View Full Version : Un game designer di 9 anni, due fogli a matita, e tutto quello che la scuola non ha ancora capito
Redazione di Hardware Upg
21-03-2026, 08:31
Link alla notizia: https://www.hwupgrade.it/news/scienza-tecnologia/un-game-designer-di-9-anni-due-fogli-a-matita-e-tutto-quello-che-la-scuola-non-ha-ancora-capito_151432.html
Ho dato un foglio bianco a mio cugino e gli ho detto "creiamo un videogioco". Quello che è successo dopo mi ha insegnato più di qualsiasi report sull'IA nell'educazione
Click sul link per visualizzare la notizia.
mozzarello
21-03-2026, 08:59
Bell'articolo, anche io per curiosità a volte uso Claude per creare giochi web semplici semplici, pur avendo conoscenza di sviluppo web.
In pratica aveva ragione Einstein "Imagination is more important than knowledge"
Per me l'IA è uno strumento, e penso che se tornassimo tutti a usare carta e matita, a pensare e immaginare, che poi è quello che sa fare meglio il nostro cervello e che nessuna IA sarà forse mai in grado di replicare, e poi lasciassimo all' IA il compito di costruire "fisicamente" l'idea che abbiamo, saremmo come minimo tutti più felici e rilassati e produrremmo cose migliori. Anche a scuola.
Per me l'IA è uno strumento, e penso che se tornassimo tutti a usare carta e matita, a pensare e immaginare, che poi è quello che sa fare meglio il nostro cervello e che nessuna IA sarà forse mai in grado di replicare, e poi lasciassimo all' IA il compito di costruire "fisicamente" l'idea che abbiamo, saremmo come minimo tutti più felici e rilassati e produrremmo cose migliori. Anche a scuola.
Gran parte del valore delle opere di immaginazione create dalle persone proviene dalla difficoltà e l'impegno investito nella loro creazione materiale. Democratizzare (per usare un brutto neologismo) questo percorso rendendolo accessibile a chiunque a costo praticamente zero non fa altro che sminuirne il valore ad una simile cifra, a mio parere.
Il sistema formativo nella sua totalità va completamente rivisto ..
Non solo la scuola ma anche università
E va improntato proprio su evitare offloading
Oggi come oggi tutta l' istruzione, per come è struttura, può essere vittima di offloading...un LLM valutato come vengono valutati gli studenti oggi sarebbe un ottimo studente, un genio probabilmente...
Devono passare a formare la creatività, il pensiero logico, la curiosità, l' astrazione del pensiero....fare in modo che le nozioni che oggi sono al centro della formazione siano invece apprese indirettamente mentre la creatività viene messa alla prova....
Non c'è altra via
Gran parte del valore delle opere di immaginazione create dalle persone proviene dalla difficoltà e l'impegno investito nella loro creazione materiale. Democratizzare (per usare un brutto neologismo) questo percorso rendendolo accessibile a chiunque a costo praticamente zero non fa altro che sminuirne il valore ad una simile cifra, a mio parere.
Ma l impegno può essere semplicemente spostato..
Se prima ti impegnavi per per non fare crashare tutto adesso ti impegni perché sia tutto il più fluido possibile...
Se tutti possono fare la cosa X, come prima vincerà chi riesce a fare la cosa X+1...quel +1 richiederà sempre impegno e sforzo...
Hiei3600
21-03-2026, 09:37
L'impegno personale ha valore solo per la persona che lo spende.
A me frega niente se ci hai messo 10 minuti o 10 anni per dipingere un quadro...se poi il risultato è una schifezza, per me rimarrà una schifezza.
Se la gente da valore all'impegno ho una buona notizia per voi: Ci sarà sempre un mercato per le cose "Fatte a mano" proprio come c'è oggi per molti oggetti artigianali che (guarda caso) costano molto di più di oggetti di usciti da una catena di montaggio.
Per lato software ci vedo molto meno spazio per il "Tocco umano", ma come detto, alla fine, a me personalmente frega solo il risultato finale, se un programma e fatto da una persona fisica ma è strapieno di bug per me sarà sempre peggio di un programma simile fatto da un IA con meno bug.
ZeroSievert
21-03-2026, 10:00
Capacita' che cambiano come e' sempre successo.
Un tempo usare frese e torni voleva dire tanta manualita'. Adesso con le macchine a controllo numerico tale manualita' si e' ridotta. Ma se non capisci i limiti della macchina e del materiale che stai lavorando, il pezzo probabilmente ti verra' comunque una schifezza.
L'impegno personale ha valore solo per la persona che lo spende.
A me frega niente se ci hai messo 10 minuti o 10 anni per dipingere un quadro...se poi il risultato è una schifezza, per me rimarrà una schifezza.
Non mi riferisco strettamente al tempo pratico per realizzare un'opera in particolare. Se qualcosa che ha potenziale valore commerciale/artistico sono capace solo io e pochi altri a realizzarla perché ho investito anni di sacrifici per imparare a farlo (sacrifici che pochi sono disposti a fare), allora quell'opera sarà necessariamente rara e preziosa. Ma questo non è ovvio?
Se invece oggi con l'oracolo-IA, uno schizzo e quattro parole buttate lì chiunque, incluso chi non ha mai avuto i prerequisiti, può facilmente ottenere il 95% dei risultati finali od oltre, quel percorso diventa in gran parte tempo perso e solo gente fuori di testa continuerebbe a perseguirlo, men che meno da zero. Il valore dell'opera decade al costo della richiesta API.
marcowave
21-03-2026, 10:31
tutto quello che non va oggi con l’IA.
No, non l’ha fatto lui il gioco, mi dispiace.
L’hanno fatto dei server consumando probabilmente l’equivalente di una piscina olimpionica in acqua e facendo aumentare ancora di qualche euro la RAM.
Non concordo con nulla in quell’articolo, tranne con la premessa.
Poteva disegnare quello che voleva sui due fogli di carta e poi, con pazienza, imparare a programmarlo.
Con mio figlio ho fatto più a meno lo stesso esperimento, solo che poi se lo é programmato lui il gioco imparandosi a fatica scratch , e poi Python. Ci sono voluti anni di perfezionamento. Questa é formazione. Ora é molto orgoglioso.
E soprattutto ha imparato a fare qualcosa. Contrariamente ad una IA che ti da la pappa pronta e ti fa credere di essere stato tu a farla.
Notturnia
21-03-2026, 10:33
Affascinante e spaventoso allo stesso tempo ma pensare che lo studio “base” sia inutile perchè lo può fare meglio l’IA è il modo migliore per perdere le capacità..
Noi inventiamo e creiamo anche perchè sappiamo
La differenza fra noi e un bambino di 9 anni è la modalità.. loro non hanno un bagaglio di informazioni ma hanno la fantasia per spaziare in ambiti che noi non ricordiamo più.
Noi abbiamo esperienza ed informazioni che abbiamo appreso (nella vita come a scuola) e possiamo applicarle per creare qualcosa
Un “bambino” di 40 anni non è efficace come uno di 9 nella “fantasia” e se è rimasto bambino avrà limiti nella conoscenza.
Come dice qualcuno la conoscenza degli strumenti e dei materiali permette di creare in modo migliore.. non stamperei mai un motore da automobile in plastica ma mio figlio si perchè gli pare una buona idea ed è più facile che farlo in alluminio e leghe.. non userei un tornio perchè non lo so usare ma mi affiderei a chi lo sa usare se sapessi che mi fosse utile
Nell’informatica non è molto diverso.. anche in questo articolo, come si fa presente da chi lo ha scritto, il bambino non ha interagito in modo diretto con la IA ma tramite una persona che ha profonde conoscenze informatiche che ha potuto correggere e tradurre la terminologia per Claude e ha potuto verificare la corrispondenza dei risultati con le attese, il bambino si è “limitato” a verificare che il risultato fosse conforme alle aspettative ma senza un “debug”
Lasciare le IA ai bambini produrrebbe delle cose affascinanti ma non per questo utili, servono “bambini” adulti che abbiano conoscenza e capacità ma mantengano il cervello pieno di idee e questo non sta solo alla scuola ma anche noi nel far leggere e guardare il mondo. Le idee non te le insegnano
Notturnia
21-03-2026, 10:36
tutto quello che non va oggi con l’IA.
No, non l’ha fatto lui il gioco, mi dispiace.
L’hanno fatto dei server consumando probabilmente l’equivalente di una piscina olimpionica in acqua e facendo aumentare ancora di qualche euro la RAM.
Non concordo con nulla in quell’articolo, tranne con la premessa.
Poteva disegnare quello che voleva sui due fogli di carta e poi, con pazienza, imparare a programmarlo.
Con mio figlio ho fatto più a meno lo stesso esperimento, solo che poi se lo é programmato lui il gioco imparandosi a fatica scratch , e poi Python. Ci sono voluti anni di perfezionamento. Questa é formazione. Ora é molto orgoglioso.
Le IA uccideranno queste competenze appiattendo verso il basso la qualità delle persone .. è la nuova globalizzazione.. l’inutilità dello studio nella prima fase.. tutti si butteranno sulle IA.. e dopo nessuno sarà in grado di fare niente nella seconda fase perchè ci saremo basati sul generare idee senza sapere come vengono realizzate.. nel giro di pochi anni saremo (sarete) tutti incapaci di innovare o creare perchè avremo delegato questo lavoro (oggi fatto dal nostro cervello) alle IA..
