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View Full Version : Parliamo di "Open Source"??


friwer
07-01-2011, 17:20
Premessa della premessa: questo thread ha tutte le carte in regola per diventare un ginepraio... :D Collaboriamo tutti affinché ciò non accada...

Premessa: conosco il mondo "open" (nella sua declinazione linuxiana e bsd-iana) da circa 10 anni ormai. Allora non ero né un programmatore, né un appassionato ma soltanto un ragazzino enormemente curioso. La curiosità è pressoché mantenuta, nonostante kg di capelli in meno...solo che si spinge verso questioni più "filosofiche" e meno pratiche.
Cito da Wikipedia
In informatica, open source (termine inglese che significa sorgente aperto) indica un software i cui autori (più precisamente i detentori dei diritti) ne permettono, anzi ne favoriscono il libero studio e l'apporto di modifiche da parte di altri programmatori indipendenti. Questo è realizzato mediante l'applicazione di apposite licenze d'uso.
Alla filosofia del movimento open source si ispira il movimento open content (contenuti aperti): in questo caso ad essere liberamente disponibile non è il codice sorgente di un software ma contenuti editoriali quali testi, immagini, video e musica. Wikipedia è un chiaro esempio dei frutti di questo movimento. Attualmente l'open source tende ad assumere rilievo filosofico, consistendo di una nuova concezione della vita, aperta e refrattaria ad ogni oscurantismo, che l'open source si propone di superare mediante la condivisione della conoscenza.
Dunque due concetti:
1) open source è la condivisione del codice, per favorire l'interoperabilità ed il miglioramento dello stesso su spinta comunitaria (qualora io detentore del diritto d'autore voglia farlo).
2) l'open content mette nelle condizioni l'utente di informarsi, di condividere conoscenze secondo il principio del "se io ho un'idea e tu hai un'idea e le condividiamo avremo due idee ciascuno" (ossia 1+1=4 :D ).
Da programmatore dilettante (e da essere umano più in generale) sono fortemente convinto della necessità dell'open content: ogni acquisizione astratta, ogni concetto, ogni idea che migliora il modo di affrontare un problema deve essere condiviso. In questa casistica rientrano, a mio modo di vedere, anche i cosiddetti formati standard: mi riferisco alla codifica .doc, .mp3 ecc., a quelle specifiche di uso comune che ogni utente dovrebbe possedere e liberamente modificare/migliorare.
La domanda cruciale è: se, sulla base di questi contenuti aperti e accessibili, la mia testolina ha trovato un'implementazione originale, un modo cioè super efficiente di tradurre in codice la soluzione ad un problema, perché dovrei condividerlo?
Risposta possibile: "perché così tutti possono migliorare il tuo lavoro". E' qui, secondo me, che il discorso comincia ad essere complesso. In un mondo dove il software non è un servizio, dove cioè non ha senso "vendere" codice, non fa una piega. Ho scritto una nuova suite office e la condivido...poi torno a fare il pizzaiolo per campare. In un mondo in cui, invece, scrivere un software equivale a curare una carie o riparare un tubo che perde, in una parola a migliorare la vita altrui dietro compenso (e non credo ci sia niente di male nel farlo), tutto ciò diventa poco sostenibile.
Brutalmente la posso sintetizzare così: io condivido con il mondo l'approccio al problema, condivido tutto il necessario affinché tu possa trovare la "tua" soluzione al problema...e lo faccio anche gratis (free as beer). Se poi voglio un aiuto comunitario per migliorare il codice, lo pubblico. Se vuoi la mia implementazione, ossia la mia soluzione al problema, è un altro discorso e pubblicare il tutto mi sembra poco tutelante nei confronti dell'autore stesso...
Per fare un paragone universitario: studiamo insieme e ci confrontiamo, ma l'esame lo devi fare da solo....altrimenti paghi cepu :sofico:

Ps. ho una donna, una vita piena di interessi...checché possa sembrare da questo thread :D

Fil9998
08-01-2011, 08:55
siamo in tanti nella stessa situazione...
:D

"free as freedom, not as a free beer" :sofico: :sofico: :sofico:

al di là del valor tecnico, c'è nell'open source un valore e una ricchezza "morale" che varrebbe la pena esportare in ogni altro campo della tecnica e della vita...
se io scambio con te le mie idee e conoscenze, ognuno di noi
due alla fine saprà il doppio di cose e avrà il doppio di possibilità.
alla fin fine è il "demose 'na mano" piuttosto che il "buttamoselo al :ciapet: " ...
mi piace sperare che prima o poi la prima filosofia sarà l'approccio medio standard ad ogni cosa su 'sto pianeta...

ps: ci son libri scritti un paio di migliaia di anni fa ancora leggibili ... ho database e fogli di calcolo fatti 15 anni fa con programmi proprietari
che non riesco più a far girare nemmeno con le versioni aggiornate e a pagamento di detti programmi proprietari ...
vogliamo farci ridurre così in ogni settore ??

jeremy.83
08-01-2011, 09:52
Se rendessimo open il nostro codice, sarebbe il tracollo dell'azienda in cui lavoro. E a me chi lo dà il pane per mangiare?

Il mondo open source fa soldi con l'assistenza, ma la piccola-media impresa, quando può, ne fa volentieri a meno.

Abbiamo un cliente che ha mollato un gestionale opensource per acquistare il nostro

Fil9998
08-01-2011, 10:32
già, il mondo è strutturato così nella maggior parte, purtroppo chi "apre" spesso vien spazzato via per cui non lo fa.
in questo modo tutti restiamo "indietro" invece che andar avanti...

eclissi83
08-01-2011, 11:19
prima di tutto vorrei fare una precisazione: secondo me si dovrebbe parlare di software libero e non di open source. questo perche' un software open, estremizzando, potrebbe essere pubblicato sotto una licenza che prevede la leggibilita' del codice ma non la redistribuzione del codice stesso o delle sue modifiche. chiaramente il software libero ha dei vincoli che proteggono il codice da queste estreme eventualita'.

detto cio', veniamo al post

sollevi la problematica del business nel mondo free/open. qui ci sarebbe molto da discutere perche' i pensieri sono sicuramente contrastanti.
io ho lavorato quasi sempre in aziende dove si utilizza software libero e si fornisce software libero al cliente e quando cerco lavoro, mi oriento verso aziende che lavorino cosi'.

quello che posso dire dalla mia esperienza e' che al cliente medio non interessa che il software sia libero o meno, anche perche' nel 99% dei casi non sa nemmeno di cosa si tratta sebbene glielo si spieghi ampliamente, ma gli interessa molto cosa gli viene fornito e come glielo si fornisce.

ci sono tanti che passano da software commerciali a software liberi, spesso perche' si riesce a renderli piu' aderenti alle richieste del cliente. chiaramente la stessa cosa avviene con software closed scritti totalmente internamente, come credo sia il caso di jeremy.83.

chiaramente questo modello di business e' meno "facile" (passatemi il termine) del vendere la scatola con dentro il dvd, ed e' incentrato sulla personalizzazione dei software e sulla fornitura di servizi ad essi associati.
la prima azienda dove ho lavorato sviluppa applicazioni web su piattaforma zope/plone: tutto software libero (GPL 2). assieme alle applicazioni web si dava formazione, piattaforme di hosting o server dedicati, servizi mail e via dicendo. nel 2006 eravamo in 6, ora sono raddoppiati.

bisogna anche sapersi "vendere" e soprattutto capire a chi ci si vende, ma questa e' opera dei commerciali ed e' da attuare con qualsiasi tipologia di prodotto.

scusate il post lungo...

