Dream_River
03-12-2009, 19:16
Il bilancio di un liberale* sull'attività di Governo
Se le fibrillazioni all’interno del PDL producono azioni liberali, allora viva le fibrillazioni.
Due provvedimenti approvati recentemente dal Parlamento vanno indubbiamente nella giusta direzione. Numerose sono, inoltre, le discussioni avviate su temi cari ai liberali.
Certo, non è tutto oro quello che luccica e parecchie di queste battaglie finiranno con un nulla di fatto.
Ma paradossalmente il clima da resa dei conti sembra poter favorire chi ha idee e proposte liberali e riformiste, rispetto agli statalisti ed agli immobilisti.
Due piccole riforme, quindi, possono essere messe a buon diritto nello scarno carniere liberale.
La prima è la parziale liberalizzazione dei servizi pubblici locali, con l’apertura al mercato della distribuzione delle risorse idriche. Non si tratta, purtroppo, di un’ apertura totale, in quanto le reti e la proprietà delle acque rimangono pubbliche.
Le inefficienze e gli sprechi sono sotto gli occhi di tutti, con una rete colabrodo e un sistema arcaico e antieconomico di valorizzazione dell’acqua. Se un bene non ha un prezzo e viene sottratto alle normali dinamiche della domanda e dell’offerta, l’unica conseguenza sarà, inevitabilmente, una carenza del bene stesso. Da qui i razionamenti, che ben conosciamo, e la sensazione che l’acqua sia una risorsa sempre scarsa. A catena, poi, ecco arrivare gli strali dei catastrofismi sulla distruzione della risorsa, gli appelli al risparmio e le costose politiche di riduzione dei danni.
Tutte fonti di sperpero di denaro pubblico, che, se fosse lasciato nelle tasche dei contribuenti, trasformandoli in clienti dell’azienda che fornisce loro l’acqua a condizioni più vantaggiose e sicure, determinerebbe un sistema più efficiente, con meno sprechi e meno costi.
La riforma del Governo Berlusconi non arriva a tanto, come è noto. Si limita a prevedere una gara d’appalto tra imprese non totalmente pubbliche per la gestione delle acque. Una piccola mazzata per le società in-house (ad intero capitale comunale) che hanno aperto voragini nei bilanci degli enti locali, aumentando nel contempo l’insoddisfazione dei cittadini-utenti, che pagano di più per avere un servizio scadente.
È poco, per un purista del libero mercato come il sottoscritto, ma è un primo passo nella giungla del socialismo reale all’italiana.
Lo stesso discorso può essere fatto per la riforma Calderoli, che taglia circa 50.000 piccole e medie poltrone negli enti locali. Una sforbiciata che si abbatte soprattutto sulle Giunte e sui Consigli dei piccoli Comuni, delle Circoscrizioni e, in parte, delle Province, con un risparmio iniziale valutabile intorno ai 300 milioni di euro annui. Briciole, nel bilancio dello Stato. Ma da qualche parte si deve pur iniziare a tagliare l’enorme foresta della spesa pubblica.
Il segnale, anche in questo caso, è decisamente positivo. Il risultato non è nulla di epocale, va detto, ma la riforma è indubitabilmente liberale.
Piccoli segnali giungono anche da altri fronti aperti: la giustizia, che attende una riforma degna di questo nome, con la separazione delle carriere e una più spiccata meritocrazia nella gestione dei magistrati; il testamento biologico, con numerosi esponenti del PDL pronti a smarcarsi dall’impostazione clericale predominante per modificare le attuali norme in senso pro-choice; il sistema istituzionale, con la riduzione del parlamentari e la velocizzazione dei processi decisionali; la riforma della pubblica amministrazione e lo snellimento delle procedure burocratiche, avviate dal ministro Brunetta.
