View Full Version : Nucleare in Italia, approvata la legge delega: primi reattori ipotizzati tra il 2034 e il 2035
ninja750
22-06-2026, 15:51
Fingete di ignorare il fatto che se dovesse mancare il raffreddamento in una centrale nucleare può avere effetti catastrofici mentre sulle altre al massimo non funziona o semplicemente si guasta.
è capitato ben una volta nella storia dell'umanità e ci è voluto un megasisma da magnitudo 9
destroyer85
22-06-2026, 15:54
Sai perché è successo? Perché se qualcosa può andar male lo farà.
ninja750
22-06-2026, 16:03
Sai perché è successo? Perché se qualcosa può andar male lo farà.
allora non costruiamo più centrali ponti dighe satelliti e stiamo chiusi in casa
destroyer85
22-06-2026, 16:08
Tu ritieni accettabile il rischio che di tanto in tanto qualche area del pianeta possa essere resa non abilitabile per millenni, secondo me è un rischio non accettabile.
Ritengo, invece, accettabile il rischio di qualche morto in caso di crollo di un ponte, la caduta di un satellite la frana che lascia intatta la diga ma spazza via 3 paesi.
Il tema degli eventi catastrofici stile Chernobyl / Fukushima è quello che ho evidenziato nei miei post precedenti circa i "costi" del nucleare
A onor del vero però c'è da rilevare come il livello di "perdita" derivante dall'evento (e relativo costo) sia inferiore rispetto a tantissime attività umane. Porto come esempio gli incidenti stradali: in 50 anni ci sono molte più morti (e relativi costi materiali) derivanti da incidenti stradali rispetto alle mrti (e relativi costi materiali) dei 2 incidenti nucleari sopracitati
La GRANDISSIMA differenza è originata dal fatto che gli incidenti nucleari quando avvengono, e prima o poi avvengono checchè ne dicono i suoi fautori, creano danni ENORMI e localizzati. E di lunga durata
Un evento diffuso nel tempo e nel territorio come gli incidenti stradali, diventa rumore di fondo. E socialmente accettabile. Anche se, molto probabilmente, la somma dei danni originati dagli incidenti stradali è superiore a quella degli incidenti nucleari
Ciò fa si che gli incidenti stradali siano assicurabili, mentre gli incidenti nucleari, come tutti gli eventi a bassa probabilità e alto livello di danno, non sono sostanzialmente assicurabili
ZeroSievert
22-06-2026, 17:11
Fingete di ignorare il fatto che se dovesse mancare il raffreddamento in una centrale nucleare può avere effetti catastrofici mentre sulle altre al massimo non funziona o semplicemente si guasta.
Tu ritieni accettabile il rischio che di tanto in tanto qualche area del pianeta possa essere resa non abilitabile per millenni, secondo me è un rischio non accettabile.
Ritengo, invece, accettabile il rischio di qualche morto in caso di crollo di un ponte, la caduta di un satellite la frana che lascia intatta la diga ma spazza via 3 paesi.
Basta trollate.
Una centrale di III+ generazione ha sistemi, sia passivi che attivi, che evitano l'evenienza di scenari catastrofici. Dovreste smetterla di fingere che nei passati 60-70 anni dalla costruzione di Fukushima non ci siano state innovazioni tecnologiche.
E no. Inabitabile per millenni é una cazzata per reattori LWR. Siete così ideologizzati che preferite eventi che hanno ucciso migliaia-centinaia di migliaia di persone a eventi che hanno solo prodotto inquinamento locale e zero morti.
L'energia nucleare é una delle fonti piú sicure al mondo. Di gran lunga maggiore dei combustibili fossili, idroelettrico e biomasse e allo stesso livello o migliore di solare e eolico. Il resto sono chiacchere.
TorettoMilano
22-06-2026, 17:35
@ZeroSievert curiosità mia, se dovessi dividere in quote gli investimenti tra rinnovabili e nucleare in italia in quale percentuali divideresti le quote di investimento (60/40, 30/70, 80/20, 0/100 ecc)?
Ero stato con la scuola a Caorso.
Poi dopo il disastro Chernobyl nel 1986 e successivo referendum in cui si è deciso di chiudere la centrale.
ZeroSievert
22-06-2026, 18:58
@ZeroSievert curiosità mia, se dovessi dividere in quote gli investimenti tra rinnovabili e nucleare in italia in quale percentuali divideresti le quote di investimento (60/40, 30/70, 80/20, 0/100 ecc)?