ErMejo
08-01-2011, 15:37
Se rendessimo open il nostro codice, sarebbe il tracollo dell'azienda in cui lavoro. E a me chi lo dà il pane per mangiare?

Il mondo open source fa soldi con l'assistenza, ma la piccola-media impresa, quando può, ne fa volentieri a meno.

Abbiamo un cliente che ha mollato un gestionale opensource per acquistare il nostro

Per curiosità, per quale società lavori?

jeremy.83
08-01-2011, 20:27
[...]
Perdonami l'edit...

Sono sostanzialmente d'accordo come idee con quello che dici, il problema è che è molto difficile far capire ai clienti quanto è importante la formazione e tutto il resto che esponi. E' vero che questo è il compito dei commerciali, ma bisogna avere dei commerciali con i controcazzi per riuscire a fare business in questo modo, soprattutto nelle mie zone dove c'è una concorrenza esagerata.

Se voi ci riuscite avete tutta la mia ammirazione, purtroppo non tutti riescono, ma tutti devono sopravvivere.

Per curiosità, per quale società lavori?
Se vuoi ti mando un PM, non credo sia consentito dal regolamento, dato che sarebbe una spammata bella e buona ;)

eclissi83
08-01-2011, 22:58
Perdonami l'edit...

ma figurati, il post era lunghetto :)

Sono sostanzialmente d'accordo come idee con quello che dici, il problema è che è molto difficile far capire ai clienti quanto è importante la formazione e tutto il resto che esponi. E' vero che questo è il compito dei commerciali, ma bisogna avere dei commerciali con i controcazzi per riuscire a fare business in questo modo, soprattutto nelle mie zone dove c'è una concorrenza esagerata.

Se voi ci riuscite avete tutta la mia ammirazione, purtroppo non tutti riescono, ma tutti devono sopravvivere.

se tu vedi un prodotto al cliente medio, nel 99% dei casi l'hai venduto perche' l'hai convinto che il tuo prodotto sia migliore di quello dei concorrenti.
ovvero gli hai fornito una scatolotta con dentro un dvd dove il cliente trova il software che ha acquistato.
e questo, sia che il software sia libero che chiuso, tanto il cliente non lo sa.
al cliente devi spiegare i vantaggi del software libero, tra cui quello di poter usufruire del codice sorgente, di fatto slegandolo dalla tua azienda.
un autogol? non credo: in questo modo stai spostando l'attenzione dallo sviluppo a tutto quello che c'e' attorno, ovvero il cliente.
gli stai dicendo che la sua soddisfazione e' il tuo miglior premio (cit.)...

ciao

omerook
09-01-2011, 01:34
Ogni riga di codice scritta sotto licenza GNU/GPL è un contributo perenne alla emancipazione culturale dell' umanità.
Ogni riga di codice scritta sotto altre licenze è semplicemente un buon affare temporaneo per qualcuno.

Fil9998
09-01-2011, 10:44
Ogni riga di codice scritta sotto licenza GNU/GPL è un contributo perenne alla emancipazione culturale dell' umanità.
Ogni riga di codice scritta sotto altre licenze è semplicemente un buon affare temporaneo per qualcuno.


la penso allo stesso modo... certo però se fossi io a procurami la pagnotta e pagar bollette con quel "affare temporaneo" ....

in effetto l'unica sarebbe rendere economicamente più conveniente scrivere open... ma "come"?

WarDuck
09-01-2011, 11:00
Non ho mai capito perché il settore informatico dev'essere trattato diversamente dagli altri.

Perché la ricerca e l'innovazione privata in questo settore dev'essere criminalizzata.

Perché chi ha studiato tanto debba essere penalizzato o considerato come uno che vuole fare i soldi "facili".

Sono convinto che le conoscenze debbano essere condivise, ma non bisogna criminalizzare nessuno se vuole tenere IL PROPRIO CODICE chiuso.

Del resto è codice scritto da ME, non da voi, per cui sono IO a dover decidere.

Comunque è semplice: vuoi il codice sorgente? Paghi e molto di più anche.

eclissi83
09-01-2011, 11:52
Non ho mai capito perché il settore informatico dev'essere trattato diversamente dagli altri.

Perché la ricerca e l'innovazione privata in questo settore dev'essere criminalizzata.

Perché chi ha studiato tanto debba essere penalizzato o considerato come uno che vuole fare i soldi "facili".

mah, fondamentalmente e' un modo di vedere le cose, condivisibile o meno. il tuo modo io non lo condivido (s'era capito, vero? :D), ma rispetto il tuo.
in ogni caso i miei post precedenti non volevano evidenziare una criminalizzazione del software chiuso, ho tentato di paragonare i due tipi di business, tutto qua.


Sono convinto che le conoscenze debbano essere condivise, ma non bisogna criminalizzare nessuno se vuole tenere IL PROPRIO CODICE chiuso.

Del resto è codice scritto da ME, non da voi, per cui sono IO a dover decidere.

ecco, secondo me questa e' una contraddizione. premesso che ognuno fa quello che vuol del proprio codice, non puoi affermare che la conoscenza deve essere condivisa mentre il codice no: il codice e' la conoscenza.
e' come se mi venissi a dire che io posso accedere alla teoria del teorema di pitagora (conoscenza) ma non alla sua formula (codice).


Comunque è semplice: vuoi il codice sorgente? Paghi e molto di più anche.
chi ha detto che il software libero e' gratis? chi ha detto che il software closed si paga?

WarDuck
09-01-2011, 12:13
[..]
ecco, secondo me questa e' una contraddizione. premesso che ognuno fa quello che vuol del proprio codice, non puoi affermare che la conoscenza deve essere condivisa mentre il codice no: il codice e' la conoscenza.
e' come se mi venissi a dire che io posso accedere alla teoria del teorema di pitagora (conoscenza) ma non alla sua formula (codice).


Il codice è l'implementazione della mia idea sfruttando quelle che sono le mie conoscenze (spesso di pubblico dominio, a cui possono accedere tutti).

