano la strategia per "combattere la religione", un vero e proprio piano dei comunisti vietnamiti per "sradicare" i luoghi cristiani di adorazione.
Secondo un documento segreto ottenuto dal Freedom Houses Center for Religious Freedom (Istituto per la libertà religiosa) della capitale statunitense, le autorità vietnamite delle zone tribali hanno deciso di "combattere la religione". Il documento, pubblicato dall'ufficio distrettuale di Muong Nhe lo scorso 25 febbraio e promosso dal partito Comunista vietnamita, rivela la scelta di una linea politica che costringa le minoranze etniche cristiane ad abbandonare la loro fede e a "sradicarè i luoghi di riunione cristiana" in collaborazione con la polizia e le forze armate.
Il documento parla di "mobilitare le masse a lottare e a resistere alla religione e alla fede religiosa e sradicare i luoghi che disturbano la sicurezza pubblica": secondo Freedom House è evidente che i "luoghi" sono un ovvio riferimento alle chiese familiari cristiane. Le cellule comuniste, continua il documento, "faranno in modo che la gente abbandoni la propria religione e ritorni alla fede e abitudini tradizionali... ispezioneranno le zone non ancora attaccate dalla religione Vang Chu [il termine Hmong per "Dio"] in modo da evitare il contagio in altri luoghi".
Ai leader dei villaggi dovrebbe essere permesso "di sviluppare regole e formulari di garanzia" da far firmare a quanti verranno costretti ad abbandonare la loro fede.
Freedom House precedentemente ha riportato che dozzine di cristiani sono stati convocati per una "rieducazione", e in questa occasione è stato chiesto loro attraverso maltrattamenti, violenza e coazioni (come quella di bere vino fino all'ubriacatura) di abbandonare la loro fede; già in questa occasione i cristiani "rieducati" sono stati costretti a firmare un documento che dichiarava la rinuncia alla propria fede.
«Questo documento indica che la situazione in Vietnam può essere riassunta come al solito nel termine "repressione"», ha affermato Nina Shea, membro della Commissione americana sulla libertà religiosa internazionale.
La campagna era prevista dal 2 marzo al 30 giugno, ma a causa dell'isolamento del distretto rurale interessato dall'azione la sua implementazione è stata rimandata.
(fonte: MNN)
akfhalfhadsòkadjasdasd
06-11-2005, 23:09
se fossero martiri di altre confessioni probabilmente gridereste allo scandalo...non parliamo poi se fossero martiri per mano di cristiani...
grazie per il beneficio del dubbio :)
ps: "(voi) gridereste allo scandalo..." questa presunzione di ficcarmi in una categoria di persone mi piglia proprio a male, che ne sai tu di me?
Meglio ritorniare IT:
5/11/2005 19:27
KHARTOUM (Sudan) - Due settimane dopo l'incendio di una chiesa luterana, causato da uno sconosciuto nei pressi della capitale Khartoum, il nuovo governo sudanese non ha aperto un'inchiesta, malgrado la richiesta dei responsabili della chiesa.
La chiesa è stata ridotta in cenere lo scorso 18 ottobre poco dopo mezzogiorno, ha riferito il pastore Yousif El-Denger Z. Kodi, segretario generale della Chiesa luterana del Sudan. «Siamo molto tristi - ha detto - perché è la prima volta che accade una cosa simile nel nostro paese». [fonte:lc]
akfhalfhadsòkadjasdasd
07-11-2005, 00:00
ma secondo voi si viene perseguitati perchè si è cristiani o perchè hanno radici occidentali? di certo sotto i ferri di certi invasati ci va a finire anche gente che in chiesa non ci va...
mi dispiace per i perseguitati.. purtroppo in certi paesi non ci sono molte libertà. sarebbe interessante capire il perchè del perseguitare, ma non sono ne abbastanza informato ne ho abbastanza tempo per farlo :)
Meglio ritorniare IT:
5/11/2005 19:27
KHARTOUM (Sudan) - Due settimane dopo l'incendio di una chiesa luterana, causato da uno sconosciuto nei pressi della capitale Khartoum, il nuovo governo sudanese non ha aperto un'inchiesta, malgrado la richiesta dei responsabili della chiesa.
La chiesa è stata ridotta in cenere lo scorso 18 ottobre poco dopo mezzogiorno, ha riferito il pastore Yousif El-Denger Z. Kodi, segretario generale della Chiesa luterana del Sudan. «Siamo molto tristi - ha detto - perché è la prima volta che accade una cosa simile nel nostro paese». [fonte:lc]
Non credi che sia meglio linkare direttamente http://www.evangelici.net/home.html e consigliare di seguire la rassegna stampa "Chiesa Perseguitata". Credo che questo thread altrimenti non finirà mai visto che stai copia incollando qualsiasi notizia venga messa in quella rassegna.
Blue Spirit
07-11-2005, 10:30
grazie per il beneficio del dubbio :)
ps: "(voi) gridereste allo scandalo..." questa presunzione di ficcarmi in una categoria di persone mi piglia proprio a male, che ne sai tu di me?
ma infatti non a caso ho scritto "probabilmente" anzichè "certamente"...cmq ti sei qualificato da solo, con quello che hai detto nei post precedenti, ecco perchè ho risposto in quel modo (e cmq non era riferito in particolare solo a te):)
excusatio non petita, accusatio manifesta:)
Blue Spirit
07-11-2005, 10:33
Non credi che sia meglio linkare direttamente http://www.evangelici.net/home.html e consigliare di seguire la rassegna stampa "Chiesa Perseguitata". Credo che questo thread altrimenti non finirà mai visto che stai copia incollando qualsiasi notizia venga messa in quella rassegna.
Ti dà fastidio che si parli di questioni reali e soprattutto attuali? Forse sono più degni di esistere i soliti thread in cui si linkano siti di serietà (e obiettività) tendente a zero che parlano a vanvera di inquisizione e crociate?
Ti dà fastidio che si parli di questioni reali e soprattutto attuali? Forse sono più degni di esistere i soliti thread in cui si linkano siti di serietà (e obiettività) tendente a zero che parlano a vanvera di inquisizione e crociate?
No figurati se ci tenete tanto tenetelo pure in piedi, solo che diventerà un thread ANSA con dei copia incolla da un sito, contenti voi....
Blue Spirit
07-11-2005, 11:18
No figurati se ci tenete tanto tenetelo pure in piedi, solo che diventerà un thread ANSA con dei copia incolla da un sito, contenti voi....
meglio un thread ansa che almeno riporta notizie reali, piuttosto che un thread di parte pieno di menzogne:)
E' incredibile come passino gli anni, i secoli etc e l'uomo non cambi mai.
Queste notizie mi fanno venire un'angoscia tremenda.
Riguardo all'Indonesia:
Indonesia - Dietro la violenza contro i cristiani ci sono provocatori
[ICN-News 07/11/05, 06:00]
ASIA/INDONESIA - Provocatori dietro la violenza anti-cristiana a Sulawesi e nelle Molucche: la comunità cristiana non cadrà nella trappola a manterrà la pace
Ambon (Agenzia Fides) - Forze dell’ordine in stato di all’erta, militari a presidiare edifici e luoghi pubblici, controlli più rigorosi e posti di blocco: sono le misure adottate dalle autorità locali delle isole Molucche, l’arcipelago nell’Indonesia Orientale, dopo gli episodi degli ultimi giorni. la tensione è crescita in tutta l’area dopo che tre ragazze cristiane protestanti sono state decapitate a Poso, nella vicina isola di Sulawesi, e dopo che una bomba è esplosa nei pressi di una Chiesa nella città di Ambon.
Fra la popolazione si è diffusa la paura della possibilità di tornare al conflitto generalizzato che ha sconvolto le Molucche e Sulawesi fra il 1999 e il 2002. Anche allora furono alcuni episodi violenti, operati da una rete di provocatori, a generare una reazione a catena che divenne ben presto lotta armata fra fazioni e comunità diverse.
Il timore che oggi circola, affermano fonti della Chiesa locale, è che quella stessa dinamica possa ripetersi: per questo le autorità locali, i leader civili e i capi religiosi stanno facendo di tutto per disinnescare l’eventualità di uno scontro che potrebbe allargarsi.
Secondo i leader cristiani e musulmani della zona, il crimine commesso contro le ragazze non ha nulla a che vedere con la religione, ma nasconde piuttosto ragioni di natura politica. Mons. Joseph Suwatan, Vescovo di Poso, raccontando lo shock in cui versa ancora la comunità cristiana, ha detto che le indagini puntano verso estremisti che agiscono come “terza parte” e che intendono provocare una scintilla, sperando nella reazione incontrollata di qualcuno. Ma il Vescovo ha assicurato che la comunità cristiana non reagirà e che intende mantenere la pace, nonostante le aggressioni subite.
Fra gli episodi di distensione, va notato che, nel buon clima gradualmente instauratosi fra la comunità cristiana e quella musulmana ad Ambon, sette insegnanti cristiani sono stati nominati dal governo docenti in una scuola a maggioranza musulmana, la “Muhammadia School di Ambon”. Il provvedimento potrà ben presto essere reciproco, con i musulmani chiamati a insegnare in scuole a maggioranza cristiana.
Anche la celebrazione dell’Id-al-Fitr ad Ambon ha visto in molti luoghi un intreccio di comunità religiose diverse, unite in nome del dialogo, della tolleranza, della pace e della festa. Vi ha partecipato anche il Vescovo di Amboina, Mons. Petrus Canisius Mandagi, che alla vigilia della manifestazione aveva chiesto alla popolazione di partecipare alla festività, creando un’atmosfera pacifica.
7 Novembre 2005
INDIA
A Karwar i cristiani indiani non possono onorare i loro defunti
di Nirmala Carvalho
Il governo indiano non rispetta i suoi impegni con i cattolici: aveva assicurato alla comunità almeno una visita il 2 novembre, dopo che il cimitero è divenuto zona militare.
Karwar (AsiaNews) - I cattolici di Karwar, sulla costa indiana occidentale, non hanno potuto visitare le tombe dei propri defunti per la ricorrenza del 2 novembre. Il governo non ha dato loro il permesso di recarsi al cimitero di Baithkol, per l’ennesima volta venendo meno alle promesse fatte in precedenza.
Il cimitero cristiano di Baithkol esiste da 300 anni. Di recente il governo indiano è entrato in possesso dell’area di Karwar per costruirvi una base navale; nella zona rientra anche il cimitero. Le autorità avevano assicurato formalmente ai cristiani che, in occasione del 2 novembre, avrebbero potuto visitare Baithkol. Nel cimitero non sono concesse nuove sepolture e alla comunità è stato assegnato un altro appezzamento di terra a Shriwad – 7 km da Karwar – ma la zona è disagiata dal punto di vista geografico e delle infrastrutture.
P. Peter Machado, della curia della diocesi di Karwar, racconta di aver ricevuto “per iscritto” dalla Marina indiana la garanzia di poter vistare il cimitero una volta all’anno: “La questione rientra nei diritti umani, il governo ci ha negato il diritto alla pratica religiosa”.
La Marina militare e il governo hanno così fatto retromarcia, forse a causa di pressioni da parte di fondamentalisti indù, contrari alla presenza cristiana nella zona. Già il 2 febbraio scorso, a Karwar e Goa era stata vietata la processione, che segna l’annuale festa di Nostra Signora delle Sorgenti. La causa: “motivi di sicurezza”.
I cattolici locali si dicono delusi e offesi da questo atteggiamento. “Le autorità ci avevano fatto una promessa” ricorda un uomo del posto. Da anni nella zona i cristiani vivono in pace con indù e musulmani". La convivenza si basa sulla mescolanza di usi e tradizioni delle diverse comunità. Secondo Jude Fernandes, un giovane cattolico, “indù e musulmani nella zona sono molto comprensivi; se avessimo avuto l’opportunità di discutere con loro, essi avrebbero apprezzato il significato del nostro rito per il giorno dei defunti”. Verina Fernandes sottolinea che “prima di prendere una decisione, le autorità locali avrebbero potuto chiamare le varie comunità per discutere insieme la questione”. “Non si accorgono – continua – che il loro atteggiamento rischia di creare serie fratture tra le comunità”.
Dopo il no del governo, lo scorso 2 novembre, i cristiani hanno solo potuto fare una processione per le strade di Karwar, terminata in chiesa per la preghiera finale. Le domande che più ricorrevano tra i fedeli erano: “Quanto continuerà ancora questa situazione?”; “Possiamo ancora credere che la Marina rispetterà il cimitero di Baithkol, come luogo sacro per i cristiani?”. Un uomo presente alla cerimonia, Jack, si preoccupa per il futuro: “Cosa faremo se qualche funzionario militare deciderà di distruggere il cimitero in nome dello sviluppo della nazione?”.
Intanto, come riferito da p. Machado, la diocesi di Karwar “scriverà una lettera al primo ministro indiano per chiedere giustizia”.
UGANDA 7/11/2005 12.19
Un missionario evangelico britannico, collaboratore dell’organismo umanitario ‘Sudan for International Aid Services’ (Ias), è stato ucciso in un’imboscata non lontano dal confine col Sud Sudan compiuta da sospetti ribelli ugandesi dell’Lra (Esercito di resistenza del Signore). Lo ha confermato alla MISNA, dalla capitale ugandese Kampala, Julius Bitamazire, direttore dell’ufficio in Uganda di Ias, l’organizzazione nata da una collaborazione tra Danimarca, Germania, Norvegia e Svezia per aiutare le popolazioni in difficoltà. L’operatore umanitario ha spiegato che Collin Lee – questo il nome della vittima – stava percorrendo sabato scorso a bordo del suo autoveicolo la strada che va da Koboko alla città sudanese di Yei, quando, intorno alle 17:00 locali, a circa 12 chilometri dal confine, è stato raggiunto da colpi di arma da fuoco sparati al petto ed è morto al suo arrivo a Yei. L’uomo, 57 anni, era con sua moglie, anch’essa missionaria evangelica e incinta di tre mesi, che fortunatamente è uscita incolume dall’attacco. Il missionario, ha spiegato ancora Julius Bitamazire, era un collaboratore free-lance di Ias e si stava recando nella città sudanese per fornire consulenza nell’ambito di un seminario che sarebbe dovuto iniziare mercoledì prossimo. Gli operatori di Ias collaboravano con sua moglie da circa 4 anni e con lui da 2 anni e mezzo. Fonti della MISNA a Kampala ricordano che si tratta del sesto attacco sferrato dalla fine di ottobre contro operatori umanitari tra il nord Uganda e il sud Sudan. È da tempo che i guerriglieri dell’Lra, protagonisti di quasi due decenni di conflitto nei distretti ‘acholi’ del nord Uganda, hanno sconfinato nel Sudan meridionale, creando problemi e tensioni di ordine pubblico, sociale e diplomatico tra i due paesi africani. [LM]
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Forse non proprio un "persecuzione",ma comunque un grazie di tutto.Anchequestaè una testimonianza di fede (=martire).
Cina: Arrestati 6 pastori e quasi 100 membri di chiesa nella provincia di Henan
[China Aid 08/11/05, 06:40]
Testimoni oculari hanno riferito che domenica 6 novembre, intorno alle dieci ora locale, 8 funzionari dei Servizi di Sicurezza e dell’Ufficio degli Affari religiosi della Contea di Wuyang hanno fatto irruzione in una congregazione non ufficiale e hanno imposto la chiusura di quella che definiscono “chiesa illegale”.
Sei pastori sono stati arrestati e rinchiusi in un carcere. Questi alcuni dei nomi: Yuan Quansan, X Guangwei (cognome non disponibile). Quattro di loro sono stati rilasciati il giorno dopo. Gli altri due rimarranno in carcere finché non avranno fornito prove di avere fatto cessare le riunioni o di essersi iscritti ad un’organizzazione riconosciuta.
Nel corso dell’intervento della polizia sono stati confiscati alcune suppellettili della chiesa, fra cui anche un registratore asportato senza aver rilasciato alcuna ricevuta. La chiesa nella quale è stato compiuto il raid della polizia farebbe parte della Chiesa Madre Frangcheng, conosciuta anche come Chiesa della Cina per Cristo), il cui pastore, Zhang Rongliang, è in carcere senza processo dal mese di dicembre del 2004
8 Novembre 2005
CINA
Pechino, pastore protestante condannato per aver stampato Bibbie
Condannati anche la moglie ed un cognato a pene dai 18 mesi ai 3 anni per “business illegale”. L’avvocato difensore: “Il tribunale dovrebbe rispettare la libertà religiosa, ma le autorità usano sempre motivi economici come pretesto per gestire le questioni politiche e religiose”
Pechino (AsiaNews/Agenzie) – Un tribunale cinese ha condannato ieri un pastore protestante, Cai Zhuohua, sua moglie ed un cognato a pene che vanno dai 18 mesi ai 3 anni di prigione per aver stampato Bibbie e pubblicazioni cristiane in maniera illegale. Lo ha dichiarato Zhang Xingshui, uno degli avvocati difensori. Zhang dice che il pastore è stato condannato a 3 anni; la moglie, Xiao Yunfei, 33 anni, a 2 anni mentre suo fratello, Xiao Gaowen, 37, a 18 mesi.
Il legale aggiunge che secondo il verdetto la quarta imputata, Hu Jinyun, cognata del pastore, è stata scagionata dall’accusa di “raccolta illegale di beni” perché ha contribuito all’inchiesta con informazioni sui familiari. I 3 condannati dovrebbero presentare appello entro 10 giorni dalla pronuncia della sentenza.
Cai Zhuohua è stato arrestato in centro a Pechino nel settembre 2004, quando 3 agenti in borghese delle forze di sicurezza lo hanno legato mani e piedi e caricato su un furgone. L’arresto della moglie è avvenuto il 27 dello stesso mese, mentre si trovava in compagnia del fratello e della cognata. I parenti del pastore avevano cercato rifugio nella provincia di Hunan, ma la loro fuga non è servita a sfuggire agli agenti di Pechino. Caoi cura 6 congregazioni protestanti non ufficiali.
Gao Zhisheng, un altro avvocato della difesa, ha riferito che i 4 sono stati in galera per 13 mesi con l’accusa di “business illegale” legato al ritrovamento di numerose Bibbie e altri libri cristiani nella sede della loro chiesa. Gao spiega che “i libri non avevano modo di entrare in commercio, perché destinati alla distribuzione gratuita tra i fedeli”. “Qui la questione non è il commercio legale o illegale” ha aggiunto. “Il tribunale dovrebbe rispettare la libertà religiosa, ma le autorità usano sempre motivi economici come pretesto per gestire le questioni politiche e religiose”. “Questo succede da tempo in Cina, dove il tribunale viene usato come uno strumento” denuncia.
In Cina solo l'Ufficio per gli Affari religiosi dà autorizzazione a pubblicare Bibbie che, stampate a tiratura limitata , non possono essere vendute nelle librerie pubbliche.
IL CASO
La prima indagine sul fenomeno dei musulmani convertiti al cristianesimo in Italia. Sono centinaia, molti si sentono abbandonati
Minacciati di morte e soli, chiedono aiuto ai cristiani e allo Stato, in nome dei diritti umani
Di Roberto Beretta
(Avvenire)«Convertito» è un participio passato. Molto o poco passato, però, dipende dalla grammatica politically correct per cui passare da una corrente all'altra, da un partito a quello opposto, da una religione ad una differente si può definire ignominioso «voltagabbana» oppure salutifero cambiamento d'opinione. Oggi che la conversione non è più tabù (anzi diventa talvolta status symbol...) fanno dunque ancor più indignare le «storie di musulmani convertiti» che i giornalisti Giorgio Paolucci e Camille Eid - ambedue ben noti ai lettori di Avvenire e proprio per la loro competenza sull'islam - si sono decisi a mettere in pubblico nel libro d'imminente uscita I cristiani venuti dall'islam (Piemme, pp. 216, euro 12,90). Infatti non ci sono soltanto gli italiani che passano al Corano e magari diventano leader con folto seguito di telecamere; esistono pure immigrati che nella Penisola compiono il cammino opposto, affascinati dal Vangelo, e chiedono il battesimo. Però costoro restano assai più nascosti, e non perché la loro vicenda faccia meno notizia (anzi...), né per ritrosia naturale: ma perché rischiano molto, spesso addirittura la vita. «L'islam ha solo una porta: quella d'ingresso», ripetono i testimoni; ed Eid e Paolucci riportano il caso recente di una ragazza pakistana che, scoperta dai genitori a Londra con un Vangelo in camera, è stata spedita in «vacanza» nel Paese d'origine e lì è misteriosamente «scivolata» in un fiume, affogando. Il martirio per i neo-cristiani provenienti dall'islam non è dunque una metafora e il libro lo documenta; o, se fortunatamente la conversione non approda a tali esiti estremi, essa rimane sempre un drastico cambio di vita, uno strappo spesso definitivo dalla patria e sovente anche dalla famiglia. L'algerino Antonio, per esempio, convertitosi ascoltando Radio Maria, racconta della fatica nel farsi riaccettare dalla madre e dai fratelli. Il turco Antuan (oggi novizio gesuita) ha sentito il padre minacciarlo di morte se avesse continuato nei suoi propositi, narra delle persecuzioni telefoniche ricevute quando si era rifugiato in Italia e ha dovuto affrontare una vera battaglia legale per farsi cambiare sui documenti l'indicazione della religione professata. Sara, giovane tunisina, non ha potuto confidare nemmeno alla madre il suo nuovo credo, così come la marocchina Fatima, e Amina - figlia di un egiziano fondamentalista e di un'italiana... C'è chi va a messa solo in chiese lontane dal quartiere in cui è conosciuto, chi si rifiuta di narrare la propria storia ai giornalisti e chi chiede un ferreo anonimato... Eppure - ecco il paradosso - come documenta in un impeccabile saggio introduttivo il gesuita Samir Khalil Samir (autorità indiscussa in islamologia), né il Corano né gli hadith (i «detti») del Profeta impongono una punizione per l'apostata, tanto meno la pena capitale. La convinzione che quanti «rinnegano la fede» musulmana meritino la morte deriva invece da due tardi hadith spesso sbandierati dai fondamentalisti, ma sulla cui derivazione da Maometto molti teologi islamici nutrono serissimi dubbi. «Né il Corano né la sunna del Profeta - conclude Samir - autorizzano l'interpretazione dei fondamenta-listi»; anzi lo stesso Maometto non solo non ha mai ucciso nessun apostata, ma è intervenuto due volte a salvarne. Del resto, sono ormai numerose nello stesso islam le voci che discutono l'illegittimità del cambiare religione. Ciò non toglie, purtroppo, che nei documenti internazionali gli Stati islamici sottopongano sempre il riconoscimento dei diritti fondamentali alla sharia, cioè alla legge islamica; persino la Dichiarazione universale dei Diritti dell'uomo, ad esempio, nella sua traduzione araba modifica l'articolo 14 (sulla «libertà di cambiare religione») in «diritto di invitare ad entrare nell'islam» e la libertà di «pensare o credere ciò che si vuole» è limitata a «che ciò avvenga entro i limiti stabiliti in proposito dalla Legge islamica»... Non a caso, dunque, Paolucci ed Eid parlano di «temp i delle catacombe» per i convertiti dall'islam (tra l'altro, il loro libro tenta un primo arduo censimento in proposito e giunge a concludere che «è verosimile che attualmente in Italia vivano alcune centinaia di cristiani provenienti dall'islam e che il fenomeno sia destinato a crescere») e chiedono precisi interventi: alle comunità islamiche in Italia, perché denuncino «alle autorità competenti quanti vogliono ergersi a giustizieri privati in nome dell'islam» e prevengano «la formazione di un clima ostile nei confronti di chi decide di aderire a una diversa esperienza religiosa»; alle forze dell'ordine, «perché venga assicurata la tutela necessaria a quanti, dopo aver compiuto il fatidico passo, si sentono in pericolo»; ai cattolici italiani, perché aiutino i neoconvertiti «a sentirsi parte della comunità cristiana... La solitudine, alla quale in molti casi si accompagnano le accuse, le minacce e talvolta le violenze, è una delle insidie maggiori con la quale deve fare i conti chi si converte». «Noi ci sentiamo abbandonati - denuncia infatti Nora, maghrebina ex islamica -. Dopo la conversione non abbiamo nessuno che ci sostenga. Perché il cristiano che diventa musulmano può manifestare tranquillamente la propria fede, addirittura si fa della pubblicità senza rischiare nulla, mentre il musulmano che diventa cristiano vive nella paura? Chiediamo aiuto alla Chiesa e all'Italia: proteggeteci! Difendeteci!». È un appello che dovrebbe riguardare tutti, cristiani e «laici».
aggiornamento sull'Indonesia:
8 Novembre 2005
INDONESIA
Nuove violenze a Poso, uomini armati sparano in faccia a 2 studentesse
E' lo stesso luogo (le Sulawesi Centrali) in cui è avvenuta la decapitazione di 3 ragazze. Le due studentesse ferite, entrambe di 17 anni, sono in condizioni critiche.
Poso (AsiaNews) – Due uomini armati di pistola hanno sparato in faccia da breve distanza a 2 studentesse di Poso, nelle Sulawesi centrali, alle 19 e 45 ora locale (12 e 45 ora italiana). Le nuove violenze sono avvenute nello stesso luogo dove il 29 ottobre 3 studentesse cristiane sono state decapitate e un'altra ferita gravemente.
Le 2 vittime sono Ivone, 17 anni, e Siti Nuraini, conosciuta come Yuli, anche lei di 17 anni. Un paramedico di nome Nurhayati ha detto pochi minuti fa che le vittime si trovano in condizioni molto critiche.
Ivone è stata colpita da un proiettile alla parte sinistra della mascella, mentre a Yuli hanno sparato al collo. “Sono state operate – dice il paramedico – all’ospedale di Poso”, dove sono state portate dalla polizia.
Al momento non vi sono ancora commenti ufficiali né dalla pubblica sicurezza locale né da quella regionale.
Poche ore prima del nuovo attacco il capo della polizia delle Sulawesi Centrali, commissario Oegroseno, ha ribadito che la polizia non ha ancora i nomi degli assassini di Ida Yarni Sambue (15 anni), Theresia Morangke (15), ed Alfita Poliwo (19), le 3 ragazze cristiane decapitate il 29 ottobre scorso in questa provincia. Intanto, la quarta ragazza, che sta recuperando la salute dalle ferite ricevute, è sotto continua sorveglianza della polizia, essendo una testimone del delitto.
Dal 1998 al 2001 le Sulawesi sono stati teatro di scontri fra cristiani e musulmani. Molti temono che queste violenze siano segno di una ripresa del conflitto religioso. Secondo personalità islamiche e cristiane locali, gli assassini non sono musulmani di Poso e hanno agito su ordine di qualche gruppo intenzionato a riaccendere l’odio interreligioso nella zona.
Blue Spirit
09-11-2005, 08:52
IL CASO
La prima indagine sul fenomeno dei musulmani convertiti al cristianesimo in Italia. Sono centinaia, molti si sentono abbandonati
Minacciati di morte e soli, chiedono aiuto ai cristiani e allo Stato, in nome dei diritti umani
Di Roberto Beretta
(Avvenire)«Convertito» è un participio passato. Molto o poco passato, però, dipende dalla grammatica politically correct per cui passare da una corrente all'altra, da un partito a quello opposto, da una religione ad una differente si può definire ignominioso «voltagabbana» oppure salutifero cambiamento d'opinione. Oggi che la conversione non è più tabù (anzi diventa talvolta status symbol...) fanno dunque ancor più indignare le «storie di musulmani convertiti» che i giornalisti Giorgio Paolucci e Camille Eid - ambedue ben noti ai lettori di Avvenire e proprio per la loro competenza sull'islam - si sono decisi a mettere in pubblico nel libro d'imminente uscita I cristiani venuti dall'islam (Piemme, pp. 216, euro 12,90). Infatti non ci sono soltanto gli italiani che passano al Corano e magari diventano leader con folto seguito di telecamere; esistono pure immigrati che nella Penisola compiono il cammino opposto, affascinati dal Vangelo, e chiedono il battesimo. Però costoro restano assai più nascosti, e non perché la loro vicenda faccia meno notizia (anzi...), né per ritrosia naturale: ma perché rischiano molto, spesso addirittura la vita. «L'islam ha solo una porta: quella d'ingresso», ripetono i testimoni; ed Eid e Paolucci riportano il caso recente di una ragazza pakistana che, scoperta dai genitori a Londra con un Vangelo in camera, è stata spedita in «vacanza» nel Paese d'origine e lì è misteriosamente «scivolata» in un fiume, affogando. Il martirio per i neo-cristiani provenienti dall'islam non è dunque una metafora e il libro lo documenta; o, se fortunatamente la conversione non approda a tali esiti estremi, essa rimane sempre un drastico cambio di vita, uno strappo spesso definitivo dalla patria e sovente anche dalla famiglia. L'algerino Antonio, per esempio, convertitosi ascoltando Radio Maria, racconta della fatica nel farsi riaccettare dalla madre e dai fratelli. Il turco Antuan (oggi novizio gesuita) ha sentito il padre minacciarlo di morte se avesse continuato nei suoi propositi, narra delle persecuzioni telefoniche ricevute quando si era rifugiato in Italia e ha dovuto affrontare una vera battaglia legale per farsi cambiare sui documenti l'indicazione della religione professata. Sara, giovane tunisina, non ha potuto confidare nemmeno alla madre il suo nuovo credo, così come la marocchina Fatima, e Amina - figlia di un egiziano fondamentalista e di un'italiana... C'è chi va a messa solo in chiese lontane dal quartiere in cui è conosciuto, chi si rifiuta di narrare la propria storia ai giornalisti e chi chiede un ferreo anonimato... Eppure - ecco il paradosso - come documenta in un impeccabile saggio introduttivo il gesuita Samir Khalil Samir (autorità indiscussa in islamologia), né il Corano né gli hadith (i «detti») del Profeta impongono una punizione per l'apostata, tanto meno la pena capitale. La convinzione che quanti «rinnegano la fede» musulmana meritino la morte deriva invece da due tardi hadith spesso sbandierati dai fondamentalisti, ma sulla cui derivazione da Maometto molti teologi islamici nutrono serissimi dubbi. «Né il Corano né la sunna del Profeta - conclude Samir - autorizzano l'interpretazione dei fondamenta-listi»; anzi lo stesso Maometto non solo non ha mai ucciso nessun apostata, ma è intervenuto due volte a salvarne. Del resto, sono ormai numerose nello stesso islam le voci che discutono l'illegittimità del cambiare religione. Ciò non toglie, purtroppo, che nei documenti internazionali gli Stati islamici sottopongano sempre il riconoscimento dei diritti fondamentali alla sharia, cioè alla legge islamica; persino la Dichiarazione universale dei Diritti dell'uomo, ad esempio, nella sua traduzione araba modifica l'articolo 14 (sulla «libertà di cambiare religione») in «diritto di invitare ad entrare nell'islam» e la libertà di «pensare o credere ciò che si vuole» è limitata a «che ciò avvenga entro i limiti stabiliti in proposito dalla Legge islamica»... Non a caso, dunque, Paolucci ed Eid parlano di «temp i delle catacombe» per i convertiti dall'islam (tra l'altro, il loro libro tenta un primo arduo censimento in proposito e giunge a concludere che «è verosimile che attualmente in Italia vivano alcune centinaia di cristiani provenienti dall'islam e che il fenomeno sia destinato a crescere») e chiedono precisi interventi: alle comunità islamiche in Italia, perché denuncino «alle autorità competenti quanti vogliono ergersi a giustizieri privati in nome dell'islam» e prevengano «la formazione di un clima ostile nei confronti di chi decide di aderire a una diversa esperienza religiosa»; alle forze dell'ordine, «perché venga assicurata la tutela necessaria a quanti, dopo aver compiuto il fatidico passo, si sentono in pericolo»; ai cattolici italiani, perché aiutino i neoconvertiti «a sentirsi parte della comunità cristiana... La solitudine, alla quale in molti casi si accompagnano le accuse, le minacce e talvolta le violenze, è una delle insidie maggiori con la quale deve fare i conti chi si converte». «Noi ci sentiamo abbandonati - denuncia infatti Nora, maghrebina ex islamica -. Dopo la conversione non abbiamo nessuno che ci sostenga. Perché il cristiano che diventa musulmano può manifestare tranquillamente la propria fede, addirittura si fa della pubblicità senza rischiare nulla, mentre il musulmano che diventa cristiano vive nella paura? Chiediamo aiuto alla Chiesa e all'Italia: proteggeteci! Difendeteci!». È un appello che dovrebbe riguardare tutti, cristiani e «laici».
ecco, si tratta di una questione davvero spinosa, che sento particolarmente in questi giorni, dopo alcune (per fortuna molto amichevoli) discussioni che ho avuto nei giorni scorsi con degli amici musulmani che tentavano di convincermi a riflettere sul convertirmi all'Islam...mi sono chiesto anche cosa sarebbe successo se le parti fossero state invertite: io a casa loro a cercare di convincere dei musulmani a riflettere sulla possibilità di lasciare l'Islam e convertirsi al cristianesimo...
mi sono chiesto anche cosa sarebbe successo se le parti fossero state invertite: io a casa loro a cercare di convincere dei musulmani a riflettere sulla possibilità di lasciare l'Islam e convertirsi al cristianesimo...
Hai provato a girare la stessa domanda ai tuoi amici che tentano di convertirti?
Sarebbe un modo perfetto per chiudere la discussione: dopo l'ovvia risposta, potresti dirgli "ecco perchè non prendo nemmeno in considerazione l'idea".
Blue Spirit
09-11-2005, 09:19
Hai provato a girare la stessa domanda ai tuoi amici che tentano di convertirti?
Sarebbe un modo perfetto per chiudere la discussione: dopo l'ovvia risposta, potresti dirgli "ecco perchè non prendo nemmeno in considerazione l'idea".
Uhm si ci ho pensato ma non credo sarebbe il modo migliore di reagire, perchè loro parlavano in buona fede (dal loro punto di vista, si preoccupavano per un amico che stava percorrendo una strada sbagliata, anzichè quella dell'Islam)...inoltre secondo me non è affatto detto che ammetterebbero che a parti invertite le conseguenze forse potrebbero essere poco piacevoli...
meglio un thread ansa che almeno riporta notizie reali, piuttosto che un thread di parte pieno di menzogne:)
E' tutto da vedere se sono reali e fino a che punto, sono notizie riportate da un sito cristiano e non sono riportate da alcun altro organo di stampa.
Blue Spirit
09-11-2005, 10:18
E' tutto da vedere se sono reali e fino a che punto, sono notizie riportate da un sito cristiano e non sono riportate da alcun altro organo di stampa.
In diversi articoli è riportata la fonte, e anche il fatto che altrove non se ne parli non significa certo che non siano fatti realmente accaduti, se hai prove che dimostrino il contrario postale pure, non sto certo qui a difendere evangelici.net (anzi diverse volte non ho condiviso materiale da loro pubblicato); ma allorchè riportano notizie reali, non c'è motivo di non ammetterlo.
Uhm si ci ho pensato ma non credo sarebbe il modo migliore di reagire, perchè loro parlavano in buona fede (dal loro punto di vista, si preoccupavano per un amico che stava percorrendo una strada sbagliata, anzichè quella dell'Islam)...inoltre secondo me non è affatto detto che ammetterebbero che a parti invertite le conseguenze forse potrebbero essere poco piacevoli...
E' proprio questo l'atteggiamento sbagliato da tenere, se vuoi un'integrazione reale.
Non devi farti scrupoli morali o di tipo religioso nel trattare con loro, primo perchè così applichi comunque una discriminazione, secondo perchè loro non si fanno scrupoli di alcun tipo nel relazionarsi con te.
Se vuoi un discorso paritario ed obiettivo, non puoi esimerti dal parlare loro come parleresti ad un italiano e cristiano o ateo.
Assodato questo, anche il metterli di fronte alla loro volontà di negare che ci sarebbero "conseguenze" per un tuo comportarti nella loro stessa maniera è un ottimo modo per avvicinare i due mondi.
Non affrontare certi argomenti o preoccuparsi delle reazioni che si avrebbero semplicemente PARLANDO è un modo di legittimare sia il loro argomento che il loro comportamento in seno alla nostra società.
Ci pensano già da soli ad applicare due pesi e due misure, non serve che anche tu dia loro una mano.
In diversi articoli è riportata la fonte, e anche il fatto che altrove non se ne parli non significa certo che non siano fatti realmente accaduti, se hai prove che dimostrino il contrario postale pure, non sto certo qui a difendere evangelici.net (anzi diverse volte non ho condiviso materiale da loro pubblicato); ma allorchè riportano notizie reali, non c'è motivo di non ammetterlo.
Non sto dicendo che non siano fatti realmente accaduti, ma vengono da una fonte sicuramente di parte, e stiamo sentenndo solo una campana, il risultato è che per esempio si crede, come ha fatto erroneamente Samu, che nelle Molucche ci sia stata un aggressione contro i cristiani, invece li c'è un conflitto tra cristiani e musulmani che ha fatto morti e distrutto chiese e moschee in egual misura da ambo le parti.
Blue Spirit
09-11-2005, 11:32
Non sto dicendo che non siano fatti realmente accaduti, ma vengono da una fonte sicuramente di parte, e stiamo sentenndo solo una campana, il risultato è che per esempio si crede, come ha fatto erroneamente Samu, che nelle Molucche ci sia stata un aggressione contro i cristiani, invece li c'è un conflitto tra cristiani e musulmani che ha fatto morti e distrutto chiese e moschee in egual misura da ambo le parti.
Ma infatti è importante sentire più campane. Ad esempio io non mi fido mai di nessun articolo-commento-ecc ecc che riguardi anche solo lontanamente il cristianesimo, quando proviene da fonti come manifesto, uaar, redicali e company :D
Ma infatti è importante sentire più campane. Ad esempio io non mi fido mai di nessun articolo-commento-ecc ecc che riguardi anche solo lontanamente il cristianesimo, quando proviene da fonti come manifesto, uaar, redicali e company :D
Pensa allora cosa possano scrivere su www.muslimiindonesia.com. :sofico:
Somalia - Estremisti islamici vogliono eliminare i cristiani
[VoM 09/11/05] Foto AP: Il leader fondamentalista Sheik Hassan Dahir Aweys al telefono durante un'intervista con l'Associated Press, il 12 ottobre 2005. E' sulla lista nera internazionale di Stati Uniti ed ONU. E' il numero due del Kukanka Culimada ed è pure conosciuto come Osama bin Laden della Somalia
Il 7 ottobre scorso, a nord di Mogadiscio, è stato ucciso Osman Sheik Ahmed, un personaggio molto noto nel mondo universitario della Somalia.
Testimoni oculari hanno confermato a famigliari e membri di chiesa che l'omicidio è stato compiuto da sicari appartenenti a gruppi islamici estremisti. La vittima lascia moglie e nove figli. La vedova è ora nascosta per paura. Nel periodo che va dal 1988 al 1990, il dr. Osman lavorò come volontario al seguito di diverse organizzazioni non-governative cristiane. Grazie alle sue specifiche competenze in rapporti tra governi e nell'amministrazione pubblica si era guadagnato il rispetto dei Somali e della comunità internazionale per la quale lavorava. Sono tempi molto duri per i cristiani di Mogadiscio.
Secondo la Reuters nel 2003 uno dei maggiori leader del Kulanka Culimada, il gruppo terroristico islamico che ha in mano il sistema giudiziario affermò che "secondo la legge islamica tutti i cristiani somali devono essere eliminati" e che "non c'è posto in Somalia per questa gente, la cui esistenza disconosciamo e faremo fuori".
Il 31 ottobre scorso 3 credenti sono stati aggrediti: il pastore Hirsi è stato ferito gravemente allo stomaco ed è ora in coma ed in prognosi riservata in ospedale. Il cristiano Nur ha ricevuto ferite al braccio. E' andata invece bene a Mohammed.
Spectrum7glr
09-11-2005, 13:02
io credo che i cristiani siano ghettizzati...basta vedere le reazioni su questo forum ad una discussione che denuncia delle persecuzioni in atto: si criticano le fonti come se fossero poco attendibili...mentre basta una qualunque cazzata di articolo di giornale ripreso in un thread (meglio se ha una certa colorazione politica) per essere irrimediabilmente ed invariabilmente la verità rivelata (e di esempi è costantemente puntellata la prima pagina di questa sezione del forum).
Io non dico che le fonti citate da Ewigen siano per forza di cosa attendibili...ma allo stesso modo non confondo un reportage esclusivo di un giornalista con la verità inconfutabuile solo perchè dice quello che voglio sentire. (qualsiasi riferimento è voluto: 2 thread su 3 partono da cose di questo tipo e le assumono come verità inconfutabili...perchè dubitate tutti solo quando quello che leggete non è quello che volete sentire?) .
Ripeto, l'unico fatto è che a giudicare dalle reazione a thread come questo nel nostro forum chi si professa cristiano e non ha paura di dirlo viene bollato come un povero imbecille: è ghettizzato (cosa che la storia insegna essere l'anticamenra della persecuzione).
P.S.
non posso dirmi cristiano, ma non voglio nemmeno confondermi con una massa che ghettizza/deride che si professa tale...sopattutto quando questa massa a giustificazione del porprio comportamento richiama categorie sviluppate nell'ultimo secolo (e solo dove esisteva un substrato cristiano tra l'altro) e le applica a situazioni verificatesi nel medioevo.
Blue Spirit
09-11-2005, 17:27
io credo che i cristiani siano ghettizzati...basta vedere le reazioni su questo forum ad una discussione che denuncia delle persecuzioni in atto: si criticano le fonti come se fossero poco attendibili...mentre basta una qualunque cazzata di articolo di giornale ripreso in un thread (meglio se ha una certa colorazione politica) per essere irrimediabilmente ed invariabilmente la verità rivelata (e di esempi è costantemente puntellata la prima pagina di questa sezione del forum).
Io non dico che le fonti citate da Ewigen siano per forza di cosa attendibili...ma allo stesso modo non confondo un reportage esclusivo di un giornalista con la verità inconfutabuile solo perchè dice quello che voglio sentire. (qualsiasi riferimento è voluto: 2 thread su 3 partono da cose di questo tipo e le assumono come verità inconfutabili...perchè dubitate tutti solo quando quello che leggete non è quello che volete sentire?) .
Ripeto, l'unico fatto è che a giudicare dalle reazione a thread come questo nel nostro forum chi si professa cristiano e non ha paura di dirlo viene bollato come un povero imbecille: è ghettizzato (cosa che la storia insegna essere l'anticamenra della persecuzione).
P.S.
non posso dirmi cristiano, ma non voglio nemmeno confondermi con una massa che ghettizza/deride che si professa tale...sopattutto quando questa massa a giustificazione del porprio comportamento richiama categorie sviluppate nell'ultimo secolo (e solo dove esisteva un substrato cristiano tra l'altro) e le applica a situazioni verificatesi nel medioevo.
Hai detto delle cose giuste, e sei ancora più credibile proprio perchè non sei cristiano. Peccato che siano così pochi i non cristiani ad avere quest'onestà intellettuale.
A proposito delle indonesiane decapitate:
9 Novembre 2005
INDONESIA
Poso, 5 arresti per la decapitazione delle ragazze cristiane
Una musulmana ed una cristiana le 2 ragazze ferite ieri. Le autorità non rivelano i nomi: tra i detenuti anche un ex poliziotto. Scoperto nelle Molucche un campo addestramento per militanti islamici.
Jakarta (AsiaNews/Agenzie) – Cinque persone sono in carcere per la decapitazione delle 3 ragazze cristiane a Poso, nell’arcipelago indonesiano delle Sulawesi. Lo riferiscono oggi fonti della sicurezza indonesiana, tra gli arrestati anche un ex poliziotto.
Il vice portavoce della polizia, Soenarko Artanto, ha dichiarato che “si sta ancora investigando sul preciso ruolo dei 5”. I nomi degli uomini non sono però stati resi noti e non è stato neppure chiarito chi li abbia catturati. L’esercito ha rivendicato il merito per l’arresto di 4. Il portavoce dell’esercito indonesiano, gen. Kohirin Suganda, ha riferito che la cattura è avvenuta pochi giorni fa.
Sull’attentato a Poso del 29 ottobre scorso e le violenze contro altre 2 studentesse - una di fede cristiana e l'altra musulmana - nella stessa zona ieri si è espresso il presidente Susilo Bambang Yudhoyono (SBY). Tramite un suo portavoce SBY ha dichiarato che entrambi gli episodi sono un tentativo di riaccendere l’odio interreligioso nella regione. Dal 1998 al 2001, il conflitto tra musulmani e cristiani nelle Sulawesi ha ucciso oltre 2 mila persone.
Oggi, intanto, la polizia indonesiana ha reso pubblica la scoperta di un campo d’addestramento per militanti islamici nell’arcipelago orientale delle Molucche. La zona è stata anch’essa teatro di un conflitto tra le due comunità religiose: dal 1999 al 2000 morirono più di 2 mila persone.
Artsianto Darmawan, portavoce della polizia locale, ha riferito che la polizia è venuta a conoscenza del campo sull’isola di Serma dagli interrogatori di alcuni sospetti responsabili dell’attacco a un posto di blocco a Seram il maggio scorso. Nell’attentato morirono 5 poliziotti. “Stiamo verificando – ha detto – se il campo sia ancora attivo oppure no; abbiamo trovato prove come bandiere e libri”. I sospetti arrestati hanno riferito di essersi addestrati in quel campo una volta.
La polizia aveva già scoperto campi del genere intorno alla zona di Poso, nelle Sulawesi, dove la settimana scorsa 3 ragazze cristiane sono state decapitate e ieri 2 studentesse ferite al viso.
L’Indonesia è il più grande paese musulmano al mondo. In zone come Poso e nelle Molucche il numero di cristiani e musulmani si equivale.
Io non dico che le fonti citate da Ewigen siano per forza di cosa attendibili...
confesso che qualche pagina fa postai la notiza di un pastore pentecostale decapitato nelle Filippine,poi felicemente smentita dalle stesse fonti (Asianews e ICN) e quindi non serviva che restasse nel thread.Certe smentite fanno molto piacere e magari fosse sempre così :)
10 Novembre 2005
CINA-VATICANO
Il vescovo Jia Zhiguo arrestato per una “sessione di studio”
E’ l’ottava volta per il presule, 70 anni, che ne ha trascorsi quasi 20 in prigione. La polizia ha preso anche 2 sacerdoti della sua diocesi.
Roma (AsiaNews/KF) – Mons. Giulio Jia Zhiguo, vescovo non ufficiale di Zhengding (Hebei), è stato arrestato dalla polizia. É l’ottava volta che il prelato viene arrestato dal 2004. Questa volta la polizia lo ha preso in casa sua, a Pechino, alle 8 di mattina dell’8 novembre. Gli agenti gli hanno ordinato di prendere le sue cose e li hanno condotto nella città di Jinzhou, dove altri uomini della sicurezza lo stavano aspettando per portarlo a Shijiazhuang, capoluogo dell'Hebei.
La polizia ha pubblicamente sostenuto che il vescovo era stato portato via per una “sessione di studio”. Vengono chiamati così i ripetuti tentativi delle autorità di convincere il vescovo ad aderire alla Associazione Patriottica. Non si ha idea della durata della “sessione”.
Il giorno prima dell’arresto del vescovo, padre Li Suchuan, 40 anni, e padre Yang Ermeng, 35 anni, entrambi della diocesi del vescovo Jia, Zhengding, sono stati catturati da agenti della sicurezza e portati via dalle loro parrocchie dei villaggi di Zhoujiazhuang e di Zhoutou, entrambi della zona di Jinzhou. Da allora non hanno fatto ritorno.
Jia, che ha 70 anni, è vescovo dal 1980. Ha trascorso in prigione circa 20 anni e per altri è stato tenuto sotto stretta sorveglianza. Un controllo particolare gli è stato dedicato al momento della morte di Giovanni Paolo II, il 2 aprile, dal momento che le autorità si aspettavano lotte intestine tra i vescovi, analogamente a quanto accade alla morte di un capo del partito.
Il vescovo Jia, tra l’altro, tiene in casa un centinaio di handicappati orfani.
ARABIA SAUDITA: Paese di particolare preoccupazione in fatto di persecuzione religiosa
[Agenzie 10/11/05]
U.S.A. Per il secondo anno consecutivo, il rapporto annuale del dipartimento di stato assegnerà all’Arabia Saudita il triste titolo di “paese di preoccupazione particolare”. Tale demerito è da attribuire alle restrizioni che questo paese applica alla libertà di culto.
Secondo alcune misure adottate nel 1998 in materia di libertà religiosa, tale designazione potrà risultare in conseguenti sanzioni economiche, anche se poi la decisione spetta direttamente al segretario di stato. Dopo alcuni mesi di ritardo, la Rice ha recentemente autorizzato altri sei mesi di attesa per giungere ad una decisione conclusiva. L’obiettivo è quello di consentire che si verifichino ulteriori momenti di discussione nella speranza che si raggiungano poi dei risultati positivi per la libertà di culto.
Blue Spirit
10-11-2005, 13:08
10 Novembre 2005
CINA-VATICANO
Il vescovo Jia Zhiguo arrestato per una “sessione di studio”
E’ l’ottava volta per il presule, 70 anni, che ne ha trascorsi quasi 20 in prigione. La polizia ha preso anche 2 sacerdoti della sua diocesi.
