Schiaffo al copyright: utilizzare materiale protetto per l'addestramento si può. La sentenza che fa discutere
L'Alta Corte di Giustizia britannica si è espressa in favore di Stability AI nel caso denunciato da Getty Images per violazione di copyright. La corte ha stabilito che l'utilizzo di materiale protetto per l'addestramento dell'IA non rappresenta una violazione del diritto d'autore
di Vittorio Rienzo pubblicata il 06 Novembre 2025, alle 11:27 nel canale WebStability AI
L'Alta Corte di Giustizia di Londra ha dato in gran parte ragione a Stability AI, creatrice del celebre generatore di immagini Stable Diffusion, nel processo intentato da Getty Images per presunta violazione del copyright. Il verdetto segna una vittoria legale per la società di intelligenza artificiale, ma lascia ancora irrisolto uno dei temi più discussi del settore: l’uso di opere protette dal diritto d'autore per addestrare modelli generativi.
La causa, avviata nel 2023, rappresentava il primo grande caso sul copyright legato all'IA esaminato nel Regno Unito. Getty accusava Stability di aver "copiato illegalmente milioni di immagini" dal proprio archivio per alimentare il sistema di generazione visiva.
Come riporta The Verge, la giudice Joanna Smith ha riconosciuto una violazione del marchio a causa della presenza dei watermark Getty in alcune immagini prodotte da Stable Diffusion, ma ha respinto l'accusa di violazione diretta del diritto d’autore. Secondo la sentenza, il modello non conserva né riproduce materiale protetto, limitandosi a elaborare informazioni statistiche durante la fase di addestramento.

Getty ha scelto di ritirare l’accusa principale di uso illecito di opere coperte da copyright a causa di prove insufficienti, ridimensionando così la portata del caso. Negli Stati Uniti, però, la battaglia legale prosegue: Getty ha spostato la causa dal Delaware alla California lo scorso agosto, con l’obiettivo di ottenere un verdetto più favorevole.
Si tratta di una sentenza significativa, poiché è una delle prime in favore di un'azienda fornitrice di modelli basati sull'intelligenza artificiale generativa. Dal boom avvenuto lo scorso anno, sono molti i casi finiti in tribunale, alcuni dei quali già chiusi in favore degli accusanti.
Il più rilevante, al momento, è forse quello di Anthropic che ha accettato di pagare 1,5 miliardi di dollari per risolvere una causa con un gruppo di autori. Alcuni giorni fa, invece, la CODA – un'organizzazione che riunisce alcuni tra i principali editori e produttori giapponesi – ha portato OpenAI e il modello Sora 2 in tribunale per presunte violazioni del diritto d'autore di anime, videogiochi e altre opere.
Per ora, la sentenza britannica non stabilisce alcuna regola vincolante. Il dibattito, però, è quantomai aperto: le società fornitrici di modelli IA generativi dovrebbero chiedere un consenso esplicito per utilizzare materiale coperto da copyright da dare in pasto all'IA? La normativa giapponese impone di sì, ma la questione è ormai globale.










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34 Commenti
Gli autori dei commenti, e non la redazione, sono responsabili dei contenuti da loro inseriti - infoQuindi se guardo o leggo qualcosa ma poi lo cancello posso farlo senza problema, tanto è solo addestramento giusto?
Tu in quel caso hai fruito dell opera L ai no è una questione borderline
La questione è veramente borderline. L'analogia può essere con il cervello umano.
Ognuno di noi legge contenuti aperti e gratuiti e legge anche contenuti a pagamento coperti da copyright.
Il sapere di ognuno di noi si è allenato con varie fonti, quello che ognuno di noi sa è in parte basato su cose con copyright (come quando leggi un libro di un certo autore o guardi un documentario).
Un "cervello artificiale" può basare parte del suo sapere su contenuti coperti da copyright così come è composto il sapere di ognundo di noi?
Ovviamente dando per scontanto che io quel libro che ho letto non l'abbia scaricato illegalmente da torrent e che allo stesso modo chi addestra l'ia abbia per lo meno pagato per i contenuti usati.
Come no, se si è addestrata ne ha fruito eccome.
Chissà se quelli del pezzotto possono dire che stavano addestrandosi
Non è così borderline: io fruisco dell'opera nel senso che dopo averla letta/vista la mia esperienza è cresciuta, ho immagazzinato nuovi concetti e emozioni.
L'ia ne ha fruito tanto quanto, gli è stata data apposta perché possa immagazzinare modelli statistici da riprodurre successivamente su richiesta, mischiandoli opportunamente tra loro per generare un contenuto nuovo o rispondere a domande in base al contenuto che ha immagazzinato. E produce pure reddito, che non va nelle tasche del detentore dei diritti del materiale originario, che si è sbattuto a creare, raccogliere,modificare e rielaborare.
Del resto se non serviva era fatica inutile dargliela.
A me è tutto molto chiaro.
L'ia ne ha fruito tanto quanto, gli è stata data apposta perché possa immagazzinare modelli statistici da riprodurre successivamente su richiesta, mischiandoli opportunamente tra loro per generare un contenuto nuovo o rispondere a domande in base al contenuto che ha immagazzinato. E produce pure reddito, che non va nelle tasche del detentore dei diritti del materiale originario, che si è sbattuto a creare, raccogliere,modificare e rielaborare.
Del resto se non serviva era fatica inutile dargliela.
A me è tutto molto chiaro.
Ok, ma volendo fare l'avvocato del diavolo, cosa cambia tra un umano che legge libri e opere altrui e la sua conoscenza su un argomento è la somma anche di queste letture "coperte da copyright"? Se tale umano poi ci guadagna dal suo sapere, ha usato illecitamente qui libri che a letto nella sua vita?
Se non li paga infatti lo accusano di pirateria.
Nessuno si lamenterebbe che hanno usato del suo materiale se lo usassero dopo avergli chiesto il permesso e averlo pagato.
Se non li paga infatti lo accusano di pirateria.
Nessuno si lamenterebbe che hanno usato del suo materiale se lo usassero dopo avergli chiesto il permesso e averlo pagato.
Che lo si debba pagare per non avere rogne lo davo per scontato come nel mio primo post in questo topic.
Ma in ogni caso credo resterebbe comunque una situazione borderline che, in assenza di leggi specifiche che chiudano la questione, si presta a varie anologie tutte con una loro logica sia in un verso che nell'altro.
Tu dici "dopo avergli chiesto il permesso e averlo pagato". Torniamo all'analogia con l'umano che costruisce il suo sapere professionale anche con libri (o altre forme di contenuti) che ha comprato. Non ha dovuto chiedere il permesso per comprare dei libri, dei documentari o altro, li ha soltanto pagati (si spera non piratati ovviamente). Perchè chi addestra l'ia dovrebbe chiedere dei permessi, oltre ovviamente ad assicurarsi di pagare per i contenuti coperti da copyright?
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