Io mi immagino già fra 20-30 annoi un mondo di ignoranti accuditi da robot antropomorfi con IA.. mi vedo gente incapace di cambiare una lampadina o di capire come si genera energia elettrica perchè avranno demandato anche questo ai robot e alle IA.. al primo blackout si riparte dal paleolitico temo..
marcowave
21-03-2026, 10:49
esattamente quello che intendevo.
E secondo me chi le competenze le ha acquisite e conservate riuscirà comunque a sopravvivere meglio di chi invece si é totalmente assuefatto all'IA. Almeno sara ancora in grado di ragionare con la propria testa, ed é un vantaggio non da poco.
esattamente quello che intendevo.
E secondo me chi le competenze le ha acquisite e conservate riuscirà comunque a sopravvivere meglio di chi invece si é totalmente assuefatto all'IA. Almeno sara ancora in grado di ragionare con la propria testa, ed é un vantaggio non da poco.
Il problema è che oggi è praticamente impossibile garantire che lo stia veramente facendo in autonomia...
Per questo va completamente cambiato approccio dando più enfasi a problemi più sistemici che specifici...
Uno sbatterà la testa su quei problemi sistemici e si farà le ossa su quello non più sullo specifico problemino...questa può anche essere una cosa positiva per la nostra specie
DiegoMemo
21-03-2026, 11:12
E' sempre la stessa storia che si ripete nei millenni. Qualunque cosa inventata dall'uomo ha pro e contro. Dipende sempre da come la si usa. A partire dal bastone (usato per cacciare, ma anche per uccidere) fino alla energia nucleare (energia infinita, ma anche distruzione di massa). Ogni invenzione è utile e dannosa allo stesso tempo. Bisogna "solo" educare l'essere umano ad usarla. Ed hai perfettamente ragione quando fai il paragone degli insegnanti con un istruttore di nuoto che non ha mai visto una piscina. Soprattutto in un contesto come quello educativo dove la maggior parte degli insegnati hanno una forma mentis più rivolta alle scienze umanistiche rispetto a quelle matematico/scientifiche.
Hiei3600
21-03-2026, 11:23
Non mi riferisco strettamente al tempo pratico per realizzare un'opera in particolare. Se qualcosa che ha potenziale valore commerciale/artistico sono capace solo io e pochi altri a realizzarla perché ho investito anni di sacrifici per imparare a farlo (sacrifici che pochi sono disposti a fare), allora quell'opera sarà necessariamente rara e preziosa. Ma questo non è ovvio?
Ovviamente la premessa cambia radicalmente se si tratta di un qualcosa che "Puoi fare solo tu e pochi altri", ma qui si parla di cose che "Teoricamente" hanno identica funzionalità di un qualcosa fatto da una persona con XX anni di sacrifici.
Se poi vogliamo essere particolarmente pignoli, la "rarità" è una cosa oggettiva mentre l'altro termine che hai usato tu "preziosa" è molto più soggettiva - alla fine vale sempre la regola di mercato del "Ogni cosa vale quanto la gente è disposta a spendere per averla" o qualcosa del genere.
Doraneko
21-03-2026, 11:44
A leggere del cugino di 9 anni mi è venuto in mente quello di 8 "che gioca meglio di voi" a Quake 3.
azi_muth
21-03-2026, 13:06
Il sistema formativo nella sua totalità va completamente rivisto ..
Non solo la scuola ma anche università
E va improntato proprio su evitare offloading
Oggi come oggi tutta l' istruzione, per come è struttura, può essere vittima di offloading...un LLM valutato come vengono valutati gli studenti oggi sarebbe un ottimo studente, un genio probabilmente...
Devono passare a formare la creatività, il pensiero logico, la curiosità, l' astrazione del pensiero....fare in modo che le nozioni che oggi sono al centro della formazione siano invece apprese indirettamente mentre la creatività viene messa alla prova....
Non c'è altra via
Ma l impegno può essere semplicemente spostato..
Se prima ti impegnavi per per non fare crashare tutto adesso ti impegni perché sia tutto il più fluido possibile...
Se tutti possono fare la cosa X, come prima vincerà chi riesce a fare la cosa X+1...quel +1 richiederà sempre impegno e sforzo...
Esiste un programma estone AI Leap 2025 che vuole insegnare ai ragazzi come utilizzare l'AI, ma come si puo' vedere dalla discussione che ne è scaturita qui, la questione è molto controversa.
mozzarello
21-03-2026, 14:51
Vabbè è lo stesso concetto della calcolatrice, nessuno sa più fare i calcoli a mano, ma se l'avevano Newton e Einstein mo' probabilmente avevamo colonizzato alpha centauri
mozzarello
21-03-2026, 15:57
E' sempre la stessa storia che si ripete nei millenni. Qualunque cosa inventata dall'uomo ha pro e contro. Dipende sempre da come la si usa. A partire dal bastone (usato per cacciare, ma anche per uccidere) fino alla energia nucleare (energia infinita, ma anche distruzione di massa). Ogni invenzione è utile e dannosa allo stesso tempo. Bisogna "solo" educare l'essere umano ad usarla. Ed hai perfettamente ragione quando fai il paragone degli insegnanti con un istruttore di nuoto che non ha mai visto una piscina. Soprattutto in un contesto come quello educativo dove la maggior parte degli insegnati hanno una forma mentis più rivolta alle scienze umanistiche rispetto a quelle matematico/scientifiche.
Oggi molti si stupiscono che certe cose si facciano con l'IA invece che a mano. Però per anni abbiamo guardato Tony Stark progettare e costruire con JARVIS nei film Marvel pensando "che figata".
L'idea che una tecnologia sostituisca l'uomo nella parte operativa non è nuova, è letteralmente il pattern di ogni rivoluzione tecnologica.
Per secoli esistevano i "computer umani", persone pagate per fare calcoli complessi a mano. Oggi nessuno lo fa più, non perché non sia possibile, ma perché non ha senso rispetto a un computer. Lo stesso vale per i tipografi che componevano testi lettera per lettera, per i centralinisti che collegavano manualmente le chiamate, o per chi faceva calcoli balistici con tabelle e strumenti analogici. Erano competenze reali, fondamentali, oggi praticamente sparite. Non abbiamo perso capacità cognitive superiori. Abbiamo smesso di eseguire manualmente processi che possono essere automatizzati.
Ogni volta succede la stessa cosa, la tecnologia assorbe esecuzione, precisione e ripetizione, mentre l'uomo si sposta su progettazione, decisione e direzione. E' uno spostamento di livello, ed è qui che la scuola dovrebbe evolversi.
Se un'IA scrive codice meglio e più velocemente, il ruolo umano non scompare, bensì si alza. Diventa definire architetture, vincoli, obiettivi, e soprattutto capire cosa vale la pena costruire.
Le IA che programmano non sono una qualcosa di dannoso o pericoloso, sono esattamente quello che abbiamo sempre fatto, delegare l'esecuzione per concentrarci sul pensiero (che è quello che sappiamo fare meglio di una macchina).
Notturnia
21-03-2026, 16:18
Oggi molti si stupiscono che certe cose si facciano con l'IA invece che a mano. Però per anni abbiamo guardato Tony Stark progettare e costruire con JARVIS nei film Marvel pensando "che figata".
L'idea che una tecnologia sostituisca l'uomo nella parte operativa non è nuova, è letteralmente il pattern di ogni rivoluzione tecnologica.
Per secoli esistevano i "computer umani", persone pagate per fare calcoli complessi a mano. Oggi nessuno lo fa più, non perché non sia possibile, ma perché non ha senso rispetto a un computer. Lo stesso vale per i tipografi che componevano testi lettera per lettera, per i centralinisti che collegavano manualmente le chiamate, o per chi faceva calcoli balistici con tabelle e strumenti analogici. Erano competenze reali, fondamentali, oggi praticamente sparite. Non abbiamo perso capacità cognitive superiori. Abbiamo smesso di eseguire manualmente processi che possono essere automatizzati.
Ogni volta succede la stessa cosa, la tecnologia assorbe esecuzione, precisione e ripetizione, mentre l'uomo si sposta su progettazione, decisione e direzione. E' uno spostamento di livello, ed è qui che la scuola dovrebbe evolversi.
Se un'IA scrive codice meglio e più velocemente, il ruolo umano non scompare, bensì si alza. Diventa definire architetture, vincoli, obiettivi, e soprattutto capire cosa vale la pena costruire.
Le IA che programmano non sono una qualcosa di dannoso o pericoloso, sono esattamente quello che abbiamo sempre fatto, delegare l'esecuzione per concentrarci sul pensiero (che è quello che sappiamo fare meglio di una macchina).
Con la differenza che fino ad oggi le evoluzioni con coprivano tutto il settore mentre con l’IA l’uomo potrebbe essere relegato a spettatore e come tale perdere le sue capacità intellettive molto rapidamente.
