Scandalo privacy su Meta AI: condivisione involontaria di dati personali, l'azienda corre ai ripari
Meta introduce un avviso per scoraggiare la condivisione di dati personali nella sua app AI, dopo che migliaia di utenti hanno pubblicato inconsapevolmente informazioni sensibili sul feed pubblico "Discover", sollevando critiche e allarmi da parte di esperti e associazioni
di Andrea Bai pubblicata il 17 Giugno 2025, alle 08:21 nel canale WebMeta
Meta ha compiuto un piccolo passo per iniziare ad affrontare il dilagante problema dell’oversharing che si è verificato nel feed pubblico della sua app Meta AI. Da pochi giorni, la funzione "post to feed" mostra un breve avvertimento che invita gli utenti a "evitare di condividere informazioni personali o sensibili", nel tentativo di arginare la pubblicazione involontaria di informazioni riservate e, talvolta, imbarazzanti da parte degli utenti che non hanno piena consapevolezza della visibilità delle loro conversazioni con l'IA.
Ma cos'è accaduto? Il feed "Discover" dell'app Meta AI è risultato essere popolato da una enorme quantità di contenuti intimi, imbarazzanti e talvolta identificativi che gli utenti di Meta AI – spesso inconsapevolmente – stavano condividendo pubblicamente: sebbene la cronologia delle chat non venga condivisa di default, molti utenti hanno scelto di pubblicare le proprie interazioni senza rendersi conto che queste sarebbero diventate visibili a tutti, sia in forma testuale sia come messaggi vocali.
I can't believe this is still up and public. You can just click right on the profiles and see the full names and profile photos of the people asking these questions. https://t.co/m7G3fwfqKB pic.twitter.com/Ut0xrgjtYv
— Aric Toler (@AricToler) June 12, 2025
Negli ultimi giorni sono emersi alcuni esempi di questa dinamica: post in cui si chiedeva consiglio su come "migliorare i movimenti intestinali", domande sulla responsabilità fiscale di un parente, richieste di aiuto per questioni familiari o lavorative, fino a confessioni di tradimenti e dettagli su diagnosi mediche. Non sono mancati casi in cui utenti, dopo aver realizzato l’errore, hanno tentato di correggere aggiungendo "keep this private" ai propri post, nella speranza di nascondere conversazioni ormai pubbliche.
Il fenomeno ha visto una particolare intensificazione a partire dalla primavera, in corrispondenza del lancio dell’app Meta AI negli USA. Evidentemente la maggior parte degli utenti non ha avuto la minima idea che le proprie interazioni con un chatbot potessero essere pubblicamente mostrate in un feed come se si trattasse di un social network, evidenziando quindi un problema di esperienza utente che a sua volta causa un problema di sicurezza. La radice del problema risiede proprio nel design dell’app: il pulsante "condividi" non era accompagnato da alcuna spiegazione evidente sul fatto che il contenuto sarebbe stato reso pubblico, e molti utenti, soprattutto tra le fasce meno digitalizzate, hanno interpretato la funzione come una sorta di diario personale o salvataggio privato, senza immaginare che le proprie richieste – spesso corredate da nome, foto e dettagli sensibili – sarebbero finite in pasto a chiunque navigasse nel feed.

Se da un lato l'accaduto può strappare una risata, dall'altro le conseguenze sono gravi: centinaia di conversazioni private, audio, immagini e documenti sono stati diffusi pubblicamente, con l'ovvio rischio di furti d'identità, molestie, ricatti e danni alla reputazione. Tra le informazioni condivise inconsapevolmente vi sono indirizzi di casa, dettagli bancari, confessioni legali, problemi di salute mentale o richieste di supporto in situazioni delicate.
Tutto ciò ha spinto Meta a correre ai ripari, con l'introduzione di un nuovo avviso che compare dopo aver scelto di condividere una chat: "I prompt che pubblichi sono pubblici e visibili a tutti. I tuoi prompt potrebbero essere suggeriti da Meta su altre app Meta. Evita di condividere informazioni personali o sensibili". Tuttavia, al momento l’avviso sembra apparire solo al primo tentativo di condivisione, e non è chiaro se la recente rimozione delle conversazioni testuali dal feed pubblico – ora popolato quasi esclusivamente da immagini e video generati dall’AI – sia una misura temporanea o una risposta definitiva al problema.










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3 Commenti
Gli autori dei commenti, e non la redazione, sono responsabili dei contenuti da loro inseriti - infoPerò penso anche che a molti faccia piacere farsi vedere ...i social possono diventare pericolosi per la privacy.
Quanti post sono stati fatti? Ora essendo pubblici, possono usarli per addestrare la propria AI...che sfortuna che abbiano postato in pubblico di default
Quanti post sono stati fatti? Ora essendo pubblici, possono usarli per addestrare la propria AI...che sfortuna che abbiano postato in pubblico di default
Concordo non involontaria ma sicuramente la vendita dei dati personali è un business.
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