Roma (AsiaNews/KF) – Mons. Giulio Jia Zhiguo, vescovo non ufficiale di Zhengding (Hebei), è stato arrestato dalla polizia. É l’ottava volta che il prelato viene arrestato dal 2004. Questa volta la polizia lo ha preso in casa sua, a Pechino, alle 8 di mattina dell’8 novembre. Gli agenti gli hanno ordinato di prendere le sue cose e li hanno condotto nella città di Jinzhou, dove altri uomini della sicurezza lo stavano aspettando per portarlo a Shijiazhuang, capoluogo dell'Hebei.
La polizia ha pubblicamente sostenuto che il vescovo era stato portato via per una “sessione di studio”. Vengono chiamati così i ripetuti tentativi delle autorità di convincere il vescovo ad aderire alla Associazione Patriottica. Non si ha idea della durata della “sessione”.
Il giorno prima dell’arresto del vescovo, padre Li Suchuan, 40 anni, e padre Yang Ermeng, 35 anni, entrambi della diocesi del vescovo Jia, Zhengding, sono stati catturati da agenti della sicurezza e portati via dalle loro parrocchie dei villaggi di Zhoujiazhuang e di Zhoutou, entrambi della zona di Jinzhou. Da allora non hanno fatto ritorno.
Jia, che ha 70 anni, è vescovo dal 1980. Ha trascorso in prigione circa 20 anni e per altri è stato tenuto sotto stretta sorveglianza. Un controllo particolare gli è stato dedicato al momento della morte di Giovanni Paolo II, il 2 aprile, dal momento che le autorità si aspettavano lotte intestine tra i vescovi, analogamente a quanto accade alla morte di un capo del partito.
Il vescovo Jia, tra l’altro, tiene in casa un centinaio di handicappati orfani.
ARABIA SAUDITA: Paese di particolare preoccupazione in fatto di persecuzione religiosa
[Agenzie 10/11/05]
U.S.A. Per il secondo anno consecutivo, il rapporto annuale del dipartimento di stato assegnerà all’Arabia Saudita il triste titolo di “paese di preoccupazione particolare”. Tale demerito è da attribuire alle restrizioni che questo paese applica alla libertà di culto.
Secondo alcune misure adottate nel 1998 in materia di libertà religiosa, tale designazione potrà risultare in conseguenti sanzioni economiche, anche se poi la decisione spetta direttamente al segretario di stato. Dopo alcuni mesi di ritardo, la Rice ha recentemente autorizzato altri sei mesi di attesa per giungere ad una decisione conclusiva. L’obiettivo è quello di consentire che si verifichino ulteriori momenti di discussione nella speranza che si raggiungano poi dei risultati positivi per la libertà di culto.
l'ho sempre detto che cina e arabia saudita sono i problemi peggiori, in termini di libertà religiosa:(
Spectrum7glr
10-11-2005, 13:38
l'ho sempre detto che cina e arabia saudita sono i problemi peggiori, in termini di libertà religiosa:(
purtroppo manca la volontà ed il coraggio politico di fare determinate scelte...personalmente trovo vergognoso fare affari con paesi dove non è rispettato nemmeno un contenuto minimo di diritti umani...e ancora più vergognoso è il silenzio della società civile su queste cose: sempre pronti a scendere in piazza quando fa comodo a loro, mentre quando scendere in piazza potrebbe voler dire una condanna a determinate nazioni tutti si tirano indietro e si barricano dietro a parole di circostanza
Blue Spirit
10-11-2005, 15:34
purtroppo manca la volontà ed il coraggio politico di fare determinate scelte...personalmente trovo vergognoso fare affari con paesi dove non è rispettato nemmeno un contenuto minimo di diritti umani...e ancora più vergognoso è il silenzio della società civile su queste cose: sempre pronti a scendere in piazza quando fa comodo a loro, mentre quando scendere in piazza potrebbe voler dire una condanna a determinate nazioni tutti si tirano indietro e si barricano dietro a parole di circostanza
Dici benissimo. Purtroppo l'ipocrisia e il "doppiopesismo" sono la regola, ormai.
10 Novembre 2005
INDIA
Rapporto Usa: in India passi in avanti verso la libertà religiosa
L'annuale Rapporto sulla libertà religiosa internazionale segnala progressi nell'operato del governo. Padre Joseph Babu e John Dayal ricordano che ancora sono molti i problemi da risolvere
New Delhi (AsiaNews) - L’annuale Rapporto sulla libertà religiosa internazionale (Rlri) redatto dall’amministrazione Bush ha riconosciuto al governo di New Delhi di aver "dimostrato di impegnarsi a favore di una politica religiosa di non discriminazione sia ai più alti livelli di governo che in ogni parte della società".
Padre Joseph Babu, portavoce della Conferenza episcopale indiana, ha dichiarato ad AsiaNews che è d’accordo con "i riferimenti fatti nel rapporto dall’amministrazione americana riguardo l’India. Dopo l’avvento al potere nel 2004 di Manmohan Singh ci sono stati dei passi in avanti: è stata adottata una politica religiosa non discriminatoria nei livelli più alti dell’amministrazione, è stato abrogato il Pota (legge per la prevenzione del terrorismo) e i libri di testo discriminatori sono stati revisionati. Ciò nonostante la situazione delle minoranze non è cambiata molto. Le minoranze ed in modo particolare i cristiani e le loro istituzioni - continua padre Babu - hanno subito degli attacchi. Alcuni individui che sostengono la lotta alle minoranze devono ancora essere combattuti: solo questo può infondere sicurezza nelle menti delle minoranze indiane".
Anche John Dayal, segretario generale dell’All India Christian Council e presidente dell’All India Catholic Union, sigle che radunano milioni di cristiani e cattolici indiani, giudica in modo positivo il rapporto americano, ma esprime delle riserve. "Il governo ha fatto molto, in modo particolare nel campo dell’educazione, ma ancora di più è quello che è rimasto da fare. Bisogna organizzare commissioni per l’educazione delle minoranze, per far fronte alla situazione economica dei musulmani e il recupero del consiglio di integrazione nazionale. Chiediamo anche un riassestamento della situazione economica dei cristiani, e chiediamo che vengano assistiti e che gli siano riconosciuti libertà e diritti". "Dal punto di vista dei cristiani - continua - molti punti sono ancora da chiarire: la commissione nazionale per le minoranze rimane ostile, le leggi personali sull’adozione devono ancora essere approvate e continuano gli atti di violenza, in modo particolare negli stati governati dal Bharatiya Janata Party (Bjp).
Il Rapporto sulla libertà religiosa internazionale è stato presentato l’8 novembre dal segretario di Stato Condoleeza Ricee e trasmesso al Congresso degli Stati uniti. Nel rapporto viene elogiato il governo del primo ministro Manmohan Singh in modo particolare per il "lavoro condotto nello stato occidentale del Gujarat", governato da nazionalisti indù, "per aver arginato gli scontri fra musulmani e indù", e ha evidenziato che "gli attivisti per i diritti delle minoranze hanno rilevato che i casi di violenza nelle città sono diminuiti". Nel rapporto sono citate le insurrezioni che hanno interessato lo Stato nel 2002, quando oltre 2000 persone persero la vita in scontri urbani. Il rapporto valuta in modo positivo che il governo si sia rifiutato di "approvare il piano di controllo della criminalità organizzata del Gujarat nel giugno 2004, criticato dai gruppi musulmani che temevano sarebbe stato utilizzato in maniera selettiva contro di loro". Inoltre il governo indiano, continua il rapporto, ha sostituito la controversa legge sulla prevenzione al terrorismo, criticata da musulmani perché considerata un’arma da utilizzare contro di loro, con una legge giudicata "più garantista nei confronti delle minoranze". Inoltre "per quel che riguarda l’educazione scolastica, il governo ha sostituito libri di testo discriminatori con edizioni più moderate". Lo stesso rapporto riconosce però che "in alcuni Stati controllati dalle opposizioni rimangono ancora dei problemi".
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Tuttavia quando si finirà a livello pratico con la divisione della società civile in caste e del dare più volore alla vita di una vacca che di centinaia di milioni di esseri umani forse finalmente lì vi sarà vera libertà.
l'ho sempre detto che cina e arabia saudita sono i problemi peggiori, in termini di libertà religiosa:(
E tanto per accentuare la notizia:
10 Novembre 2005
USA - ARABIA SAUDITA
Arabia Saudita, ancora “preoccupazione” per la libertà religiosa
Per il secondo anno consecutivo, il Dipartimento di Stato Usa accusa Riyadh di soffocare le minoranze religiose. Attivisti per i diritti umani e cristiani ricordano gli ultimi casi di persecuzione e sottolineano la minaccia della propaganda wahabita esportata fuori dai confini del Regno.
Washington (AsiaNews) – L’Arabia Saudita è rientrata anche quest’anno nella lista dei paesi “oggetto di preoccupazione particolare” (CPC) per Washington; la sigla classifica le realtà in cui la grave violazione della libertà religiosa è passibile di sanzioni. Attivisti per i diritti umani confermano la grave situazione delle minoranze religiose nel Regno e pongono dubbi sulla possibilità di considerarle Riyadh un’alleata nella lotta al terrorismo internazionale.
Lo scorso 8 novembre il Dipartimento di Stato Usa ha presentato al Congresso il 7° Rapporto annuale sulla libertà religiosa nel mondo. Lo stesso dossier, nel 2004, conteneva per la prima volta dure accuse all’Arabia Saudita, dove “non esiste libertà religiosa”. Accanto all’Arabia Saudita tra i paesi CPC appaiono quest’anno: Myanmar, Cina, Eritrea, Iran, Corea del Nord, Sudan e Vietnam.
Il 30 settembre il Segretario di Stato americano, Condoleeza Rice, ha dato al Regno saudita 180 giorni per progredire nel rispetto della minoranze religiose, pena restrizioni economiche. Alla fine di questa settimana è previsto l’arrivo delle Rice in Arabia, come parte di un più vasto tour in Medio Oriente.
Il Centro per la democrazia e i diritti umani in Arabia Saudita – organismo nonprofit, che lavora a fianco degli Usa – sottolinea che a 139 giorni alla scadenza del termine “il governo saudita non ha proposto né applicato nessun provvedimento”. Anzi, il Centro ricorda l’ultimo caso di persecuzione contro i cristiani nel Paese. Il 7 ottobre scorso, l’indiano Samuel Daniel, leader di una chiesa domestica, è stato arrestato a Riyadh e portato allo Shumesi Deportation Center. L’ambasciata indiana è riuscita a farlo scarcerare dopo soli due giorni, a condizione che l’uomo lasciasse il paese. Samuel è stato costretto a partire lasciando la sua famiglia in Arabia Saudita. L’uomo era nel gruppo degli 8 cristiani arrestati a fine maggio dalla muttawa (la polizia religiosa saudita) e rilasciati dopo 10 giorni. La polizia aveva trovato e confiscato nelle loro case materiale religioso.
Il Centro punta il dito anche contro lo Shumesi Deportation Center e cita lettere di detenuti che raccontano di ogni tipo di violenze e soprusi e di condizioni di vita inumane: “Siamo 200 in una piccola stanza – si dice - non c’è posto per sedere o sdraiarsi; sulle scarse razioni di pane che ci portano c’è scritto ‘cibo per i maiali’”.
In Arabia Saudita è proibita la libertà di espressione a tutte le religioni, meno che all’Islam. Ogni manifestazione pubblica (avere Bibbie o portare un crocifisso) è proibita. Negli ultimi anni, grazie alle pressioni internazionali, la corona saudita ha permesso la pratica di altre religioni ma solo in privato. La muttawa, però, continua ad arrestare, imprigionare e torturare persone che praticano altre fedi anche se in privato.
Ma il problema della libertà religiosa, soffocata dall’integralismo wahhabita, non è limitato ai confini del Regno e rappresenta un pericolo anche in altri paesi. A denunciarlo già all’inizio dell’anno è stato il Centro per la libertà religiosa, Freedom House, con il suo Rapporto: “Le pubblicazioni saudite sull’ideologia dell’odio invadono le moschee americane”. Di questo studio, due giorni fa, la direttrice di Freedom House, Nina Shea, ha riferito al Comitato giudiziario del Senato americano. Nel suo intervento l’attivista cattolica si chiede se gli Usa possono considerare l’Arabia “un alleato o un nemico nella guerra al terrorismo”.
Secondo il Rapporto, condotto su decine di moschee nelle principali città americane, circolano varie e numerose pubblicazioni, che istigano all’odio contro “gli infedeli” occidentali e alla violenza verso sciiti e sufi; il materiale arriva ed è finanziato da Riyadh, che – nonostante le promesse – non si preoccupa di controllare il contenuto dei testi. Per questo la Shea chiede a Washington di monitorare più da vicino il reale impegno della Corona saudita contro la diffusione dell’odio interreligioso e del fondamentalismo islamico.
Eritrea: Raddoppiato il numero dei cristiani in carcere
(Porte Aperte) Il numero dei cristiani imprigionati a causa della loro fede è ora di 1752, il doppio di sei mesi fa, ma molti ritengono che questa cifra sia ben al di sotto della realtà. Ventisei pastori e responsabili di chiesa sono detenuti ed i loro conti correnti sono stati bloccati dal governo. "Le loro famiglie soffrono enormi disagi per questa situazione" ci ha riferito un testimone. Alla fine di settembre, tre responsabili di chiesa sono stati arbitrariamente condannati a due e tre anni di reclusione.
Negli ultimi mesi, la polizia ha effettuato molti interventi nella regione di Asmara, procedendo all'arresto di 51 cristiani.
U.S.A.: CRESCE L'ATTENZIONE PER LA PERSECUZIONE DEI COPTI IN EGITTO
Il numero crescente di attacchi in chiave anti-copti in Alessandria d'Egitto non sta sfuggendo a politici e leader religiosi che ora chiedono interventi perchè si arresti l'ondata di persecuzioni. In un incontro con la stampa, il senatore Sen. Sam Brownback (Kansas), presidente della commissione Helsinki per la US.Copts Association, ha dichiarato: "Siamo qui per occuparci della persecuzione in atto contro la comunità dei Copti. La situazione in Egitto non è migliorata; è invece peggiorata".
CINA:Gao Zhisheng: l'attivista perseguitato riceve segni di solidarietà
In seguito alle notizie diffuse dalla nostra associata per i diritti umani, China Aid Association, sulla persecuzione delle autorità cinesi a carico di Gao Zhisheng, il legale-attivista ha ricevuto numerose telefonate ed e-mail da tutto il mondo. Sei pastori cinesi hanno telefonato a Gao e con la voce rotta dal pianto hanno espresso parole d'incoraggiamento a lui ed alla sua famiglia. I leader religiosi hanno assicurato che oltre 100 milioni di cristiani cincesi pregheranno per lui ininterrottamente. Il giovane attivista ha risposto con una lettera aperta nella quale ringrazia "Dio e gli uomini per il loro amore e solidarietà verso di lui e verso la sua famiglia in un momento così duro". Dichiarazione di Bob Fu, fondatore e presidente di Chiana Aid: "Ringraziamo le persone di ogni fede per il loro profondo amore e cura per Gao e la sua famiglia. Vi chiediamo di continuare a pregare per loro e per tutti coloro che sono oggetto di persecuzione".
UZBEKISTAN: PERSECUZIONE PER TUTTI!
Queste le ultime misure decise dalle autorità dell'Uzbekistan e tutte dirette ai cristiani, "registrati" e non, in particolare se appartenenti al gruppo etnico uzbeko. Il caso più recente riguarda la Chiesa del Pieno Vangelo "Emanuel" di Nukus, nella parte nord-occidentale del paese e la Congregazione del Pieno Vangelo "Fores" a Tashkent, la capitale. In barba ai canoni dei diritti umani sanciti a livello internazionale, tutte le attività delle chiese protestanti sono ora considerate illegali. La Chiesa "Emanuel" intende difendere il proprio diritto a riunirsi. La Chiesa "Fores" s'è detta "stanca ed arrabbiata" ed ha deciso comunque di non arrendersi all'idea di vedersi privata dei propri diritti religiosi".
11 Novembre 2005
IRAN
Pastore iraniano convertito dall'Islam potrà visitare la famiglia
Hamid Pourman, detenuto perchè convertito dall'Islam, dopo oltre un anno di carcere, ha il permesso di vedere la famiglia per tre giorni al mese: permesso concesso per “buona condotta”.
Teheran (AsiaNews/Compass) – Hamid Pourmand, il pastore protestante iraniano in carcere per la sua fede, in 14 mesi di detenzione ha avuto il permesso di vedere la sua famiglia solo una volta al mese.
Pourmand, ex militare, continua a rifiutare di abiurare il cristianesimo, ma grazie alla sua buona condotta le autorità carcerarie gli hanno concesso 3 giorni ogni mese per visitare la famiglia.
Il cristiano avrebbe instaurato buoni rapporti con i secondini e i carcerati della prigione Evin, dove sono detenuti anche dissidenti politici, incluso il giornalista Akbar Ganji.
Fonti anonime dichiarano che il legale di Pourmand ha deciso di ritirare l’appello alla Corte Suprema per paura che il processo duri troppo, dando così alle autorità una scusa per tenerlo in carcere. Nel Rapporto 2004 sul sistema giudiziario in Iran, Human Rights Watch denuncia che “a molti prigionieri politici viene detto che se fanno appello verranno rispediti in galera o sarà loro aggiunta qualche accusa”.
La Difesa del pastore protestante spera che il governo accetti una petizione per concedergli l’amnistia o in occasione dell’anniversario della Rivoluzione islamica (11 febbraio) o delle feste per il Now Ruz iraniano (il nuovo anno – 20 marzo).
Il 28 maggio un giudice islamico del tribunale di Bandar-I Busher, città di origine di Pourmand, ha sollevato il pastore dall’accusa di apostasia e proselitismo, per le quali rischiava la morte. Dal 13 dello stesso mese per 2 settimane è apparso ogni 2 o 3 giorni davanti alla corte islamica di Teheran. In questo periodo ha subito numerose pressioni per tornare all’islam. Il 16 maggio scorso è stato trasferito dalla capitale iraniana a Bandar-I Busher.
Pourmand si è convertito al cristianesimo nel 1980. È stato arrestato a settembre 2004 in un raid della polizia iraniano contro un raduno dell’Assemblea di Dio, una denominazione protestante della quale egli fa parte in qualità di pastore. All’epoca era colonnello dell’esercito iraniano.
Il 16 febbraio scorso il pastore, accusato di aver tenuto nascosta la sua conversione ai superiori, è stato condannato a 3 anni di detenzione. La legge islamica vigente in Iran non permette che un non musulmano faccia parte dell’esercito con il grado di ufficiale. In seguito alla condanna Pourmand è stato licenziato e privato del suo stipendio, della pensione e dell’alloggio per la sua famiglia.
REPUBBLICA DEMOCRATICA DEL CONGO 11/11/2005 4.17
CONCLUSO PROCESSO PER OMICIDIO MISSIONARIO BELGA
Si è concluso il processo sull’omicidio del missionario gesuita René de Haes, assassinato il 7 maggio scorso a Kinshasa. Lo hanno riferito alla MISNA fonti della radio diocesana Elikya, precisando che l’udienze sono terminate ieri dopo aver ascoltato tutte le parti in causa e adesso non resta che attendere il verdetto che verrà emesso mercoledì 16 novembre prossimo dal tribunale militare distrettuale di Matété, nella capitale congolese. I due imputati – due soldati disertori, Marcel Lengè e Tumba Manza Issa – si sono dichiarati innocenti; se riconosciuti colpevoli i due rischiano la pena di morte. Il missionario belga, originario di Heist-op-den-Berg (Anversa) è stato ucciso a colpi di arma da fuoco mentre si dirigeva nel suo quartiere, Kimwenza, al ritorno da una riunione di un gruppo religioso presso l’università di Kinshasa. Professore di teologia e animatore spirituale da oltre 40 anni, padre De Haes al momento della sua morte era rettore della Casa internazionale di studi filosofici dei Padri Gesuiti a Kimwenza.(Fonti:UAAR,Politikon,Anticlericale)
vabbè,fonte vera e ragionevole:Misna
FastFreddy
11-11-2005, 20:10
11 Novembre 2005
IRAN
Pastore iraniano convertito dall'Islam potrà visitare la famiglia
[CUT]
Questa storia mi ha particolarmente colpito.. :(
Dev'essere terribile essere imprigionato e separato dai propri cari per la sola colpa di voler professare un'altra religione.
Da veramente da pensare a cosa siano in realtà i diritti civili fondamentali
Questa storia mi ha particolarmente colpito.. :(
Dev'essere terribile essere imprigionato e separato dai propri cari per la sola colpa di voler professare un'altra religione.
Da veramente da pensare a cosa siano in realtà i diritti civili fondamentali
Più che l'essere di un'altra relgione (in Iran le altre religioni tollerate sono:cristianesimo,ebraismo e mazdeismo) è il fatto di aver abbandonato l'Islam cosa che in quei paesi è punibileanche perviua legale (in un paese occidentale se il pastore non ti da più la comunione e nè tifa entrare in chiesa non finisci di certo dietro le sbarre!).
12 novembre 2005 18.08
PAKISTAN, MIGLIAIA DI MUSULMANI INCENDIANO CHIESE E CONVENTO
Infuriati per informazioni secondo le quali un cristiano avrebbe bruciato copie del Corano, migliaia di musulmani hanno attaccato e dato alle fiamme tre chiese cristiane, un convento e la casa di un prete presso Lahore, nel Pakistan orientale.
Lo ha annunciato la polizia pachistana precisando che gli incidenti si sono verificati a Sangla Hill, circa 70 km a ovest di Lahore e che non si segnalano feriti.
"In apparenza l'attacco sembra stato preordinato, anche perchè gli assalitori sono giunti sul posto a bordo di autobus", ha detto l'arcivescovo cattolico di Lahore, Lawrence Saldanaha.
Secondo testimoni la folla di musulmani ha saccheggiato e poi incendiato tre chiese, un collegio femminile, un albergo e un dispensario, "tutti ridotti in cenere". Gli attacchi sono stati innescati dalla notizia che un cristiano, tale Yusaf Masih, aveva bruciato copie del Corano, un reato passibile di pena di morte in Pakistan, ma secondo alcuni tutto sarebbe cominciato a causa di contrasti economici e di gioco tra la comunità cristiana e quella islamica.(Avvenire)
Complementi all'idiozia (se confermata) di Yusaf e al QI degli anticlericali mezzalunari :(
Eritrea: Raddoppiato il numero dei cristiani in carcere
U.S.A.: CRESCE L'ATTENZIONE PER LA PERSECUZIONE DEI COPTI IN EGITTO
UZBEKISTAN: PERSECUZIONE PER TUTTI!
aggiornamento:
Eritrea - Pastore rilasciato dopo 10 mesi di cella d'isolamento è in condizioni critiche
[CD 12/11/05]
Arrestato quasi dieci mesi fa nel corso di un matrimonio nella parte occidentale dell'Eritrea, il pastore Oqbamichael Tekle-Haimonot è stato finalmente rilasciato.
Le sue condizioni di salute, però, sono molto critiche. Il ministro della Chiesa Parola di Vita a Cale Hiwot è crollato fisicamente ed emotivamente sotto il peso dei maltrattamenti subiti in carcere dove era rinchiuso in cella d’isolamento. Scarcerato su cauzione, il pastore Tekle-Haimonot ha dovuto firmare una dichiarazione redatta dalle autorità militari con cui s'impegna a non frequentare alcuna riunione cristiana "illegale". Dal mese di maggio del 2002, il governo eritreo ha messo al bando ogni tipo di riunione religiosa che non sia legata alla Chiesa Ortodossa, a quella Cattolica, Luterana ed all'Islam. Ha chiuso tutte le chiese indipendenti. Le autorità hanno perfino impedito semplici riunioni di preghiera fatte in casa e la celebrazione di matrimoni protestanti in sale pubbliche.
EGITTO - I legislatori americani avvertono: niente aiuti se Mubarak non protegge la comunità cristiana
http://www.icn-news.com/~foto/suora.jpg
Foto: Una suora copta giace al suolo dopo essere stata pugnalata e ferita da uno studente musulmano durante una manifestazione di protesta contro i cristiani, davanti alla chiesa di S.Giorgio.
A Washington, Frank Wolf, un membro del congresso americano, ha affermato che "le autorità egiziane, nel migliore dei casi, sono state negligenti"
UZBEKISTAN - Aggredito un giornalista
[PrimaNews 12/11/05]
UZBEKISTAN, Tashkent. (Press center IGNPU) La sera del 9 novembre scorso, cinque sconosciuti hanno aggredito e percosso Aleksey Volosevich di Internet publication Fergana.ru., nei pressi della sua abitazione a Tashkent, nella regione di Yunusabad.
Gli assalitori hanno scaraventato a terra Volosevich, lo hanno presso a calci e gli hanno poi immerso testa e vestiti nella vernice. Prima di dileguarsi gli hanno gridato: "Non venderai la nostra patria". Rialzatosi, dall'androne di casa il giornalista ha visto uscire di corsa quattro ragazzi, sicuramente gli stessi che avevano scritto sulle pareti e con la stessa vernice: "Volosevich - giornalista ebreo corrotto. Qui vive un ebreo che non conosce l'Islam".
Gli attivisti di diritti umani credono che l'attacco sia stato eseguito dai Servizi Speciali su ordine delle autorità e che in ogni caso è da mettere in relazione con la professione esercitata da Volosevich. Recentemente il giornalista si era occupato in loco degli eventi di Andizhan. I suoi articoli pubblicati in internet durante i fatti dei !15 ribelli" contraddicevano apertamente la versione ufficiale data dalle autorità.
Dopo i fatti di Andizhan nei giorni 12-14 maggio, le autorità uzbeke avevano organizzato la cosiddetta "stagione aperta" contro i giornalisti indipendenti che scrivevano da Andizkan. Diversi giornalisti sono stati aggrediti, denunciati, arrestati, detenuti e messi sotto censura. Parecchi di loro sono stati costretti ad emigrare in altri paesi.
Gianpaolo,bet,Blue Spirit,Sweet...ma devo io fare sempre pubblicità ai vostri siti d'INFORMAZIONE (Avvenire,Asianews,PIME)?passi l'ecuenismo,ma non così :Perfido: :cry: :cry:
basta da adesso posterò solo notizie da Anticlericale,Politikon,No Gods,bambini di Satana,Uaar,anzi meglio di no perchè non voglio avervi sulla coscienza(dato che loro i credenti vogliono farli morire
da ridere):angel:
12 novembre 2005 18.08
PAKISTAN, MIGLIAIA DI MUSULMANI INCENDIANO CHIESE E CONVENTO
Più dettagliata:
13 Novembre 2005
PAKISTAN
Migliaia di musulmani bruciano chiese, conventi, scuole e case cristiane nel Punjiab
di Qaiser Felix
La Commissione Giustizia e Pace accusa la”negligenza criminale” della polizia (che non è intervenuta) e quella dei ministri e politici che non si decidono a eliminare le leggi sulla blasfemia.
Lahore (AsiaNews) – Tre chiese, un convento di suore, due scuole cattoliche, la casa di un pastore protestante e quella di un parroco, un ostello per ragazze, alcune case di cristiani sono stati prima vandalizzati e poi incendiati da una folla rabbiosa di circa 2 mila persone nel villaggio di Sangla Hill, distretto di Nankana nel Punjiab. Almeno 450 famiglie cristiane del villaggio sono fuggite e non sono ancora tornate per paura di ulteriori violenze.
Mons. Lawrence John Saldanha, arcivescovo di Lahore e presidente nazionale della commissione Giustizia e Pace, ha detto in una conferenza stampa (v. foto) che “gli attacchi sono stati pianificati e organizzati. Secondo testimoni, la folla è stata portata sul luogo con degli autobus e istigata a compiere violenze e a bruciare”. “La nostra gente è in ansia – ha detto ad AsiaNews – e desideriamo che il governo faccia qualcosa”.
Le violenze sono avvenute ieri circa alle 10 del mattino (ora locale) e in apparenza sono motivate da un ulteriore caso di blasfemia. Secondo gli accusatori, venerdì 11 novembre, il cristiano Yousaf Masih, ha bruciato alcune copie del Corano ed è ora scomparso. Un fratello di lui, Salim Masih è stato arrestato il giorno prima. La Commissione Giustizia e Pace di Lahore ha dichiarato che le accuse di blasfemia sono false: gli accusatori hanno con la famiglia degli accusati alcuni problemi economici da risolvere.
Anche Saqib Sohail Bhatti, consigliere generale di Sangla Hill, cristiano, ha dichiarato ad AsiaNews che le accuse di blasfemia sono false: Yousaf Masih è un analfabeta e non saprebbe nemmeno distinguere il Corano da un altro libro religioso.
A provocare le violenze non sono estranei i capi religiosi locali. Ieri le moschee hanno continuato a chiamare a raccolta i fedeli davanti alla Jamia Madni Masjid, la moschea centrale, spingendoli ad agire contro i cristiani. I leader religiosi, con discorsi violenti, hanno spinto la folla a bruciare ogni luogo cristiano.
Obbedendo agli ordini, la folla ha prima saccheggiato la casa di Yousaf Masih e quella di suo fratello. Poi si sono mossi verso la chiesa presbiteriana incendiando l’edificio, i libri, e la casa di Tajamal Perveiz, il pastore locale. La folla piena di rabbia è poi giunta alla chiesa cattolica dello Spirito Santo e hanno vandalizzato l’edificio di culto, l’adiacente convento delle suore e la casa del parroco di Sangla Hill, il p. Semson Dilawar.
Il gruppo di circa 2 mila musulmani ha anche danneggiato la scuola elementare e il liceo St Anthony, distruggendo mobili, archivi, laboratori e biblioteca. Anche la chiesa dell’Esercito della Salvezza ha subito molti danni.
Un parlamentare cristiano, Akram Gill, punta il dito contro la polizia: egli ha telefonato di persona alle forze dell’ordine chiedendo protezione per i cristiani, ma non ha ottenuto nulla. Anwar Sohail, un testimone degli incidenti, ha detto ad AsiaNews che “la polizia era presente quando la folla ha attaccato la chiesa cattolica, ma sono andati via lasciando che i manifestanti penetrassero nell’edificio”
La Commissione di Giustizia e Pace ha diffuso una dichiarazione in cui si afferma che “la polizia locale sembra essere parte in causa di questi atti di terrore, che usano la religione per diffondere odio contro le minoranze religiose”. Per questo si chiede “un’immediata inchiesta giudiziaria per stabilire cause, effetti e responsabilità di questi vergognosi incidenti. Inoltre occorre prendere provvedimenti contro i poliziotti per la loro criminale negligenza”.
La dichiarazione riafferma che “le leggi sulla blasfemia sono la causa principale e lo strumento per creare squilibri settari e interreligiosi nella società . La negligenza di ministri e responsabili di dipartimenti ne permette l’abuso in larga scala, provocando una valanga di ingiustizie. Per questo si domanda al governo di “fare dei passi per educare le masse alla tolleranza e alla pace, eliminando elementi discriminatori verso le religioni nelle scuole e nei media, e cancellando le leggi discriminatorie come quelle sulla blasfemia”.
Giustizia e Pace ricorda anche che molte organizzazioni cristiane stanno lavorando fianco a fianco con altri pakistani nei soccorsi alla popolazione terremotata. “In un momento in cui abbiamo bisogno della solidarietà di tutto il mondo – si afferma – questa mancanza di rispetto per la legge è una cattiva notizia per il paese”.
India, estremisti indù minacciano di morte una famiglia cristiana
[CD 14/11/05]
Estremisti indù hanno fatto irruzione in una riunione di preghiera, nella casa di una famiglia cristiana accusata di convertire gli indù al cristianesimo. Il fatto è successo nello stato di Uttar Pradesh. Gli assalitori hanno tenuto braccate per alcune ore le 200 persone che partecipavano all'incontro di preghiera ed hanno minacciato di uccidere i membri della famiglia se vedranno altri indù a "simili riunioni". Secondo testimoni oculari, gli estremisti appartengono al Bharatiya Janata Yuva Morcha (BJYM), il ramo giovanile del Bharatiya Janata Party (BJP), il partito nazionalista.
Vietnam - Persecuzione dei protestanti Hmong: Ci sono le foto
[ICN-News 14/11/05]
Il Centro per la Libertà Religiosa della Freedom House ha pubblicato foto che confermerebbero il trattamento brutale al quale sono sottoposte le minoranze cristiane dalle autorità Vietnamite.
La diffusione delle immagini di tortura avviene in seguito alle smentite di Hanoi i cui servizi di sicurezza sono accusati di aver messo in atto una campagna di repressione nei confronti dei cristiani Hmong.
http://www.icn-news.com/~foto/1131957756.jpghttp://www.icn-news.com/~foto/vietnam.jpg
Le ferite che si vedono nelle foto confermano il rapporto, del 3 novembre scorso, del Centro secondo cui diversi cristiani dell'etnia Hmong sono stati percossi pesantemente con bastoni elettrici dalle guardie di confine e dai servizi di sicurezza. Si parla, in un caso, di una costola rotta e di frattura dello sterno in un altro, come pure di ferite di altro genere. Il Centro per la Libertà Religiosa è anche in possesso dei nomi delle persone fotografate. Le persone che hanno riportato le ferite più gravi sono Vang Seo Dung e Ly Van Dung. I fatti si riferiscono alla campagna di repressione messa in atto contro i Protestanti nella provincia di Ha Giang, alla fine di agosto, primi di settembre del 2005.
Notizia invece molto "curiosa"
PAKISTAN - Lo "straniero infedele" non può visitare le donne
Sulle montagne del Pakistan colpito dal sisma fa freddo e nevica. I medici cristiani volontari incontrano anche difficoltà culturali. La maggior parte delle donne musulmane in questa zona non permetterà mai ad un medico di sesso maschile di visitarle. In un caso, un genitore musulmano non ha concesso il permesso ad un medico di amputare la gamba della figlia nonostante ci fossero segni di cancrena. Ha asserito che è meglio che la figlia muoia che permettere ad uno straniero infedele di toccarla. Non ci sarebbero stati problemi se si fosse trattato, invece, del figlio maschio.(Icn)
Più dettagliata:
13 Novembre 2005
PAKISTAN
Migliaia di musulmani bruciano chiese, conventi, scuole e case cristiane nel Punjiab
14 Novembre 2005
PAKISTAN
Solidarietà dei capi delle Chiese cristiane al villaggio cristiano attaccato
di Peter Jacob
Lahore (AsiaNews) – Un gruppo di leader cristiani ha visitato oggi la comunità cristiana di Sangla Hill dove lo scorso sabato una folla di 2 mila musulmani ha distrutto chiese e case di cristiani, accusati di blasfemia.
Fra i visitatori vi era Mons. Lawrence John Saldanha, arcivescovo cattolico di Lahore; Alexander John Malik, moderatore della Chiesa del Pakistan (protestante); Victor Azraiah, del National Council of Churches in Pakistan; Samuel Azariah, rappresentate dell’Esercito della Salvezza; parlamentari e membri della Commissione Giustizia e Pace (NCJP).
Anche il Ministro federale per le ferrovie, segretario generale della Lega Musulmana del Punjab, ha visitato il villaggio.
Sabato 12 novembre una folla irata di circa 2 mila musulmani, incitata dai capi religiosi, ha marciato verso il villaggio. Essi hanno prima distrutto e poi bruciato 3 chiese cristiane, un convento, 2 scuole cattoliche, la casa di un pastore protestante e quella del parroco cattolico, un ostello per ragazze e alcune case di cristiani. L’arcidiocesi di Lahore ha accusato la polizia di non aver fatto nulla per fermare le violenze.
Il Ministro del Punjab, Chaudhary Pervaiz Elahi, ha incontrato oggi i leader cristiani radunati nell’episcopio di Lahore. Egli ha espresso dolore per l’incidente e ha promesso provvedimenti contro i colpevoli, come anche di sostenere le spese per la ricostruzione delle chiese e degli edifici distrutti.
I vescovi hanno invitato Chaudhary a visitare il luogo e a fare dei passi per sradicare l’intolleranza religiosa, il terrorismo e rifiutare la legge sulla blasfemia.
Per protesta i leader delle Chiese cristiane hanno anche deciso di indire per il 17 novembre una giornata di sciopero delle scuole cattoliche.
L’ufficio della NCJP di Rawalpindi ha organizzato una conferenza stampa per diffondere la notizia – non riportata sui giornali. L’ufficio di Karachi ha diffuso una dichiarazione sull’incidente. A Quetta, Giustizia e Pace ha organizzato per domani un seminario–protesta insieme a organizzazioni locali.
Solidarietà verso i cristiani pakistani giunge anche dal resto del mondo. Yaqoob Anjum Bhatti e Ernest Paul, hanno organizzato assieme a diversi gruppi un sit-in di protesta all’ambasciata pakistana a Washington, se il governo non prende provvedimenti entro 3 giorni. Shadab Khokhar e altri pakistani hanno incontrato parlamentari canadesi a Toronto. Anch’essi hanno in programma una dimostrazione davanti all’ambasciata pakistana.
Blue Spirit
15-11-2005, 09:14
Gianpaolo,bet,Blue Spirit,..ma devo io fare sempre pubblicità ai vostri siti d'INFORMAZIONE (Avvenire,Asianews,PIME)?passi l'ecuenismo,ma non così :Perfido: :cry: :cry:
basta da adesso posterò solo notizie da Anticlericale,Politikon,No Gods,bambini di Satana,Uaar,anzi meglio di no perchè non voglio avervi sulla coscienza(dato che loro i credenti vogliono farli morire
da ridere):angel:
:D:D:D
cmq la situazione in Pakistan è davvero grave:(
12 novembre 2005 18.08
PAKISTAN, MIGLIAIA DI MUSULMANI INCENDIANO CHIESE E CONVENTO
Complementi all'idiozia (se confermata) di Yusaf e al QI degli anticlericali mezzalunari :(
Ritiro ciò che ho detto su Yusaf
UNA COMUNITÀ ASSEDIATA
Dopo gli attacchi «premeditati» a chiese e conventi è stata indetta per giovedì una Giornata nazionale di protesta e di preghiera, in cui la gente marcerà e pregherà nelle strade
Pakistan, cristiani sotto tiro
Da Islamabad (R.E.)
Cresce la paura nella comunità cristiana del Pakistan dopo la violenza che ha colpito la Provincia del Punjab nei giorni scorsi e aumentano le denuncie contro le continue intimidazioni contro i cristiani. Sabato scorso la chiesa cattolica dello Spirito Santo, assieme ad altre due chiese protestanti, un convento di suore, la scuola cattolica di Sant'Antonio, un collegio per ragazze e una canonica sono stati dati alle fiamme da una folla di musulmani a Sangla Hill, località situata circa settanta chilometri ad ovest della città di Lahore. «I fedeli cristiani sono terrorizzati - afferma Fides - anche se hanno intenzione di reagire pacificamente: per questo è stata indetta per giovedì una Giornata nazionale di protesta e di preghiera, in cui i fedeli pachistani marceranno e pregheranno nelle strade in tutto il Paese». «L'attacco sembra essere stato pianificato, visto che gli autori sono stati portati sul posto con i pullman», aveva spiegato monsignor Lawrence Saldanha, arcivescovo di Lahore e presidente della Conferenza episcopale del Pakistan. Al raid avevano preso parte oltre 1.500 musulmani, in maggioranza giovani, per vendicare il presunto gesto di un cristiano della zona che, secondo voci infondate, avrebbe profanato un Corano. Oltre 450 famiglie cristiane (cattoliche e protestanti) sono fuggite da Sangla Hill terrorizzate, raggiungendo i parenti in altri luoghi. «Sono come stranieri o sfollati nel loro stesso Paese», ha aggiunto monsignor Joseph Coutts, vescovo di Faisalabad, che ha trascorso due giorni a Sangla Hill, dove ha incontrato il parroco della chiesa cattolica attaccata e le suore dell'annesso convento che, riferisce «hanno perso tutto quello che avevano e sono vive per miracolo». I cristiani locali denunciano l'immobilismo delle forze di polizia che, pur preallertate, non hanno impedito che i manifestanti devastassero i numerosi edifici colpiti. La polizia locale ha arrestato circa 90 persone per gli incidenti, affermando che l'ordine è stato ristabili to. Secondo alcuni, anche i leader musulmani locali hanno incitato alla violenza, basandosi su false informazioni di copie del Corano bruciate. I cristiani chiedono al governo maggiore protezione e garanzie per la comunità cristiana pachistana, che ha annunciato per il 17 novembre una Giornata nazionale di protesta e di preghiera, con marce per la pace in tutto il paese. Per l'occasione le scuole e gli istituti cristiani resteranno chiusi in segno di protesta. Un parlamentare cristiano, Akram Gill, punta il dito contro la polizia: ha telefonato di persona alle forze dell'ordine chiedendo protezione per i cristiani, ma non ha ottenuto nulla. La Commissione di Giustizia e Pace - cita l'agenzia Asianews ha diffuso una dichiarazione in cui si afferma che «la polizia locale sembra essere parte in causa di questi atti di terrore, che usano la religione per diffondere odio contro le minoranze religiose»(Avvenire).
15 Novembre 2005
INDONESIA
East Java, telefonate minatorie a una chiesa cattolica
Una voce anonima avvisava di un’imminente bomba contro la chiesa di Betlemme. Polizia in allerta dopo la scoperta del piano terroristico contro obiettivi cristiani nel Paese.
Jakarta (AsiaNews) – Nuove concrete minacce ai cattolici in Indonesia. La chiesa di Betlemme nel villaggio di Puhsarang - a Kediri, provincia di East Java - ha ricevuto oggi una telefonata minatoria che avvertiva di un imminente attacco dinamitardo. La chiesa di Betlemme ha acquistato fama tra i cattolici in Indonesia, dopo l’edificazione del santuario mariano di Puhsarang, ai piedi del monte Wilis.
Il capo della polizia di Kediri, il commissario Nursamsul ha raccontato che Kiki, centralinista presso la chiesa di Betlemme, ha ricevuto una telefonata anonima, nella quale si avvisava che alle 2 del pomeriggio (ora di Jakarta) una bomba avrebbe colpito il complesso della chiesa. “Appena informati della minaccia – spiega un altro funzionario di polizia, Suryantono – la nostra squadra è corsa sul luogo per controllare”. Suryantono ha aggiunto che, al momento, 21 poliziotti sono impegnati nelle indagini sul caso.
La chiesa di Puhsarang non ha ancora il titolo di parrocchia; dipende da quella di Vincentius a Paulo, nel centro di Kediri. Padre Sulistyo, che è stato anche alla guida della parrocchia cittadina, ha dichiarato che quella di oggi non è la prima telefonata minatoria alla chiesa di Betlemme.
Le forze di sicurezza nell’East Java hanno preso in modo molto serio l’episodio, dispiegando subito una squadra della polizia anti-terrorismo per “pulire” il complesso della chiesa. Documenti e fonti di intelligence hanno di recente confermato che il terrorista Azahari bin Husin - suicidatosi l’8 novembre scorso durante un’operazione della polizia indonesiana per catturarlo - stava progettando una serie di attentati esplosivi alle chiese di Malang durante le feste del prossimo Natale. Malang, una zona turistica a 80 km a sud di Surabaya, capitale dell’East Java, è nota per ospitare molti centri di ordini religiosi cattolici come quello dei verbiti e delle carmelitane.
La settimana scorsa il vescovo della diocesi di Malang ha confermato ad AsiaNews la minaccia terrorista contro diverse chiese cattoliche, che dovevano essere distrutte una settimana dopo la fine delle feste dell’Idul Fitri (la fine del Ramadan, il 3-4 novembre) “L’informazione – ha detto mons. Herman Joseph Pandoyoputro - è circostanziata e mi è stata fornita da molte fonti fra cui la pubblica sicurezza ed un importante leader musulmano”.
Fra gli obiettivi, la cattedrale del Monte Carmelo di Jalan e la parrocchia di S. Antonio a Pasuran, già distrutta dalle bombe nel Natale del 2000, quando una serie attentati colpirono 5 chiese a Jakarta e in altre città del Paese.
SweetHawk
15-11-2005, 20:40
Che brutte cose... :(
ok,qui la vittima non è cristiana (non che questo la renda "inferiore".Una persecuzione e una diffamazione ha lo stesso negativo e infame significato da qualsiasi parte avvenga e a qualsiasi religione venga rivolta,senza se e senza ma!),ma la Bibba è stata tirata in ballo:
15 Novembre 2005
ARABIA SAUDITA
Insegnante saudita accusato di “deridere” l’islam
L’uomo, condannato a 40 mesi e 750 frustate, aveva discusso in classe di Bibbia, parlato bene degli ebrei e condannato il fondamentalismo. Estremisti islamici avrebbero usato gli studenti, che non avevano passato un esame, per colpire il professore “moderato”.
Ryadh (AsiaNews/Agenzie) – Un tribunale in Arabia Saudita ha condannato un insegnante a 40 mesi di detenzione e a 750 frustate in 15 settimane, per aver “deriso l’islam”. Il maestro, denunciato da colleghi e studenti un anno e mezzo fa, aveva discusso in classe della Bibbia e parlato bene degli ebrei. La vittima avverte, però, che la denuncia a suo carico è stata montata da colleghi fondamentalisti, contrari alle sue posizioni moderate.
La sentenza, emessa il 12 novembre scorso, è stata diffusa il giorno dopo da un quotidiano saudita. Al-Madina, questo il nome del giornale, riporta che la colpa del professore di chimica Mohammad Al-Harbi, è quella di aver promosso “una dubbia ideologia, deridendo la religione, e dichiarando che gli ebrei sono nel giusto”. Secondo l’accusa egli avrebbe anche “discusso del Vangelo e impedito agli alunni di lasciare la classe per l’abluzione prima della preghiera”. All’epoca l’uomo insegnava nella scuola superiore Al-Fwailiq, nella cittadina di Ein Al-Juwa.
Intervistato dalla stampa araba Al-Harbi ha definito “crudele” la sentenza. Egli ha spiegato che gli studenti, che lo hanno denunciato erano arrabbiati perché non avevano passato l’esame mensile di chimica. “Mi avevano chiesto di poterlo ripetere e io ho rifiutato”. Secondo il professore l’iniziativa legale degli studenti è stata manovrata da alcuni insegnanti di studi islamici. Questi non vedevano di buon occhio l’impegno di Al-Harbi, il quale si era più volte espresso contro il terrorismo e il fondamentalismo cercando di sensibilizzare i giovani nella scuola.
Abdul Rahman Al-Lahem, avvocato dell’insegnante, sostiene che il verdetto è “illegale”: ogni caso che riguarda “un sacrilegio deve essere ascoltato in uno speciale tribunale religioso e non in uno regolare”. “Inoltre la difesa non ha avuto il diritto di sentire nessun testimone – conclude – faremo appello come previsto entro 10 giorni”.
Il ministero dell’Educazione ha sollevato Al-Harbi dall’insegnamento, trasferendolo all’Ufficio per l’istruzione del governatorato di Ein Al-Juwa. Quando l’uomo ha chiesto spiegazioni sul provvedimento del ministero nessuno ha saputo fornirgli una risposta chiara.
In Arabia Saudita è proibita la libertà di espressione a tutte le religioni, meno che all’Islam wahhabita. Ogni manifestazione pubblica (avere Bibbie o portare un crocifisso) è vietata. Secondo l’ultimo Rapporto annuale sulla libertà religiosa nel mondo, compilato dal Dipartimento di Stato Usa, in Arabia Saudita “non esiste libertà religiosa”. È il secondo anno consecutivo che il Paese rientra nella lista delle nazioni “oggetto di preoccupazione particolare” (CPC) per Washington; la sigla classifica le realtà in cui la grave violazione della libertà religiosa è passibile di sanzioni.
Lo stesso dossier del Dipartimento di Stato Usa nel 2003 denunciava l’uso in Arabia Saudita di un “linguaggio discriminatorio e offensivo”, contro ebrei, cristiani e musulmani non wahhabiti nei libri di testo delle scuole statali, durante le preghiere del venerdì in moschea e sulla stampa controllata dal governo.
BRASILE 15/11/2005 19.19
OMICIDIO SUOR STANG: CINQUE PERSONE RINVIATE A GIUDIZIO
(Misna)É fallito il tentativo di tre presunti responsabili dell’omicidio di suor Dorothy Mae Stang di evitare un processo penale per “mancanza di prove”: un tribunale federale del Pará ha rinviato a giudizio di fronte a una giuria popolare i latifondisti (‘fazendeiros’) Vitalmiro Bastos Moura, Regivaldo Pereira Galvão e Amair Feijoli da Cunha, sospetto mandante dell’assassinio, senza tuttavia fissare una data precisa per l’avvio delle udienze. Secondo il procuratore Lauro Freitas i ricorsi della difesa hanno allungato i tempi del processo, che potrebbe essere celebrato a dicembre o all’inizio del 2006. Intanto, lo stesso tribunale ha convocato a giudizio i due ‘pistoleiros’ Rayfran das Neves Sales e Clodoaldo Batista, rei confessi del crimine: i due saliranno sul banco degli imputati il 9 dicembre e la sentenza è già attesa entro il giorno seguente, in concomitanza con la Giornata internazionale dei diritti umani; sembra al momento improbabile che i cinque sospetti, tutti passibili di una pena tra i 12 e i 30 anni di carcere, siano processati insieme. Suor (Irmã) Dorothy Mae Stang, 73 anni, missionaria di origine statunitense delle Sorelle di Notre Dame di Namur, venne uccisa il 12 febbraio scorso ad Anapu, nel Pará occidentale. Impegnata al servizio dei più deboli e in difesa della selva amazzonica contro i ‘madereiros’ (commercianti di legname) e le speculazioni dei latifondisti ai danni dei contadini, la religiosa aveva ripetutamente subito minacce di morte.