La IA che assiste l’uomo per fare quello che l’uomo non vuole fare è buona cosa.. ma se sostituisce quello che l’uomo sa fare allora riduce le capacità dell’uomo e non è detto che l’uomo possa accaparrarsi nuovi settori
Siamo in 10 miliardi.. se fossimo in 2 miliardi allora ci sarebbe molto spazio per le IA e i robot ma in 10 miliardi vuol semplicemente dire che ci sono troppi essere viventi per un pianeta che sta per avere molte IA.. il pianeta non ha ne spazio ne risorse per tutti noi figuriamo per tutti noi + ai + robot..
Un genio resterà un genio con o senza IA, computer etc.. ma la gente normale con le IA che crescono diventerà solo inutile ed un costo sociale non sostenibile
Con la differenza che fino ad oggi le evoluzioni con coprivano tutto il settore mentre con l’IA l’uomo potrebbe essere relegato a spettatore e come tale perdere le sue capacità intellettive molto rapidamente.
La IA che assiste l’uomo per fare quello che l’uomo non vuole fare è buona cosa.. ma se sostituisce quello che l’uomo sa fare allora riduce le capacità dell’uomo e non è detto che l’uomo possa accaparrarsi nuovi settori
Siamo in 10 miliardi.. se fossimo in 2 miliardi allora ci sarebbe molto spazio per le IA e i robot ma in 10 miliardi vuol semplicemente dire che ci sono troppi essere viventi per un pianeta che sta per avere molte IA.. il pianeta non ha ne spazio ne risorse per tutti noi figuriamo per tutti noi + ai + robot..
Un genio resterà un genio con o senza IA, computer etc.. ma la gente normale con le IA che crescono diventerà solo inutile ed un costo sociale non sostenibile
bho se ti puo consolare io in questi ultimi due anni ho imparato cose che altrimenti avrebbero necessitato di un corso di laurea...ma solo per cominciare pero...
ci si atrofizza il cervello solo se non si è curiosi e non si ottiene piacere dall'apprendere...se si hanno queste due cose è praticamente come il film limitless ma senza crisi di astinenza, almeno per ora :D :D :D
mozzarello
21-03-2026, 17:17
bho se ti puo consolare io in questi ultimi due anni ho imparato cose che altrimenti avrebbero necessitato di un corso di laurea...ma solo per cominciare pero...
ci si atrofizza il cervello solo se non si è curiosi e non si ottiene piacere dall'apprendere...se si hanno queste due cose è praticamente come il film limitless ma senza crisi di astinenza, almeno per ora :D :D :D
Idem, sto imparando un sacco di cose, anche del mio lavoro, senza contare che le IA ti risolvono problemi:ho un PC che crasha con un riavvio con certi giochi, raro, ma succede ogni tanto. Siccome Fallout 4 che sto giocando ora in survival crashava spesso e non era compatibile la cosa con il non poter salvare sempre, ho chiesto a ChatGPT cosa potesse essere descrivendo il problema, poi sono andato a vedere nel visualizzatore eventi, consigliato anche dalla IA, e ho trovato il Pc è stato riavviato per.... Roba di codici che manco in ms conoscono. Ho caricato il report cpuz su ChatGPT così sapeva l'hardware, più incollato il messaggio d'errore e bam, ha trovato il problema, dandomi 2-3 soluzioni di cui una andare nel bios e staccare Intel Turbo Boost, che ha risolto totalmente il problema. Così chatty mi ha pure spiegato il perché, il boost aggressivo del mio I9 rendeva instabile il sistema nei picchi di frequenza/volteggio, roba che sinceramente per me è arabo e che a chiederla in giro avrei perso giorni forse. M'ha anche dato due soluzioni per non disattivare il turbo che potrebbero servire in gioco CPU based, ma per ora mi va bene così
È la seconda volta che mi risolve un problema grave al PC, la prima dopo che un update di Windows lo aveva reso non avviabile.
E chiaramente nel fare questa cosa ho imparato.
dire che il bambino ha fatto il lavoro di progettare il gioco è disonestà intellettuale: tutti noi a nostro modo abbiamo immaginato mondi, giochi ed avventure e tutti noi le abbiamo vissute spesso solo con le nostre teste o con strumenti rudimentali perchè ci mancava la manualità ed i mezzi per portarle nel mondo reale e fisico. tutto questo porta a voler raggiungere quello scopo, se lo fa una AI il gioco non ha importanza e dura poco perchè a 9 anni ci sarà subito una nuova idea!
negli adulti può essere diverso perchè si ha coscenza di cosa si sa e di cosa si vorrebbe sapere.
io ancora adesso dopo 2 anni di AI non riesco a tollerare le "supercazzole" che produce nel codice; o gli arzigogoli da 20 righe che semplificati ne danno 7.è impossibile non imprecare quando, facendolo notare, la AI si dimostra sorpresa ed accondiscendente lodandoti per le tue capacità... allora lo scrivevo da solo il codice.
un'altro aspetto pericoloso per me è la virtualità del codice. il codice è lì creato e funzionante ma tra qualche anno il bambino di 9 ne avrà 19 e non saprà cosa e come è scritto il codice, è pazzia credere che un agente AI possa controllare un codice AI trovando i bug da solo e modificando poi di nuovo il codice, Matrix è dietro l'angolo. togliere il controllo dall'uomo può solo portare alla non necessità dello stesso. anche mettendo regole e controlli queste col tempo posso venire riscritte, riadattate o ignorate dalla AI stessa. questo è un inizio e non ci è chiaro cosa sarà tra 10 anni, prendere tutto entusiasticamente senza freni non è saggio.
mozzarello
21-03-2026, 17:45
Certo che fa strano vedere in un forum di tecnologia così tante gente che non comprende come si usa e cosa può dare una tecnologia.
windowistaxcaso
21-03-2026, 22:48
dire che il bambino ha fatto il lavoro di progettare il gioco è disonestà intellettuale: tutti noi a nostro modo abbiamo immaginato mondi, giochi ed avventure e tutti noi le abbiamo vissute spesso solo con le nostre teste o con strumenti rudimentali perchè ci mancava la manualità ed i mezzi per portarle nel mondo reale e fisico. tutto questo porta a voler raggiungere quello scopo, se lo fa una AI il gioco non ha importanza e dura poco perchè a 9 anni ci sarà subito una nuova idea!
negli adulti può essere diverso perchè si ha coscenza di cosa si sa e di cosa si vorrebbe sapere.
io ancora adesso dopo 2 anni di AI non riesco a tollerare le "supercazzole" che produce nel codice; o gli arzigogoli da 20 righe che semplificati ne danno 7.è impossibile non imprecare quando, facendolo notare, la AI si dimostra sorpresa ed accondiscendente lodandoti per le tue capacità... allora lo scrivevo da solo il codice.
un'altro aspetto pericoloso per me è la virtualità del codice. il codice è lì creato e funzionante ma tra qualche anno il bambino di 9 ne avrà 19 e non saprà cosa e come è scritto il codice, è pazzia credere che un agente AI possa controllare un codice AI trovando i bug da solo e modificando poi di nuovo il codice, Matrix è dietro l'angolo. togliere il controllo dall'uomo può solo portare alla non necessità dello stesso. anche mettendo regole e controlli queste col tempo posso venire riscritte, riadattate o ignorate dalla AI stessa. questo è un inizio e non ci è chiaro cosa sarà tra 10 anni, prendere tutto entusiasticamente senza freni non è saggio.
Grazie per il commento articolato, che merita una risposta seria.
Sulla "disonestà intellettuale": il bambino ha progettato un sistema con regole, economia, meccaniche e layout. Non ho scritto che ha fatto il gioco da solo. Ho scritto che ha coperto il ruolo di chi decide cosa deve esistere, io ho fatto l'orchestrazione, l'IA ha scritto il codice. Tre ruoli, tutti dichiarati. Se questo è disonestà intellettuale, lo è anche un architetto che dice di aver progettato un palazzo costruito da altri.
Sulle supercazzole del codice AI: ci siamo passati tutti. Ma nel 2026 la situazione è migliorata parecchio, e soprattutto conta come la usi. Istruzioni precise, codice migliore. Istruzioni vaghe, supercazzole. Il problema sta quasi sempre nel prompt.
Sull'ultimo punto, il più serio: il rischio che nessuno sappia cosa c'è dentro il codice è reale. Ma qui parliamo di un bambino che ha imparato a pensare un sistema, non di un ingegnere che delega la manutenzione di un'infrastruttura critica. Nessuno propone di abolire la programmazione. Propongo che mettere la barriera tecnica davanti alla creatività di un bambino è un errore, e Papert lo spiegava già cinquant'anni fa.
Il freno e l'entusiasmo non sono in contraddizione. Ma il freno deve essere informato, non preventivo.
windowistaxcaso
21-03-2026, 23:04
tutto quello che non va oggi con l’IA.
No, non l’ha fatto lui il gioco, mi dispiace.
L’hanno fatto dei server consumando probabilmente l’equivalente di una piscina olimpionica in acqua e facendo aumentare ancora di qualche euro la RAM.
Non concordo con nulla in quell’articolo, tranne con la premessa.
Poteva disegnare quello che voleva sui due fogli di carta e poi, con pazienza, imparare a programmarlo.
Con mio figlio ho fatto più a meno lo stesso esperimento, solo che poi se lo é programmato lui il gioco imparandosi a fatica scratch , e poi Python. Ci sono voluti anni di perfezionamento. Questa é formazione. Ora é molto orgoglioso.
