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Originariamente inviato da cerbert
Che qualcosa stia cambiando è fuori dubbio.
Comunque, visti i dati che arrivano, io Iraq e Afghanistan li "congelerei" ancora un po' prima di vederli nella stessa luce ottimista con cui ho cominciato a vedere Palestina e Libano.
E sulla Palestina vale il giudizio che ho già dato: la morte di Arafat ha cambiato molte cose, Sharon compreso. Dire che lo Sharon di adesso è lo stesso di Arafat vivente, dire che Sharon ha sempre perseguito il dialogo, significa non riuscire a spiegare molti atti presi in TOTALE e piena autonomia.
Infine, per fare la tara al discorso, c'è da dire che da anni a questa parte vedo in una luce sempre più pessimista l'Iran.
Infine, il "no alla guerra senza sè e senza ma" discende dal fatto che se un dittatore mi costa la morte di 100.000 persone, mi chiedo CHI mi ha investito del diritto di decidere della loro vita.
Quando sei morto, come si dice, ti importa sega della democrazia.
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il dittatore fa morti e stragi anche se lo lasci al suo posto Cerbert. E non c'è modo di fare pressione su un regime senza avere in mano anche l'opzione della forza militare. Fintanto che esisteranno paesi come Siria o Corea bisognerà fare i conti con questo.
Per il resto: non è stata la sola morte di Arafat a cambiare le cose, molte cose erano già cambiate. E' cambiata la politica USA in medioriente dopo l'11 settembre, politica che è sempre stata più per l'appoggio ai vari dittatorelli sparsi piuttosto che al cambiamento. Chi fa queste scelte decide per milioni di persone senza averle interpellate. Ma scegliere di chiudere gli occhi e non fare nulla non rende meno responsabili delle conseguenze