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View Full Version : questa è l' italia


sempreio
16-01-2006, 08:13
Nella Calabria del "pizzo"
nessuno chiama l'anti-racket
Sono muti i telefoni per denunciare le vessazioni
Sotto ricatto 7 negozi su 10, gli altri sono dei boss
DAL NOSTRO INVIATO ATTILIO BOLZONI


Veltroni a Locri

REGGIO CALABRIA - Ogni notte è un fuoco, ogni notte la Calabria brucia nel suo malaffare. E paga pizzo. Versano tutti? "Il settanta per cento dei commercianti", risponde il presidente della Confesercenti di Reggio Antonino Marcianò. E gli altri? "L'altro trenta per cento sono loro, sono negozi di proprietà della 'ndrangheta". Nel 2005, al numero antiracket della Confesercenti calabrese nessuno ha chiamato mai.

E anche all'Sos della Confcommercio: neanche uno squillo. Telefoni muti. C'è sempre più omertà nella Calabria della mafia padrona. L'altra sera in uno di quei quartieri di Reggio aggrappato alle prime rupi dell'Aspromonte hanno crivellato a colpi di pistola le saracinesche di quattro macellerie e di tre supermercati, denunce però non ne hanno fatte. All'alba hanno trovato poi sei accendini in fila accanto a sei bottiglie piene di benzina, tutte ben allineate sotto le vetrine di un salone di automobili. Il proprietario della concessionaria ha avanzato sospetti "su qualche ragazzaccio sbandato", è vietato perfino pensarle certe cose in questa città dove ti pieghi oppure salti in aria.

Reggio, via Castello civico 4, la sede della Confcommercio regionale. Il direttore Attilio Funaro è seduto dietro la sua scrivania e allunga la mano verso un telefono. Comincia a raccontare: "Il nostro numero è lo 0965/300196 ma oramai è una linea morta. La scorsa primavera hanno chiamato per sapere come ottenere un rimborso dallo Stato, era un commerciante che aveva denunciato i suoi estorsori tanti anni fa quando in molti anche in Calabria osavano mettersi contro il racket". Ottanta, novanta e anche cento telefonate l'anno fino al 2000. "E poi un calo costante fino alle zero telefonate del 2005", ricorda ancora il presidente Funaro. Di notte fanno i falò e di giorno si presentano a riscuotere.

A volte chiedono "solo" i soldi, 500 euro al mese per le piccole botteghe, anche 3 mila per i negozi più eleganti. Spesso impongono i loro locali ai negozianti costringendoli a pagare pigioni da capogiro. Affittano a metro quadro: fino a 1500 euro l'anno. E poi macellerie, pescherie, botteghe di frutta e verdura devono rifornirsi sempre negli stessi spacci, sempre dai soliti noti. Commessi o camerieri li scelgono loro, l'ufficio di collocamento della 'ndrangheta dà lavoro a tutti.

"Perfino gli arredamenti sono imposti, se uno apre un locale e deve comprare un bancone o un frigorifero sa che deve acquistare tutto dove quelli vogliono", spiega Marcianò di Confesercenti. E accusa: "La situazione in Calabria è drammatica, lo Stato fa solo chiacchiere, lo Stato c'è solo sulla carta".

Un paio di giorni fa il superprefetto Luigi De Sena ha convocato le otto associazioni antiracket sparse per le cinque province, ha ascoltato le loro richieste, ha presentato un piano per fronteggiare il racket. Sta utilizzando fondi europei e fondi regionali per un sistema di video sorveglianza, punta a piazzare telecamere nei punti strategici delle città e dei paesi calabresi. È pragmatico il nuovo superprefetto. Da quel vecchio poliziotto che è, sa bene che boss e "pizzo" non si battono con proclami o parate. De Sena ha un obiettivo: "Dobbiamo essere soprattutto credibili, i nostri progetti devono esser fattibili e coerenti, il resto poi verrà". Ci vuole tempo in Calabria. E farà fatica lo Stato a riprendersi quel territorio abbandonato nelle mani della 'ndrangheta per troppi anni.

