Primo colpevole nel caso Megaupload, è il programmatore Andrus Nõmm

Primo colpevole nel caso Megaupload, è il programmatore Andrus Nõmm

Un anno di reclusione per violazione del diritto d'autore: il programmatore estone si è dichiarato colpevole dopo essere stato arrestato in Virigina la scorsa settimana. Kim Dotcom continua a sostenerne l'innocenza

di pubblicata il , alle 15:44 nel canale Web
 

Il caso giudiziario incentrato sulla violazione di diritti d'autore a carico di Megaupload ha visto la sua prima condanna: il programmatore estone Andrus Nõmm si è dichiarato colpevole del crimine di violazione di diritti d'autore ed è stato condannato ad un anno di reclusione in un carcere federale.

Nõmm è stato arrestato in Virginia all'inizio della settimana dopo aver trascorso un lungo periodo a combattere l'estradizione nei Paesi Bassi, dove è stato arrestato nel corso del 2012. Una dichiarazione del Dipartimento di Giustizia afferma che Nõmm ha ammesso di essere consapevole della presenza di materiale protetto da copyright sui server di Megaupload: "Nõmm ha ammesso che ha personalmente scaricato file in violazione del diritto d'autore dal sito di Mega. Nonostante fosse a conoscenza delle cose, Nõmm ha continuato a partecipare all'associazione a delinquere Mega" si legge nella dichiarazione.

Nello stesso comunicato l'assistente Procuratore Generale Leslie R. Caldwell osserva: "Abbiamo intenzione di far si che tutti coloro che sono coinvolti siano ritenuti responsabili di essersi arricchiti illegalmente rubando il lavoro creativo di artisti americani".

Il portavoce di Kim Dotcom, Ira Rotken, ha dichiarato che il Dipartimento di Giustizia ha fatto leva sulle precarie condizioni finanziarie di Nõmm con una "trovata in stile Hollywoodiano" per persuaderlo a dichiararsi colpevole. Dotcom, di contro, continua a sostenere l'innocenza di Andrus Nõmm. Il boss di Mega ha inoltre commentato, su Twitter: "Il sistema di giustizia delgi Stati Uniti: un programmatore innocente si dichiara colpevole dopo tre anni di abusi da parte del Dipartimento di Giustizia, senza alcuna fine in vista, per poter continuare la propria vita".

Dotcom è accusato di aver diretto il fu Megaupload come circolo di pirateria incoraggiando gli utenti a caricare illegalmente materiale protetto da diritto d'autore. I server di Dotcom sono stati sequestrati dalle forze dell'ordine nel 2012, ma lo scorso anno la Corte d'Appello neozelandese ha stabilito che le autorità devono restituire a Dotcom le copie di tutti i dati sequestrati durante la retata.

Il Dipartimento di Giustizia USA sottolinea inoltre che un'udienza per l'estradizione di Dotcom (che si trova ora in Nuova Zelanda) è fissata per il prossimo mese di giugno 2015 ad Auckland.

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3 Commenti
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globi16 Febbraio 2015, 22:30 #1
Chissà quanti milioni di persone avranno scaricato da Megaupload, così tanti che sarebbe impossibile perseguirne anche solo una millesima parte, probabilmente le autorità (americane più che altro) vogliono condannarne draconicamente una sola per istituire un esempio simbolico statuario che serve a mettere timore a chi scarica.
rockroll17 Febbraio 2015, 00:38 #2
Originariamente inviato da: globi
Chissà quanti milioni di persone avranno scaricato da Megaupload, così tanti che sarebbe impossibile perseguirne anche solo una millesima parte, probabilmente le autorità (americane più che altro) vogliono condannarne draconicamente una sola per istituire un esempio simbolico statuario che serve a mettere timore a chi scarica.


Stratedia del terrore, tipo ISIS.
Del resto i fanatici integralisti del copyright non sono migliori dei tagliagole, che nella loro bestiale aberrazione almeno non hanno come unico scopo l'arricchirsi impunemente col favore delle istituzioni.
bobafetthotmail17 Febbraio 2015, 11:31 #3
Originariamente inviato da: rockroll
Stratedia del terrore, tipo ISIS.
Infatti tutti i siti che spandono materiale illegale si stanno pisciando sotto dalla paura che dopo Megaupload potrebbe succedere a loro.

Ma per favore.


Cioè magari le intenzioni sono quelle. Gli effetti.... non sono paragonabili all'ISIS.

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