Sicurezza dei minori sui social: su 86 strumenti testati solo 35 funzionano

Sicurezza dei minori sui social: su 86 strumenti testati solo 35 funzionano

Un report di NYU e Northeastern con la Heat Initiative ha provato 86 funzionalità di sicurezza per minori su Instagram, Snapchat, TikTok e YouTube. Ne funzionano poco più del 40%, mentre le piattaforme parlano di metodo difettoso.

di pubblicata il , alle 12:51 nel canale Web
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Su 86 funzionalità di sicurezza per minori distribuite tra Instagram, Snapchat, TikTok e YouTube, soltanto 35, poco più del 40%, funzionano davvero come le aziende dichiarano e restano raggiungibili da un ragazzo durante l'uso normale. È il dato centrale del report pubblicato il 29 giugno dal Cybersafety Research Center, iniziativa congiunta di NYU e Northeastern University, realizzato insieme alla Heat Initiative.

Per superare il test ogni strumento doveva soddisfare due condizioni insieme: funzionare come promesso ed essere effettivamente visibile e raggiungibile dall'utente minorenne. I ricercatori, guidati da Laura Edelson, assistant professor di informatica a Northeastern, hanno creato account fittizi di minori di varie età e di adulti dai 25 anni in su, provando ogni funzionalità in tre scenari: l'uso normale del ragazzo, il suo tentativo di aggirare la protezione e l'adulto malintenzionato che prova a forzare le restrizioni su un account teen separato. Edelson e il suo gruppo hanno classificato i fallimenti in tre categorie: funzionalità sepolte, difficili da trovare nei menu; rotte, esistenti ma non funzionanti o facilmente aggirabili; e mancanti, nove strumenti che non si riusciva ad attivare nemmeno seguendo le istruzioni dichiarate. Dodici risultavano sia rotte sia sepolte.

I tassi di fallimento variano sensibilmente per piattaforma: Snapchat 73%, Instagram 66%, dove sono state esaminate 29 funzionalità, il numero più alto, YouTube 55% e TikTok 50%. Il quadro peggiora guardando alle singole aree: tutti gli strumenti di condotta, pensati per prevenire o rilevare il cyberbullismo, sono falliti su tutte e quattro le piattaforme, e solo uno su tre dei meccanismi contro l'uso compulsivo, come i limiti di tempo e i promemoria di pausa, ha retto.

Contatti indesiderati e contenuti sensibili

Su Snapchat un account adulto ha potuto cercare, trovare e scrivere a un account di minorenne senza alcuna restrizione; il ragazzo ha ricevuto la richiesta di amicizia e, dopo averla accettata, ha visto la cronologia dei messaggi dell'adulto senza alcun avviso. Su TikTok, invece di bloccare i contenuti su disturbi alimentari e autolesionismo, il motore di ricerca ha iniziato a suggerirli a un account teen, proponendo termini come "how to pretend to eat your food" e "razor blade skin", tratti da comunità pro-anoressia. Su Instagram, mentre un account di minore digitava "eating disorder", l'app proponeva automaticamente varianti con errori ortografici deliberati che aggirano i filtri; lo stesso bypass funzionava su Snapchat.

Anche le protezioni di Instagram che sulla carta esistono mostrano falle. Il prompt to rethink, che chiede di riconsiderare prima di pubblicare un commento offensivo, non si è attivato quando un account teen ha usato linguaggio apertamente bullista verso un altro teen. E la protezione che impedisce agli adulti di avviare conversazioni con minori non seguiti resta, secondo i ricercatori, compromessa: un ragazzo può scrivere per primo a un adulto che non segue, e quest'ultimo può rispondere senza restrizioni né avvisi.

La replica delle piattaforme

Le aziende contestano l'impianto del lavoro. Meta ha definito il report "fondamentalmente difettoso", accusando gli autori di fraintendere il funzionamento degli strumenti o di non portare prove, e ha spiegato che lo scambio di messaggi avviato dal minore indica una volontà di connettersi, quindi la funzione si comporterebbe come previsto; sul prompt mancato, sostiene che non sia pensato per attivarsi quando i due account si seguono a vicenda. Snap parla di criticità basate su "azioni intenzionali per aggirare le protezioni, non rappresentative dell'uso tipico", mentre YouTube e TikTok hanno rivendicato l'efficacia dei propri strumenti. Va detto che il New York Times ha replicato i risultati in modo indipendente, ottenendo dalle aziende le stesse repliche, e che i ricercatori avevano segnalato a Instagram e Snapchat le vulnerabilità più gravi sulla messaggistica prima della pubblicazione.

Il report riesce a giudicare efficaci alcune scelte: su TikTok gli under 13 vengono indirizzati a un'esperienza di sola visione, senza ricerca né messaggi, e l'app impedisce il re-signup con un'età falsa sullo stesso dispositivo; su Instagram gli account dei minori nascono privati. Lo studio, che si è concentrato sulle funzionalità direttamente accessibili ai ragazzi e non sui controlli parentali, si chiude con una raccomandazione: rendere la sicurezza la modalità predefinita e, per gli utenti più giovani, rimuovere i servizi rischiosi invece di costruirvi attorno barriere che, alla prova dei fatti, si scavalcano.

1 Commenti
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Unrue30 Giugno 2026, 13:00 #1
Beh dai, pensavo zero

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