Ser21
04-07-2008, 16:23
ROM: GIUDICE CARNEVALE, IMPRONTE TUTELANO I BAMBINI
"La catalogazione delle impronte serve a tutela dei bambini rom". Lo afferma il giudice Corrado Carnevale, presidente di sezione alla Corte di Cassazione.
E' un piacere avere nuovamente tra noi questo personaggio:
Corrado Carnevale (Licata (AG), 9 maggio 1930) è un magistrato italiano. È noto per aver cassato, in qualità di Presidente della prima sezione della Suprema Corte di Cassazione, numerose sentenze dei tribunali chiamati a giudicare su temi di mafia, nonché per un processo alla Banda della Magliana, per la Strage del Rapido 904, e per essere stato coinvolto in uno dei maggiori scandali per corruzione della storia della magistratura italiana.
Si laureò all'Università di Palermo all'età di 21 anni col massimo punteggio. Partecipò al concorso pubblico per uditore giudiziario e lo vinse, classificandosi al primo posto; venne nominato uditore il 17 dicembre 1953.
Successivamente seguì una carriera incredibilmente rapida, diventando a soli 55 anni presidente di sezione di Corte di Cassazione (1° dicembre 1985): il più giovane della storia.
Carnevale fu soprannominato l'ammazza-sentenze per via della sua tendenza a cancellare le condanne per Mafia per piccoli vizi di forma. Carnevale cancellò alcune condanne per traffico di droga.
Nel 1986 finì sotto i riflettori per aver assolto un imputato accusato di associazione mafiosa, per la mancanza di un timbro a secco in una procedura burocraticada quel momento venne più volte discusso e contestato. Cassò lunghissimi e faticosi processi essenzialmente a imputati accusati di collaborazione con Cosa nostra, rimanendo sempre in carica, e finendo però coinvolto nel processo Andreotti come collaboratore esterno della stessa Cosa nostra. Il 29 marzo 1993 la procura di Palermo gli invia un avviso di garanzia. Il collaboratore di giustizia Gaspare Mutolo ha dichiarato che "il senatore Andreotti aveva con lui uno speciale rapporto personale." "E i boss erano sicuri che non ci sarebbero stati problemi." Il magistrato venne sospeso dalle funzioni e dallo stipendio dal 23 aprile 1993.
La sentenza finale in Cassazione del 30 ottobre 2002 lo ha assolto con formula piena, senza rinvio, perché "Il fatto non sussiste", ribaltando la sentenza della Corte di Appello di Palermo che lo aveva condannato, il 29 giugno 2001 per concorso esterno in associazione mafiosa a 6 anni di carcere, l'interdizione perpetua dai pubblici uffici e l'interdizione legale lungo l'arco della pena.
Successivamente il Consiglio Superiore della Magistratura ha respinto la sua richiesta a nomina di presidente del Tribunale superiore delle Acque Pubbliche con tra le motivazioni: "Manifesta un ostentato disprezzo per le regole".
Il 21 giugno 2007 è tornato a svolgere l'attività giudiziaria presso la I/a sezione civile della Cassazione.
Corrado Carnevale: l’ammazzasentenze
http://senzamemoria.wordpress.com/2008/06/27/corrado-carnevale-lammazzasentenze/
La mafia per vivere ha bisogno della politica. Soprattutto di quella politica che può incidere sulle sorti di numerosi processi. Quello che serve alla mafia è quindi l’appoggio di magistrati cosiddetti garantisti per non correre rischi e star certi che tutto si risolverà per il meglio. Come fare? Semplice, basta qualche cavillo o vizio di forma per bloccare tutto. Sono gli anni ’80 e stiamo parlando dell’autorevole presidente della prima sezione della Corte di Cassazione, Corrado Carnevale.
La fama di ammazzasentenze se l’era guadagnata sul campo, ma per i mafiosi era ormai il ministro di Grazia e Giustizia di Cosa nostra. Carnevale (Licata, 9 maggio 1930) si era laureato a Palermo all’età di 21 anni col massimo punteggio, aveva partecipato al concorso pubblico per uditore giudiziario classificandosi al primo posto e aveva fatto carriera bruciando giovanissimo tutte le tappe. Era diventato a soli 55 anni presidente di sezione di Corte di Cassazione. Fu il più giovane della storia!