In informatica esistono infiniti modi per implementare un'idea.

Per conoscenza intendo tutto ciò che non è pura implementazione.


chi ha detto che il software libero e' gratis? chi ha detto che il software closed si paga?

Il software libero è accessibile a tutti, pre-requisito di questo c'è il fatto che il codice sia aperto.

Se devo pagare un software (ed il suo codice) allora non parliamo più di software libero.

Aggiungo che non credo che nella licenza GPL sia contemplata la possibilità di far pagare il sorgente a parte :asd:

Se un software sta alla GPL allora sono "obbligato" in qualche modo a distribuire i sorgenti.

Comunque non sono totalmente contro la filosofia open, tuttavia mi piacerebbe una licenza che dia maggiori tutele allo sviluppatore iniziale.

photoneit
09-01-2011, 16:55
Salve,
Free Software e lotta ai brevetti in ogni settore hanno
molto in comune.
(Questo per rispondere a chi poco più su diceva che
anche al software andrebbero applicate le regole che
gestiscono commercio, manufatti, etc.).
Non è possibile che se ad uno viene un'idea, questi
possa blindarsela con un copyright e se ad altri venisse
la stessa idea vietargli l'uso della stessa! Penso che in
questo esempio si possano vedere tutti i limiti del
software chiuso e dei brevetti.
Il futuro è della conoscenza condivisa!
Ma proprio voi che bazzicate in questa sezione, tanto
per rimanere in ambito software non vedete i progeressi
fatti dallo scambio di idee di persone che neppure si
conoscono e che messe insieme hanno contribuito ad
una crescita che ha stupito tutti. ;)
Ovviamente questo lo penso io ;)

Samos87
09-01-2011, 17:44
Per quanto riguarda i brevetti questi hanno una durata limitata nel tempo (su quale sia quella ottimale c'é da discutere) e servono per proteggere l'investimento che ha portato all'invenzione.
La questione è complicata, in campo industriale penso siano più una spinta all'innovazione che un freno, in campo informatico non ne son convinto :mbe:

eclissi83
09-01-2011, 19:46
Il codice è l'implementazione della mia idea sfruttando quelle che sono le mie conoscenze (spesso di pubblico dominio, a cui possono accedere tutti).

In informatica esistono infiniti modi per implementare un'idea.

il codice e' la formuletta del teorema di pitagora... prova a rifare il teorema di pitagora in modo diverso da c=sqrt(a^2+b^2).

l'informatica e' come la matematica (ma forse forse si basa anche su di essa)


Per conoscenza intendo tutto ciò che non è pura implementazione.

se tu distingui il sapere dal saper fare, hai una conoscenza limitata...


Il software libero è accessibile a tutti, pre-requisito di questo c'è il fatto che il codice sia aperto.

Se devo pagare un software (ed il suo codice) allora non parliamo più di software libero.

non c'e' nessun articolo della GPL che vieta di vendere il proprio software.


Aggiungo che non credo che nella licenza GPL sia contemplata la possibilità di far pagare il sorgente a parte :asd:

Se un software sta alla GPL allora sono "obbligato" in qualche modo a distribuire i sorgenti.

puoi farti pagare il software, altrimenti quel codice non glielo rilasci. non sei obbligato a rendere gratuito il tuo software...

quello che puoi obiettare e' solo "ok, io gli do i sorgenti e dopo lui li ripubblica": e' vero, ma considerato che il tuo software tu gliel'hai fatto pagare e che assieme al software hai venduto probabilmente anche qualcosa che c'e' attorno, e che i software closed spesso vengono crackati... 2+2 = 5 (no, non e' sbagliato)


Comunque non sono totalmente contro la filosofia open, tuttavia mi piacerebbe una licenza che dia maggiori tutele allo sviluppatore iniziale.
e che tipo di tutela vorresti? la filosofia del software libero e' quella di diffondere la conoscenza, perche' attraverso di essa e' possibile avere migliori risultati, tutti.
va contro il mercato? si, va contro il mercato che paragona l'informatica ad un paio di pantaloni o alla scatoletta di tonno. va cambiata la mentalita' delle persone e lo si puo' fare solo iniziando a diffondere la conoscenza...

poi c'e' tutto il discorso dei brevetti che photoneit ha affrontato nel suo post.

my 2 cents...

WarDuck
09-01-2011, 23:44
il codice e' la formuletta del teorema di pitagora... prova a rifare il teorema di pitagora in modo diverso da c=sqrt(a^2+b^2).

l'informatica e' come la matematica (ma forse forse si basa anche su di essa)


Dato un problema (nel senso computazionale) esistono infiniti modi per risolverlo, e questo te lo dice la teoria della computabilità.

E' chiaro che in alcuni casi ci sono dei metodi conosciuti e riconosciuti a livello globale per affrontare una certa classe di problemi, come possono essere gli algoritmi di ordinamento o i design pattern (ma anche i cicli di sviluppo del software).

Faccio notare che questo non vale solo nell'ambito informatico, esistono basi comparabili in tutti i settori.

Tuttavia nulla vieta di sperimentare nuovi algoritmi (e magari tenerli segreti) per risolvere gli stessi problemi.

Poi non si possono confondere quelli che possono essere considerati assiomi con nuove proposizioni fatte a partire da quegli assiomi.

Il teorema di pitagora ad un certo livello di astrazione rappresenta un assioma, tant'è che nessuno che lo usa si mette a dimostrarlo ogni volta, ce l'abbiamo, lo usiamo, come un mattone per fare un palazzo.

Così come derivate ed integrali... non è questo il punto.

Il punto è scrivere una nuova equazione a partire dagli strumenti che hai, per risolvere un problema.

Non a caso lo sviluppo di software è considerato spesso come un processo creativo.

Elaborare un programma a partire dalle specifiche ad esempio è ancora una attività prevalentemente umana.

Dico è ancora perché penso saprete che si sta cercando di sintetizzare i programmi automaticamente a partire da specifiche date sotto forma matematica.


se tu distingui il sapere dal saper fare, hai una conoscenza limitata...


La conoscenza sarà sempre per forza di cose limitata. Il discorso è distinguere le "basi" dal "prodotto". Forse è questo che in informatica non è così netto come in altre materie, anche perché l'informatica è una scienza nuova e al momento in continua evoluzione.


non c'e' nessun articolo della GPL che vieta di vendere il proprio software.


puoi farti pagare il software, altrimenti quel codice non glielo rilasci. non sei obbligato a rendere gratuito il tuo software...

quello che puoi obiettare e' solo "ok, io gli do i sorgenti e dopo lui li ripubblica": e' vero, ma considerato che il tuo software tu gliel'hai fatto pagare e che assieme al software hai venduto probabilmente anche qualcosa che c'e' attorno, e che i software closed spesso vengono crackati... 2+2 = 5 (no, non e' sbagliato)


Se tu vendessi il software col codice sorgente, vorresti magari che poi quel tizio se lo rivendesse rimarchiandolo per i fatti suoi lucrando sopra qualcosa che non ha fatto lui?