Manca, purtroppo, la più liberale delle riforme, quella del fisco, senza la quale nessun esecutivo è in grado di raggiungere la sufficienza piena. E stridono, a dirla tutta, alcune norme decisamente in contrasto con la libertà individuale, come la bocciatura della pillola abortiva o la controriforma delle professioni che premia i baroni e chiude le porte in faccia ai giovani, come nel caso degli avvocati.
Il bilancio, insomma, è ancora in bilico ed il giudizio non può che restare sospeso. Molto dipenderà, ovviamente, dalle alterne fortune di Berlusconi. Se il premier dovesse superare le ben note difficoltà è probabile che alcune riforme di stampo liberale vadano in porto. Altrimenti, dovremo sperare che il timone non finisca totalmente nelle mani di Tremonti e della Lega, i nuovi statalisti. Quelli che perfino Ballarò e Annozero hanno iniziato ad incensare, usandoli nel tentativo di ridicolizzare gli economisti anti-tasse e pro-sviluppo come l’onnipresente Brunetta e la sorpresa Baldassarri.
Fonte: http://www.neolib.eu/index.php?option=com_content&view=article&id=359:il-bilancio-di-un-liberale-sullattivita-di-governo&catid=1:news&Itemid=2
Mi sembra un analisi piuttosto ottimistica, perchè se è vero che il Governo a portato avanti ottime riforme, bisogna anche tener conto che su certe tematiche è ancora parecchio indietro, le stesse tematiche dove invece partiti di sinistra si sono aperti molto di più e in alcuni casi con largo anticipo, fra questi ricorderei
-Laicità dello stato, sia sul fronte sociale che economico (Insegnanti di religione pagati da pantalone, crocefissi in aule scolastiche di uno stato laico, eutanasia)
-Riconoscimento di pari dignità fra omosessuali e eterosessuali
-legalizzazione e regolamentazione delle droghe leggere
Quindi per quanto concordi con buona parte dell'articolo, io penso che da un punto di vista Liberal il governo sia in una netta insufficienza
*Nel titolo del thread ho preferito sostituire "Liberale" con "Liberal" perchè il termine è più adatto a indicare una posizione che non limita l'essere liberale solo a livello sociale, ma anche economicamente
Se le fibrillazioni all’interno del PDL producono azioni liberali, allora viva le fibrillazioni.
Due provvedimenti approvati recentemente dal Parlamento vanno indubbiamente nella giusta direzione. Numerose sono, inoltre, le discussioni avviate su temi cari ai liberali.
Certo, non è tutto oro quello che luccica e parecchie di queste battaglie finiranno con un nulla di fatto.
Ma paradossalmente il clima da resa dei conti sembra poter favorire chi ha idee e proposte liberali e riformiste, rispetto agli statalisti ed agli immobilisti.
Due piccole riforme, quindi, possono essere messe a buon diritto nello scarno carniere liberale.
La prima è la parziale liberalizzazione dei servizi pubblici locali, con l’apertura al mercato della distribuzione delle risorse idriche. Non si tratta, purtroppo, di un’ apertura totale, in quanto le reti e la proprietà delle acque rimangono pubbliche.
Le inefficienze e gli sprechi sono sotto gli occhi di tutti, con una rete colabrodo e un sistema arcaico e antieconomico di valorizzazione dell’acqua. Se un bene non ha un prezzo e viene sottratto alle normali dinamiche della domanda e dell’offerta, l’unica conseguenza sarà, inevitabilmente, una carenza del bene stesso. Da qui i razionamenti, che ben conosciamo, e la sensazione che l’acqua sia una risorsa sempre scarsa. A catena, poi, ecco arrivare gli strali dei catastrofismi sulla distruzione della risorsa, gli appelli al risparmio e le costose politiche di riduzione dei danni.
Tutte fonti di sperpero di denaro pubblico, che, se fosse lasciato nelle tasche dei contribuenti, trasformandoli in clienti dell’azienda che fornisce loro l’acqua a condizioni più vantaggiose e sicure, determinerebbe un sistema più efficiente, con meno sprechi e meno costi.
