Siamo più o meno felici rispetto a 200 anni fa? Ce lo dicono i libri

Siamo più o meno felici rispetto a 200 anni fa? Ce lo dicono i libri

La ricerca è stata realizzata attraverso l'uso di un algoritmo di Analisi del sentiment applicato alla sterminata raccolta di opere letterarie custodite in Google Libri

di pubblicata il , alle 10:31 nel canale Web
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Se osservate il grafico dell'indice Standard & Poor noterete una continua crescita, più o meno consistente a seconda dei vari periodi storici, dal 1789 a oggi. Gli economisti la considerano come una misura della fiducia nel nostro sistema economico: se questa crescita si interrompesse insomma ci sarebbero grossi motivi di preoccupazione. Ma se si traspone questo concetto alla felicità, si assisterebbe a un miglioramento continuo in qualche modo proporzionale alla crescita economica o ci sarebbero delle differenze? A questa domanda ha voluto rispondere un gruppo di ricercatori che hanno sede presso l'Università di Warwick, l'Università di Glasgow e l'Alan Turing Institute di Londra e che si sono rifatti a Google Libri e a un avanzato algoritmo di Analisi del Sentiment, ovvero la capacità di estrarre opinioni da un testo.

I ricercatori sono partiti dal presupposto che ciò che scriviamo rivela molto sui nostri sentimenti e hanno per questo analizzato milioni di libri pubblicati tra il 1820 e il 2009. Tramite le parole utilizzate all'interno di questi libri hanno cercato di misurare il benessere della popolazione di quattro paesi: Stati Uniti, Regno Unito, Germania e Italia. Le date e i paesi sono stati scelti in funzione della disponibilità di dati e di testi.

Google Libri

I ricercatori hanno attinto principalmente da Google Libri, come si può leggere nello studio pubblicato su Nature Human Behavior. Si sono rifatti all'enorme raccolta di testi di Google perché comprende oltre 8 milioni di volumi, più del 6% di tutti i libri mai pubblicati, tra i quali anche riviste e articoli di giornale.

Il primo passo della ricerca, come solitamente accade con le Analisi del Sentiment, ha riguardato la scansione di database di parole comprensivi di una valutazione per ciascuna parola del livello di benessere che esprime. Questi grandi database esistono per inglese, tedesco e italiano. Dopo essere entrati in possesso di questi dati, i ricercatori hanno verificato quante volte ogni parola appare nei testi pubblicati nei vari anni e nelle nazioni prese in esame. Con questo sistema sostengono di essere in grado di misurare il benessere di una popolazione in un determinato momento e luogo.

La ricerca, al netto del fatto che non può essere completamente precisa, è interessante se rapportata agli avvenimenti storici che hanno riguardato le quattro nazioni e per i grafici sull'andamento del benessere che i ricercatori sono stati in grado di realizzare. E poi, per noi italiani, per il fatto che la nostra nazione sia stata contemplata nell'analisi grazie al notevole bagaglio letterario esistente nella nostra lingua. Inoltre, secondo i ricercatori in certi casi queste scoperte potrebbero aiutare i governi a prendere decisioni politiche che riguardano il livello di soddisfazione della popolazione.

Google Libri

Tornando al ragionamento iniziale, si è riscontrato come un incremento del PIL nazionale si sia effettivamente tradotto in un aumento della felicità. Tuttavia, per poter apprezzare un aumento di felicità sensibile il miglioramento al PIL deve essere notevole. Inoltre, un aumento alla vita media delle persone di un anno corrisponde a un aumento della felicità paragonabile a un aumento del 4,3% del PIL. Un anno di guerra in meno, invece, ha un effetto sulla felicità equivalente a un incremento del 30% del PIL.

Le analisi della felicità sono molto importanti anche in chiave politica. Il diritto alla felicità è riconosciuto nella Dichiarazione d'indipendenza americana e nazioni come la Nuova Zelanda hanno recentemente stanziato un budget per assicurarsi che i propri cittadini siano felici. Per misurare i progressi in termini di aumento del benessere, il governo utilizzerà 61 indicatori che tracciano tutto, dalla solitudine alla qualità dell'acqua. In casi come questo, quindi, uno studio come quello che stiamo riportando potrebbe essere molto utile, ma allo stesso tempo bisogna essere molto cauti a prendere per buoni i risultati di un'Analisi del Sentiment di questo tipo.

Negli ultimi anni, l'Analisi del Sentiment è stata adottata in ambiti diversi e da professionisti diversi come sociologi, giornalisti, politici e altri professionisti che necessitano di strumenti quantitativi per analizzare gli stati d'animo mutevoli di una popolazione. È stata applicata ai post di Facebook e di Twitter per studiare le tendenze più disparate come le fluttuazioni del mercato azionario o le variazioni dell'umore in base alla stagione.

D'altronde, questo approccio è molto limitato. Innanzitutto, perché misura il benessere soggettivo così come trasmesso alla carta e non il livello di benessere oggettivo come potrebbe essere misurato, ad esempio, tracciando i livelli produzione di cortisolo, ovvero l'ormone dello stress. Ma l'aspetto più importante è che gli algoritmi predittivi, per forza di cose, non possono essere precisi nella comprensione dei testi. Per esempio, se un adolescente scrive la parola "killer" non necessariamente intende qualcosa di negativo: anzi, è più probabile che intenda fare un complimento. La stessa parola in un articolo di giornale potrebbe invece rimandare a un assassinio. L'essere umano è in grado di capirlo dal contesto, mentre per un algoritmo il compito potrebbe essere troppo arduo.