Ma la storia si ricorderà di lui per aver polverizzato l’inchiesta di Falcone sulle rivelazioni del pentito Calderone, per aver scarcerato 43 mafiosi del maxiprocesso, per aver annullato la condanna all’ergastolo contro Michele e Salvatore Greco per l’omicidio di Rocco Chinnici, per aver respinto il ricorso di Enzo Tortora che chiedeva, per legittima suspicione, di far trasferire il processo alla camorra lontano da Napoli ecc ecc. Se ne potrebbero citare centinaia di esempi… In tantissimi anni di attività cassò lunghissimi e faticosi processi essenzialmente a imputati accusati di collaborazione con Cosa nostra, rimanendo sempre in carica, e finendo però coinvolto nel processo Andreotti come collaboratore esterno della stessa Cosa nostra. Il 29 marzo 1993 la procura di Palermo gli invia un avviso di garanzia. Il collaboratore di giustizia Gaspare Mutolo ha dichiarato che “il senatore Andreotti aveva con lui uno speciale rapporto personale. E i boss erano sicuri che non ci sarebbero stati problemi.” Il magistrato venne sospeso dalle funzioni e dallo stipendio dal 23 aprile 1993.
La sentenza finale in Cassazione del 30 ottobre 2002 lo ha assolto con formula piena, senza rinvio, perché “Il fatto non sussiste”, ribaltando la sentenza della Corte di Appello di Palermo che lo aveva condannato, il 29 giugno 2001 per concorso esterno in associazione mafiosa a 6 anni di carcere, l’interdizione perpetua dai pubblici uffici e l’interdizione legale lungo l’arco della pena.
Nel 2007 è tornato a svolgere l’attività giudiziaria presso la I/a sezione civile della Cassazione. Lo farà fino all’età di 83 anni. Nel suo curriculum però resterà per sempre la personalissima opinione su Giovanni Falcone (un cretino, indegno di essere rispettato anche da morto) e la sua fama di operaio al servizio di Andreotti e dei suoi amici.
Carnevale Ogni Scherzo vale
http://banane.splinder.com/tag/corrado+carnevale
I regimi, si sa, peggiorano le persone migliori. Quanta brava gente insospettabile abbiamo visto, in questi tre anni e mezzo, piegare la schiena, tacere o parlar d’altro di fronte all’ignominia, minimizzare come normali le peggiori anomalie. Alla lista si aggiunge ora un magistrato valoroso come Pier Luigi Vigna, già procuratore di Firenze e ora superprocuratore antimafia, celebre per indagini contro la mafia e il terrorismo. Un uomo che ha rischiato più volte la vita, mai sfiorato da sospetti (anche se, a suo tempo, avrebbe fatto meglio a far chiarezza, come gli chiese Borrelli, sulle trame orchestrate nella sua città da organi di polizia contro i migliori magistrati di Milano, prima nel caso Autoparco, poi nell’affaire Pacini Battaglia-Gico di Firenze).
Ora, 50 magistrati hanno scritto a Vigna per invitarlo a ritirarsi, dopo 8 anni, dalla Superprocura per non prestarsi al decreto del governo che lo proroga di sei mesi, giusto il tempo necessario a tagliar fuori dalla successione Gian Carlo Caselli, sgradito al regime almeno quanto alla mafia. Per concorrere all’incarico, bisogna avere non più di 66 anni, visto che scade a 70, anche se oggi i magistrati possono andare in pensione a 75. E anche se il regime ha appena varato un’altra legge ad personam per rimettere la toga a Corrado Carnevale, che ha 74 anni (con recupero fino a 78), sebbene dopo le stragi del ’92 chiamasse “cretino” Falcone e definisse Falcone e Borsellino “di un livello professionale prossimo allo zero”. O forse proprio per questo.
