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View Full Version : Oltre 200 economisti ed esperti di IA lanciano un appello: 'Bisogna agire ora per prepararsi all'impatto dell'intelligenza artificiale'


Redazione di Hardware Upg
13-07-2026, 14:41
Link alla notizia: https://www.hwupgrade.it/news/web/oltre-200-economisti-ed-esperti-di-ia-lanciano-un-appello-bisogna-agire-ora-per-prepararsi-all-impatto-dell-intelligenza-artificiale_156236.html

Più di 200 economisti, ricercatori ed esperti di intelligenza artificiale, tra cui sedici premi Nobel, hanno firmato il documento "We Must Act Now", che invita governi, imprese e istituzioni a prepararsi agli effetti economici dell'IA avanzata, tra opportunità di crescita e possibili conseguenze sull'occupazione e sulla distribuzione della ricchezza.

Click sul link per visualizzare la notizia.

io78bis
13-07-2026, 16:00
C'è poco da pensare, AI andava bloccata all'inizio invece di aspettare che i Potenti gustassero la torta.

aqua84
13-07-2026, 16:07
Gli effetti economici derivati dalle SPESE FOLLI sulla IA forse?

Notturnia
13-07-2026, 17:43
C'è poco da pensare, AI andava bloccata all'inizio invece di aspettare che i Potenti gustassero la torta.

economisti, sono solo ipocriti, hanno deciso adesso di avvisarci di un problema che è sotto gli occhi di tutti forse solo perchè la loro fetta rischia di ridursi ? hanno capito che perderanno il lavoro come molti di noi e che l'IA creerà molto facilmente maggiori differenze di ricchezza visto che è controllata da pochi ?

hanno capito adesso che le IA sono facili da controllare da 10 aziende in tutto il mondo e che tutti gli altri saranno taglia fuori alla bisogna ?

bravi economisti con anni di ritardo su quello che già era palese prima.. :rolleyes:

Anto_Dur
14-07-2026, 15:46
Vedremo ma ancora non è chiaro come andranno effettivamente le cose

AtaruGolan
19-07-2026, 12:59
Vedremo ma ancora non è chiaro come andranno effettivamente le cose
Non sarei così sicuro che non si sappia già.

Sono ormai quattro anni che, anche qui su HWUpgrade, cerco di portare questo tema. Non per "fare polemica", ma perché lavoro all'interno di una Big Tech e da anni vedo l'adozione dell'IA accompagnata da processi di razionalizzazione del personale e di raccolta delle competenze ("skill harvesting"), cioè l'uso degli strumenti interni per comprendere sempre meglio quali attività possano essere automatizzate o accorpate.

Negli anni diversi dipendenti, non solo io, hanno cercato di segnalare queste dinamiche anche alle istituzioni europee. Le risposte, quando sono arrivate, sono state molto generiche e nella pratica non si è visto alcun intervento concreto.

Il punto è che il dibattito pubblico continua a parlare dell'IA come se fosse un problema del futuro, mentre molte aziende stanno già riorganizzando il lavoro oggi.

Un altro aspetto che spesso viene sottovalutato riguarda i numeri. Non tutte le riduzioni del personale avvengono attraverso licenziamenti diretti. Esistono anche uscite volontarie incentivate o accordi consensuali, che statisticamente vengono conteggiati in modo diverso. Per questo motivo leggere semplicemente il numero dei "licenziamenti" non sempre restituisce il quadro completo della riduzione della forza lavoro.

Quello che mi preoccupa, però, non è solo chi perderà il posto.

Leggo spesso commenti del tipo: "Tanto sostituirà solo lavori semplici" oppure "Io faccio l'idraulico, non mi riguarda". Secondo me è un errore di prospettiva.

I primi lavori ad essere colpiti sono spesso quelli cognitivi, che richiedono anni di formazione ed esperienza e che oggi rappresentano una parte importante del valore economico prodotto da uno Stato. Se una quota significativa di questi redditi viene eliminata o fortemente compressa, diminuisce anche la base imponibile. A quel punto gli effetti ricadono su tutta l'economia, minori entrate fiscali, maggiore competizione nel mercato del lavoro e pressione crescente anche su professioni che oggi sembrano al sicuro.