E soprattutto ha imparato a fare qualcosa. Contrariamente ad una IA che ti da la pappa pronta e ti fa credere di essere stato tu a farla.
L'esperienza di tuo figlio con Scratch e poi Python è bellissima, e lo dico senza ironia. Anni di fatica e perfezionamento sono formazione vera. Ma mi chiedo: a 9 anni tuo figlio si è messo da solo a imparare Scratch e Python, o ci è arrivato qualche anno dopo, con la tua guida? Perché il mio cuginetto ha 9 anni adesso, e a quell'età la finestra di attenzione e motivazione è cortissima. Se nel tempo che passa tra l'idea e il risultato il bambino perde interesse, non hai formato nessuno, hai solo perso il momento.
Il mio cuginetto non ha scritto il codice, come non lo scriverebbe un game designer professionista che lavora in un team. Ha progettato un sistema con regole, economia e meccaniche. Quello non è "pappa pronta", è divisione del lavoro.
Sulla piscina olimpionica: la questione dei costi ambientali dell'IA è serissima, ma va fatta con i numeri, non con le iperboli.
(Luciano)
il bambino ha progettato un sistema con regole, economia, meccaniche e layout.
anche questa è una iperbole
mozzarello
22-03-2026, 07:47
anche questa è una iperbole
E perché mai? È quello che ha fatto, esattamente quello che fanno i fenomenali game designer che ci propinano capolavori su capolavori ormai ogni mese. Fanno quello eh, si siedono a tavolino, se sono intelligenti con carta e matita, e iniziano a buttare giù idee.
Una regola d'oro è mai iniziare a programmare prima di non avere buttato giù esattamente il 100% di quello che si vuole ottenere, poi in corso d'opera si corregge, ma se parti bene correggi poco.
Poi 40 anni fa faceva tutto una persona, ora generalmente i programmatori puri o creano strumenti per i designer o integrano strumenti di terze parti per i designer. Fatto quello il lavoro diventa migliorare gli strumenti di cui sopra (quindi anche engine nel caso) , ottimizzare e fixare bug.
Quel che si potrebbe fare in un progetto come quello in oggetto del thread è rendere certi elementi totalmente data driven, quali deve deciderlo il game designer, come renderli data driven ci pensa l'IA, tipo leggere file XML. Poi la cosa furba è chiedere alla IA di sviluppare un editor visuale per quegli XML in modo che il game designer, che di solito non sa una cippa di programmazione, possa espandere e migliorare il gioco.
Grazie alla IA chiunque può diventare game designer e sviluppare il gioco dei suoi sogni (nei limiti del non poter creare chiaramente in tripla A), e se ha voglia di imparare anche a programmare, l'IA (basta chiederglielo) spiega tutto riga per riga, commentando il codice, dicendoti esattamente perché ha scelto di fare in quella maniera.
Estremamente più impattante di qualsiasi tutorial o guida tecnica. Tanto alle IA hanno dato in pasto tutto il codice planetario, sanno scrivere qualsiasi cosa
Il mio cuginetto non ha scritto il codice, come non lo scriverebbe un game designer professionista che lavora in un team. Ha progettato un sistema con regole, economia e meccaniche. Quello non è "pappa pronta", è divisione del lavoro.
Si e no, avendo per casa una educatrice il discorso bambini e tecnologia lo sento tutti i giorni e non è così immediato, il bambino deve anche scontrarsi con dei limiti e decidere se vuole superarli o meno, l'avere accesso a tecnologie che gli permettono di superarli (apparentemente) senza sforzi lo fa crescere con una falsa sicurezza nelle sue capacità, il concetto di limite e le difficoltà fanno parte del processo di crescita...insomma quando si fanno sperimentazioni di questo tipo bisogna sempre tenere presente cosa si vuole insegnare e perché, motivo per cui le scuole sono molto restie a inserire le IA nel processo educativo perché da ausilio per imparare di più possono facilmente essere usate per fare quello che dovrebbe fare il bambino (riassumere un testo e problemi matematici tanto per rimanere terra terra).
Il tuo esperimento è un passatempo carino, fatto sotto la supervisione di un adulto che ha gestito tutta la parte IA sapendo chiaramente cosa fare, ma in una scuola con una maestra che ha studiato scienze della formazione primaria, quindi un esame di informatica base e niente di più, sarebbe arrivata al tuo stesso risultato finale? Ma volendo rimanere larghi sarebbe arrivata a un risultato che avrebbe insegnato qualcosa al bambino?
Si e no, avendo per casa una educatrice il discorso bambini e tecnologia lo sento tutti i giorni e non è così immediato, il bambino deve anche scontrarsi con dei limiti e decidere se vuole superarli o meno, l'avere accesso a tecnologie che gli permettono di superarli (apparentemente) senza sforzi lo fa crescere con una falsa sicurezza nelle sue capacità, il concetto di limite e le difficoltà fanno parte del processo di crescita...insomma quando si fanno sperimentazioni di questo tipo bisogna sempre tenere presente cosa si vuole insegnare e perché, motivo per cui le scuole sono molto restie a inserire le IA nel processo educativo perché da ausilio per imparare di più possono facilmente essere usate per fare quello che dovrebbe fare il bambino (riassumere un testo e problemi matematici tanto per rimanere terra terra).
Il tuo esperimento è un passatempo carino, fatto sotto la supervisione di un adulto che ha gestito tutta la parte IA sapendo chiaramente cosa fare, ma in una scuola con una maestra che ha studiato scienze della formazione primaria, quindi un esame di informatica base e niente di più, sarebbe arrivata al tuo stesso risultato finale? Ma volendo rimanere larghi sarebbe arrivata a un risultato che avrebbe insegnato qualcosa al bambino?
Concordo in parte con quanto scritto nell'articolo ma direi che quest'ultimo commento ha centrato i punto delle eventuali obiezioni.
Nessuno può mettere in dubbio le potenzialità del AI ma il problema è sempre lo stesso. In quanto strumento bisogna insegnare ad usarlo e non semplicemente metterlo a disposizione.
windowistaxcaso
22-03-2026, 08:26
Si e no, avendo per casa una educatrice il discorso bambini e tecnologia lo sento tutti i giorni e non è così immediato, il bambino deve anche scontrarsi con dei limiti e decidere se vuole superarli o meno, l'avere accesso a tecnologie che gli permettono di superarli (apparentemente) senza sforzi lo fa crescere con una falsa sicurezza nelle sue capacità, il concetto di limite e le difficoltà fanno parte del processo di crescita...insomma quando si fanno sperimentazioni di questo tipo bisogna sempre tenere presente cosa si vuole insegnare e perché, motivo per cui le scuole sono molto restie a inserire le IA nel processo educativo perché da ausilio per imparare di più possono facilmente essere usate per fare quello che dovrebbe fare il bambino (riassumere un testo e problemi matematici tanto per rimanere terra terra).
Il tuo esperimento è un passatempo carino, fatto sotto la supervisione di un adulto che ha gestito tutta la parte IA sapendo chiaramente cosa fare, ma in una scuola con una maestra che ha studiato scienze della formazione primaria, quindi un esame di informatica base e niente di più, sarebbe arrivata al tuo stesso risultato finale? Ma volendo rimanere larghi sarebbe arrivata a un risultato che avrebbe insegnato qualcosa al bambino?
Il punto sui limiti e la frustrazione come parte della crescita è sacrosanto, e non ho mai detto il contrario. Un bambino che non si scontra mai con un ostacolo non impara a superarli. Ma qui il mio cuginetto si è scontrato eccome: quando il gioco non corrispondeva a quello che aveva in testa, doveva capire cosa non andava, spiegarmelo, e aspettare che io e l'IA lo correggessimo. Ha dovuto riformulare, accettare compromessi, rivedere le sue idee. Non è che ha premuto un bottone e il gioco è apparso magicamente.
Sulla maestra che ha studiato scienze della formazione primaria: hai centrato il problema, ed è esattamente quello che scrivo nell'articolo. Prima di chiederci come far usare l'IA agli studenti, bisogna formare chi insegna. La maestra oggi non arriverebbe al mio risultato, e la colpa non è sua. È di un sistema che non l'ha preparata. Ma questa è un'obiezione allo stato attuale della formazione docenti, non all'idea in sé.
Sul "passatempo carino": lo accetto con affetto. Però quel passatempo carino ha insegnato a un bambino di 9 anni a progettare un sistema, comunicarlo a qualcun altro e verificare il risultato. Se la scuola riuscisse a fare altrettanto in un pomeriggio, non staremmo qui a discuterne.
mozzarello
22-03-2026, 08:32
https://www.pangea.news/chiudiamo-le-scuole-papini/
E perché mai? È quello che ha fatto, esattamente quello che fanno i fenomenali game designer che ci propinano capolavori su capolavori ormai ogni mese. Fanno quello eh, si siedono a tavolino, se sono intelligenti con carta e matita, e iniziano a buttare giù idee.
...
io da piccolo ho progettato una astronave
megamitch
22-03-2026, 09:29
Non ho capito cosa il bimbo di 9 anni ha imparato, che qualcuno o qualcosa sono in grado di trasformare in realtà le idee?
Se invece della IA il codice lo avesse scritto uno sviluppatore seduto a fianco cosa sarebbe cambiato?