Posto che la mia opinione vale meno di zero, leggendo a giro la quota di nucleare per net zero potrebbe essere tra 20% e 40% di nucleare con il resto rinnovabili minimizzando il piú possibile il gas.
Ma questo non é il punto. Il punto é mettere in condizione i privati che ne fanno richiesta di investire sul nucleare. Per iniziare servirebbero regole certe e lo stato che si fa garante dei debiti contratti o che emette direttamente credito per arrivare a tassi del 4-5%.
In questo modo, ad esempio, i membri di federacciai potrebbero costruire impianti in Italia invece di elemosinare quote di Krsko II
https://www.ilnordest.it/economia/raddoppio-della-centrale-nucleare-di-krsko-ansaldo-e-federacciai-in-slovenia-per-lenergia-tt0arz2r
Poi quale dovrà essere esattamente il mix nel 2060-2050 dipenderà fortemente dalle tecnologie, rinnovabili, nucleari e di accumulo sviluppate da qui a 30 anni e relativi costi
destroyer85
22-06-2026, 19:07
Basta trollate.
Una centrale di III+ generazione ha sistemi, sia passivi che attivi, che evitano l'evenienza di scenari catastrofici. Dovreste smetterla di fingere che nei passati 60-70 anni dalla costruzione di Fukushima non ci siano state innovazioni tecnologiche.
E no. Inabitabile per millenni é una cazzata per reattori LWR. Siete così ideologizzati che preferite eventi che hanno ucciso migliaia-centinaia di migliaia di persone a eventi che hanno solo prodotto inquinamento locale e zero morti.
L'energia nucleare é una delle fonti piú sicure al mondo. Di gran lunga maggiore dei combustibili fossili, idroelettrico e biomasse e allo stesso livello o migliore di solare e eolico. Il resto sono chiacchere.
Reattori che sono quanti in percentuale, 5?
Ma non hai capito il punto, se può accadere, accadrà indipendentemente dalle contromisure che hai messo in campo.
ZeroSievert
22-06-2026, 19:14
Reattori che sono quanti in percentuale, 5?
Ma non hai capito il punto, se può accadere, accadrà indipendentemente dalle contromisure che hai messo in campo.
Sono in percentuale il 100% dei nuovi reattori costruiti. Quindi ormai diverse decine.
Tu non capisci il punto. In un reattore LWR, specialmente moderno, non é possibile un rilascio significativo di elementi transuranici nell'ambiente. Al massimo hai il rilascio di prodotti di fissione volatili che decadono relativamente in breve tempo. E anche questa é un'eventualità remota per i reattori costruiti adesso. Le lande desolate per migliaia di anni ci sono solo nei sogni bagnati di chi é no-nuke
destroyer85
22-06-2026, 19:32
Scrivi che non è possibile ma in realtà è SOLO altamente improbabile, quindi prima o poi succederà.
ZeroSievert
22-06-2026, 19:39
Scrivi che non è possibile ma in realtà è SOLO altamente improbabile, quindi prima o poi succederà.
Per quello che dice la meccanica statistica é pure possibile che l'entropia diminuisca invece di aumentare in un sistema chiuso. Questo si avvera nella pratica? No, perché la probabilità é talmente bassa che nella pratica un evento non si realizza.
Ergo no. Ancora una volta sbagli.
cronos1990
22-06-2026, 19:44
Penso che eviterò di uscire la sera per paura di morire a causa di un vaso che cade dal terzo piano di una casa. È altamente improbabile, quindi prima o poi succederà :asd:
mmorselli
22-06-2026, 19:44
Scrivi che non è possibile ma in realtà è SOLO altamente improbabile, quindi prima o poi succederà.
Il tempo non è infinito, a differenza di quello che l'intuito porterebbe a pensare, per cui un evento davvero molto improbabile può realmente non accadere mai, oltre che se elimini le condizioni per cui accada non è più una questione di probabilità.
destroyer85
22-06-2026, 20:16
Fukushima era esattamente come dite voi, altamente improbabile eppure siamo ancora qui a scaricare acqua contaminata nell'oceano dopo 15 anni.
Con tutte le supercazzole che con gli LWR non dovevano succedere e invece sono successe.
ZeroSievert
22-06-2026, 20:27
Fukushima era esattamente come dite voi, altamente improbabile eppure siamo ancora qui a scaricare acqua contaminata nell'oceano dopo 15 anni.
