Piracy Shield, il TAR del Lazio respinge i ricorsi di Cloudflare e conferma la sanzione da 14 milioni di euro

Piracy Shield, il TAR del Lazio respinge i ricorsi di Cloudflare e conferma la sanzione da 14 milioni di euro

Il TAR del Lazio ha respinto i ricorsi di Cloudflare contro Piracy Shield e confermato la sanzione da oltre 14 milioni di euro inflitta da AGCOM. La società annuncia ricorso al Consiglio di Stato, ribadendo le proprie critiche al sistema italiano e alla sua compatibilità con il diritto europeo.

di pubblicata il , alle 09:21 nel canale Web
Cloudflare
 

Il Tribunale Amministrativo Regionale (TAR) del Lazio ha respinto i ricorsi presentati da Cloudflare contro il sistema Piracy Shield e contro la sanzione da oltre 14 milioni di euro inflitta dall'Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni (AGCOM).

La decisione rappresenta un pronunciamento di primo grado e potrà essere impugnata davanti al Consiglio di Stato. La notizia è stata resa pubblica anche dal commissario AGCOM Massimiliano Capitanio, che ha sottolineato come le motivazioni della sentenza delineino un orientamento ritenuto significativo sul piano giuridico.

La vicenda nasce dal mancato rispetto di un ordine emanato da AGCOM nel febbraio 2025. L'Autorità aveva richiesto a Cloudflare di impedire l'accesso ai domini e agli indirizzi IP segnalati attraverso Piracy Shield, intervenendo sulla risoluzione DNS, sull'instradamento del traffico oppure adottando misure alternative capaci di ottenere il medesimo risultato. Secondo AGCOM, le risorse indicate risultavano ancora raggiungibili tramite i DNS pubblici dell'azienda anche nei mesi successivi all'ordine.

Il TAR ha ritenuto legittima l'azione dell'Autorità, confermando che gli ordini di disabilitazione possono essere rivolti anche a fornitori di servizi stabiliti all'estero quando gli effetti dell'illecito si producono in Italia. Secondo i giudici, il Digital Services Act distingue tra la vigilanza sugli obblighi procedurali e l'esercizio dei poteri inibitori e sanzionatori, che continuano a essere disciplinati dalla normativa nazionale e settoriale. Per questo motivo è stata giudicata irrilevante la circostanza che il rappresentante legale europeo di Cloudflare abbia sede in Portogallo.

I giudici hanno inoltre respinto la tesi secondo cui AGCOM non avrebbe potuto impartire ordini vincolanti a una società estera, ribadendo che tali provvedimenti possono riguardare prestatori di servizi "ovunque siano localizzati", purché gli effetti interessino gli utenti italiani e l'Autorità operi entro i limiti del proprio ordinamento.

Tra le contestazioni presentate da Cloudflare figuravano anche presunte violazioni dei principi di proporzionalità e adeguatezza, sostenendo che Piracy Shield non garantisse un corretto bilanciamento tra tutela del diritto d'autore, libertà di espressione, diritto all'informazione e libertà d'impresa, in contrasto con il diritto europeo e con il Digital Services Act. L'azienda aveva inoltre criticato il funzionamento della piattaforma, evidenziando casi di blocchi erronei di siti legittimi, sostenendo che AGCOM si fosse basata su segnalazioni provenienti dalla Lega Serie A senza svolgere un'autonoma attività istruttoria sufficientemente approfondita.

Anche questi rilievi sono stati respinti. Il TAR ha evidenziato che Cloudflare era stata invitata a partecipare al tavolo tecnico dedicato alla definizione dei requisiti operativi di Piracy Shield, circostanza che, secondo i giudici, le avrebbe consentito di seguire l'evoluzione del progetto e contribuire al processo regolamentare. Inoltre, la sentenza osserva che i meccanismi di funzionamento della piattaforma erano già chiaramente delineati dalla delibera del luglio 2023, rendendo tardive alcune delle contestazioni avanzate dalla società.

Sul delicato equilibrio tra tutela del diritto d'autore e altri diritti fondamentali, il TAR ha escluso che il sistema realizzi un'espansione sproporzionata della proprietà intellettuale. Secondo i giudici, la disciplina introdotta dalla legge n. 93 del 2023 mantiene un bilanciamento coerente con il diritto dell'Unione Europea grazie anche alla presenza di whitelist e alla possibilità di presentare reclami contro eventuali blocchi erronei. La sentenza sottolinea inoltre che Cloudflare non si era accreditata alla piattaforma né aveva utilizzato gli strumenti di reclamo previsti, comportamento che viene qualificato come una volontaria mancata ottemperanza.

