Papa Leone XIV si è espresso a favore del 'disarmo' dell'AI citando Gandalf
Nella sua prima enciclica, Papa Leone XIV chiede il "disarmo" dell'intelligenza artificiale per evitare dominio, disuguaglianze e controllo monopolistico dei dati. Il documento critica armi autonome e colonialismo digitale, ma riconosce il valore dell'IA se usata per il bene comune
di Francesco Messina pubblicata il 26 Maggio 2026, alle 10:03 nel canale WebNel suo primo documento ufficiale, l'enciclica Magnifica Humanitas ("Magnifica Umanità"), Papa Leone XIV affronta uno dei temi più delicati del nostro tempo: l'impatto dell'intelligenza artificiale sulla società. Presentata in Vaticano accanto al cofondatore di Anthropic, Chris Olah, l'enciclica chiede che l'IA venga "disarmata" e messa al servizio del bene comune.
Il Pontefice spiega di aver scelto volutamente un termine forte come "disarmo" perché il momento storico richiede parole capaci di "risvegliare le coscienze". Secondo Leone XIV, l'intelligenza artificiale non deve trasformarsi in uno strumento di dominio, esclusione o guerra, ma deve essere orientata al benessere umano e alla cooperazione.
Nel testo, lungo circa 40.000 parole, il Papa critica apertamente l'uso di armi autonome basate sull'IA, il controllo monopolistico dei dati e le nuove forme di potere economico legate ad algoritmi, brevetti e infrastrutture digitali. Viene denunciato anche il rischio di un nuovo colonialismo tecnologico, dove le informazioni sanitarie e genetiche dei popoli più fragili vengono raccolte e sfruttate dalle grandi potenze tecnologiche.
Ulteriori dettagli sulle dichiarazioni del Papa sull'AI
Secondo Leone XIV, chi controlla questi dati possiede un enorme potere sul futuro: può influenzare mercati, investimenti e persino decidere chi avrà accesso a cure e protezione. Per questo il Papa sostiene che la conoscenza condivisa debba diventare un bene comune e non uno strumento di controllo. L'enciclica, però, non è una condanna totale della tecnologia. Il Vaticano stesso ha recentemente introdotto sistemi di traduzione automatica per i fedeli in oltre 60 lingue.
Tuttavia, il Papa ricorda che l'IA può soltanto imitare alcune funzioni dell'intelligenza umana: non prova emozioni, non vive esperienze e non possiede coscienza morale. Per Leone XIV, il pericolo più grande è ridurre l'essere umano alla sola dimensione tecnica, dimenticando valori fondamentali come amore, relazioni, responsabilità e compassione.
Senza queste qualità, la tecnologia rischia di isolare le persone e renderle più vulnerabili. Nel documento compare anche una citazione di J. R. R. Tolkien, attraverso una frase pronunciata da Gandalf, simbolo dell'importanza delle piccole azioni quotidiane contro il male. Infine, il Papa invita governi, aziende e cittadini a diventare "artigiani della speranza", costruendo una società in cui l'IA supporti l'umanità invece di sostituirla.









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4 Commenti
Gli autori dei commenti, e non la redazione, sono responsabili dei contenuti da loro inseriti - infoÈ proprio questo il problema: il 90% dei terminally online si ritrova esattamente nelle stesse condizioni.
Pensa che sulle cavolate scritte da qualcuno c'è chi vi ha fondato addirittura una religione.
Forse il signor Prevost teme la concorrenza.
La gente, mediamente, avrà letto il titolo.
In realtà l'enciclica parla in modo positivo dell'IA, la giudica "un aiuto prezioso che richiede attenzione", perché il papa di mestiere, fa il papa, per cui non può non legare il discorso a principi cristiani come l'universalità dei beni, gli abusi contro i più deboli, la disumanizzazione, la perdita di responsabilità, la mancanza di compassione e misericordia nei sistemi automatizzati. Non dice "basta con l'IA", dice tenete sempre l'umanità dentro questo loop.
Gli articoli in rete, anche quello che stiamo commentando, scrivono:
Papa Leone XIV chiede il "disarmo" dell'intelligenza artificiale per evitare dominio, disuguaglianze e controllo monopolistico dei dati.
l'originale:
[I]Disarmare l’IA significa sottrarla alla logica della competizione armata, che oggi non è più solo militare ma economica e cognitiva. È la corsa all’algoritmo più performante e alla banca dati più vasta, al fine di consolidare un vantaggio geopolitico o commerciale su tutti gli altri. Disarmare vuol dire rompere questa equivalenza tra potenza tecnica e diritto di governare. Disarmare non significa rinunciare alla tecnologia, ma impedirle di dominare l’umano. Significa sottrarla ai monopoli, renderla discutibile, contestabile, e quindi abitabile, restituendola alla pluralità delle culture umane e delle forme di vita. Il compito, oggi, non è solo etico o tecnico: è ecologico nel senso più radicale, perché chiama in causa una nuova dimensione della nostra Casa comune. L’IA è già ambiente in cui siamo immersi e potere con cui dobbiamo fare i conti. Per questo, non basta regolarla: va disarmata e resa ospitale[/I]
stanno dicendo la stessa cosa, ma l'interpretazione che promuovono con queste "sintesi" è parecchio diversa.
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