Quante denunce avete ricevuto da vittime di estorsione? "Zero", risponde il procuratore aggiunto dell'antimafia di Catanzaro Mario Spagnuolo, mentre con il suo capo Mariano Lombardi descrive i gironi infernali delle 'ndrine del crotonese, di Vibo Valentia, delle Serre, di Pizzo. I reparti speciali di polizia e carabinieri pedinano e intercettano, indagano e fanno retate, quelli che restano intrappolati di solito patteggiano e dopo qualche anno sono ancora fuori a spremere gli stessi commercianti che avevano soffocato prima. E nessuno parla. Mai. I pochi che l'hanno fatto vivono nell'incubo. Lontano dalla Calabria. Sotto scorta perenne.

La Calabria adesso preferisce tacere. "Ma non si può invocare solo e sempre l'intervento dello Stato", spiega Tano Grasso, una bandiera contro il "pizzo", il fondatore di quell'associazione di coraggiosi commercianti siciliani di Capo d'Orlando che 20 anni fa non ebbero paura dei boss. Tano Grasso oggi è il presidente onorario della Federazione italiana antiracket, è sceso in Calabria per incontrare il superprefetto e lanciare una nuova sfida: "Anche lo Stato più perfetto non ti può risolvere il problema, lo Stato più di metterli in carcere non può fare. Ma il dominio della mafia così non cede, il fenomeno si riproduce, bisogna solo fare muro".

Tano Grasso dice che c'è solo un modo per sconfiggere il racket: "La denuncia individuale e la denuncia collettiva: rompere l'omertà. Altre strade non ce ne sono, la Calabria si libera solo dimostrando di non avere paura, io ormai passo la mia vita ad organizzare il coraggio". E la resistenza umana. Qui in Calabria ci sono compagnie di assicurazione che non coprono più i danni per capannoni e macchinari, che non stipulano più polizze a quelli che finiscono nel mirino del racket.

"Conosco colleghi che sono scappati. Uno è ospite al Nord da un alto prelato e viene di tanto in tanto e di nascosto a trovare i genitori, un altro ha due figli che non possono crescere con i loro coetanei perché vivono sotto protezione", racconta Filippo Callipo, il presidente dell'Assindustria regionale, l'imprenditore del tonno che guida la rivolta contro il pizzo in Calabria.

Callipo ha altre idee da Tano Grasso: "Lui dice che gli imprenditori devono denunciare e liberarsi dalle collusioni, io sostengo invece che il cittadino deve innanzitutto sentirsi sicuro, altrimenti l'Sos impresa e gli altri telefoni resteranno sempre muti". Chiedono sicurezza i commercianti e gli imprenditori calabresi. Chiedono anche un altro rapporto con le banche. "Se denunci, per gli istituti di credito diventi automaticamente un cliente a rischio e non ti danno più fiducia", ricorda ancora il presidente di Confesercenti. E spesso i clienti a rischio scivolano nelle grinfie degli usurai.

La 'ndrangheta controlla ormai anche sui prestiti a strozzo. Offre soldi per poi prendersi tutto. E chi non accetta il ricatto, finisce sotto tortura. Come S. B., il proprietario di una pizzeria. Non ha restituito 30 mila euro alla donna di un boss. Quella gli ha detto: "Se non paghi ammazzo per prima tua moglie, le taglio la testa con una fucilata, poi la scaravento sul muro della tua pizzeria. Poi tutta la stirpe, vengo dove abiti e ti ammazzo, ti faccio a pezzettini, ti metto in un sacchetto e ti lascio così sull'uscio di casa di tuo padre".

(16 gennaio 2006)

andreasperelli
16-01-2006, 09:10
quando leggo queste cose resto estereffatto... ma che cavolo di unità d'Italia abbiamo creato in più di 100 anni se una parte è tra le più sviluppate d'europa ed un altra vive nelle mani del crimine?

Capisco alcuni ragazzi calabresi emigrati quando mi dicono che vogliono tornare solo per Natale.

loreluca
16-01-2006, 09:50
estereffatto...
Esterrefatto :read:
A parte quello, quando si leggono certe notizie sembra di stare proprio in un altro mondo.

Nevermind
16-01-2006, 09:55
..una parte è tra le più sviluppate d'europa ....