La riforma del Governo Berlusconi non arriva a tanto, come è noto. Si limita a prevedere una gara d’appalto tra imprese non totalmente pubbliche per la gestione delle acque. Una piccola mazzata per le società in-house (ad intero capitale comunale) che hanno aperto voragini nei bilanci degli enti locali, aumentando nel contempo l’insoddisfazione dei cittadini-utenti, che pagano di più per avere un servizio scadente.
È poco, per un purista del libero mercato come il sottoscritto, ma è un primo passo nella giungla del socialismo reale all’italiana.
Lo stesso discorso può essere fatto per la riforma Calderoli, che taglia circa 50.000 piccole e medie poltrone negli enti locali. Una sforbiciata che si abbatte soprattutto sulle Giunte e sui Consigli dei piccoli Comuni, delle Circoscrizioni e, in parte, delle Province, con un risparmio iniziale valutabile intorno ai 300 milioni di euro annui. Briciole, nel bilancio dello Stato. Ma da qualche parte si deve pur iniziare a tagliare l’enorme foresta della spesa pubblica.
Il segnale, anche in questo caso, è decisamente positivo. Il risultato non è nulla di epocale, va detto, ma la riforma è indubitabilmente liberale.
Piccoli segnali giungono anche da altri fronti aperti: la giustizia, che attende una riforma degna di questo nome, con la separazione delle carriere e una più spiccata meritocrazia nella gestione dei magistrati; il testamento biologico, con numerosi esponenti del PDL pronti a smarcarsi dall’impostazione clericale predominante per modificare le attuali norme in senso pro-choice; il sistema istituzionale, con la riduzione del parlamentari e la velocizzazione dei processi decisionali; la riforma della pubblica amministrazione e lo snellimento delle procedure burocratiche, avviate dal ministro Brunetta.
Manca, purtroppo, la più liberale delle riforme, quella del fisco, senza la quale nessun esecutivo è in grado di raggiungere la sufficienza piena. E stridono, a dirla tutta, alcune norme decisamente in contrasto con la libertà individuale, come la bocciatura della pillola abortiva o la controriforma delle professioni che premia i baroni e chiude le porte in faccia ai giovani, come nel caso degli avvocati.
Il bilancio, insomma, è ancora in bilico ed il giudizio non può che restare sospeso. Molto dipenderà, ovviamente, dalle alterne fortune di Berlusconi. Se il premier dovesse superare le ben note difficoltà è probabile che alcune riforme di stampo liberale vadano in porto. Altrimenti, dovremo sperare che il timone non finisca totalmente nelle mani di Tremonti e della Lega, i nuovi statalisti. Quelli che perfino Ballarò e Annozero hanno iniziato ad incensare, usandoli nel tentativo di ridicolizzare gli economisti anti-tasse e pro-sviluppo come l’onnipresente Brunetta e la sorpresa Baldassarri.
Fonte: http://www.neolib.eu/index.php?option=com_content&view=article&id=359:il-bilancio-di-un-liberale-sullattivita-di-governo&catid=1:news&Itemid=2
Mi sembra un analisi piuttosto ottimistica, perchè se è vero che il Governo a portato avanti ottime riforme, bisogna anche tener conto che su certe tematiche è ancora parecchio indietro, le stesse tematiche dove invece partiti di sinistra si sono aperti molto di più e in alcuni casi con largo anticipo, fra questi ricorderei
-Laicità dello stato, sia sul fronte sociale che economico (Insegnanti di religione pagati da pantalone, crocefissi in aule scolastiche di uno stato laico, eutanasia)
-Riconoscimento di pari dignità fra omosessuali e eterosessuali
-legalizzazione e regolamentazione delle droghe leggere
Quindi per quanto concordi con buona parte dell'articolo, io penso che da un punto di vista Liberal il governo sia in una netta insufficienza
*Nel titolo del thread ho preferito sostituire "Liberale" con "Liberal" perchè il termine è più adatto a indicare una posizione che non limita l'essere liberale solo a livello sociale, ma anche economicamente