Non credo che l'IA sia il problema. Il problema è come viene utilizzata e chi ne raccoglierà i benefici economici. Se la produttività aumenterà ma la ricchezza finirà concentrata nelle mani di pochi soggetti che possiedono infrastrutture, modelli e capitali, il rischio è quello di aumentare le disuguaglianze anziché il benessere collettivo.

Ed è proprio questo, in fondo, ciò che anche l'appello firmato dagli economisti sta cercando di dire, la tecnologia non determina da sola il risultato finale. Saranno le scelte politiche ed economiche dei prossimi anni a decidere se l'IA diventerà uno strumento di prosperità diffusa oppure di concentrazione della ricchezza.

mmorselli
19-07-2026, 13:52
C'è poco da pensare, AI andava bloccata all'inizio invece di aspettare che i Potenti gustassero la torta.

Bloccata da chi? Ma perché ogni tanto c'è sempre qualcuno che scrive dimenticando che il mondo non è né un impero con un imperatore a capo, né la Federazione dei Pianeti Uniti di Star Trek?

Per ogni soggetto A che si autolimita all'utilizzo dell'AI c'è un soggetto B che gode del vantaggio competitivo che gli stai regalando. A e B possono essere Nazioni, Stati, aziende o individui, non cambia nulla.

L'innovazione tecnologica non si blocca, si governa.

mmorselli
19-07-2026, 13:58
Un altro aspetto che spesso viene sottovalutato riguarda i numeri. Non tutte le riduzioni del personale avvengono attraverso licenziamenti diretti. Esistono anche uscite volontarie incentivate o accordi consensuali, che statisticamente vengono conteggiati in modo diverso.

Alla fine è sempre la somma che fa il totale, si guardano i dati dell'occupazione e del reddito, come si spostano le mediane e i percentili, con una vista su almeno 10 anni, cioè partendo da un punto significativamente precedente all'introduzione dell'AI nei processi.

Falcoblu
19-07-2026, 15:24
economisti, sono solo ipocriti, hanno deciso adesso di avvisarci di un problema che è sotto gli occhi di tutti forse solo perchè la loro fetta rischia di ridursi ? hanno capito che perderanno il lavoro come molti di noi e che l'IA creerà molto facilmente maggiori differenze di ricchezza visto che è controllata da pochi ?

hanno capito adesso che le IA sono facili da controllare da 10 aziende in tutto il mondo e che tutti gli altri saranno taglia fuori alla bisogna ?

bravi economisti con anni di ritardo su quello che già era palese prima.. :rolleyes:

Come darti torto, sono gli stessi soloni che al tempo della globalizzazione avevano detto che sarebbe stato un vantaggio per tutti, si infatti abbiamo visto, per poi scoprire che l'unico paese che ha guadagnato alla grande da questa roba è stata la cina, caso strano poi gli stessi geni qualche anno dopo hanno dichiarato che "si, forse la globalizzazione è stata un errore..."

Non sono solo degli emeriti ipocriti, sono anche dei buffoni e degli inetti, quelli che un tempo si definivano mangia pane a tradimento.....:doh:

AtaruGolan
19-07-2026, 17:29
Alla fine è sempre la somma che fa il totale, si guardano i dati dell'occupazione e del reddito, come si spostano le mediane e i percentili, con una vista su almeno 10 anni, cioè partendo da un punto significativamente precedente all'introduzione dell'AI nei processi.

Concordo sul fatto che bisogna guardare i dati su un periodo lungo, ma il punto è anche capire quali dati stiamo realmente osservando.

I dati oggi in parte esistono già, ma spesso vengono letti attraverso indicatori troppo limitati, numero degli occupati, reddito medio, produttività. Questi sono importanti, ma rischiano di non mostrare alcune dinamiche in corso.