Con tutte le supercazzole che con gli LWR non dovevano succedere e invece sono successe.
Cosa non ti é chiaro che l'argomento di discussione sono reattori che verrebbero costruiti nel 2030+ e non nel 1960-1970?
Cosa non ti é chiaro che anche a Fukushima ci sono stati rilasci trascurabili di materiali transuranici e che, di conseguenza, non c'é alcun luogo "inabitabile" per migliaia di anni?
Cosa non ti é chiaro che prendere centrali che hanno core damage frequency di 10^-4/anno come riferimento quando le centrali costruite adesso arrivano anche a 10^-8/anno é intellettualmente disonesto?
Cosa non ti é chiaro che, anche contando Chernobyl e Fukushima il nucleare ha salvato milioni di persone grazie alla riduzione dell'uso dei combustibili fossili?
Continuo a sperare che fuori da casa mia piazzino 8 reattori militari con torri di raffreddamento alte 40 metri.
Penso che eviterò di uscire la sera per paura di morire a causa di un vaso che cade dal terzo piano di una casa. È altamente improbabile, quindi prima o poi succederà :asd:
Attento. Casa tua può crollare.
il calcestruzzo non è mica eterno, una crepa qui e là per assestamento del terreno, poi magari un piccolo terremoto,
e può arrivare il collasso strutturale, è improbabile ma prima o poi succederà
E taaaaac, sei morto :O
TorettoMilano
22-06-2026, 21:01
Posto che la mia opinione vale meno di zero, leggendo a giro la quota di nucleare per net zero potrebbe essere tra 20% e 40% di nucleare con il resto rinnovabili minimizzando il piú possibile il gas.
Ma questo non é il punto. Il punto é mettere in condizione i privati che ne fanno richiesta di investire sul nucleare. Per iniziare servirebbero regole certe e lo stato che si fa garante dei debiti contratti o che emette direttamente credito per arrivare a tassi del 4-5%.
In questo modo, ad esempio, i membri di federacciai potrebbero costruire impianti in Italia invece di elemosinare quote di Krsko II
https://www.ilnordest.it/economia/raddoppio-della-centrale-nucleare-di-krsko-ansaldo-e-federacciai-in-slovenia-per-lenergia-tt0arz2r
Poi quale dovrà essere esattamente il mix nel 2060-2050 dipenderà fortemente dalle tecnologie, rinnovabili, nucleari e di accumulo sviluppate da qui a 30 anni e relativi costi
beh è utile sapere nero su bianco anche te vuoi investire più sulle rinnovabili, dici poco
Gemini mi dice questo:
Crolli strutturali quotidiani: Escludendo i terremoti, i soli cedimenti strutturali per difetti di costruzione o mancata manutenzione causano centinaia di morti ogni anno a livello globale. Ad esempio, i dati del National Institutes of Health indicano una media parziale di oltre 300 morti l'anno solo per macro-eventi tracciati, ma il dato reale è molto più alto.
Azzo ! Facciamo subito un referendum contro le case !!!!1!!!1111!!!!!
Peppe Grillo salvaci tu !!!!1!!!!!!!!!!!!!!!! :O
Gemini mi dice questo:
Crolli strutturali quotidiani: Escludendo i terremoti, i soli cedimenti strutturali per difetti di costruzione o mancata manutenzione causano centinaia di morti ogni anno a livello globale. Ad esempio, i dati del National Institutes of Health indicano una media parziale di oltre 300 morti l'anno solo per macro-eventi tracciati, ma il dato reale è molto più alto.
Azzo ! Facciamo subito un referendum contro le case !!!!1!!!1111!!!!!
Peppe Grillo salvaci tu !!!!1!!!!!!!!!!!!!!!! :O
I morti per peti in tenda quanti sono? abbiamo dei dati? :O
destroyer85
22-06-2026, 22:14
Il mio era un discorso chiaro sulla valutazione dell'accettabilità del rischio ma i bambini si sono dimenticati di mettere /S
I morti per peti in tenda quanti sono? abbiamo dei dati? :O
Ho chiesto :O
Il numero è pari a zero. Non esistono decessi causati direttamente da gas intestinali all'interno di una tenda.