Conosco gente che prende i CMS già fatti, li personalizza quel tanto che basta e li rivende come se fossero opera loro.

Per cui serve una qualche forma di tutela legale IMHO.

Il discorso del software crakkato è valido per i grandi software, specie stranieri.

Prova a trovare la crack di un software gestionale italiano fatto da una piccola azienda.


e che tipo di tutela vorresti? la filosofia del software libero e' quella di diffondere la conoscenza, perche' attraverso di essa e' possibile avere migliori risultati, tutti.


La tutela di cui sopra. Io ti do il programma ed il codice sorgente, ma la catena si ferma lì, non puoi ridistribuirlo e se lo modifichi lo puoi usare solo nell'ambito della tua attività.

Poi "diffondere la conoscenza" è un concetto troppo generico per applicare un modello di licenza (ma anche di pensiero IMHO) valido per tutti i programmi.


va contro il mercato? si, va contro il mercato che paragona l'informatica ad un paio di pantaloni o alla scatoletta di tonno. va cambiata la mentalita' delle persone e lo si puo' fare solo iniziando a diffondere la conoscenza...

poi c'e' tutto il discorso dei brevetti che photoneit ha affrontato nel suo post.

my 2 cents...

L'informatica è una scienza come le altre, e come per le altre scienze c'è una deriva commerciale.

Tutti avete auto, cellulari e prodotti di elettronica vari, presumibilmente pagati.

In realtà forse la natura del software fa si che l'informatica venga considerata diversamente.

Ma questo lo si vede dal fatto che spesso un programma non è considerato un'opera di intelletto o di ingegneria.

Non si è entrati in quest'ottica ancora, e probabilmente l'elevata accessibilità degli strumenti di sviluppo (che io condivido appieno, ma in altri settori per un motivo o per un altro non si verifica, e questo è un dato di fatto) ha fatto si che si desse la falsa illusione che tutti sappiano programmare e tutti sappiano sfornare prodotti.

Infatti ancora non ho sentito parlare di "qualità del codice".

Un altro argomento interessante è quello delle responsabilità penali per chi scrive software, che forse proprio per i motivi espressi sopra non sono ancora ben regolate.

friwer
10-01-2011, 00:29
che l'informatica sia come la matematica, avrei qualche dubbio....ancora di più se si parla di un suo sottoinsieme (la programmazione e l'ingegneria del sw tutta). Per come la vedo io, implementare una soluzione (aka. scrivere codice) è puro esercizio di immaginazione e creatività. Ed ha poco a che fare con la riscrittura tramite formula inversa del teorema di pitagora ;)
Ogni riga di codice scritta sotto licenza GNU/GPL è un contributo perenne alla emancipazione culturale dell' umanità
Non me ne voglia l'autore ma sono queste frasi ad effetto che, secondo il mio parere, rischiano di portare il discorso fuori strada. Faccio un esempio stupido: studio per un bel periodo di tempo il sistema dei captcha e pubblico a scopo divulgativo i risultati della mia ricerca (conoscenza condivisa aka "sapere"). Poi mi metto a scrivere codice e vien fuori un programmone con i contro-cosiddetti ("saper fare" distinto dal "sapere"...che a sua volta si distingue dal "saper essere" ;) ). Secondo questo esempio il personaggio ha contribuito alla conoscenza umana proteggendosi dall'azienda pincopallino affinché non sfrutti il suo codice senza leggersi manco una virgola della sua pubblicazione ("la conoscenza").

Il discorso dei brevetti è ancora più complesso e preferisco tenerlo distinto. Ci sono mercati in cui questa storia è davvero portata all'estremo. Tuttavia usciamo per 2 minuti dalla nostra stanza e allarghiamo il discorso: a volte il successo di un'idea (che si traduce in guadagno per un'azienda) si gioca proprio sui tempi e sull'esclusività...possiamo discutere sul fatto che questo non sia il migliore dei mondi possibili ma, stando così le cose, non ci trovo nulla di male nel proteggermi e far fruttare la mia idea.
Esistono i supermercati dove per comprare la carne devo pagare ed esistono le onlus che distribuiscono cibo ai bisognosi. Non urlo "che fessi" agli operatori onlus come non dico "che ladri" ai supermarkettari :D

Gnubbolo
10-01-2011, 06:54
l'avvocato Usa esperto in materia di brevetti è pagato dal negro d'africa che si spacca la schiena nelle miniere di litio..
per lui non credo che sia il miglior mondo possibile questo.

WarDuck
10-01-2011, 23:41
Il problema più grande secondo me è che oggi si vive in un mondo in cui Denaro=Profitto con tutte le giustificazioni del caso.

Si dovrebbe partire da quello che il concetto della Filosofia (espressa in significati e significanti millenari) vorrebbe far intendere e non semplicemente arrivare a rendere la stessa filosofia una mera discussione di raziocinio.

Gnu/Linux, rappresenta nel senso più stretto, a mio modo di vedere le cose, l'essenza di quel concetto millenario in ambito Informatico.

Condivido l'idea che bisognerebbe fermarsi un attimo e pensare al nostro modello socio-economico probabilmente ormai non più sostenibile, ma d'altro canto altri modelli hanno fallito, e questo è l'unico che abbiamo trovato "accettabile" (ciò ovviamente non significa che questo sia il migliore o che non possiamo trovarne degli altri, quello attuale rappresenta un compromesso).

Comunque l'intreccio tra filosofia ed ingegneria arriva fino ad un certo punto e secondo me come ci si muove si finisce da una parte o l'altra di un'idea "estrema".

La logica del profitto rappresenta una base della nostra economia e di ciò che tutti noi siamo, per cui non si può sempre ragionare in termini demonizzanti, dato che è il motore che ha fatto crescere le società occidentali, e negare questo in qualche maniera significa negare noi stessi, in quanto frutti di quello stesso modello tanto criticato (con ciò non intendo dire che non si possa criticare il modello, solo che secondo me bisognerebbe avere un metro di paragone quando lo si fa).

Bisogna capire che il denaro è un mezzo per arrivare a dei beni (primari o secondari che siano), non è solo una cosa fine a se stessa.

Poi credo che generalizzare sia la cosa più sbagliata che si possa fare.

Nel momento in cui inquadri l'informatica, così come l'elettronica e tanti altri settori come opere di ingegneria e quindi di studio ricercato per arrivare ad un obiettivo con metodi e costi ottimali, devi accettarne anche i suoi prodotti.

