Un professore tedesco perde due anni di lavoro accademico dopo aver disattivato un'impostazione di ChatGPT
Un professore dell'Università di Colonia ha perso due anni di lavoro accademico dopo aver disattivato un'impostazione di ChatGPT, cancellando tutte le chat. Il caso, raccontato su Nature, riaccende il dibattito su affidabilità dell'IA, uso responsabile e necessità di backup nel lavoro scientifico.
di Francesco Messina pubblicata il 26 Gennaio 2026, alle 10:11 nel canale WebChatGPTOpenAI
Un errore apparentemente banale si è trasformato in un incubo professionale per Marcel Bucher, professore di scienze vegetali all'Università di Colonia, che ha perso due anni di lavoro accademico dopo aver modificato un'impostazione di ChatGPT. La vicenda, raccontata dallo stesso Bucher in una colonna pubblicata su Nature, ha acceso un acceso dibattito sull'affidabilità degli strumenti di intelligenza artificiale e sull'uso responsabile di queste tecnologie in ambito scientifico.
Bucher ha spiegato di aver disattivato l'opzione di "data consent" di ChatGPT per verificare se il modello avrebbe continuato a funzionare senza fornire dati a OpenAI. Subito dopo, tutte le sue conversazioni sono scomparse: bozze di domande di finanziamento, revisioni di articoli scientifici, lezioni universitarie ed esami, frutto di due anni di lavoro quotidiano. "Non è apparso alcun avviso. Nessuna possibilità di annullare. Solo una pagina bianca", ha scritto.
Il professore utilizzava ChatGPT Plus come un vero e proprio assistente personale, affidandosi non tanto all'accuratezza dei contenuti quanto alla continuità e stabilità dello spazio di lavoro. Proprio questa fiducia si è rivelata fatale.

Questo episodio infiamma ancora di più il dibattito sull'uso di ChatGPT e in generale dell'IA
La reazione online non si è fatta attendere. Molti utenti hanno espresso una certa schadenfreude (piacere per le disgrazie altrui), criticando Bucher per non aver mai effettuato backup locali del suo lavoro. Altri si sono spinti oltre, accusandolo di un uso irresponsabile dell'IA in ambito accademico. Non sono mancati, però, messaggi di solidarietà: alcuni colleghi hanno lodato la sua onestà nel raccontare un flusso di lavoro profondamente difettoso, ma tutt'altro che raro.
L'episodio si inserisce in un contesto già fortemente critico verso l'uso dell'IA nella ricerca scientifica. Riviste accademiche sono sempre più sommerse da articoli mal documentati generati con modelli linguistici, mentre emergono casi di citazioni completamente inventate e persino riviste fraudolente che sfruttano la corsa alle pubblicazioni.
Bucher ha accusato OpenAI di vendere abbonamenti senza garantire misure di protezione di base per dati professionali. In risposta, OpenAI ha dichiarato che le chat eliminate non sono recuperabili e ha contestato l'assenza di avvisi, affermando che esiste una conferma prima dell'eliminazione definitiva. L'azienda ha inoltre ribadito una raccomandazione fondamentale: per il lavoro professionale, i backup personali sono indispensabili.










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23 Commenti
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Professore
...che idiota.
Qua l'IA proprio non centra una mazza.
Qui centra il non sapere usare uno strumento, cambiare un impostazione senza sapere cosa faccia e soprattutto il NON fare backup del proprio lavoro
Lasciamo perdere poi il fatto di disattivare opzioni a caso senza prima informarsi su cosa comportino certe azioni
Pure io. Questo tizio e' chiaramente un cretino
"Professionista usa uno strumento in maniera impropria e si lamenta pubblicamente quando subisce le conseguenze delle sue leggerezze"
La sua privacy e soprattutto la sua proprietà intellettuale è salva.
Nessuno copierà o si fregherà il lavoro dei suoi due anni.
Girategli il messaggio, forse si sentirà rincuorato..
Potresti anche aver ragione però nel 2026 chiunque usi il PC per lavoro non può non sapere che i backup devono essere fatti. 2 anni persi? Sei semplicemente stup...
Io voglio sperare che nella realtà questo professore abbia perso cose secondarie
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