Midjourney chiede ai giudici di costringere Disney, Universal e Warner a mostrare come usano l'AI al loro interno

Midjourney chiede ai giudici di costringere Disney, Universal e Warner a mostrare come usano l'AI al loro interno

Midjourney ha impugnato l'ordinanza che limitava la discovery e chiede ai giudici piani aziendali, dataset e pesi dei modelli AI di Disney, Universal e Warner Bros., a sostegno della difesa 'fair use' e 'unclean hands'

di pubblicata il , alle 09:31 nel canale Web
Midjourney
 

Midjourney ha chiesto a un giudice federale di annullare un'ordinanza che limitava la raccolta delle prove sulle pratiche di intelligenza artificiale di Disney, Universal e Warner Bros. Discovery, sostenendo che i documenti finora esclusi potrebbero dimostrare che gli stessi studios addestrano i propri modelli su contenuti protetti da copyright, secondo quanto riporta Variety.

Disney e Universal hanno citato in giudizio Midjourney l'anno scorso per violazione del copyright, contestando la capacità del generatore di immagini di produrre ritratti fedeli di personaggi come Bart Simpson, Darth Vader, Superman e Batman. Warner Bros. Discovery ha intentato una causa separata alcuni mesi dopo. Midjourney si difende sostenendo che l'addestramento di modelli AI su immagini protette da copyright costituisce fair use e che gli stessi studios adotterebbero le medesime pratiche.

La battaglia sulla raccolta delle prove

Il 15 giugno 2026 il giudice magistrato Joel Richlin aveva stabilito che gli studios dovessero fornire come materiale da ammettere alle prove solo le informazioni relative alle proprie applicazioni AI consumer-facing, escludendo i dati sull'uso interno della tecnologia. Midjourney ha ora presentato un'istanza al giudice federale John Kronstadt per far annullare quell'ordinanza e ottenere una più ampia raccolta di materiale probatorio.

L'azienda chiede agli studios di produrre piani aziendali sull'AI, report di ricerca, dataset di addestramento, pesi dei modelli e presentazioni usate per le riunioni del consiglio di amministrazione. Chiede inoltre che gli studios rivelino tutti i prompt utilizzati sulla piattaforma Midjourney e i relativi output generati, non solo quelli che avrebbero prodotto le immagini contestate in causa.

L'avvocato di Midjourney, Bobby Ghajar, ha sostenuto che le prove richieste sono centrali per le difese fair use e unclean hands dell'azienda: "Se gli attori stanno facendo proprio la cosa che cercano di punire, quella prova va al cuore delle difese di Midjourney basate su fair use e unclean hands". La tesi è che, se gli studios sviluppano internamente modelli AI generativi per usi come storyboard o ideazione di contenuti, ciò dimostrerebbe che addestrare l'AI su materiale protetto senza licenza è prassi diffusa nel settore, non una condotta esclusiva di Midjourney.

La replica degli studios

Il legale degli studios, David Singer, ha definito la richiesta di Midjourney una ricerca di prove pensata per distogliere l'attenzione dalle violazioni contestate all'azienda. Singer ha precisato la posizione degli studios: "Gli attori non intendono fermare la tecnologia AI né tantomeno chiudere l'attività di Midjourney. Gli attori chiedono semplicemente che Midjourney smetta di copiare i loro film e le loro serie TV, e smetta di distribuire, mostrare pubblicamente ed eseguire pubblicamente opere derivate che includono copie dei personaggi famosi degli attori senza autorizzazione".

La decisione del giudice federale su questa istanza potrebbe fare da precedente su quale tipo di informazioni sia ammissibile in dispute analoghe future tra generatori AI e detentori di copyright, un nodo che resta aperto in attesa del pronunciamento di Kronstadt.

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