StarBlazers
15-11-2005, 21:34
Se il titolo del tread fosse stato :"islamismo e persecuzioni attuali" avrebbe riscosso molto piu sucesso, le persecuzioni ai cristiani non e' un argomento che tira ........
Ormai la moda tende verso la difesa dell'islam , del mondo cristiano importa a pochi ,come chi crede nel cristianesimo non sia una persona al pari di chi crede nell'islam .................
Insomma, non fa tendenza , e' un po come chi gira in piazza con la maglietta di el che' e sfascia qualche negozio creando disordini,magari, bruciando bandiere Israeliane ed Americane i "pacifisti" ,insomma,cio' fa tendenza...............
Tutto molto triste, ma e l'amara realta'.
Se il titolo del tread fosse stato :"islamismo e persecuzioni attuali" avrebbe riscosso molto piu sucesso, le persecuzioni ai cristiani non e' un argomento che tira ........
Ormai la moda tende verso la difesa dell'islam , del mondo cristiano importa a pochi ,come chi crede nel cristianesimo non sia una persona al pari di chi crede nell'islam .................
Insomma, non fa tendenza , e' un po come chi gira in piazza con la maglietta di el che' e sfascia qualche negozio creando disordini,magari, bruciando bandiere Israeliane ed Americane i "pacifisti" ,insomma,cio' fa tendenza...............
Tutto molto triste, ma e l'amara realta'.
OT
Premessa:chi,senza di fatto credere,parla di religione sapendo di fatto un bel niente ha già un bel posto su una listina che tengo aggionata.questo è il motivo per cui non rispondo in certi thread,come da sign.Amo sull'argomento ascoltare altre campane,purchè siano campane...
Detto ciò il motivo per cui ho voluto cambiare il titolo da "persecuzioni" a "Cristianesimo e persecuzioni attuali" è solo perchè la quasi totalità di notizie che arrivano al gionosulle perscuzioni contro credenti rigurda noi cristiani,non perche le persecuzioni in giro per il mondo contro sikh,buddisti,islamici,drusi, testimoni di geova,... siano meno gravi rispetto di quelle riportate qui.
15 Novembre 2005
PAKISTAN
Capi cristiani scrivono al presidente del Pakistan per abrogare la legge sulla blasfemia
Dopo le violenze e le distruzioni a chiese e luoghi cristiani a Sangla Hill, le comunità cristiane annunciano uno sciopero di protesta per il 17 novembre. Forti accuse all’inefficienza della pubblica sicurezza.
Lahore (AsiaNews) – I leader religiosi cristiani del Pakistan hanno scritto oggi una lettera aperta al presidente Parvez Musharraf e chiedono giustizia, indagini adeguate e soprattutto la garanzia che “in Pakistan i cristiani sono cittadini come tutti gli altri”, dopo i fatti di Sangla Hill.
Il 10 novembre una folla rabbiosa di circa 2 mila persone nel villaggio di Sangla Hill, distretto di Nankana nel Punjiab, ha vandalizzato e poi incendiato 3 chiese, un convento di suore, 2 scuole cattoliche, la casa di un pastore protestante e quella di un parroco, un ostello per ragazze, alcune case di cristiani. Alla base dell’attacco, un presunto caso di blasfemia. I leader chiedono “una volta di più” l’abrogazione della legge che “di nuovo” mostra le sue lacune.
Riportiamo di seguito il testo integrale della lettera:
Noi, leader religiosi delle chiese cristiane, condanniamo questo pesante attacco e chiediamo un’inchiesta giudiziaria di alto livello, oltre a punizioni esemplari per tutti i responsabili che siano colpevoli di questo oltraggio deliberato. Gli ufficiali della pubblica sicurezza implicati nella questione dovrebbero essere immediatamente sospesi finchè l’inchiesta non sia conclusa ed abbia prodotto dei risultati.
La ferocia degli attacchi ci ha lasciato tramortiti. Cosa ha provocato tali efferati sacrilegi? E’ stata un’accusa senza basi secondo cui un cristiano locale, Yusaf Masih, ha bruciato il Corano. Il vero fatto alla base della questione è che Yusaf stava giocando con 2 musulmani, che hanno perso una grande somma di denaro. Hanno chiesto a Yusaf di avere indietro i loro soldi e, quando ha rifiutato, lo hanno accusato di aver dato alle fiamme il Corano. Le prime indagini rivelano invece che poche pagine di versetti coranici si trovavano in una piccola scatola che qualcuno ha bruciato, accusando poi Yusaf: ma questa accusa deve essere ancora provata.
La tensione riguardo la presunta blasfemia è cresciuta venerdì sera, quando alcuni maulvis (religiosi musulmani) hanno iniziato ad incitare la popolazione tramite i megafoni delle moschee. Il parroco della zona, p. Samson Dilawar, ha informato la sera stessa la polizia, 12 ore prima l’attacco. Hanno mandato una pattuglia di pochi uomini.
Ma la mattina dopo, al momento dell’attacco, pochissimi poliziotti stavano facendo la guardia. Sono venuti in forze solo 3 ore dopo il fatto, quando la folla si era già dispersa. Il ruolo degli agenti in questo caso va investigato a fondo perché hanno deciso deliberatamente di non adempiere al loro dovere nonostante fossero stati avvertiti.
I sentimenti della comunità cristiana sono scossi e colpiti da questo atroce atto di dissacrazione contro i loro luoghi sacri di culto. Condanniamo con forza questi attacchi come atti di terrorismo contro una minoranza religiosa debole e senza difesa. Questo non è l’operato di una folla in preda alle emozioni ma di militanti ben addestrati che venivano da fuori, armati di sofisticate polveri incendiarie che hanno prodotto un calore molto denso. I ventilatori del soffitto e le travi del tetto si sono sciolti per questo calore.
Gli incidenti mettono in luce con durezza l’inefficacia dei nuovi emendamenti alla legge sulla blasfemia. E noi, ancora una volta, chiediamo l’abrogazione totale di questa legge.
La nostra gente si sente spaventata ed insicura: solo un’azione forte da parte del suo governo può rassicurarli sulla dichiarazione, che lei ripete spesso, secondo cui “in Pakistan i cristiani sono cittadini come tutti gli altri”. Per far capire il nostro sgomento e la tristezza che proviamo per la scatenata dissacrazione di 3 chiese, conventi e scuole, chiuderemo tutte le nostre istituzioni educative il 17 novembre.
Se nessuna azione sarà intrapresa, seguiranno altre forma di protesta.
Firmato da:
mons. Lawrence John Saldanha, arcivescovo di Lahore e presidente della Conferenza episcopale del Pakistan
reverendo Alexander J. Malik, moderatore della chiesa del Pakistan
Victor Azariah, segretario generale del Consiglio nazionale delle chiese del Pakistan
Colonnello Gulzar Patras, comandante territoriale dell’Esercito della salvezza
(Nelle foto, del nostro inviato Qaiser Felix, le prime immagini della distruzione delle chiese di Sangla Hill)
http://www.asianews.it/files/img/4623_PAKISTAN%20Catholic_Church%201(150%20x%20113).jpg
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OT
Premessa:chi,senza di fatto credere,parla di religione sapendo di fatto un bel niente ha già un bel posto su una listina che tengo aggionata.questo è il motivo per cui non rispondo in certi thread,come da sign.Amo sull'argomento ascoltare altre campane,purchè siano campane...
Detto ciò il motivo per cui ho voluto cambiare il titolo da "persecuzioni" a "Cristianesimo e persecuzioni attuali" è solo perchè la quasi totalità di notizie che arrivano al gionosulle perscuzioni contro credenti rigurda noi cristiani,non perche le persecuzioni in giro per il mondo contro sikh,buddisti,islamici,drusi, testimoni di geova,... siano meno gravi rispetto di quelle riportate qui.
è vero...non sono meno gravi, ma non fanno notizia come la persecuzione all'islam in questo momento. In questo do ragione a starblazers, da quanto ho capito lui non parla di gravità ma di visibilità. I genocidi di cristiani in africa da parte di musulmani negli anni novanta il mondo li ha conosciuti anni dopo poichè mentre si svolgevano i fatti l'ONU faceva finta di avere le fette di salame sugli occhi.
Io non ho vergogna ad ammetterlo: alcune parti (non tutti, conosco gente che non è tra queste) della comunità islamica in italia mi fanno paura. Si ghettizzano. Gli italiani che emigravano all'estero 50 anni fa cercavano di insegnare ai figli la lingua del nuovo paese e s'incazzavano se parlavan italiano poichè volevano si integrassero e avessero una vita migliore. I musulmani invece creano addirittura scuole arabe dove mandare i loro figli e pretendono di mantenere le loro usanzanze in un paese in cui sono ospiti. Vogliono vivere con le usanze del loro paese in un altro più ricco...cioè, la moglie iubriaca e la botte piena. I loro figli invece saranno ITALIANI...come potranno integrarsi se cresceranno così????ci ritroveremo fra 20 anni come ora si trova la Francia
StarBlazers
16-11-2005, 16:11
è vero...non sono meno gravi, ma non fanno notizia come la persecuzione all'islam in questo momento. In questo do ragione a starblazers, da quanto ho capito lui non parla di gravità ma di visibilità.
Infatti a questo mi riferivo le discriminazioni sono gravi qualunque esse siano.
Mi riferivo alla visibilita', forse sono statof rainteso boh :mbe:
Sempre sul vergognoso episodio in Pakistan:
16 Novembre 2005
PAKISTAN
Cristiani del Punjab: “il governo visiti le nostre chiese distrutte”
di Qaiser Felix
L’inviato di AsiaNews a Sangla Hill raccoglie testimonianze ed accuse precise dalla comunità cristiana del luogo che ha visto chiese, conventi e scuole bruciati e saccheggiati. “La blasfemia non c’entra nulla – dicono – è solo persecuzione”. Torture nella sede della polizia.
Sangla Hill (AsiaNews) – La comunità cristiana di Sangla Hill ha subito “una tragedia terribile che i media non mostrano, come se non fosse accaduta. Non ricostruiremo né puliremo le chiese, i conventi e le scuole attaccate fino a che il primo ministro o il presidente del Pakistan non verranno qui, per vedere di persona la tragedia e la perdita”.
P. Samson Dilawar, parroco di Sangla Hill, denuncia ad AsiaNews l’indifferenza che circonda gli attacchi del 10 novembre scorso contro chiese, conventi e scuole – cattoliche e protestanti – ad opera di una folla di circa 2 mila persone, apparentemente spinta dall’accusa di blasfemia mossa contro un cristiano locale. “Domandiamo al governo – continua il prete – di interrompere la persecuzione contro Yousaf Masih, accusato di blasfemia, quando è chiaro che tutto è nato per una questione di soldi”.
Saleem e Benedict Masih, fratelli più piccoli di Yousaf, confermano ad AsiaNews: “Nostro fratello non ha fatto nulla di basfemo. E’ innocente. E’ solo questione di soldi”. “”I musulmani – dicono – hanno saccheggiato completamente casa nostra e prima dell’arresto di Yousaf ci hanno torturato ed umiliato in una stazione della pubblica sicurezza”. Yousaf Masih ha 50 anni, è sposato ed ha 4 figli, 2 maschi e 2 femmine.
“Questi attacchi – riprende p. Dilawar - sono opera di militanti ben addestrati, non di una folla rabbiosa, che hanno operato con la complicità della polizia locale”. “Una folla di locali, incitati da qualcuno, - afferma - si è presentata venerdì sera per attaccare la chiesa, ma se ne sono andati subito senza distruggere nulla. Quelle di sabato erano persone diverse”.
“Abbiamo degli insegnanti di religione musulmana nella nostra scuola – racconta - e siamo sicuri che anche loro sono implicati nell’attacco, perché vi erano libri musulmani nelle nostre scuole che non sono stati danneggiati in alcun modo dagli assalitori. Solo gli insegnanti sapevano dove erano riposti ed avevano familiarità con gli ambienti scolastici”. “In questo modo – conclude – credono di insegnarci che solo il Corano e gli altri libri islamici sono sacri: gli altri libri, di altre religioni, per loro non valgono nulla”.
Stephen Martin, cristiano ed ex Consigliere generale locale, dice che all’inizio degli incidenti vi erano “solo poche pagine del Corano bruciate” mentre ora vi sono “grandi falò che hanno appiccato da soli” per mostrarli alle altre persone. Emmanuel Ather Julius, membro del Consiglio distrettuale, afferma che, mentre le chiese e le proprietà dei cristiani bruciavano, la folla “cantava ed urlava slogan come se stesse portando avanti un bel lavoro che gli piacesse proprio tanto”.
Le suore francescane che gestiscono la scuola superiore di S. Antonio, completamente saccheggiata dalla folla, dicono ad AsiaNews di “non avere parole per esprimere il profondo dolore e la grande miseria”. “Abbiamo dedicato la nostra vita a queste persone – dicono – e loro ci ringraziano così. La nostra missione però non si ferma e presto torneremo ad insegnare ai bambini”.
Un cristiano che chiede l’anonimato sostiene che l’uomo chiave dell’assalto è Malik Muhammad Azim, il nazim (capo) del Consiglio locale: le moschee che incitavano alla violenza anti-cristiana il venerdì sera hanno invitato infatti la folla a radunarsi sotto il Madni Palace, edificio di proprietà del nazim, e molti assalitori sono addirittura arrivati da fuori con 3 autobus.
Khalil Tahir, avvocato cristiano, dice ad AsiaNews: “Porteremo questa tragedia a livello internazionale, alle Nazioni Unite, così il mondo vedrà come vivono i cristiani in Pakistan e potrà spingere per l’abrogazione della legge sulla blasfemia, sempre di più causa di incidenti di questo tipo”. Saqib Sohail Batti, consigliere generale del luogo, denuncia: “Non abbiamo alcun problema con le persone arrestate per l’attacco. I veri responsabili sono altri, in libertà, e la polizia li conosce bene”.
Hanook, che lavora nell’amministrazione della chiesa presbiteriana, dice di volere dal governo “solo rispetto, il diritto di vivere in pace e la sicurezza per i cristiani pakistani. Non vogliamo finanziamenti od altr”.
sull'Indonesia:
[ICN-News 17/11/05]
L'Indonesia è da anni teatro di violenza sanguinaria scatenata dall'odio religioso nei confronti della comunità cristiana. Questa volta a farne le spese è stata una ragazza musulmana gravemente ferita mentre, la settimana scorsa, camminava con un'amica cristiana. La giovane donna è deceduta il giorno dopo.
Si apprende intanto che i cinque uomini fermati per la decapitazione di tre ragazze cristiane sono stati rilasciati per mancanza di prove. Le famiglie delle sventurate studentesse chiedono che sia fatta giustizia.
17 Novembre 2005
Capo dell'antiterrorismo: manca il coraggio di chiarire la situazione a Poso
Il capo dell’Ufficio anti-terrorismo della polizia nelle Sulawesi critica le forze di sicurezza perché non chiariscono l’andamento delle indagini sulle violenze nella regione, prima tra tutte la decapitazione delle studentesse cristiane. Incarcerati di nuovo 3 dei 5 sospetti responsabili del triplice omicidio.
Jakarta (AsiaNews) – L’Indonesia deve “avere il coraggio” di rivelare "onestamente" cosa c’è dietro le violenze passate e recenti a Poso e Ambon. Il duro appello è dell’ispettore generale di polizia, Ansyaad Mbai, capo dell’Ufficio anti-terrorismo al Dipartimento indonesiano per gli affari di sicurezza e politica. L’ufficiale ha espresso la sua preoccupazione riguardo l’andamento delle indagini sul caso delle 3 cristiane decapitate a Poso il 29 ottobre e della sparatoria contro altre 2 giovani nella stessa zona, una settimana dopo.
Secondo le dichiarazioni di Mbai, l’Indonesia “non ha il coraggio di essere onesta e di rivelare la vera storia dietro la problematica situazione” nelle Sulawesi e Molucche.
La preoccupazione dell’ispettore generale fa eco a quella della popolazione e dei parenti delle vittime, che continuano a chiedere giustizia e chiarezza sull’ennesima violenza nella regione. Pochi giorni fa, i 5 uomini ritenuti responsabili del triplice omicidio erano stati scarcerati per insufficienza di prove. Il 15 novembre, però, il generale maggiore del Comando regionale delle Sulawesi, Arief Budi Sampurno, ha dato la notizia del nuovo arresto di 3 dei 5 sospetti: secondo test del Dna, il loro sangue coincide con quello presente sul luogo del delitto. Dei 5 sospetti, inoltre, non sono stati mai rivelati i nomi “per motivi di sicurezza”; e nessuno ha mai chiarito di chi fosse il merito della loro cattura (esercito o polizia).
Su 220 milioni di abitanti in Indonesia oltre l’85% è musulmano, ma in molte zone come le province delle Sulawesi e Molucche, la popolazione è divisa in modo uguale tra cristiani e musulmani. Un conflitto tra le due comunità nelle Sulawesi è emerso con forza nel ’99. Un accordo di pace firmato nel 2001, ha cercato di sanare la situazione, mai completamente risolta. Secondo Ansyaad Mbai, la questione è molto delicata “essendo in gioco l’armonia interreligiosa nel Paese: per questo il governo non ha mai spiegato in modo esauriente il motivo dietro gli scontri” nelle due province.
Riguardo alle decapitazioni delle giovani cristiane - continua Mbai - le forze di sicurezza locali e centrali hanno dato spiegazioni sbrigative. Il general maggiore Arief Budi Sampurno ha emesso un comunicato, nel quale dichiara che il denaro è stato il vero motivo dei 3 omicidi. Secondo Mbai “questo è del tutto contraddittorio”. “Perché allora le autorità da Jakarta avrebbero portato con sé sul luogo del delitto anche alcuni leader religiosi?...questo deve avere un significato!”.
L’ispettore generale riconosce l’importanza del trattato di pace di Malino, ma ne sottolinea allo stesso tempo il mancato chiarimento al suo interno delle radici del conflitto e l’incuranza di tracciare un serio programma per il processo di pace. Mbai ricorda che a Poso e Ambon gli scontri non sono stati religiosi: “La religione è stata usata da alcuni gruppi intenzionati a seminare il caos per scopi politici”.
In questo modo - spiega il generale – la regione è diventata ancora di più terreno fertile per il terrorismo islamico, i cui canali nel sudest asiatico si sviluppano “tra Poso (Sulawesi centrali), Ampenan (West Nusa Tenggara), Taliabu-Buru-Seram-Ambon-Halmahera-Morotai (Molucche), Moro (Filippine del sud) e Sabah (Malaysia)”.
17 Novembre 2005
Indonesia, a Natale le chiese “sono nel mirino dei terroristi”
Il capo della pubblica sicurezza indonesiana avverte: “Chiese ed uffici pubblici, obiettivi sensibili sotto Natale”. Il fratello di Azahri chiede scusa per le gesta del congiunto mentre nuovi campi di addestramento di terroristi vengono scoperti nel Paese.
Jakarta (AsiaNews) – Controlli a tappeto in tutta la nazione “per prevenire attacchi terroristici contro chiese ed uffici pubblici, obiettivi sensibili nel periodo natalizio”. Il generale Sutanto, capo della pubblica sicurezza nazionale, ha emanato un ordine “tassativo” a tutti i comandanti locali, affinché non venga sottovalutata alcuna ipotesi “che permetta agli estremisti islamici di seminare bombe nei pressi di chiese o di pubblici uffici nel periodo natalizio”.
Fra le misure intraprese dalla polizia vi sono punti di controllo casuali sparsi lungo le strade nazionali e la richiesta ai capi-villaggio di segnalare ogni persona estranea che si intrattiene nelle loro zone di competenza per più di 24 ore. Firman Gani, ispettore capo di Jakarta, sottolinea che “non si può garantire nulla sul piano della sicurezza nelle grandi città, ma stiamo facendo del nostro meglio”. La polizia della capitale “sarà dura con coloro che non vogliono aprire le case ai controlli”. Il problema è serio in una città con circa 9 milioni di abitanti che, prostrati dall’inflazione, decidono spesso di coabitare con amici e colleghi in modo illegale, senza dichiarare nulla a padroni o ad affittuari.
Le misure cautelari nei confronti dei luoghi di culto cristiani sono state intraprese a causa delle continue minacce contro le comunità cristiane del Paese. Una telefonata anonima ha annunciato ieri “la prossima distruzione” del Centro cattolico per l’educazione Mardi Yuwana, a 30 chilometri a sud di Jakarta. La telefonata, raccolta da un dirigente del Centro, affermava che una bomba sarebbe esplosa “all’improvviso, quando meno ve lo aspettate”. L’avvertimento va ad aggiungersi alle prove - rivelate dall’autorità investigativa - secondo cui il defunto terrorista Azahari bin Husin preparava attentati contro le chiese di Malang ed alle minacce contro la chiesa di Betlemme di Puhsarang, che si trova a Kediri, provincia di East Java.
I leader religiosi della zona, preoccupati dalle continue minacce, hanno programmato un incontro con il generale Edi Sunarno, capo della pubblica sicurezza dell’East Java, per programmare un piano d’azione comune.
“In nome dell’intera famiglia chiedo scusa per gli errori di Azahari a tutta la società indonesiana, alle famiglie delle vittime ed ai sopravvissuti degli attentati di Bali e dell’hotel Marriott e dell’ambasciata australiana a Jakarta”. Così Bani bin Husein, fratello del terrorista Azahari, ha chiesto scusa in diretta televisiva per ciò che ha fatto il congiunto. Bani è venuto in Indonesia dalla Malaysia, Paese d’origine di tutta la famiglia, per portare via il corpo e seppellirlo. Il ministero degli Esteri ha fatto sapere di non avere obiezioni.
Nel corso delle indagini ordinate da Jakarta la polizia di Maluku ha scoperto l’esistenza di 2 campi paramilitari di addestramento per estremisti islamici nell’isola West Seram. Situati a 5 chilometri dal centro abitato, i campi erano usati dai militanti del gruppo Laskar Mujahidin [truppe Mujahidin ndr]. Gli agenti della squadra anti-terrorismo non hanno trovato nessuno durante le perquisizioni, ma le tracce del passaggio degli estremisti sono state trovate nelle baracche ancora in piedi. Conferme anche dagli abitanti della zona che “spesso – dice il capitano Endro Prasetyo – sentivano rumore di spari provenire da qui”. La presenza dei mujahidin è provata anche da tracce fra il monte Naga e il monte Lidah Anjing, sempre sulla stessa isola.
Evangelici iranianii in Grecia: Andrea Diprose dell'Ibei scrive a Sgarbi
[ICN-News 17/11/05]
Gentile On. Sgarbi,
Scrivo per esprimere la mia preoccupazione per il cittadino iraniano Nader Mohajer in Grecia. Al signor Mohajer è stata rifiutata la richiesta per la residenza in Grecia e sarà, quindi, rimpatriato il 20 novembre, 2005. Faccio notare che questa persona, a motivo della sua fede e coscienza, affronta dei seri rischi in patria, dato che si è convertito al cristianesimo e non segue più l’Islam. In Iran questo è visto come APOSTASIA ed è prevista la pena capitale. Mi appello a Lei, per motivi umanitari e di coscienza, perché possa prendere in considerazione la serietà e l’urgenza della sua situazione ed usare la Sua influenza per esercitare pressioni sulle autorità greche per riconsiderare la richiesta diresidenza. Se questo non è possibile, chiediamo almeno di concedere al nostro amico iraniano più tempo, dato che molte persone si occupano di questo caso per risolvere la situazione in modo umano e compassionevole. Inoltre Le chiedo di esaminare la possibilità di concedere a Nader Mohajer l'asilo politico in Italia.
Andrea Diprose
Io avrei preferito studiare anche il buddismo, o l'slamismo ecc ecc, mettendole a confronto e studiarne le differenze. Questo sarebbe veramente costruttivo.
se uno veramente ne ha la passione esistono già i seminari e le facoltà di teologia con tanto di testi seri scritti da signori teologi e storici religiosi del settore.E soprattutto,autodidatti principianti compresi, spendere qualche migliaio di euro di libri e di ore durante la vita.
Questo è vero studio delle religioni,non l'oretta obbligatoria alal settimana secondo modello analfabetimo laicista!
SweetHawk
17-11-2005, 23:38
vorrei segnalare la persecuzione di Capezzone, quel co****nazzo che ha fatto troppi digiuni, contro Ruini e l'8%, mah...
Ho appena visto Raitre. Capezzone è da prendere a calci in culo per quanto è cretino e tarato... ma come cavolo si fa a essere così? :p
tatrat4d
17-11-2005, 23:49
sospeso Ivanao 10 gg per offese a personaggi politici, qui e nell'altro thread (per non dire della sign...).
Per la stessa ragione sospeso Sweethawk 5gg.
vorrei segnalare la persecuzione di Capezzone, [edit]che ha fatto troppi digiuni, contro Ruini e l'8%, mah...
Più che una persecuzione il solito spreco di tempo.
Egitto: la comunità cristiana
Dopo le elezioni presidenziali del settembre scorso, vero e proprio plebiscito per il rais Hosni Mubarak, il paese si prepara per le elezioni parlamentari di novembre. Secondo alcuni analisti, il governo dovrebbe consentire all’opposizione una percentuale maggiore di seggi all’interno del parlamento, favorendo il dialogo con le voci fuori dal coro della politica e della società civile egiziana. Non sembra rientrare fra le priorità del governo, invece, la ridefinizione dei rapporti con la minoranza copta, che rimane uno dei tanti “problemi negati” della politica interna egiziana.
Giulio Debbia
Equilibri.net (15 novembre 2005)
I cristiani in Egitto
Le comunità copte egiziane rappresentano la più grande ed antica comunità cristiana del Medioriente. Nonostante non esistano dati ufficiali a riguardo, si stima che essi ammontino a circa 7 milioni di credenti, pari al 10% della popolazione egiziana. I copti egiziani (in realtà un pleonasmo, visto che copto significa egiziano) sono cristiani di rito orientale (come la maggior parte dei cristiani del Medioriente: caldei, maroniti…) suddivisi in tre confessioni: ortodossi, cattolici ed evangelici (protestanti), che costituiscono la quasi totalità dei cristiani in Egitto. La comunità copta più numerosa è quella ortodossa, che conta quasi 7 milioni di fedeli ed è distribuita quasi equamente fra le grandi città (la metà di loro abita al Cairo (25%), Alessandria ed Assyut ed i loro sobborghi) e le zone rurali dell’Alto Egitto (nel sud del paese; in particolare nelle province di Assyut, Minya, Suhega) e del delta del Nilo.
Indipendenti dalla chiesa romana, riconoscono quale loro massima autorità religiosa il pope Shenouda III, figura di spicco della comunità e personaggio molto noto all’opinione pubblica egiziana. I copti cattolici, invece, risalenti ai tempi dell’occupazione franco-inglese, sono poco più di 200 mila e, sebbene formalmente indipendenti da Roma (hanno un loro patriarca, Stefano II) riconoscono il pontefice romano quale guida spirituale (come in occasione della storica visita di Giovanni Paolo II in Egitto, nel 2000); notevole la loro attività didattica attraverso le più di 250 scuole sparse in tutto il paese. Gli evangelisti rappresentano la terza comunità copta e contano all’incirca 150 mila fedeli: hanno legami storici con le chiese americane (dal tempo delle missioni del XIX secolo) e sono attivamente impegnati nell’assistenza sanitaria e nel sostegno dei ceti più bassi . Le comunità cattolico-romane e greco-ortodosse, infine, hanno conosciuto negli ultimi decenni una sorte analoga: entrambe piuttosto numerose sino al secolo scorso, oggi contano poco più di un migliaio di credenti ciascuna.
Le comunità cristiane in Egitto hanno svolto e continuano a svolgere un ruolo importante nella vita sociale del paese. Oltre ad essere impegnati nelle attività educative, sanitarie e di formazione professionale a livello locale, hanno partecipato attivamente e si sono distinti nella lotte contro la colonizzazione straniera che hanno portato all’indipendenza egiziana. Ferventi nazionalisti hanno inoltre svolto attraverso il partito Wafd (sino alla “rivoluzione dei generali”, che ha portato al potere Nasser) un ruolo di primo piano sulla scena politica nazionale.
Come risulta dai semplici dati statistici, quindi, le comunità cristiane in Egitto sono un realtà viva e multiforme, che, pur non attirando un’attenzione mediatica ed un appoggio internazionale paragonabile a quello delle altre comunità cristiane del Medioriente (pensiamo, ad es., al Libano), meritano un’ attenzione particolare, utile anche per comprendere le dinamiche della politica interna egiziana.
La questione copta
La “questione copta” riemerge dal limbo in cui è stata volontariamente collocata dal governo egiziano, solo in occasione delle tensioni e degli scontri che sporadicamente raggiungono l’attenzione della stampa internazionale.
Se i gravi scontri di Kusheh, nell’Alto Egitto, del Dicembre ’99 hanno portato alla morte di 25 persone, i rapporti fra la comunità musulmana e cristiana continuano ad essere estremamente delicati, in particolare nelle zone in cui quest’ultima è una forte minoranza (come nella regione di Assyut, Sohag e Minya, dove rappresentano fra il 20% ed il 40% della popolazione), come dimostrano le tensioni di questi giorni.
La questione tuttavia non riguarda un semplice (o semplicistico) “scontro fra religioni” ma ha il suo nodo principale nell’atteggiamento e nell’ambigua politica del Cairo nei loro confronti. Il governo ha sempre negato l’esistenza di un problema legato a questa minoranza (termine peraltro tabù, nel linguaggio politico egiziano) e prosegue tuttora in una politica che alterna abili concessioni a ferme restrizioni, piuttosto che promuovere una campagna di pieno riconoscimento e conciliazione.
In questo contesto le comunità copte, a causa dell’angusto spazio politico loro riservato, allo storico lealismo verso il governo centrale ed agli indugi a formare un fronte compatto, faticano ad avanzare le proprie rivendicazioni ed è soprattutto attraverso le sue ramificazioni estere che fanno sentire la loro voce.
Una politica di discriminazione
Nonostante la costituzione egiziana proclami l’eguaglianza di tutti i cittadini, la libertà religiosa e di culto e pari diritti ed opportunità per tutti i cittadini, indipendentemente dalla fede religiosa,
le pratiche dell’apparato giudiziario e delle forze dell’ordine tradiscono l’atteggiamento ufficiale del governo e testimoniano la precaria condizione giuridica e sociale a cui le comunità copte cristiane sono sottoposte.
I ripetuti casi denunciati dalle organizzazioni a tutela dei diritti umani, documentano una deliberata volontà di scoraggiare le manifestazioni pubbliche legate al culto ortodosso e limitare le libertà giuridiche pubbliche e private dei loro aderenti: attraverso appositi decreti che consentono la perseguibilità per reati che attentano alla religione islamica, vengono proibite le conversioni di musulmani alla fede copta, ritenute veri e propri atti di proselitismo; sono interdetti i matrimoni misti ed esistono particolari restrizioni per la costruzione e la ristrutturazione dei luoghi di culto copti.
Come dicevamo, pur non esistendo formalmente restrizioni alla conversione di musulmani verso altre fedi questo è impedito attraverso accuse di falsificazione dei documenti per i neoconvertiti, che prevedono la prigione (la carta d’identità di ogni egiziano, infatti, reca la religione di appartenenza); oltre a interdire i matrimoni fra donne musulmane e fedeli copti (anche se è concesso il contrario), i figli della coppia vengono registrati automaticamente come musulmani e si esercitano pressioni per la conversione di donne e minori; infine, si sono registrati casi di demolizione forzata di luoghi di culto o di proprietà della chiesa copta, in quanto non conformi alle rigide regolamentazioni sovracitate. Ulteriore elemento che attesta l’effettivo grado di discriminazione a cui la comunità copta è sottoposta riguarda la loro presenza nel settore pubblico egiziano.
Dati non ufficiali stimano complessivamente la loro presenza attorno al 1,5%, mentre, ai gradi più elevati della gerarchia, la situazione è ancora più marcata: non esistono governatori, alti funzionari di polizia, dell’esercito, dei servizi di sicurezza o direttori universitari di fede cristiana copta.
La discriminazione di cui i copti sono oggetto, è ancor più sorprendente se consideriamo che la comunità nel suo complesso produce quasi il 20% della ricchezza del paese, grazie alle vaste coltivazioni dell’Alto Egitto e, soprattutto, alla sua dinamica classe di commercianti ed imprenditori, che può vantare una lunga tradizione.
Questa classe sociale, composta da mercanti e uomini d’affari (nel campo elettronico, della contabilità..) oltre che ad una numerosa élite formata da avvocati, ingegneri e professori universitari (cui appartengono tra l’altro anche l’ex primo ministro nonché ex segretario delle nazioni unite, Butros Ghali ed il medico Magdi Yacub) tuttavia, sembra prediligere il loro ruolo di mediatore commerciale privilegiato con l’estero o l’emigrazione ad un effettivo impegno per il miglioramento della condizione della comunità copta, attraverso un ampliamento dei loro diritti.
L’attività e l’influenza politica di questi personaggi, infatti, è sempre stata piuttosto limitata, e sebbene la comunità copta possa oggi vantare due ministri all’interno dell’esecutivo (lo stesso Ghali ed il ministro dell’ambiente Nadia Ebeid) la loro presenza nel panorama politico egiziano sembra rappresentare un’eccezione, visto che i copti, contano solo due deputati nel parlamento egiziano (appartenenti al partito Wafd).
Oltre all’angusto spazio loro riservato sulla scena politica egiziana ed all’atteggiamento dei maggiori partiti, che tendono a marginalizzarli, i copti appaiono infatti alquanto restii ad impegnarsi attivamente a favore della propria comunità nella vita politica egiziana e sinora non sono mai riusciti a formare un fronte o un movimento unitario.
In ultima analisi, il personaggio più rappresentativo dell’atteggiamento della comunità copta nel contesto politico egiziano ufficiale è forse il Pope Shenouad III.
Il patriarca (massima autorità religiosa e guida spirituale della comunità; esiliato da Sadat e riabilitato da Mubarak), pur esternando più volte (peraltro alquanto prudentemente) il suo malcontento nei confronti delle discriminazioni a cui i copti sono sottoposti, ha sostenuto pubblicamente (insieme al suo omologo musulmano, il gran muftì) il presidente Mubarak durante l’ultima campagna elettorale. Nonostante il suo rapporto privilegiato con il rais (che per intervento personale ha recentemente evitato la demolizione di una chiesa copta al Cairo), tuttavia, sembra essergli precluso ogni spazio d’azione necessario a rivendicazioni più sostanziali o il ruolo di guida ad un movimento unitario e condiviso della comunità copta.
Conclusione
Come fanno rilevare alcuni analisti, la deliberata politica di esclusione e discriminazione del governo verso questa antica e cospicua minoranza, non è limitata alla comunità copta ma riflette l’atteggiamento stesso dello stato nei confronti della società civile.
Bisogna evidenziare, infatti, che queste pratiche sono estese a tutta quella parte della società (intellettuali, attivisti politici, gruppi religiosi..) critica verso il governo e che potrebbe indebolire il consenso e la legittimità del regime.
Tuttavia, se le recenti elezioni presidenziali sembrano indicare una parziale e cauta apertura del sistema politico, a favore uomini e partiti emergenti, spesso estranei e critici verso la politica del Partito Nazionale di Mubarak, dal punto di vista sociale la normalizzazione dei rapporti sociali ed il pieno riconoscimento dei diritti giuridici (peraltro previsti dalla costituzione) di tutti i cittadini e non solo della minoranza copta appare ancora lontana.
Il timore nei confronti dei forti e radicati gruppi islamisti, in particolare, rappresentano probabilmente il motivo principale per cui il regime (che in quest’ottica si è sempre proclamato, non senza una certa astuzia, garante della laicità dello stato) è sempre stato restio ad una maggiore apertura ed al dialogo, che riconosca piene libertà personali ed una effettiva pluralità politica e sociale.
Detto questo, bisogna comunque sottolineare che la comunità copta ( indubbiamente a causa della politica ufficiale nei loro confronti ma anche per i motivi interni alla stessa comunità, che abbiamo illustrato) stenta a farsi promotrice di un movimento compatto e condiviso che possa, in un futuro prossimo, operare efficacemente per il riconoscimento dei diritti politici derivanti dalla loro posizione sociale, economica e culturale nel paese.
18 Novembre 2005
INDONESIA
Uccisa un'altra ragazza nelle Sulawesi centrali
di Benteng Reges
Le violenze delle ultime settimane a Poso dilagano a Palu: Yanti, 22 anni, era in motorino con due amiche, tre uomini le hanno aggredite con un macete.
Palu (AsiaNews) - Cresce la tensione a Palu, capitale della provincia indonesiana di Sulawesi centrali, dove una ragazza di 22 anni è stata uccisa oggi con un colpo di macete. Yanti, questo il nome della vittima, si stava recando in motorino in centro accompagnata da 2 amiche coetanee: Evi e Anca. Le 3 giovani dovevano partecipare a un evento di danze tradizionali. Erano quasi arrivate, quando 3 uomini sono venuti loro incontro su una moto dalla direzione opposta ; senza nessun segnale di preavviso, uno dei 3 ha scagliato il suo macete contro le ragazze, ancora sul loro motorino. Anca ha d'istinto abbassato la testa, Yati che le stava dietro è stata colpita al collo; Evi, invece, ha riportato gravi ferite al braccio.
Le ragazze hanno invano cercato soccorso all'ospedale militare della zona; visto che non era possibile ricevere cure lì, Anca si è diretta verso un altro ospedale, ma Yanti è morta durante il viaggio per una grave emorragia. Evi, al momento, è ricoverata all'ospedale centrale di Palu.
Testimone oculare dell'aggressione, Anca ha raccontato di aver visto i 3 uomini arrivare insieme in motocicletta, ma di non sapere chi fossero. "Non mi sembra avessimo nemici - riferisce la ragazza, ora al comando centrale della polizia di Palu - e sono sconvolta dal pensare che qualcuno voleva ucciderci".
Il vice capo della polozia locale Hermansyah, non ha voluto rispondere alle domande della stampa, che chiedeva se le violenze scoppiate a Poso nelle ultime settimane non stiano dilagando a Palu. Il 29 ottobre scorso a Poso 3 ragazze cristiane sono state decapitate; poco più di una settimana dopo, nella stessa zona, 2 uomini armati di pistola hanno sparato in faccia da breve distanza a 2 studentesse.
Rispetto a quest'ultimo caso, proprio oggi la polizia antiterrorismo ha eseguito numerose ispezioni in abitazioni appartenenti ai presunti colpevoli della sparatoia dell'8 novembre. La polizia ha perquisito 2 case, che portavano le iniziali dei sospetti: DA e AB. Un'altra abitazione, di proprietà di ME, è al centro delle indagini della polizia.
Tra il 1998 e il 2001 nell'arcipelago di Sulawesi si sono verificati violenti scontri fra cristiani e musulmani. Molti temono che le recenti violenze siano segno di una ripresa del conflitto interreligioso. Secondo personalità islamiche e cristiane locali, gli assassini non sono musulmani del posto e agiscono su ordine di qualche gruppo intenzionato a diffondere il caos nella zona.
Canada: Vita dura per gli anti-abortisti
[ICN-News 18/11/05]
La Conferenza Nazionale Canadese per la Vita è cominciata giovedì nel segno del caos causato da un cambiamento di programma all'ultimo momento. Il St.Joseph's Oratory, una sorta di santuario cattolico nazionale e sede della conferenza, è stato costretto a spostare altrove l'importante appuntamento in seguito a minacce ricevute da gruppi abortisti ed attivisti gay. I convegnisti hanno trovato ospitalità presso la Bible Parle (La Bibbia parla), una chiesa evangelica di lingua francese a Cartierville, un quartiere di Montreal. Jeff Laurin, Senior Pastor di La Bible Parle ha spiegato così a LifeSiteNews la sua decisione di ospitare la conferenza: "Prima di tutto crediamo in questa causa ed in secondo luogo non ci lasceremo tappare la bocca da nessuno. C'è libertà di parola e di apprendimento e noi vogliamo proteggerla".
18 Novembre 2005
CINA - VATICANO
Cina, arrestati 10 seminaristi e un sacerdote della Chiesa clandestina
Nell'imminenza della visita di Bush in Cina, il governo fa piazza pulita. Ma è da tempo che nell'Hebei continua una campagna di repressione contro i cattolici.
Roma (AsiaNews/KF) - Padre Yang Jianwei, un sacerdote della Chiesa non ufficiale in Cina, è stato arrestato il pomeriggio dello scorso 12 novembre insieme a 10 seminaristi; di questi 4 sono di Baoding (Hebei). L'arresto, eseguito da circa 20 funzionari della pubblica sicurezza, è avvenuto a Xushui City, sempre nella provincia dell'Hebei; le cause non sono ancora note.
La polizia ha confiscato molti libri religiosi e 7 mila yuan (circa 725 euro). Dopo essere rimasti in carcere per 3 giorni, i 6 seminaristi non provenienti da Baoding sono stati liberati e rimandati nelle loro città di origine invece che al seminario. Gli altri 4 - Fan Fubin, Wang Yongliang, Wang Chunlei e Li Yutao - sono ancora sotto la custodia della polizia in una località sconosciuta. Stessa sorte è spettata a p.Yang, anche lui nelle mani della polizia. Il sacerdote è stato ordinato prete nel 2000 ed è originario di un villaggio di Xushui City, Shakou; qui la comunità cattolica sotterranea conta circa mille fedeli.
Gli arresti di sabato scorso sono l'ultimo episodio del recente inasprimento dei controlli sulla Chiesa non ufficiale in Cina. La campagna di repressione sta colpendo soprattutto la provincia dell'Hebei, dove la comunità cattolica sotterranea è più numerosa. L'8 novembre mons. Giulio Jia Zhiguo, vescovo non ufficiale di Zhengding (Hebei), è stato arrestato per l'ottava volta in un anno. Il giorno prima dell’arresto del vescovo, padre Li Suchuan, 40 anni, e padre Yang Ermeng, 35 anni, entrambi della diocesi del vescovo Jia, Zhengding, sono stati catturati da agenti della sicurezza e portati via dalle loro parrocchie dei villaggi di Zhoujiazhuang e di Zhoutou, entrambi della zona di Jinzhou.
Il 29 ottobre la pubblica sicurezza ha arrestato 2 preti della Chiesa non ufficiale della diocesi di Wenzhou, nella provincia orientale del Zhejiang. Padre Shao Zhumin, vicario generale della diocesi e il cancelliere, p. Paul Jiang Sunian, avevano appena celebrato la messa conclusiva dell’Anno dell’Eucarestia.
Personalità cinesi, interpellate da AsiaNews, ipotizzano un legame tra gli ultimi arresti di cattolici e l'imminente visita a Pechino del presidente americano George W. Bush (19 al 21 novembre). Tradizionalmente in occasione di eventi che vedono la presenza di grandi personalità e numerosi giornalisti, le autorità cinesi inaspriscono i controlli per impedire che i cattolici consegnino alla stampa messaggi, informazioni e petizioni, che possano mettere in difficoltà il governo.
REPUBBLICA DEMOCRATICA DEL CONGO 18/11/2005 17.35
OMICIDIO MISSIONARIO GESUITA: DUE CONDANNE A MORTE
(MISNA) Sono stati condannati alla pena capitale e radiati dalle forze armate Marcel Lengé e Tumba Mwanza Issa, i due militari disertori accusati dell’omicidio del padre gesuita René de Haes, ucciso il 7 maggio scorso a Kinshasa: lo ha riferito alla MISNA Aymé Dionzo, capo-redattore dell’emittente diocesana ‘Radio Elikya’, precisando che il verdetto è stato emesso poco fa dal presidente della Corte militare del quartiere di Lemba (est della capitale congolese), il capitano Gabriel Lokombi; i legali dei due imputati hanno annunciato che ricorreranno in appello. “Questa sentenza è una grande soddisfazione. Non per la pena capitale (che nell’ex-Zaire non viene comunque applicata da diversi anni, ndr) ma perché dopo sei mesi d’inchiesta la corte ci ha dato ragione pronunciando una verdetto esemplare” ha detto alla MISNA Willy Wenga, avvocato della parte civile, all’uscita dal tribunale di Mateté che ha ospitato il processo iniziato il 6 ottobre. Soddisfazione è stata espressa anche dai confratelli di padre de Haes. La stessa corte ha inoltre condannato lo Stato al pagamento di un’ammenda simbolica pari a 20.000 dollari alla Compagnia di Gesù, per la “mancata sorveglianza” dei due militari, sebbene fossero considerati disertori all’epoca del crimine. Secondo i giudici l’omicidio del sacerdote non fu premeditato, ma la conseguenza di un’aggressione a mano armata a scopo di rapina. I condannati farebbero infatti parte di un gruppo di militari disertori già responsabile di diversi delitti avvenuti a Kinshasa tra il maggio e il giungo scorsi. Professore di teologia e animatore spirituale in ex-Zaire da 40 anni, al momento della sua morte padre de Haes ricopriva l’incarico di rettore della ‘Casa internazionale di studi filosofici’ dei padri gesuiti a Kimwenza, nord di Kinshasa.
akfhalfhadsòkadjasdasd
19-11-2005, 17:44
un messaggio a tutti i cristiani nel mondo: "porgete sempre l'altre guancia"
19 Novembre 2005
INDIA
Leader indù invitano a “fare più figli per preservare la razza”
di Nirmala Carvalho
L’Rss chiede ad ogni famiglia almeno 3 figli per garantire la futura supremazia della religione indù. Attivisti cattolici indiani: “Concetto nazista, usa le donne come uteri in affitto”.
New Delhi (AsiaNews) – K. S. Sudarshan, capo dello Rashtriya Swayamsevak Sangh [Rss, organizzazione paramilitare nazionalista ndr] ha invitato tutti gli indù dell’India a “fare almeno tre figli” per “preservare la religione, la cultura e la società induista nel Paese”. Per John Dayal, attivista cattolico per i diritti umani “l’invito considera le donne un oggetto e richiama la razza ariana voluta dai nazisti”.
Sudarshan ha parlato della questione giovedì scorso ed ha sottolineato che “una maggiore prolificazione indù” farebbe finire lo squilibrio territoriale indiano che divide gli Stati in maggioranze religiose diverse. “Non cadete nella legge che prevede di avere uno o due figli – ha aggiunto – perchè se la seguite, nei prossimi 120 anni la vostra famiglia non avrà successori: non dovete avere meno di tre figli, e se ne farete di più, tanto meglio!".
Il leader nazionalista ha poi parlato del divorzio musulmano tramite il "triplo talaq". “Non si possono lasciare le donne in mezzo alla strada in quel modo – afferma – e tutti i matrimoni e i divorzi devono essere registrati. Bisogna creare un codice civile uniforme per tutti e modernizzare l'educazione musulmana". Tuttavia, Sudarshan dà delle “scusanti” ai musulmani, considerati “abitanti fra i più poveri ed ignoranti di tutta l’India”.
John Dayal, segretario dell'All India Christian Council e presidente dell’All India Catholic Union, ha risposto oggi alle affermazioni del leader dell’Rss con un comunicato stampa in cui spiega come "negli ultimi anni” la nazione si “aspetta di tutto dal gruppo estremista Rss e dai suoi leader, a cominciare dalla loro volontà di sradicare i musulmani e i cristiani, con cui litigano sempre, dai territori vicini”.
“La società civile indiana – continua l’attivista - ha il timore che lo Rss voglia annientare le diverse identità tribali e quindi il pluralismo culturale indiano: se ciò avvenisse verrebbero a mancare i principi democratici che tengono unita e integra l'India”.
Parlando dell’invito a generare più figli, Dayal sottolinea che “Sudarshan invita gli indù ad avere 11 o 12 figli per aumentare il numero di aderenti all’induismo. Alla base di questo invito vi è un principio razzista che trova i suoi fondamenti nella razza pura hitleriana”. “Terribile – aggiunge ancora - è la concezione maschilista con cui attacca i diritti delle donne, vittime da bambine di violenze sessuali ed ora semplici ‘uteri in affitto’ di un'ideologia perversa che lotta per l'annientamento delle altre comunità religiose”
“Il censimento cui fa riferimento il leader nazionalista [Religious Demography of India del 2001, pubblicato dal Centre for Policy Studies ndr] presenta dei dati volutamente sbagliati in cui si prevedeva un'esplosione demografica dei musulmani. I dati sbagliati hanno creato così un allarmismo nelle zone cosiddette ‘a maggioranza cristiana’ dell'India orientale che temevano attacchi terroristici”.