La proroga ad personam di Vigna era già nella controriforma dell’ordinamento giudiziario. Ma Ciampi l’ha fatta a pezzi: incostituzionale. Allora il regime l’ha infilata nel decretone di Capodanno, fra le norme sulla Croce Rossa e gli spettacoli di strada. Il decreto –scrivono nel drammatico appello 50 magistrati, fra cui i procuratori Borraccetti, Calogero, Papalia, Di Nicola e Tarfusser, gli aggiunti Spataro, Pomarici, Carnevali, Turone, Gennaro, Boemi, Roberti, Lo Forte e Scarpinato, il presidente del Tribunale di Roma Scotti, i consiglieri di Cassazione Lattanzi, Rossi e Pepino, i giudici Davigo, Patrone, Gianfrotta, Castelli, Ausiello, Canepa, i pm Natoli, Ionta, Ingroia, Saviotti, Condorelli, Borgna – “contrasta con la Costituzione e integra forse il più grave attacco di questi anni all’indipendenza della magistratura. Vigna saprà dire di no a un provvedimento che riguarda non solo lui personalmente, ma l’intera magistratura e la sua indipendenza”. Altri due giudici bolognesi, Libero Mancuso (quello del processo sulla strage della stazione) e Norberto Lenzi, hanno rivolto a Vigna lo stesso invito, con una metafora felice: “Nelle nostre città a volte un corvo plana su un monumento e si posa sulla spalla di un uomo illustre. Il contrasto tra il torvo predatore di nidi e l’eroe provoca una sensazione sgradevole, come qualcosa di vagamente sacrilego, una violenza non rigettabile dalla marmorea immobilità. La stessa sensazione abbiamo provato quando sulla tua spalla si è appollaiato il decreto anti-Caselli. Abbiamo trovato arrogante e sfrontato farsi scudo del tuo prestigio e del tuo valore per perpetrare un’altra delle tante lesioni di questo governo ai principi della Giustizia e della Uguaglianza (diciamo pure della Democrazia). Ma in questo caso l’eroe non è di marmo e potrebbe, con un solo sdegnato gesto, mettere in fuga il pernicioso animale”. Ad appellarsi sono colleghi di tutte le correnti: dai conservatori (MI) ai moderati (Unicost) ai progressisti (Md e Movimento).
Vigna ha risposto sul Corriere: “Sono un magistrato, devo solo applicare la legge. E se il decreto viene convertito in legge, non vedo ragioni per non attenermi anche a questa norma”. Ma nessuno gli ha chiesto di violare la legge. Dimettersi alla scadenza naturale del mandato per esser assegnato (dal Csm, non dal governo) ad altro incarico significherebbe semplicemente rifiutare un piccolo favore di regime, far cadere l’incredibile veto su Caselli e lasciar decidere il nuovo superprocuratore all’ organo preposto dalla Costituzione alle “assegnazioni dei magistrati”: non il governo, ma il Csm, che fra l’altro ha già bandito il concorso. La Costituzione, poi, prevede la possibilità che le leggi approvate dal Parlamento siano incostituzionali (come questo decreto, per nulla “necessario e urgente”) e che i giudici possano impugnarle davanti alla Consulta: cosa che diversi consiglieri chiedono al Csm di fare contro il decreto-vergogna (come già contro la legge Carnevale). Il Corriere riporta le critiche di alcuni magistrati all’appello. L’impressione è che questioni correntizie e piccole invidie personali facciano perdere di vista a molti la partita in gioco. Qui non si tratta di difendere Caselli. Ma l’indipendenza della magistratura dal governo. Quell’indipendenza che nel ‘91 Paolo Borsellino difese con centinaia di colleghi firmando un appello contro la prima versione della Superprocura, inventata dal suo amico Giovanni Falcone, perchè consentiva troppe intromissioni al governo. Ora il governo decide per decreto chi deve e chi non deve fare il procuratore antimafia. Se oggi la passa liscia, domani potrà mettere le mani su qualunque ufficio giudiziario, su qualunque magistrato. E chi oggi minimizza e si volta dall’altra piangerà le solite lacrime di coccodrillo.