SCusa quale sarebbe questa parte che mi sfugge :D :D

andreasperelli
16-01-2006, 10:00
SCusa quale sarebbe questa parte che mi sfugge :D :D

vado a memoria, in base al PIL pro capite sono lombardia e trentino innanzitutto, a seguire penso emilia e lazio.

andreasperelli
16-01-2006, 10:07
SCusa quale sarebbe questa parte che mi sfugge :D :D

tanto per dare un'idea da un articolo trovato al volo su internet dove di parla del reddito (non del PIL) pro capite:

TRA REGIONI ITALIANE FANALINO CODA E' CALABRIA

In Italia, il reddito pro-capite è superiore di 9 punti alla media comunitaria (fatta 100 quest'ultima, il dato italiano è pari a 109). Ma,tra le regioni del nostro Paese, solo 6 hanno un reddito pro-capite superiore del 25% alla media europea. A guidare la classifica è la provincia di Bolzano (159,6), seguita da Lombardia (141,8), Emilia-Romagna (136,4), Valle d'Aosta (132,9), provincia di Trento (129), Lazio (125,1) e Piemonte (125). Piemonte, Lombardia, Emilia-Romagna e Lazio hanno un reddito pro-capite vicino a quello delle regioni europee Ile de France, area tra Monaco e Salisburgo, Vienna, Amburgo, Stoccarda, Renania, Anversa, Amsterdam-Rotterdam, Londra, Stoccolma, Dublino ed Helsinki. Puglia (72,5), Campania (71,9), Sicilia (71,3) e, soprattutto, Calabria (67,7) presentano un reddito pro-capite simile a quello di regioni spagnole come l'Andalusia e la Galizia, o greche come l'Epiro e la Tessaglia, ma anche come la maggior parte delle regioni portoghesi (con l'esclusione di Lisbona) e della ex Ddr, la Boemia, l'area di Varsavia e l'Ungheria occidentale. Le nostre regioni del Sud, inoltre, presentano un reddito pro-capite inferiore a quello di alcune aree di punta dei nuovi Stati membri, quali le zone di Budapest, Praga e Berlino-Dresda-Lipsia.

http://www.labitalia.com/articles/Approfondimenti/9339.html

sempreio
16-01-2006, 10:23
tanto per dare un'idea da un articolo trovato al volo su internet dove di parla del reddito (non del PIL) pro capite:

TRA REGIONI ITALIANE FANALINO CODA E' CALABRIA

In Italia, il reddito pro-capite è superiore di 9 punti alla media comunitaria (fatta 100 quest'ultima, il dato italiano è pari a 109). Ma,tra le regioni del nostro Paese, solo 6 hanno un reddito pro-capite superiore del 25% alla media europea. A guidare la classifica è la provincia di Bolzano (159,6), seguita da Lombardia (141,8), Emilia-Romagna (136,4), Valle d'Aosta (132,9), provincia di Trento (129), Lazio (125,1) e Piemonte (125). Piemonte, Lombardia, Emilia-Romagna e Lazio hanno un reddito pro-capite vicino a quello delle regioni europee Ile de France, area tra Monaco e Salisburgo, Vienna, Amburgo, Stoccarda, Renania, Anversa, Amsterdam-Rotterdam, Londra, Stoccolma, Dublino ed Helsinki. Puglia (72,5), Campania (71,9), Sicilia (71,3) e, soprattutto, Calabria (67,7) presentano un reddito pro-capite simile a quello di regioni spagnole come l'Andalusia e la Galizia, o greche come l'Epiro e la Tessaglia, ma anche come la maggior parte delle regioni portoghesi (con l'esclusione di Lisbona) e della ex Ddr, la Boemia, l'area di Varsavia e l'Ungheria occidentale. Le nostre regioni del Sud, inoltre, presentano un reddito pro-capite inferiore a quello di alcune aree di punta dei nuovi Stati membri, quali le zone di Budapest, Praga e Berlino-Dresda-Lipsia.

http://www.labitalia.com/articles/Approfondimenti/9339.html


non è una questione economica è una questione di civiltà e giustizia e la colpa e sia del sud ma altrettanta del nord italia che col loro perbenismo hanno e stanno mandando a puttane l' italia.

andreasperelli
16-01-2006, 10:36
non è una questione economica è una questione di civiltà e giustizia e la colpa e sia del sud ma altrettanta del nord italia che col loro perbenismo hanno e stanno mandando a puttane l' italia.