Poi comunque GNU/Linux viene usato per i più disparati scopi (spesso lontani dalla filosofia stessa del sistema), tant'è che il suo sviluppo è comunque finanziato ECONOMICAMENTE.

Cercare di far passare GNU/Linux come un qualcosa di estraneo ad una logica di profitto (quando poi anche lì c'è un industria dietro, perché al di là degli appassionati molti vengono pagati per svilupparlo) è abbastanza fuorviante.

Potremmo fare tantissimi esempi di prodotti (e servizi) attualmente d'uso comune che non sono nati in principio con uno spirito "bonario" e "libero".

L'esempio più eclatante: Internet.

Fil9998
11-01-2011, 10:17
LinuxOS... ti stimo.
veramente.:mano: :friend:

...

credo che il denaro sia un mezzo, può esser usato bene o male.

l'economia, il denaro sono in mano ai privati, a POCHI privati, non sono uno strumento della collettività.
qeusto porta slle storture da te evidenziate.

credo che finchè la media delle persone non "cambierà testa" si troverà sempre qualcuno disposto a salire sullo scranno ed approffittarne,

da questo punto di vista una azione "dal basso" e "dal mondo reale" è imho molto più utile di una azione "politica" "filosofica".

dimostrare nei fatti -anche con un SO- che la collaborazione e libertà funzionano non da solo un altro strumento, dona una nuova prospettiva mentale, un nuovo approccio, poi applicabile anceh al di fuori del mondo IT.

non è cosa da poco.

non a caso il filmino l'han chiamato "revolution OS", la rivoluzione vera è un "cambio di prospettiva e mentalità".

friwer
11-01-2011, 10:48
"Dalle alte altezze che si raggiungono appesi ad un ombrellino da cocktail è il caso di scendere un poco più giù...." (Vinicio Capossela, Solo Show Alive) :D

Comprendo ed approvo (e nel mio piccolo cerco di mettere in pratica) il discorso di LinuxOs. Per sua ammissione "Gnu/linux" è più di una enormità di righe di codice e, dunque, traspare la sua affezione al concetto, all'idea più che un giudizio "tecnico/informatico/economico" sulla plausibilità del modello "open source".
Mi spiego meglio: la discussione è partita da una domanda, precisamente dal perché dovrei condividere il risultato della mia opera d'ingegno a rischio di diluire il controllo su di essa. E' qui che il discorso ha preso una piega sociologica (se non antropologica) che, ribadisco, condivido e approvo ma che non risponde alla domanda centrale.
Io mi chiedevo se il modello open source non induca ad uno sbilanciamento tra utilizzatore e autore a scapito di quest'ultimo: mi è stato risposto che il profitto dovrebbe essere sostituito dalla libera divulgazione.
E' evidente che stiamo parlando di questioni radicalmente diverse. Io mi interrogavo sulla validità dell'open source come modello di business; nella discussione è venuto fuori che scrivere sw non deve esserlo (oppure, se proprio deve esserlo, attraverso forme alternative quali la donazione o l'assistenza a pagamento).
Personalmente non credo che l'umanità sia migliorata molto attraverso la filosofia del codice aperto: la grandezza della cosa sta negli occhi di chi come me, come voi, ne conosce il significato. Occorre prendere atto che la stragrande maggioranza dell'umanità non ha molta dimestichezza con tutto ciò, né si può pretendere un livello così approfondito di conoscenza pertanto non è un problema di "scarsa informazione". Per mio padre, per il mio vicino di casa, il software è una parola inglese che ha a che fare col computer (altra parola inglese che indica quel coso per andare su internet (altra parola inglese che indica quel coso per scaricare la posta e leggere il giornale)).
Linux, per coloro che seguono "questo mondo", è una vera rivoluzione (ed anche un caso piuttosto raro) culturale e tecnologica. Da qui a dire che sia un modello di sviluppo plausibile ce ne passa... ;)

eclissi83
11-01-2011, 16:40
scusate eh, ma redhat come fa? i pacchetti stanno li', il loro codice e' disponibile, ma fanno un cacchio di business. ok, chiaro che redhat e' grande, ma non mi pare che abbia problemi...

redhat punta su codice, servizi, supporto, assistenza. perche' vi fermate esclusivamente sul mero codice senza guardare quello che c'e' attorno? e magari c'e' una forma di business che crea indotto: ti prendi il mio software, magari a titolo gratuito perche' cosi' ho deciso di darlo, e poi paghi i servizi associati a questo software...

non mi sembra un modello di sviluppo cosi' campato in aria...

poi fate vobis

PS: la citazione di vinicio capossela e' veramente bella :D

litocat
12-01-2011, 17:59
Sono convinto che le conoscenze debbano essere condivise, ma non bisogna criminalizzare nessuno se vuole tenere IL PROPRIO CODICE chiuso.
Chi scrive software proprietario si comporta in modo non etico. Questo non vuol dire criminalizzare nessuno: siamo in democrazia ed è giusto che la gente sia libera di comportarsi in modo non etico.
L'informatica è una scienza come le altre, e come per le altre scienze c'è una deriva commerciale.
Beh, per fortuna che Einstein non ha distribuito sotto un'EULA la teoria della relatività.
Tutti avete auto, cellulari e prodotti di elettronica vari, presumibilmente pagati.

In realtà forse la natura del software fa si che l'informatica venga considerata diversamente.
L'informatica non è considerata diversamente. Come è etico chi scrive software ne distribuisca i sorgenti, è etico che chi costruisce prodotti di elettronica ne distribuisca le schematiche. C'è un intero movimento dedicato a questo, quello dell'open hardware.

WarDuck
12-01-2011, 18:41
Chi scrive software proprietario si comporta in modo non etico. Questo non vuol dire criminalizzare nessuno: siamo in democrazia ed è giusto che la gente sia libera di comportarsi in modo non etico, fintanto che non danneggia nessuno.


L'etica professionale (lì dove parliamo di professionalità e non di passatempo) prescinde dal modello di sviluppo adottato.

In particolare l'informatica pecca ancora di etica dal momento che di fatto non è prevista ancora una responsabilità penale per chi scrive cattivo software (dove bisognerebbe dare anche una definizione di cattivo).


Beh, per fortuna che Einstein non ha distribuito sotto un'EULA la teoria della relatività.


Continuate a fare paragoni che non hanno alcun senso.

Vogliamo parlare dei frutti della meccanica? Della teoria dei motori a scoppio e delle loro svariate implementazioni?

Continuate a confondere i principi di una scienza e le teorie dietro questa con le relative implementazioni.


L'informatica non è considerata diversamente. Come è etico chi scrive software ne distribuisca i sorgenti, è etico che chi costruisce prodotti di elettronica ne distribuisca le schematiche. C'è un intero movimento dedicato a questo, quello dell'open hardware.