“I dati del censimento del 2001 sono stati elaborati dal Centro degli studi politici di Chennai e approvati dall'allora vice primo ministro Advani, ma vanno contro i dati scientifici e ufficiali elaborati dal Progetto governativo ‘People of India’ di K S Singh. Nello stesso censimento si diceva che la popolazione cristiana era in diminuzione per la legge che prevede di avere al massimo 1 o 2 figli. Anche la favola di una cospirazione da parte di una comunità cristana dell'India nord orientale si è rivelato falso".
A quando il voler ridurre allo stato di dalit (alias intoccabili.Però quando c'è da violentare qualche donna di casta inferiore l'intoccabilità stranamente...non esiste) gli infedeli?
Intervista / Parla l'avvocato Leonard Teoh
Malaysia pericolo sharia
Un recente pronunciamento dei vescovi mette in guardia circa i rischi della conversione all'islam. «Significa finire nelle maglie della legge islamica».
di Paolo Nicelli, missionario del Pime inviato a Kuala Lumpur
Il fuoco sotto la cenere. È questa l’immagine della Malaysia che porto con me, dopo averla recentemente visitata due volte. Sotto un’apparente situazione di ordine, regna infatti una forte tensione politica: da un lato, il partito dell’ex primo ministro Mahathir bin Muhammad, lo United Malays National Organization (Organizzazione nazionale dei malesi uniti, Umno), tende a usare l’islam per mantenere il potere e per favorire il gruppo maggioritario di etnia malese, promuovendo quindi il processo di islamizzazione per fini puramente politici ed etnici; sull’altro fronte, gli islamisti, in particolar modo l’Islamic Party of Malaysia (Partito islamico della Malaysia, Pas), usano del potere politico e della questione etnica per islamizzare la società malaysiana e spingere le minoranze a convertirsi all’islam. Dentro questo complesso scenario si trova ad operare l’attuale primo ministro Abdullah Badawi, con un programma teso ad equilibrare i rapporti tra i vari gruppi etnici, promuovendo la moderazione e il dialogo interreligioso tra tutti i malaysiani.
Avendo chiare queste coordinate, è possibile comprendere l’importanza del gesto compiuto, il 14 agosto scorso, dai vescovi della Malaysia che hanno pubblicato nel settimanale cattolico Herald un documento dal titolo «Le implicazioni legali della conversione all’islam». Con esso si rivolgono ai fedeli, avvertendoli della gravità del gesto che porterebbe all’apostasia e a cambiamenti radicali nel loro stato legale e civile: i neoconvertiti, infatti, finiscono per essere sottoposti alla sharia (legge islamica), promulgata in ben tredici Stati della Federazione malaysiana.
Per capire a fondo le implicazioni legali, civili e religiose che la conversione all’islam comporta, abbiamo interpellato un esperto, l’avvocato Leonard Teoh, membro della «Associazione degli avvocati cattolici della Malaysia». Mi riceve nel suo ufficio, assediato da un gran numero di pratiche accatastate qua e là, nella città di Kuala Lumpur. Da un fascicolo estrae il pronunciamento dei vescovi e commenta: «Questa volta s’è parlato chiaro».
In passato, proprio per aver difeso una persona violata nei suoi diritti religiosi, Leonard Teoh ha dovuto subire per qualche tempo l’umiliazione del carcere. «Da quel momento - confessa - la mia vita è cambiata: ho compreso l’importanza di dire la verità e di lottare perché essa non venga soffocata, anche di fronte alle minacce o alla discriminazione».
Avvocato Teoh, nel documento dei vescovi si legge: «Riconvertirsi alla precedente religione non è permesso dalla legge ed è un’offesa criminale, il che significa che coloro che lo compiono possono essere multati, frustati, trattenuti in custodia o imprigionati secondo la maggior parte delle leggi islamiche». Qual è la sua opinione su questa legge?
Il punto è che se tu sei musulmano e tuo padre e tua madre sono musulmani, tu rimarrai sempre musulmano. Perciò, chi intende riconvertirsi si espone a rischi. Per esempio: se nello Stato di Sabah, un musulmano dichiara di non essere più tale la Corte della sharia può trattenerlo per alcuni mesi per la «rieducazione», dopodiché - se non si «pente» - può essere condannato a un anno di prigione. Nello Stato della Malakka per lo stesso reato sono previsti sei mesi di carcere. Vi sono altri Stati, come Kelantan e, Terengganu, che hanno promulgato leggi ad hoc per punire i casi di apostasia della fede islamica.
Questi provvedimenti sono in contrasto con quanto sancito dalla Costituzione federale sulla libertà religiosa. Quanto essi danneggiano chi liberamente decide di non professare più l’islam? Vengono applicati anche ai non musulmani?
La Costituzione federale all’art. 11 dice che ognuno ha il diritto di professare, praticare e propagare la propria religione. Perciò quando una persona dichiara che non è più musulmano, non lo è più. È una sua libera scelta. Su queste basi noi avvocati andiamo alla Corte della sharia per dire che tale persona non è più musulmana e che quindi la Corte non ha più giurisdizione su di lei. In realtà, anche se la sharia non viene ufficialmente applicata ai non musulmani, di fatto incide indirettamente e negativamente su di essi, creando seri problemi nelle relazioni con i musulmani. Il problema nasce quando un musulmano o una musulmana decide di non professare più l’Islam e va alla Corte federale per ottenere una dichiarazione apposita. Questa dirà che essa non ha competenza su questioni religiose e manderà la persona alla Corte della sharia. Quest’ultima si tirerà indietro, dicendo di non avere potere di giudizio su coloro che non sono più musulmani, lasciando così gli sventurati in una sorta di «limbo giuridico».
Il documento continua dicendo: «Nella tua carta d’identità verrà registrata la tua conversione all’islam. Pertanto, anche se tu non pratichi più l’islam, puoi essere multato, frustato, trattenuto in custodia o imprigionato per violazione delle leggi della sharia, come ad esempio pregare in una chiesa, mangiare pubblicamente durante il mese del digiuno, khalwat ecc.». Può spiegare?
Oggi grazie alla tecnologia, ogni cosa può essere immagazzinata in computer. Quindi una volta convertito all’islam, la tua conversione verrà registrata e pubblicata sulla carta d’identità e nel registro nazionale. Pertanto, se tu vuoi sposarti solo civilmente, le autorità, consultato il registro, te lo impediranno perché - non essendo musulmano - non puoi sposarti solo secondo la legge civile. Alcune persone si convertono ad altre religioni perché vogliono sposare l’altra persona non musulmana. Abbiamo casi in cui alcune donne ex musulmane con prole desiderano sposare uomini non musulmani. Per via della prole possono essere giudicate per zina (il reato di rapporto sessuale illegale) e punite anche col carcere.
Veniamo alla khalwat.
Letteralmente significa prossimità, vicinanza. Ha luogo quando - secondo la sharia - una donna e un uomo vengono sorpresi in un luogo solitario in intimità. Le autorità islamiche stanno diventando molto severe soprattutto per il caso di khalwat, che viene punita con il carcere. La realtà è che tu puoi convertirti all’islam, magari senza sapere nulla della fede islamica e della pratica religiosa. Ma pensare che tu non sia più musulmano semplicemente per il fatto della tua ignoranza della fede e della pratica islamica, è un grave sbaglio. Una volta convertito all’islam, per lo Stato rimarrai sempre un musulmano.
Sui matrimoni misti, il documento dice: «Tu non puoi sposare un non musulmano. Se decidi di divorziare e cerchi di convertirti al di fuori dell’islam, perderai la custodia dei tuoi figli in quanto essi sono musulmani».
La nostra legge civile dice che se hai un nome musulmano o ti sei convertito all’islam il dipartimento per la registrazione dei matrimoni non ti darà il permesso di sposarti con una persona non musulmana. Il caso della custodia dei figli viene invece chiamato dalla legge islamica hadhna. La donna ha il diritto della custodia dei figli sotto i dodici anni. Tuttavia, la moglie perde la custodia dei figli se non pratica la religione islamica. Il diritto di custodia passa alla madre del marito, in quanto i figli sono considerati musulmani, poiché al tempo della loro nascita la loro madre era musulmana.
I vescovi proseguono toccando alcuni aspetti molto delicati, quali la legge di proprietà, la sepoltura dei morti e il caso in cui in una coppia cristiana la moglie si converta all’Islam…
Secondo la sharia i non musulmani non possono ereditare la proprietà di un musulmano. C’è un caso, accaduto nello Stato della Malakka, che è stato riportato nei giornali. Un uomo cinese si era convertito all’islam senza dire nulla alla moglie. Alla sua morte tutta la sua proprietà andò al Dipartimento islamico dello stato, creando uno scandalo tale che il governatore dello Stato della Malakka fu costretto a dichiarare pubblicamente di voler dare indietro alla famiglia la metà delle proprietà confiscate. Molte persone, soprattutto i giovani, non sanno che una volta convertiti all’islam la loro famiglia non musulmana non potrà più ereditare le loro proprietà. Nel caso di decesso di un musulmano, la polizia reclamerà il corpo per essere sotterrato secondo il rito islamico. I parenti di defunti non musulmani dovranno portare il corpo del morto alla stazione di polizia e richiedere il permesso per sotterrarlo secondo il rito della religione del defunto. La polizia lo darà, ma poi chiamerà il Dipartimento per gli affari religiosi e i funzionari di quest’ultimo andranno la stessa sera a portare via il corpo.
Una situazione al limite del paradosso…
È emblematico il caso di una persona defunta che, in vita, si era convertita all’islam senza dire nulla ai famigliari. Durante il servizio funebre in casa del morto, la famiglia ricevette una telefonata della polizia: secondo quanto riportato dal registro la persona deceduta era musulmana e quindi sarebbero venuti gli incaricati del Dipartimento per gli affari religiosi a prendere il corpo per la sepoltura secondo il rito musulmano. La famiglia si rifiutò di consegnare il corpo. Dopo poco gli incaricati del Dipartimento raggiunsero la casa, ma famiglia e parenti si erano già trasferiti nel luogo di culto per il rito funebre. Gli incaricati corsero là, ma scoprirono che il corpo era già stato portato via per la cremazione. Raggiunto il posto, fra lo sconcerto della gente fermarono la cremazione della salma, ormai avviata. Aperta la bara, presero i resti e li portarono via. I familiari, profondamente scossi, mi chiesero d’indagare: fu così che scoprimmo che il morto si era effettivamente convertito all’islam. (PIME)
21 novembre 2005 17.45
AFRICA
CONGO: SACERDOTE MUTILATOE BRUCIATO VIVO DAI RIBELLI
È stato barbaramente ucciso dai ribelli congolesi un sacerdote che aveva deciso di incontrare un leader locale per persuaderlo a deporre le armi. Lo riferisce l'agenzia vaticana Fides, precisando che Francois Djikulo, sacerdote della diocesi di Manono, si era recato in missione presso il temibile capo ribelle Kyungu Kyungu, meglio noto come Gedeon, per convicerlo a rinunciare alla lotta armata e mettere fine al terrore cui sono soggette le popolazioni che vivono tra Manono, Mitwaba, Pweto e Dubie.
Scomparso dal mese di agosto, come riferisce il vescovo, Mons. Vincent de Paul Kwanga, è arrivata la notizia che Djikulo è stato "assassinato selvaggiamente: prima mutilato insieme al suo compagno Kayimbi, quindi bruciati vivi a Mutendele, territorio di Pweto, a 75 km dalla parrocchia di Dubie, diocesi di Kilwa Kasenga".(Avvenire)
21 Novembre 2005
CINA - STATI UNITI
Pechino: blackout quasi totale sulla visita in chiesa di Bush e sui diritti umani
I media cinesi non hanno riportato nessun commento di Bush sulla libertà religiosa. Fermati e allontanati cristiani protestanti e cattolici, dissidenti, contadini nel timore che potessero incontrare il presidente americano.
Pechino (AsiaNews) – “La Cina ha ancora paura della libertà religiosa”. Così un vescovo della chiesa sotterranea ha commentato ad AsiaNews il fatto che fino a stamattina i media cinesi non abbiano nemmeno menzionato la partecipazione di Bush al servizio liturgico di ieri nella chiesa protestante di Gangwashi.
“Nei giorni precedenti - continua il vescovo - i media cinesi hanno detto che il presidente americano sarebbe andato in visita a una chiesa protestante. Ma stamattina i giornali cinesi non danno alcun riferimento né alla sua visita in chiesa, né alla sue pressioni sui diritti umani”.
Ieri George W. Bush e sua moglie Laura, alle 7.30 di mattina hanno preso parte alla liturgia della chiesa di Gangwashi e si sono poi fermati a colloquio con fedeli e giornalisti. “Spero – ha detto Bush – che il governo cinese smetta di temere i cristiani che si radunano apertamente per il culto. Una società sana è quella in cui tutte le fedi sono benvenute”. Più tardi, durante la conferenza stampa affianco ad Hu Jintao, il presidente americano ha detto: “È importante che in Cina crescano le libertà sociali, politiche e religiose. Noi incoraggiamo la Cina a continuare a compiere una storica transizione verso una più grande libertà”.
Ieri solo l’agenzia Xinhua, nel suo servizio in inglese (e non in cinese), ha accennato alla visita di Bush alla chiesa, ma non ha citato alcuna frase sulla libertà religiosa e i diritti umani.
Nel pomeriggio di oggi il sito www.china.com ha riportato in breve la visita di Bush alla chiesa dicendo che per il presidente americano “è normale la domenica partecipare a un servizio liturgico”. E ha aggiunto che “Pechino deve dare questo servizio”.
Nel timore che la visita di Bush fosse usata come cassa di risonanza per inviare al mondo messaggi e petizioni, il governo cinese ha arrestato il vescovo Giulio Jia Zhiguo e alcuni sacerdoti cattolici. Anche alcuni pastori protestanti sotterranei, come Hua Huiqi e Zhang Mingxuan, sono stati trasferiti a forza rispettivamente in Sichuan e nell’Henan, a migliaia di chilometri da Pechino. I due pastori sono noti come campioni per la difesa della libertà religiosa e per i diritti umani e la democrazia. Zhang Xingshui, un avvocato impegnato nella difesa di prigionieri cristiani, è stato portato via a Tianjin (a 150 km da Pechino) due giorni prima che Bush arrivasse nella capitale.
Il governo è sempre più teso per questa collaborazione crescente fra attivisti per i diritti umani e personalità religiose. Il timore del partito è che le comunità religiose divengano l’ambiente dove si incanalano tutte le insoddisfazioni sociali. Ieri la chiesa di Gangwashi era circondata da un cordone di polizia. Almeno 30 persone sono state fermate e detenute. Molti di essi volevano incontrare il presidente americano e consegnare una petizione per violazioni subite o denunce: terreni confiscati, corruzione dei capi, licenziamenti.
Prima della visita di Bush il governo ha messo agli arresti domiciliari almeno 20 dissidenti per la democrazia, fra cui il prof. Liu Xiaobo, Liu Di e Qi Zhiyong.
21 novembre 2005 9.15
LIBERTA' RELIGIOSA
BUSH INVITA GOVERNO CINESE A INVITARE LEADER VATICANO
Il presidente Bush, in visita a Pechino, ha suggerito a dirigenti cinesi di invitare 'leader del Vaticano'per discutere di liberta' religiosa. Lo ha detto lo stesso Bush ai giornalisti prima del banchetto che ha chiuso la giornata. Bush ha anche chiesto ai cinesi di ricevere il Dalai Lama: 'Penso che sarebbe una buona cosa che i dirigenti cinesi possano sentirgli dire quello che mi ha detto alla Casa Bianca di recente, ossia che 'non ha alcun desiderio di vedere un Tibet indipendente'.(Avvenire)
21 Novembre 2005
PAKISTAN
Ordinata inchiesta giudiziaria per gli attacchi ai cristiani di Sangla Hill
di Qaiser Felix
Il governatore del Punjab visita i luoghi delle violenze di massa verso i cristiani: promesse di severe azioni contro i colpevoli e ordini per riparare i danni ai luoghi religiosi. Ma i leader cristiani ribadiscono la necessità primaria di abrogare la legge sulla blasfemia.
Lahore (AsiaNews) - Il governatore del Punjab, Chaudhry Pervaiz Elahi, ha annunciato l'apertura di un'inchiesta sulle violenze contro i cristiani a Sangla Hill. Qui lo scorso 10 novembre una folla di circa 2 mila persone, apparentemente spinta dall’accusa di blasfemia mossa contro un cristiano locale, ha attaccato chiese, conventi e scuole cattoliche e protestanti.
Nella sua visita a Sangla Hill, il 17 novembre, Elahi ha comunicato alle autorità ecclesiastiche di aver scritto all'Alta Corte di Lahore, perché designasse un giudice per investigare sul caso. Il governatore ha poi promessso di prendere azioni severe contro i responsabili degli attacchi, da lui duramente condannati. Egli ha riferito di aver già sospeso un ufficiale di polizia del distretto di Nankana per inosservanza di doveri.
In occasione della visita, p. Samson Dilawar, parroco di Sangla Hill, ha chiesto al governatore che vengano denunciati ufficialmente i veri aggressori. Il sacerdote ha inoltre ribadito la necessità di rilasciare Yousaf Masih, il 50enne detenuto per blasefemia, perché le accuse contro di lui sono senza fondamento e mosse solo da interessi economici.
Il direttore della Commissione giovani della diocesi di Faisalabad, p. Khalid Rasheed Asi, ha parlato con il ministro degli Affari religiosi, Ijazul Haq, anche egli recatosi in visita a Sangla Hill con il governatore Elahi. Il prete ha chiesto al ministro l'abrogazione totale della "crudele" legge sulla blasfemia e che i colpevoli dell'assalto siano giudicati secondo la legge anti terrorismo. Stesse richieste sono state avanzate dal vescovo di Faisalabad, mons. Joseph Coutts, che in conferenza stampa ha evidenziato come la legge sulla blasfemia sia il movente per numerosi episodi di violenza in Pakistan. Il vescovo ha poi fatto precisa domanda di intraprendere azioni legali contro il nazim (capo) del Consiglio locale e i religiosi che nelle moschee hanno istigato la gente alla violenza.
Anche 3 membri della Commissione per i diritti umani del Pakistan (Hrcp) hanno visitato Sangla Hill. Hina Jillani, presidente del Hrcp, riferisce che l'attacco sembra essere stato istigato e provocato da alcuni elementi locali. La donna denuncia, inoltre, la "chiara negligenza" della polizia nel gestire l'incidente; le forze dell'ordine non hanno imposto alla zona la Sezione 144 - quella sui raduni di persone in gruppi - sebbene fossero a conoscenza della situazione tesa. L'Hrcp studierà le condizioni di Sangal Hill e farà delle proposte al governo.
Naturlamente non può mancare la (purtroppo) solita Indonesia:
21 Novembre 2005
INDONESIA
Sulawesi, colpi di pistola contro una coppia di cristiani
di Benteng Reges
I due uscivano da una funzione religiosa a Palu, ricoverati in gravi condizioni. Arrestato un poliziotto, presunto assassino della 22enne uccisa a colpi di machete venerdì nella stessa zona. Secondo la polizia nazionale, l'escalation di violenze è "orchestrata" da una "mafia" con base a Jakarta o nelle Sulawesi centrali.
Palu (AsiaNews) - Continuano le violenze a Palu, la capitale della provincia indonesiana di Sulawesi centrale. Vittima, questa volta, è una coppia di cristiani, che sabato scorso (19 novembre) usciva da un funzione religiosa a East Palu. Intanto la polizia nazionale ha emesso un comunicato, secondo il quale le violenze nelle Sulawesi sono "orchestrate" da una "mafia" di ancora non ben definite origini.
Alcuni uomini armati a bordo di una motocicletta hanno sparato colpi di pistola contro Pudji Laksono e sua moglie Novlin. Pudji, originario di Java e lettore all'università di Tadulako, è stato colpito alla schiena, mentre sua moglie al petto. I due coniugi cristiani sono al momento ricoverati sotto stretta sorveglianza all'ospedale centrale di Palu. Le loro condizioni sono gravi, tanto che non hanno potuto rispondere alle domande che la polizia ha provato a fare loro.
L'aggressione di sabato segue di un giorno l'uccisione, sempe a Palu, di una ragazza di 22 anni che si stava recando in centro con degli amici. La giovane è stata ferita al collo con un machete ed è morta mentre l'amica, illesa, cercava di portarla in ospedale. Nel fine settimana le forze di sicurezza di Palu hanno reso noto l'arresto di un poliziotto, ritenuto il presunto assassino di Yanti; dell'uomo si conoscono solo le iniziali, WN. A catturarlo è stata la divisione degli affari interni della polizia, sulla base di alcune tracce di sangue rinvenute sulla sua moto.
Le autorità politiche di Palu hanno condannato la serie di attentati degli ultimi giorni; Andi Mulhanan Tombolotutu, del consiglio comunale di Palu, ha dichiarato che le azioni di questi criminali si sono rivolte verso altre zone, perchè i loro tentativi di riaccendere un conflitto interreligioso a Poso sono falliti. Secondo un comunicato stampa firmato dal capo della polizia nazionale, gen. Sutanto, gli attentati nella zona sono "orchestrati da una mafia organizzata". Il capo della polizia non ha chiarito se il gruppo provenga da Jakarta o dalle Sulawesi. Il comunicato, citato oggi in parlamento durante un'udienza a porte chiuse con la Commissione III - che si occupa dei problemi di sicurezza - spiega che i criminali, si sono spostati verso Palu a causa del grande dispiegamento di forze dell'ordine a Poso.
La recente escalation di violenze nelle Sulawesi centrali ha interessato in un primo momento Poso, dove il 29 ottobre scorso 3 ragazze cristiane sono state decapitate. Forti cirtiche ha suscitato la gestione delle indagini da parte della polizia insonesiana, la quale il 18 novembre ha confermato l'arresto dei 3 presunti responsabili del triplice omicido, rivelando però solo un nome: quello del 23enne Irfan Masuro, che lavora nella sicurezza dell'ospedale centrale di Poso. La polizia ha detto di stare investigando sul possibile coinvolgimento nel caso di Sudarmanto e di una donna chiamata Luisiana, che avrebbe aiutato Irfan a nascondere l'arma del delitto.
Poso è stata teatro di un sanguinoso conflitto tra cristiani e musulmani che tra il 2000 e il 2001 ha ucciso oltre mille persone.
Uzbekistan, ancora problemi per le chiese
22/11/2005
TASHKENT (Uzbekistan) - La combattuta Emmanuel Full Gospel Protestant Church di Nukus, capitale delle nove repupbbliche autonome occidentali del Karakalpakstan, non è riuscita a ribaltare il divieto imposto dal tribunale sulla sua attività.
Il 9 Novembre La corte suprema dell'Uzbekistan ha lasciato invariato il divieto imposto dal ministro della Giustizia del Karakalpakstan (regione situata nella zona sud-ovest dell'Uzbekistan) così come le precedenti decisioni della corte. Forum 18 ha denunciato questa presa di posizione come una violazione degli standard dei diritti umani, L'Uzbekistan mette al bando tutte le attività religiose non registrate.
«Il tribunale non ha preso in alcuna considerazione il punto di vista delle chiese e il verdetto significa soltanto una cosa: la chiesa non esiste». Un evangelico impegnato in questo caso ha riferito da Tashkent a Forum 18: «Questo significa che il sistema giuridico ha commesso la più grave delle violazioni, ignorando gli argomenti del legale della chiesa».
La Emmanuel Church era l'ultima chiesa protestante legale nel nord-ovest dell'Uzbekistan; da molto tempo le autorità stanno conducendo una campagna anti-cristiana.
La chiesa sta continuando la sua battaglia per poter esistere legalmente e intende presentare il suo caso all'Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa (OSCE), al Centro per i diritti umani del governo uzbeko e all'ufficio del procuratore generale, oltre che alla polizia segreta del National Security Service.
Begzot Kadyrov, responsabile del Comitato per gli affari religiosi ha riferito di non aver visto i documenti del tribunale e quindi di non essere in grado di esprimere commenti sul caso. «Non capisco perché la chiesa non può esistere: è stato deciso in Karakalpakstan, non da noi».
Nonostante ammetta che esistono delle difficoltà per i credenti in Uzbekistan, ha dichiarato che tali problemi stanno per essere risolti, anche se non ha dato alcuna prova di questo. «Non ci sono problemi che non possono essere risolti è solo una questione di tempo». Alla domanda sul perché dell'ostruzionismo nei confronti della libera pratica religiosa sia andato avanti per così tanti anni ha risposto che «Non sono cose che si possono risolvere in una giornata».
I membri della Emmanuel Church lamentano il fatto che il tribunale abbia preso la sua decisione a dispetto del fatto che la chiesa aveva presentato ancora una volta le prove confutanti le insinuazioni che hanno condotto alla chiusura forzata della chiesa. Allo stesso tempo, alla congregazione della Fores Full Gospel nella zona di Tashkent's, distretto di Mirobad - che aveva l'abitudine di riunirsi in un locale fornito da un membro della chiesa - sono stati proibiti i raduni a partire dalla fine di ottobre. Il divieto è arrivato dal distretto dal capo dell'amministrazione del distretto di Mirobad, Aves Turaev.
«Ogni giorno in ore diverse riceviamo la visita di un agente di polizia locale - ha riferito un membro di chiesa, i membri di chiesa sono stanchi e arrabbiati. Non possono mettersi in regola sulla pratica dei loro diritti religiosi».(ASSIST News Service)
Una bella notizia:
SIERRA LEONE 21/11/2005 10.01
LIBERTÁ RELIGIOSA, ELOGIATO UN PAESE A MAGGIORANZA ISLAMICA
(MISNA) Non poteva sfuggire ai mezzi di comunicazione il profondo rispetto della libertà religiosa goduta in Sierra Leone (Africa occidentale), perché si tratta di una nazione con l’80 % di musulmani ed il rimanente 20% di cristiani (cattolici e varie denominazioni protestanti). E’ quanto emerge anche dalla settima relazione annuale sulla libertà religiosa nel mondo, presentata recentemente al Dipartimento di Stato degli USA. “E’ una notizia ed un risultato che meritano di essere rilevati quando si pensa che la Sierra Leone è abituata a figurare come ‘fanalino di coda’ nelle statistiche internazionali, con un PIB per abitante di 470 dollari, una speranza di vita di 34 anni e soprattutto una mortalità infantile del 177 per mille”, confida alla MISNA il saveriano padre Stefano Berton, che ha lavorato per otto anni in quella nazione. “E’ da notare anzitutto che i missionari saveriani, che lavorano prevalentemente nel nord del paese da più di 50 anni ed i missionari irlandesi dello Spirito Santo, presenti nel resto della nazione da più di un secolo, affiancati da numerose comunità femminili, hanno investito notevoli energie in programmi di sviluppo soprattutto nel campo educativo, rispondendo ad una priorità molto sentita a tutti i livelli ed ottenendo il risultato che ‘cattolico’ è sinonimo di ‘istruito’, un requisito indispensabile per un progresso individuale e comunitario”. E la pubblica autorità come ha reagito a questo impegno educativo delle varie chiese o denominazioni cristiane? “Basti pensare che il governo interviene tramite il ministero dell’educazione per pagare il personale insegnante, una volta costruita la scuola. E questo vale per le missioni cattoliche, protestanti o di qualsiasi altra denominazione, un fatto più unico che raro in nazioni a maggioranza mussulmana”. Ma c’è davvero libertà religiosa e si riesce a costruire un effettivo dialogo interreligioso? “La disponibilità al dialogo e alla condivisione che viene impartita e vissuta nella scuola si riflette positivamente sul piano sociale con casi frequenti di matrimoni fra mussulmani e cristiani che lasciano ai figli una libera scelta al momento del battesimo e del matrimonio. Allo stesso modo il clima di rispetto e difesa della libertà religiosa è presente anche sul piano politico, dato che non si riscontrano pressioni o discriminazioni di sorta nel cammino verso cariche pubbliche o governative”.
In Cina, finalmente una visita attenta ai diritti umani
Non ha spopolato, Bush ma almeno le ha cantate
Gerolamo Fazzini
(Avvenire) Alla fine, la più realistica è stata Condoleezza Rice. Nel tracciare un bilancio del breve ma intenso viaggio in Cina del presidente Gorge W. Bush, il segretario di Stato americano ha detto a chiare lettere, riferendosi ai diritti umani: «Non abbiamo ottenuto i progressi che speravamo, il sistema non cambierà dal giorno alla notte». Una dichiarazione di resa? No. Piuttosto l'ammissione - un misto di franchezza e pragmatismo - che quando si ha che fare con la Cina le armi indispensabili sono tenacia e pazienza. Pensare di cambiare un "sistema", culturale prima che politico, secondo i tempi della politica occidentale è pura illusione. Un tempo, forse, gli Stati Uniti potevano permettersi di guardare alla Cina come a uno dei tanti Paesi, sia pur importante, dell'immensa Asia. Oggi il "Regno di mezzo" è - per l'America e per il mondo - insostituibile interlocutore politico, gigante tecnologico, oltre che ostico competitor in campo economico. Ammesso che un tempo le riuscisse, ora è assai più complicato per l'aquila americana fare la voce grossa al dragone rosso.
Ma da qui ad arrendersi allo status quo, ne corre. Rassegnarsi alle pesanti limitazioni all'esercizio delle libertà civili, tollerare come inevitabili le discriminazioni di cui sono costantemente oggetto i cristiani, non è giusto. Né lungimirante. Deve averlo pensato anche Bush quando, domenica scorsa, ha voluto partecipare al culto festivo nella chiesa protestante di Gangwashi. «Spero che il governo cinese smetta di temere i cristiani che si radunano apertamente per il culto - ha detto al termine della funzione -. Una società sana è quella in cui tutte le fedi sono benvenute». E durante la conferenza stampa, presente Hu Jintao, ha rincarato la dose: «È importante che in Cina crescano le libertà sociali, politiche e religiose».
La mossa di Bush ha un merito indubbio: aver introdotto la variabile "diritti umani" (ivi compresa la libertà religiosa) nel pacchetto degli argomenti che hanno la dignità di esser e trattati nel salotto buono della politica internazionale e della diplomazia. C'è un precedente significativo: nel 2002 Bush perorò la causa di una cinquantina di vescovi e preti arrestati, chiedendone la liberazione. Aver "bissato" la richiesta in tema di diritti umani non è affare di poco conto. L'auspicio è che altri (Ue in testa, ma anche aziende e imprenditori attivi in Cina) diano corpo a una strategia articolata su questo versante.
Bush, però, agli occhi cinesi è pur sempre il leader di una potenza straniera e i suoi nobili propositi rischiano di essere visti come un'indebita ingerenza negli affari di casa. Non diversamente si spiega la decisione del governo cinese di oscurare, in maniera pressoché totale, la visita del presidente Usa. Un black out paradossale, quasi beffardo, visto che oggetto di censura è stato proprio il tema dei diritti umani e delle libertà civili.
Conscia di queste difficoltà, Roma da tempo ha adottato una "politica" nei confronti della Cina che mira alla creazione di un clima di fiducia e rispetto reciproco. In un messaggio dell'autunno 2001, Papa Wojtyla mandò a dire che essere buoni cattolici e buoni cittadini cinesi insieme è possibile. Purtroppo, invece, i mandarini di Pechino continuano a pensare che la fede rappresenti una minaccia per la stabilità del Paese. E lo hanno dimostrato ancora una volta, privando della libertà - proprio alla vigilia del viaggio di Bush - cinque sacerdoti, quattro seminaristi e un vescovo.
Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno (Luca 23,34)
E lo hanno dimostrato ancora una volta, privando della libertà - proprio alla vigilia del viaggio di Bush - cinque sacerdoti, quattro seminaristi e un vescovo.
23 Novembre 2005
CINA
Cina, liberi i 2 sacerdoti non ufficiali, ma non il vescovo Jia Zhiguo
I preti cattolici erano stati arrestati il giorno prima del loro vescovo, ancora sottoposto a “sessione di studio”. Le liberazioni, che hanno riguardato anche un pastore, avvenute il giorno dopo la partenza di Bush dalla Cina.
Roma (AsiaNews) - Padre Li Suchuan, 40 anni, e padre Yang Ermeng, 35 anni, sono stati rilasciati il 21 novembre dalla pubblica sicurezza dell’Hebei, il giorno dopo la partenza dalla Cina del presidente americano George W. Bush. Lo confermano fonti di AsiaNews nell’Hebei, secondo le quali non è stato invece liberato mons. Giulio Jia Zhiguo.
I 2 preti sono tornati nelle loro parrocchie dei villaggi di Zhoujiazhuang e di Zhoutou, entrambi della zona di Jinzhou. Padre Li e padre Yang erano stati arrestati il 7 novembre, il giorno prima dell’arresto del loro vescovo, mons. Giulio Jia Zhiguo, vescovo non ufficiale di Zhengding.
Le stesse fonti nell’Hebei confermano che il prelato non è ancora stato liberato: al momento si trova chiuso in un albergo, sottoposto ad una “sessione di studio”. Vengono chiamati così i ripetuti tentativi delle autorità di convincere il vescovo ad aderire alla Associazione Patriottica. Non si ha idea della durata della “sessione”.
Lo stesso giorno della liberazione dei preti cattolici sono stati liberati anche Zhang Mingxuan, pastore protestante non ufficiale, ed il figlio. Il pastore è noto come campione per la difesa della libertà religiosa e per i diritti umani e la democrazia: i 2 erano stati fermati e trasferiti a forza il 18 novembre nell’Henan, a migliaia di chilometri da Pechino, in previsione della visita del capo di Stato americano.
Il pastore Zhang è apparso in buona salute e, dopo la liberazione, ha detto: “Non ho accettato il cibo che mi davano le guardie, ma ho condiviso con loro la Buona novella”.
24 Novembre 2005
PAKISTAN
Arcivescovo di Canterbury: “Musharraf riveda la legge sulla blasfemia”
Nel corso di una visita in Pakistan il leader anglicano chiede al governo di rivedere la legge sulla blasfemia dopo gli attacchi alla comunità cristiana di Sangla Hill.
Islamabad (AsiaNews/Agenzie) – L’arcivescovo di Canterbury, Rowan Williams, ha chiesto al presidente Musharraf di rivedere la legge nazionale sulla blasfemia. Wiliams si trova in Pakistan per visitare la zona colpita dal terremoto nel nord del Paese.
La richiesta del leader anglicano cade a pochi giorni dalle violenze contro la comunità cristiana di Sangla Hill. Il 12 novembre una folla di circa 2 mila musulmani ha vandalizzato e poi incendiato 3 chiese, un convento di suore, 2 scuole cattoliche, la casa di un pastore protestante e quella di un parroco, un ostello per ragazze ed alcune case di cristiani.
Secondo la comunità islamica la violenza è stata motivata da un presunto caso di blasfemia: Yousaf Masih, cristiano, avrebbe infatti bruciato l’11 novembre alcune copie del Corano. Sia i leader religiosi che la comunità lo difendono: l’uomo è analfabeta e non in grado di distinguere il Corano da altri libri. Per i familiari, tutto è nato da una semplice questione economica.
La legge sulla blasfemia prevede la pena di morte per chi dissacra il Corano. Per la comunità cristiana del Paese, il provvedimento è solo una scusa per attaccarli.
Per il leader anglicano il problema “non è tanto una legge che condanna la blasfemia, ma il fatto che la legge è così severa e presenta tali e tanti buchi di interpretazione che permette a chiunque di iniziare violenze arbitrarie solo appellandosi ad essa”.
La reazione del governo agli attacchi contro Sangla Hill è stata ambivalente: Musharraf ha infatti condannato la violenza contro la comunità cristiana ma anche la presunta dissacrazione del Corano.
Ma infatti è importante sentire più campane. Ad esempio io non mi fido mai di nessun articolo-commento-ecc ecc che riguardi anche solo lontanamente il cristianesimo, quando proviene da fonti come manifesto, uaar, redicali e company... :D
...anticlericale,Boselli,Prestigiacomo,Lerner,politikon,topo gigio,Marco Dimitri,alexamenos.com,No God,..... campane?:asd:
:mano:
26 Novembre 2005
INDONESIA
Vescovo a Poso: ingiusta la condanna a morte per tre cattolici
Mons. Suwatan difende i tre detenuti accusati di essere tra i responsabili degli scontri tra cristiani e musulmani a Poso nel 2000; il presule spiega che in quell'occasione i cattolici furono vittime e non istigatori di violenza, e che la pena capitale è eccessiva. La diocesi di Manado prega perchè la sentenza venga cancellata.
Jakarta (AsiaNews/Ucan) - I tre cattolici condannati a morte per le violenze del 2000 a Poso sono innocenti e non vanno giustiziati. Ne è convinto il vescovo di Manado, mons. Joseph Suwatan, che si schiera in difesa dei tre uomini ai quali il presidente indonesiano ha negato a metà mese la grazia.
"Penso - dichiara il presule - che Fabianus Tibo, Dominggus da Silva, e Marinus Riwu non sono responsabili, ma solo vittime degli scontri a Poso". Secondo il vescovo la pena capitale non è giusta nel loro caso".
Nella diocesi di mons. Suwatan rientra anche Poso, la città nella provincia di Sulawesi centrale teatro dal 1998 al 2001 di un sanguinoso conflitto tra cristiani e musulmani costato la vita a circa 2 mila persone. Finora nessun musulmano è stato processato per quegli eventi.
La Corte distrettuale di Palu ha condannato Tibo e due suoi amici alla pena di morte, dopo averli giudicati tra i responsabili di una serie di omicidi di musulmani, avvenuti a Poso tra maggio e giugno del 2000, e che avrebbero innescato gli scontri tra le due comunità. La sentenza capitale è stata poi confermata dall’Alta Corte delle Sulawesi centrali a maggio 2001 e ancora una volta dalla Corte suprema di Jakarta a novembre dello stesso anno. Il 10 novembre scorso il presidente Susilo Bambang Yudhoyono ha respinto la richiesta di grazia. La data dell'esecuzione non è ancora nota. A numerosi indonesiani il processo contro i tre cattolici appare controverso; durante il suo svolgimento si sono verificate intimidazioni su vasta scala da parte dei fondamentalisti islamici. Alcuni osservatori affermano che la giuria non aveva scelta se non "assecondare" i gruppi che volevano i tre uomini colpevoli.
Mons. Suwatan ricorda che i tre condannati sono solo semplici contadini analfebeti, emigrati dall'isola di Flores a Poso in cerca di una vita migliore. Secondo quanto riferisce il presule i cattolici non hanno preso parte agli scontri di Poso, "ma sono divenuti vittime delle rivolte che hanno totalmente distrutto la parrocchia di Santa Teresa, un convento di religiose e diverse scuole cattoliche".
Il segretario di mons. Suwatan racconta che il vescovo, "appena appresa la notizia della grazia negata, ha dichiarato di voler pregare per i tre e le loro famiglie". A queste, aggiunge p. Lengkonk, la nostra diocesi offre sostegno morale e prega affinchè la sentenza venga cancellata.
Il parroco di Santa Teresa, p. Jimmy Tumbelaka, si è recato spesso a trovare i tre cristiani in carcere. Egli ha anche incontrato Hasyim Muzadi, presidente del Nahdlatul Ulama - la più grande organizzazione musulmana in Indonesia - il quale ha mostrato di appoggiare la causa. Nelle intenzioni del parroco anche parlare con il nunzio apostolico in Indonesia, mons. Malcolm Ranjith, "per discutere di cosa poter fare".
28 Novembre 2005
PAKISTAN
Cristiani testimoniano al processo sull'attacco a Sangla Hill
Oggi depongono davanti al giudice distrettuale; in un primo momento avevano deciso di non collaborare chiedendo un'inchiesta dell'Alta Corte. Non solo la legge sulla blasfemia, anche la stampa in lingua urdu rappresenta una minaccia per le minoranze religiose nel Paese.
Sangla Hill (AsiaNews) - I cristiani della comunità di Sangla Hill, in Pakistan, si presenteranno oggi davanti al giudice distrettuale di Nankana per testimoniare l'aggressione subita il 12 novembre da una folla di musulmani. A deciderlo è stata la Commissione per l’Azione locale di Sangla Hill, la quale fino a pochi giorni fa rifiutava di collaborare, perché pretendeva un'inchiesta dell'Alta Corte.
Intanto la deposizione di due testimoni musulmani fanno vacillare le accuse di blasfemia rivolte a Yousaf Masih, ritenute la scintilla che ha fatto esplodere le violenze. L'uomo, un cristiano, avrebbe bruciato l’11 novembre alcune copie del Corano. Secondo quanto dichiarato dai due testimoni, però, Masih e colui che lo ha accusato, Mohammad Saleem, stavano litigando in un luogo diverso da quello registrato nella denuncia per blasfemia. Fin dall'inizio del caso sia i leader religiosi che la comunità hanno difeso Masih: l'uomo è analfabeta e non in grado di distinguere il Corano da altri libri. Per i familiari, tutto è nato da una semplice questione economica. La legge sulla blasfemia prevede la pena di morte per chi dissacra il Corano. Per la comunità cristiana del Paese, il provvedimento è solo una scusa per attaccarli e sistemare dispute personali.
Non è solo la legge sulla blasfemia a minacciare la presenza cristiana in Pakistan. Il 25 novembre scorso, il Daily Times - quotidiano nazionale - sottolineava anche il pericolo rappresentato dalla stampa urdu; questa ha completamente ignorato il caso di Sangla Hill, riportato da tutti i media internazionali, e continua a pubblicare articoli provocatori contro i cristiani. Il quotidiano fa poi esempi concreti. Secondo quanto riportava il 18 ottobre il Nawa-e-Waqt, un sacerdote di nome "Robert Peterson ha ricevuto il compito di convertire i pakistani al cristianesimo". La notizia continua riportando la storia di questo prete, che dal 1995 - quando ha aperto il suo ufficio a Mianwali - "ha convertito 17 mila musulmani". L'articolo spiega poi che i cristiani usano stazioni radio private per diffondere il messaggio evangelico e denuncia la presenza in molte città pakistane di uffici preposti alle conversioni. In conclusione si accusa un'organizzazione di Karachi, "Amici per i musulmani", di usare belle donne per sedurre i giovani e convincerli ad abbracciare il cristianesimo.
Il giornalista del Daily Times commenta l'articolo definendolo "provocatorio all'estremo" e afferma che è "semplicemente incredibile" che migliaia di musulmani si convertano; di solito, "la tendenza è quella contraria". L'articolo spiega che le Chiese cristiane nel Pase si limitano a servire i poveri e gli emarginati e ricorda che i cristiani sono sempre in prima linea negli aiuti umanitari e nell'assistenza sociale senza discriminazioni. Si sono schierati a favore degli indù, più volte minacciati dagli estremisti islamici, e curano gratuitamnete nei loro ospedali anche pazienti musulmani, mentre il contrario non succede spesso.
Numerosi sono i casi in cui si dà ampio spazio ad espisodi di conversione dal cristianesimo all'Islam. Il Daily Times cita il giornale Khabrain. Sulle sue pagine, il 15 ottobre, si parlava di Tariq Bhatti, figlio di un pastore protestante a Lahore, il quale si è convertito all'Islam "ispirato dall'esempio del famoso giocatore di cricket Yusuf Yuhanna. L'articolo riporta le dichiarazioni del giovane, che dichiara di aver scelto la fede islamica, perché "la sua verità riempe di luce il suo petto". "Sono pronto ad iniziare a diffondere la parola dell'Islam" conclude. Molte volte, spiega il giornalista del Daily Times, le conversioni all'Islam sono dettate dalla paura di essere un giorno colpiti dalla legge sulla blasfemia.
Il pericolo rappresentato da questo tipo di stampa è nella sua capacità di accendere gli animi degli estremisti, che sfogano il loro odio con atti di violenza come quello di Sangla Hill. Altro esempio riportato sempre dal Daily Times è la campagna contro la comunità Ahmadi, minoranza musulmana ritenuta eretica; i primi di ottobre, i media in lingua urdu hanno pubblicato una serie di violente dichiarazioni dell'organizzazione musulmana Khatm-e-Nabuwwat; il 7 ottobre nel villaggio di Mong - nordest di Multan - due uomini su una moto hanno aperto il fuoco dentro una moschea appartenente alla comunità Ahmadi uccidendo 8 persone.
28 Novembre 2005
CINA
Xian: 16 suore picchiate a sangue per aver difeso una scuola della diocesi
Ieri una manifestazione dei cattolici di Xian per chiedere giustizia.
Roma (AsiaNews) – Centinaia di fedeli della diocesi di Xian, insieme ad amici e parenti hanno manifestato ieri per le strade della città per chiedere giustizia contro un gruppo di "teppisti" che la sera del 23 novembre hanno picchiato a sangue 16 suore della congregazione delle Francescane missionarie del Sacro Cuore. Tutte le religiose sono ricoverate all’ospedale, una di loro ha perso la vista e un’altra è in gravi condizioni. Le suore stavano cercando di impedire la demolizione di una scuola che appartiene alla diocesi e che il governo della città ha venduto ad un’azienda.
Da diversi giorni le suore facevano un sit-in nell’edificio scolastico vuoto. La sera del 23 novembre un gruppo di giovani picchiatori è entrato e le ha colpite ripetutamente. Non si sa se il gruppo è stato inviato dal governo o dall’azienda cui il sindaco ha venduto l’edificio. Il governo ha stabilito il blackout di notizie sulla violenza e non ha ancora deciso il da farsi. Ma alcuni siti cattolici cinesi hanno diffuso ieri la notizia del fatto.
In passato la costruzione era la sede della "Scuola del Rosario", una scuola elementare tenuta dalle suore. Con l’avvento di Mao Zedong tutte le scuole erano state nazionalizzate e gli edifici requisiti. Anche la Scuola del Rosario divenne una scuola statale.
Negli anni ’80, dopo la Rivoluzione Culturale, il governo cinese ha stabilito il ritorno ai legittimi proprietari di tutti gli edifici requisiti durante il maoismo. Ma per quanto riguarda la Chiesa, molti edifici, ancora adesso, rimangono nelle mani del Partito.
Il governo giustifica il non ritorno degli edifici a motivo della loro funzione "sociale". Proprio per questo la scuola del Rosario non è mai ritornata alla diocesi di Xian.
Ma da diversi mesi la scuola ha trovato un’altra sistemazione e l’edificio originario è vuoto da tempo. Per questo la dicesi e le suore lo hanno richiesto indietro. Intanto però il governo della città ha già venduto l’edificio – che si trova in centro città – a un’azienda che lo vuole distruggere per costruire capannoni e palazzi.
A causa del grande sviluppo economico, molti quartieri centrali delle città vengono requisiti e distrutti. I legittimi proprietari sono spesso ripagati con somme irrisorie, se paragonate al valore dei terreni. Chi fa resistenza viene perfino rapito. Le ditte appaltatrici agiscono spesso in combutta con i governi locali che provvedono a coprire le loro violenze.
Stoccolma - La Corte Suprema assolve il pastore Ake Green dall'accusa d'incitamento all'odio contro gli omosessuali
[LifesiteNews 30/11/05]
Tutt'e cinque giudici della Corte Suprema svedese hanno votato per l'assoluzione del pastore pentecostale Ake Green dall'accusa d'incitamento all'odio in quanto "il suo sermone è protetto dalla libertà di parola e di fede". Com'è noto, Green era stato condannato nel 2004 per aver pronunciato "un discorso di odio". Gli organi d'informazione avevano consapevolmente distorto alcune affermazioni del pastore il quale aveva definito "un cancro" gli atti omosessuali e non i gay.
Green, in un'intervista alla radio svedese ha commentato così la sentenza: "Questo vuol dire che possiamo continuare a parlare come abbiamo fatto e che non ci sarà alcuna interferenza nel nostro modo di predicare. Non ritratto quanto ho affermato".
Pastore di una chiesa pentecostale di Kalmar, nel 2004 Green era stato condannato a 30 giorni di detenzione per "incitamento all'odio degli omosessuali". In appello era stato però assolto, ma il caso era poi finito sul tavolo della Corte Suprema che ieri, martedì 29 novembre lo ha definitivamente scagionato perché "non è contro la legge predicare le proprie idee dal pulpito".
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chi sa perchè proprio un pastore e non certi (=non tutti!) Iman....
1 Dicembre 2005
CINA
Siti cattolici cinesi “oscurati” sul pestaggio delle suore a Xian
Roma (AsiaNews) – Nessun giornale cinese riporta la notizia delle 16 suore picchiate a Xian per difendere una scuola dalla demolizione. Anche i siti cattolici cinesi che nei giorni scorsi avevano riportato con abbondanti dettagli il fatto oggi ne sono sprovvisti. Ieri il sito www.chinacatholic.org, che aveva un reportage completo degli avvenimenti, è stato bloccato per molte ore durante il giorno. Oggi è ritornato visibile, ma la notizia sulle violenze alle suore è stata cancellata.
AsiaNews è riuscita ad ottenere la foto di una delle suore picchiate (v. immagine dell’articolo) la sera del 23 novembre da un gruppo di 40 "teppisti", inviati - a detta di alcuni di loro – dal "distretto governativo dell’educazione". Cinque suore sono ancora all’ospedale, due in gravi condizioni.
Ieri il Vaticano ha diffuso una dichiarazione con cui si afferma che la violenze alle suore "inermi non può non essere condannata fermamente". Intanto sono giunte ad AsiaNews dichiarazioni di solidarietà verso la chiesa di Xian da parte della All Christian Union dell’India, che rappresenta tutte le organizzazioni cattoliche e protestanti indiane. Anche gruppi del Movimento per la Vita in Italia esprimono solidarietà verso le suore.