è una questione ANCHE economica perché se la gente non riesce a trovare un lavoro onesto allora si arruola nelle fila della criminalità. Certamente ci sono ANCHE fattori culturali.

Non capisco invece il riferimento al "perbenismo" del nord?? :confused:

sempreio
16-01-2006, 10:46
è una questione ANCHE economica perché se la gente non riesce a trovare un lavoro onesto allora si arruola nelle fila della criminalità. Certamente ci sono ANCHE fattori culturali.

Non capisco invece il riferimento al "perbenismo" del nord?? :confused:

dico solo che una grossa fetta di persone crede che il problema si possa risolvere
solo con i soldi e con la cultura non prendono neanche in esame la forza come succede in cina, in america in tutti i paesi anglosassoni. perchè sono ipocriti. poi l' economia arriverà, ma prima in tutta italia c' è da riformare la giustizia.

nothinghr
16-01-2006, 13:58
Come ha ricordato qualcuno in un altro thread l'importante è che le forze dell'ordine si concentrino nel cercare i ragazzini che si fanno le canne :O

ironmanu
16-01-2006, 14:06
dico solo che una grossa fetta di persone crede che il problema si possa risolvere
solo con i soldi e con la cultura non prendono neanche in esame la forza come succede in cina, in america in tutti i paesi anglosassoni. perchè sono ipocriti. poi l' economia arriverà, ma prima in tutta italia c' è da riformare la giustizia.
fosse per me una volta finita la missione in iraq le truppe le spedirei tutte in campania-calabria-sicilia a fare un po' di pulizia come si deve per un bel po' di annetti.

ErbaLibera
16-01-2006, 14:25
Io penso che l'unica soluzione sia lasciare ai commercianti la licenza di uccidere cosi quando i bastardi entrano a risquotere non escono piu se non nei sacchi del coroner.

andreasperelli
16-01-2006, 14:37
Io penso che l'unica soluzione sia lasciare ai commercianti la licenza di uccidere cosi quando i bastardi entrano a risquotere non escono piu se non nei sacchi del coroner.

stai scherzando, vero? secondo te tra un commerciante armato e un criminale armato chi ha la meglio?

ErbaLibera
16-01-2006, 14:44
stai scherzando, vero? secondo te tra un commerciante armato e un criminale armato chi ha la meglio?

Perchè scusa sei convinto che il criminale abbia la meglio?io dico che farebbero una brutta fine per primi visto lo stato mentale di uno che ogni mese si vede costretto a dare soldi a gente che non fa un cazzo tutto il giorno rischiando il negozio o addirittura l'incolumità personale in caso di rifiuto;senza considerare magari quante se ne sente dire a dietro.
Fossi uno di loro aspetterei solo che qualcuno mi dasse il via libera per fare fuoco vedrai come lo centrerei in pieno....

andreasperelli
16-01-2006, 14:47
Perchè scusa sei convinto che il criminale abbia la meglio?io dico che farebbero una brutta fine per primi visto lo stato mentale di uno che ogni mese si vede costretto a dare soldi a gente che non fa un cazzo tutto il giorno rischiando il negozio o addirittura l'incolumità personale in caso di rifiuto;senza considerare magari quante se ne sente dire a dietro.
Fossi uno di loro aspetterei solo che qualcuno mi dasse il via libera per fare fuoco vedrai come lo centrerei in pieno....

allora... calma... mettiamo pure che il ciabattino di 60 anni (o il direttore del supermercato di 50) sia più veloce e preciso ad estrarre la pista dei due giovani criminali...diciamo che li ammazza. Il problema è che è lui contro un'ORGANIZZAZIONE, che il giorno dopo l'ammazza in pieno centro del paese senza testimoni.

Più chiaro così?

ErbaLibera
16-01-2006, 14:55
allora... calma... mettiamo pure che il ciabattino di 60 anni (o il direttore del supermercato di 50) sia più veloce e preciso ad estrarre la pista dei due giovani criminali...diciamo che li ammazza. Il problema è che è lui contro un'ORGANIZZAZIONE, che il giorno dopo l'ammazza in pieno centro del paese senza testimoni.