Il campo dell'informatica è pieno di pubblicazioni e ricerche come negli altri settori, e anche le teorie dietro queste sono accessibili a tutti, esattamente come accade per altri settori.

La differenza di trattamento sta nel fatto che mentre negli altri settori è ammissibile una industria (elettronica di consumo, auto, chimica e quant'altro), nel settore informatico non si sa bene per quale motivo questo non può esserci o addirittura bisogna sentirsi dire che non è etico.

Non capisco perché chi ha studiato in questo settore e ha una certa preparazione debba sentirsi tacciato addirittura di non avere un'etica professionale se non rilascia il proprio codice sotto GPL...

A me sembra veramente una forzatura, anche perché io posso essere disponibile a far vedere il codice per una ispezione (con relativo NDA), ma non a farci mettere le mani a chiunque per poi magari ridistribuirla o rivenderla (questo si che sarebbe ben poco etico).

litocat
12-01-2011, 20:17
L'etica professionale (lì dove parliamo di professionalità e non di passatempo) prescinde dal modello di sviluppo adottato.

In particolare l'informatica pecca ancora di etica dal momento che di fatto non è prevista ancora una responsabilità penale per chi scrive cattivo software (dove bisognerebbe dare anche una definizione di cattivo).
Non parliamo di etica professionale, ma di etica comunitaria.
Continuate a fare paragoni che non hanno alcun senso.

Vogliamo parlare dei frutti della meccanica? Della teoria dei motori a scoppio e delle loro svariate implementazioni?

Continuate a confondere i principi di una scienza e le teorie dietro questa con le relative implementazioni.
Per me non c'è alcuna differenza di fondo tra un articolo scritto da un fisico teorico ed un programma scritto da un informatico. Entrambi sono dei prodotti (più o meno originali) che vengono creati sulla base di conoscenze pregresse per risolvere un dato problema.
La differenza di trattamento sta nel fatto che mentre negli altri settori è ammissibile una industria (elettronica di consumo, auto, chimica e quant'altro), nel settore informatico non si sa bene per quale motivo questo non può esserci o addirittura bisogna sentirsi dire che non è etico.
Ti ripeto per la seconda volta che non c'è alcuna differenza di trattamento.
Come non è etico vendere software senza fornirne i sorgenti, non è etico vendere prodotti elettronici di consumo senza fornirne le schematiche. Come esiste l'open software, esiste l'open hardware.

E che non possano esserci industrie nel settore dell'informatica non so come puoi pensarlo, quando ci sono esempi lampanti del contrario sia nel mondo closed (Microsoft e Adobe), sia nel mondo open (Redhat e Canonical).

WarDuck
12-01-2011, 22:05
Non parliamo di etica professionale, ma di etica comunitaria.

Per me non c'è alcuna differenza di fondo tra un articolo scritto da un fisico teorico ed un programma scritto da un informatico. Entrambi sono dei prodotti (più o meno originali) che vengono creati sulla base di conoscenze pregresse per risolvere un dato problema.


Tra le specifiche di un programma e il suo codice c'è la stessa differenza che passa tra la meccanica e termodinamica intesa come teoria ed un motore a scoppio funzionante.

Per me c'è una differenza colossale tra fare nuove scoperte e invece usare quanto si è scoperto per migliorare la nostra vita sotto forma di beni di consumo.

Richiedono due tipi di abilità (o genialità che dir si voglia) molto diversi tra loro.


Ti ripeto per la seconda volta che non c'è alcuna differenza di trattamento.
Come non è etico vendere software senza fornirne i sorgenti, non è etico vendere prodotti elettronici di consumo senza fornirne le schematiche. Come esiste l'open software, esiste l'open hardware.


Non sono affatto convinto. Mi devi convincere del perché.


E che non possano esserci industrie nel settore dell'informatica non so come puoi pensarlo, quando ci sono esempi lampanti del contrario sia nel mondo closed (Microsoft e Adobe), sia nel mondo open (Redhat e Canonical).

Rileggi bene perché non ho detto affatto questo.

Il mondo open la maggior parte delle volte vende servizi più che software.

Il perché questo dovrebbe essere in qualche modo eticamente "migliore" di vendere un prodotto finito rimane un mistero.

Paradossalmente fare software io lo vedo come uno dei tanti servizi che possono essere erogati per o da una azienda.

C'è un altro mistero, ovvero in che modo un gestionale open-source scritto per una azienda ad-hoc contribuisca all'informatica intesa come scienza pura, perché è di questo che stiamo parlando no?

Informatica come scienza e software commerciale come prodotto, io non li vedo affatto in contrapposizione.

litocat
13-01-2011, 01:10
Tra le specifiche di un programma e il suo codice c'è la stessa differenza che passa tra la meccanica e termodinamica intesa come teoria ed un motore a scoppio funzionante.

Per me c'è una differenza colossale tra fare nuove scoperte e invece usare quanto si è scoperto per migliorare la nostra vita sotto forma di beni di consumo.

Richiedono due tipi di abilità (o genialità che dir si voglia) molto diversi tra loro.
Ma un articolo scientifico utilizza scoperte già fatte per migliorare la nostra vita. E un programma per pc costituisce una nuova scoperta nel campo della programmazione, se risolve un problema nuovo. Per definizione "bene di consumo" è "un qualcosa che si vende": possono esserlo entrambi. Certamente la produzione delle due cose richiede abilità diverse, si tratta di settori differenti.
Non sono affatto convinto. Mi devi convincere del perché.
Pensavo di essere stato chiaro, ma spiegarmi in altri termini: non tratto diversamente l'industria informatica da quella per esempio dell'elettronica di consumo perchè da entrambe mi aspetto le stessa cosa.
Mi aspetto che se l'azienda A vende il prodotto P, corredi P di una descrizione esatta del suo funzionamento (sorgenti del sw nel primo caso, schematiche hw nel secondo caso) così che io possa capire come funziona P, compilarlo o costruirlo da solo, modificarlo se necessario.
E altresì non voglio avere restrizioni sull'utilizzo di ciò che mi è stato venduto, se non quella di non poter spacciare per mio ciò che è stato creato da A.
Il perché questo dovrebbe essere in qualche modo eticamente "migliore" di vendere un prodotto finito rimane un mistero.
Quello che non è etico non è vendere un prodotto finito, è distribuirlo sotto una licenza proprietaria.
C'è un altro mistero, ovvero in che modo un gestionale open-source scritto per una azienda ad-hoc contribuisca all'informatica intesa come scienza pura, perché è di questo che stiamo parlando no?
No, si sta parlando del fatto che la conoscenza deve essere libera. E un programma per pc è "conoscenza", al pari di un articolo di informatica teorica o di uno di algebra astratta. Poco importa se non contribuisce all'informatica intesa come scienza pura, la programmazione è cosa diversa dall'informatica pura.

