Privacy digitale, Microsoft batte il Governo USA

Privacy digitale, Microsoft batte il Governo USA

Microsoft consegue un'importante vittoria sul fronte della tutela della privacy con la decisione della Corte d'Appello del Secondo Circuito Statunitense che ha stabilito l'inapplicabilità dello "Store Communications Act" alle informazioni memorizzate in server situati al di fuori del territorio statunitense.

di pubblicata il , alle 14:35 nel canale Web
Microsoft
 

Microsoft ha riportato nelle scorse ore un'importante vittoria nella lunga diatriba giudiziaria che la vede fronteggiare il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti su un terreno molto sentito dall'utenza, ovvero la tutela dalla privacy. La materia del contendere è riassumibile con l'interrogativo sulla possibilità che un giudice statunitense emetta un mandato per costringere un Internet Service Provider a fornire dati personali memorizzati in server situati al di fuori degli States. La pronuncia della Corte di Appello del Secondo Circuito statunitense ha risposto negativamente a tale interrogativo. 

Nello specifico, la controversia verteva sull'accesso ai dati di un account Outlook.com memorizzati in un datacenter situato a Dublino (Irlanda). Microsoft aveva inizialmente scelto di non fornire tali dati, sottolineando che i server non erano collocati negli States. Sulla vicenda si era poi espressa nel 2014 una Corte di New York, stabilendo il diritto del giudice di inoltrare ai provider di posta elettronica tale richiesta. La nuova pronuncia della Corte di Appello del Secondo Circuito ribalta il precedente giudicato, affermando l'inapplicabilità al caso specifico dello Store Communications Act (SCA).

Il mandato chiesto sulla base dello Stored Communications Act non può avere applicazione extraterritoriale si legge nella motivazione della sentenza e, nel caso specifico, non può essere invocato per costringere Microsoft a fornire al governo i contenuti dell'account mail del cliente memorizzati esclusivamente in Irlanda. Microsoft che, come detto, da molti anni sta portando avanti un braccio di ferro con il Governo USA sul fronte delle richieste di accesso ai dati della clientela memorizzati all'estero, ha accolto positivamente la nuova pronuncia della Corte, sottolineandone l'importante precedente venutosi in tal modo a creare. 

Se le persone in tutto il mondo devono avere fiducia nella tecnologia che utilizzano, allora hanno bisogno di confidare che le loro informazioni personali saranno protette dalle leggi della propria nazione. 

La vicenda potrebbe proseguire nel breve periodo con l'impugnazione della decisione della Corte da parte del Dipartimento di Giustizia, anche se l'intervento risolutivo dovrebbe provenire dalla legislazione internazionale. Per completezza di informazione, si precisa che l'inapplicabilità dello Stored Communications Act nel caso specifico non esclude che l'autorità giudiziaria statunitense possa contattare quella irlandese per inoltrare a Microsoft Irlanda una richiesta di accesso ai dati personali, ma, in tal caso, il cliente sarebbe tutelato dalla normativa nazionale, (sarà infatti il giudice irlandese, in ultima istanza, a stabilire la possibilità di accogliere o meno la richiesta). 

Gli interessi in gioco in vicende come quella descritta sono sostanzialmente due: da un lato l'esigenza delle autorità giudiziarie statunitensi di raccogliere in tempi rapidi informazioni utili per portare avanti le indagini, dall'altra la volontà di Microsoft di tutelare la clientela anche nei confronti di richieste di accesso ad informazioni personali provenienti da autorità estere. Indubbiamente i nuovi interventi legislativi richiesti da Microsoft in grado di "riflettere la realtà di oggi, piuttosto che tecnologie che esistevano tre decenni fa" (il riferimento va alla crescente diffusione del cloud) è una strada percorribile per trovare una soluzione in grado di bilanciare le due esigenze.

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21 Commenti
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poaret15 Luglio 2016, 15:58 #1
Della serie...."..Adesso che non puoi legalmente,caro Governo,se li vuoi quei files caccia il grano.."
Classico fumo negli occhi per la Massa.
s0nnyd3marco15 Luglio 2016, 17:18 #2
Operazione puramente di facciata: oramai non vi crede più nessuno.
Eress15 Luglio 2016, 19:26 #3
Alla MS non sanno nemmeno dove e cosa sia la privacy.
Agat15 Luglio 2016, 23:03 #4
Ehm, veramente lo sanno, visto che la lora privacy di spiate, è così stata garantita solo per loro
giovanni6916 Luglio 2016, 12:03 #5
Della serie: abbiano diversi monopoli tra cui anche quello di gestire noi il concetto di privacy (sui nostri server, ovunque essi siano). Che poi ci piaccia andare a sbirciare ed a fare un uso aziendale dei dati privati forniti dagli utenti grazie all'EULA che non leggono, è altro paio di maniche. Ma a te Governo non devo nulla, almeno pubblicamente...
ambaradan7416 Luglio 2016, 12:10 #6
Cambia poco o niente.


"Per completezza di informazione, si precisa che l'inapplicabilità dello Stored Communications Act nel caso specifico non esclude che l'autorità giudiziaria statunitense possa contattare quella irlandese per inoltrare a Microsoft Irlanda una richiesta di accesso ai dati personali, ma, in tal caso, il cliente sarebbe tutelato dalla normativa nazionale, (sarà infatti il giudice irlandese, in ultima istanza, a stabilire la possibilità di accogliere o meno la richiesta). "
MaxFabio9317 Luglio 2016, 13:22 #7
Originariamente inviato da: Eress
Alla MS non sanno nemmeno dove e cosa sia la privacy.


Da parte della Microsoft la mia privacy non è stata mai lesa, me ne sarei accorto altrimenti, e utilizzo i suoi software da anni. Ogni volta la MS viene dipinta come il male assoluto, quando è un'azienda come tutte le altre che operano sul mondo Computer e Web.
DukeIT17 Luglio 2016, 13:52 #8
Originariamente inviato da: MaxFabio93
Da parte della Microsoft la mia privacy non è stata mai lesa

E come fai a saperlo?
MaxFabio9317 Luglio 2016, 23:54 #9
Originariamente inviato da: DukeIT
E come fai a saperlo?


Non ho mai visto nessun mio file o dato in Internet che non abbia caricato io stesso. Certo, tu puoi anche dirmi, ce li hanno nascosti da qualche parte, ma non si può essere certi nemmeno di quello e sparare sentenze a caso. Prima di tutto se anche li avessero e non li pubblicano possono anche leggere le mie mail, file, non ho niente da nascondere, al massimo si fanno qualche risata se sono curiosi, secondo...arrivati a questo punto non ti fidi di nessuno, non solo di Microsoft, bisognerebbe vivere in una baita in mezzo al bosco, senza una connessione a Internet e senza tecnologia.
sbazaars18 Luglio 2016, 00:51 #10
Secondo me questa faccenda andava vista dal punto di vista dell'utente. Poco importa dove Microsoft conserva i suoi dati nel mondo, più che altro dovrebbe importare dove l'utente risiede e da dove ha inserito i suoi dati perché fisicamente è li che li ha inseriti, e non in un server localizzato da Microsoft chissà dove...

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