L'Analisi del Sentiment, così come altri strumenti di intelligenza artificiale predittiva, hanno generalmente alti tassi di errore perché si limitano a condurre un'analisi fondamentalmente matematica del linguaggio, ovvero vanno semplicemente a contare il numero di volte in cui una data parola ricorre. Inoltre, secondo i ricercatori, in Google Libri potrebbero mancare alcuni testi con taglio non propriamente positivo perché in precedenti epoche storiche censurati dal regime al governo. Si pensi alla Germania nazista e alla censura degli articoli critici sul regime.

Al di là di questo, tuttavia, lo studio è comunque interessante, perché va a individuare delle tendenze che, per quanto imprecise, possono supportare altri tipi di studi e analisi. Usare i risultati della ricerca a fine politico potrebbe portare a conseguenze inopportune, ma nello studio della sociologia delle varie epoche l'algoritmo di Analisi del Sentiment ha un ruolo rilevante.

I grafici rilasciati dal gruppo di ricercatori sono molto illuminanti da questo punto di vista. Sono stati evidenziati in rosso gli anni relativi alle due guerre mondiali per fornire dei punti di riferimento. Nel grafico degli Stati Uniti, inoltre, c'è una terza area rossa in coincidenza della guerra civile (dal 1861 al 1865), che corrisponde a un consistente calo della felicità. Le linee tratteggiate, invece, coincidono con il crollo del mercato azionario di Wall Street (1929), la fine della guerra di Corea (1953) e la caduta di Saigon (1975).

Le illustrazioni mostrano come le persone siano tornate ai livelli precedenti di felicità in tutti i casi di grande conflitto o recessione economica in relativamente poco tempo. Lo studio sembra confermare come la gente abbia poca memoria storica rispetto ai trionfi e alle tragedie, voltando velocemente pagina.

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Per quanto riguarda il grafico della Germania, le linee tratteggiate rappresentano la fine della guerra franco-prussiana (1870), l'ascesa al potere di Hitler (1934) e la riunificazione dopo la caduta del muro di Berlino (1990). Per il nostro paese, abbiamo una terza area rossa che rappresenta il periodo delle guerre di indipendenza (1861-1870) e una linea tratteggiata in corrispondenza del 1848 e la promulgazione dello Statuto Albertino la prima guerra di indipendenza. In Italia, come è facile osservare, c'è un calo importante nella felicità in corrispondenza delle due guerre mondiali, molto drastico soprattutto nel periodo della Grande Guerra.

I ricercatori hanno messo a confronto questi dati con altri indicatori sul livello di apprezzamento della vita come l'Eurobarometro e il World Database of Happiness e le loro misurazioni sono risultate coerenti. Questi ultimi rilevamenti sono realizzati tramite sondaggi somministrati alle persone viventi, quindi non possono spingersi molto indietro nel tempo, come invece è possibile fare con il metodo basato su Google Libri.

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6 Commenti
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Notturnia19 Ottobre 2019, 12:13 #1
quindi i tedeschi sono noiosamente tristi da quando è finta la seconda guerra mondiale vedo.. e sono più tristi adesso che sono fuori dalla crisi di quanto non siamo noi felici di essere ancora in crisi :-D
e noi siamo più felici pure di america e uk..
lol.. la ricerca è italiana ?
Nautilu$19 Ottobre 2019, 12:34 #2
notare la felicità dell'Italia andata a picco dopo l'euro.....

I crucchi hanno avuto un picco di felicità con la fine della seconda guerra m. , ma poi sono riscesi e rimasti stabili fino ad oggi, senza mai ripercussioni (loro non si sono accorti di nessuna crisi economica)
opelio19 Ottobre 2019, 16:22 #3
Vorrei che misurassero la mia il giorno della chiusura di questo sito
Slater9119 Ottobre 2019, 16:40 #4
Originariamente inviato da: opelio
Vorrei che misurassero la mia il giorno della chiusura di questo sito


Visto che in un altro pezzo chiami la testata "mentaldowngrade", ti accontento in parte: per te da oggi il sito sarà chiuso, o quantomeno la possibilità di commentare. Nulla e nessuno ti impone di venire a leggere Hardware Upgrade e soprattutto di scrivere commenti. Se hai dei suggerimenti da dare, puoi farlo in maniera costruttiva, altrimenti puoi andare da un'altra parte.
frank808521 Ottobre 2019, 18:48 #5
Originariamente inviato da: Redazione di Hardware Upgrade
Il diritto alla felicità è riconosciuto nella Dichiarazione d'indipendenza americana


l'articolo costituzionale più ridicolo della storia. come si fa a fare promesse
su qualcosa di non misurabile???

e poi...
come si fa a fare uno studio che cerca di misurare qualcosa di estremamente soggettivo e altrettanto non misurabile...
boh


poi ci terrei sottolineare che se si analizzassero le opere e i giornali prodotti nei periodi totalitari di germania e italia, è evidente che tutte queste belle teorie non
hanno senso perchè le opere e i giornali che inneggiavano al disfattismo erano illegali...
per non parlare che nazioni come l'italia e la germania prima dell'unificazione erano molto molto diverse, quindi magari i libri prodotti nel regno di sardegna
mostrano trend completamente diversi rispetto quelli prodotti nel regno delle due sicilie...(che destava in una situazione economica ben diversa), quindi
non possiamo approssimare tutti i testi precedenti al 1861 come "la stessa zuppa italiana"

in generale questa ricerca non ha nessun significato scientifico ed è una colossale perdita di tempo che tenta di dimostrare cose scontate
non mi serve un algoritmo complesso e l'analisi di milioni di testi per capire che il morale dell'europa dal 1914-18 non era al top
tallines21 Ottobre 2019, 19:04 #6
Rispetto a 200 anni fa, mi sembra che stiamo meglio in generale o no ?

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