Un solo commento: La Mafia ha vinto.
"La catalogazione delle impronte serve a tutela dei bambini rom". Lo afferma il giudice Corrado Carnevale, presidente di sezione alla Corte di Cassazione.
E' un piacere avere nuovamente tra noi questo personaggio:
Corrado Carnevale (Licata (AG), 9 maggio 1930) è un magistrato italiano. È noto per aver cassato, in qualità di Presidente della prima sezione della Suprema Corte di Cassazione, numerose sentenze dei tribunali chiamati a giudicare su temi di mafia, nonché per un processo alla Banda della Magliana, per la Strage del Rapido 904, e per essere stato coinvolto in uno dei maggiori scandali per corruzione della storia della magistratura italiana.
Si laureò all'Università di Palermo all'età di 21 anni col massimo punteggio. Partecipò al concorso pubblico per uditore giudiziario e lo vinse, classificandosi al primo posto; venne nominato uditore il 17 dicembre 1953.
Successivamente seguì una carriera incredibilmente rapida, diventando a soli 55 anni presidente di sezione di Corte di Cassazione (1° dicembre 1985): il più giovane della storia.
Carnevale fu soprannominato l'ammazza-sentenze per via della sua tendenza a cancellare le condanne per Mafia per piccoli vizi di forma. Carnevale cancellò alcune condanne per traffico di droga.
Nel 1986 finì sotto i riflettori per aver assolto un imputato accusato di associazione mafiosa, per la mancanza di un timbro a secco in una procedura burocraticada quel momento venne più volte discusso e contestato. Cassò lunghissimi e faticosi processi essenzialmente a imputati accusati di collaborazione con Cosa nostra, rimanendo sempre in carica, e finendo però coinvolto nel processo Andreotti come collaboratore esterno della stessa Cosa nostra. Il 29 marzo 1993 la procura di Palermo gli invia un avviso di garanzia. Il collaboratore di giustizia Gaspare Mutolo ha dichiarato che "il senatore Andreotti aveva con lui uno speciale rapporto personale." "E i boss erano sicuri che non ci sarebbero stati problemi." Il magistrato venne sospeso dalle funzioni e dallo stipendio dal 23 aprile 1993.
La sentenza finale in Cassazione del 30 ottobre 2002 lo ha assolto con formula piena, senza rinvio, perché "Il fatto non sussiste", ribaltando la sentenza della Corte di Appello di Palermo che lo aveva condannato, il 29 giugno 2001 per concorso esterno in associazione mafiosa a 6 anni di carcere, l'interdizione perpetua dai pubblici uffici e l'interdizione legale lungo l'arco della pena.
Successivamente il Consiglio Superiore della Magistratura ha respinto la sua richiesta a nomina di presidente del Tribunale superiore delle Acque Pubbliche con tra le motivazioni: "Manifesta un ostentato disprezzo per le regole".
Il 21 giugno 2007 è tornato a svolgere l'attività giudiziaria presso la I/a sezione civile della Cassazione.
Corrado Carnevale: l’ammazzasentenze
http://senzamemoria.wordpress.com/2008/06/27/corrado-carnevale-lammazzasentenze/
La mafia per vivere ha bisogno della politica. Soprattutto di quella politica che può incidere sulle sorti di numerosi processi. Quello che serve alla mafia è quindi l’appoggio di magistrati cosiddetti garantisti per non correre rischi e star certi che tutto si risolverà per il meglio. Come fare? Semplice, basta qualche cavillo o vizio di forma per bloccare tutto. Sono gli anni ’80 e stiamo parlando dell’autorevole presidente della prima sezione della Corte di Cassazione, Corrado Carnevale.
La fama di ammazzasentenze se l’era guadagnata sul campo, ma per i mafiosi era ormai il ministro di Grazia e Giustizia di Cosa nostra. Carnevale (Licata, 9 maggio 1930) si era laureato a Palermo all’età di 21 anni col massimo punteggio, aveva partecipato al concorso pubblico per uditore giudiziario classificandosi al primo posto e aveva fatto carriera bruciando giovanissimo tutte le tappe. Era diventato a soli 55 anni presidente di sezione di Corte di Cassazione. Fu il più giovane della storia!