E questo è un problema. L'altro è che se distribuisci software sotto licenza proprietaria limiti la libertà dell'utilizzatore. Non vendi (o regali) il software, ma concedi una licenza d'uso sotto forti limitazioni del software. Liberissimo di farlo, ma non aspettarti che gli altri lo ritengano etico.

WarDuck
13-01-2011, 08:29
Ma un articolo scientifico utilizza scoperte già fatte per migliorare la nostra vita. E un programma per pc costituisce una nuova scoperta nel campo della programmazione, se risolve un problema nuovo. Per definizione "bene di consumo" è "un qualcosa che si vende": possono esserlo entrambi. Certamente la produzione delle due cose richiede abilità diverse, si tratta di settori differenti.


In questo caso entriamo nel campo delle scoperte, è chiaro che queste possono avere ripercussioni sul nostro vivere quotidiano, ma non è sempre così.


Pensavo di essere stato chiaro, ma spiegarmi in altri termini: non tratto diversamente l'industria informatica da quella per esempio dell'elettronica di consumo perchè da entrambe mi aspetto le stessa cosa.
Mi aspetto che se l'azienda A vende il prodotto P, corredi P di una descrizione esatta del suo funzionamento (sorgenti del sw nel primo caso, schematiche hw nel secondo caso) così che io possa capire come funziona P, compilarlo o costruirlo da solo, modificarlo se necessario.
E altresì non voglio avere restrizioni sull'utilizzo di ciò che mi è stato venduto, se non quella di non poter spacciare per mio ciò che è stato creato da A.


Una descrizione esatta del suo funzionamento potrebbe essere fornita sotto forma di specifiche ben formate in lingua naturale, e non necessariamente di codice.

Un esempio può essere l'implementazione di un codec prorpietario sulla base di formati aperti.

Le specifiche sono frutto del lavoro che ha fatto un analista, lavoro che non è affatto "meccanico" come può essere la programmazione, anzi è piuttosto creativo.

In quel caso puoi sempre implementare il tuo programma sulla base delle specifiche fornite.

Di fatto esistono dei pattern comuni per lo sviluppo del software, nati proprio per facilitare questo (design pattern).

Riguardo alle restrizioni sull'uso sono d'accordo, ma non tutto il software proprietario è soggetto a restrizioni, tra l'altro bisogna vedere di che tipo di restrizioni stiamo parlando, alcune di queste potrebbero essere legittime.


Quello che non è etico non è vendere un prodotto finito, è distribuirlo sotto una licenza proprietaria.


Dipende esclusivamente dai termini della licenza.


No, si sta parlando del fatto che la conoscenza deve essere libera. E un programma per pc è "conoscenza", al pari di un articolo di informatica teorica o di uno di algebra astratta. Poco importa se non contribuisce all'informatica intesa come scienza pura, la programmazione è cosa diversa dall'informatica pura.

Un programma per pc è un prodotto come un altro, la conoscenza che c'è "a monte" di esso prescinde dal programma stesso.


E questo è un problema. L'altro è che se distribuisci software sotto licenza proprietaria limiti la libertà dell'utilizzatore. Non vendi (o regali) il software, ma concedi una licenza d'uso sotto forti limitazioni del software. Liberissimo di farlo, ma non aspettarti che gli altri lo ritengano etico.

Ogni licenza ha le sue caratteristiche, per cui non si può dire che le licenze proprietarie hanno forti limitazioni, altrimenti potrei dire che le licenze open source non tutelano sufficientemente bene lo sviluppatore iniziale.

Se poi per "forti limitazioni" intendiamo il fatto che non si può modificare il software (cosa per altro non vera, senza codice sorgente rendi solo più difficile farlo), beh mi sembra esagerato...

litocat
13-01-2011, 12:16
In questo caso entriamo nel campo delle scoperte, è chiaro che queste possono avere ripercussioni sul nostro vivere quotidiano, ma non è sempre così.
Mettiamo che Tizio trovi come derivare la teoria della Relatività in un modo diverso da come l'aveva derivata inizialmente Einstein. Secondo la tua logica sarebbe etico che Tizio distribuisse il suo articolo sotto un'EULA, perchè non ha scoperto nulla di nuovo... ha solo ottenuto in un modo diverso qualcosa di già noto. La situazione è identica al caso di Caio che scrive un programma per risolvere un problema la cui soluzione è già stata data da altri, utilizzando un'implementazione in codice diversa da quelle già esistenti (a meno che non faccia un copia e incolla dai sorgenti di un altro programma). E' assurdo.
Una descrizione esatta del suo funzionamento potrebbe essere fornita sotto forma di specifiche ben formate in lingua naturale, e non necessariamente di codice.
Non è la stessa cosa. Una specifica in lingua naturale non è una descrizione esatta del programma.
Le specifiche sono frutto del lavoro che ha fatto un analista, lavoro che non è affatto "meccanico" come può essere la programmazione, anzi è piuttosto creativo.
Anche il lavoro del programmatore può essere creativo, non sviliamolo come fosse un puro procedimento meccanico.
Dipende esclusivamente dai termini della licenza.
Se la licenza è proprietaria, non è etica. Indipendentemente dai suoi termini. Il solo fatto che sia proprietaria significa che non rispetta le quattro libertà fondamentali.
Un programma per pc è un prodotto come un altro, la conoscenza che c'è "a monte" di esso prescinde dal programma stesso.
?
Ogni licenza ha le sue caratteristiche, per cui non si può dire che le licenze proprietarie hanno forti limitazioni, altrimenti potrei dire che le licenze open source non tutelano sufficientemente bene lo sviluppatore iniziale.

Se poi per "forti limitazioni" intendiamo il fatto che non si può modificare il software (cosa per altro non vera, senza codice sorgente rendi solo più difficile farlo), beh mi sembra esagerato...
Certo che posso dirlo. Tutte le licenze proprietarie hanno forti limitazioni. Infatti non rispettano le quattro libertà fondamentali.

Samos87
13-01-2011, 12:34
Il problema è che l'etica non si mangia.

Se io fossi uno sviluppatore singolo o in un piccolo gruppo che sviluppa software per calcolo ingegneristico allo scopo di venderlo, ad esempio, chi me lo fa fare di rilasciare il codice sorgente?

E se la concorrenza prende il mio codice, lo migliora un po' e lo inserisce in un programma closed? Ho lavorato per loro gratis? Senza contare che la pirateria sarebbe facilitata.

Dal punto di vista dell'utente, soprattutto se tecnico, l'open source è fantastico, dal punto di vista degli sviluppatori in piccole realtà lo vedo molto rischioso.

litocat
13-01-2011, 14:08
Il problema è che l'etica non si mangia.