Si tratta di una leggenda metropolitana nata sul web molti anni fa. La storia raccontava di una coppia deceduta in campeggio a causa dei gas intestinali tossici accumulati nella notte
però mi dice una cosa inquietante :( :( :(
I veri rischi letali in tenda
Se si sente parlare di decessi all'interno di una tenda, le cause reali e documentate sono purtroppo ben diverse:
Monossido di carbonio (CO): Questa è la vera causa principale di morte in tenda. Avviene quando le persone utilizzano stufette a gas, barbecue o fornelli da campeggio all'interno della tenda per scaldarsi o cucinare. Il monossido di carbonio è un gas invisibile e inodore che consuma l'ossigeno e uccide per asfissia nel sonno.
Ipotermia: Esposizione a temperature estremamente rigide senza l'attrezzatura termica adeguata.
Fulmini o crolli: Eventi atmosferici rari, come alberi che cadono sulla struttura durante i temporali
Presto ! Chiediamo a Giuseppi Conte un referendum per abolire le tende !!! Uno vale uno !
fraussantin
23-06-2026, 07:20
Gemini mi dice questo:
Crolli strutturali quotidiani: Escludendo i terremoti, i soli cedimenti strutturali per difetti di costruzione o mancata manutenzione causano centinaia di morti ogni anno a livello globale. Ad esempio, i dati del National Institutes of Health indicano una media parziale di oltre 300 morti l'anno solo per macro-eventi tracciati, ma il dato reale è molto più alto.
Azzo ! Facciamo subito un referendum contro le case !!!!1!!!1111!!!!!
Peppe Grillo salvaci tu !!!!1!!!!!!!!!!!!!!!! :O
Non capisco il nesso . Cmq si un piano governativo per mettere in sicurezza certe abitazioni andrebbe fatto.
Anche nuove o mediamente recenti visto come sono state costruite dalle aziende "furbe" .
maxsin72
29-06-2026, 20:39
ovvio
non c'è ancora nulla di definito, critichiamo la questione perchè sono appena partiti?
ovvio che se tra 2 anni siamo ancora li, allora si che diventa critica fondata
Intanto l'Australia, ha valutato se le conviene il nucleare o il solare.
Spoiler :D il nucleare non conviene rispetto al solare e costa di più anche se ha tutto l'uranio che le serve sul proprio territorio.
Capisco che i vari sbaffo, fukka, zeroargomenti ne sappiano infinitamente di più, però c'è uno studio di 150 pagine a supporto delle valutazioni australiane voluto da una commissione bipartisan di governo (c'è da fargli i complimenti).
Qui il link https://apo.org.au/node/329832?__cf_chl_f_tk=28j_rEZSyqg7XX2C2hSu4swjS02L2mXC6O1l43gPy8I-1782761408-1.0.1.1-4OEP35K1zKShP5Rhvq6YVgRCixazOlLYhrjuUgPNyu0
Questo è l'articolo dove se ne parla https://www.qualenergia.it/articoli/australia-nucleare-perde-confronto-con-rinnovabili-accumuli/
Un rapporto parlamentare bipartisan boccia l’ipotesi atomica: costi fuori mercato, tempi incompatibili con gli obiettivi climatici e pochi benefici per un paese che vuole essere un “elettro-Stato”. In Australia fanno i conti, in Italia gli slogan.
C’è una nazione democratica, tecnologicamente avanzata, con una forte base industriale, manodopera istruita e ottime università e centri di ricerca, che sta valutando se introdurre o meno il nucleare nel suo mix energetico.
La sua produzione da fonti rinnovabili copre già circa la metà dell’elettricità, ma, avendo firmato gli accordi di Parigi, ha un pressante bisogno di ridurre l’altra metà affidata ancora ai fossili, così da azzerare le sue emissioni entro il 2050.
Le ipotesi in ballo per riuscirci sono due: continuare a installare rinnovabili e accumuli, oppure affiancare a queste anche una consistente quota di nucleare, fonte al momento assente nel mix energetico del paese e fortemente avversata dall’opinione pubblica.
Per decidere il da farsi, i politici di questo paese hanno istituito una commissione parlamentare che soppesi i pro e contro della costruzione di una decina di GW di centrali nucleari, basandosi su quelle di grande scala o su tanti piccoli reattori modulari, quelli che non vanno oltre i 300 MW.
La commissione ha ascoltato per un anno decine di ricercatori, economisti, sociologi e membri di associazioni pro e contro il nucleare, riportando alla fine in un rapporto di 150 pagine (Interim report for the inquiry into nuclear power generation in Australia), una sintesi delle diverse opinioni espresse e le conclusioni che se ne possono trarre.