Ma la storia si ricorderà di lui per aver polverizzato l’inchiesta di Falcone sulle rivelazioni del pentito Calderone, per aver scarcerato 43 mafiosi del maxiprocesso, per aver annullato la condanna all’ergastolo contro Michele e Salvatore Greco per l’omicidio di Rocco Chinnici, per aver respinto il ricorso di Enzo Tortora che chiedeva, per legittima suspicione, di far trasferire il processo alla camorra lontano da Napoli ecc ecc. Se ne potrebbero citare centinaia di esempi… In tantissimi anni di attività cassò lunghissimi e faticosi processi essenzialmente a imputati accusati di collaborazione con Cosa nostra, rimanendo sempre in carica, e finendo però coinvolto nel processo Andreotti come collaboratore esterno della stessa Cosa nostra. Il 29 marzo 1993 la procura di Palermo gli invia un avviso di garanzia. Il collaboratore di giustizia Gaspare Mutolo ha dichiarato che “il senatore Andreotti aveva con lui uno speciale rapporto personale. E i boss erano sicuri che non ci sarebbero stati problemi.” Il magistrato venne sospeso dalle funzioni e dallo stipendio dal 23 aprile 1993.
La sentenza finale in Cassazione del 30 ottobre 2002 lo ha assolto con formula piena, senza rinvio, perché “Il fatto non sussiste”, ribaltando la sentenza della Corte di Appello di Palermo che lo aveva condannato, il 29 giugno 2001 per concorso esterno in associazione mafiosa a 6 anni di carcere, l’interdizione perpetua dai pubblici uffici e l’interdizione legale lungo l’arco della pena.
Nel 2007 è tornato a svolgere l’attività giudiziaria presso la I/a sezione civile della Cassazione. Lo farà fino all’età di 83 anni. Nel suo curriculum però resterà per sempre la personalissima opinione su Giovanni Falcone (un cretino, indegno di essere rispettato anche da morto) e la sua fama di operaio al servizio di Andreotti e dei suoi amici.
Carnevale Ogni Scherzo vale
http://banane.splinder.com/tag/corrado+carnevale
I regimi, si sa, peggiorano le persone migliori. Quanta brava gente insospettabile abbiamo visto, in questi tre anni e mezzo, piegare la schiena, tacere o parlar d’altro di fronte all’ignominia, minimizzare come normali le peggiori anomalie. Alla lista si aggiunge ora un magistrato valoroso come Pier Luigi Vigna, già procuratore di Firenze e ora superprocuratore antimafia, celebre per indagini contro la mafia e il terrorismo. Un uomo che ha rischiato più volte la vita, mai sfiorato da sospetti (anche se, a suo tempo, avrebbe fatto meglio a far chiarezza, come gli chiese Borrelli, sulle trame orchestrate nella sua città da organi di polizia contro i migliori magistrati di Milano, prima nel caso Autoparco, poi nell’affaire Pacini Battaglia-Gico di Firenze).
Ora, 50 magistrati hanno scritto a Vigna per invitarlo a ritirarsi, dopo 8 anni, dalla Superprocura per non prestarsi al decreto del governo che lo proroga di sei mesi, giusto il tempo necessario a tagliar fuori dalla successione Gian Carlo Caselli, sgradito al regime almeno quanto alla mafia. Per concorrere all’incarico, bisogna avere non più di 66 anni, visto che scade a 70, anche se oggi i magistrati possono andare in pensione a 75. E anche se il regime ha appena varato un’altra legge ad personam per rimettere la toga a Corrado Carnevale, che ha 74 anni (con recupero fino a 78), sebbene dopo le stragi del ’92 chiamasse “cretino” Falcone e definisse Falcone e Borsellino “di un livello professionale prossimo allo zero”. O forse proprio per questo.
