Quanto valgono i nostri dati personali? Secondo gli italiani poco, molto poco

Quanto valgono i nostri dati personali? Secondo gli italiani poco, molto poco

Una nuova ricerca operata da Telefonica, con la collaborazione della Fondazione Bruno Kessler e DISI Università di Trento, ha portato alla luce una verità abbastanza raggelante: secondo gli italiani intervistati, i propri dati personali sparsi sul web hanno un valore estremamente basso

di pubblicata il , alle 09:31 nel canale Web
 

"Qual è il prezzo minimo a cui venderesti questo pacchetto di informazioni?", è stata questa la domanda posta nella nuova indagine di Telefonica ai 60 intervistati italiani, tutti residenti in Trentino. Nell'arco di sei settimane, la società ha raccolto tutti i dati che venivano generati dagli smartphone forniti agli utenti, richiedendo agli stessi un prezzo per averne pieno accesso.

Come scrive Repubblica.it, i volontari hanno ricevuto un cellulare attraverso il quale potevano chiamare, inviare SMS ed avere accesso ad internet gratuitamente. Il dispositivo utilizzava inoltre un software per monitorare tutte le attività svolte e che a cadenze regolari richiedeva un'interazione con gli utenti. Questi potevano scegliere se vendere, e a che cifra, tutti i dati prodotti.

Parliamo di dati sulle comunicazioni, sulla localizzazione, le applicazioni usate e le foto (e relativi metadati) scattate. Per ogni tipologia di informazione si è scelto l'uso dell'asta inversa, in modo da valutare un vincitore cercando di utilizzare un criterio impossibile da forzare: ad aggiudicarsi la somma era, infatti, la seconda fra le valutazioni più basse fra quelle rilasciate.

Studio valore dati personali

Jacopo Staiano ha spiegato al quotidiano nazionale l'esito delle ricerche: "Più l'utente si sposta durante il giorno, più tende a considerare i suoi dati importanti". I volontari hanno espresso più volte le paure di essere geolocalizzati, tuttavia anche in quei casi hanno chiesto solamente pochi euro in cambio dei propri dati personali. Gli studi hanno mostrato delle "anomalie" in alcuni periodi dell'anno (ad esempio di festa), con cifre più alte rispetto agli altri giorni. Il valore medio dato dagli intervistati ai propri dati personali è pari a 2€ circa, la stessa cifra (talvolta anche meno) di una colazione.

In base ai dati delle nuove ricerche emerge un dato lampante: in Italia manca la consapevolezza del potenziale di mercato dei propri dati sul web e siamo disposti a svenderli o, peggio ancora, offrirli in chiaro alle multinazionali che sono in grado di far fruttare cifre esponenzialmente più elevate rispetto a quanto l'utente medio non possa immaginare. Un piccolo tesoro a piena disposizione dei data broker, che proprio con i Big Data riescono a collezionare informazioni su di noi e rivenderle a nostra insaputa alle grosse multinazionali.

"L'unico a non avere alcuna voce in capitolo è proprio chi produce le notizie, cioè gli utenti", sono state le parole di Bruno Lepri, anch'egli coinvolto negli studi, che ne specifica l'obiettivo: "Il nostro intento è analizzare, e dimostrare, che cosa si può fare con i Big Data e, allo stesso tempo, dare all'utente la possibilità di gestirli: potrà finalmente scegliere se venderli, che cosa vendere e in cambio di quali servizi. O persino, se lo desidera, di mantenerli privati".

Lo studio è stato condotto dal 28 ottobre all'11 dicembre 2013 su 60 uomini e donne trentini d'età compresa tra i 28 e i 44 anni. Verrà presentato all'Ubicomp di Seattle in settembre e può essere approfondito attraverso la lettura di questo documento.

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11 Commenti
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Mparlav15 Luglio 2014, 10:10 #1
Non conosco il reddito medio dei soggetti trentini inclusi nello studio, ma posso dedurre che, in altre zone d'Italia più disagiate, i dati personali possano valere anche meno di 2 euro.

Se oggi forniamo i nostri dati gratis in giro per la rete, anche dovesse un giorno aumentare la consapevolezza del loro valore, a molte Società sarebbe sufficiente offrire qualche servizio aggiuntivo per "comprarseli" a poco e rivenderseli sempre a tanto.

Se viene un fornitore di telefonia mobile con un'offerta del tipo: "Voglio monitorare tutti i tuoi spostamenti quotidiani, attività e traffico mobile senza limitazioni, ed in cambio ti regalo 3GB di traffico mensile", gli utenti si fionderebbero a sottoscriverlo.
Axios200615 Luglio 2014, 10:16 #2
60 persone, di una ristretta fascia d'età, tutte nella medesima regione..... non male come campione statistico. Le pubblicità sugli shampoo arrivano a 100 persone o più.....

