Presentato il Clean Cloud Act per tagliare le emissioni per data center e impianti di cryptomining

Presentato il Clean Cloud Act per tagliare le emissioni per data center e impianti di cryptomining

I senatori Sheldon Whitehouse e John Fetterman lanciano una proposta legislativa che impone standard sulle emissioni per data center e impianti di cryptomining, due settori sempre più energivori. Il disegno di legge mira a contenere i consumi da fonti fossili e a favorire lo sviluppo di capacità di generazione pulita e stoccaggio a lungo termine

di pubblicata il , alle 15:01 nel canale Web
 

La rapida espansione dell’intelligenza artificiale e delle criptovalute ha innescato una corsa alla potenza computazionale che oggi pesa sulle reti elettriche statunitensi, con effetti diretti sulle bollette e sul ricorso a fonti energetiche inquinanti. A fronte di questa pressione crescente, i senatori democratici Sheldon Whitehouse e John Fetterman hanno presentato il Clean Cloud Act, un disegno di legge destinato a stabilire limiti alle emissioni prodotte dai data center e dalle strutture di cryptomining.

Il provvedimento prevede un emissions performance standard da applicare agli impianti con una capacità informatica installata superiore a 100 kW. Il limite si basa sull’intensità media delle emissioni regionali e si riduce ogni anno dell’11%. Chi supera tale soglia sarà soggetto a una sanzione di 20 dollari per tonnellata di CO₂ equivalente, con un incremento annuale legato all’inflazione più 10 dollari.

Clean Cloud Act

Un’attenzione particolare è riservata al modo in cui viene calcolato l’impatto ambientale: il testo richiede il rispetto di tre criteri - incrementalità, tracciabilità dell’energia e corrispondenza oraria tra consumo e produzione - per evitare che queste strutture si limitino ad acquistare energia rinnovabile già esistente senza contribuire all’espansione della capacità pulita.

Secondo i promotori, senza interventi mirati, si rischia di frenare il percorso verso una rete elettrica a zero emissioni. Le proiezioni indicano che entro il 2028, i data center potrebbero rappresentare fino al 12% della domanda elettrica nazionale, una quota che nel frattempo ha già costretto alcune utility a riattivare centrali a carbone per sostenere l’attività dei miner.

Il Clean Cloud Act destina una parte rilevante dei proventi delle sanzioni alle famiglie a basso reddito, per contenere l’impatto delle tariffe, mentre la quota più consistente finanzierà progetti di storage di lunga durata e generazione pulita continua, componenti essenziali per garantire affidabilità alla rete in un sistema ad alta penetrazione rinnovabile.

Il disegno di legge ha ricevuto il sostegno del sindacato Utility Workers Union of America, dell’organizzazione non-profit EnergyTag, del Center for Climate and Energy Solutions (C2ES) e di Public Citizen. Secondo gli operatori del settore, la misura rappresenta un passo concreto per bilanciare crescita digitale e transizione energetica.

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