Il fatto che questa commissione fosse bipartisan (cinque membri di area governativa e cinque di opposizione), dimostra che non stiamo parlando dell’Italia, dove il ritorno al nucleare è stato calato dall’alto, su ordini politici, industriali e anche per ragioni ideologiche, senza un vero confronto su vantaggi e svantaggi della scelta.
Parliamo invece dell’Australia, dove fra 2024 e 2025, c’è stato un ampio dibattito sul tema che è stato affrontato con la dovuta serietà.
Le conclusioni sul nucleare della commissione australiana
Forse anche per capire allora se convenga davvero tornare all’atomo da noi, è utile leggere per punti le conclusioni a cui è arrivato il comitato australiano (Select Committee on Nuclear Energy).
1. I tempi di costruzione del nucleare sono eccessivamente lunghi per essere di una qualsiasi utilità a ridurre le emissioni entro il 2050.
Fra progettazione e costruzione, servono almeno 15 anni, ma l’esperienza di paesi occidentali, persino di quelli che hanno già nucleare, come Usa, Francia, UK e Finlandia, dimostra che i tempi si possono allungare di molto.
Peraltro, in Australia vanno anche costruite da zero infrastrutture, competenze professionali e normative per il funzionamento degli impianti. Infine (come prevedono le regole di quel civile paese), ancora prima di ragionare sui progetti, andrebbero individuati i siti per installare i vari impianti, convincendo le popolazioni locali, in genere ostili a questa tecnologia. Tutto questo, stima il comitato, raddoppierebbe o più i soli tempi di costruzione.
2. I piccoli reattori non sembrano in grado di abbreviare questo processo, non essendoci ancora prototipi funzionanti, a parte uno in Cina e uno in Russia che però non hanno portato a modelli commerciali, e tantomeno indicazioni su quale tipo, fra i tanti tipi proposti, sia veramente in grado di essere prodotto in serie, installato in tempi brevi e funzionare in modo affidabile.
3. Il nucleare ha costi di produzione dell’elettricità fuori mercato, se comparati a quelli delle fonti rinnovabili, anche dotate di accumuli.
Un MWh prodotto dai nuovi grandi reattori costa intorno a 150 $ Usa, quello da piccoli reattori, ancora impossibile da conoscere con precisione, si stima inizialmente essere ancora più alto, intorno a 350 $/MWh.
Le rinnovabili in Australia producono un MWh a circa 55 $, e i loro costi sono in discesa, al contrario di quelli del nucleare. Inoltre, nei costi del nucleare non vengono quasi mai inclusi quelli per il decommissioning degli impianti e la costruzione dei depositi geologici per le scorie. Tutto sommato l’atomo, secondo il comitato, rischia di aggiungere circa 1000 $ all’anno alla bolletta elettrica di ogni famiglia, anziché ridurla.
4. Il nucleare è la fonte meno adatta per essere accoppiata alle rinnovabili intermittenti: non solo far salire e scendere velocemente di potenza i reattori nucleari è cosa complessa e rischiosa, ma visti gli altissimi costi di costruzione i reattori devono poter funzionare continuamente alla massima potenza, per rientrare nell’investimento.
Avere un 15% di baseload nucleare in una rete con l’85% di rinnovabili intermittenti, in una nazione molto soleggiata e insulare come l’Australia, che non può quindi esportare la sua elettricità altrove, vorrebbe dire dover staccare spesso dalla rete gli impianti alimentati a energia rinnovabile, con danni economici anche a quel terzo di australiani (attualmente) che li hanno installati sui tetti delle case, contando sull’assorbimento del loro surplus da parte della rete.
5. Il nucleare è una fonte che produce pochissima occupazione, una frazione di quella che richiedono le rinnovabili. Quindi servirà poco anche in vista del riassorbimento della manodopera delle centrali a carbone, destinate a chiudere nei prossimi anni.
La conclusione del Comitato è stata quindi che, nonostante l’Australia abbia anche grandi riserve di uranio per alimentare le centrali ed enormi spazi desertici per costruire un deposito geologico per le scorie prodotte (due lussi che l’Italia non ha), non ci sono ragioni logiche per introdurlo. Molto meglio continuare con una transizione basata su rinnovabili e accumuli.
Rinnovabili e accumuli per costruire un elettro-stato
Tuttavia, arrivare al 50-70% della produzione elettrica con le rinnovabili non è poi così difficile, la restante parte verso il 100% a essere ostica. Riuscirà l’Australia a percorrerla senza l’aiutino del nucleare?
