Quote:
Originariamente inviato da ni.jo
l'ho notato anch'io!
in effetti molti collegano il fascismo al terrorismo islamico, ma non avevo mai capito il succo del parallelismo...
l'ho postato perché è vero che il tuo contributo sembra voler discutere costruttivamente del movimento pacifista, ma è anche vero che l'avversione che esso scatena in altri contesti può anche rientrare nella descrizione di Eco:
"Il pacifismo è collusione col nemico" perché "la vita è una guerra permanente"
Curioso poi che se "si vive per la lotta" (lotta è un termine bipartisan, se guardiamo gli estremi) l’impossibilità di vivere senza un nemico, pare una caratteristica che accomuna in egual misura i pacifisti più estremi e buona parte dei suoi critici.
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Ti stupiresti ancor di più se ti dicessi l'autore (Furio Colombo) ma quando ha scritto quelle parole (10 anni fa) gli scenari erano molto diversi da quelli odierni. Comunque che ci sia un senso di "tradimento" nella avversione verso le posizioni pacifiste mi sembra più vero oggi che qualche anno fa. Mentre infatti la guerra nel Kosovo non era percepita come un'operazione di difesa diretta, ma di polizia internazionale, Afghanistan ed Iraq sono la conseguenza di un attentato che nei fatti è stata una dichiarazione di guerra. Per questo è chiaro che un movimento che ha una forte connotazione antiamericana e che spesso sconfina in posizioni filoarabe ambigue (tipo accoglienza a soggetti come Aziz o giudizi sulla "resistenza" )
finisce con l'essere percepito come sostegno per il "nemico".
Un mix di fattori insomma che porta alla condizione attuale. Certo veder dipinti dei capi di stato democraticamente eletti come dei criminali assassini e incensati quelli che stanno dall'altra parte qualche grosso dubbio sulla lucidità di visione da parte di questi movimenti viene. In questo credo sia complice una stampa essenzialmente prona al pensiero dominante e più attenta a ciò che il pubbico vuole piuttosto che alla qualità di quello che gli propina.