A livello politico, abbiamo già riferito dell’interrogazione parlamentare al Ministero degli Esteri italiano. Un’interrogazione simile è in preparazione al Parlamento europeo.
Pubblichiamo di seguito la lista completa delle suore ferite:
Sr Dong Jianian, (41 anni) ricoverata in ospedale della Croce Rossa, che sarà operata alla spina dorsale domani mattina. Altre 4 suore sono ricoverate all’ospedale del Popolo a Xian: Sr Cheng Jing ( 34) che rischia di perdere la vista a un occhio; Sr Yue Xiuying (31); Sr Zan Hongfang (34) (v. foto, ha subito una frattura del braccio sinistro); Sr Wang Mozhao (32).
Altre 12 suore si stanno ristabilendo. Esse sono: Sr Zhang Xueling ( 45); Sr Ren Aiying (45); Sr He Jingru (38); Sr Fan Xiujuan (32); Sr Jia Shuiyang ( 50); Sr Li Zhuanxia (33); Sr Liu Min ( 3)1; Sr Li Zhenzhu (45); Sr Li Jiaoye (32); Sr Wang Zhenai (42); Sr Yang Cenghui ( 50); Sr Zhao Shengyan (40).
1 Dicembre 2005
PAKISTAN
Processo a Sangla Hill: i testimoni musulmani coprono i veri responsabili
AsiaNews intervista uno dei 13 testimoni cristiani delle violenze a chiese ed edifici religiosi nel villaggio: i musulmani non dicono la verità, dalla moschea locale sentivamo pronunciare parole contro di noi. Anche l'Asian Human Rights Commission si unisce alle vittime e chiede un'inchiesta giudiziaria dell'Alta Corte.
Sangla Hill (AsiaNews) - Continua il processo della Corte distrettuale di Nankana Sahib sulle violenze al villaggio di Sangla Hill, mentre la situazione nella zona rimane tesa. Esponenti islamici accusano gli stessi cristiani degli atti di vandalismo, di cui invece sono stati vittime e pretendono la liberarazione degli 88 musulmani in custodia della polizia in connessione agli incidenti. AsiaNews ha intervistato uno dei 13 cristiani, che ha testimoniato lo scorso 28 novembre davanti al giudice distrettuale, Sheik Mohammad Yousaf. I 13 hanno ottenuto di deporre in sede privata visto che i testimoni musulmani - ascoltati in precedenza - hanno tutti "coperto i veri responsabili, pur conoscendone l'identità".
Sahiq Bhatti denuncia che fin'ora "nessuno ha nominato i colpevoli che hanno incitato la folla e partecipato all'aggressione contro chiese e proprietà cristiane, sebbene li conoscano". Bhatti, invece, parla chiaro: "Abbiamo detto al giudice di aver sentito Maulvi Zulfiqar pronunciare incitazioni anticristiane dalla moschea Markazi Jamia Rizvia"."Egli - continua il racconto - invitava le persone a raccogliersi presso il Madni Palace - un luogo di prorietà di Malik Azam", il nazim (capo) del Consiglio locale.
Sabato 12 novembre una folla di circa 2 mila musulmani, fomentata dai capi religiosi, ha marciato verso il villaggio di Sangla Hill. Essi hanno prima distrutto e poi bruciato 3 chiese cristiane, un convento, 2 scuole cattoliche, la casa di un pastore protestante e quella del parroco cattolico, un ostello per ragazze e alcune case di cristiani.
Intanto la deposizione di due testimoni musulmani, tra i quali il querelante Mohammad Saleem, fanno vacillare le accuse di blasfemia rivolte a Yousaf Masih, ritenute la scintilla che ha fatto esplodere le violenze il 12 novembre. Secondo l'accusa, il giorno precedente l'uomo, un cristiano, avrebbe bruciato alcune copie del Corano. Da quanto emerge dalle deposizioni, Masih e Saleem stavano litigando in un luogo diverso da quello apparso nella denuncia per blasfemia. Inoltre, si registra un'incongruenza nel racconto fatto dal querelante e l'orario in cui è stata registrata la denuncia. Saleem dice che l'incidente è avvenuto all'una di pomeriggio e per estinguere il fuoco e catturare Masih sono servite 2 ore e mezza. La denuncia però è stata registrata alle 12.45, ancora prima che il fatto accadesse.
Fin dall'inizio del caso sia i leader religiosi che la comunità hanno difeso Masih: l'uomo è analfabeta e non in grado di distinguere il Corano da altri libri. Per i familiari, tutto è nato da una semplice questione economica. Masih stesso si è dichiarato innocente. La legge sulla blasfemia prevede la pena di morte per chi dissacra il Corano. Per la comunità cristiana del Paese, il provvedimento è solo una scusa per attaccarla e sistemare dispute personali.
La tensione rimane alta, sebbene il governo del Punjab sembra intenzionato a impedire che Sangla Hill dia il via a un'escalation di violenze tra le due comunità. Maulana Sarfraz Naeemi, segretario generale dell'organizzazione musulmana Tanzimat Madaris Diniya, ha accusato le autorità locali di aver dato poca attenzione alla dissacrazione del Corano e minaccia di organizzare una marcia per liberare gli 88 musulmani tenuti in custodia dalla polizia con la "falsa accusa" di aver distrutto le chiese cristiane. Secondo l'oganizzazione sarebbero stati i cristiani a dare fuoco ai loro stessi edifici.
L'Asia Human Rights Commission, con base ad Hong Kong, si è unita alla richiesta delle vittime di Sangla Hill affinchè sia l'Alta Corte, e non un tribunale distrettuale, ad occuparsi dell'inchiesta giudiziaria. I cristiani chiedono chiarezza anche sul perchè se c'era una denuncia legale, il nazim ha voluto intraprendere "azioni dirette" e la popolazione farsi giustizia da sola? Dov'era la polizia? (QF - PJ)
Egitto - L'ombra dei servizi segreti sulla morte del pastore Ezzat Habib
[Compass Direct 02/12/05]
Minacciato nel passato dai servizi di sicurezza perché teneva dei culti in casa, Ezzat Habib, pastore protestante, è stato investito da un taxi a Il Cairo ed è morto per emoraggie interne e ferite alla testa. Sul fatto pesa l'ombra dell' "incidente commissionato". La sera del 23 ottobre scorso, Ezzat Habib, il figlio Ibram ed un amico stavano attraversando la strada nel quartiere di Matereya a Il Cairo, quando un taxi parcheggiato, con licenza 73746, improvvisamente si avvia contro il gruppetto e li investe da dietro.
Il pastore, 58 anni, fu trasportato immediatamente all'ospedale dove la mattina dopo fu sottoposto ad intervento chirurgico. Morì lo stesso giorno. L'amico, che ha chiesto di rimanere anonimo, ha riportato una frattura ad una gamba; Ibram, a pieno tempo nel ministero pastorale, se l'è cavata con alcune escoriazioni alle gambe, ma accusa ora dolori alla schiena.
Compass Direct ha raccolto alcuni particolari inquietanti: il rapporto fatto dal giovane Ibram è stato manomesso; il tassista ha pagato un sacco di soldi perché fosse lasciato andare. I figli della vittima, Ibram, George ed Amir, sono convinti che la morte del padre non sia un puro incidente. E' risaputo che la polizia egiziana sottopone ad interrogatori i Cristiani, li minaccia di morte oppure li colpisce con incidenti stradali pianificati se si rifiutano di assecondare le loro richieste. Da due anni la famiglia Habib è oggetto di minacce e di persecuzione da parte di vicini e dello stesso Servizio Investigativo Statale, il servizio di sicurezza nazionale d'Egitto, perché ospita la Beit-El, la chiesa La Casa di Dio a Giza, un sobborgo de Il Cairo.
INDIA
Gandahati-Orissa - Intolleranza indù verso i cristiani
[VOM 04/12/05]
31 case distrutte da un incendio, 6 cristiani lievemente feriti.
E' questo il bilancio di un incidente provocato dall'intolleranza religiosa. Un gruppo di indù e cristiani stava discutendo le proprie credenze quando improvvisamente alcuni indù sono andati in collera ed hanno appiccato il fuoco alla casa di un cristiano. Sfortunatamente, a causa della vicinanza, l'incendio si è esteso rapidamente ad altre abitazioni di proprietà sia di cristiani sia di indù. Sei cristiani sono rimasti feriti e sono stati ricoverati in ospedale. La polizia ha installato una postazione sul luogo dell'incidente per monitorare la situazione.
Indonesia - Filmato processo a carico delle tre cristiane: Traduzione del testo in sovraimpressione
[ICN-News 04/12/05]
Si consiglia di stampare questa pagina e di utilizzarla durante la visione del filmato sul processo a carico delle tre donne cristiane condannate a tre anni di carcere per aver accolto bambini musulmani nell' "Ora felice", un programma speciale della Scuola Domenicale. Il filmato offre un esempio di come "giustizia viene fatta" in un ambiente islamico.
Allah è più grande!
Allah è più grande!
Non c'è altro dio fuor di lui!
Non c'è altro dio fuor di lui!
(Un uomo seduto davanti all'ingresso dell'aula, con un microfono in mano incita la folla)
Noi, nel nome dei Guerrieri Islamici Izzul
e dei Guerrieri Indonesiani
ci rivolgiamo a questa corte,
a questo giudice perché prenda
la decisione giusta: Punirle!
E se non infliggono loro una
giusta punizione, ci penseremo
noi popolo dell'Islam
Eseguiremo noi la giustizia su tutti loro.
Dobbiamo combattere contro l'apostasia!
Allah è più grande!
Impiccatele! Impiccatele
Impiccatele! Impiccatele
Impiccate Rebekka!
L'iman incarica il giudice della corte
a giudicare rettamente Rebekka!
Siete d'accordo?
Sì, siamo d'accordo!
Così, fateci vedere che
la giustizia esiste ancora in Indonesia!
Allah è più grande!
Se volete costruire luoghi di culto
ovunque vogliate, fate pure!
Ma non potete violare l'ordine congiunto
del ministero (SKB)!
Questo è importante!
Non fatevi un'idea errata della nostra fede!
Solo perché abbiamo affidato questo caso alla corte
non vuol dire che siamo dei deboli (Vero!)
Prendetene nota!
Se non si fa giustizia,
attenzione, Rebekka deve
esserci consegnata
per essere trattata come si deve.
(Vero!) Giudicatela!
Allah è più grande
(Un altro uomo si rivolge alla folla):
E se Rebekka chiede perdono ed
abbraccia l'Islam,
voi la perdonerete?
No! No! Bisogna punirla! Ammazzatela!
Bisogna punire Rebekka!
Impiccatela!
Sono d'accordo! Punitela!
(A questo punto le tre imputate entrato in aula scortate dalla polizia)
La corte è occupata dai militanti islamici
che continuano a fare pressioni
sul giudice!
Vogliono assicurarsi il verdetto,
vale a dire: Colpevoli come da accusa!
Altrimenti succederà qualcosa...
I giudici sono messi a dura prova dagli
estremisti islamici che invocano
Allah perché assicuri la
giustizia al processo e perché
faccia in modo che siano puniti
tutti quelli che non rispettano
la sua legge, nel nome di Allah e del suo apostolo"
[In aula, alle spalle delle tre imputate,
oltre le transenne che separano il pubblico,
un uomo in bianco dominca la scena ed arringa
il pubblico]
Allah akbar! Allah è più grande!
Allah akbar! Allah è più grande !
Allah akbar! Allah è più grande!
Registrati per vedere il filmato ( http://www.persecution.tv/)
9 Dicembre 2005
INDONESIA
Incendiata una chiesa nelle Nord Sulawesi
di Benteng Reges
Una chiesa protestante di Manado è stata incendiata ieri da persone non identificate. Il livello di allerta è salito per prevenire attentati nel periodo natalizio. Anche gruppi di volontari musulmani si offrono per la protezione. Cattolici e protestanti: "la nascita di Gesù dovrebbe aumentare la consapevolezza dell'intera società indonesiana sulla necessità di stringere relazioni fraterne fra tutti i cittadini".
Manado (AsiaNews) - La polizia di Manado e la squadra anti terrorismo delle Nord Sulawesi sono alla ricerca delle persone che ieri mattina hanno incendiato la chiesa protestante di Beth Eden danneggiandone una parte in modo grave. L'attentato ha accresciuto la preoccupazione di possibili atti di violenza in occasione del Natale. Non solo la polizia, ma anche gruppi di volontari islamici stanno organizzandosi per proteggere i luoghi di culto.
Quanto all'incendio della chiesa di Beth Eden, dopo aver invaso anche la casa al primo piano dove vive il pastore con la sua famiglia, è uscito dal tetto. L'unico testimone oculare dell'attentato è un bambino di 10 anni che però non è stato in grado di fornire elementi utili alle indagini.
Stephen Liow, pastore di Beth Eden, ha dichiarato che negli ultimi mesi ha ricevuto molte telefonate di persone anonime che minacciavano di incendiare la chiesa.
Il caso è di particolare importanza dato l'avvicinarsi del Natale. La polizia di Bali ha dispiegato 6000 uomini per garantire la sicurezza nel periodo natalizio: "faremo del nostro meglio - ha dichiarato il Reniban, portavoce della polizia locale, - per contrastare ogni possibile attentato terroristico". Ha poi spiegato che sono sotto stretto controllo le 23 zone dell'isola, e che "le chiese ed altri luoghi di culto sono la nostra priorità assieme ai luoghi di incontro e ai centri commerciali". Alla polizia si sono aggiunti anche dei gruppi religiosi paramilitari di volontari. Dunan Ismail Isja, capo della polizia di Malang, ha dichiarato che ci sono almeno 200 volontari di organizzazioni musulmane che hanno dato la loro disponibilità a collaborare per la sicurezza. "Insieme - ha dichiarato Isja - perquisiremo tutti coloro che verranno in chiesa, anche i cattolici e i cristiani". Contribuiranno a garantire la sicurezza anche componenti del gruppo moderato musulmano Barisan Serba Guna, conosciuto come Banser.
Preoccupazione per un eventuale attacco nel periodo delle celebrazioni natalizie è stata espressa dalla Conferenza episcopale indonesiana (Cei). Ai fedeli cattolici è stato chiesto di portare in chiesa solo lo stretto necessario, per evitare le perquisizioni del personale di sorveglianza. Le stesse richieste sono state fatte dalla Chiese cristiane protestanti del sinodo (Ccps). In una lettera pastorale intitolata "Non perdiamo il coraggio (perchè Dio ci assiste sempre)" cattolici e protestanti hanno concordato che in Indonesia il problema sicurezza è uno dei più gravi degli ultimi anni.
La Cei e la Ccps sperano che la situazione possa migliorare in tempi brevi. "La nascita di Gesù - hanno dichiarato - dovrebbe aumentare la consapevolezza dell'intera società indonesiana della necessità di stringere relazioni fraterne fra tutti i cittadini". Il Banser ha risposto all'appello e ha dichiarato che spera in un rapido miglioramento della situazione, ma, secondo quanto dichiarato dal responsabile nazionale indonesiano dell'intelligence Syamsir Siregar ad un incontro fra i responsabili di polizia e capi religiosi protestanti, cattolici, musulmani, buddisti, e Indù, alcuni gruppi radicali musulmani avevano programmato degli attentati per Natale. Siregar ha chiesto però ai cristiani di affrontare con coraggio la situazione. Il reverendo Chrysta Budi Prasetyanto della Chiesa protestante dell'East Java ha detto che "il Natale andrebbe accolto con gioia e non con paura". Padre Alex Soesilo Widjojo, segretario generale esecutivo della Cei, ha dichiarato che una stretta collaborazione fra cristiani e musulmani è necessaria per prevenire ogni minaccia nel periodo di Natale. Anche il reverendo Pattinasarane ha dichiarato che è necessaria l'unità fra le comunità per la sicurezza, e che le forze di polizia sono solo una "risorsa in più".
9 Dicembre 2005
LAOS
Il governo blocca un'ordinazione sacerdotale attesa 30 anni
Nessuna spiegazione, ma militari intorno alla chiesa di Vientiane per verificare che il rito non avvenga.
Vientiane (AsiaNews) - Rinviata non si sa a quando l'ordinazione di Sophone Vilavongsy, 32 anni, laotiano e missionario Oblato di Maria Immacolata, che ieri avrebbe dovuto essere il primo sacerdote ordinato in Laos dopo 30 anni. All'ultimo momento il governo ha negato il permesso. "I soldati - racconta mons. J. Khamsé Vithavong, vicario apostolico di Vientiane, unico e ultimo Oblato laotiano, ordinato il 25 gennaio 1975 - sorvegliano la chiesa per essere sicuri che l'ordine venga eseguito. Adesso bisognerà aspettare e vedere come si svilupperà la situazione".
Nessuna spiegazione,a quantosembra, è stata fornita dalle autorità per spiegare il rifiuto di un rito che era stato autorizzato, seppure con limitazioni: non poteva svolgersi nel villaggio natale dell'ordinando e non doveva avere eccessiva partecipazione. Per l'occasione, comunque, c'erano anche persone venute dall'Australia, dove Sophone ha studiato, è divenuto diacono ed ha preso i voti perpetui.
L'ordinazione di un sacerdote avrebbe avuto un particolare significato per la Chiesa del Laos che nel 1975, al momento della conquista del potere da parte del comunista Patheth Lao, ha visto espulsi, e con nessuna possibilità di ritorno, tutti i missionari stranieri, ha un solo seminario e "ben controllato" dal governo.
12 Dicembre 2005
CINA
Suore picchiate a Xian: fermati 11 dei 40 “teppisti”
Dopo le critiche locali e le pressioni internazionali il governo ha deciso di pagare tutte le spese mediche sostenute dalle suore.
Roma (AsiaNews) – La pubblica sicurezza di Xian ha aperto un’inchiesta sul violento pestaggio ai danni di 16 suore che cercavano di salvare una scuola dalla demolizione e ha fermato 11 sospetti. Intanto, una delle suore, che rischia di rimanere paralizzata a causa dei colpi ricevuti, è stata operata con successo alla vertebra lombare. Il governo si è offerto di pagare tutte le spese mediche.
Il 23 novembre scorso 40 “teppisti” hanno bastonato a sangue 16 suore missionarie francescane che facevano un sit-in per cercare di salvare la scuola diocesana del Rosario dalla demolizione.
Nello scontro coi “teppisti”, sr Dong Jianian, 41 anni, aveva subito una frattura della vertebra lombare; un’altra ha perso la vista da un occhio e con altre 3 erano state ricoverate all’ospedale. Ora solo sr Dong Jianian è sotto cura in convalescenza, dopo un’operazione durata più di 3 ore; ma per l’occhio di sr Cheng Jing (34 anni) non c’è nulla da fare, mentre sr Zan Hongfang (34) è ingessata con la spalla rotta.
All’inizio il governo ha fatto di tutto per coprire il fatto: la polizia aveva risposto tardi alla richiesta di aiuto delle suore; i giornali e i siti internet sono stati ripuliti dalle notizie delle violenze. Il caso però ha avuto risalto nell’opinione pubblica internazionale. La Conferenza episcopale degli Stati Uniti ha perfino inviato una lettera di critica all’Ambasciata cinese a Washington. Grazie a questo e al tam tam interno – con sms ed e-mail – il governo ha deciso di agire aprendo un’inchiesta e fermando 11 dei 40 “teppisti” che hanno picchiato le suore. Secondo le prime informazioni, si tratta di un gruppo di giovani assoldati dalla Zhaosheng Investment Company, la ditta che ha comprato dal governo il terreno, che voleva liquidare la faccenda con la violenza. Prima di colpire le suore, alcuni dei teppisti hanno detto di essere stati “mandati dal distretto governativo dell’educazione”.
La scuola, già proprietà della Chiesa, era stata confiscata durante la Rivoluzione Culturale. Da alcuni anni l’edificio era vuoto e il governo – violando la legge cinese – invece di ridarlo ai legittimi proprietari, l’ha venduto all’azienda edile.
Subito dopo le violenze, il governo aveva annunciato che avrebbe pagato 3 mila yuan per le 5 suore ferite gravemente. Ma la somma non era sufficiente nemmeno per la degenza di una di loro, senza contare l’intervento per sr Dong.
Molte comunità cristiane e seminari cattolici hanno cominciato a raccogliere soldi per aiutare le suore. Alcuni giorni fa il governo ha annunciato che il dipartimento dell’educazione – responsabile diretto della vendita della scuola – si caricherà di tutte le spese mediche per tutte le suore.
Nei giorni scorsi, mons. Antonio Li Duan, arcivescovo di Xian - uscito dall’ospedale dove aveva ricevuto alcune cure contro il cancro – si è recato in sedia a rotelle a visitare le suore ricoverate. Per ridare il terreno e la scuola – che appartenevano già alla diocesi – il governo ha chiesto alla Chiesa di Xian 6,5 milioni di yuan. Mons. Li Duan ha accettato, sebbene molti sacerdoti e fedeli denuncino il gesto come un sopruso che la Chiesa è costretta a subire.
12 Dicembre 2005
PAKISTAN: famiglie cristiane vittime degli sfratti
di Qaiser Felix
Mons. Evarist Pinto e mons. Anthony Lobo spiegano la difficile situazione nelle loro diocesi. “Il problema degli sfratti è radicato. Le vittime sono persone povere che non sono in grado né di permettersi un avvocato, né di pagare le spese della corte”.
Karachi (AsiaNews) - “Circa 100 famiglie cristiane vivono sotto la minaccia di un ordine di sfratto”. Lo ha detto ad AsiaNews l’arcivescovo di Karachi Evarist Pinto. “Queste persone – continua – vivono in una zona conosciuta come Bilawal Joki Goth, o Sofara Goth, vicino a Karachi. I proprietari di questa zona sono l’esercito ed alcuni privati, ma alcuni lotti sono stati venduti in modo illegale a cristiani e musulmani. Adesso lo stesso esercito ha intenzione di trasferirsi qui, nella zona della parrocchia cattolica di San Tommaso. Gli abitanti del posto, che sono qui da molti anni, continuano però a vivere nelle loro case, forti anche di un provvedimento rilasciato da un tribunale, che gli permette di restare”.
“Questo tipo di ordine di evacuazione da parte dell’esercito – ha denunciato il prelato – è tipico nel nostro Paese, ed è sempre ai danni dei più poveri. In una zona di Karachi, dove abbiamo una chiesa e gestiamo una scuola, l’esercito ha inoltrato un ordine di sfratto a 90 famiglie cristiane”.
Anche mons. Anthony Lobo, vescovo della diocesi di Islamabad e Rawalpindi, ha rilasciato ad AsiaNews delle dichiarazioni riguardo il problema degli sfratti. Il prelato ha detto che quando nel Kashmir è stata costruita la diga di Mangla gli abitanti della zona sono stati evacuati. Alcuni di loro sono emigrati in Inghilterra, e altri si sono trasferiti a Joharabad, a 300 km da Islamabad. “Joharabad – ha dichiarato mons. Lobo – è parte della nostra diocesi. Era una zona deserta la cui terra è stata resa fertile dal paziente lavoro di agricoltori cristiani e musulmani. Queste persone hanno dovuto affrontare 2 ingiustizie da parte degli esuli del Kashmir: prima quelli che si sono sistemati a Joharabad si sono auto proclamati padroni di queste terre. Poi quelli che erano emigrati in Inghilterra sono tornati in Pakistan e, forti del denaro guadagnato in Europa, hanno avanzato la pretesa di costruire le proprie case a Joharabad. Hanno fatto sfrattare le persone più povere, cioè i cristiani e i musulmani che avevano reso fertile questa terra”.
“Purtroppo, - continua il prelato - questa situazione si aggiunge al recente disastro del terremoto in Kashmir. Ma queste 2 tragedie non sono connesse: il problema degli sfratti è molto più radicato. Le vittime della mia diocesi sono persone povere che non sono in grado né di permettersi un avvocato, né di pagare le spese della corte. Ma questa battaglia è importante, e la combatteremo noi per loro. Chiederemo tutta la documentazione e ci appelleremo all’Alta Corte. Può essere vero che non sono i padroni della zona, ma è merito loro se queste zone aride sono state trasformate in terra fertile. Di conseguenza – sottolinea il prelato – queste terre andrebbero assegnate a loro, non a qualcuno che viene qui per la prima volta”.
13 Dicembre 2005
India: famiglie cattoliche costrette dalla miseria a convertirsi all'induismo
Nel villaggio di Roopapali più di 40 famiglie si sono convertite per poter usufruire delle sovvenzioni riservate ai poveri. Un insegnante: “avrei perso il mio lavoro”. “Sono stati minacciati”, dichiara un catechista.
Raipur (Ucan) - Nel villaggio di Roopapali, 1400 km a sud-est di New Delhi, nell’arcidiocesi di Raipur, più di 40 famiglie cattoliche hanno deciso di abbandonare la loro fede a favore dell’induismo. Kaithabai Surjha, maestra in una scuola materna, ha dichiarato che “il sarpanch (capo del villaggio) mi ha informato che non avrei potuto continuare il mio lavoro di insegnante se fossi rimasta cristiana”. Suo marito Hemlal, un coltivatore, ha aggiunto che si è convertito all’induismo per ottenere i sussidi del governo stanziati per i dalit, la classe povera del sistema di caste indiano, dopo la decisione del governo di congelare i fondi destinati ai cattolici. La coppia, che si è sposata con rito cattolico e ha battezzato i 3 figli, ha poi dichiarato di aver chiesto al parroco di “non visitarli” e di “non mandare catechisti nel villaggio”.
“Sono stati minacciati”, ha dichiarato Abraham Narayan, un catechista parente di alcune famiglie convertite. Madhu Nag, un altro catechista che era solito visitare il villaggio, ha invece sottolineato che l’arcidiocesi aveva promosso molte iniziative a Roopapali, dato che la comunità cattolica era abbastanza numerosa. Ha inoltre spiegato che il cattolicesimo era stato annunciato circa 75 anni fa da missionari, che avevano anche aiutato gli abitanti durante un difficile periodo di carestia. Il problema, hanno detto i 2 catechisti, è che le famiglie cristiane hanno usufruito di benefici scolastici riservati agli indù. La costituzione indiana garantisce infatti dei benefici ai dalit poveri per assistere la loro crescita socio-economica. Possono però usufruirne solo i dalit buddisti, indù e Sikh, e non i cristiani e i musulmani, in quanto non riconoscono il sistema delle caste.
Nel villaggio solo la famiglia di Kumar, un medico chirurgo, non si è convertita. “Siamo cristiani da generazioni”, ha dichiarato Moosa, 65 anni, padre di Kumar e aderente alla Chiesa mennonita. “Siamo stati ostracizzati dal punto di vista sociale, economico e religioso – continua - ma non abbiamo paura della persecuzione, perché Gesù è con noi”. Kumar ha deciso di non chiedere nessuna delle sovvenzioni economiche e lavorative riservate ai dalit.
Padre Swaminathan, prete del villaggio, ha rifiutato di commentare il caso che, secondo quanto dichiarato dai 2 catechisti Narayan e Nag, è stato aperto a seguito all’elezione contestata dai cristiani del candidato indù Rabbi Chowhan in un seggio riservato ai dalit. Chowhan dopo l’elezione ha dichiarato che non avrebbe permesso a bambini cristiani di registrarsi come indù e di iscriversi alle scuole e ha chiesto al governo di fare luce sui casi di cristiani che hanno ottenuto lavori o altri vantaggi grazie alle sovvenzioni del governo. Anche il partito indù Bharatiya Janata Party (BJP) ha cominciato una serie di indagini.
BAIJNATH India - Estremisti indù dissacrano chiesa
Estremisti indù s'impossessano della casa di un pastore e della chiesa che trasformano in tempio. K.P. Yohannan, presidente di Gospel for Asia: "Si tratta di una faccenda molto seria per la quale i cristiani di tutto il mondo farebbero bene a pregare e a digiunare".
14 Dicembre 2005
Cina, arrestati 29 pastori di chiese domestiche
Si erano riuniti nell’Henan per studiare i modi in cui la chiesa potrebbbe aiutare i contadini affetti da Aids della zona. Per la polizia si tratta di “riunione religiosa illegale”.
Dungang (AsiaNews) – A poche settimane dal Natale, nella provincia dell'Henan, la pubblica sicurezza ha arrestato 29 pastori delle chiese domestiche protestanti. Lo riporta China Aid Association, organizzazione non governativa con base negli Stati Uniti.
Secondo testimoni oculari 40 rappresentanti della pubblica sicurezza su 8 veicoli si sono presentati intorno alle 15 (ora locale) del 12 dicembre ad un incontro di pastori presso il villaggio di Xiapigang, nell’Henan.
All’incontro erano presenti oltre 100 leader protestanti che discutevano sul modo in cui la chiesa potrebbe aiutare i contadini affetti dal virus dell’Aids. L'Henan è infatti noto come “Area del disastro Aids” . Anni fa i contadini sono stati costretti a a vendere il loro sangue presso centri di raccolta e trasfusione locali. L'igiene approssimativa delle strutture ha diffuso il virus dell’Hiv.
La pubblica sicurezza ha arrestato 29 persone ed ha confiscato le loro proprietà, fra cui 3 motociclette, un cellulare e tutti i loro bagagli. Secondo un pastore presente all’incontro i poliziotti mostravano un mandato di perquisizione ed hanno bollato l’incontro come “riunione religiosa illegale”. Fra gli arrestati vi è il pastore Chen Yiping, fondatore del gruppo China Gospel Fellowship.
Encounter
14-12-2005, 12:41
Bello sto thread te le fai e te le dici da solo.
LightIntoDarkness
14-12-2005, 13:07
Bello sto thread te le fai e te le dici da solo.
Ti prego Ewigen continua in questo lavoro preziosissimo.
Non c'è da discutere, solo da essere informati, visto che nel nostro paese le fonti ufficiali non lo consentono.
Grazie.
Hakuna Matata
14-12-2005, 13:36
Io ripubblicizzo un libro di un Cristiano Cinese che mi ha toccato profondamente, leggetelo che ne vale veramente la pena :
http://www.clcitaly.com/live/articolo/index.php?query=005767
Qua leggete un capitolo del libro
http://www.clcitaly.com/live/capitolo/?query=005767
giannola
14-12-2005, 14:35
un messaggio a tutti i cristiani nel mondo: "porgete sempre l'altre guancia"
....e se ti prendono il mantello dagli pure la tunica :D :D :D
15 Dicembre 2005
INDONESIA
Solidarietà islamica per i cattolici condannati a morte
di Benteng Reges
Leader musulmani chiedono che si cambi la condanna a morte in ergastolo. Protestanti americani lanciano campagna a favore della riapertura del caso.
Poso (AsiaNews) – Un gruppo di importanti esponenti del mondo musulmano indonesiano vogliono che sia risparmiata la vita a 3 cattolici condannati a morte per aver fomentato le violenze esplose nelle Sulawesi nel 2000. Il gruppo si è recato ieri alla prigione di Poso per un colloquio con i 3 cattolici condannati.
I leader - Nawawi S Kilat, Mustar Labolo, Rizal Rauf e Haj Alumuddin - rappresentano diverse organizzazioni musulmane del Paese tra cui il “Fronte Bianco e Rosso” (dai colori della bandiera nazionale), la “Grande famiglia degli studenti indonesiani” ed il “Movimento per la fratellanza musulmana”.
Durante la visita hanno interrogato i 3 detenuti – Fabian Tibo, Dominggus da Silva e Marinus Riwu, nelle foto – sulle loro recenti rivelazioni secondo cui dietro le violenze interreligiose di alcuni anni fa nelle Sulawesi centrali vi sono almeno 16 persone, tra cui alcuni funzionari governativi.
Il loro arrivo, sostiene p. Jimmy Tumbelaka, parroco a Santa Lucia di Tentena, è “servito a migliorare molto l’umore dei 3, che si sentono confortati dall’attenzione nei confronti del loro caso”.
Nawaki S Kilat dice di “aver ascoltato con molta attenzione le rivelazioni di Tibo e dei suoi 2 amici. Queste persone che essi indicano come responsabili devono essere messe sotto inchiesta, se non altro per chiarire la loro posizione”.
Al momento però la priorità è quella di far sospendere la sentenza di morte che verrà eseguita fra poco tempo: “La Corte suprema – aggiunge – ha il potere di cambiare la sentenza di morte in ergastolo e, data la confessione, i 3 cattolici devono essere ritenuti testimoni chiave”. “Se vengono giustiziati – ha concluso – perdiamo per sempre la possibilità di capire veramente cosa sia successo qui 5 anni fa”.
Subito dopo l’incontro p. Tumbelaka ha annunciato la presentazione di una nuova richiesta di clemenza al presidente indonesiano Susilo: la prima domanda è stata rigettata il 10 novembre scorso. Il sacerdote chiede inoltre di riaprire il caso e prendere in considerazione le testimonianze oculari che scagionano i 3 e che sono state ignorate dalle corti che hanno emesso la sentenza di morte.
La stessa richiesta viene da Campagna Giubileo, un movimento composto da cristiani protestanti, che ha lanciato una raccolta di firme a favore di un gesto di clemenza per i 3 cattolici. “I 3 sono in prigione per un errore giudiziario – spiega l’articolo di presentazione della campagna – e tutte le voci a loro favore sono state ignorate. Chiediamo a tutti coloro che sono preoccupati per questa vicenda di scrivere al presidente Susilo chiedendo la riapertura del caso e la possibilità di ascoltare i testimoni a favore”.
giannola
15-12-2005, 19:52
15 Dicembre 2005
INDONESIA
Solidarietà islamica per i cattolici condannati a morte
di Benteng Reges
Leader musulmani chiedono che si cambi la condanna a morte in ergastolo. Protestanti americani lanciano campagna a favore della riapertura del caso.
era ora, l'islam se Dio(Allah) vuole comincia a muovere i suoi primi veri passi verso una sua modernizzazione che nn significa rinuncia ai propri valori ma la ridefinizione della scala degli stessi.
Fa piacere che ti sei "degnata" di partecipare al 3d dei "soliti anticlericali e pseudo-teologini" come li hai definiti tu, vuol dire che ti sei accorta che nn tutti quelli che contestano lo fanno per puro divertimento.
Aggiungo che se ci fosse al soglio una figura giovane ideale prosecutrice del dialogo interreligioso di cui si fece portavoce Gp2, adesso avremmo una ulteriore spinta verso la pace.
Non basta dire "la cuerra è un inutile sparcimento ti sangve"(b16) ottenere qualche risultato, occorre impegno, sacrificio e umiltà per accettare anche le umiliazioni.
A proposito di quest'ultima, ricordate se disse qualcosa Gp2, quando dopo aver restituito un'icona alla chiesa russa si senti dire che il patriarca nn desiderava la sua visita?
AUSTRALIA
Sydney è rivolta: bruciate due chiese
La violenza dilaga dopo le risse fra immigrati musulmani e bande di surfisti
Sydney - Gli scontri razziali dilagano in Australia, dove nella notte tra martedì e mercoledì il massiccio dispiegamento di polizia ha impedito nuove violenze sulle spiagge di Sydney, ma non nell’entroterra, dove due chiese cristiane sono state date alle fiamme.
La presenza della polizia ha impedito il ripetersi degli scontri fra bande di surfisti e bagnanti, che difendono il loro “territorio”, e giovani di origine mediorientale che vi convergono dai sobborghi. La tensione però non accenna a calmarsi, mentre gli attacchi e gli sms con “dichiarazioni di guerra” si diffondono ad altre città d’Australia. Oltre 450 agenti erano in pattuglia martedì notte sul lungomare e nelle altre zone calde, con posti di blocco alle strade di accesso alla striscia di spiagge del surf. Cinque persone sono state arrestate, ma non vi sono stati incidenti gravi. Si è scongiurato così il ripetersi per la terza notte degli scontri che avevano preso il via domenica scorsa sulla popolare spiaggia di Cronulla, per estendersi a quelle vicine. Il vice capo della polizia, Mark Goodwin ha fatto appello ai leader religiosi e comunitari perché aiutino ad allentare la tensione e ha assicurato che la presenza accresciuta della polizia continuerà a tempo indefinito, per impedire che le violenze si ripetano.
Due chiese cristiane sono state intanto bersagli di attacchi nei quartieri ovest: la Uniting Church, a poca distanza da una moschea, è stata data alle fiamme impegnando i pompieri per due ore, e nella vicina chiesa anglicana di St Thomas dieci vetrate sono state infrante da sassi. Nella stessa zona sono stati sparati colpi di arma da fuoco contro auto nel parcheggio di una scuola cattolica, mentre si teneva una veglia di canti natalizi a lume di candela.
L'arcivescovo di Sydney, il Cardinale George Pell, si è detto «profondamente preoccupato per i gesti di intolleranza religiosa che prendono di mira le celebrazioni del Natale e in una scuola con bambini anche di cinque anni». Il premier laburista del Nuovo Galles del sud, Morris Iemma ha riconvocato il parlamento dalla pausa estiva oggi per approvare nuove leggi e dare alla polizia maggiori poteri, come bloccare l’accesso ad intere aree, perquisire persone e veicoli, far chiudere bar e negozi di alcolici e confiscare le auto di chi è coinvolto in disordini. I nuovi poteri, modellati su quelli che la polizia aveva durante le Olimpiadi del 2000, prevedono anche l’estensione a 15 anni della massima pena per chi partecipa a tumulti.
Gli attacchi a sfondo razziale e gli sms con le “dichiarazioni di guerra” si diffondono intanto ad altre città d’Australia. A Perth una famiglia mediorientale è stata attaccata da 11 uomini, a Adelaide un tassista libanese è stato colpito a pugni da un passeggero, e a Melbourne un mattone ha infranto una finestra degli uffici del Consiglio islamico australiano.
La prima battaglia era scoppiata domenica scorsa quando circa cinquemila giovani locali, in gran parte ubriachi e molti ammantati con bandiere australiane, si erano raccolti a Cronulla per “proteggerla” dopo un attacco a due bagnini la domenica prima. Secondo la polizia gruppi di neonazisti avevano incitato la folla alla “caccia ai libanese”. Questi avevano dapprima avuto la peggio, ma la sera sono arrivate decine di giovani armati di mazze, che si sono “vendicati” spaccando i finestrini di un centinaio di auto. Lunedì sera di nuovo bande di giovani dei quartieri ovest sono discesi a est, attaccando a caso i passanti e i negozi, e danneggiando decine di auto. Mentre i disordini di Sydney continuano a ricevere attenzione dai media attorno al mondo, il premier conservatore John Howard assicura che gli altri Paesi «non giudicheranno l’Australia da incidenti che si verificano nell’arco di pochi giorni», aggiungendo che «ogni Paese ha incidenti che non si presentano bene all’estero». Il portavoce laburista per gli Esteri, Kevin Rudd, afferma da parte sua che «chiunque crede che i disordini non stiano danneggiando l'immagine internazionale dell’Australia, nasconde la testa nella sabbia».
Le autorità per il prossimo fine settimana temono altre risse. Il consiglio della comunità libanese ha fatto appello a tutti i giovani libanesi di restare a casa nel week end, mentre i loro genitori sono stati invitati a non dar loro l’auto e a sequestrare i telefonini. E l’epicentro della violenza potrebbe essere di nuovo Cronulla, dove c'è l’unica spiaggia raggiungibile in treno e che rappresenta la meta preferita dei giovani musulmani che vivono in quartieri popolari nei dintorni di Sydney.
Egitto, facilitate le ristrutturazioni delle chiese
16/12/2005
IL CAIRO - La settimana scorsa il presidente egiziano Hosni Mubarak ha attenuato le restrizioni, molto controverse, riguardanti i restauri delle chiese. Il suo nuovo decreto autorizza i restauri di minore entità senza l'approvazione del governo. Per lavori più rilevanti, le autorità preposte devono esaminare le domande entro 30 giorni e non possono respingerle senza valide motivazioni scritte. Molti cristiani rimangono comunque scettici perché non si fa menzione delle differenze di trattamento fra le moschee e le chiese. «Questo decreto risolverà una parte dei nostri problemi riguardo la ristrutturazione di vecchie chiese - ha dichiarato Safwat EL-Baiady, presidente delle chiese protestanti in Egitto - ma non crediamo che tutti i nostri problemi saranno risolti». In Egitto ci sono chiese che attendono le concessioni da decenni.
L'autorizzazione del presidente è tuttora necessaria per la costruzione di una nuova chiesa, mentre per costruire una moschea l'iter è molto più semplice.
MONGOLIA:E' ancora in carcere Haibing, un cristiano della Mongolia interna, arrestato un anno fa perché trovato in possesso di 62 copie di un libro cristiano.
(Voice of the Martyrs)
Corea del Nord, altre sofferenze per i cristiani
8/12/2005
PYONGYANG - Nelle ultime due settimane vi sono state numerose diserzioni da parte di militari nord coreani, i loro racconti aprono uno spiraglio sulle terribili condizioni di vita di quel popolo e sulle persecuzioni a cui sono sottoposti i cristiani nel paese.
Dall'inizio dell'anno circa duecentomila persone sono state rinchiuse in campi di prigionia per motivi politici o religiosi. I prigionieri ricevono scarsissime razioni di cibo e molti di essi muoiono per malnutrizione. Nei racconti dei disertori emerge l'azione delle chiese cristiane in territorio cinese. Molti coreani affamati attraversano il fiume Tumen, che rappresenta il confine tra la Cina e la Corea del Nord, per ricevere aiuto. Vi trovano cibo e l'annuncio del Vangelo. I missionari - inoltre - utilizzano metodi ingegnosi per inviare Bibbie nella Corea del Nord: nascondendole in sacchi di riso o facendole attraversare il confine su palloni aerostatici.
In Corea del Nord fino al 1953 i cristiani rappresentavano circa il 30% della popolazione ma la dittatura di Kim Il Sung prima e di suo figlio Kim Jong-il dopo ha utilizzato ogni metodo per sradicare il cristianesimo dal paese. Oggi a Pyongyang, un tempo chiamata la Gerusalemme dell'Est, rimangono tre chiese che il regime esibisce ai diplomatici e agli operatori umanitari per dimostrare che nel paese è consentita la libertà religiosa.(christianpost.com)
Vietnam, incarcerati sei montagnard
HANOI - Un tribunale vietnamita ha condannato sei montagnard a pene detentive comprese tra i 7 ai 17 anni per aver minacciato la sicurezza nazionale. L'accusa era di aver incitato alla libertà religiosa durante le proteste scoppiate nel 2004 nelle province di Dak Lak e Giai Lai.
Montagnard è il nome con cui sono indicati i degar, popolazione degli altopiani centrali del Vietnam, che da anni subisce un vero e proprio genocidio da parte del governo di Hanoi. Molti montagnard aderiscono a una chiesa evangelica non riconosciuta dal governo; dichiarano di aver subito la confisca dei terreni e di essere sottoposti a costanti molestie da parte delle forze di polizia.
La repressione ha costretto centinaia di montagnard a fuggire in Cambogia e molti di loro sono emigrati in America e in Finlandia. Il governo comunista vietnamita ufficialmente garantisce la libertà religiosa ma sia la maggioranza buddhista che la minoranza cristiana lamentano continue violazione del loro diritto di culto. (Assist News)
un messaggio a tutti i cristiani nel mondo: "porgete sempre l'altre guancia"
Un messaggio a tutti gli anticlericali nel mondo:continuate pure a farci ridere :angel:
giannola
17-12-2005, 14:10
Un messaggio a tutti gli anticlericali:continuate pure a farci ridere :asd:
ma perchè te la prendi tanto ?
Io ripubblicizzo un libro di un Cristiano Cinese che mi ha toccato profondamente, leggetelo che ne vale veramente la pena :
http://www.clcitaly.com/live/articolo/index.php?query=005767
Qua leggete un capitolo del libro
http://www.clcitaly.com/live/capitolo/?query=005767
Cina - Ling, storia di una donna straordinaria
[ICN-News 17/12/05]
"Ling, è una giovane credente cinese, semplice, tipica figlia di contadino, ma la bellezza e la grazia di Cristo risplendono sul suo volto". La descrive così un missionario americano in Cina. Nel 1991, le chiese che si riuniscono in casa nell'Henan, nel centro della Cina, furono perseguitate ferocemente. La famigliola di Ling fu costretta a separarsi. Dovettero lasciare la loro bambina di 7 anni presso altri cristiani. In quei tempi duri, la chiesa di Ling decise di mandare lei ed un'altra credente come "pioniere spirituali" nel nord-est della Cina.
Alle due del mattino, prima di partire, Ling e suo marito entrarono furtivamente nel villaggio dove viveva la figlia. La piccola pianse quando vide i genitori. Fu una separazione traumatica. Ling comunque intraprese il viaggio lungo 2500 km. L'attendeva quello che pareva essere un'impresa difficile. Due anni prima, erano stati mandati in quella regione alcuni giovani credenti, ma non erano stati forti nella fede. Erano stati formati 8 gruppi. Era ora compito delle due donne selezionare delle persone da formare nelle verità bibliche. Quattro mesi dopo, i cristiani, riempiti dell'amore di Dio per i perduti, andarono ad evangelizzare. Ci furono parecchie conversioni, perché lo Spirito Santo era con loro.
La chiesa madre nell'Henan decise di prolungare la permanenza delle due donne per consentire loro di formare altre persone che a loro volta se ne andarono in altre città per trasferire ad altri credenti la loro formazione. Seguirono ancora altre conversioni. Ling dichiarò il gennaio del 1994 "Il mese del Vangelo". Le chiese digiunarono, pregarono, invasero le strade con la distribuzione di opuscoli e portarono la buona novella di casa in casa. Risultato: una pagina degli Atti degli Apostoli: 4.000 chiese, "segni e prodigi". Ling ed il suo team pregarono allora che il Signore desse loro altri pastori per il gregge che cresceva. Dio rispose alla loro preghiera mandando 30 persone a tempo pieno che, a gruppi di due, hanno viaggiato per formare altri leader e dare un solido fondamento biblico alla chiesa che cresceva così rapidamente.
Nel gruppo di Ling non ci sono pastori o anziani che vantino una formazione teologica formale. Parlano di quello su cui si sentono ispirati direttamente da Dio. Sono in 120, a tempo pieno, impegnati in tre province del nord-est della Cina, Mongolia interna, Hebei, Shandong. Hanno portato a Cristo 300.000 persone che si riuniscono in 5.000 chiese
Un messaggio a tutti gli anticlericali nel mondo:continuate pure a farci ridere :angel:
Ah dimenticavo:do la mia solidarità a tutti i cristiani (CRISTIANI,non "catto"antilcericali) e non del forum offesi gratuitamente da loro.
Le cose che hai scritto sul Papa e il nazismo si commentano da sole, ti qualificano e quadrano con l'abbondanza di riso sulla tua bocca.infatti.
Ed nessuno interviene contro le offese di costui
Rap,Samu volete un consiglio da fratello:non sprecatevi con loro,è tempo perso.
giannola
17-12-2005, 19:52
Ah dimenticavo:do la mia solidarità a tutti i cristiani e non del forum offesi gratuitamente da loro.
...Siamo ritenuti impostori eppure siamo veritieri, sconosciuti eppure siamo notissimi, moribondi ecco viviamo, puniti ma non messi a morte, afflitti ma sempre lieti, poveri ma facciamo ricchi molti, gente che nn ha nulla e invece possediamo tutto....
I Cristiani nn hanno bisogno della tua solidarietà. :nonsifa:
giannola
17-12-2005, 20:18
edit
:confused:
Famiglia cristiana iraniana accolta dagli USA
NEW YORK - Gli Stati Uniti hanno aperto le porte a una famiglia cristiana iraniana di quattro persone che da ottobre erano alla ricerca di un paese disposto ad accoglierla.
La vedova Khademian, la figlia Fatemeh Moini di 19 anni e i figli Hossein e Kazem Moini, ambedue sulla trentina, erano stati battezzati segretamente in una chiesa protestante di Teheran. Kazem Moini era stato in prigione sei mesi per aver duplicato delle audiocassette di messaggi cristiani e un musulmano fanatico reclamava in matrimonio la sorella Fatemeh.
La famiglia aveva lasciato l'Iran a gennaio del 2003 per rifugiarsi in Turchia. Lo status di rifugiato era stato rifiutato loro per due volte e, a ottobre, avevano ricevuto un avviso di espulsione dalla Turchia.
Secondo la legge islamica iraniana, un musulmano che abbandona l'islam è passibile della pena di morte, e la Corte suprema iraniana aveva emesso un ordine di arresto per apostasia nei confronti di questa famiglia, che nel frattempo era espatriata in Turchia. Nei giorni scorsi la notizia dell'asilo politico, che chiude l'annoso caso.
Se ti riferisci al comunismo come una dittatura, mi sa che dovresti rileggerti marx. La tirannia dovrebbe essere stata solo una fase di transizione per arrivare al vero comunismo, ad esempio è quello che sta accadendo in cina molto lentamente, anche se la televisione o i mass media, orami sono più incentrati sulle notizie "brutte" del mondo che a quelle migliori, ovviamente per una questione di odience
12 Dicembre 2005
CINA
Suore picchiate a Xian: fermati 11 dei 40 “teppisti”
In Vietnam un piano per sradicare il cristianesimo
4/11/2005
HANOI (Vietnam) - Alcuni documenti rivelano la strategia per "combattere la religione", un vero e proprio piano dei comunisti vietnamiti per "sradicare" i luoghi cristiani di adorazione.