La questione non sembra preoccupare Nadim Chaudhry, ingegnere e consulente energetico, formatosi al Politecnico di Torino, che fa notare sul suo blog ElectroState come il percorso che ha portato in venti anni l’Australia dal 90% di generazione elettrica con fonti fossili (di cui rimane grande esportatrice) all’attuale 50% di rinnovabili è del tutto peculiare, essendo avvenuto essenzialmente “dal basso”, senza una pianificazione governativa, per pura convenienza economica e sensibilità ambientale dei cittadini.
Oggi una casa australiana su tre ha il solare sul tetto (4,3 milioni di impianti), per un totale di 28,3 GW di potenza distribuita e 45,1 GW totali, il tutto per una popolazione di sole 27 milioni di persone, la più alta potenza solare per abitante del pianeta, secondo il recente Solar Market Outlook 2026-2030.
“Percorso simile seguono ora le batterie: ai 20 GWh esistenti, nel 2026 si aggiungeranno 12 GWh di capacità distribuita e 4,9 GWh per la rete. In coda attendono altri 67 GWh di progetti di grande scala, il 10% dei consumi elettrici giornalieri del paese. Questa enorme massa di elettricità modulabile sta letteralmente facendo chiudere le centrali a carbone”.
Stesso arrivo in massa stanno ora conoscendo le auto elettriche: grazie agli aiuti statali per l’acquisto e per le colonnine, oltre ai modelli di veicoli competitivi cinesi, l’idea di fare a meno anche della benzina ha convinto il 20% degli australiani che hanno acquistato auto nel corso del 2026.
Infine, sempre più amministrazioni locali, a partire da quella di Sydney, prevedono il divieto nelle nuove costruzioni di cucine e climatizzazione a gas, in modo da passare tutto sull’elettrico.
“Con sempre meno utenti, la manutenzione della rete-gas diventerà sempre più costosa, spingendo altri ad abbandonarla, in una “spirale di morte” che accelererà la trasformazione dell’Australia in un Electro-State”, dice Chaudhry.
Ciò rivoluzionerà anche la sua economia: oggi buona parte di essa si basa sull’export di materie prime fossili, ma presto il settore diventerà molto più raffinato, “non più carbone e gas, ma elettricità, idrogeno e ammoniaca verdi inviati in Asia, grazie ai progetti giganti in impianti solari, elettrolizzatori, porti ed elettrodotti sottomarini previsti nel nord del paese”, prevede Chaudhry.
Secondo l’esperto, inoltre, l’Australia è ricca di materie prime utili alla transizione, come litio, cobalto, nickel, terre rare, rame e alluminio. Ma invece di esportare i minerali grezzi, guadagnandoci poco, come fa per lo più oggi, comincerà a raffinarli per trasformarli in molto più redditizi prodotti per l’industria del comparto delle rinnovabili. Sarà questo settore ad assorbire la manodopera che oggi lavora nel carbone.
Una lezione per l’Italia
Ai nostri antipodi è iniziato un percorso rivoluzionario ed entusiasmante di transizione energetica dove il nucleare non troverebbe spazio, ma sarebbe, anzi, solo un intralcio.
Il Select Committee on Nuclear Energy lo ha messo provvidenzialmente da parte, arrivando alla stessa conclusione che tanti in Italia hanno inutilmente cercato di far capire ai nostri decisori politici: l’annunciata virata verso l’atomo è per il nostro paese una scelta sciagurata, antieconomica e tecnologicamente arretrata.
L’ennesima perdita di tempo e spreco di denaro pubblico, che farebbe deviare dall’inevitabile e risolutiva transizione energetica basata sulle rinnovabili.
Da noi osserviamo lo strano paradosso dei cosiddetti ex “sognatori ambientalisti”, oggi più razionali dei “nuclearisti”, spinti sembrerebbe più da convinzioni ideologiche che di buon senso.
Non capisco il nesso . Cmq si un piano governativo per mettere in sicurezza certe abitazioni andrebbe fatto.
Anche nuove o mediamente recenti visto come sono state costruite dalle aziende "furbe" .
Per quelle pubbliche è stato appena fatto, o meglio, rinnovato, visto che era una delle misure già previste del PNRR con budget di 1.3 miliardi di euro.
Per quelle private è incentivato, in varie forme di detrazione cambiate nel tempo, dal 1994.
Il sismabonus, per esempio, entrato in vigore nel 2017.
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