La proroga ad personam di Vigna era già nella controriforma dell’ordinamento giudiziario. Ma Ciampi l’ha fatta a pezzi: incostituzionale. Allora il regime l’ha infilata nel decretone di Capodanno, fra le norme sulla Croce Rossa e gli spettacoli di strada. Il decreto –scrivono nel drammatico appello 50 magistrati, fra cui i procuratori Borraccetti, Calogero, Papalia, Di Nicola e Tarfusser, gli aggiunti Spataro, Pomarici, Carnevali, Turone, Gennaro, Boemi, Roberti, Lo Forte e Scarpinato, il presidente del Tribunale di Roma Scotti, i consiglieri di Cassazione Lattanzi, Rossi e Pepino, i giudici Davigo, Patrone, Gianfrotta, Castelli, Ausiello, Canepa, i pm Natoli, Ionta, Ingroia, Saviotti, Condorelli, Borgna – “contrasta con la Costituzione e integra forse il più grave attacco di questi anni all’indipendenza della magistratura. Vigna saprà dire di no a un provvedimento che riguarda non solo lui personalmente, ma l’intera magistratura e la sua indipendenza”. Altri due giudici bolognesi, Libero Mancuso (quello del processo sulla strage della stazione) e Norberto Lenzi, hanno rivolto a Vigna lo stesso invito, con una metafora felice: “Nelle nostre città a volte un corvo plana su un monumento e si posa sulla spalla di un uomo illustre. Il contrasto tra il torvo predatore di nidi e l’eroe provoca una sensazione sgradevole, come qualcosa di vagamente sacrilego, una violenza non rigettabile dalla marmorea immobilità. La stessa sensazione abbiamo provato quando sulla tua spalla si è appollaiato il decreto anti-Caselli. Abbiamo trovato arrogante e sfrontato farsi scudo del tuo prestigio e del tuo valore per perpetrare un’altra delle tante lesioni di questo governo ai principi della Giustizia e della Uguaglianza (diciamo pure della Democrazia). Ma in questo caso l’eroe non è di marmo e potrebbe, con un solo sdegnato gesto, mettere in fuga il pernicioso animale”. Ad appellarsi sono colleghi di tutte le correnti: dai conservatori (MI) ai moderati (Unicost) ai progressisti (Md e Movimento).
Vigna ha risposto sul Corriere: “Sono un magistrato, devo solo applicare la legge. E se il decreto viene convertito in legge, non vedo ragioni per non attenermi anche a questa norma”. Ma nessuno gli ha chiesto di violare la legge. Dimettersi alla scadenza naturale del mandato per esser assegnato (dal Csm, non dal governo) ad altro incarico significherebbe semplicemente rifiutare un piccolo favore di regime, far cadere l’incredibile veto su Caselli e lasciar decidere il nuovo superprocuratore all’ organo preposto dalla Costituzione alle “assegnazioni dei magistrati”: non il governo, ma il Csm, che fra l’altro ha già bandito il concorso. La Costituzione, poi, prevede la possibilità che le leggi approvate dal Parlamento siano incostituzionali (come questo decreto, per nulla “necessario e urgente”) e che i giudici possano impugnarle davanti alla Consulta: cosa che diversi consiglieri chiedono al Csm di fare contro il decreto-vergogna (come già contro la legge Carnevale). Il Corriere riporta le critiche di alcuni magistrati all’appello. L’impressione è che questioni correntizie e piccole invidie personali facciano perdere di vista a molti la partita in gioco. Qui non si tratta di difendere Caselli. Ma l’indipendenza della magistratura dal governo. Quell’indipendenza che nel ‘91 Paolo Borsellino difese con centinaia di colleghi firmando un appello contro la prima versione della Superprocura, inventata dal suo amico Giovanni Falcone, perchè consentiva troppe intromissioni al governo. Ora il governo decide per decreto chi deve e chi non deve fare il procuratore antimafia. Se oggi la passa liscia, domani potrà mettere le mani su qualunque ufficio giudiziario, su qualunque magistrato. E chi oggi minimizza e si volta dall’altra piangerà le solite lacrime di coccodrillo.
Un solo commento: La Mafia ha vinto.