Respinta anche la contestazione relativa all'importo della sanzione. Cloudflare sosteneva che la multa avrebbe dovuto essere calcolata sul fatturato realizzato in Italia, con un importo stimato intorno ai 140.000 euro, anziché sull'intero fatturato mondiale. Il TAR ha invece ritenuto corretto il criterio adottato da AGCOM, che ha applicato una sanzione pari all'1% del fatturato globale, superiore a 1,4 miliardi di euro nell'anno di riferimento. La normativa consente infatti di arrivare fino al 2% del fatturato nei casi di inosservanza degli ordini in materia di tutela del diritto d'autore, mentre l'Autorità ha scelto una percentuale inferiore anche in considerazione dell'assenza di precedenti analoghi.

Commentando la decisione, Massimiliano Capitanio ha ricordato che si tratta soltanto di una sentenza di primo grado, ma ha affermato che le motivazioni "indicano una direzione chiara". Secondo il commissario, Piracy Shield non rappresenta un rischio per il funzionamento di Internet né per la libertà di espressione, bensì costituisce un'infrastruttura destinata a contrastare efficacemente la diffusione di contenuti pirata nel rispetto delle leggi.

Cloudflare, dal canto suo, ha già annunciato che presenterà ricorso contro la decisione. In una dichiarazione diffusa dopo la pubblicazione della sentenza, l'azienda definisce il verdetto "profondamente deludente" e ribadisce che, a suo avviso, Piracy Shield presenta "vizi di fondo rispetto al diritto dell'Unione Europea", mentre considera improprio il tentativo di AGCOM di sanzionare con multe ritenute sproporzionate quelle che definisce obiezioni legittime.

La società sostiene inoltre che l'attribuzione a soggetti privati del potere di bloccare ampie porzioni di contenuti online senza una supervisione governativa, senza controlli significativi e senza un effettivo diritto di ricorso possa avere conseguenze rilevanti.

"Le imprese legittime ne escono danneggiate. La libertà di espressione ne soffre. L'innovazione si ferma. Blocchi indiscriminati, adottati senza il rispetto delle garanzie del giusto procedimento, non rappresentano un modo efficace di combattere la pirateria online: sono solo danno collaterale".

"Questo approccio è inoltre in contrasto con i requisiti del Digital Services Act dell'UE, frutto di un'attenta negoziazione e posti a tutela dei diritti. Il tentativo di includere nel perimetro del Piracy Shield strumenti fondamentali per la libertà di espressione in tutto il mondo - come le VPN e i resolver DNS pubblici - ne aggrava ulteriormente i problemi".

"Cloudflare continuerà a contrastare questo eccesso regolatorio. Restiamo fermamente impegnati nella difesa di un Internet aperto, affidabile e sicuro, e continueremo a portare questi temi cruciali all'attenzione dei decisori politici europei".

3 Commenti
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Saturn20 Luglio 2026, 10:03 #1
Spero dal profondo che non gli versino neanche mezzo centesimo, per quanto per i loro fatturati, stiamo parlando poco più di spicci.

"Staccassero tutto" e lasciassero Italia ed Europa a vedersela da soli.

Tanto ci pensa "l'esaltato" alla Casa Bianca a rimettere in riga le colonie ribelli, facciamo le voce grossa quanto ci pare con queste str@nz@te, che dopo per il resto, stiamo sempre più con le pezze ai pantaloni...

...si lo so, qualunquismo come non ci fosse un domani...ma non troppo distante dalla realtà, poi quando si parla dell'ennesimo baraccone di stato, come in questo caso messo su per fare il cane da guardia a multinazionali e lobby del calcio, ti cascano le palle per terra, rovinosamente.
ninja75020 Luglio 2026, 11:01 #2
L'azienda aveva inoltre criticato il funzionamento della piattaforma, evidenziando casi di blocchi erronei di siti legittimi, sostenendo che AGCOM si fosse basata su segnalazioni provenienti dalla Lega Serie A senza svolgere un'autonoma attività istruttoria sufficientemente approfondita.

Anche questi rilievi sono stati respinti. Il TAR ha evidenziato che Cloudflare era stata invitata a partecipare al tavolo tecnico dedicato alla definizione dei requisiti operativi di Piracy Shield, circostanza che, secondo i giudici, le avrebbe consentito di seguire l'evoluzione del progetto e contribuire al processo regolamentare. Inoltre, la sentenza osserva che i meccanismi di funzionamento della piattaforma erano già chiaramente delineati dalla delibera del luglio 2023, rendendo tardive alcune delle contestazioni avanzate dalla società.


insomma non ci importa se non funziona o se blocchiamo troppo, fallo e basta perchè te lo dico io
berson20 Luglio 2026, 12:03 #3
Per una volta un'azieda privata difende la libertà contro uno Stato precipitoso che cerca di limitarla.

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