Se io fossi uno sviluppatore singolo o in un piccolo gruppo che sviluppa software per calcolo ingegneristico allo scopo di venderlo, ad esempio, chi me lo fa fare di rilasciare il codice sorgente?
Ma infatti chi ti obbliga? Nessuno. Sei libero di rilasciare il sw che scrivi sotto la licenza che vuoi. Solo non aspettarti che, se lo rilasci sotto una licenza proprietaria, gli altri lo ritengano etico.
E se la concorrenza prende il mio codice, lo migliora un po' e lo inserisce in un programma closed? Ho lavorato per loro gratis? Senza contare che la pirateria sarebbe facilitata.
Se il tuo programma venisse migliorato, la comunità ne trarrebbe beneficio. Se il tuo codice è sotto GPL la concorrenza non può inserirlo in un programma closed.
Dal punto di vista dell'utente, soprattutto se tecnico, l'open source è fantastico, dal punto di vista degli sviluppatori in piccole realtà lo vedo molto rischioso.
Il fatto che, per piccoli sviluppatori, scrivere software open sia economicamente più rischioso di scrivere software closed non lo metto in dubbio. Del resto, come ho detto, se vuoi scrivere software closed sei libero di farlo: capisco benissimo che uno a fine mese debba portare a casa la pagnotta e quindi possa preferire la strada più semplice a quella più etica.

WarDuck
13-01-2011, 16:06
Mettiamo che Tizio trovi come derivare la teoria della Relatività in un modo diverso da come l'aveva derivata inizialmente Einstein. Secondo la tua logica sarebbe etico che Tizio distribuisse il suo articolo sotto un'EULA, perchè non ha scoperto nulla di nuovo... ha solo ottenuto in un modo diverso qualcosa di già noto. La situazione è identica al caso di Caio che scrive un programma per risolvere un problema la cui soluzione è già stata data da altri, utilizzando un'implementazione in codice diversa da quelle già esistenti (a meno che non faccia un copia e incolla dai sorgenti di un altro programma). E' assurdo.


Aridaje... cosa c'entra questo con lo sviluppare un prodotto per un mercato?


Non è la stessa cosa. Una specifica in lingua naturale non è una descrizione esatta del programma.


Questo perché il programma "ha da venire".

Non capisco perché una possibile implementazione debba essere più significativa "eticamente" dell'idea che ci sta dietro, sotto forma di specifiche.


Anche il lavoro del programmatore può essere creativo, non sviliamolo come fosse un puro procedimento meccanico.


Sapevo che l'avresti detto, non a caso ho usato il "può".

In generale possiamo dire che è tanto più creativo quanto le specifiche sono meno stringenti (o scritte male).

E' il caso di ODF, in cui le specifiche di una versione non descrivevano in modo stringente in che modo codificare le formule matematiche, dando libertà al programmatore, libertà che tuttavia avrebbe potuto rendere due diverse implementazioni di ODF non interoperabili (cosa ben più importante IMHO della possibilità di poter leggere i 2 sorgenti).

Chiaramente se la specifica è "scrivi un software peer to peer", allora è chiaro che il programmatore ha carta bianca praticamente.


Se la licenza è proprietaria, non è etica. Indipendentemente dai suoi termini. Il solo fatto che sia proprietaria significa che non rispetta le quattro libertà fondamentali.


Ah giusto, le quattro libertà fondamentali, un po' come le tre leggi di Asimov. :rolleyes:

Ricordiamoci per favore che open source è diverso da "software libero", ne è un pre-requisito, ma non c'è l'uguaglianza.

Come ho già detto posso essere d'accordo con l'open source, ad esempio con lo scopo di consentire la modifica del software a chi l'ha regolarmente acquistato.

Si potrebbe anche fare un mix, con parti di codice accessibili e altre no...

Questo non preclude comunque l'estensibilità di un software.


?


Vedila così: le basi, o quelle che possono essere considerate tali, della materia sono accessibili a tutti, il prodotto lavorato è frutto della creatività di uno o più esseri umani, per cui sta a loro, ETICAMENTE, decidere se metterlo a disposizione di tutti (liberamente) oppure no.

Che poi ripeto non significa non mettere a disposizione l'idea o non pubblicare un articolo in cui si descrive il lavoro fatto.


Certo che posso dirlo. Tutte le licenze proprietarie hanno forti limitazioni. Infatti non rispettano le quattro libertà fondamentali.

Hai ragione, io ad esempio non credo di rispettare i 10 comandamenti nella loro interezza, sono sicuramente una persona malvagia.

litocat
13-01-2011, 17:04
Aridaje... cosa c'entra questo con lo sviluppare un prodotto per un mercato?
Aridaje. Un prodotto per un mercato è tale perchè lo vendi. Nulla vieta di fare la stessa cosa con gli articoli scientifici.
Questo perché il programma "ha da venire".
Appunto, distribuire le specifiche ti permette di conoscere il funzionamento del programma ad un livello tale da permetterti di scriverne uno simile. Ma non di conoscerlo al livello tale da permetterti di scriverne uno identico: limiti la diffusione della conoscenza. In misura minore rispetto a non rilasciare nemmeno le specifiche, ma la limiti.
Non capisco perché una possibile implementazione debba essere più significativa "eticamente" dell'idea che ci sta dietro, sotto forma di specifiche.
Come ho appena spiegato, distribuire le specifiche invece dei sorgenti dell'implementazione limita la diffusione della conoscenza.
Ricordiamoci per favore che open source è diverso da "software libero", ne è un pre-requisito, ma non c'è l'uguaglianza.

Come ho già detto posso essere d'accordo con l'open source, ad esempio con lo scopo di consentire la modifica del software a chi l'ha regolarmente acquistato.

Si potrebbe anche fare un mix, con parti di codice accessibili e altre no...

Questo non preclude comunque l'estensibilità di un software.
L'opensource va benissimo. Una licenza opensource prevede l'obbligo per l'autore di fornire i sorgenti con i binari e la possibilità per l'utilizzatore di ridistribuire binari e sorgenti sia in forma originale che modificata. Approvo sia le licenze open che quelle free. Un mix tra open e closed no.
Vedila così: le basi, o quelle che possono essere considerate tali, della materia sono accessibili a tutti, il prodotto lavorato è frutto della creatività di uno o più esseri umani, per cui sta a loro, ETICAMENTE, decidere se metterlo a disposizione di tutti (liberamente) oppure no.
Che stia a loro deciderlo non l'ho mai negato. Che sia etico lasciare a loro il compito di deciderlo non l'ho mai negato. Quello che dico è che se decidono di distribuire sw sotto una licenza proprietaria, non si comportano in modo etico perchè limitano la diffusione della conoscenza e la libertà dell'utilizzatore.