Everyman
27-05-2004, 11:27
...giusto per rimanere in sintonia con Lippi e la Juve in generale:asd: :asd: :asd:
fabius00
27-05-2004, 11:51
Originariamente inviato da Everyman
...giusto per rimanere in sintonia con Lippi e la Juve in generale:asd: :asd: :asd:
Deschamps, una coppa
da portare alla Juve
Stasera a Gelserkirchen la finale di Champions League
tra Monaco e Porto: "Sarà un grande spettacolo"
dal nostro inviato MAURIZIO CROSETTI
GELSENKIRCHEN - Sarà bene che Didier Deschamps diventi un vero juventino solo domani. Perché il vero juventino è colui che perde la Coppa dei Campioni. "Ma questa finale non è la mia storia, è la storia dei ragazzi del Monaco" dice lui, con la faccia rossa e una smorfia buffa verso i sette chili e mezzo d'argento a forma di portaombrelli che gli hanno messo sul tavolo della conferenza-stampa. L'oggetto che ogni vero juventino desidera e odia di più.
Il successore di Lippi tronca ogni ipotesi di mercato con una frase che pare un aforisma: "Il futuro non è di attualità". Venerdì pomeriggio, il suo futuro sarà la Juve ma stasera c'è un sinistro presente portoghese che lo aspetta, davanti agli occhi di duecento milioni di persone. "E' la finale più speciale tra tutte quelle che ho giocato, e i favoriti sono loro" ammette Dedè, uno che ridendo e scherzando ha alzato nella vita la Coppa del mondo e la Coppa europa per nazioni, la Coppa dei Campioni e l'Intercontinentale, la Supercoppa e la Coppa d'Inghilterra. Quindici finali giocate, dieci vinte. Una l'ha persa di brutto da bianconero, in Germania (Juve-Borussia a Monaco), questa proverà a vincerla in Germania da bianconero, e Monaco non è più il nome di una città bavarese ma di una squadra incredibile: la sua. "L'ultima gara con questi ragazzi? No, daài..." dice a un giornalista francese in vena di addii, però è un chiaro sospiro diplomatico. "Arrivare in alto è bello, rimanerci è molto difficile, il Monaco ha problemi economici e la soluzione non dipende da me, non ho io le risposte".
La finale più strampalata della storia, Monaco-Porto, si gioca in uno stadio meraviglioso e imbarazzante, costato 191 milioni di euro e trentadue mesi di lavoro. La "AufShalke Arena" ha un tetto di 560 tonnellate scoperchiabile in mezz'ora, mentre il campo può scivolare all'esterno come una busta sotto una porta chiusa: cinque ore e oplà, il prato non c'è più. Attorno, tanti uffici trasparenti dove gli impiegati lavorano in bellavista come Fantozzi nell'acquario. Tutto è surreale, o forse è davvero il calcio che cambia: la finale senza le stelle, due squadre che sono già due colonie da saccheggiare, allenatori compresi: Deschamps alla Juve, il portoghese José Mourinho al Chelsea del paperone russo. Sa scegliere, Abramovich: perché Mourinho pare un attore di sceneggiati, parla forbito, risponde alternando quattro lingue meglio di un interprete (invece Deschamps non si scolla dal francese, come per ribadire l'ultimo giorno di totale identità nazionale), ama l'iperbole ("La squadra più felice è la squadra migliore", "Nessuna grande vittoria senza il controllo delle emozioni", "Sarà una finale spettacolo", "Questo non è un campo di calcio, è un tappeto di lusso", "Ho sensazioni, come dire?, sensazionali"), tira fuori i figli e i sogni. Invece Dedè vola molto più basso: "Sarà una partita tattica e la deciderà un dettaglio, un errore, come sempre".
Manchester 2003 era nell'altro millennio, la finale de noantri tra Juve e Milan, gran festa fuori, noia micidiale in campo. Stavolta, l'unico italiano sarà il portiere Flavio Roma che il Monaco prese dal Piacenza per 150 milioni di lire. Accontentiamoci. "La Juventus mi ha insegnato la cultura della vittoria" ama ripetere Deschamps, che a Torino vuol portare anche Morientes: "Senza di lui non saremmo arrivati qui. Ha vinto tre Champions League col Real Madrid, eppure è venuto da noi con grande umiltà". Con "straordineria umilté", direbbe Sacchi imitato da Crozza. Intanto, Dedé porterà sicuramente a Torino il preparatore atletico Antonio Pintus, colui che manderà in archivio il professor Ventrone. Ma questo dopodomani. Il futuro non è d'attualità, come dice il più giovane allenatore della storia (35 anni e 224 giorni, come da puntigliosa statistica Uefa) in grado di alzare 7,5 chili d'argento, un trofeo già pieno di ombre e ditate, più che altro un fantasma per ogni bianconero che si rispetti.
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