Porto un esempio basato sulla mia esperienza diretta all'interno di una grande azienda tecnologica, negli ultimi anni ho visto processi di forte razionalizzazione, automazione e riorganizzazione delle attività, con una crescente integrazione di strumenti basati sull'IA. Il risultato economico non viene valutato solo in base ai nuovi ricavi generati, ma anche in base ai costi operativi ridotti e alle attività che non richiedono più lo stesso impiego di risorse umane.

Ed è proprio questo un aspetto che secondo me manca spesso nelle analisi, quando si misura il valore dell'IA si considera l'investimento necessario e il guadagno ottenuto, ma meno frequentemente si considera il "risparmio evitato", cioè il valore economico derivante dalla riduzione dei costi, dalla mancata sostituzione di posizioni, dall'automazione di processi e dalle riorganizzazioni.

Inoltre, non tutte le riduzioni della forza lavoro appaiono necessariamente come licenziamenti diretti. Esistono anche uscite concordate, incentivi all'esodo e altri strumenti che dal punto di vista statistico vengono classificati diversamente, ma che rappresentano comunque una trasformazione dell'organico aziendale, studiati dalle aziende stesse (aumentano lo stress in modo organizzato) per facilitare l'operazione di uscita.

Quindi secondo me il punto non è semplicemente aspettare dieci anni per vedere se l'IA avrà avuto un effetto, ma iniziare già ora a capire quali metriche utilizzare per misurarlo correttamente.

Le metriche tradizionali rimangono importanti, ma oggi rischiano di fotografare solo una parte del fenomeno. Le grandi aziende, soprattutto le multinazionali, utilizzano ormai sistemi di analisi molto più complessi, indicatori interni di produttività, efficienza dei processi, ottimizzazione dei costi, automazione, utilizzo delle risorse e ritorno degli investimenti tecnologici.

Se si osservano solo gli strumenti statistici classici, si rischia di vedere il risultato finale ma non il processo che lo ha generato. Una trasformazione può essere già in corso all'interno delle organizzazioni mentre gli indicatori macroeconomici impiegano anni prima di evidenziarne pienamente gli effetti.

La domanda non è solo "quanti posti di lavoro sono spariti?", ma anche "quanto valore economico è stato trasferito dal lavoro umano verso capitale, infrastrutture e tecnologia?". Per questo sarebbe necessario iniziare già oggi a elaborare scenari che tengano conto della velocità di evoluzione dell'automazione, dei possibili effetti sul mercato del lavoro e della distribuzione della ricchezza, invece di aspettare che gli effetti siano completamente visibili nei dati. Perché quando il danno sarà evidente nelle statistiche, intervenire potrebbe essere molto più difficile e i margini di correzione molto più ridotti.

Anto_Dur
19-07-2026, 18:19
Non sarei così sicuro che non si sappia già.

Sono ormai quattro anni che, anche qui su HWUpgrade, cerco di portare questo tema. Non per "fare polemica", ma perché lavoro all'interno di una Big Tech e da anni vedo l'adozione dell'IA accompagnata da processi di razionalizzazione del personale e di raccolta delle competenze ("skill harvesting"), cioè l'uso degli strumenti interni per comprendere sempre meglio quali attività possano essere automatizzate o accorpate.

Negli anni diversi dipendenti, non solo io, hanno cercato di segnalare queste dinamiche anche alle istituzioni europee. Le risposte, quando sono arrivate, sono state molto generiche e nella pratica non si è visto alcun intervento concreto.

Il punto è che il dibattito pubblico continua a parlare dell'IA come se fosse un problema del futuro, mentre molte aziende stanno già riorganizzando il lavoro oggi.

Un altro aspetto che spesso viene sottovalutato riguarda i numeri. Non tutte le riduzioni del personale avvengono attraverso licenziamenti diretti. Esistono anche uscite volontarie incentivate o accordi consensuali, che statisticamente vengono conteggiati in modo diverso. Per questo motivo leggere semplicemente il numero dei "licenziamenti" non sempre restituisce il quadro completo della riduzione della forza lavoro.

Quello che mi preoccupa, però, non è solo chi perderà il posto.