Capisco che dobbiamo mettere la parola IA dentro qualsiasi cosa...
windowistaxcaso
22-03-2026, 09:55
Non ho capito cosa il bimbo di 9 anni ha imparato, che qualcuno o qualcosa sono in grado di trasformare in realtà le idee?
Se invece della IA il codice lo avesse scritto uno sviluppatore seduto a fianco cosa sarebbe cambiato?
Capisco che dobbiamo mettere la parola IA dentro qualsiasi cosa...
Se al posto di Claude ci fosse stato uno sviluppatore seduto accanto a noi, il bambino avrebbe imparato le stesse identiche cose. Progettare, comunicare, verificare. Nessuna differenza.
Solo che uno sviluppatore costa, non è disponibile di domenica pomeriggio, e soprattutto non ne conosco molti disposti a farsi dirigere da un novenne.
.
L'IA non è il punto della storia. È quello che ha reso la storia possibile in quel momento, in quel contesto, con quelle risorse. Se domani ci sarà un modo migliore, useremo quello. Nel frattempo il bambino ha costruito una cosa che prima poteva solo esistere nella sua testa, e non mi sembra poco.
Se al posto di Claude ci fosse stato uno sviluppatore seduto accanto a noi, il bambino avrebbe imparato le stesse identiche cose. Progettare, comunicare, verificare. Nessuna differenza.
Solo che uno sviluppatore costa, non è disponibile di domenica pomeriggio, e soprattutto non ne conosco molti disposti a farsi dirigere da un novenne.
.
L'IA non è il punto della storia. È quello che ha reso la storia possibile in quel momento, in quel contesto, con quelle risorse. Se domani ci sarà un modo migliore, useremo quello. Nel frattempo il bambino ha costruito una cosa che prima poteva solo esistere nella sua testa, e non mi sembra poco.
non è neanche detto che trovavi uno sviluppatore competente nella creazione di videogiochi...ed è certo che se anche trovavi il migliore non sarebbe stato altrettanto veloce e volenteroso...sicuramente piu preciso, ma il cuginetto si sarebbe annoiato presto :D
Sulla maestra che ha studiato scienze della formazione primaria: hai centrato il problema, ed è esattamente quello che scrivo nell'articolo. Prima di chiederci come far usare l'IA agli studenti, bisogna formare chi insegna. La maestra oggi non arriverebbe al mio risultato, e la colpa non è sua. È di un sistema che non l'ha preparata. Ma questa è un'obiezione allo stato attuale della formazione docenti, non all'idea in sé.
Il problema non è la formazione dell'insegnante, quanto capire come può influire l'uso delle IA nella formazione dei processi mentali di un bambino, perché alla fine questo fa l'insegnante di una scuola primaria, ma anche dell'asilo e del nido, perché ogni attività ha un preciso scopo pedagogico...che magari ai più (me compreso) sfugge, ma c'è.
Sul "passatempo carino": lo accetto con affetto. Però quel passatempo carino ha insegnato a un bambino di 9 anni a progettare un sistema, comunicarlo a qualcun altro e verificare il risultato. Se la scuola riuscisse a fare altrettanto in un pomeriggio, non staremmo qui a discuterne.
Una maestra mediamente in classe ha una ventina di alunni...sono 20 idee da sviluppare, discutere, modificare, rivedere...i tempi immagino si dilatino parecchio, anche perché ogni bambino deve ricevere lo stesso livello di attenzioni degli altri, poi c'è quello che fa le cose più velocemente, quello che ci mette un po' di più...magari becchi pure quello che si annoia, o non gli piace l'attività, e non ti si fila proprio...cosa che a livello educativo capita di frequente, magari pensi che l'attività che hai progettato sia una figata assurda e invece dopo 5 minuti te li sei persi :D.
mozzarello
22-03-2026, 10:53
io da piccolo ho progettato una astronave
Bene, passail progetto a NASA o Musk e vedi se è meglio del loro. Se no fai fare tutto a IA e robot umanoidi se hai le materie prime
Al solito sparate a callo di cane cose che non c'entrano nulla usando esempi inappropriati.
megamitch
22-03-2026, 16:43
Se al posto di Claude ci fosse stato uno sviluppatore seduto accanto a noi, il bambino avrebbe imparato le stesse identiche cose. Progettare, comunicare, verificare. Nessuna differenza.
Solo che uno sviluppatore costa, non è disponibile di domenica pomeriggio, e soprattutto non ne conosco molti disposti a farsi dirigere da un novenne.
.
L'IA non è il punto della storia. È quello che ha reso la storia possibile in quel momento, in quel contesto, con quelle risorse. Se domani ci sarà un modo migliore, useremo quello. Nel frattempo il bambino ha costruito una cosa che prima poteva solo esistere nella sua testa, e non mi sembra poco.
Bah mi sembra uno spot per la IA sinceramente.
È sicuramente uno strumento potente ma qui siamo a livello di propaganda sovietica.
In ogni caso il bambino non ha costruito niente. La sua idea è stata realizzata da una macchina guidata da un adulto
carlainzi
22-03-2026, 17:23
La giusta collocazione per questo articolo sarebbe il blog di qualche azienda del settore IA, dato che è puro marketing. L'aneddoto del cuginetto è pura retorica, e magari è pure inventato.
I bambini di tutti i tempi hanno sempre inventato giochi con quello che avevano a disposizione. Io lo facevo, lei no? Ieri erano giochi "materiali", oggi saranno anche videogiochi ma la sostanza non cambia.
La maestra ha ben altro da fare che insegnare qualcosa per la quale, come dice lei, non è competente. Deve prendere dei bambini di 6 anni che a malapena sanno scrivere il loro nome in stampatello e contare sulle dita, e insegnargli a scrivere dei testi in italiano comprensibile, comprendere il sistema di numerazione decimale e magari fare qualche conto e robe del genere. Io non saprei neanche da dove iniziare. E' questa la sua competenza.
O almeno, questo è quello che dovrebbe fare, visto che sono già anni che le maestre subiscono il lavaggio del cervello circa con il coding, la robotica ecc. Hanno comprato tonnellate di paccottiglia tecnologica (robottini e simili) e perdono millemila ore in attività del genere. Il risultato è che in prima media (dove insegno matematica) arrivano sempre più alunni che non sanno le tabelline e per fare 6x8 hanno bisogno della calcolatrice oppure ci mettono due minuti perchè devono contare con le dita, non sanno fare le divisioni per 2 (dico DUE, non due virgola due) e non sanno dire se un numero è divisibile per due oppure no senza fare la divisione (ammesso che gli venga giusta). E si tratta di alunni che nella scheda di passaggio dalle elementari risultano di "fascia media". Con l'italiano le cose non vanno meglio, basta provare a fare una verifica di scienze che non sia semplicemente a crocette o "metti qui la parolina giusta".
Mi potrà dire che in futuro queste competenze saranno inutili perchè tutti avranno una specie di androide intelligente che farà tutto per loro, per cui la competenza fondamentale sarà quella di sapergli dare le giuste instruzioni (il giusto prompt). Padrone di pensarla così. Ma non è il mondo che piacerebbe a me.
PS: E comunque, uno che non sa esprimersi in italiano, come fa a dare le giuste istruzioni all'assistente?
La giusta collocazione per questo articolo sarebbe il blog di qualche azienda del settore IA, dato che è puro marketing. L'aneddoto del cuginetto è pura retorica, e magari è pure inventato.
I bambini di tutti i tempi hanno sempre inventato giochi con quello che avevano a disposizione. Io lo facevo, lei no? Ieri erano giochi "materiali", oggi saranno anche videogiochi ma la sostanza non cambia.
La maestra ha ben altro da fare che insegnare qualcosa per la quale, come dice lei, non è competente. Deve prendere dei bambini di 6 anni che a malapena sanno scrivere il loro nome in stampatello e contare sulle dita, e insegnargli a scrivere dei testi in italiano comprensibile, comprendere il sistema di numerazione decimale e magari fare qualche conto e robe del genere. Io non saprei neanche da dove iniziare. E' questa la sua competenza.
O almeno, questo è quello che dovrebbe fare, visto che sono già anni che le maestre subiscono il lavaggio del cervello circa con il coding, la robotica ecc. Hanno comprato tonnellate di paccottiglia tecnologica (robottini e simili) e perdono millemila ore in attività del genere. Il risultato è che in prima media (dove insegno matematica) arrivano sempre più alunni che non sanno le tabelline e per fare 6x8 hanno bisogno della calcolatrice oppure ci mettono due minuti perchè devono contare con le dita, non sanno fare le divisioni per 2 (dico DUE, non due virgola due) e non sanno dire se un numero è divisibile per due oppure no senza fare la divisione (ammesso che gli venga giusta). E si tratta di alunni che nella scheda di passaggio dalle elementari risultano di "fascia media". Con l'italiano le cose non vanno meglio, basta provare a fare una verifica di scienze che non sia semplicemente a crocette o "metti qui la parolina giusta".
Mi potrà dire che in futuro queste competenze saranno inutili perchè tutti avranno una specie di androide intelligente che farà tutto per loro, per cui la competenza fondamentale sarà quella di sapergli dare le giuste instruzioni (il giusto prompt). Padrone di pensarla così. Ma non è il mondo che piacerebbe a me.
