Ogni richiesta a ChatGPT consuma quanto 5 secondi di streaming su Netflix: il calcolo lascia qualche dubbio

Ogni richiesta a ChatGPT consuma quanto 5 secondi di streaming su Netflix: il calcolo lascia qualche dubbio

Secondo le dichiarazioni compiute in passato dai dirigenti di OpenAI e Netflix, ogni prompt inviato a ChatGPT consuma quanto circa 5 secondi di streaming su Netflix. Il confronto offre una prospettiva sull'impatto energetico dell'IA, ma lascia qualche dubbio

di pubblicata il , alle 11:31 nel canale Web
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Nel giugno 2025 Sam Altman ha fornito dati precisi sul consumo energetico di ChatGPT, affermando che una richiesta media al chatbot utilizza circa 0,34 wattora di elettricità. Si tratta di un numero che, preso singolarmente, può sembrare modesto ma che assume proporzioni considerevoli quando moltiplicato per le miliardi di query elaborate settimanalmente dalla piattaforma. Per rendere il dato più comprensibile, nel tempo diversi osservatori hanno cercato confronti con attività quotidiane familiari agli utenti.

Consumo energetico ChatGPT

Il paragone più efficace è arrivato in questi giorni da Simon Willison, che ha confrontato il consumo della cosiddetta AI Gen rispetto allo streaming video. George Kamiya dell'Agenzia Internazionale per l'Energia aveva stimato nel marzo 2020 che guardare contenuti su Netflix consumasse tipicamente tra 0,12 e 0,24 kilowattora per ora di visione, corrispondenti a 240 wattora nell'ipotesi più alta. Facendo i calcoli, emerge che ogni singola richiesta a ChatGPT equivale a circa 5,1 secondi di streaming Netflix, oppure 10,2 secondi se si considera la stima inferiore del consumo della piattaforma di intrattenimento.

L'impronta energetica di un prompt rispetto allo streaming video

L'analisi pubblicata sul blog di Simon Willison evidenzia come tale confronto aiuti a contestualizzare meglio un dato altrimenti astratto per l'utente medio. Tuttavia, limitarsi al consumo per singola query offre solo una visione parziale del problema, visto che in teoria l'impatto ambientale dell'intelligenza artificiale dovrebbe comprendere anche i costi energetici legati all'addestramento dei modelli, alla costruzione e manutenzione dei data center, oltre alla competizione sempre più intensa tra i fornitori di servizi. Secondo le previsioni dell'International Energy Agency, il fabbisogno elettrico dei data center è destinato a più che raddoppiare entro il 2030, raggiungendo circa 945 terawattora, con l'AI che sarà il principale driver della crescita. Gli Stati Uniti guideranno tale espansione, seguiti dalla Cina.

Lo stesso Willison ha posto l'accento su questo aspetto nel suo post, e le grandi aziende tecnologiche stanno investendo grandi cifre per cercare soluzioni per contenere l'impatto. I big four - Amazon, Microsoft, Meta e Google - hanno messo sul piatto complessivamente 200 miliardi di dollari nel 2024 per realizzare infrastrutture più efficienti, introducendo sistemi di raffreddamento avanzati e chip a minor consumo, con il miglioramento dell'indicatore Power Usage Effectiveness dei data center, previsto da 1,41 a 1,29 entro il 2030, che potrebbe ridurre il consumo globale di circa 90 terawattora, ovvero circa il 30% di risparmio sui sistemi di raffreddamento.

Sebbene il confronto tra ChatGPT e Netflix offra una metrica accessibile per comprendere il consumo immediato, è da sottolineare che la questione energetica dell'intelligenza artificiale rimane un argomento decisamente complesso che richiede un approccio sistemico capace di considerare, per valutarne il reale impatto ambientale, l'intera catena produttiva e infrastrutturale del settore.

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