Leggo spesso commenti del tipo: "Tanto sostituirà solo lavori semplici" oppure "Io faccio l'idraulico, non mi riguarda". Secondo me è un errore di prospettiva.

I primi lavori ad essere colpiti sono spesso quelli cognitivi, che richiedono anni di formazione ed esperienza e che oggi rappresentano una parte importante del valore economico prodotto da uno Stato. Se una quota significativa di questi redditi viene eliminata o fortemente compressa, diminuisce anche la base imponibile. A quel punto gli effetti ricadono su tutta l'economia, minori entrate fiscali, maggiore competizione nel mercato del lavoro e pressione crescente anche su professioni che oggi sembrano al sicuro.

Non credo che l'IA sia il problema. Il problema è come viene utilizzata e chi ne raccoglierà i benefici economici. Se la produttività aumenterà ma la ricchezza finirà concentrata nelle mani di pochi soggetti che possiedono infrastrutture, modelli e capitali, il rischio è quello di aumentare le disuguaglianze anziché il benessere collettivo.

Ed è proprio questo, in fondo, ciò che anche l'appello firmato dagli economisti sta cercando di dire, la tecnologia non determina da sola il risultato finale. Saranno le scelte politiche ed economiche dei prossimi anni a decidere se l'IA diventerà uno strumento di prosperità diffusa oppure di concentrazione della ricchezza.

Ci sta :) vedremo, è una cosa complessa

mmorselli
19-07-2026, 19:21
Come darti torto, sono gli stessi soloni che al tempo della globalizzazione avevano detto che sarebbe stato un vantaggio per tutti, si infatti abbiamo visto, per poi scoprire che l'unico paese che ha guadagnato alla grande da questa roba è stata la cina

Hai interpretato male la frase "un vantaggio per tutti", tu pensavi dicessero per tutti NOI, invece voleva dire per tutto il mondo. Ovvio che sia stato un vantaggio per la Cina, il loro PIL era molte volte inferiore al nostro e anche ora è 1/3 del nostro, per essere un vantaggio PER TUTTI bisogna che chi ha di più scenda, e chi ha di meno salga.

Notturnia
19-07-2026, 21:52
Come darti torto, sono gli stessi soloni che al tempo della globalizzazione avevano detto che sarebbe stato un vantaggio per tutti, si infatti abbiamo visto, per poi scoprire che l'unico paese che ha guadagnato alla grande da questa roba è stata la cina, caso strano poi gli stessi geni qualche anno dopo hanno dichiarato che "si, forse la globalizzazione è stata un errore..."

Non sono solo degli emeriti ipocriti, sono anche dei buffoni e degli inetti, quelli che un tempo si definivano mangia pane a tradimento.....:doh:

la globalizzazione si è dimostrata per quello che era.. la perdita di qualità e di potere economico per noi ..

ma era ovvio, solo nel mondo immaginario loro permettere a prodotti con costi bassi e etiche diverse di inondare il mondo era una cosa buona

e si che bastava vedere cosa era accaduto con la nascita dei centri commerciali alle botteghe di quartiere.. globalizzazione non era altro che la versione nazioni di serie A contro resto del mondo.. chissà come poteva finire..

ora è uguale.. IA di poche gigaaziende contro resto del mondo.. chissà come finirà mai..

mmorselli
20-07-2026, 02:23
ma era ovvio, solo nel mondo immaginario loro permettere a prodotti con costi bassi e etiche diverse di inondare il mondo era una cosa buona

E' una cosa buona, solo che non ci conviene. Capisco che per molti non sono due concetti separati, buono è quando ci conviene.

e si che bastava vedere cosa era accaduto con la nascita dei centri commerciali alle botteghe di quartiere..

Ha ben poco a che fare con la globalizzazione questa cosa, se mai con il capitalismo, per fare in modo che le botteghe di quartiere non vengano fagocitate dai centri commerciali devi uscire dal sistema capitalista ed entrare in un sistema socialista fortemente illiberale che dice alle imprese quanto e se possono crescere. La globalizzazione è se mai quella cosa che sta spazzando via i centri commerciali, con Amazon, Temu, Aliexpress... non le botteghe di quartiere, che paradossalmente reggono meglio il colpo dato che puntano sul servizio e non sul prodotto, a differenza del centro commerciale che è solo un Amazon con meno roba e il trasporto a tuo carico.

Notturnia
20-07-2026, 08:25
E' una cosa buona, solo che non ci conviene. Capisco che per molti non sono due concetti separati, buono è quando ci conviene.



Ha ben poco a che fare con la globalizzazione questa cosa, se mai con il capitalismo, per fare in modo che le botteghe di quartiere non vengano fagocitate dai centri commerciali devi uscire dal sistema capitalista ed entrare in un sistema socialista fortemente illiberale che dice alle imprese quanto e se possono crescere. La globalizzazione è se mai quella cosa che sta spazzando via i centri commerciali, con Amazon, Temu, Aliexpress... non le botteghe di quartiere, che paradossalmente reggono meglio il colpo dato che puntano sul servizio e non sul prodotto, a differenza del centro commerciale che è solo un Amazon con meno roba e il trasporto a tuo carico.

vedo che fai spesso confusione.. era un esempio e la globalizzazione è capitalismo..

la globalizzazione resta una cosa buona solo per chi la pensa come te non per la gente che lavora a cui viene detto cosa deve fare, se può fare, e che non farà più niente perchè lo si fa altrove

questa è la differenza fra chi sogna utopie come la globalizzazione e chi vive nel pianeta terra e vede cosa vuol dire globalizzare nella realtà e non nelle utopie.. per questo è molto difficile parlare con chi non ha i piedi per terra e preferisce dare la colpa ad Amazon e ai centri commerciali e non alle scelte scellerate prese dalla gente che credeva in un utopia e poi ha visto come è stata realizzato

come i fessi che hanno votato per la liberalizzazione di energia, telefonia e gas e adesso si lamentano che i prezzi salgono :muro: gli stessi stupidi che hanno causato il problema

Giuss
20-07-2026, 08:34
Praticamente hanno detto preparatevi a tanti nuovi disoccupati

mmorselli
20-07-2026, 08:57
vedo che fai spesso confusione.. era un esempio e la globalizzazione è capitalismo..


Assolutamente no, la Globalizzazione è l'interconnessione dei mercati, i quali possono sottostare a modelli economici totalmente diversi. Vedi per esempio il commercio con la Russia dove il principale attore è lo Stato e le sue controllate, non le società di capitali, o i Paesi del Medio Oriente, la globalizzazione connette anche mercati minori, come quelli Africani fatte da piccoli produttori e gestiti da ONLUS, non c'è limite al modello economico, basta che sia all'interno di un accordo internazionale. Non è che possiamo usare le parole a cazzo solo perché ci sentiamo titolati a farlo, non siamo ubriachi al bar.

la globalizzazione resta una cosa buona solo per chi la pensa come te non per la gente che lavora a cui viene detto cosa deve fare, se può fare, e che non farà più niente perchè lo si fa altrove

Anche "altrove" c'è gente che lavora, ma tu vedi solo uno specifico sottogruppo di persone degne di essere chiamate tali, il resto dell'umanità non conta.

questa è la differenza fra chi sogna utopie come la globalizzazione e chi vive nel pianeta terra

Il "pianeta terra" è molto più grande di come piacerebbe a te.

come i fessi che hanno votato per la liberalizzazione di energia, telefonia e gas e adesso si lamentano che i prezzi salgono :muro: gli stessi stupidi che hanno causato il problema

COMUNISTA!!!! :D


Con la liberalizzazione (Bersani / Letta - inizio 2000) i prezzi sono diminuiti, e di molto, però siccome probabilmente non ti piacciono i socialdemocratici butti dentro al discorso gli effetti di una crisi dovuta principalmente alla guerra in Ucraina, a cui ora si aggiunge quella in Iran, per dire che i prezzi salgono per colpa della fine del monopolio ENEL - L'onestà intellettuale in questo forum è nella TOP 5 dei valori fondanti, seconda solo alla lettura completa dei post e la verifica delle proprie fonti :D