PS: E comunque, uno che non sa esprimersi in italiano, come fa a dare le giuste istruzioni all'assistente?
Finalmente un messaggio critico molto sensato...
In effetti i bambini devono capire cosa siano le lettere e i numeri prima di tutto... io non avendo ancora figli a questo piccolissimo particolare non ci stavo pensando :D
E per saper fare le domande giuste non basta conoscere il punto interrogativo..
windowistaxcaso
22-03-2026, 19:52
La giusta collocazione per questo articolo sarebbe il blog di qualche azienda del settore IA, dato che è puro marketing. L'aneddoto del cuginetto è pura retorica, e magari è pure inventato.
I bambini di tutti i tempi hanno sempre inventato giochi con quello che avevano a disposizione. Io lo facevo, lei no? Ieri erano giochi "materiali", oggi saranno anche videogiochi ma la sostanza non cambia.
La maestra ha ben altro da fare che insegnare qualcosa per la quale, come dice lei, non è competente. Deve prendere dei bambini di 6 anni che a malapena sanno scrivere il loro nome in stampatello e contare sulle dita, e insegnargli a scrivere dei testi in italiano comprensibile, comprendere il sistema di numerazione decimale e magari fare qualche conto e robe del genere. Io non saprei neanche da dove iniziare. E' questa la sua competenza.
O almeno, questo è quello che dovrebbe fare, visto che sono già anni che le maestre subiscono il lavaggio del cervello circa con il coding, la robotica ecc. Hanno comprato tonnellate di paccottiglia tecnologica (robottini e simili) e perdono millemila ore in attività del genere. Il risultato è che in prima media (dove insegno matematica) arrivano sempre più alunni che non sanno le tabelline e per fare 6x8 hanno bisogno della calcolatrice oppure ci mettono due minuti perchè devono contare con le dita, non sanno fare le divisioni per 2 (dico DUE, non due virgola due) e non sanno dire se un numero è divisibile per due oppure no senza fare la divisione (ammesso che gli venga giusta). E si tratta di alunni che nella scheda di passaggio dalle elementari risultano di "fascia media". Con l'italiano le cose non vanno meglio, basta provare a fare una verifica di scienze che non sia semplicemente a crocette o "metti qui la parolina giusta".
Mi potrà dire che in futuro queste competenze saranno inutili perchè tutti avranno una specie di androide intelligente che farà tutto per loro, per cui la competenza fondamentale sarà quella di sapergli dare le giuste instruzioni (il giusto prompt). Padrone di pensarla così. Ma non è il mondo che piacerebbe a me.
PS: E comunque, uno che non sa esprimersi in italiano, come fa a dare le giuste istruzioni all'assistente?
I fogli scritti dal bambino sono pubblicati nell'articolo con le foto. Se serve anche l'atto notarile mi faccia sapere.
Sul "puro marketing": scrivo una rubrica settimanale su HWUpgrade, racconto quello che faccio. Se ogni articolo che nomina l'IA è marketing, allora buona parte del giornalismo tech degli ultimi tre anni ha un problema, e non sono io.
Lei insegna matematica alle medie e mi racconta che arrivano ragazzini che non sanno dividere per due. Le credo, e il problema è serio. Ma se rilegge l'articolo, dico esattamente la stessa cosa: il sistema insegue le mode senza formare chi le dovrebbe usare. Non ho mai scritto che le maestre devono insegnare l'IA. Ho scritto che mettere lo strumento al centro invece del bambino è l'errore, e su questo mi sembra che siamo d'accordo.
Il suo PS è la cosa più intelligente del commento: chi non sa esprimersi in italiano non darà buone istruzioni a nessuno, né a un'IA né a un collega. Motivo in più per insegnare bene le basi. Siamo dalla stessa parte, anche se da qui non sembra.
mozzarello
22-03-2026, 20:34
La giusta collocazione per questo articolo sarebbe il blog di qualche azienda del settore IA, dato che è puro marketing. L'aneddoto del cuginetto è pura retorica, e magari è pure inventato.
I bambini di tutti i tempi hanno sempre inventato giochi con quello che avevano a disposizione. Io lo facevo, lei no? Ieri erano giochi "materiali", oggi saranno anche videogiochi ma la sostanza non cambia.
La maestra ha ben altro da fare che insegnare qualcosa per la quale, come dice lei, non è competente. Deve prendere dei bambini di 6 anni che a malapena sanno scrivere il loro nome in stampatello e contare sulle dita, e insegnargli a scrivere dei testi in italiano comprensibile, comprendere il sistema di numerazione decimale e magari fare qualche conto e robe del genere. Io non saprei neanche da dove iniziare. E' questa la sua competenza.
O almeno, questo è quello che dovrebbe fare, visto che sono già anni che le maestre subiscono il lavaggio del cervello circa con il coding, la robotica ecc. Hanno comprato tonnellate di paccottiglia tecnologica (robottini e simili) e perdono millemila ore in attività del genere. Il risultato è che in prima media (dove insegno matematica) arrivano sempre più alunni che non sanno le tabelline e per fare 6x8 hanno bisogno della calcolatrice oppure ci mettono due minuti perchè devono contare con le dita, non sanno fare le divisioni per 2 (dico DUE, non due virgola due) e non sanno dire se un numero è divisibile per due oppure no senza fare la divisione (ammesso che gli venga giusta). E si tratta di alunni che nella scheda di passaggio dalle elementari risultano di "fascia media". Con l'italiano le cose non vanno meglio, basta provare a fare una verifica di scienze che non sia semplicemente a crocette o "metti qui la parolina giusta".
Mi potrà dire che in futuro queste competenze saranno inutili perchè tutti avranno una specie di androide intelligente che farà tutto per loro, per cui la competenza fondamentale sarà quella di sapergli dare le giuste instruzioni (il giusto prompt). Padrone di pensarla così. Ma non è il mondo che piacerebbe a me.
PS: E comunque, uno che non sa esprimersi in italiano, come fa a dare le giuste istruzioni all'assistente?
La colpa di tutto questo è sempre, solo e unicamente dei genitori, la categoria peggiorata maggiormente negli ultimi 40 anni. Tutti vogliono fare i genitori, quasi nessuno sa farlo, altro che le tabelline o la IA. E il risultato saranno generazioni sempre più imbecilli
adrixillo
23-03-2026, 14:44
L’articolo è scritto molto bene, si vede l’esperienza nel marketing (18 anni in NVIDIA non passano inosservati). Proprio per questo però va letto per quello che è: non divulgazione, ma contenuto orientante.
Chi non ha strumenti di lettura “meta” vede un bambino che crea un gioco con l’AI e l’effetto “wow” che ne deriva. Chi li ha, vede altro:
Hook emotivo (il cuginetto): abbassa le difese critiche
Esempio perfetto: sembra una prova, ma è selezione narrativa
Riduzione della complessità : 15 minuti, zero attrito, zero problemi visibili
Framing positivo: sposta il discorso su “il bambino al centro”, evitando il nodo reale dell’AI
Autorità implicita: background, citazioni di esperti e tono costruiscono fiducia, non evidenza. Ad esempio, citare Seymour Papert sul pensiero computazionale o istituti come Brookings rafforza l’impressione di autorevolezza, ma non sostituisce dati reali o prove concrete.
Quello che sembra naturale è in realtà costruito. Il testo dà l’impressione di essere spontaneo, quasi innocente: una storia semplice, un bambino, un gioco. In realtà ogni elemento è scelto e posizionato con precisione. Il protagonista è un bambino, perché genera empatia immediata; il contesto è il gioco, quindi qualcosa di positivo e non minaccioso; il risultato è rapido e funzionante, producendo l’effetto “wow”. Nulla è neutro: è una costruzione narrativa che guida la percezione del lettore senza che questo se ne accorga.
Allo stesso modo, quello che sembra evidente è in realtà selettivo. L’articolo porta verso una conclusione che appare quasi ovvia (l’AI abilita e il valore sta nel pensiero più che nel codice), ma questa evidenza si regge su una base molto stretta: un unico caso positivo, privo di controesempi e senza alcuna analisi dei limiti o dei fallimenti. Non è una dimostrazione, ma una selezione coerente con la tesi.
Infine, quello che sembra divulgazione è, nei fatti, persuasione. Una divulgazione equilibrata dovrebbe mostrare più lati di un fenomeno, distinguere tra dati e interpretazioni ed esplicitare limiti e condizioni. Anche solo inserire qualche dettaglio sul prompt utilizzato e sulle revisioni necessarie avrebbe reso l’esperienza più solida e meno “magica”, restituendo una rappresentazione più realistica del processo.
Qui invece si parte da una storia e si accompagna il lettore verso una conclusione, invece di metterlo nelle condizioni di valutarla; si utilizzano tecniche retoriche più che un’analisi bilanciata (il riferimento alla scuola odierna è da manuale, funziona come esempio facilmente condivisibile, non come critica reale). Il risultato è che il lettore non costruisce un’opinione in autonomia, ma viene guidato verso una già predisposta.
I commenti di djfix13 e carlainzi erano centrati e pertinenti, ma vengono abilmente disinnescati e riallineati alla narrativa, senza essere davvero affrontati nel merito. E questo è marketing “da manuale”: non confutare le obiezioni, ma spostare il frame in modo che risultino meno rilevanti.