#105
Ewigen
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Messaggi: 1745
Cina: Arrestati 6 pastori e quasi 100 membri di chiesa nella provincia di Henan
Corea del Nord, altre sofferenze per i cristiani
8/12/2005
PYONGYANG - Nelle ultime due settimane vi sono state numerose diserzioni da parte di militari nord coreani, i loro racconti aprono uno spiraglio sulle terribili condizioni di vita di quel popolo e sulle persecuzioni a cui sono sottoposti i cristiani nel paese.
Bene,visto che questo non è ancora comunismo allora preferisco non immaginare la situazione quando cosa vi sarà il vero comunismo. :Puke: :Puke: :Puke: :Puke:
19 Dicembre 2005
CINA
Sacerdoti cinesi picchiati a sangue a Tianjin: come le suore di Xian
La polizia ha fatto fuggire i “teppisti” e per ore ha interrogato i feriti, ritardando loro le cure e il ricovero all’ospedale. Nuovo caso di esproprio illegale di alcune proprietà della chiesa.
Tianjin (AsiaNews) – Un gruppo di sacerdoti e suore sono stati picchiati a sangue con sbarre di ferro, mattoni e bastoni da un gruppo di “teppisti” a Tianjin, la città sul mare della Cina, a 150 km da Pechino, dopo aver dimostrato contro la requisizione di alcuni edifici appartenenti alla loro diocesi di Taiyuan e Yuci (Shanxi). La meccanica delle violenze ricorda molto l’incidente avvenuto a Xian alcune settimane fa, quando 16 suore sono state picchiate perché ostacolavano la demolizione di una scuola diocesana.
Il fatto è avvenuto il 16 dicembre alle 14.15 del pomeriggio. Un sacerdote ha perso i sensi, una suora ha subito ferite alla testa ed è ancora all’ospedale; altri 4 sacerdoti sono in cattive condizioni. I sacerdoti hanno chiamato la polizia. Quando le forze dell’ordine sono arrivate, i “teppisti” sono fuggiti. I sacerdoti hanno supplicato i poliziotti di portare i feriti all’ospedale. I poliziotti per prima hanno acconsentito, ma poi hanno portato i sacerdoti alla centrale di polizia per interrogarli. Solo dopo diverse ore hanno accettato di portarli all’ospedale.
La diocesi ha diramato un comunicato ufficiale (in via di traduzione).
Il gruppo di 48 sacerdoti e 2 religiose erano giunti a Tianjin il 15 dicembre da Taiyuan per chiedere la restituzione di alcuni edifici appartenenti alla diocesi e situati sul lungomare. Gli edifici, in stile occidentale, hanno un grande valore. Requisiti ai tempi di Mao, secondo le leggi cinesi avrebbero dovuto essere riconsegnati alla diocesi fin dal 1979. Invece l’Ufficio affari religiosi lo ha sempre usato come sede. Da ultimo l’Ufficio ha deciso di consegnarli a una compagnia edile per restaurarli e commercializzarli.
Dal ’93 la diocesi richiede gli edifici indietro, ma non ha mai ricevuto alcuna risposta.
Il mattino del 15 dicembre i 48 sacerdoti e le 2 religiose hanno fatto un sit-in davanti alla sede del comune. Nel freddo intenso del nord, indossando camice e stola, hanno svolto degli striscioni e le richieste della diocesi. Dopo alcune ore sono giunti alcuni funzionari del Dipartimento delle denunce che hanno garantito “dialogo e riconciliazione” solo se i sacerdoti si fossero dispersi. A mezzogiorno il gruppo della diocesi di Taiyuan si è spostato davanti agli edifici requisiti. Essendo vuoti, vi si sono accampati per riposare, decidendo di tornare al comune il giorno dopo.
Nel pomeriggio il vicesindaco di Tianjin convoca un gruppo di 12 sacerdoti per aprire il dialogo ma senza fare alcuna proposta sostanziale. Il giorno dopo alle 14.15 un gruppo di “teppisti” è arrivato al sito e con una scusa ha chiamato fuori alcuni di loro e poi li hanno massacrati di botte.
I sacerdoti hanno deciso di non lasciare Tianjin finché non sarà fatta giustizia e finché non sarà trovata una soluzione equa al problema della requisizione. Le violenze hanno suscitato l’indignazione di vescovi e comunità cristiane verso la polizia e l’Ufficio affari religiosi.
Espropri e abusi sulle proprietà private sono divenute un fatto comune in Cina. A causa del grande sviluppo economico, molti quartieri centrali delle città vengono requisiti e distrutti. I legittimi proprietari sono spesso ripagati con somme irrisorie, se paragonate al valore dei terreni. Chi fa resistenza viene perfino rapito. Le ditte appaltatrici agiscono spesso in combutta con i governi locali che provvedono a coprire le loro violenze.
VIETNAM:Marcire nelle carceri per la fede
30 anni dopo la caduta di Saigon, l'intensità della persecuione contro i cristiani della minoranza etnica Hmong non conosce sosta. I cristiani subiscono pressioni ad abiurare, pena confisca di beni ed aggressioni fisiche.
Ne sa qualcosa Ma Van Bay, convertitosi al cristianesimo nel 1990 dopo aver ascoltato una trasmissione della Far East Broadcasting Company. In poco tempo, Ma Van Bay divenne un leader della comunità cristiana in forte espansione nella sua provincia. Nel 1997, le autorità lo hanno accusato di "aver rubato soldi ad altri cittadini vietnamiti per scopi personali" e per "aver propagato la religione cristiana" che aveva abbracciato. Percosso selvaggiamente, arrestato con la prospettiva di un lungo periodo di detenzione, Ma riuscì a scappare unendosi così alle migliaia di profughi Hmong che dal Nord cercavano riparto sulle montagne del centro del Vietnam.
Nel periodo che va da 1997 al 2003, Ma si guadagnò la simpatia della comunità cristiana Hmong, per la quale tradusse letteratura cristiana. Il 17 novembre del 2003, Ma Van Bay fu arrestato di nuovo e 12 giorni dopo trasferito a Ha Giang, la sua provincia di provenienza, al confine con la Cina, per scontare 11 anni di carcere. Secondo fonti di agenzie umanitarie la vita nelle carceri vietnamite è estremamente difficile. Sotto il peso dei lavori forzati e con una dieta povera, i detenuti si ammalano facilmente. Come per altri carcerati, il cibo inviato a Ma Van Bay dalla sua famiglia può finire nelle mani delle guardie carcerarie o sui vassoi di altri carcerati.(Release International)
20 Dicembre 2005
INDONESIA
Nuova diocesi di Maumure, possibile obbiettivo di terroristi
di Benteng Reges
In tutta la provincia diramato l'ordine di "massima allerta". Benedetto XVI ha eretto la nuova diocesi alcuni giorni fa. Tutte le chiese della zona controllate 24 ore su 24.
Maumere (AsiaNews) - Una nuova diocesi, eretta da Benedetto XVI pochi giorni fa, è al centro di possibili attacchi terroristi.
Il papa ha eretto la diocesi di Maumure (provincia di Tenggure orientale) lo scorso 14 dicembre. Il primo vescovo della nuova diocesi è mons. Vincentius Sensi.
In questi giorni però la comunità cattolica della provincia, nonostante il periodo pre-natalizio e la gioia della nuova nomina episcopale, vive "blindata". Esercito e polizia hanno infatti aumentato il livello di sicurezza sul territorio per prevenire attacchi di estremisti.
Mochamad Iriawan, sovrintendente provinciale, ha emanato l’ordine di "massima allerta" a tutte le squadre anti-terrorismo ed ha sottolineato che gli obiettivi caldi sono per la maggior parte le chiese della provincia, a larga maggioranza cattolica.
L’attenzione è collegata alle minacce contro i luoghi di culto ed i cattolici stessi, confermate dai piani trovati nella casa del terrorista malaysiano Azahri bin Husin e dalle dichiarazioni dei fedeli del posto.
Il capo della polizia, Edward Aritonang, ha ordinato a tutti i membri della pubblica sicurezza di mettersi a disposizione "per assicurare un drappello di guardie davanti alle chiese 24 ore al giorno". "Hanno l’ordine – aggiunge il militare - di indossare l’uniforme mentre assistono alle funzioni religiose".
Lo stesso ordine è stato firmato dal generale Mohammad Tosin che ha assicurato: "Prima di Natale tutte le chiese saranno ‘sterilizzate’ da ogni possibile pericolo, in special modo a Mataram, la capitale provinciale, dove vi sono almeno 12 chiese cristiane".
Maumere si trova nella parte orientale dell’arcidiocesi di Ende (Isola Flores) e comprende il distretto civile di Sikka. Ha una popolazione di circa 270 mila abitanti di cui quasi 260 mila cattolici. Nel suo territorio si trovano 30 parrocchie e 210 scuole cattoliche, dove operano 123 sacerdoti, fra diocesani e religiosi.
Mons. Sensi, il nuovo vescovo, è nato a Saga, vicino ad Ende, l’11 luglio 1951 da una famiglia cattolica. Ha studiato in Indonesia e nelle Filippine: qui ha conseguito la licenza in Pedagogia pastorale al "La Salle College" di Manila. E’ stato ordinato sacerdote l’11 maggio 1980.
Con la nomina pontificia, la chiesa parrocchiale di San Giuseppe è divenuta la cattedrale della neo-eretta diocesi.
21 Dicembre 2005
PAKISTAN
Dopo 40 giorni, “estremisti islamici ancora impuniti per l’attacco a Sangla Hill”
di Qaiser Felix - Peter Jacob
Annunciato sciopero della fame “fino alla morte” per il primo giorno dell’anno “se il governo continua ad ignorare questa situazione”. Religiosa locale: “Continuiamo la nostra missione, insegnare ai bambini che l’amore sconfigge l’estremismo”.
Sangla Hill (AsiaNews) – La comunità cristiana ha celebrato ieri 2 messe in occasione del 40° giorno dopo l’attacco contro luoghi di culto, conventi e scuole avvenuto il 12 novembre scorso a Sangla Hill. I 40 giorni sono il tradizionale periodo di lutto pakistano.
L’attacco è nato dopo un presunto caso di blasfemia ed è stato fomentato dai religiosi locali che dalle moschee incitavano i propri fedeli “a fare qualcosa per difendere il sacro Corano dai cristiani”. Una folla di circa 2 mila persone ha raccolto l'invito ed ha bruciato e saccheggiato le proprietà di cattolici e protestanti della zona.
Padre Samson Dilawar, parroco di Sangla Hill, dice ad AsiaNews: “Sono passati 40 giorni dall’attacco e la pubblica sicurezza non ha preso in considerazione la nostra denuncia né fatto nulla per fermare i veri colpevoli, che pure abbiamo indicato. Dato che sono ancora in libertà, viviamo nella paura perché contro di noi questa gente può fare quello che vuole”.
“La polizia – denuncia - non ha rinviato a giudizio le 88 persone arrestate subito dopo il fatto e non ha riconosciuto alcun tipo di arma usata per distruggere i nostri beni. Il governo non ha fatto sapere nulla sull’indagine che hanno aperto, guidata dal giudice distrettuale di Nankana Sahib”.
“La tensione – prosegue - continua a crescere, perché i religiosi musulmani non smettono di pronunciare discorsi pieni d’odio nei confronti dei cristiani. Secondo la loro versione, 88 devoti musulmani sono stati arrestati per colpa di un blasfemo e continuano ad insultare, per questo, noi cristiani e la nostra fede. Hanno trovato un altro modo per offenderci: stampano immagini sacre del cristianesimo sulle buste della spesa [usate poi per raccogliere l’immondizia ndr]”.
“Non è vero, – continua – come dicono al mondo i rappresentanti del governo pakistano, che qui si vive in pace. Viviamo qui, ma sappiamo che la situazione non è a nostro favore. Gli estremisti continuano a ferire i nostri sentimenti religiosi e i media locali non hanno dato al nostro caso nemmeno l’1 % del loro interesse. Ringrazio AsiaNews ed i media internazionali per la loro copertura onesta di questa tragedia”.
“Se il governo continua ad ignorarci e a non prendere in considerazione le nostre richieste – conclude il parroco - dal primo giorno del nuovo anno inizieremo uno sciopero della fame che porteremo avanti fino alla morte”.
Il reverendo Tajmal Parvez è il pastore della chiesa presbiteriana di Sangla Hill “in totale accordo con p. Dilawal”. “Abbiamo perso una chiesa vecchia di 103 anni – dice ad AsiaNews – e ciò che conteneva, compresi antichi paramenti da usare nelle cerimonie. Abbiamo perso le nostre case, ma dal governo abbiamo sempre una risposta fredda”.
Suor Anthony, 68 anni, fa parte della congregazione delle sorelle terziarie francescane di Lahore ed è preside della scuola di S. Antonio. “Siamo ancora pieni di dolore e dispiacere per quello che è successo – racconta – ma il problema più grave è che in queste condizioni non possiamo portare avanti nel migliore dei modi la nostra missione educatrice”. La scuola è infatti “ancora in pessime condizioni: non possiamo rischiare di far entrare dei bambini nelle aule. Stanno seduti sulle scale, e con questo freddo non prestano l’attenzione necessaria alle lezioni”.
La scuola era la migliore della zona: fondata nel 1956 ha sempre avuto almeno il 50 % del corpo docente di fede musulmana. “Non possiamo celebrare in alcun modo il Natale – racconta la religiosa – ed è la prima volta in tanti anni. Non possiamo nemmeno fare regali ad insegnanti e studenti, e questo mi dispiace veramente tanto”.
Almeno 15 bambini sono stati ritirati dalla S. Antonio: sono musulmani ed i genitori sono convinti che dopo l’attacco non saranno più trattati come prima, ma in qualche modo discriminati. “Al contrario – dice suor Anthony – saremo ancora più vicini a questi bimbi che non verranno in alcun modo ritenuti responsabili. La nostra fede ed il nostro insegnamento si basa sull’amore, per tutti. Abbiamo sempre trattato tutti allo stesso modo e continueremo a farlo, perché i nostri studenti sono pakistani, non cristiani o musulmani. In questo modo speriamo di lavare via l’estremismo dalla testa di tutti e di mettere al suo posto l’amore e la tolleranza”.
Per cercare di dare risalto a questa ingiusta situazione la Commissione giustizia e pace del Pakistan ha organizzato ieri una protesta pacifica davanti al Circolo della stampa di Lahore insieme alla Commissione azione congiunta per i diritti dei cittadini (che riunisce 35 organizzazioni nazionali). Era presente anche Asma Jehangir, relatrice speciale all’Onu per la tolleranza religiosa. I relatori che hanno parlato durante la protesta hanno chiesto al governo di pubblicare i risultati dell’inchiesta giudiziaria, ancora secretati, e di smetterla con “proclami e promesse retoriche sull’armonia interreligiosa” al posto di passi concreti verso l’identificazione e l’arresto dei responsabili. “Per promuovere veramente l’armonia fra le religioni – hanno proseguito - bisogna eliminare le leggi e le politiche discriminatorie tuttora in vigore in Pakistan”.
India: Ucciso un 15enne cristiano
[ICN-News 21/12/05]
Un 15enne, membro della Chiesa dei Credenti, è stato assassinato ad Assam, India, nel vortice dei conflitti etnici.
In compagnia di un amico, Vidyasingh stava tornando nel suo villaggio, distrutto recentemente, per racimolare un pò di cibo, quando è stato colpito con un'arma da fuoco in un'imboscata. A causa dei pericoli, i genitori hanno dovuto attendere tre giorni prima di poter recuperare il corpo sul quale erano chiari i segni di 9 proiettili. Due giorni dopo, in un altro villaggio sono state incendiate 35 case. Tutt'e due i gruppi etnici presenti nella zona stanno tentando, attraverso milizie clandestine, di forzare l'evacuazione dei rivali.
Secondo Gospel for Asia, "pare che stia ricominciando l'incubo". Al momento, infatti, i due gruppi tribali ostili, i Karbi ed i Dimasa, non hanno alcuna intenzione di trovare un compromesso. Gli studenti della scuola biblica ed i missionari della Gospel for Asia, intanto, continuano il loro lavoro in mezzo al conflitto. Hanno chiesto di pregare per loro perchè non ci siano impedimenti per i loro viaggi.
WEA News (Alleanza Evangelica Mondiale): Preghiera per la chiesa in India
- Abbiamo pregato recentemente per una comunità di credenti nello stato indiano di Himachal Pradesh, nel nord del paese. Lo scorso 20 novembre, militanti indù hanno aggredito il Pastore Feroz Masih ed hanno minacciato di bruciare viva la chiesa se non si fosse convertita all'induismo. Quella domenica 20 credenti sono andati in chiesa con la prospettiva di morirci. Dio è intervenuto in maniera stupenda nei cuori dei poliziotti che hanno deciso di proteggere i cristiani. Gli indù si sono comunque impadroniti del locale di culto e lo hanno trasformato in un santuario indù. Le autorità locali sono dalla parte dei militanti e si rifiutano quindi d'intervenire. Preghiamo perché ci siano giustizia, protezione e sapienza divina.
23 Dicembre 2005
INDONESIA
Natale con i familiari per i cattolici condannati a morte in Indonesia
di Benteng Reges
Il procuratore generale ha confermato che i tre non verranno giustiziati nel periodo natalizio; parlamentari indonesiani esprimo preoccupazione per trattamenti differenziati tra le esecuzioni capitali di condannati islamici e non.
Jakarta (AsiaNews) – I tre cattolici indonesiani condannati a morte in relazione agli scontri interreligiosi di Poso - Sulawesi centrali - del 2000, non verranno giustiziati nel periodo di Natale, né nei giorni subito successivi al nuovo anno. Lo ha reso noto il procuratore generale, Abdul Rahman Saleh, durante un’audizione parlamentare con la Commissione I, che si occupa di affari interni.
Già una settimana fa Oegroseno, capo della polizia della provincia di Sulawesi centrali, aveva anticipato che i tre condannati avrebbero trascorso il Natale e il Capodanno con le famiglie.
Ulteriore prova che l’esecuzione non è imminente, il fatto che la polizia non ha ancora iniziato la preparazione dei tiratori preposti a portare a termine la condanna. DI solito gli esercizi, obbligatori, dei tiratori durano alcune settimane.
Fabianus Tibo, Dominggus da Silva e Marinus Riwu sono stati condannati a morte nel 2002. Lo scorso novembre il presidente indonesiano Susilo Bambang Yudhoyono aveva respinto la loro richiesta di grazia; subito dopo l’Ufficio del procuratore generale ha annunciato che i tre sarebbero stati giustiziati “presto”. Da allora esponenti della Chiesa locale e attivisti per i diritti umani chiedono l’annullamento di una sentenza ritenuta “iniqua” anche a causa delle pressioni esercitate sulla corte dai fondamentalisti islamici.
Preoccupazione sul caso dei tre cattolici è stata espressa anche da alcuni parlamentari. Durante l’audizione con Abdul Rahman Saleh Ratna Situmorang ha dichiarato che l’Ufficio del procuratore generale usa due misure differenti nell’applicare la pena capitale. La donna ha fatto l’esempio dei terroristi islamici Imam Samudra, Muklas e Amrozi già da un anno condannati a morte per le bombe di Bali del 2002, ma la cui esecuzione continua ad essere rimandata. “Non è giusto – denuncia la parlamentare – questi musulmani hanno ucciso centinaia di persone e la loro esecuzione è stata rimandata a tempo indeterminato”. Non solo, continua, essi “hanno anche usufruito di un trattamento speciale: il governo li ha trasferiti dalla prigione Krobokan di Bali a Nusakambangan a Cilacap, Central Java”.
Alle accuse il procuratore generale ha risposto sottolineando la differenza tra i due casi e negando che il suo Ufficio, a causa della tesa atmosfera politica nel Paese, abbia adottato metri diversi nel trattarli.
Intanto continuano le richieste di Ong locali e organizzazioni per i diritti umani perché venga riaperto il caso dei tre cattolici. Da più parti viene sottolineata l’urgenza di fare luce sulle responsabilità di alcuni funzionari governativi e uomini delle forze dell’ordine negli scontri di Poso, per cui invece stanno pagando solo Tibo e i suoi compagni. Proprio Tibo di recente ha rivelato il coinvolgimento di almeno 16 persone negli scontri interreligiosi del 2000.
Vietnam: proibite le festività natalizie ai popoli indigeni
[ICN-News 23/12/05]
Secondo le informazioni dell'Associazione per i Popoli Minacciati (APM), il 28 novembre 2005 il governo del Vietnam ha stazionato unità dell'esercito in 62 villaggi delle province centrali di Dak Lak, Dak Nong e Gia Lai. Da allora diverse decina di migliaia di persone, che si riconoscono nel credo cristiano, subiscono intimidazioni sistematiche e vengono minacciate di arresti e tortura nel caso partecipassero alle messe di Natale. "La nuova ondata di repressione contro i popoli indigeni di fede cristiana dimostra che il Vietnam è ancora lontano dal garantire la libertà di religione fissata nella Costituzione. Già negli scorsi anni l'esercito ha ostacolato o impedito in particolar modo alle popolazioni indigene di fede cristiana la partecipazione alle messe natalizie" - commenta APM.
La speranza di molti cristiani protestanti del Vietnam di una diminuzione della repressione in seguito al riconoscimento ufficiale della Southern Evangelical Church of Vietnam (SECV - Chiesa Evangelica del sud del Vietnam) nel 2001 non si è finora avverata. Il Comitato Statale per la Fede religiosa ha deciso nel 2003 di "normalizzare" per decreto la fede protestante delle minoranze etniche nelle zone delle montagne centrali. 18 comunità cristiane della SECV su 33 hanno così potuto farsi registrare e in marzo 2005 la Chiesa ha potuto tenere il suo Secondo Congresso nazionale. Un mese dopo è stato aperto il primo seminario nella provincia di Gia Lai, ma nella vicina provincia di Dak Lak una simile iniziativa ecclesiastica è stata impedita dalla resistenza delle autorità locali.
L'attuale dispiegamento di forze militari nelle zone di montagna dimostra che la libertà di credo dei popoli indigeni vietnamiti è tuttora massicciamente repressa nonostante l'avvenuto riconoscimento ufficiale. Chi pratica la propria fede senza essere stato registrato come appartenente a tale fede, rischia lunghe pene detentive. L'APM è infatti a conoscenza di 32 persone, appartenenti ai locali popoli indigeni, che in novembre 2005 sono stati arrestati perché predicavano la loro fede o perché si rifiutavano di dichiarare per iscritto la loro appartenenza alla Chiesa Evangelica Vietnamita (ECVN). L'ECVN è, oltre alla SCVN, la seconda chiesa evangelica ufficialmente riconosciuta in Vietnam, ma poiché si limita a poche e blande critiche sulla repressione di credo è spesso rifiutata dalla stessa popolazione indigena.
Solo 1,5 milioni su 83 milioni di Vietnamiti si riconoscono nel credo protestante. Circa 7 milioni di Vietnamiti sono cattolici. La maggior parte dei Protestanti appartiene a popolazioni indigene. Essi subiscono la repressione del loro credo ma anche discriminazione e violazioni dei loro tradizionali diritti alla terra. Migliaia di persone sono infatti state espropriate della propria terra per far posto alle coltivazioni intensive di caffè.
giannola
23-12-2005, 13:14
ma perchè ce l'hai con i pseudo-teologini ?
23 Dicembre 2005
CINA
Tianjin, sacerdoti e suore continuano l’occupazione nell’edificio requisito dal governo
Una donna del gruppo, picchiata da ignoti “teppisti”, è ancora all’ospedale.
Tianjin (AsiaNews) - Un gruppo di preti e di suore delle diocesi di Taiyuan e Yuci passeranno Natale in uno degli edifici che il governo ha requisito e che essi rivendicano per la Chiesa. A causa di questo nei giorni scorsi essi hanno subito violenti pestaggi da parte di “teppisti”. L’edificio è senza luce e senza acqua e i sacerdoti e le suore vi sono accampati dentro; alcune auto della polizia sono parcheggiate davanti all’edificio e i poliziotti continuano a intimare loro di abbandonarlo. L’edificio, situato nella via Jinbu di Tianjin apparteneva alle due diocesi fin dal secolo scorso ed era stato requisito al tempo di Mao. Il governo aveva promesso di ridarlo alla diocesi nel 1993, ma non lo ha mai fatto. Poco tempo fa il governo ha cominciato a restaurare l’edificio per trasformarlo in un palazzo con residenze di lusso, da vendere o affittare, intascando i proventi.
Il gruppo è formato da 5 preti, 2 suore e 4 diaconi che erano arrivati a Tianjin il 15 dicembre scorso, in un gruppo di circa 50 fra sacerdoti, suore, laici e diaconi. Il resto del gruppo è ripartito per Taiyuan, promettendo di ritornare se il governo non cede l’edificio alla Chiesa.
Ieri sera, 22 dicembre, un membro del governo di Tianjin ha promesso di fermare i lavori di rinnovamento della costruzione. I sacerdoti hanno chiesto che questa decisione venga resa pubblica sul sito del governo e messa per iscritto, ma fino ad ora nulla di ciò è avvenuto.
Il 16 dicembre pomeriggio un gruppo di 30 “teppisti” è andato all’edificio occupato e ha picchiato a sangue alcuni sacerdoti, diaconi e una donna con sbarre di ferro, mattoni e bastoni. Giunta sul luogo la polizia ha lasciato andare i teppisti e invece di portare i feriti all’ospedale, li ha condotti alla questura per interrogarli. Solo dopo diverse ore e tante suppliche dei sacerdoti, i feriti sono stati portati all’ospedale per essere curati. Di essi, solo la donna, Song Yijing, è tuttora ricoverata in ospedale. I dottori pensano che potrà essere dimessa la vigilia di Natale o il 25 dicembre.
L'UCRAINA DELLE PERSECUZIONI qualcosa di speciale
IL NATALE DEL NOSTRO RISCATTO
Pavlo Vyshkovskyy
Roberto Mussapi
Quest'anno in Ucraina sarà un Natale speciale. Siamo usciti finalmente dal periodo più tetro della storia religiosa di questa terra, e possiamo finalmente aprire le porte delle nostre chiese senza temere ritorsioni. Possiamo finalmente gridare a gran voce «Dio Esiste!», possiamo finalmente insegnare ai nostri bambini l'amore infinito di Cristo per l'umanità.
Ricordo una notte di Natale di tanti anni fa, nel 1986. Avevo 11 anni ed ero andato in chiesa per assistere alla Santa Messa. Subii una punizione per avere, per così dire, provocato la «benevolenza» dell'autorità governativa, la quale considerava quanti professassero la loro fede, nemici dello Stato. Mi venne tolto il giubbotto e fui costretto con la forza a rincasare in maniche di camicia: dovetti percorrere ben 5 chilometri nella neve, stretto nella morsa del freddo che intorpidiva le carni. Irrigidito dal gelo che in Ucraina dell'Est raggiunge i 25 gradi sotto lo zero, non riuscivo a camminare e fui costretto a strisciare per raggiungere casa.
Dentro di me un pensiero mi dette forza per non morire nel gelo: i 9367 cattolici della mia parrocchia a Bar che in quegli anni avevano dato la loro vita per non rinunciare alla fede in Dio. Dovetti subire otto mesi di ospedale e, nonostante la guarigione, porto ancora i segni dei soprusi subiti.
Mi rendo conto ora, di quanto lontani nel tempo sembrino questi fatti, ma non è così. In una società moderna e civilizzata siamo stati capaci di riportare l'orologio del tempo all'antichità e soltanto la forza della fede in Dio ha aiutato la povera gente ad affrontare le persecuzioni senza un lamento, facendo ardere la fiamma della speranza.
Quest'anno il Natale in Ucraina sarà un giorno di preghiera forte e unico, che ci farà sentire più vicini al Santo Padre per la prima volta collegati durante la celebrazione della Santa Messa. Dentro di me so che il Signore oggi come allora mi rende forte nella sua Parola. Oggi, proprio come vent'anni fa sento il suo sostegno: allora le sue parole furono il bastone al quale mi aggrappai da bambino per arrivare fino a casa e sono ora il bastone con il quale cammino per seguitare nella mia missione di fede ed evangelizzazione del nostro popolo.
The Torture of Palestinian Christians
By Jamie Glazov
FrontPageMagazine.com
Frontpage Interview’s guest today is Justus Reid Weiner, a Scholar-in-Residence at the Jerusalem Center for Public Affairs, an independent policy studies center. He currently teaches courses on human rights and international law at the Hebrew University in Jerusalem. His main research field is the human rights challenges facing Arab Christians. He is the author of the new book, "Human Rights of Christians in Palestinian Society".
FP: Justus Reid Weiner, welcome to Frontpage Interview.
Weiner: Thank you Jamie.
FP: First things first, what motivated you to write this book?
Weiner: My initial interest in human rights began at the age of 10 or 11 when my great-grandfather, then almost 90, came for an extended visit. Jacob, who spoke with a heavy Yiddish accent and was missing the index finger on his right hand, regaled me with stories about his childhood in Odessa during the reign of the Czar. He described what it was like for Jews living in fear of pogroms in which the police looked the other way as drunken anti-Semites roamed the streets murdering any Jews they came across. I was embarrassed to ask him what happened to his finger, but Jacob told me anyway. Like in other Jewish families, Jacob's parents feared the Czar's conscription gangs who, without asking for permission, would kidnap boys of 12 and ship them off to serve in Siberia or the Far East. The term of service was 20 years and few ever returned to their families. To prevent this, Jacob's parents got him drunk and took him to the butcher who chopped off his trigger finger, rendering him unsuitable for army service. As I was then almost the age at which Jacob lost his index finger, I had nightmares about what he told me.
My specific interest in the plight of Christians living in Palestinian society is more recent. Eight years ago I met a Christian pastor who, knowing that I was a human rights lawyer, urged me to investigate the human rights abuses directed at Muslims who converted to Christianity. I knew nothing about this, and frankly doubted that anyone would victimize the adherents of the world's largest religion. But as I began to interview people most were reluctant to even meet me. If they agreed to reveal what they had suffered, they insisted that I refer to them by a pseudonym.
FP: Why do you think there has been an increase in Islamic fundamentalism in Palestinian society?
Weiner: The increase is a regional phenomenon. Indeed it would be hard to find any predominantly Muslim country in the Middle East, North Africa or even into Asia, where Islamic fundamentalism is not on the rise.
FP: Tell us about the persecution of Palestinian Christians and why their persecution became so much worse since the Oslo peace process began.
Weiner: These are acutely trying times for the Christian remnant residing in areas ‘governed’ by the Palestinian Authority. Tens of thousands have abandoned their holy sites and ancestral properties to live abroad, while those that remain do so as a beleaguered and dwindling minority. They have faced virtually uninterrupted persecution during the decade since the Oslo peace process began, living amidst a Muslim population that is increasingly xenophobic and restless. Chaos, nepotism, and corruption are endemic. Their plight is, in part, attributable to the influence of Muslim religious law (Sharia) on the inner workings of the Palestinian Authority. Moreover, the Christians have been abandoned by their religious leaders who, instead of protecting them, have chosen to curry favor with the Palestinian leadership.
My new book reveals and analyzes why this persecution, largely ignored by the international community, the media, and even the human rights organizations, has metastasized to the extent that it threatens the very existence of this 2000-year-old community. If current demographic trends continue Bethlehem runs the risk, in another 15 years, of becoming a Christian theme park for tourists -- with no "real" living Christians.
FP: Christian Palestinian women have suffered terribly. Can you tell us some of the details of their plight?
Weiner: Christian women suffer rampant sexual harassment, rape and even forced marriage. For example, Islamic militants have attempted to force Christian women wearing modern, revealing clothing to conform to the strict, modest Muslim dress code. In addition, Muslim men have attempted to rape Christian women, sometimes achieving their objective. These victims may, ironically, end up marrying the man who raped them because in their society they are regarded as unclean for marriage purposes.
Christian men risk being jailed when they intervene to rescue Christian women being attacked or insulted. The Muslim perpetrators get off scot-free because they have family members in the upper echelon of one (or more) of the 12 "security" forces.
FP: Why does the international community ignore the plight of Palestinian Christians?
Weiner: This is something I have never fully understood. This is a human rights issue par excellance, not merely a Christian issue.
Perhaps a partial answer is simple ignorance -- as only of late have a few courageous Christians begun to complain to the media and human rights groups. Scholars are beginning to address this tragedy as well. But really, there can be no justification, just excuses.
FP: Islamic militants want Christian women to dress more modestly yet at the same time they engage in sexual crimes (i.e. rape) against them. Isn’t there some kind of pathological contradiction here in terms of what sexual morality is? So it is supposedly wrong for a woman to wear what she wants, but it is somehow ok to rape her? What gives here? And what kind of God does a person believe in when he is raping a woman and thinks that God is happy with, and supportive of, what he is doing?
Weiner: Yes, Islamic militants frequently complain that Christian women dress immodestly and they use that “justification” to harass, or in some cases, even to rape them. And this phenomenon is not by any means unique to the West Bank and Gaza – it has been addressed in articles from far-flung countries with substantial Muslim immigration such as Australia and Norway.
While some Muslim men may truly be offended by women’s revealing modern fashion, Islamic law no doubt provides others with a handy excuse for criminal conduct. Of course Western courts would never accept the argument that women who don’t wear the veil are announcing to the world that they are sluts or even prostitutes. In Western jurisprudence such a “justification” would simply not be tolerated.
By way of background, the Qur’an (Islam’s holy book) is rife with gender and religious discrimination. Thus, for example, Muhammad taught that women are inferior to men, their testimony in court carries less weight, and their inheritance rights are halved. Marriage (or sexual relations) between Christian men and Muslim women is prohibited, and punishable by death. But a Muslim man is allowed to marry a Christian woman, even if he has abducted and raped her. Moreover, their offspring would be forced to accept Islam, and the woman would have no say if her husband engaged in polygamy by marring up to three additional wives.
Historically Christian women taken captive by Muslims in warfare have been enslaved or worse. And even when there is no conflict, legally speaking it is virtually impossible to convict a Muslim man of raping a Christian woman. This follows from the fact that testimony of non-Muslim witnesses inadmissible in Muslim courts. Furthermore, it is most unlikely that the Christian rape victim with be able to find four male Muslims willing to testify on her behalf that they had witnessed the penetration. Indeed, even leveling such a charge can backfire on the victim. That is, if a woman levels a charge of rape against a Muslim man and cannot prove it, she runs the risk of being severely punished for fornication or adultery, both ruthlessly punished by Islamic law.
FP: If the Palestinians received their own state, what kind of state do you think it would be? Would democratic rights be respected? How would Christians exist in such a state?
Weiner: Your question is profound. It forces me to think and worry. Certainly precedent is not encouraging. Former Chairman Yasser Arafat's (and current leader Mahmoud Abbas’s) commitment to democratic values was/is vague at best. The Palestinian Authority’s indoctrination of Palestinian children, from a very young age, to hate and kill Christians and Jews, for example, directly contributes to a culture that produces suicide bombers and cheers on September 11.
Moreover, the testimonies provided in my new book make it pointedly clear that lawlessness and anarchy have swept the West Bank and Gaza Strip in recent years. Gangs of Muslim thugs and thieves have created what a former Palestinian Cabinet Minister described as “total chaos.” It is essential that the Palestinian Authority arrest these militants who, in their range of mafia-like conduct, frequently abuse and intimidate Christians.
But let’s think optimistically for a moment. Clearly, if the Palestinian Authority's were to adopt sound human rights policies and practices it would contribute immeasurably to the survival of the Christians, not to mention the success of any future peace process. Christian Palestinians' expectations regarding an improvement in their personal liberty deserves to be met, and should not be limited to empty promises and rhetoric.
FP: What can we do to help Christians being persecuted by Palestinians?
Weiner: In essence, the U.S. statute known as the International Religious Freedom Act was intended to enable the President and the State Department to use incentives and pressures to improve the lives of groups like the Palestinian Christians. But regrettably, because the U.S. wants to maintain friendly relations with countries that are crucial to its national security and policy interests, President George W. Bush may choose largely symbolic steps to oppose religious persecution abroad.
President Bush however, has made the support and spread of religious and political freedoms a cornerstone of his foreign policy during his second term. Clear evidence of this comes from Secretary of State Condoleeza Rice's trip to China earlier this year, during which she made a highly publicized visit to a church. In remarks she made to the press following her visit, Secretary Rice described how "religious communities are not a threat to transitioning societies; in fact, they are very often... a force for good, for stability and for compassion in societies that are undergoing rapid change." If the Bush Administration were to target the Palestinian Authority explicitly with its stated policy - which makes religious freedom part of the Bush Doctrine of democratization – it could only improve the situation for Palestinian Christians.
The United Nations is less likely to perform a useful role. The UN’s feeble response to the gross human rights violations perpetrated by the Palestinian Authority further exemplifies the extent to which the desire for peace between Israel and the Palestinians supercedes the basic rights of individuals, especially the Christian minority, living under the Palestinian Authority. That is, he UN has taken the posture of compromising its role as protector of human rights in order to maintain a political role in negotiating peace. Unfortunately, through the discretionary use of its own human rights doctrine, the UN has sacrificed not just its legitimacy and objectivity, but the human rights of minority groups such as the Palestinian Christians.
I am not suggesting that human rights concerns should trump considerations of peace making, national security or economic stability, but rather that the necessity of the realization that peace, national security, and economic stability often depend directly on the respect for human rights. This situation must be recognized by those who would otherwise willfully ignore the plight of Palestinian Christians in the name of peace. There cannot be peace in the Middle East until the Palestinians respect the rights of their internal minorities. This is no less important a prerequisite to negotiations than the oft-repeated demands of a cessation of terror.
The future of the Palestinian Christian community and any other religious minority living under the PA will rest on the potential for religious tolerance and the rejection of fundamentalist and archaic attitudes towards non-Muslims. As long as the constitution of the PA reflects the principles of Sharia law, it seems as though the emergence of religious tolerance will remain highly unlikely. As long as the PA continues to shirk its agreed-upon commitments to uphold the principles of religious freedom, the Palestinian Christians will continue to suffer. Furthermore, as long as the international community continues to ignore the human rights problems in the Palestinian territories, there will be no chance for a proper liberal democracy to emerge upon completion of the peace process. Instead, the world will be left with yet another Middle Eastern autocracy that abuses the most basic human rights values without regard for international norms.
FP: Justus Weiner, thank you for joining us today.
Weiner: Thanks for the opportunity.
Year-End Expulsions for Two Catholic Priests
December 23, 2005, 12:21:36 PM
Country:Belarus
Forum18 (12/22/05) - Fr Robert Krzywicki is being expelled from Belarus after a decade working as a Catholic parish priest in the country. "I was told a week ago that my visa is not being renewed and I must leave by the end of the year," he told Forum 18 News Service from the town of Borisov (Barysaw) near the capital Minsk on 22 December. "I committed no crime." He attributes his expulsion to his work with young people in the town – both Catholics and non-Catholics – and his involvement with other Christian Churches in ecumenical and humanitarian events. Both he and another priest being expelled are Polish citizens.
Fr Krzywicki says his parishioners in Borisov have launched a petition drive which has now gone nationwide calling on the authorities to overturn their decision not to renew his visa.
Of the 250 or so Catholic priests in Belarus, more than half are foreign citizens. The Catholic Church faces tight restrictions on priests it invites, being subject to an annual quota and unable to transfer them from one parish to another without the religious visa being cancelled and reissued. Moreover, foreign religious personnel are banned from serving in Minsk itself.
Forum 18 has learnt that the other Catholic priest being expelled also worked in the Minsk-Mogilev diocese in a village parish near the capital and has served in Belarus for the past decade, but neither he nor the diocese is contesting the decision. The Minsk-Mogilev diocese declined to comment to Forum 18 on 22 December about the expulsions, while the Apostolic Nunciature in Minsk said it had no information.
"The Church doesn't want any conflict with the authorities," Fr Krzywicki commented. He says the authorities have allowed a new priest from Poland, Fr Zbigniew Grigorcewicz, to come to Belarus to serve his parish of the Descent of the Holy Spirit in Borisov from the New Year.
Fr Krzywicki reports that his activity led to opposition from the authorities. "I cooperated with other Christian churches, including the Baptists, Pentecostals, Full Gospel Church and the Adventists, in joint prayer services," he told Forum 18, adding that the Orthodox Church took no part in such ecumenical events. He said he was also active in a town forum which worked with young people and their concerns. "I didn't ask permission from the authorities for my activity, but I know they watched it," he reported.
He says the expulsion decision was communicated to him by the deputy head of the religious affairs committee of Minsk region, but believes the decision was taken by the government's central religious affairs office in Minsk, which is headed by Stanislav Buko. Forum 18 was unable to reach anyone at either office on 22 December.
Fr Andrei Ablameika of the Greek Catholic parish of St Joseph in Minsk says the ten or so Greek Catholic priests in Belarus are all local citizens. "We're not eligible to invite any foreign priests as we can't get registration as a religious association," he told Forum 18 from Minsk on 22 December. He said the Greek Catholics want to be able to invite foreign priests, as many of the priests are overstretched, having to serve more than one parish (see F18News 16 December 2004 http://www.forum18.org/Archive.php?article_id=478).
Fr Krzywicki, who serves Mass in Belarusian with sermons in Russian, says the authorities' expulsion of foreign priests who have served a long time in the country makes it difficult for the Catholic Church to provide clergy who understand their parishioners. "It takes about five years for a foreign priest to learn the language, the culture and the situation," he told Forum 18. "When a new priest arrives from abroad he doesn't understand these."
Friday, December 23, 2005
CHRISTIAN GROUPS ACCUSED OF ‘PROSELYTISING' MUSLIMS IN BANDA ACEH, INDONESIA
By Dan Wooding
Founder of ASSIST Ministries
BANDA ACEH, INDONESIA (ANS) -- Tensions between fundamentalist Muslims and Western aid workers have begun to erupt in Aceh as the tsunami-devastated Indonesian province slowly recovers, reports Sian Powell in a story written in Banda Aceh for The Australian newspaper.
An elephant helps with the clean up effort in Banda Aceh (Photo: Reuters/Tarmitsy Harva)
“Islamic activists have claimed that aid workers are secretly attempting to convert Muslims to Christianity, pointing particularly to World Vision, Aceh Relief, the International Catholic Mission and Church World Service,” said Powell.
“And Western women have been sent threatening text messages, warning them not to be seen on the beach in swimming costumes, ‘or else’.
“Rumors swirl in Aceh of conversions from Islam to Christianity, of plans to undermine Islam with largesse from Christian charities and of a secret Christian agenda of seemingly innocuous aid organisations.”
“Aceh was traumatized by the Boxing Day tsunami, which left 170,000 dead and missing, but however needed the Western aid organisations have been, they have always been watched with wary eyes.”
Sian Powell went on to say, “An elder of the al-Hassanah mosque in Banda Aceh's Geuceu district said a gift of Christian money could not be used for a new roof for the mosque. Instead, the money was borrowed from elsewhere, and the donated funds from the broad-minded US-based Catholic Relief Service were used to repay the loan -- preventing the Christian cash having any direct contact with the mosque.
Long known as Indonesia's most conservatively devout province, Aceh introduced strict Islamic sharia law in 1999. Gamblers have been publicly caned and religious police have detained bare-headed Muslim women or couples seen canoodling.”
“Christian organisations flatly deny they are trying to bring the Christian faith to Aceh.
“World Vision Australia chief executive Tim Costello said his organization had a strict policy forbidding proselytisation.”
The story concludes that Aceh's Rehabilitation and Reconstruction Agency will begin investigating the allegations next month and, more importantly, probe why the Acehnese are feeling so insecure about Christians in the province
Persecuted Christians Observe Christmas Eve
BosNewsLife (12/24/05)
BUDAPEST, HUNGARY - At least hundreds of Christians imprisoned for their faith in Eritrea, China and Vietnam and "thousands incarcerated in North Korea's network of concentration camps" celebrated Christmas Eve behind bars, most likely in secret, Saturday, December 24, religious rights monitors suggested.
And on Sunday, December 25, "multitudes of believers in Asia, Cuba, Belarus, Iran and the Arab world will celebrate the birth of the Savior [Jesus, God's Son] in quiet, secret fellowships, risking persecution as they do every week," said Elizabeth Kendal, Principal Researcher and Writer of the World Evangelical Alliance Religious Liberty Commission (RLC).
In Cuba, for instance, Christmas decorations have been banned in shops while Christmas trees can only be observed in hotels for foreigners, the Cable News Network (CNN) reported Saturday, December 24.
Kendal also said the RLC, which monitors religious persecution, noted that "Christians living in jihad zones risk being targeted in their churches this Christmas."
In a statement to BosNewsLife, Kendal warned that "the most vulnerable regions for church bombings this year are Indonesia, Pakistan, Bangladesh and Iraq." Intelligence reports "indicate terrorists in Indonesia have planned a major assault on churches, Western targets and foreigners."
"MASSIVE TERROR"
The most vulnerable regions for church bombings this year are Indonesia, Pakistan, Bangladesh and Iraq, the RLC said, referring to previous attacks against Christians around Christmas.
"In 2000 a plot to wreak massive terror over Christmas in Jordan and the Holy Land was foiled, while in Indonesia, 19 people died and some 100 were wounded when 18 bombs exploded simultaneously in churches in seven cities on Christmas Eve," the RLC said.
"On Christmas night 2002, three children were killed and 13 were injured when Islamic militants threw grenades into a special Christmas service for children in the Presbyterian chapel in Chianwali [in the Punjab province of Pakistan]," the organization added.
BOSNEWSLIFE INVESTIGATION
A BosNewsLife team investigating the plight of persecuted Christians in Burma and Laos also noted that Christians in Lao jungle villages face harassment by Communist security forces. In addition an estimated 1.5 million predominantly Christian ethnic communities, including Karens, are on the run for government backed forces in Burma, also known as Myanmar.
Elsewhere in Asia, in India, Churches anxiously awaited Christmas as violence against Christians spread in several states. Controversial anti-conversion legislation has also put pressure on church leaders and missionaries, BosNewsLife reporters in India said.
In the former Soviet Union, persecution has increased in several republics including Belarus, Turkmenistan, Uzbekistan and Russia itself, Forum 18 and other human rights groups said. Churches have been raided, pastors and other Christians detained, and missionaries and priests have been expelled in that region.
GOVERNMENT DENIALS
All governments of countries where persecution has been reported have strongly denied religious rights abuses, saying people are free to practice their religion within local laws. However especially evangelical Christians prefer to worship without government interference and have stressed the Bible obliges them to spread the Gospel.
Conflict has also forced most Christian Palestinians to leave the area of Bethlehem, where the Bible teaches Jesus was born. Hanna Nasser, the former mayor of Bethlehem and a Christian, has reportedly warned that in 20 years there will be no Christians left in Bethlehem.
In a message to supporters Kendal said that Christians should realize they are part of "one body in Christ. So in our joy, let's not neglect to lift our needy, threatened brothers and sisters before the Lord this Christmas."
An estimated 200 million Christians worldwide "suffer interrogation, arrest and even death for their faith in Christ," with another 200 to 400 million facing discrimination and alienation, according to Christian rights group Open Doors. (With Stefan J. Bos at BosNewsLife News Center in Budapest, Vishal Arora in New Delhi and Santosh Digal in Manila).
India, da intoccabili a missionari
24/12/2005
NUOVA DELHI - La società indiana è basata sul millenario sistema delle caste. La nascita in una casta determina la vita e il destino di milioni di persone. Dalit è il termine con cui sono oggi indicati coloro che, all'interno del sistema delle caste, occupano la posizione più bassa e miserabile. In Europa i Dalit sono generalmente noti come intoccabili o anche paria. L'intoccabilità è quella pratica orientale che considera altamente contaminante per i membri delle caste superiori i rapporti con i soggetti segnati da un'impurità permanente. In particolare è vietato ogni pur lieve contatto fisico. I Dalit sono oggi circa trecento milioni.
Oggi la maggior parte delle persone che in India arrivano a Cristo sono appartenenti alla casta dei Dalit e molti di loro si trasformano rapidamente in discepoli collaborando all'opera missionaria. Una attività in cui i Dalit sono impegnati è quella di stampare, impacchettare e inviare Bibbie, per conto di Bibles for the word, a tutti quei medici, avvocati professionisti e commercianti che rappresentano l'elite della società indiana.
Mawii Pudaite di Bibles for the World ha commentato: «Non è interessante che gli intoccabili stiano ora impacchettando Bibbie per l'elite nelle cui case non possono nemmeno entrare?». (MNN)
mi sa che nn li legge nessuno i tuoi post...
27 dicembre 2005 12.38
KENYA:Ssacerdote indiano ucciso in Kenya
Un sacerdote indiano, padre Philip Valayam, docente al Tangaza College dell'Università cattolica dell'est Africa, è stato ucciso con colpi d'arma da fuoco nella notte di Natale a Nairobi, poco dopo aver officiato la Messa di mezzanotte. Il delitto è stato compiuto alle 3,20 del mattino su Dragoretti Market Road, a circa 200 metri di distanza dalla sede dei Don Bosco Youth Educational Services (Dbyes) e a circa 100 metri da una stazione di polizia. Lo ha reso noto l'agenzia missionaria cattolica "Misna". Il religioso di 46 anni si trovava in Africa dal 1997; aveva insegnato in Tanzania e poi fatto un periodo di studi a Roma nel 2001 prima di essere assegnato al Don Bosco Youth educational services di Nairobi. Non sono noti per ora né i particolari, né i motivi dell'omicidio. A cominciare dall'uccisione del francescano irlandese Larry "Lal" Timmons a Nakuru nel gennaio 1997 continua ad allungarsi la lista dei religiosi che hanno trovato la morte in Kenya tra i quali John Kaiser dei Missionari di Mill Hill nel 2000, e di monsignor Antonio Locati nel luglio scorso.
INDAGINI A NAIROBI SU OMICIDIO SACERDOTE
(Avvenire) Continuano a Nairobi le indagini delle autorità locali per far luce sul barbaro omicidio di padre Philip Valayam, 46 anni, ucciso la notte di Natale. L'assassinio in Kenya del sacerdote salesiano, docente al Tangaza College della Catholic University of Eastern Africa, è stato reso noto dall'agenzia missionaria Misna, specificando che "non sono noti, per ora, nè i particolari nè i motivi dell'omicidio". Valayam è stato raggiunto da colpi d'arma da fuoco nella notte di Natale, poco dopo aver officiato la Messa di mezzanotte. Il delitto è stato compiuto alle 3.20 del mattino, presso la Dragoretti Market Road, a circa 200 metri dalla sede dei Don Bosco Youth Educational Services (Dbyes) e a 100 metri da una stazione di polizia.
Nato il 23 marzo del 1959 e ordinato sacerdote il 29 dicembre 1988 in India, padre Valayam si trovava in Africa orientale dal 1997 ed era stato docente di filosofia al seminario di Moshi, in Tanzania. Dopo un periodo di studi a Roma nel 2001, era stato assegnato al Dbyes.
Si allunga così la lista dei religiosi uccisi in Kenya: oltre a Valayam, si ricordano l'assassinio del francescano irlandese, Larry 'Lal' Timmons a Nakuru, nel gennaio 1997, l'uccisione di John Kaiser dei Missionari di Mill Hill, nel 2000, e quella di monsignor Luigi Locati, avvenuta lo scorso mese di luglio.(Avvenire)
Indonesia, Natale in carcere
[ICN-News 27/12/05]
Rebekka Zakaria, medico, una delle tre donne cristiane condannate a tre anni di carcere per aver violato la legge indonesiana sulla protezione dei minori, aveva pregato di poter essere a casa per Natale. Ne aveva parlato nel mese di ottobre con un rappresentante di Compass Direct, agenzia umanitaria evangelica. In quel periodo il suo legale stava preparando il ricorso in appello, nella speranza di capovolgere il verdetto. L'appello è stato comunque respinto e le tre donne dovranno rimanere dietro le sbarre altri 30 mesi.
Pakistan - Padre di ragazzo cristiano torturato a morte da fondamentalisti musulmani minacciato
[Compass Direct 27/12/05]
Pervez Masih, padre di un ragazzo cristiano torturato a morte da seminaristi musulmani nel 2004, ha chiesto la protezione della polizia in seguito a minacce di morte ricevute per essersi rifiutato d'interrompere l'azione legale contro gli assassini.
Lo scorso 15 dicembre, i fondamentalisti islamici avevano intensificato le loro pressioni in seguito al ritorno in carcere di Maulvi Ghulam Rasool, accusato di aver torturato Javel Anjum finché non si fosse convertito all'Islam. Nelle ultime tre settimane, in tre occasioni diverse, membri di un gruppo radicale musulmano hanno preso di mira lo sventurato genitore ed il suo legale. Una cinquantina di chierici, pistola in pugno, ha circondato l'aula del tribunale, ha strattonato il querelante ed ha gridato che "non avrebbe risparmiato la vita di bugiardi", La magistratura non ha ancora preso alcuna decisione per assicurare l'incolumità di Masih e del suo avvocato.
26 Dicembre 2005
Papa: Santo Stefano, la fede cristiana e l’eroismo dei martiri
Città del Vaticano – Lo stretto legame fra la nascita di Gesù è il martirio di Stefano, il primo martire, è stato al centro dell’Angelus di oggi, pronunciato da Benedetto XVI dal balcone del suo studio.
Non è “fuori luogo” che la gioia del Natale sia segnata dal “martirio”, ha detto il pontefice. I cristiani, divenuti discepoli di Cristo, lo seguono “sul cammino della Croce”. Il papa ha ricordato i tanti martiri e persecuzioni subite dalla Chiesa nel corso dei secoli, fino al giorno d’oggi. E ha ricordato che “anche là dove non vi è persecuzione, vivere con coerenza il Vangelo comporta un alto prezzo da pagare”.
Ecco le parole di Benedetto XVI prima dell’Angelus:
Cari fratelli e sorelle!
Dopo aver celebrato ieri con solennità il Natale di Cristo, facciamo oggi memoria della nascita al cielo di Santo Stefano, il primo martire. Un particolare legame unisce queste due feste ed è ben sintetizzato nella liturgia ambrosiana da questa affermazione: "Ieri il Signore è nato sulla terra perché Stefano nascesse al cielo" (Allo spezzare del pane). Come Gesù sulla croce si è affidato completamente al Padre e ha perdonato i suoi uccisori, così Stefano al momento della sua morte prega dicendo: "Signore Gesù, accogli il mio spirito"; e ancora: "Signore, non imputare loro questo peccato" (cfr At 7,59-60). Stefano è un autentico discepolo di Gesù e un perfetto suo imitatore. Inizia con lui quella lunga serie di martiri che hanno suggellato la propria fede con l’offerta della vita, proclamando con la loro eroica testimonianza che Dio si è fatto uomo per aprire all’uomo il Regno dei Cieli.
Nell’atmosfera di gioia del Natale non sembri fuori luogo il riferimento al martirio di Santo Stefano. In effetti, sulla mangiatoia di Betlemme già s’allunga l’ombra della Croce. La preannunciano la povertà della stalla in cui il Bambino vagisce, la profezia di Simeone sul segno di contraddizione e sulla spada destinata a trafiggere l’anima della Vergine, la persecuzione di Erode che renderà necessaria la fuga in Egitto. Non deve stupire che un giorno questo Bambino, diventato adulto, chieda ai suoi discepoli di seguirlo sul cammino della Croce con totale fiducia e fedeltà. Attratti dal suo esempio e sorretti dal suo amore molti cristiani, già alle origini della Chiesa, testimonieranno la loro fede con l’effusione del sangue. Ai primi martiri ne seguiranno altri nel corso dei secoli fino ai giorni nostri. Come non riconoscere che anche in questo nostro tempo, in varie parti del mondo, professare la fede cristiana richiede l’eroismo dei martiri? Come non dire poi che dappertutto, anche là dove non vi è persecuzione, vivere con coerenza il Vangelo comporta un alto prezzo da pagare?
Contemplando il divino Bambino fra le braccia di Maria e guardando all’esempio di Santo Stefano, chiediamo a Dio la grazia di vivere con coerenza la nostra fede, pronti sempre a rispondere a chiunque ci domandi ragione della speranza che è in noi (cfr 1 Pt 3,15).
Iran, il vangelo arriva via satellite
26/12/2005
TEHERAN (Iran) - L'evangelico americano Sammy Tippit, che trasmette programmi cristiani in Iran via satellite, ha annunciato che nel paese si sta combattendo una vera guerra spirituale.
Il nuovo presidente Mahmoud Ahmadinejad sta ostacolando duramente la diffusione del cristianesimo, eppure - secondo Tippit - è proprio a causa del governo e del suo imporre costantemente nuove regole che molti iraniani si allontanano dall'Islam e si guardano intorno alla ricerca di qualcos'altro.
E il Vangelo li raggiunge attraverso le trasmissioni cristiane via satellite. Sovente vengono usate come servizio di adorazione nelle case private, essendo troppo pericoloso avere una chiesa ufficiale. Oltre il sessanta per cento degli iraniani possiede una televisione con antenna satellitare così il numero dei potenziali ascoltatori è estremamente elevato. La persecuzione - conclude Tippit - ha sempre portato alla crescita della chiesa e stiamo assistendo a una vera moltiplicazione di leader che vanno a sostituire quanti vengono minacciati o arrestati dal governo e ad aprire nuove chiese familiari.[lf-fs](mnnonline)
Nigeria: pastore rischia nuovamente il carcere
ABUJA - Il Pastore Zacheous Habu Bu Ngweche rischia nuovamente il carcere. Dopo un suo primo arresto la polizia, su istigazione di militanti musulmani, lo ha arrestato una seconda volta con l'accusa di aver fatto sparire Bature Suleimanu Idi, un musulmano convertito al cristianesimo.
In realtà il rapimento c'è stato ma da parte di un gruppo di militanti musulmani. La polizia ha ora intimato a Ngwenche di riportare il convertito. Il trentunenne pastore della Foursquare Gospel Church ha dichiarato di temere per la vita di Bature dopo che quest'ultimo aveva dichiarato alla polizia di non essere stato costretto alla conversione al cristianesimo. ( Compass)
L’ALTRO 25 DICEMBRE
la gioia negata Celebrare il 25 dicembre rimane ancora un tabù in altre parti del mondo. Nei supermercati sauditi vengono cancellate le scritte «Merry Christmas»
C'è una fetta di mondo che festeggia un Natale «nascosto»
In Arabia pericoloso anche scambiarsi gli auguri per telefono
In Malaysia proibito cantare inni a Gesù. L’Iran «riscrive» il Vangelo
Di Camille Eid
Christmas discount. Al bazar di Kabul il mercante non ci pensa su due volte. Ogni volta che dà ai clienti il prezzo di un tappeto di Herat o del Nuristan ha cura di specificare che si tratta della cifra «prima dello sconto di Natale»: un 20 per cento. Nella parte opposta della capitale afghana, in un mercatino di prodotti artigianali locali organizzato da un'ong francese, un altoparlante diffonde una melodia natalizia. Il Natale in Afghanistan, per chi ha conosciuto i tanti divieti imposti dai taleban in materia di fede, è una novità. Anche per i familiari dei diplomatici o del personale delle tante organizzazioni presenti nel Paese che possono ora esibire senza problemi nelle loro abitazioni presepi e alberi addobbati.
Ma celebrare il Natale rimane ancora un tabù in altre parti del mondo. «Badate bene a non scambiarvi gli auguri per telefono», consiglia un diplomatico accreditato a Riad ai suoi concittadini cristiani. La polizia religiosa, i temuti mutawa'in, è in agguato sin dai primi di dicembre e la sua ossessione circa tutto ciò che possa ricordare, pur da lontano, un simbolo cristiano è ben nota. Basta dare un'occhiata alla «mostra delle contravvenzioni» sul suo sito web in cui vengono esibiti i beni illeciti sequestrati: magliette con il logo di una squadra sportiva che contiene la croce, cartoline di San Valentino, bambole Barbie.
Un comunicato del ministero dell'Interno sauditi ammonisce regolarmente i cristiani a non celebrare la nascita del «profeta Issa», come viene chiamato Gesù nel Corano, invitando i cittadini a denunciare i trasgressori. D'altra parte, nel regno wahhabita dei Saud, non è nemmeno lecito celebrare, come in altri Paesi islamici, la nascita di Maometto. Bid'a, innovazione eretica, è la motivazione. I poliziotti setacciano librerie e negozi alla ricerca di tutto ciò che possa essere impiegato nella celebrazione della festa: alberi, candele, biglietti di auguri. Nei supermercati vengono scrupolosamente cancellate le scritte Merry Christmas trovate sulla carta da imballo trascurando talvolta, per ignoranza di altre lingue straniere, i Buon Natale. I 600mila cristiani che lavorano nel regno devono così festeggiare in silenzio e privatamente, nell'intimità domestica, badando a non farsi cogliere da orecchi indiscreti. I più fortunati si recano nella propria ambasciata o consolato dove un sacerdote che risulta ufficialmente essere un impiegato di qualche ditta occidentale celebra più degnamente la festa.
Guai a infrangere il divieto. Qualche anno fa, la polizia religiosa ha fatto irruzione in una scuola inglese di Yanbu, sul Mar Rosso, dove era in corso una celebrazione attorno all'albero decorato. Babbo Natale ha dovuto prendere tempestivamente la fuga e la festa è finita tra le grida e lacrime dei bambini.
Una situazione simile è presente in Malaysia. L'anno scorso, in occasione di una celebrazione pubblica del Natale alla presenza del re e del premier, il governo ha obbligato i cristiani a togliere ogni riferimento a Cristo. Nessuna frase della Bibbia, nessuna rappresentazione della Natività. Secondo le norme, essendo il re musulmano, alla festa pubblica del Natale possono essere cantati inni natalizi cristiani solo prima dell'arrivo del sovrano nel luogo della celebrazione. Il motivo di tale restrizione, hanno spiegato i responsabili, è di «proteggere la sensibilità dei musulmani» che rappresentano il 53 per cento della popolazione. Una degradazione del Natale a un semplice evento culturale avviene poi al mega Christmas party cui assistono decine di migliaia di cittadini e turisti. Il Consiglio cristiano nazionale che riunisce le diverse confessioni cristiane della Malaysia vi asseconda purtroppo la richiesta informale del governo di non far cantare inni in cui si cita in modo esplicito il nome di Gesù. Funzionari pubblici affermano che tale richiesta viene fatta per impedire che dei leader religiosi islamici possano approfittare della situazione per suscitare reazioni fondamentaliste.
«Benedetto sia il Natale di Gesù, Verbo e Spirito di Dio» esordisce il biglietto d'auguri a firma di un ambasciatore iraniano in Europa. Peccato che lo stesso giorno ci è giunta dal suo Paese la nuova traduzione dei Vangeli in lingua farsi curata dall'Università islamica di Qom. L'introduzione, a firma dell'ayatollah Mohammad Taqi Yazdi, si propone di spiegare che si tratta di un libro falsificato. «Per i musulmani - si legge - i Vangeli non hanno alcun valore dal punto di vista religioso». (Avvenire)
Encounter
27-12-2005, 19:45
Sono in trepidazione per il prossimo post.....non farci aspettare tanto, Ewingen!!!
ITALIA:Papa Ratzingher fischiato dai figli dei fiorellini (alcune parti tagliate dato che,grazie a Dio,non tutta la Margherita è anticristiana. ndewigen)
21 Dicembre 2005
Non era mai successo, nella storia della Chiesa cattolica, che un Papa fosse fischiato. Ed è successo per la prima volta a Roma, nella città di cui Benedetto XVI, com’è nella tradizione del Papato, è arcivescovo. Autori dello sconcertante ed assolutamente incivile episodio di intolleranza religiosa non sono stati alcuni della Margherita.
E’ accaduto all’hotel Radisson, durante un convegno organizzato dagli ulivisti della Margherita. Il Pontefice non era presente: del papa Ratzinger scorrevano su un maxischermo le immagini di una delle sue visite pastorali, in attesa che ai microfoni si presentassero i relatori ufficiali (Prodi, Rutelli, Nicola Mancino, Franco Marini) e gli illustri ospiti (tra i quali il segretario dei DS Fassino).
E’ stato il brusio di una parte della platea a dare l’avvio alla clamorosa quanto dissennata contestazione. Un brusio che sembrava dapprima circoscritto ad un gruppetto isolato. Finché non si è levata, dall’altra parte della sala, una prima voce critica, chiara ed inequivocabile: “E’ un papa integralista, peggio degli islamici”, ha strillato un signore di mezza età. Ed a quella voce se n’è aggiunta subito un’altra, di un giovane sui vent’anni: “Troppo conservatore, tutto l’opposto di Giovanni Paolo II, vorrebbe riportarci indietro al Medioevo”. Ed ancora una terza, questa volta di una donna sui quaranta: “Inaccettabili le sue interferenze nelle attività e nei programmi dei partiti”.
Sembrava comunque che tutto finisse lì, mentre le immagini di papa Ratzinger continuavano a scorrere sullo schermo. Ed invece, quello che nessuno poteva mai ipotizzare, si è verificato. Sono arrivati anche i fischi (non da stadio, ma fischi veri) all’indirizzo del Santo Padre che in quel momento benediva la folla acclamante durante la visita pastorale. Ed a bloccare i fischi è il tempestivo e provvidenziale intervento di un militante addetto all’impianto di amplificazione, il quale è riuscito a coprire la vergognosa protesta con la voce di un cantante famoso ed amatissimo, Eros Ramazzotti, ed è andato avanti per almeno un quarto d’ora con quelle canzoni e musiche ad altissimo volume, decisamente assordante.
“Non una protesta clamorosa, certo, né una salva di fischi, ma una reazione che comunque non ci aspetterebbe in un convegno della Margherita”, ha scritto Maria Teresa Meli sul “Corriere della Sera”. Una reazione che è certamente il frutto di una situazione di estremo imbarazzo tra i cosiddetti moderati della Unione delle sinistre-Ulivo, i cui militanti, pur continuando a proclamarsi cattolici, non tollerano gli interventi del cardinale Ruini in politica, su problemi che riguardano l’aborto, il diritto alla vita, e dovrebbero riguardare, a sentir loro, esclusivamente la religiose e la morale, non la politica. “La Chiesa ci farà perdere le elezioni, con queste sue ingerenze”, dicono stizziti i sostenitori.
E’ guerra aperta, da tempo, tra sinistre e Chiesa cattolica, e non soltanto su aborto e difesa della vita. C’è chi vorrebbe anche rivedere il Concordato e togliere al Vaticano l’8 per mille che i contribuenti italiani decidono di assegnare con la dichiarazione dei redditi (una sorta di minaccia- ricatto, insomma, per costringere la Chiesa al silenzio).
Amareggiato e imbarazzatissimo il “padrone di casa”, l’ex radicale Francesco Rutelli: “Mai vista e sentita una cosa del genere: nessuno ha mai fischiato un Papa”. (Gaetano Saglimbeni )
27 Dicembre 2005
Sri Lanka, politico cattolico ucciso in chiesa a Natale
Uomini non identificati uccidono un parlamentare cattolico di etnia Tamil durante la Veglia di mezzanotte. Vescovo celebrante: le autorità fermino la spirale di violenza.
Batticaloa (AsiaNews) – I cattolici a Batticaloa, una delle zone dello Sri Lanka più colpite dallo tsunami, sono andati numerosi in chiesa il giorno di Natale cercando di non farsi intimorire dall’efferato omicidio commesso la sera precedente proprio durante la Veglia di mezzanotte. Joseph Pararajasingham, la vittima, era un parlamentare cattolico di etnia Tamil, impegnato a favore dei diritti delle minoranze. È stato ucciso in chiesa mentre partecipava alla messa di Natale; almeno 6 i feriti tra cui la moglie, 71enne, ancora ricoverata in ospedale in gravi condizioni. Della morte di Pararajasingham ora si accusano reciprocamente forze governative e militanti dell’Ltte (Liberation Tigers of Tamil Eelam).
A presiedere la celebrazione eucaristica del 24 dicembre era mons. Kingsley Swampillai, vescovo di Trincomalee-Batticaloa. Raggiunto telefonicamente da AsiaNews, il presule ha raccontato: “La chiesa era molto affollata, Joseph aveva appena fatto la comunione e si era seduto con la moglie, quando si è sentito un forte rumore a cui sono seguiti degli spari”. “Lui – continua – si è accasciato a terra, sanguinava ed è stato portato in ospedale”. I colpevoli sono riusciti a fuggire aprendosi la strada a colpi di pistola tra la folla. Appena finito il parapiglia i celebranti hanno voluto comunque terminare la funzione.
Secondo fonti locali, Pararajasingham era un “buon cattolico” impegnato “a favore della libertà e dei diritti delle minoranze”. Il politico era membro del Tamil National Alliance (Tna) formazione appoggiata dall’Ltte. “Il 25 mattina - conclude mons. Swampillai – nessuno ha mostrato timore e i fedeli sono comunque venuti a messa; purtroppo sono incidenti comuni nel nostro Paese”. Proprio contro le “crescenti violenze” il vescovo lancia un appello alle autorità perché “mostrino la responsabilità necessaria per prevenirle e assicurino i responsabili di questo omicidio alla giustizia”.
Il movente dell’assassinio rimane ancora oscuro. Le Tigri dicono che “forze scioviniste hanno portato via questo patriota che ha lavorato per la liberazione della nazione Tamil”.
Allo stesso tempo il governo dichiara che i ribelli hanno orchestrato l’assassinio nel “disperato tentativo di volgere l’attenzione pubblica altrove, creare confusione e disordine mentre si astengono dal confronto politico”.
Analisti internazionali osservano che l’escalation di violenze in Sri Lanka, seguita all’elezione del nuovo presidente Mahinda Rajapakse in novembre, rappresenta una grave minaccia al cessate-il-fuoco stabilito nel 2002. Le Tigri Tamil combattono contro le forze governative per l’indipendenza del nord est del Paese dal 1983.
CRISTIANI IN ASIA
la primavera La provincia dell’Hebei è la roccaforte dei credenti e la repressione di Pechino è forte Ma è proprio qui che la Chiesa «sotterranea» e quella «ufficiale» tentano il dialogo in nome dell’unità con Roma
Cattolici in Cina: «Basta nascondersi»
La Santa Messa celebrata in un capannone, ma sotto gli occhi di tutti, è il segno che per i seguaci di Roma qualcosa sta cambiando
Dal Nostro Inviato A Shijiazhuang (Cina Settentrionale)
Luigi Geninazzi
La chiamano chiesa ma in realtà è un capannone col tetto in lamiera e coi muri così sottili che sembrano di cartapesta. È qui che per la prima volta hanno celebrato il Natale uscendo allo scoperto, piccolo segno dei grandi cambiamenti che sta vivendo la Chiesa cattolica in Cina. «Fino a poco tempo fa andavamo a messa in un appartamento di un palazzo vicino – ammettono i fedeli con un misto d’imbarazzo e commozione –. Ma da quando abbiamo ottenuto il permesso di ricostruire la nostra chiesa non c’è più motivo di nasconderci». Per tutti è già la chiesa del Sacro Cuore di Xili, il quartiere commerciale di questa città dal nome impossibile (si pronuncia, se ho ben capito, sci-già-ciuan), 250 chilometri a sud di Pechino. Cantano con ardore, pregano inchinando leggermente il capo, qualcuno ha le lacrime agli occhi. È un Natale diverso dal solito: cattolici della Chiesa filo-governativa insieme con i cattolici della Chiesa sotterranea, senza più distinzioni e rancori. Un luogo di culto e due sacerdoti a fare da parroco, Paul Zhang Guo e Peter Zhang Qing Cai che rifiutano l’etichetta rispettivamente di «prete ufficiale» e «prete clandestino». Ma il primo ha poco o nulla da temere, il secondo rischia grosso. Per toccare con mano i paradossi della Chiesa in Cina bisogna venire a Shijiazhuang, il capoluogo della provincia di Hebei, tradizionale roccaforte dei cattolici, circa un milione e mezzo di fedeli su 70 milioni d’abitanti. Terra di martiri e rifugio dei missionari stranieri perseguitati nella capitale, l’Hebei si è sempre opposto alla politica anti-religiosa di Pechino. E quando nel 1957 si costituì una Chiesa nazionale sotto il controllo del partito comunista, la maggior parte dei cattolici dell’Hebei rimase fedele al Papa scegliendo la clandestinità e sfidando le più dure repressioni. Ancora oggi, in questa regione, risultano scomparsi, imprigionati o isolati almeno 8 vescovi e 13 sacerdoti. L’uomo simbolo della resistenza è il vescovo Giulio Jia Zhiguo, 73 anni di c ui 20 passati in carcere, arrestato otto volte negli ultimi mesi. È l’autorità morale riconosciuta da tutti. «L’ho incontrato l’ultima volta un anno fa – confida don Peter Zhang Qing Cai – È stato lui a inviarmi qui, nella parrocchia di Xili». Ma anche don Zhang Guo nutre un affetto filiale per il vescovo clandestino a cui chiese l’autorizzazione per essere ordinato sacerdote, anche se poi fu il vescovo della Chiesa ufficiale ad imporgli le mani. La svolta avviene dieci mesi fa quando le autorità locali danno il via libera alla ricostruzione della chiesa del Sacro Cuore distrutta dalle Guardie Rosse durante la Rivoluzione culturale degli anni Settanta. «A dire il vero non c’è ancora l’autorizzazione formale – spiega don Paul, 35 anni, con un sorriso malizioso – ma ci hanno fatto capire che possiamo andare avanti. Allora ho pensato che non poteva essere soltanto un fatto materiale, era l’occasione per la rinascita spirituale della nostra comunità». Una rinascita nel segno dell’unità, favorita dall’arrivo di padre Peter. Lo incontro in un mini-appartamento povero e spoglio, un tavolino, un divanetto e due grandi ritratti di Giovanni Paolo II e Benedetto XVI alla parete, a significare il forte legame della Chiesa sotterranea con il Papa. Non ha la vita facile questo prete cinquantenne. Ha studiato in un seminario clandestino, in una casa di campagna, «sempre con l’incubo di essere arrestati, pronti a fuggire in ogni momento», racconta. Poi, da sacerdote, un continuo vagabondare di città in città, di villaggio in villaggio, ospitato di nascosto nelle case dei fedeli. Ogni tanto viene fermato dalla polizia, «ma adesso sono diventati più buoni – scherza –. Niente prigione, l’ultima volta mi hanno tenuto per qualche giorno in una camera d’albergo per un corso intensivo di “rieducazione patriottica”. Ma io ho la testa dura...». Perché non vuole farsi riconoscere dalla Chiesa ufficiale? «Io non posso accettare l’autorità dell’Associazione patriottica (il braccio politico de l partito comunista che controlla la comunità cattolica cinese, ndr) – è la risposta decisa di don Peter –. Io obbedisco al Papa». Il che non gli impedisce d’avere rapporti pressoché normali con molti preti della Chiesa ufficiale. Anche Thomas Liu, un gigante d’uomo che fa parte della Chiesa sotterranea, ci tiene a precisare che «non c’è alcuna divisione tra i cattolici cinesi, siamo tutti uniti a Roma. Il problema delle due Chiese è una questione politica, non riguarda la nostra fede». I confini tra Chiesa perseguitata e Chiesa filo-governativa sono diventati più labili, tra i loro esponenti si moltiplicano i contatti e le strategie comuni, anche se qua e là permangono ostilità e diffidenze. Dipende molto dalle diverse situazioni locali. Ci sono ancora preti ufficiali che agiscono come funzionari di partito e denunciano i sacerdoti clandestini all’Ufficio per gli Affari religiosi. E c’è chi è impegnato in un’opera di sincera riconciliazione fraterna come padre John Baptiste Zhang, fondatore e direttore del Centro servizio sociale Beifang Jinde. Appena ordinato sacerdote, approfittando delle caute aperture del regime dei primi anni Novanta, dà vita ad una casa editrice, la Faith Press, e a un bisettimanale cattolico. E nel 1998 riesce a strappare al governo il riconoscimento della prima Ong cattolica in Cina, in stretto legame con le organizzazioni della Caritas di vari Paesi fra cui l’Italia. Pubblica anche un bollettino d’informazione on-line in un Paese dove Internet è sottoposto a un rigido controllo. «Non ci sono due Chiese in Cina, siamo tutti in comunione con il Papa e stiamo cercando di superare le divergenze del passato» dice convinto padre John. La messa di Natale nella chiesa-capannone di Xili è anche merito suo. «È nato il Salvatore del mondo – sta scritto su uno striscione all’ingresso, tra lanterne rosse e addobbi natalizi – Ci dona la pace e l’unità». È l’augurio che si scambiano i cattolici cinesi.
Pakistan - Padre di ragazzo cristiano torturato a morte da fondamentalisti musulmani minacciato
[Compass Direct 27/12/05]
Pervez Masih, padre di un ragazzo cristiano torturato a morte da seminaristi musulmani nel 2004, ha chiesto la protezione della polizia in seguito a minacce di morte ricevute per essersi rifiutato d'interrompere l'azione legale contro gli assassini.
Lo scorso 15 dicembre, i fondamentalisti islamici avevano intensificato le loro pressioni in seguito al ritorno in carcere di Maulvi Ghulam Rasool, accusato di aver torturato Javel Anjum finché non si fosse convertito all'Islam. Nelle ultime tre settimane, in tre occasioni diverse, membri di un gruppo radicale musulmano hanno preso di mira lo sventurato genitore ed il suo legale. Una cinquantina di chierici, pistola in pugno, ha circondato l'aula del tribunale, ha strattonato il querelante ed ha gridato che "non avrebbe risparmiato la vita di bugiardi", La magistratura non ha ancora preso alcuna decisione per assicurare l'incolumità di Masih e del suo avvocato.
Oltretutto un papa integralista non fa altro che aumentare l' odio delle confessioni islamiche..
27 Dicembre 2005
FILIPPINE
A Mindanao il Natale è stato festeggiato anche dai musulmani
di Santosh Digal
Nella regione, teatro di violenti scontri interreligiosi, i leader musulmani invitano alla collaborazione ed alla tolleranza, unica strada verso lo sviluppo e la pace.
Manila (AsiaNews) – I leader musulmani di Mindanao, regione meridionale delle Filippine, hanno celebrato il Natale insieme alla comunità cristiana ed hanno invitato i fedeli di tutte le religioni a collaborare per la pace e lo sviluppo della regione.
Diversamente da quanto avvenuto in passato, i capi delle comunità islamiche hanno dimostrato un grande interesse alle celebrazioni di tutto il periodo di Natale ed hanno espresso in vari modi solidarietà con i cristiani. Mindanao è una regione a larga maggioranza musulmana e durante gli ultimi 33 anni è stata teatro di violenti scontri interreligiosi.
Ibrahim Paglas, uno dei leader della regione, ha regalato ai suoi amici cristiani dei compact disc con le canzoni di Natale: Paglas sostiene che “tutti i musulmani dovrebbero unirsi ai cristiani per celebrare il Natale”.
Datu Angdal Ampatuan, leader religioso e politico, e Muslimin Sena, sindaco di Catabato City, hanno pubblicato la scorsa settimana degli annunci augurali a pagamento sul Mindanao Cross, settimanale locale. I 2 si dicono convinti che “la pace e lo sviluppo della regione possono essere facilmente raggiunti tramite la solidarietà religiosa delle comunità”. “L’Islam – afferma Sema – insegna il rispetto nei confronti delle altre religioni. Non c’è nulla di male nel festeggiare insieme”.
Samery Uy, devoto musulmano e sindaco di Datu Piang (città del secondo distretto di Mindanao), sostiene che “le religioni non devono essere barriere fra i popoli”. “In città – racconta – è tradizione celebrare insieme il Natale, da molto tempo. I fedeli cristiani spostano le tavole in mezzo alla strada, piene di cibo, e mangiamo insieme per festeggiare la nascita di Gesù”. “I musulmani – conclude – rispettano il Cristo, che per noi è Nabi Isah, uno dei profeti nominati nel Corano”.
18 Agosto 2005
GERMANIA – GMG
Benedetto XVI: La Gmg, incontro fra culture e tradizioni, una benedizione per il mondo e la Germania
Colonia/Bonn (AsiaNews) – Un papa commosso ha ringraziato la Germania per l’accoglienza a lui e a tutti i giovani della Giornata Mondiale della Gioventù, da lui definito “un evento ecclesiale di portata mondiale”. La presenza di tanti giovani è segno di speranza per l’incontro fra “culture e tradizioni diverse” ed è una promessa di bene per la stessa Germania.
In questo continuo incontro fra elementi nazionali e internazionali, particolari e universali, plasmati dalla fede, sta il tratto saliente del discorso programmatico tenuto da Benedetto XVI al suo arrivo all’aeroporto internazionale di Colonia/Bonn oggi alle 12. Il pontefice ha ascoltato le parole di benvenuto di Horst Köhler, presidente della Repubblica Federale di Germania, che ha sottolineato la bellezza del raduno pacifico dei giovani in un mondo segnato dal terrorismo.
Il Papa ringrazia Dio per avergli concesso di “iniziare le visite pastorali al di fuori dei confini dell’Italia proprio con la visita alla Nazione che mi ha dato i natali”; e ringrazia anche “quanti hanno offerto la loro competente e generosa collaborazione per l’organizzazione” della GMG, “questo evento ecclesiale di portata mondiale”.
La Chiesa e il popolo tedesco – ha ricordato Benedetto XVI – “possono vantare una vasta e consolidata tradizione di apertura alla mondialità, come testimoniano, tra l’altro, le tante iniziative di solidarietà, in particolare a favore dei Paesi in via di sviluppo”. E ha aggiunto: “Con questo spirito di sensibilità e di accoglienza verso quanti provengono da tradizioni e culture diverse, ci apprestiamo a vivere in Colonia la Giornata Mondiale della Gioventù. L’incontro di tanti giovani col Successore di Pietro è un segno della vitalità della Chiesa. Sono felice di stare in mezzo ai giovani, di sostenerne la fede e di animarne la speranza. Al tempo stesso, sono certo di ricevere anche qualcosa dai giovani, soprattutto dal loro entusiasmo, dalla loro sensibilità e dalla loro disponibilità ad affrontare le sfide del futuro”.
Il pontefice ha ricordato che il suo viaggio prevede anche incontri ecumenici con le altre chiese cristiane, con la comunità ebraica nella sinagoga di Colonia, e con rappresentanti di alcune comunità islamiche. “Si tratta - ha spiegato - di incontri importanti per intensificare il cammino di dialogo e di cooperazione nel comune impegno per la costruzione di un futuro più giusto e fraterno, che sia veramente a misura d’uomo”.
Perché ciò avvenga è necessario riscoprire “il significato dell’esistenza umana come ‘pellegrinaggio’, compiuto sotto la guida della "stella", alla ricerca del Signore”, a modello dei Magi, le cui reliquie si conservano proprio a Colonia e le cui parole (“Siamo venuti per adorarlo”) sono il titolo della Gmg 2005. “Come i Magi – ha continuato il papa - tutti i credenti, in particolare i giovani, sono chiamati ad affrontare il cammino della vita alla ricerca della verità, della giustizia, dell’amore. E’ un cammino la cui meta risolutiva si può trovare soltanto mediante l’incontro con Cristo, un incontro che non si realizza senza la fede”.
In questa riscoperta della fede i giovani della Gmg saranno aiutati dai “grandi monumenti storici” e dalle “opere d’arte sparse sul territorio”, “dall’eredità spirituale all’esperienza mistica di una schiera di santi” che “ancora oggi, nel cuore dell’Europa, testimonia la fecondità della fede e della tradizione cristiana”. Il papa cita san Bonifacio, l’evangelizzatore della Germania, sant’Orsola, il filosofo sant’Alberto Magno, santa Teresa Benedetta della Croce (Edith Stein), il beato Adolph Kolping. “Questi nostri illustri fratelli nella fede, che lungo i secoli hanno tenuto alta la fiaccola della santità – ha continuato il papa - siano "modelli" e "patroni" della Giornata Mondiale della Gioventù che si sta qui celebrando”.
Alla fine Benedetto XVI ha invocato il Signore e la Vergine Maria che “da secoli veglia sul Popolo della Germania” per il futuro cammino della Chiesa e dell’intera società tedesca. E ha aggiunto: “La sua lunga storia e i grandi traguardi sociali, economici e culturali raggiunti, siano di stimolo a proseguire con rinnovato impegno sulla via dell’autentico progresso e dello sviluppo solidale non solo per la Nazione tedesca, ma anche per gli altri popoli del Continente”.
Ma infondo questi islamici che si mettono a dialogare con una religione integralista sono intgralisti pure loro,vero?
28 Dicembre 2005
PAKISTAN
Sangla Hill, celebrato il Natale nella chiesa distrutta dai musulmani
di Yaqoob K Bangash
Non ci sono stati incidenti in occasione delle funzioni natalizie nella chiesa cattolica dello Spirito Santo. Pochi giorni prima l’arcivescovo di Lahore aveva celebrato la prima messa dopo l’attacco.
Sangla Hill (AsiaNews) – I cristiani di Sangla Hill, Pakistan, hanno celebrato il Natale senza incidenti nella chiesa dello Spirito Santo, da poco restituita al culto dopo l’attacco del mese scorso da parte di migliaia di musulmani. Fonti locali riferiscono che la messa di mezzanotte e quella del 25 dicembre si sono svolte “regolarmente” con una “buona partecipazione” di fedeli; entrambe le funzioni sono state celebrate da p. Samson Dilawar, il parroco di Sangla Hill.
La chiesa dello Spirito Santo era stata distrutta il 12 novembre scorso. L’attacco era nato dopo un presunto caso di blasfemia ed era stato fomentato dai religiosi locali che dalle moschee incitavano i propri fedeli “a fare qualcosa per difendere il sacro Corano dai cristiani”. Circa 2 mila persone raccolsero l'invito, bruciando e saccheggiando le proprietà di cattolici e protestanti in questo villaggio del Punjab.
Il governo locale si è fatto carico delle spese per la riparazione della chiesa: nuove finestre, porte, altare e arredamento. L’edifico religioso è stato riconsegnato al culto il 22 dicembre. A presiedere la cerimonia, l’arcivescovo di Lahore, mons. Lawrence Saldanha. Alla prima messa erano presenti molti fedeli. Nella sua omelia mons. Saldhana ha sottolineato il bisogno di riconciliazione tra le due comunità in grado di permettere “un nuovo inizio” per i cristiani di Sangla Hill.
Subito dopo la funzione è intervenuta Asma Jahangir, attivista per i diritti umani e relatrice dell’Onu per l’intolleranza religiosa. La donna era accompagnata da alcuni esponenti della società civile e attivisti di Lahore. Jahangir ha espresso la sua solidarietà ai cristiani e ha promesso di rimanere sempre al loro fianco nel momento del bisogno.
A seguire si è svolto un incontro tra i rappresentanti di entrambe le comunità religiose, funzionari dell’amministrazione locale e il responsabile della polizia distrettuale. Maulana Zulifqar, il leader musulmano del villaggio ha sollevato sé e gli altri leader musulmani da ogni responsabilità nei fatti del 12 novembre. Anzi, egli ha dichiarato di aver provato a far desistere la folla dall’attaccare la chiesa, ma ha poi giustificato l’aggressione, definendola una reazione comprensibile e naturale.
Secondo la relatrice Onu, invece, “bisogna concentrarsi sul problema della giustizia e dell’equità”. “I responsabili e gli istigatori delle violenze devono uscire allo scoperto, scusarsi e impegnarsi a non commettere azioni simili in futuro” ha detto.
Ibrahim Salalvi, musulmano membro del Comitato provinciale di pace, si espresso contro la Legge sulla blasfemia ricordando che quasi il 65% degli ultimi casi riguarda musulmani. Egli ha inoltre dichiarato il suo appoggio all’abrogazione della Legge, richiesta con forza da tempo dai cristiani.
A conclusione dell’incontro è stato costituito un comitato di 10 membri delle due comunità incaricato di trattare e discutere eventuali questioni di tensione in futuro.
Spectrum7glr
28-12-2005, 14:25
e pensare che c'è gente che si offende se il Papa dice qualcosa di scomodo quando semplicemente fa il suo "lavoro"...mentre c'è gente che tutti i giorni per vivere la sua fede rischia la vita. :rolleyes:
e pensare che c'è gente che si offende se il Papa dice qualcosa di scomodo quando semplicemente fa il suo "lavoro"...mentre c'è gente che tutti i giorni per vivere la sua fede rischia la vita. :rolleyes:
La verità è che in entrambi i casi i cristiani a loro danno fastidio.Il cristiano (ma non solo lui) deve starsene a dire le sue preghiereine sul suo cesso,dire e fare quello che a loro fa comodo (es:mai dire che l'aborto è un crimine.I concepiti lascia che vengano eliminati e usati come cavie.Non dire che il relativismo e laicismo sprititualmente sono da condannare oltreche incompatibili con la fede) altrimenti lo fischi oppure male che vada lo ammazzi.Ma guai ad ignorarlo.
Sono in trepidazione per il prossimo post.....non farci aspettare tanto, Ewingen!!!
come vuoi,questa notizia la dedico a tutti gli anticlericali con amore
Religiosità: il ritorno della religione
[ICN-News 25/07/05, 02:00]
(ve/rna) L’ateismo non ha alcun futuro. Lo dice il professore inglese di storia del cristianesimo Alister McGrath. Statistiche relative alla situazione in molti paesi del mondo sembrano dargli ragione. Esse mostrano che la gente sta nuovamente diventando religiosa. Anche tra i propri aderenti, l’ateismo perde consensi. L’autunno scorso uno dei più noti fautori dell’ateismo, il filosofo inglese Anthony Flew, ha abbandonato la propria posizione di ateo e ha annunciato di credere a un creatore.
McGrath fa notare che oggi la maggior parte delle persone che si dichiarano atee sono anziane. Tra i giovani la “negazione di Dio” è vista con un certo sospetto. La semplice e radicale negazione di Dio operata dell’ateismo, considerata un tempo come una scelta coraggiosa e impegnativa, sembra a molti, in epoca postmoderna, “cieca e intollerante”.
Il teologo di Oxford Alister McGrath ritiene che l’ateismo sia anche storicamente ormai superato. Nell’Ottocento si riteneva che la religione fosse uno strumento che permetteva abusi di potere e favoriva l’oppressione. La storia dell’Unione Sovietica ha mostrato l’esatto contrario. In quella situazione è stato l’ateismo a mostrarsi corrotto e intollerante.
Le osservazioni di McGrath trovano riscontro anche nei calcoli di statistici della religione statunitensi. Secondo quelli, il numero di aderenti delle grandi religioni sta crescendo, oggi, più rapidamente di quanto non cresca la popolazione mondiale. La crescita del numero di chi si considera non religioso o ateo è invece meno rapida.
:asd::asd::angel:
Ps:sectrum,sia chiaro,la notiza non era rivolta contro di te :)
Israele: Alcuni Ebrei-ortodossi assalgono congregazione messianica
[Compass Direct 29/12/05]
Sabato scorso, a Beersheva, un gruppo di ebrei-ortodossi ha interrotto un culto messianico nel corso del quale due ragazze della vicina città di Arad nella parte meridionale del deserto del Neghev si sarebbero dovuto battezzare secondo il rito cristiano. Stava per iniziare la funzinoe religiosa quando più di 300 persone, fra cui molti bambini, hanno fatto irruzione nella proprietà privata della Nachalat Yeshua Messianic Congregation. Il pastore Howard Bass ha dato loro il benvenuto e li ha invitati ad accomodarsi ed assistere al culto. Il gruppo ha cominciato, però, ad aggirarsi per il locale, poi a ballare, cantare ed a mettere a soqquadro sedie e tavoli.
L'intervento di un paio di poliziotti e gli ulteriori rinforzi sono stati praticamenti inutile di fronte al numero dei disturbatori che hanno anche colpito i cristiani in faccia, allo stomaco ed alla schiena. Quando hanno scoperto la vasca battesimale, i dimostranti sono andati in escandenze, lanciandovi dentro degli oggetti e lo stesso pastore, le cui lenti multifocali sono andate in frantumi. Sono stati danneggiati un proiettore, il recinto e macchine in sosta. Scomparse le chiavi dell'immobile. Stima dei danni: 2.000 dollari.
Oggi le «forche caudine» laiciste impongono limiti e modelli a ogni posizione che cerca di affermarsi nel dibattito pubblico Ma il continuo richiamo all’eredità di Voltaire spesso nasconde contaminazioni con correnti nichiliste e «pensiero debole»
Neoilluminismo,padri e figli
Per Rorty l'anticlericalismo è un «programma politico»; Habermas, prima di aprirsi al dialogo con i credenti, voleva «tradurre» i valori religiosi
Di Edoardo Castagna
(Avvenire) C'è un certo paradosso nel continuo richiamarsi all'eredità dell'Illuminismo in tempi di «pensiero debole». Oggi i postmoderni sottolineano, da una parte, i limiti della ragione umana - che, sul versante morale, rinuncia a stabilire norme e valori validi al di là di un ristretto qui e ora - e dall'altra, si rifanno costantemente a certi principi, elaborati nel contesto culturale del Settecento europeo e ora trasformati in bussole universali. Resta l'interrogativo su quanto ci sia di realmente illuminista all'interno del "sistema" neoilluminista oggi imperante, variamente incrociato con i positivismi, i nichilismi e i relativismi che si sono via via affermati.
In Italia la corrente neoilluminista ha iniziato a formarsi subito dopo la Seconda guerra mondiale, soprattutto a Torino con Nicola Abbagnano, Norberto Bobbio e Ludovico Geymonat, anche se non mancarono gli apporti di area milanese di Antonio Banfi, Giulio Preti, Enzo Paci. Per Geymonat il nuovo razionalismo «deve essere ben più agguerrito e penetrante di quelli che caratterizzarono i secoli passati», capace di tener testa alle filosofie «mistiche e decadenti» e «di soddisfare le esigenze di ricostruzione e di logicità caratteristiche della nuova epoca». Già nel 1945 erano chiare le caratteristiche del paradigma neoilluminista: l'aggressività, la contrapposizione al sacro, l'adeguamento allo spirito moderno, il legame con la scienza. Un programma che ben si inseriva nel quadro della cultura di quell'epoca, concentrata sul campo del finito storico. Il neoilluminismo si strutturava come un orientamento filosofico empirista, attento alle scienze naturali e umane e alle nuove correnti etiche anglosassoni. Così i veri padri del neoilluminismo sembrano, più che i Voltaire o i Rousseau, i teorici delle etiche "razionali": dal neoutilitarismo di John Harsany alla metaetica non cognitivista di Richard M. Hare, ma anche fino all'etica del discorso di Jürgen Habermas.
Se oggi non si pensa più che la ragione possa illuminare qualsiasi punto oscuro che stuzzichi la curiosità umana, almeno la si ritiene capace di far bene i conti del pro e del contro. Espellendo tutto ciò che resta di "misterioso" nell'uomo e nel mondo, il modello scientifico è stato esteso anche alla morale, dove il calcolo delle conseguenze è rimasta l'unica guida etica. Lo schema, magari implicito, resta quello dell'utilitarismo, che attribuisce ugual valore a qualsiasi preferenza. L'uomo non ammette più alcuna istanza morale al di fuori dei suoi calcoli, e compito della ragione è quello di superare definitivamente gli agganci della morale alla religione, magari salvando il salvabile: «La società postsecolare - affermava Habermas prima di aprirsi, negli ultimi anni, a un più costruttivo dialogo con il pensiero cattolico testimoniato, tra l'altro, dal suo dialogo con Ratzinger raccolto in Etica, religione e Stato liberale (Morcelliana) - prosegue nei confronti della religione il lavoro che la religione compì a suo tempo sul mito. Sensazioni morali finora adeguatamente espresse solo dal linguaggio religioso potrebbero trovare una risonanza generale nella modalità della traduzione». Allo stesso modo, Abbagnano sosteneva che per scegliere un codice morale «l'uomo deve rivolgersi alla ragione critica e all'esperienza storica per decidere nel miglior modo possibile». Il corollario è uno spirito anticlericale e una riduzione della religione al privato. Per Richard Rorty «l'anticlericalismo è una visione politica, è l'idea che le istituzioni ecclesiastiche siano così pericolose per la salute delle società che la miglior cosa per loro sarebbe sparire». E anche Bobbio sottolineava che «oggi la maggior parte dei conflitti che turbano la pace nel mondo sono aggravati, resi più violenti e insolubili, da tradizionali inimicizie di carattere religioso».
La ragione si pone dei limiti e, al tempo stes so, non tollera che qualcosa sopravviva al loro esterno: nel paradigma neoilluminista l'originaria matrice settecentesca si è intrecciata con i filoni, solo apparentemente inconciliabili, del nichilismo e del relativismo. Se nel XVIII secolo l'Illuminismo era moralmente compatto - per Voltaire esisteva un'unica legge morale valida sempre e dovunque - oggi, invece, si è abbandonata l'idea di trovare una legge morale comune. Il relativismo è diventato un dogmatismo, che si crede in diritto di considerare tutto il resto come uno stadio dell'umanità superato. In assenza di un quadro di valori stabile e comunemente riconosciuto, l'appello alla libertà contro l'Ancien regime degli illuministi è degenerato in quel libertarismo, individualista all'estremo, che trova spazio su molta stampa italiana. Eugenio Scalfari, su "La Repubblica", ha offerto una sintesi del "lascito illuminista": «La relativizzazione dell'Assoluto in tutte le sue forme, un'intera e compiuta ontologia intrisa di scetticismo, sperimentalismo, irriverenza, rottura col passato, rifiuto dell'autorità e della sacralità, procedere con sentimento morale e razionalità intellettuale traendo dal buio alcune provvisorie certezze che galleggiano sull'oceano del caos».