Più chiaro così?

Allora devono continuare a subire?
Se si vuol fare una guerra bisogna mettere in preventivo che le perdite ci saranno da una parte e dall'altra e io sono sicuro che i testimoni non ci sarebbero per la pula(anche se in caso di rivolta penso inizierebbero a parlare)ma ci sarebbero pe ri prossimi commercianti che saprebbero chi andare a prendere.
Insomma non penso che i mafiosi giu vengano da un altro mondo qualcuno li conoscerà per forza bisogna andare a colpirli.
Mi ricordo un film che ho visto ultimamente su Sky dove c'erano questi 2 fratelli che un giorno si mettono in testa di far fuori tutta la feccia che c'era in città tra ladri,stupratori,mafiosi ecc e piano piano eliminano l'intera organizzazione io non penso sia una cosa impossibile.
Inoltre bisogna fare come fanno i mafiosi:anziche uno alla volta bisogna farli saltare quando sono in macchina in 5/6.

parax
16-01-2006, 15:05
Io penso che l'unica soluzione sia lasciare ai commercianti la licenza di uccidere cosi quando i bastardi entrano a risquotere non escono piu se non nei sacchi del coroner.


Che risate, ma sai cos'è la 'ndrangheta?
Al secondo che spara, gli ammazzano tutta la famiglia compreso il cane, quelli che passano a riscuotere non sono nemmeno l'ultima ruota del carro.
Lo stato si deve occupare della sicurezza dei cittadini, visto che paghiamo anche per questo, non siamo nel far-west.

ErbaLibera
16-01-2006, 15:17
Che risate, ma sai cos'è la 'ndrangheta?
Al secondo che spara, gli ammazzano tutta la famiglia compreso il cane, quelli che passano a riscuotere non sono nemmeno l'ultima ruota del carro.
Lo stato si deve occupare della sicurezza dei cittadini, visto che paghiamo anche per questo, non siamo nel far-west.

Ci credo che passano gli anni e la situazione è sempre la stessa finchè tutti pensano che perchè è la 'ndrangheta o la camorra o la yacuza sono invincibili non si va da nessuna parte.
Io la vedro in maniera piu semplice perchè non ci sono dentro ma ripeto per me altre soluzioni ad un insurrezione con annessa guerra non ne vedo.
Faccio un esempio:Milano 4.000.000 di abitanti,ci sono 100.000 fuorilegge ok ma gli altri 3.900.000?vuoi che se ci fosse un insurrezione popolare non avrebbero la meglio?
Penso anche che i nomi dei mafiosi non siano cosi segreti e che gli abitanti della tal zona dove abitano li conoscano e sappiano quel che fanno pero hanno giustamente paura di ritorsioni da parte degli altri membri e ok ma se anche gli altri membri siano fatti fuori?
Ci vuole un azione mirata e coordinata in ogni città alla stessa ora e allo stesso momento in cui non devono esser fatti prigionieri.
Spero di aver fatto capire quello che intendo.

Ileana
16-01-2006, 15:40
è un problema culturale.
E difficilmente è risolvibile.
Perchè veramente in pochi, nei luoghi interessati dal fenomeno, vogliono risolverlo.
Basti vedere quando hanno intervistato i napoletani dopo lo stupro da parte del 15enne.
Nessuno sapeva, nessuno parlava.

Dacchio
16-01-2006, 15:47
è un problema culturale.
E difficilmente è risolvibile.
Perchè veramente in pochi, nei luoghi interessati dal fenomeno, vogliono risolverlo.
Basti vedere quando hanno intervistato i napoletani dopo lo stupro da parte del 15enne.
Nessuno sapeva, nessuno parlava.

Come è già stato detto, non è un problema -solo- culturale, ma -anche- economico e, in determinate zone, di mancanza di azioni decise (da parte delle forze dell'ordine).

mauroonline
16-01-2006, 18:06
è un problema culturale.
E difficilmente è risolvibile.
Perchè veramente in pochi, nei luoghi interessati dal fenomeno, vogliono risolverlo.
Basti vedere quando hanno intervistato i napoletani dopo lo stupro da parte del 15enne.
Nessuno sapeva, nessuno parlava.

:mano: