OpenAI perde il ricorso davanti al Tribunale dell'UE: il marchio 'OPENAI' resta non registrabile
Il Tribunale dell'Unione Europea ha confermato il rifiuto parziale della registrazione del marchio "OPENAI", ritenendolo descrittivo per alcuni servizi software e cloud. Respinte le argomentazioni dell'azienda, che potrà comunque ricorrere alla Corte di Giustizia dell'UE per contestare la decisione definitiva
di Francesco Messina pubblicata il 16 Luglio 2026, alle 09:41 nel canale WebOpenAI
OpenAI ha subito una battuta d'arresto nella disputa legale relativa alla registrazione del proprio marchio nell'Unione Europea. Il Tribunale dell'UE, con sede in Lussemburgo, ha infatti respinto il ricorso presentato dall'azienda statunitense, confermando la precedente decisione dell'Ufficio dell'Unione Europea per la Proprietà Intellettuale (EUIPO).
La controversia riguarda la richiesta di registrazione del marchio "OPENAI" per una serie di prodotti e servizi legati al software e all'informatica. Secondo i giudici europei, in riferimento ad alcune categorie specifiche, il nome possiede un carattere descrittivo e non soddisfa quindi il requisito della distintività richiesto dalla normativa europea sui marchi. In particolare, il Tribunale ha condiviso l'interpretazione dell'EUIPO, secondo cui il termine "open" viene comunemente percepito come sinonimo di accessibile o liberamente disponibile.
Associato all'acronimo "AI", che identifica l'intelligenza artificiale, il nome sarebbe quindi interpretato dal pubblico come un riferimento a prodotti e servizi basati su un'intelligenza artificiale aperta o facilmente accessibile. L'EUIPO aveva pertanto respinto parzialmente la domanda di registrazione presentata da OpenAI, limitatamente ad alcune categorie, tra cui software e servizi di cloud computing.
Il ricorso di OpenAI e le precisazioni dell'UE
Nel ricorso, la società aveva sostenuto che il termine "open" può assumere diversi significati e che "OPENAI" rappresenta un'espressione originale, priva di un significato preciso e univoco. Inoltre, OpenAI aveva richiamato l'esistenza di registrazioni analoghe già approvate dall'EUIPO e il fatto che il marchio risulti registrato in oltre trenta Paesi, inclusi Regno Unito e Singapore.
Il Tribunale non ha però accolto queste argomentazioni. Nella sentenza viene evidenziato che l'unione delle due parole non costituisce una combinazione linguistica insolita nella lingua inglese e che, proprio per questo motivo, mantiene un significato immediatamente comprensibile per il pubblico di riferimento.
I giudici hanno inoltre precisato che le registrazioni ottenute in altri ordinamenti non producono effetti vincolanti nell'ambito della legislazione europea sui marchi, poiché ogni sistema giuridico segue criteri autonomi di valutazione. La decisione rappresenta quindi una conferma del rifiuto parziale disposto dall'EUIPO.










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