Certo, smontarlo è facile… ma proprio per questo l’articolo funziona. Se non hai gli strumenti per leggere tra le righe, ti lasci trasportare dall’effetto "wow" senza accorgerti che ogni pezzo della storia è costruito per convincere il lettore.
Se volete fare una prova interessante, date in pasto l’articolo a un’AI chiedendo di elencare le tecniche persuasive utilizzate: il risultato è piuttosto istruttivo. E, se vi va, mettete a confronto anche i commenti di djfix13 e carlainzi con le risposte dell’autore: vedrete come il frame viene abilmente spostato e come le critiche vengono elegantemente disinnescate: una sorta di "judo retorico"
mozzarello
23-03-2026, 14:55
E vabbé.
Uno si lascia trasportare e per una volta si pervade di energia ottimistica, invece che il continuo pessimismo e fastidio che circonda l'IA, che tanto è qui per restare e per occupare ogni singolo aspetto delle nostre vite, fatevene una ragione.
Che poi, l'unica cosa certa dell'articolo è che con l'IA chiunque è in grado di crearsi il proprio "gioco passatempo", io stesso mi son fatto fare da Claude un clone di arkanoid che gira sul browser (se volete lo condivido) per cazzeggio, ed è venuto anche fuori bene
Nei prossimi anni ci sarà una esplosione di software effimero, che serve cioè solo a uno specifico scopo per un determinato periodo di tempo, che non avrebbe nessun senso fosse sviluppato da un team di esperti.
windowistaxcaso
23-03-2026, 17:41
L’articolo è scritto molto bene, si vede l’esperienza nel marketing (18 anni in NVIDIA non passano inosservati). Proprio per questo però va letto per quello che è: non divulgazione, ma contenuto orientante.
Chi non ha strumenti di lettura “meta” vede un bambino che crea un gioco con l’AI e l’effetto “wow” che ne deriva. Chi li ha, vede altro:
Hook emotivo (il cuginetto): abbassa le difese critiche
Esempio perfetto: sembra una prova, ma è selezione narrativa
Riduzione della complessità : 15 minuti, zero attrito, zero problemi visibili
Framing positivo: sposta il discorso su “il bambino al centro”, evitando il nodo reale dell’AI
Autorità implicita: background, citazioni di esperti e tono costruiscono fiducia, non evidenza. Ad esempio, citare Seymour Papert sul pensiero computazionale o istituti come Brookings rafforza l’impressione di autorevolezza, ma non sostituisce dati reali o prove concrete.
Quello che sembra naturale è in realtà costruito. Il testo dà l’impressione di essere spontaneo, quasi innocente: una storia semplice, un bambino, un gioco. In realtà ogni elemento è scelto e posizionato con precisione. Il protagonista è un bambino, perché genera empatia immediata; il contesto è il gioco, quindi qualcosa di positivo e non minaccioso; il risultato è rapido e funzionante, producendo l’effetto “wow”. Nulla è neutro: è una costruzione narrativa che guida la percezione del lettore senza che questo se ne accorga.
Allo stesso modo, quello che sembra evidente è in realtà selettivo. L’articolo porta verso una conclusione che appare quasi ovvia (l’AI abilita e il valore sta nel pensiero più che nel codice), ma questa evidenza si regge su una base molto stretta: un unico caso positivo, privo di controesempi e senza alcuna analisi dei limiti o dei fallimenti. Non è una dimostrazione, ma una selezione coerente con la tesi.
Infine, quello che sembra divulgazione è, nei fatti, persuasione. Una divulgazione equilibrata dovrebbe mostrare più lati di un fenomeno, distinguere tra dati e interpretazioni ed esplicitare limiti e condizioni. Anche solo inserire qualche dettaglio sul prompt utilizzato e sulle revisioni necessarie avrebbe reso l’esperienza più solida e meno “magica”, restituendo una rappresentazione più realistica del processo.
Qui invece si parte da una storia e si accompagna il lettore verso una conclusione, invece di metterlo nelle condizioni di valutarla; si utilizzano tecniche retoriche più che un’analisi bilanciata (il riferimento alla scuola odierna è da manuale, funziona come esempio facilmente condivisibile, non come critica reale). Il risultato è che il lettore non costruisce un’opinione in autonomia, ma viene guidato verso una già predisposta.
I commenti di djfix13 e carlainzi erano centrati e pertinenti, ma vengono abilmente disinnescati e riallineati alla narrativa, senza essere davvero affrontati nel merito. E questo è marketing “da manuale”: non confutare le obiezioni, ma spostare il frame in modo che risultino meno rilevanti.
Certo, smontarlo è facile… ma proprio per questo l’articolo funziona. Se non hai gli strumenti per leggere tra le righe, ti lasci trasportare dall’effetto "wow" senza accorgerti che ogni pezzo della storia è costruito per convincere il lettore.
Se volete fare una prova interessante, date in pasto l’articolo a un’AI chiedendo di elencare le tecniche persuasive utilizzate: il risultato è piuttosto istruttivo. E, se vi va, mettete a confronto anche i commenti di djfix13 e carlainzi con le risposte dell’autore: vedrete come il frame viene abilmente spostato e come le critiche vengono elegantemente disinnescate: una sorta di "judo retorico"
Complimenti, l'analisi è tecnicamente impeccabile.
Il problema è che sta descrivendo come funziona qualsiasi articolo ben scritto. Anche un reportage di guerra ha un hook emotivo, seleziona i fatti, costruisce una narrazione e guida il lettore verso una conclusione. Se questo lo rende automaticamente "marketing", allora tutto il giornalismo narrativo da Gay Talese in poi è marketing, e a quel punto la parola non significa più niente.
Scrivo una rubrica di opinione, non un paper scientifico. Ho una tesi, la dichiaro, e la argomento con un'esperienza personale e con fonti che cito e linko perché chiunque possa verificarle. Che poi la mia tesi possa essere sbagliata è possibilissimo, ma questo è diverso dal dire che sto manipolando il lettore.
La cosa che mi ha colpito davvero è che non ha detto una parola sul merito. Il bambino secondo lei ha progettato un sistema o no? L'esperienza ha valore educativo o no? La scuola sta affrontando bene il tema o no? Smontare la retorica è un esercizio elegante, ma a un certo punto bisogna anche dire cosa si pensa del contenuto.
megamitch
23-03-2026, 19:23
Complimenti, l'analisi è tecnicamente impeccabile.
Il problema è che sta descrivendo come funziona qualsiasi articolo ben scritto. Anche un reportage di guerra ha un hook emotivo, seleziona i fatti, costruisce una narrazione e guida il lettore verso una conclusione. Se questo lo rende automaticamente "marketing", allora tutto il giornalismo narrativo da Gay Talese in poi è marketing, e a quel punto la parola non significa più niente.
Scrivo una rubrica di opinione, non un paper scientifico. Ho una tesi, la dichiaro, e la argomento con un'esperienza personale e con fonti che cito e linko perché chiunque possa verificarle. Che poi la mia tesi possa essere sbagliata è possibilissimo, ma questo è diverso dal dire che sto manipolando il lettore.
La cosa che mi ha colpito davvero è che non ha detto una parola sul merito. Il bambino secondo lei ha progettato un sistema o no? L'esperienza ha valore educativo o no? La scuola sta affrontando bene il tema o no? Smontare la retorica è un esercizio elegante, ma a un certo punto bisogna anche dire cosa si pensa del contenuto.
Io da bambino inventavo giochi coi lego. Prendevo dei mattoncini da un secchio e senza alcuna istruzione creavo:
- progetto dell'oggetto da costruire (es. astronave)
- selezione dei materiali
- costruzione dell'oggetto
- definizione delle logiche di funzionamento (es. come fa ad atterrare).
la mia ex fidanzata da bimba mi raccontava che giocava a "vendere".
- creava il banco di vendita
- definiva i prezzi degli oggetti in vendita
- valutava le migliori strategia per costruire l'offerta commerciale
- vendeva ai genitori i prodotti al dettaglio
Quindi non ho capito cosa c'entra la IA, tra l'altro usata da un adulto. Semplicemente si è sempre fatto.
mozzarello
23-03-2026, 20:53
Io da bambino inventavo giochi coi lego. Prendevo dei mattoncini da un secchio e senza alcuna istruzione creavo:
- progetto dell'oggetto da costruire (es. astronave)
- selezione dei materiali
- costruzione dell'oggetto
- definizione delle logiche di funzionamento (es. come fa ad atterrare).
la mia ex fidanzata da bimba mi raccontava che giocava a "vendere".
- creava il banco di vendita
- definiva i prezzi degli oggetti in vendita
- valutava le migliori strategia per costruire l'offerta commerciale
- vendeva ai genitori i prodotti al dettaglio
Quindi non ho capito cosa c'entra la IA, tra l'altro usata da un adulto. Semplicemente si è sempre fatto.