I presupposti filosofici, insieme a un atteggiamento arrogante e sprezzante, hanno trasformato il paradigma neoilluminista in una specie di forche caudine attraverso il quale ogni pensiero deve passare, chinando il capo, se vuole essere ammesso al diritto di esistere nell'epoca della postmodernità. Gianni Vattimo arriva a scrivere che «la dissoluzione delle strutture sacrali della società cristiana, il passaggio ad un'etica dell'autonomia, della laicità dello Stato, a una meno rigida letteralità nella interpretazione dei dogmi e dei precetti, non va intesa come un venir meno o un congedo dal cristianesimo, ma come una più piena realizzazione». Dove la "realizzazione" coincide con l'adeguamento ai paletti posti dalla ragione, sia pur «debole». L'apparente paradosso di un "illuminismo" in tempi di pensiero debole si scioglie nel momento in cui l'autonomia del soggetto uscito «dallo stato di minorità» - questo sì un postulato genuinamente illuminista - è degenerata, per l'indebolirsi del quadro di valori ancora vivo nel Settecento, in un individualismo libertario, dove il soggetto, con le sue pulsioni e le sue preferenze più o meno motivate, diventa l'unica norma valida dell'agire sociale.
29 Dicembre 2005
PAKISTAN
Sangla Hill, leader cristiani minacciati di morte
di Qaiser Felix
La minaccia, telefonica, proviene da un gruppo islamico estremista che propone di “scendere a patti”. “Non possiamo farlo, perché vorrebbe dire lasciare impuniti i veri autori dell’attacco del 12 novembre”.
Sangla Hill (AsiaNews) – “Se non scendi a patti con noi entro 2 giorni, preparati a morire”. Questa è la frase con cui un uomo – che si è identificato come un appartenente all’organizzazione islamica estremista Lashkar-e-Jhangvi – ha minacciato le personalità cristiane di Sangla Hill.
Qui il 12 novembre scorso una folla composta da circa 2 mila musulmani ha attaccato le proprietà della comunità cristiana. La folla - istigata da alcuni leader religiosi che accusavano un cristiano di blasfemia – ha distrutto 3 chiese, le abitazioni di 2 pastori protestanti, un convento di suore, un ostello femminile e 2 scuole.
Saqib Sohail Batti, consigliere generale del paese, conferma ad AsiaNews che oltre a lui anche p. Samson Dilawar, parroco cattolico, ed il pastore Tajmal Perves hanno ricevuto la stessa telefonata. “Siamo stati chiamati tutti e 3 il 27 dicembre – racconta – dallo stesso uomo, che chiamava dallo stesso numero”. “Abbiamo avvertito la polizia – continua – che ha individuato il numero: un ufficio pubblico per le chiamate di Faisalabad”.
“Venire a patti con loro – spiega il Consigliere generale – significa fare pace e noi questo non possiamo farlo, perché i veri istigatori della violenza sono ancora in libertà. Se cediamo, non verranno puniti per quello che hanno fatto”.
“Siamo molto spaventati – conclude – e passiamo le giornate in casa. La polizia era stata avvertita anche prima del 12 novembre, ma non ha fatto nulla per prevenire l’attacco degli estremisti”.
29 Dicembre 2005
TURCHIA: tempi troppo lunghi per la legge sui beni delle Chiese, chiesta dall’Ue
Secondo un esperto, l’Unione europea deve tralasciare gli aspetti secondari e non avere timore di affrontare il nucleo del problema: l’effettiva libertà religiosa.
Ankara (AsiaNews) – Da anni il parlamento turco discute, ma non approva, una nuova legge sul diritto di proprietà delle comunità religiose, considerata necessaria per l’ammissione di Ankara nell’Unione europea. Secondo un autorevole esperto, è ora di affrontare il vero problema: l’effettiva libertà religiosa.
In Turchia solo alcune minoranze religiose non islamiche possono avere beni, tramite le c.d. “fondazioni della comunità”. La nuova legge - in discussione dal 2002 su pressioni dell’Unione europea - dovrebbe consentire alle comunità religiose non islamiche di mantenere le proprietà attuali (spesso detenute in modo precario) e di recuperare quelle tolte negli ultimi 70 anni. Ma – osservano le minoranze religiose – il governativo Direttorato generale per le Fondazioni afferma esserci solo 160 fondazioni oggi riconosciute dallo Stato, tra cui non rientrano, ad esempio, quelle di Chiesa cattolica, Chiese protestanti, Testimoni di Geova e Bahai: non risulta chiaro che destino avranno i beni di queste comunità.
Il governo ha difficoltà a riconoscere le fondazioni anche perché – dice Otmar Oehring, leader del gruppo cattolico tedesco Missio – dovrebbe restituire le molte proprietà tolte alle comunità religiose sin dagli anni ‘30, specie quelle cristiane ed ebree: luoghi di culto, scuole, ospedali, terreni, molti dei quali sono stati venduti e per i quali dovrebbe pagare un indennizzo.
Per attuare davvero la libertà religiosa in Turchia – aggiunge - occorre “cambiare la stessa Costituzione”, riconoscere questo diritto “sia agli individui che ai gruppi” e “approvare una legge che lo renda effettivo”, senza accontentarsi di cambiamenti secondari, che peraltro consentono al governo di evitare un reale riconoscimento di questo diritto. L’attuale art. 24 – osserva – riconosce il diritto di professare e praticare una fede, ma non garantisce la possibilità di cambiare fede o di riunirsi con altri fedeli in una comunità. Le comunità religiose non hanno il diritto di organizzarsi come credono, di possedere di beni e di gestirli, di ottenere riconoscimento legale.
Occorre anche – aggiunge – dare attuazione all’art. 9 della Convenzione europea per i diritti dell’uomo (Cedu), che garantisce piena libertà di religione. Diritto che comprende, come recita la norma, anche “la libertà, sia del singolo che della comunità, di professare la propria religione, in pubblico e in privato”. La Commissione Europea, nella Proposta per l’ammissione come partner della Turchia, ha specificato che Ankara deve prima: riconoscere piena “libertà di religione”, concetto che comprende “l’adozione di una legge” che rimuova gli ostacoli che oggi colpiscono “le minoranze religiose non musulmane e le loro associazioni, in linea con gli elevati standard europei”; “sospendere le confische e le vendite dei beni” degli enti religiosi non islamici, in attesa di una nuova legge in materia; riconoscere e attuare quanto necessario per consentire “l’effettiva libertà di pensiero, coscienza e religione sia per l’individuo che per le comunità, in linea con la Cedu” e considerando le raccomandazioni del Consiglio della Commissione europea contro razzismo e intolleranza; stabilire le condizioni per consentire la vita di queste comunità, in accordo con quanto praticato negli Stati membri, compresa la protezione legale e giudiziale delle comunità, dei loro membri, del clero e delle proprietà. Occorre riconoscere l’effettivo diritto delle comunità di organizzarsi in forme diverse dalla fondazione e di scegliersi i loro dirigenti, liberi dalle intrusioni dello Stato che spesso li ha rimossi, specie per le fondazioni delle comunità Apostolica armena e Greca ortodossa.
“Ci sono indizi – conclude – che parte della dirigenza del governativo Partito per la giustizia e lo sviluppo (Akp) possa comprendere l’importanza della libertà religiosa”, anche se “non osa dirlo, per paura di provocare i potenti ambienti militari”.
Blue Spirit
29-12-2005, 23:12
Israele: Alcuni Ebrei-ortodossi assalgono congregazione messianica
[Compass Direct 29/12/05]
Sabato scorso, a Beersheva, un gruppo di ebrei-ortodossi ha interrotto un culto messianico nel corso del quale due ragazze della vicina città di Arad nella parte meridionale del deserto del Neghev si sarebbero dovuto battezzare secondo il rito cristiano. Stava per iniziare la funzinoe religiosa quando più di 300 persone, fra cui molti bambini, hanno fatto irruzione nella proprietà privata della Nachalat Yeshua Messianic Congregation. Il pastore Howard Bass ha dato loro il benvenuto e li ha invitati ad accomodarsi ed assistere al culto. Il gruppo ha cominciato, però, ad aggirarsi per il locale, poi a ballare, cantare ed a mettere a soqquadro sedie e tavoli.
L'intervento di un paio di poliziotti e gli ulteriori rinforzi sono stati praticamenti inutile di fronte al numero dei disturbatori che hanno anche colpito i cristiani in faccia, allo stomaco ed alla schiena. Quando hanno scoperto la vasca battesimale, i dimostranti sono andati in escandenze, lanciandovi dentro degli oggetti e lo stesso pastore, le cui lenti multifocali sono andate in frantumi. Sono stati danneggiati un proiettore, il recinto e macchine in sosta. Scomparse le chiavi dell'immobile. Stima dei danni: 2.000 dollari.
Questo è molto grave. Mi chiedo cosa sarebbe successo, e cosa avrebbero detto i soliti politicamente corretti, se fosse accaduto il contrario.
P.S. Mi è giunta voce che in Israele si stia preparando un film anticristiano fortemente irrispettoso e blasfemo...mi auguro sia una bufala...hai notizie in proposito?
Blue Spirit
29-12-2005, 23:19
L’ALTRO 25 DICEMBRE
la gioia negata Celebrare il 25 dicembre rimane ancora un tabù in altre parti del mondo. Nei supermercati sauditi vengono cancellate le scritte «Merry Christmas»
C'è una fetta di mondo che festeggia un Natale «nascosto»
In Arabia pericoloso anche scambiarsi gli auguri per telefono
In Malaysia proibito cantare inni a Gesù. L’Iran «riscrive» il Vangelo
Di Camille Eid
Christmas discount. Al bazar di Kabul il mercante non ci pensa su due volte. Ogni volta che dà ai clienti il prezzo di un tappeto di Herat o del Nuristan ha cura di specificare che si tratta della cifra «prima dello sconto di Natale»: un 20 per cento. Nella parte opposta della capitale afghana, in un mercatino di prodotti artigianali locali organizzato da un'ong francese, un altoparlante diffonde una melodia natalizia. Il Natale in Afghanistan, per chi ha conosciuto i tanti divieti imposti dai taleban in materia di fede, è una novità. Anche per i familiari dei diplomatici o del personale delle tante organizzazioni presenti nel Paese che possono ora esibire senza problemi nelle loro abitazioni presepi e alberi addobbati.
Ma celebrare il Natale rimane ancora un tabù in altre parti del mondo. «Badate bene a non scambiarvi gli auguri per telefono», consiglia un diplomatico accreditato a Riad ai suoi concittadini cristiani. La polizia religiosa, i temuti mutawa'in, è in agguato sin dai primi di dicembre e la sua ossessione circa tutto ciò che possa ricordare, pur da lontano, un simbolo cristiano è ben nota. Basta dare un'occhiata alla «mostra delle contravvenzioni» sul suo sito web in cui vengono esibiti i beni illeciti sequestrati: magliette con il logo di una squadra sportiva che contiene la croce, cartoline di San Valentino, bambole Barbie.
Un comunicato del ministero dell'Interno sauditi ammonisce regolarmente i cristiani a non celebrare la nascita del «profeta Issa», come viene chiamato Gesù nel Corano, invitando i cittadini a denunciare i trasgressori. D'altra parte, nel regno wahhabita dei Saud, non è nemmeno lecito celebrare, come in altri Paesi islamici, la nascita di Maometto. Bid'a, innovazione eretica, è la motivazione. I poliziotti setacciano librerie e negozi alla ricerca di tutto ciò che possa essere impiegato nella celebrazione della festa: alberi, candele, biglietti di auguri. Nei supermercati vengono scrupolosamente cancellate le scritte Merry Christmas trovate sulla carta da imballo trascurando talvolta, per ignoranza di altre lingue straniere, i Buon Natale. I 600mila cristiani che lavorano nel regno devono così festeggiare in silenzio e privatamente, nell'intimità domestica, badando a non farsi cogliere da orecchi indiscreti. I più fortunati si recano nella propria ambasciata o consolato dove un sacerdote che risulta ufficialmente essere un impiegato di qualche ditta occidentale celebra più degnamente la festa.
Guai a infrangere il divieto. Qualche anno fa, la polizia religiosa ha fatto irruzione in una scuola inglese di Yanbu, sul Mar Rosso, dove era in corso una celebrazione attorno all'albero decorato. Babbo Natale ha dovuto prendere tempestivamente la fuga e la festa è finita tra le grida e lacrime dei bambini.
Una situazione simile è presente in Malaysia. L'anno scorso, in occasione di una celebrazione pubblica del Natale alla presenza del re e del premier, il governo ha obbligato i cristiani a togliere ogni riferimento a Cristo. Nessuna frase della Bibbia, nessuna rappresentazione della Natività. Secondo le norme, essendo il re musulmano, alla festa pubblica del Natale possono essere cantati inni natalizi cristiani solo prima dell'arrivo del sovrano nel luogo della celebrazione. Il motivo di tale restrizione, hanno spiegato i responsabili, è di «proteggere la sensibilità dei musulmani» che rappresentano il 53 per cento della popolazione. Una degradazione del Natale a un semplice evento culturale avviene poi al mega Christmas party cui assistono decine di migliaia di cittadini e turisti. Il Consiglio cristiano nazionale che riunisce le diverse confessioni cristiane della Malaysia vi asseconda purtroppo la richiesta informale del governo di non far cantare inni in cui si cita in modo esplicito il nome di Gesù. Funzionari pubblici affermano che tale richiesta viene fatta per impedire che dei leader religiosi islamici possano approfittare della situazione per suscitare reazioni fondamentaliste.
«Benedetto sia il Natale di Gesù, Verbo e Spirito di Dio» esordisce il biglietto d'auguri a firma di un ambasciatore iraniano in Europa. Peccato che lo stesso giorno ci è giunta dal suo Paese la nuova traduzione dei Vangeli in lingua farsi curata dall'Università islamica di Qom. L'introduzione, a firma dell'ayatollah Mohammad Taqi Yazdi, si propone di spiegare che si tratta di un libro falsificato. «Per i musulmani - si legge - i Vangeli non hanno alcun valore dal punto di vista religioso». (Avvenire)
Bontà loro...e meno male che qui ci si scandalizza non appena il Ruini di turno apre bocca per esprimere il proprio pensiero...questi signori qui invece negano in maniera criminale, con arroganza e violenza, dei diritti fondamentali dell'uomo e nessuno dice niente...
Questo è molto grave. Mi chiedo cosa sarebbe successo, e cosa avrebbero detto i soliti politicamente corretti, se fosse accaduto il contrario.
P.S. Mi è giunta voce che in Israele si stia preparando un film anticristiano fortemente irrispettoso e blasfemo...mi auguro sia una bufala...hai notizie in proposito?
Me lo auguro pure io.
ITALIA:Papa Ratzingher fischiato dai figli dei fiorellini (alcune parti tagliate dato che,grazie a Dio,non tutta la Margherita è anticristiana. ndewigen)
ITALIAREAZIONI RADICALI E COMUNISTI ATTACCANO L’OMELIA DEL CARDINALE. CALGARO LO DIFENDE, INSIEME AD AN E FORZA ITALIA
«Sua Eminenza fa troppa politica»
27/12/2005
«Il Cardinale fa politica con la Messa di Natale. Siamo preoccupati per la laicità dello Stato». Attaccano Silvio Viale (Rosa nel pugno), Vincenzo Chieppa (Pdci) e Gianni Favaro (Prc).
«Uno stato laico non zittisce nessuno.Bene ha fatto il cardinale ad intervenire per difendere la libera espressione del pensiero della Chiesa cattolica», replica Marco Calgaro, vicesindaco di Torino e segretario provinciale della Margherita. Anche An e Forza Italia si schierano a fianco della Chiesa: «Giusto difendere la libertà di espressione».
L’omelia di Natale di monsignor Severino Poletto divide il mondo politico, soprattutto il centrosinistra, e diventa l’occasione per un confronto sulla laicità dello stato.
Nell’omelia di Natale, monsignor Poletto è tornato sulla contestazione subita nei giorni scorsi da un gruppo di giovani - «Poletto stai zitto, l’aborto è un diritto», c’era scritto su uno striscione appeso sui muri dell’Arcivescovado per ribadire che «la Chiesa non può essere zittita perché è come voler zittire la parola di Dio».
L’intervento del Cardinale scatena una polemica politica. Secondo Silvio Viale «si è trattato di una speculazione politica sulla Messa di Natale, che ha preso a pretesto una contestazione ingenua ed innocua di alcuni giorni prima. Come se io prendessi a pretesto le” minacce di morte”, zeppe di citazioni bibliche e religiose, che ho ricevuto in questi mesi, l’ultima proprio alla vigilia di Natale, per indicare nella Curia e nei cattolici chi vuole zittirmi ed annientarmi».
Conclude: «Nessuno vuole zittire Severino Poletto, ma chiedergli solo il senso della misura». Conclude: «Altro che zittito, c’è piuttosto da rivendicare la par-condicio nei confronti di una presenza così straripante».
Per Vincenzo Chieppa, segretario provinciale dei Comunisti Italiani «il Cardinale da molto tempo si comporta come un uomo politico, interviene su ogni argomento. Come tale deve saper accettare le critiche». Aggiunge Luca Robotti, capogruppo in Regione: «Nessuno chiede il silenzio del Cardinale ma il rispetto per le istituzioni democratiche del nostro paese e delle leggi si». E Gianni Favaro, segretario di Rifondazione Comunista ribalta la questione: «Il problema è diverso: esiste la stessa possibilità di esprimersi che ha il Cardinale per difendere la laicità dello Stato? Monsignor Poletto parla, chi lo contesta viene accusato di vilipendio. Qui si sta mettendo a rischio la democrazia».
Marco Calgaro, vicesindaco della Margherita, non «vede in questa affermazione del principio di libertà di espressione della Chiesa un rischio per la laicità dello Stato. Nel rispetto delle posizioni di ciascuno non vedo perché dobbiamo interpretare questo intervento come un attacco allo stato laico».
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[I]«Nessuno vuole zittire Severino Poletto, ma chiedergli solo il senso della misura». Conclude: «Altro che zittito, c’è piuttosto da rivendicare la par-condicio nei confronti di una presenza così straripante»
Parcondicio nei confronti del laicismo in un luogo.... cristiano :rotfl: :rotfl:
EGITTO
30/12/2005 - 09:39
Caricati profughi sudanesi, 10 morti
IL CAIRO - Dieci profughi sudanesi sono stati uccisi, stamattina, quando la polizia è intervenuta per evacuare con la forza migliaia di sudanesi che si erano accampati da settimane nei pressi dell'ufficio dell'Onu per i rifugiati al Cairo. Lo afferma un comunicato del ministero dell'interno, secondo cui una ventina di profughi sono inoltre rimasti feriti.
"C'è stato il panico e trenta persone sono rimaste ferite, una decina delle quali sono morte in ospedale", afferma il comunicato. Il ministero precisa che la "gran parte" delle vittime sono giovani o persone anziane.
La polizia in assetto antisommossa ha evacuato all'alba circa tremila profughi che hanno opposto resistenza. Testimoni riferiscono di una violenta battaglia che si è svolta tra le tende e gli alberelli di Natale che i sudanesi, molti cristiani, avevano allestito nel campo.(Ticinonline)
EGITTO 30/12/2005 15.19
SUDANESI, CHI E QUANTI SONO
I profughi sgombrati stamani con la forza dalla polizia egiziana al Cairo fanno parte delle decine di migliaia di sudanesi arrivati in Egitto soprattutto negli ultimi anni. Secondo le statistiche dell’Alto Commissariato dell’Onu per i rifugiati (Acnur), dal 1998 al 2004 oltre 50.000 civili hanno varcato il confine del Sudan in cerca di asilo. “Negli ultimi cinque anni si è verificata una grande crescita della comunità sud-sudanese nella capitale egiziana soprattutto per la riapertura delle frontiere tra i due Paesi” spiega dal un missionario comboniano impegnato nella pastorale dei rifugiati al Cairo. Tra i motivi che hanno spinto i sudanesi ad abbandonare il loro Paese, anche il peggioramento della situazione bellica (nel 2005 è stato però firmato l’accordo di pace che ha posto fine al conflitto tra il governo sudanese Khartoum e gli indipendentisti del Sud) e l’ampliamento dei programmi di accoglienza sostenuti da alcuni governi occidentali. L’Acnur stima che alla fine del 2004 in Egitto si trovavano in totale 20.428 rifugiati, di cui 14.999 sudanesi, quasi 4.000 somali e alcune centinaia provenienti da Yemen, Etiopia, Eritrea ed altri Paesi. Nei primi undici mesi del 2004, secondo le stesse fonti, oltre 7.800 persone hanno richiesto asilo in Egitto. Il maggior numero di rifugiati sudanesi del Cairo vive nel quartiere di Abbassyia, dove la Chiesa del Sacro Cuore di Sakakini, costruita negli anni ’20 dalla comunità cattolica-latina - all’epoca composta principalmente da francesi ed italiani che in seguito alla rivoluzione nasseriana hanno lasciato l’Egitto – si occupa della loro accoglienza e integrazione; è gestita dai missionari comboniani. Vi sono poi almeno altre tre aree dove è stato avviato un intervento pastorale urgente ed indispensabile per i sudanesi: Maadi, nel Sud della metropoli, Medinat el-Nasr, a nord verso l’aeroporto e a Zeitun, zona abbastanza centrale e molto popolosa. La presenza di Chiese Cattoliche in almeno due di queste aree ha permesso l’avvio e lo sviluppo di varie attività religiose e non: a Zeitun presso i Padri Salesiani e a Maadi presso Padri Francescani. In queste strutture i profughi sudanesi trovano anche un aiuto concreto per affrontare i loro principali problemi: l’alloggio, l’istruzione, la salute (molti i malati di tubercolosi che necessitano di assistenza e le donne che devono essere assistite durante la gravidanza) e l’assistenza legale. “Agli inizi degli anni Ottanta – spiega ancora il comboniano - la comunità sud-sudanese nella capitale era costituita prevalentemente da studenti universitari beneficiari di borse di studio nelle università egiziane. Fu loro offerta la possibilità di ritrovarsi a pregare e avviare un club in alcuni locali della Chiesa di Sakakini che in quel momento non erano utilizzati”. In seguito al deteriorarsi della situazione in Sudan, il numero di sud-sudanesi in Cairo ha cominciato a crescere perché molti studenti hanno portato in Egitto le loro famiglie e altri ne sono arrivati.
30 Dicembre 2005
INDONESIA
“Serie” minacce contro 31 chiese in Indonesia
di Benteng Reges
L’avvertimento, arrivato tramite Sms, annuncia: per il Nuovo anno a Kupang “stessa sorte di Bali”. La zona è a maggioranza cattolica e protestante. Dispiegati oltre 2 mila uomini tra polizia e esercito.
Jakarta (AsiaNews) – Alto lo stato d’allerta nella provincia a maggioranza cristiana di East Nusa Tenggara (Ntt, isola di Timor) dopo “serie” minacce di attentati alle chiese locali per le celebrazioni del Nuovo anno. La radio Timor Voice ha ricevuto il 28 dicembre un Sms anonimo, che annunciava imminenti bombe nella zona. Il messaggio, inviato tramite telefono cellulare, avvertiva: “Alla vigilia del Nuovo anno a 31 chiese di Kupang - capoluogo della provincia – toccherà la stessa sorte di Bali per le bombe di ottobre. Dal capo della Jemaah Islamiyah (Ji) della regione orientale. Lo jihad per il Grande Profeta Maometto”.
Secondo il capo della polizia di Ntt, Robert Bellarminus Sadarum, la minaccia rappresenta un “serio e imminente pericolo” per tutta la comunità cristiana della provincia. L’Ntt è una zona a maggioranza cattolica e protestante.
L’Ufficio del Consiglio degli ulema indonesiani a Ntt nega la presenza della Ji nella provincia. La pubblica sicurezza ha, comunque, dispiegato circa 2.250 uomini tra poliziotti e militari. Saduram ha aggiunto che “alla vigilia del Nuovo anno verrà aumento il controllo presso le chiese”. La polizia ha anche invitato gli abitanti di Kupang a mantenere alta l’attenzione e a segnalare i “nuovi arrivati” sospetti.
Intanto Widodo AS, il ministro per gli Affari legali, politici e di sicurezza ha emesso un comunicato, nel quale avverte della reale possibilità di attacchi terroristici nei prossimi giorni. Il ministero sta infatti investigando sui possibili legami tra alcune recenti rapine, avvenute a Yogyakarta, Jakarta e Tangerang, e i piani del terrorismo.
Secondo Widodo, le rapine potrebbero servire a condurre attività terroristiche, che risentono di una generale carenza di finanziamenti economici dai Paesi stranieri. Ansyaad Mbai, ex generale dell’esercito ora a capo del desk antiterrorismo del dicastero di Widodo, ricorda che le bome di Bali del 2002 erano state precedute da una grande rapina a Serang, provincia di Banten.
SUDAFRICA 30/12/2005 14.38
UCCISA MISSIONARIA INFERMIERA ORIGINARIA DELLA SVIZZERA
(MISNA) Una religiosa orsolina svizzera, suor Margaret Branchen, è stata uccisa da un uomo armato non identificato nella clinica dove prestava servizio a Ngqeleni, vicino Mthatha, in Sudafrica. L’omicidio è avvenuto mercoledì ma la notizia è stata riportata solo oggi dalla stampa sudafricana e da quella elvetica. Una religiosa della ‘Compagnia di Santa Orsola’ di Brigue (cantone del Valais, Svizzera), consorella della vittima, ha confermato l’accaduto alla MISNA, precisando che i funerali si terranno lunedì prossimo in Sudafrica. Suor Margaret, 74 anni, infermiera specializzata in ostetricia, si trovava da tempo nel Paese africano e lavorava presso la clinica privata St. Mary Hospital. Secondo la polizia, l’assassino avrebbe agito a scopo di rapina.
EGITTO
30/12/2005 - 09:39
Caricati profughi sudanesi, 10 morti
EGITTO 30/12/2005 16.54
RIFUGIATI SUDANESI: AUMENTA BILANCIO VITTIME, CLIMA DI PAURA TRA I PROFUGHI
Potrebbero essere 26, tra cui 7 bambini, i sudanesi morti nell’attacco della polizia avvenuto nelle prime ore di questa mattina nel campo profughi improvvisato in un giardino pubblico del Cairo, che secondo un bilancio aggiornato della polizia ha provocato 20 vittime e una cinquantina di feriti, tra cui 23 agenti: lo ha detto ad alcuni media uno dei responsabili dei sudanesi. Fonti della MISNA intanto riferiscono di una comunità terrorizzata. “I sudanesi al Cairo sono tutti chiusi in casa e stanno vivendo ore di paura e di angoscia, anche perché ancora non si conosce ancora né l’identità né il numero esatto dei morti nell’attacco della polizia” dice alla MISNA suor Fiorangela Morlacchi, missionaria canossiana che nella capitale egiziana gestisce un centro con scuola materna, elementare e corsi professionali per i rifugiati sudanesi e i loro figli, oltre che per gli egiziani meno abbienti. “Anch’io sto provando pena e angoscia – prosegue la canossiana nata a Corbetta (Milano) 45 anni fa – perché nei giorni passati, tra i sudanesi che in quel giardino protestavano per chiedere il trasferimento all’estero, c’erano anche alcuni dei bambini che frequentano la nostra scuola…”. Suor Fiorangela aggiunge che in realtà era nell’aria da tempo un possibile intervento della polizia, dato che al Cairo le manifestazioni pubbliche sono proibite, mentre questa andava avanti ormai da mesi: “Si pensava che le forze dell’ordine avrebbero provveduto a sgombrare la zona già in occasione del Ramadan, mese sacro ai musulmani, ma nessuno arrivava a ipotizzare una violenza di tale portata”. La religiosa è amareggiata anche perché “nessuno finora aveva scritto o parlato di questa protesta e, come troppo spesso succede in questi casi, se ne è dato notizia solo quando è successo qualcosa di molto grave”. I sudanesi, ricorda infine suor Fiorangela, “hanno sempre sofferto e tuttora soffrono, e adesso, con quest’ultimo atto di violenza, non fanno che sprofondare nel dolore quotidiano”.
PALESTINA-ISRAELE
Le vere ragioni del declino di Betlemme
Quest’anno, per Natale, sono giunti a Betlemme più pellegrini cristiani dell’anno scorso, ma comunque molto meno di quelli che arrivavano per le feste natalizie nei primi anni ’90. La stessa popolazione cristiana della città natale di Gesù è ai minimi storici.
E immancabilmente, durante i giorni di Natale, molti leader del mondo, insieme a centinaia di testate giornalistiche, hanno colto l’occasione per incolpare Israele del declino di Betlemme, spesso citando false informazioni quando una semplice chiacchierata con gli abitanti della città permette di capire che le cose stanno in modo completamente diverso. Gli abitanti di Betlemme dicono chiaramente che la ragione dell’allontanamento dei cristiani sta nelle vessazioni che subiscono da parte musulmana.
“Tutte queste storie su Israele che farebbe patire i cristiani al punto da spingerli ad andarsene sono pure sciocchezze – dice a World Net Daily un esponente di rango della comunità cristiana locale – Se volete sapere cosa è davvero in gioco, venite semplicemente durante il resto dell’anno a vedere le intimidazioni da parte dei musulmani. Bruciano i nostri negozi, costruiscono moschee davanti alle nostre chiese, si impadroniscono delle nostre proprietà e negato i nostri diritti. E ci sono stati stupri e sequestri delle donne. Per cui non venitemi a parlare di Israele. Sono i musulmani”.
L’esponete cristiano, come molti suoi correligionari della strada a Betlemme, non vuole che il suo nome venga pubblicato perché teme rappresaglie. La popolazione cristiana di Betlemme è calata drasticamente dopo che l’Autorità Palestinese assunse il controllo della città nel dicembre 1995. I cristiani, pari un tempo al 90% della popolazione, oggi sono meno del 25%. Le feste natalizie hanno attirato quest’anno circa 30.000 pellegrini: diecimila più dell’anno scorso, ma pur sempre molto meno dei 150.000 del 1994.
Molti cristiani di Betlemme confermano a World Net Daily di essere costretti a fare i conti continuamente con manifestazioni di ostilità da parte musulmana. Un negoziante di bigiotteria cita a titolo di esempio le bande di islamici che vandalizzano le proprietà dei cristiani, l’Autorità Palestinese che ha sostituito la dirigenza cittadina cristiana con un’altra musulmana, le fazioni armate palestinese che provocano tensioni. Un incidente di questo tipo, che certo non ha aiutato i cristiani in piene feste natalizie, è avvenuto la settimana scorsa quando un gruppo di terroristi palestinesi delle Brigate Martiri di al-Aqsa ha preso d’assalto armi alla mano il municipio di Betlemme, che si trova sulla stessa piazza della Basilica della Natività. Dice il negoziante: “Veniamo continuamente molestati, ma non potete sapere la verità perché nessuno ha il coraggio di parlare pubblicamente di ciò che fanno i musulmani”.
Al contrario, molti leader presenti alla Messa di Natale a Betlemme hanno colto l’occasione per incolpare Israele della recente costruzione della barriera difensiva nella zona, causa – a loro dire – delle sofferenze dei cristiani. Nel discorso di mezzanotte trasmesso dalla televisione, il presidente dell’Autorità Palestinese Mahmoud Abbas (Abu Mazen) ha detto che “i palestinesi vogliono un ponte di pace al posto dei muri degli israeliani. Purtroppo Israele insiste con la sua politica distruttiva e trasforma la nostra terra in una grande prigione”. Il Patriarca latino di Gerusalemme Michel Sabbah, parlando nella chiesa di Santa Caterina adiacente a quella della Natività, ha chiesto a Israele di rimuovere la “barriera di separazione, che provoca ogni genere di tormento e impedisce una vita normale a Betlemme”. L’arcivescovo di Westminster, Cormac Murphy-O'Connor, ha sollecitato Israele “a costruire ponti e non muri” accusando gli israeliani di “costringere i cristiani ad abbandonare la terra dove sono nati a causa della situazione politica”. Anche da un rapido sguardo sulla stampa occidentale del periodo natalizio, Israele emerge come il maggior responsabile del declino delle condizioni di vita dei cristiani e del calo della loro consistenza a Betlemme.
Secondo HonestReporting.com, molte di queste corrispondenze sono basate su dati semplicemente sbagliati. Ad esempio, contrariamente a quanto riportato da molti giornali, Betlemme non è affatto “circondata” dalla barriera difensiva israeliana. La barriera sorge solo dove il territorio municipale di Betlemme confina con quello di Gerusalemme, e solo una piccola parte di questa barriera consiste in un muro di cemento, e cioè là dove era necessario impedire i tiri dei cecchini contro auto israeliane in transito.
Negli ultimissimi tempi, inoltre, diversamente dal quadro disastroso ripetuto senza verifiche da molti mass-media, l’economia di Betlemme è significativamente migliorata. L’afflusso totale di turisti è raddoppiato rispetto all’anno scorso e le principali industrie della città sono in ripresa: il tessile segna un + 50%, l’esportazione di pietra e marmo + 40%, i trasporti commerciali + 20%. Incrementi che hanno comportato un afflusso di milioni di dollari nell’economia locale, al quale hanno contribuito anche gli sforzi delle Forze di Difesa israeliane che cercano di facilitare sempre più l’accesso di turisti, commercianti e pellegrini nonostante i perduranti rischi per la sicurezza degli israeliani. “Cerchiamo di sveltire il passaggio evitando di controllare tutti gli autobus di turisti, ma operando piuttosto controlli campione”, spiega il colonnello Aviv Feigel. Le Forze di Difesa israeliane hanno anche istituito un servizio di bus navetta verso Betlemme per accorciare il tempo di trasferimento verso la città.
Per anni Betlemme è stata in gran parte cristiana. Ma quando ne ha assunto il controllo nel 1995, l’Autorità Palestinese ne ha ufficialmente allargato i confini municipali andando ad includere non meno di 30.000 musulmani residenti nei villaggi e nei campi palestinesi circostanti, fino a creare una maggioranza musulmana. A quel punto l’allora leader dell’Olp Yasser Arafat sostituì unilateralmente il consiglio municipale, prevalentemente cristiano, con una nuova dirigenza prevalentemente musulmana: ecco un altro fatto che non viene quasi mai riportato dalla stampa occidentale.
(Da: World Net Daily, YnetNews, 27.12.05)
Il diritto di essere se stessi
[ICN-News 31/12/05]
Di Rocco Buttiglione
Benedetto XVI torna sul tema della libertà religiosa. Oggi nel mondo la libertà religiosa per i cristiani è minacciata in molte parti del mondo, in modo particolare in Cina e nel mondo islamico. È bene dirlo con chiarezza davanti alla ipocrisia del “politicamente corretto”: essere cristiano in Cina, essere cristiano nella gran parte dei paesi islamici significa essere discriminato nelle proprie prospettive professionali, essere marginalizzato sulla scena politica e, nel migliore dei casi, essere un cittadino di seconda categoria. Nel peggiore dei casi, invece, che non è affatto infrequente, c’è il pogrom, l’assassinio di massa, la fuga per salvare la vita lasciando la propria terra ed i beni frutto del lavoro di una vita. Davanti a questa colossale violazione dei diritti dell’uomo che avviene oggi, l’Occidente è sonnolento. L’odio dell’Europa contro se stessa ci ha indotti ad interiorizzare l’idea che gli europei ed i cristiani, anzi, gli europei in quanto cristiani, devono essere i colpevoli di tutti i mali del mondo. Davanti a questa storia di dolori ed a questa scia di sangue che ci raggiunge da ogni parte del mondo in cui i cristiani sono le vittime innocenti, l’Europa, vergognosamente, tace.
Noi proponiamo che i diritti umani, e fra essi quello di libertà religiosa, vengano messi al primo posto nell’agenda politica dell’Unione Europea e dei paesi europei. uando i nostri rappresentanti vanno in giro nel mondo chiedano sempre ai nostri interlocutori il rispetto di questi diritti e spieghino anche, almeno nei casi più gravi di violazione, che non possiamo tranquillamente commerciare o fare affari con chi reprime nel sangue elementari diritti di libertà.
Il Papa però non ha parlato solo della persecuzione dei cristiani in diversi paesi del cosiddetto Terzo Mondo.
Giovanni Paolo II ha parlato anche della emarginazione e discriminazione dei cristiani nel mondo occidentale ed in particolare in Europa. Già in occasione dell’“affare Buttiglione” il cardinale Ratzinger era intervenuto con grande coraggio e grande limpidezza intellettuale. Il relativismo etico è diventato una nuova ideologia di stato che discrimina tutti coloro che credono in una verità oggettiva e fra essi i cristiani.
Benedetto XVI torna sul tema della libertà religiosa. Oggi nel mondo la libertà religiosa per i cristiani è minacciata in molte parti del mondo, in modo particolare in Cina e nel mondo islamico. È bene dirlo con chiarezza davanti alla ipocrisia del “politicamente corretto”: essere cristiano in Cina, essere cristiano nella gran parte dei paesi islamici significa essere discriminato nelle proprie prospettive professionali, essere marginalizzato sulla scena politica e, nel migliore dei casi, essere un cittadino di seconda categoria. Nel peggiore dei casi, invece, che non è affatto infrequente, c’è il pogrom, l’assassinio di massa, la fuga per salvare la vita lasciando la propria terra ed i beni frutto del lavoro di una vita. Davanti a questa colossale violazione dei diritti dell’uomo che avviene oggi, l’Occidente è sonnolento. L’odio dell’Europa contro se stessa ci ha indotti ad interiorizzare l’idea che gli europei ed i cristiani, anzi, gli europei in quanto cristiani, devono essere i colpevoli di tutti i mali del mondo. Davanti a questa storia di dolori ed a questa scia di sangue che ci raggiunge da ogni parte del mondo in cui i cristiani sono le vittime innocenti, l’Europa, vergognosamente, tace.
Noi proponiamo che i diritti umani, e fra essi quello di libertà religiosa, vengano messi al primo posto nell’agenda politica dell’Unione Europea e dei paesi europei. uando i nostri rappresentanti vanno in giro nel mondo chiedano sempre ai nostri interlocutori il rispetto di questi diritti e spieghino anche, almeno nei casi più gravi di violazione, che non possiamo tranquillamente commerciare o fare affari con chi reprime nel sangue elementari diritti di libertà.
Il Papa però non ha parlato solo della persecuzione dei cristiani in diversi paesi del cosiddetto Terzo Mondo.
Giovanni Paolo II ha parlato anche della emarginazione e discriminazione dei cristiani nel mondo occidentale ed in particolare in Europa. Già in occasione dell’“affare Buttiglione” il cardinale Ratzinger era intervenuto con grande coraggio e grande limpidezza intellettuale. Il relativismo etico è diventato una nuova ideologia di stato che discrimina tutti coloro che credono in una verità oggettiva e fra essi i cristiani. Ciò distrugge il principio di tolleranza che sta alla base della convivenza civile nelle nostre democrazie occidentali. Il principio di tolleranza dice che l’altro ha il diritto di sbagliare. Finché si muove nella sua sfera privata ciascuno ha il diritto di far uso delle proprie libertà guidato dalla propria ragione. La verità non può essere imposta, essa dà i suoi frutti di liberazione solo se è accolta dalla libertà dell’altro. Ognuno di noi ha il suo cammino verso la verità che passa anche attraverso l’errore ed il peccato. Solo Dio, alla fine, sarà giudice di ciascuno perché solo Dio conosce la coscienza di ogni uomo. Io ho il diritto di credere alla verità che ho incontrato, ho il diritto di pensare che alcune cose siano giuste ed altre sbagliate ma non ho il diritto di imporre queste mie convinzioni ad altri. Ho, invece, il diritto di proporle. Secondo il nuovo principio di intolleranza relativistica io non ho il diritto di pensare che alcune cose siano giuste ed altre sbagliate. Non solo devo, per esempio, rispettare il diritto degli omosessuali, ma devo pensare che l’omosessualità in sé sia eticamente positiva.
Se di qualcosa si può dare un giudizio negativo questo non sarà mai il permissivismo sessuale ma l’idea di famiglia, cioè l’idea che sia cosa positiva incanalare l’istinto sessuale verso una convivenza stabile di una donna e di un uomo che generano dei figli, li allevano, li educano e li sostengono nelle prove della vita. In effetti se si guarda ai modelli culturali proposti dai mezzi di comunicazione di massa è difficile sottrarsi all’impressione che l’unico oggetto lecito di biasimo sia la fede cristiana e la morale cosiddetta tradizionale. Gli effetti di dissoluzione sociale, di disorientamento delle giovani generazioni, di sofferenza psichica e fisica che derivano da questo atteggiamento sono sotto gli occhi di tutti. Molte volte i cristiani appaiono sottomessi e quasi rassegnati a questa diffamazione ed a questa discriminazione. Il Papa ci invita a difendere la nostra dignità ed i nostri diritti. Facendolo difendiamo contemporaneamente il diritto dell’Europa ad essere se stessa e ad avere un futuro
Nel 2005 sono 26 i caduti
La geografia dei martiri mappa di nuovo impegno
Andrea Riccardi
(Avvenire) I cristiani continuano a morire per la fede e la carità. Secondo il Dossier Fides ben 26 [religiosi di denominazione cattolica] sono caduti nel 2005. E’ una cifra difettosa, perché è difficile conoscere tutte le pieghe del vissuto cristiano. Ci sono "martiri" che, forse, resteranno ignoti. Fonti caldee mi hanno parlato, in tempi recenti, dell’assassinio di una laica cristiana in Iraq per motivi religiosi, che non trovo in questo elenco. I nomi dei caduti di questo rapporto sono legati all’attività pastorale della Chiesa. E sono già tanti. Il martirio accompagna la Chiesa in questo nuovo secolo. Giovanni Paolo II lo aveva detto: la Chiesa torna ad essere Chiesa di martiri.
Si può tracciare una geografia del martirio nel 2005, che fa riflettere sui dolori della comunità ecclesiale e civile del mondo. L’America Latina ha avuto 12 caduti, di cui cinque in Colombia. Lì la Chiesa condivide in profondità la situazione di un paese senza pace da decenni. Padre Sanchez, di soli 32 anni, è stato ucciso davanti ai suoi alunni perché impegnato a tenerli lontano dalla violenza terroristica. La sua figura ricorda Padre Puglisi, che ha liberato tanti giovani dal culto mafioso della violenza. Testimoniare il valore della pace è un grande capitolo dell’impegno dei cristiani per un mondo liberato dalla violenza e dalla guerra.
L’Africa ha avuto otto martiri. Non è facile vivere in un continente segnato da grandi povertà, dalla guerra, dalla malattia, da una diffusa violenza. Ma un gesuita belga di 72 anni, padre de Haes, era in Congo dal 1959 partecipe di tutte le vicende dolorose del paese finché, nel maggio scorso, non è stato assassinato. Il congolese padre Djikulu si era recato in missione di pace presso un temuto capo ribelle, per chiedergli di smetterla con il terrore. Il suo corpo e quello del suo collaboratore, Simon Kayimbi, sono stati mutilati e bruciati. In Kenya, è stato ucciso il vescovo Locatelli (di origine piemontese), 77 anni, nel paese da 40.
La vita e la lotta della Chiesa in Africa rappresentano u na grande risorsa di fede e di pace per questo continente il cui futuro è ancora buio. Ma si muore anche in Europa: in Belgio, padre De Leener, noto per l’ospitalità agli immigrati, è stato ucciso da uno di essi. Ben sette caduti sono morti in missione, lontano dal loro paese di origine.
Il Novecento ha conosciuto tanti missionari uccisi. Il loro sangue, spesso sparso con quello dei cristiani del luogo, costituisce ancora un ponte tra mondi diversi, che l’attuale logica di scontro sembra allontanare tra di loro. I missionari si sono fatti vicini a chi normalmente, nel loro paese, è considerato, se non nemico, quantomeno estraneo. Con la loro vita e la loro morte dicono che quei paesi sono irrinunciabili per la Chiesa. E’ una visione del mondo che non corrisponde alle scelte politiche ed economiche del presente.
La geografia del martirio mostra una fede e un amore forti, anche se vissuti da gente fragile. Nemmeno la morte può spegnerli. Su questo, noi cristiani dovremmo soffermarci: essere cristiani è qualcosa di tremendamente serio. Si è chiesto Benedetto XVI: "Come non dire poi che dappertutto, anche là dove non v’è persecuzione, vivere con coerenza il Vangelo comporta un alto prezzo da pagare?". Sì, infatti il Vangelo comporta il prezzo "dolce" di amare con un amore più grande gli uomini di ogni terra, di vivere la fede come cuore dell’esistenza. Questo emerge dal testamento dei 26 nuovi martiri del 2005. Per coglierlo bisogna accettare lo "scandalo" di vite spese per l’unico necessario, tanto più umili e quindi più grandi di quelle di noi cristiani medi.
INDONESIA 31/12/2005 9.20
SULAWESI: BOMBA AL MERCATO, MORTI E FERITI
(Misna)L’esplosione di una bomba ha provocato almeno 8 morti e 45 feriti in un mercato affollato di Palu, capitale della provincia centrale di Sulawesi (Celebes), famoso per la carne di maiale: secondo alcuni testimoni citati dal quotidiano ‘Jakarta Post’, l’ordigno è deflagrato di fronte a una macelleria mentre numerosi cristiani facevano le loro compere per la cena dell’ultimo dell’anno. “Era una bomba di fabbricazione artigianale imbottita di chiodi” ha riferito il generale Paulus Purwok, portavoce della polizia nazionale. Secondo l’agenzia ufficiale Antara un altro ordigno inesploso sarebbe stato rinvenuto non lontano dal luogo dell'esplosione. Il presidente Susilo Bambang Yudhoyono ha fermamente condannato l’attentato e ordinato l’apertura di un’inchiesta. Le autorità indonesiane avevano avvertito del rischio di possibili attentati di matrice islamica durante le feste natalizie, rafforzando le misure di sicurezza nell’arcipelago. Il 29 ottobre scorso nella località di Poso tre ragazze cristiane erano state decapitate, facendo temere lo scoppio di nuove tensioni tra le comunità musulmane e cristiane già protagoniste tra il 1998 e il 2002 di un sanguinoso conflitto concluso con la morte di almeno 2000 persone.
Pakistan, sciopero della fame per la pace a Sangla Hill
02/01/06
di Qaiser Felix
Arcivescovo di Lahore: è una protesta contro il “freddo” atteggiamento del governo verso la tragedia dei cristiani colpiti dall'estremismo islamico. La speranza in un nuovo anno migliore per le minoranze religiose in Pakistan.
Lahore (AsiaNews) – Uno sciopero della fame simbolico per protestare contro il “freddo” atteggiamento del governo verso la tragedia di Sangla Hill, il villaggio pakistano attaccato da una folla di estremisti musulmani il 12 novembre. Con queste parole mons. Lawrence Saldanha ha spiegato ad AsiaNews l’iniziativa svoltasi ieri a Lahore a favore dell’armonia interreligiosa nel Paese. All’evento, promosso dalla Commissione giustizia e pace di cui Saldanha è presidente, hanno aderito numerose organizzazioni, cristiane e musulmane, per i diritti umani.
“Il 2005 – ricorda il presule, anche arcivescovo di Lahore – non è stato un buon anno per le minoranze religiose in Pakistan, ma per il 2006 speriamo in meglio”. “Continueremo a pregare – ha aggiunto – e a combattere per un Paese prospero e in pace”.
Tutti gli intervenuti alla manifestazione hanno chiesto a gran voce la fine della diffusa intolleranza religiosa. A 50 giorni dall’attacco, in cui sono state distrutte chiese e proprietà di cristiani, le autorità non hanno ancora fatto luce su quei fatti, mentre numerose persone continuano a rimanere in carcere ingiustamente. Secondo i partecipanti allo sciopero della fame, a Sangla Hill cristiani e musulmani, nonostante il loro desiderio di pace, sono vittime della noncuranza del governo che non gestisce la situazione in modo adeguato.
Dopo aver espresso “profonda preoccupazione” per la situazione a Sangla Hill, al termine della manifestazione i promotori hanno ribadito le loro richieste evidenziando le mancanze delle autorità:
-Yousaf Masih, ritenuto colpevole di aver dissacrato il Corano, è ancora detenuto in modo illegale. La sua incarcerazione viola la Sezione 156-A del Codice di procedura criminale che prevede un inchiesta del soprintendente di polizia prima di registrare un caso di blasfemia. Questo non si è verificato con Masih. Il presunto caso di blasfemia, avvenuto l’11 novembre, è stato la scintilla che ha innescato gli attacchi al villaggio.
- 86 musulmani sono stati arrestati senza indagini con l’accusa di aver bruciato 3 chiese, 2 scuole e diverse abitazioni di cristiani. Il fatto continua a creare tensioni con i parenti dei detenuti che pretendono la loro liberazione.
- Mancano fondi per riparare le chiese, scuole e gli edifici distrutti dall’assalto.
- Polizia e amministrazione locale non rispondono in modo adeguato agli episodi di minaccia e intimidazione di cui ancora sono vittime i cristiani.
Quello che propongono le organizzazioni intervenute alla protesta pacifica di ieri è:
- Rendere pubblici i risultati dell’inchiesta distrettuale sui fatti di Sangla Hill, conclusa già il 28 novembre scorso.
- Accelerare le indagini per consegnare i reali responsabili alla giustizia, perché ulteriori ritardi incoraggiano solo le iniziative di chi usa la religione per creare un regno del terrore.
- Liberare tutti gli innocenti, compreso Masih.
- Abolire completamente le “ambigue, difettose e mal redatte" leggi sulla blasfemia, di cui nel Paese si assiste a un frequente abuso.
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