Stangata da 2,4 miliardi per Google: la maxi-multa è in arrivo?

L'avvocato generale Juliane Kokott ha proposto alla Corte di Giustizia europea di confermare la sanzione inflitta nel 2017 a Google per abuso di posizione dominante. Secondo l'accusa, il colosso avrebbe favorito il proprio servizio di comparazione prezzi a discapito della concorrenza.
di Nino Grasso pubblicata il 12 Gennaio 2024, alle 11:01 nel canale WebGoogleAlphabet
La Corte europea è chiamata a pronunciarsi sull'ammenda record da 2,4 miliardi a Google stabilita nel 2017 per violazione delle norme sulla concorrenza. Secondo l'accusa, Google avrebbe abusato della propria posizione dominante nel mercato dei motori di ricerca per favorire il proprio servizio di comparazione prezzi, Google Shopping. Ora l'avvocato generale Kokott propone ai giudici della Corte di confermare la sanzione, respinte le argomentazioni difensive di Google.
Il fatto: nel giugno 2017 la Commissione europea aveva comminato a Google una maxi-multa da 2,4 miliardi di euro per abuso di posizione dominante. In particolare, secondo l'Antitrust il colosso di Mountain View avrebbe illegittimamente favorito, nella pagina dei risultati di ricerca generale, il proprio servizio di comparazione prezzi "Google Shopping" rispetto ai competitor. Lo avrebbe fatto posizionando i link di Google Shopping nelle "Shopping Units", box graficamente più accattivanti posti nella parte alta della SERP.
L'avvocato generale Kokott propone la conferma della maxi-multa di 2,4 miliardi a Google
Google aveva in seguito presentato ricorso contro la decisione della Commissione ma nel 2021 anche la Corta generale dell'UE aveva infine confermato in larga parte l'impianto accusatorio. Ora, a distanza di anni dai fatti contestati, la vicenda approda alla fase finale davanti ai giudici della Corte di Giustizia. Ed è proprio l'avvocato generale Kokott a proporre, nelle conclusioni depositate, di respingere il ricorso di Google e lasciare in piedi la maxi-sanzione.
Secondo la Kokott, la disparità di trattamento realizzata da Google nei confronti dei servizi concorrenti di comparazione prezzi costituisce una forma autonoma di abuso. Ciò in quanto applica condizioni inique di accesso ai comparatori rivali, producendo peraltro effetti anticoncorrenziali sul mercato a valle della comparazione prezzi. Il comportamento di Google non sarebbe pertanto inquadrabile nella più rigorosa fattispecie del "rifiuto di accesso a servizio essenziale", come invece sostenuto dai ricorrenti. Ciò che rileva è che Big G abbia fatto leva sul proprio dominio nel mercato della ricerca generale, non ancora presente in quello della comparazione prezzi, per ottenere un vantaggio competitivo a scapito dei concorrenti.
La parola passa ora alla Corte di Giustizia UE, chiamata a pronunciarsi definitivamente - e non vincolata alla proposta della Kokott - su questa annosa vicenda che vede contrapposti i regolatori europei al colosso tech.
7 Commenti
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Ed i danni derivanti da tali pratiche a chi vengono corrisposti?
Forse agli utenti siano essi individui o aziende?
No... all'organo di controllo...
Purtroppo hai ragione, questa analisi di proton mostra come le multe vengano ripagate nel giro di ore o giorni.
ovvero?
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