Ed infatti è quello che fa qualsiasi game designer, pensa quanto siamo peggiorati in 40 anni se dei bambini coi lego venivano fuori con idee migliori dei "giovani"adulti" di oggi.
randorama
24-03-2026, 07:09
vorrei prova a spostare un momento il focus della discussione, se non vi dispiace.
la dinamica del gioco "regge", da quello che si può leggere nell'articolo; quello che è delineato è un gioco che sta in piedi (senz'altro più di uno dei millemila tower defense o candy crush clone che ormai ci ammorbano).
eppure, ragionandoci un attimo, è palese che non è altro che una (buona) elaborazione di qualcosa che già esiste.
la dinamica bene o male è quella di super punch-out! mentre la parte gestionale ricalca uno dei millemila foodball manager.
di fatto sono stati rielaborati dei concetti già esistenti e il risultato è quello di avere un prodotto finale "nuovo", giusto?
ora, se volete evidenziarmi cosa c'è di diverso rispetto a quello che fa una IA...
ps.
prima di avere argomenti di bassa caratura
- E' ovvio che il bambino avrà visto 2 giochi di boxe e non 200mila, come avrebbe fatto una AI
- E' ovvio che il bambino si è "attivato" in autonomia e non a fronte di un input, come la AI
- E' ovvio che la AI non ci ha tratto alcun compiacimento o "voglia" di farlo.
dopo tutto è chiaro (spero) per cosa sta la "A" di "AI", no?
mozzarello
24-03-2026, 08:11
vorrei prova a spostare un momento il focus della discussione, se non vi dispiace.
la dinamica del gioco "regge", da quello che si può leggere nell'articolo; quello che è delineato è un gioco che sta in piedi (senz'altro più di uno dei millemila tower defense o candy crush clone che ormai ci ammorbano).
eppure, ragionandoci un attimo, è palese che non è altro che una (buona) elaborazione di qualcosa che già esiste.
la dinamica bene o male è quella di super punch-out! mentre la parte gestionale ricalca uno dei millemila foodball manager.
di fatto sono stati rielaborati dei concetti già esistenti e il risultato è quello di avere un prodotto finale "nuovo", giusto?
ora, se volete evidenziarmi cosa c'è di diverso rispetto a quello che fa una IA...
ps.
prima di avere argomenti di bassa caratura
- E' ovvio che il bambino avrà visto 2 giochi di boxe e non 200mila, come avrebbe fatto una AI
- E' ovvio che il bambino si è "attivato" in autonomia e non a fronte di un input, come la AI
- E' ovvio che la AI non ci ha tratto alcun compiacimento o "voglia" di farlo.
dopo tutto è chiaro (spero) per cosa sta la "A" di "AI", no?
Sai che non ho capito?
L'IA è il braccio, essendo uno strumento, il bambino (l'uomo) è la mente.
La differenza rispetto a prima è che l'IA è uno strumento che permette a chiunque di mettere in pratica le proprie idee anche senza conoscenze, e che come scrive l'articolo, può per questo motivo essere usato per educare, un po' come si usava il Logo 30 anni fa (ricordo che alle medie ce lo fecero usare).
Non è da demonizzare in nessuna maniera, come poi qualsiasi strumento, al massimo se ne demonizza l'uso, al massimo, ma resta per me lo strumento multi-purpose più impattante creato dall'uomo in tempi recenti (dire dalla ruota forse è per ora eccessivo)
Amigomerlo
24-03-2026, 08:18
Vabbè è lo stesso concetto della calcolatrice, nessuno sa più fare i calcoli a mano, ma se l'avevano Newton e Einstein mo' probabilmente avevamo colonizzato alpha centauri
Avessero avuta*
randorama
24-03-2026, 12:39
Sai che non ho capito?
L'IA è il braccio, essendo uno strumento, il bambino (l'uomo) è la mente.
La differenza rispetto a prima è che l'IA è uno strumento che permette a chiunque di mettere in pratica le proprie idee anche senza conoscenze, e che come scrive l'articolo, può per questo motivo essere usato per educare, un po' come si usava il Logo 30 anni fa (ricordo che alle medie ce lo fecero usare).
Non è da demonizzare in nessuna maniera, come poi qualsiasi strumento, al massimo se ne demonizza l'uso, al massimo, ma resta per me lo strumento multi-purpose più impattante creato dall'uomo in tempi recenti (dire dalla ruota forse è per ora eccessivo)
banalmente intendo dire che il bambino, nel fornire il suo contributo (le dinamiche del gioco) di fatto si è ispirato a materiale già esistente.
cosa non molto diversa a quella che fa la AI nel fornire il proprio.
nessuno dei due ha "inventato da zero" nulla.
adrixillo
24-03-2026, 12:44
Complimenti, l'analisi è tecnicamente impeccabile.
Il problema è che sta descrivendo come funziona qualsiasi articolo ben scritto. Anche un reportage di guerra ha un hook emotivo, seleziona i fatti, costruisce una narrazione e guida il lettore verso una conclusione. Se questo lo rende automaticamente "marketing", allora tutto il giornalismo narrativo da Gay Talese in poi è marketing, e a quel punto la parola non significa più niente.
Scrivo una rubrica di opinione, non un paper scientifico. Ho una tesi, la dichiaro, e la argomento con un'esperienza personale e con fonti che cito e linko perché chiunque possa verificarle. Che poi la mia tesi possa essere sbagliata è possibilissimo, ma questo è diverso dal dire che sto manipolando il lettore.
La cosa che mi ha colpito davvero è che non ha detto una parola sul merito. Il bambino secondo lei ha progettato un sistema o no? L'esperienza ha valore educativo o no? La scuola sta affrontando bene il tema o no? Smontare la retorica è un esercizio elegante, ma a un certo punto bisogna anche dire cosa si pensa del contenuto.
Grazie per la risposta. Provo ad approfondire alcuni punti che, a mio avviso, aiutano a leggere il suo articolo in modo più preciso.
1 - Il bambino e la naturale creazione di giochi
È indubbio che l’esperienza sia interessante. Tuttavia, attribuire al bambino un ruolo “progettuale” straordinario rischia di sovrapporre due piani diversi. Bambini di quell’età immaginano regole e sistemi coerenti da sempre: è una componente naturale dello sviluppo cognitivo, come descritto da Jean Piaget.
La novità non è nella progettazione in sé, ma nella trasformazione rapida dell’idea in un output funzionante. Questo passaggio, però, non avviene in autonomia: nel racconto è presente una mediazione adulta che interpreta e guida il processo, e che incide in modo determinante sull’esito finale.
2 - La scuola e il ruolo delle basi
La lettura della scuola come “in ritardo” appare una semplificazione. La scuola ha il compito di costruire competenze fondamentali e trasferibili, non di inseguire ogni nuova tecnologia.
Integrare strumenti nuovi richiede tempo e formazione. Il fatto che percorsi tradizionali abbiano formato persone poi capaci di operare in contesti avanzati suggerisce che il sistema, pur con limiti, produce le basi necessarie. È un po’ come insegnare l’uso del tornio alle elementari: non perché sia inutile, ma perché esiste una sequenza di competenze da rispettare.
In questa prospettiva, anche il fatto che Lei abbia potuto lavorare per anni in un contesto altamente tecnico come NVIDIA e successivamente sviluppare soluzioni in un hackathon con l’ausilio dell’IA non è indipendente dal percorso formativo iniziale, ma ne rappresenta una naturale estensione: competenze costruite nel tempo, affinate e poi riutilizzate in un contesto tecnologico diverso.
3 - La mediazione e la struttura del processo
Nel racconto esiste una fase intermedia decisiva: la traduzione dell’idea in istruzioni operative per l’IA. Questa fase, svolta da un adulto, resta però sullo sfondo.
La minore visibilità di questo passaggio sposta l’attenzione sul risultato finale e rende meno evidente la complessità necessaria per ottenerlo. È proprio questa mediazione a determinare se e quanto l’esperienza sia realmente replicabile e applicabile in altri contesti.
In questo senso, più che di una barriera tecnica “abbattuta”, appare più corretto parlare di una barriera “spostata”: non è più nella scrittura del codice, ma nella capacità di guidare il processo, formulare richieste efficaci, interpretare gli output e iterare correttamente. Questa competenza resta necessaria e, nel caso descritto, è concentrata nella figura adulta che orchestra l’interazione.
Ne consegue che la replicabilità dell’esperienza non dipende solo dalla disponibilità dello strumento, ma dalla presenza di questa competenza intermedia: in sua assenza, il passaggio da idea a risultato funzionante torna ad essere tutt’altro che immediato.
In termini analoghi al giornalismo narrativo di Gay Talese, la costruzione del racconto può essere efficace e coinvolgente, ma resta importante che il rapporto tra forma e contenuto sia equilibrato, affinché elementi strutturali rilevanti non restino in secondo piano rispetto all’effetto narrativo.
Conclusione
Il suo articolo utilizza un esempio efficace a sostegno dell’idea che l’IA riduca il peso della competenza tecnica a favore della progettazione. Tuttavia, l’esperienza descritta non isola questo effetto, poiché include elementi decisivi come la mediazione adulta.
L’attore tra la sedia e la tastiera resta lo stesso, ma cambiano le competenze richieste per svolgere quel ruolo.
Gradualmente si sta passando dal pilotare sistemi (quasi) deterministici, con output prevedibili e lineari, al “guidare” sistemi probabilistici con molte variabili, di cui non è chiaro come interagiscano. Quali implicazioni comporta questo per il tipo di competenza richiesta, per la sua trasferibilità e per la sua verificabilità nel tempo?
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