Quindi: telefono con chiamate, sms e 3g illimitato e aggratis? Trovate, in Italia, chi non accetterebbe.... eccetto i ricchi ovviamente.
hexaae15 Luglio 2014, 11:09 #3
È un piccolo ma grave sbaglio non dare valore (anche economico) a quelle informazioni che poi vengono usate per generare profitto dagli altri.
Leggetevi "La dignità ai tempi di internet" di Jaron Lanier, inserito dal Time nel 2010 tra le 100 persone più influenti al mondo (titolo originale: Who owns the future)...
nicola_86_nick15 Luglio 2014, 11:10 #4
Originariamente inviato da: Mparlav
Non conosco il reddito medio dei soggetti trentini inclusi nello studio, ma posso dedurre che, in altre zone d'Italia più disagiate, i dati personali possano valere anche meno di 2 euro.

Se oggi forniamo i nostri dati gratis in giro per la rete, anche dovesse un giorno aumentare la consapevolezza del loro valore, a molte Società sarebbe sufficiente offrire qualche servizio aggiuntivo per "comprarseli" a poco e rivenderseli sempre a tanto.

Se viene un fornitore di telefonia mobile con un'offerta del tipo: "Voglio monitorare tutti i tuoi spostamenti quotidiani, attività e traffico mobile senza limitazioni, ed in cambio ti regalo 3GB di traffico mensile", gli utenti si fionderebbero a sottoscriverlo.

Da trentino ti posso dire che il reddito medio è piu alto che in altre regioni, forse si, ma non so i soggetti dello studio.
Posso solo aggiungere che non avrei problemi a vendere ALCUNI dei miei dati personali, ma a cifre molto piu alte
ilkarro15 Luglio 2014, 11:32 #5
Originariamente inviato da: Axios2006
60 persone, di una ristretta fascia d'età, tutte nella medesima regione..... non male come campione statistico


Infatti, da qui a parlare di "italiani" in senso generale ce ne passa di strada...
qboy15 Luglio 2014, 11:33 #6
si pensa sempre a breve termine, eh posso avere tutto questo non facendo niente? d'altronde come si può pretendere che l'italiano sia cosciente dei suoi dati quando in alcune zone non arriva manco il 56k?
dategli il sole24h oppure la repubblica e lui è contento nel vedere il suo caro eletto metterlo a 90° nuovamente. poi però a lamentarsi subito e BASTA, perchè quando bisogna prendere la situazione in mano meglio guardare la serie A va..
ilkarro15 Luglio 2014, 11:35 #7
Originariamente inviato da: Mparlav
Se viene un fornitore di telefonia mobile con un'offerta del tipo: "Voglio monitorare tutti i tuoi spostamenti quotidiani, attività e traffico mobile senza limitazioni, ed in cambio ti regalo 3GB di traffico mensile", gli utenti si fionderebbero a sottoscriverlo.


Profilazione 2.0
Notturnia15 Luglio 2014, 13:52 #8
se gli italiani sapessero quanto valgono quelle informazioni per i venditori capirebbero che dovrebbero chiedere ben più di due euro al giorno..
alla fin fine se uno ha .. mi correggo.. quelli che hanno in mano questi dati li possono sfruttare meglio per stabilire dove mettere un cartellone pubblicitario e cosa metterci a che ora del giorno per influenzare meglio la clientela desiderata..

e questo è solo un piccolo esempio di quanto valgano quei dati..
ComputArte15 Luglio 2014, 18:49 #9

Statistica da Topolino!

La consapevolezza è il primo elemento , senza il quale, si affermano e si pensano castronerie!
Il campione potrebbe non essere rappresentativo!
E poi....se si trattasse di Euro 2 al giorno, allora si parla di 60 euro al mese, valore già più interessante...
comunque i dati spiati ed aggregati hanno un valore enorme....lo stesso della capitalizzazione delle OTT!
Perchè questi valori spropositati, sono stati creati grazie allo spionaggio continuativo di tutto e tutti!
Appena ci sarà quacuno di "importante" disposto a pagare i dati , magari a seguito dei nostri politici che finalmente si svegliano ed in sede europea iniziano a proteggere la privacy e a far pagare le tasse alle OTT, anche gli utenti "meno consapevoli" inizieranno a vendere "a caro prezzo" le informazioni
Mparlav16 Luglio 2014, 10:37 #10
Originariamente inviato da: ilkarro
Profilazione 2.0


Lo vedo come un passaggio naturale.

Oggi i nostri dati se li prendono gratis, solo gli utenti più informati riescono a ridurre al minimo i dati forniti.

Poniamo che in futuro le normative in certi Paesi divengano più stringenti (vedi discorso della Cina nei giorni scorsi contro Apple) sulla raccolta di questi dati.

I vari "raccoglitori" che conosciamo tutti, con i miliardi guadagnati in questi anni, non dovranno far altro che prendere accordi per "pagare" questi dati prendendo accordi con i fornitori di telefonia.

Oppure scavalcandoli, vedi progetti di Facebook e Google per portare autonomamente l'accesso Internet in tutto il mondo.

Magari ti daranno l'accesso ed il traffico gratis o a modico prezzo, ma in cambio vorranno tutto, senza restrizioni.

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