Lombardia, i cittadini si ribellano ai data center: il mega data center da 3 miliardi spaventa i cittadini

Lombardia, i cittadini si ribellano ai data center: il mega data center da 3 miliardi spaventa i cittadini

Circa duecento cittadini hanno manifestato a Lacchiarella, nel sud milanese, contro il progetto di data center di Apto: si teme l'aumento delle temperature locali e violazioni della normativa Seveso sul rischio industriale.

di pubblicata il , alle 10:21 nel canale Web
 

Circa duecento persone si sono radunate sabato mattina davanti al municipio di Lacchiarella, comune di 9.000 abitanti nella Bassa milanese, per protestare contro il progetto del più grande data center d'Italia. A promuovere il presidio è stato il Comitato ciarlasco per la tutela del territorio, che da mesi contesta l'iter autorizzativo dell'impianto firmato da Apto, multinazionale che punta a realizzare qui un polo di calcolo esteso quanto 30-32 campi da calcio.

I numeri del progetto giustificano l'allarme. La struttura assorbirà una potenza di 300 MW, equivalente al fabbisogno elettrico di oltre 100mila famiglie e paragonabile, secondo alcune stime, ai consumi dell'intera città di Bologna. I pannelli solari previsti sul tetto copriranno meno dell'1% del fabbisogno energetico: per il resto servirà una nuova centrale elettrica dedicata.

Secondo uno studio del fisico Sergio Manera, dell'Università di Pavia, la temperatura nell'area potrebbe salire fino a 5°C nelle immediate vicinanze del sito e di 1-2°C fino a qualche chilometro di distanza. Il comitato ha già depositato decine di osservazioni tecniche per contestare le valutazioni del ministero dell'Ambiente, che ha comunque già concesso il via libera alla costruzione.

Il rischio climatico e i dubbi sull'applicazione della normativa Seveso

In caso di blackout, inoltre, l'impianto farebbe scattare 160 generatori di emergenza, capaci da soli di immettere gas serra pari al 10% delle emissioni dell'intera Milano. Per funzionare, quei generatori richiedono serbatoi di gasolio fino a 4,2 milioni di litri nel progetto originario, una quantità che supera i limiti della direttiva Seveso sul rischio industriale. L'azienda ha già ridimensionato i serbatoi per rientrare nei parametri, ma restano fuori dal computo altre sostanze pericolose come biocidi, gas refrigeranti ed elettroliti delle batterie. A complicare il quadro, nei pressi dell'area è stato individuato anche un oleodotto con fasce di rispetto che vietano nuove costruzioni. Anche l'Istituto Superiore di Sanità ha chiesto l'applicazione della normativa, segnalando i rischi per la qualità dell'aria della Pianura Padana e per la falda che alimenta il Parco agricolo sud Milano.

Dietro l'investimento da 3 miliardi di euro c'è il fondo Pimco, controllato dal gruppo assicurativo Allianz, lo stesso che di recente ha annunciato il taglio di 1.800 posti di lavoro in diversi Paesi, Italia compresa, da sostituire con sistemi di intelligenza artificiale. Il sito di Lacchiarella non è un caso isolato: nella stessa area sono già attivi o in progetto data center a Siziano, Binasco, Vellezzo Bellini, Magenta, Rozzano e Certosa, mentre a Zibido San Giacomo, appena 500 metri più in là, ne sorgerà uno di dimensioni analoghe. La concentrazione, secondo il comitato, dipende dalla vicinanza dei cavi sottomarini in fibra ottica BlueMed e 2Africa, che collegano questa sponda del Mediterraneo al resto del mondo.

Nel "triangolo" tra Lacchiarella, Binasco e Badile sono già previsti circa 700mila metri quadrati di nuove infrastrutture, tra elettrodotti e cabine elettriche. Per Tommaso Gorini, consigliere dei Verdi a Milano, serve "una vera regia pubblica" degli interventi: prima di costruire nuove linee per servire i data center, sostiene, Terna dovrebbe rinnovare la rete che serve case e servizi pubblici, oggi vittima di blackout ricorrenti nei picchi di calore. La nuova legge regionale lombarda si limita a introdurre tetti ai consumi idrici e maggiorazioni sugli oneri concessori, mentre in Parlamento è in discussione un disegno di legge che classificherebbe i data center come infrastrutture strategiche nazionali, sottraendoli alla giurisdizione dei Comuni.

10 Commenti
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demon7713 Luglio 2026, 10:35 #1
Va beh, adesso, la normativa Seveso riguarda le aziende a rischio di incidente rilevante.. il data center di certo non rientra tra queste.
Certo, se il datacenter è particolarmente grande le conseguenze per un incendio di vaste proporzioni potrebbero essere rilevanti anche il funzione della seveso.
Ma anche qui credo che le contromisure per un evento simile siano ben superiori a quanto la normativa possa mai ambire se teniamo presente i costi in ballo.

Sicuramente si parla di una struttura molto energivora che oltretutto rilascia molto calore.

Non so.. secondo me una acciaieria o una raffineria sono parecchio peggio a dover scegliere.
Mparlav13 Luglio 2026, 11:29 #2
3500 tonnellate di gasolio stoccate per i generatori non sono pochi, ma ipotizzo che nella VIA presentata, abbiamo verificato l'assoggettabilita o meno alla Direttiva Seveso, per quanto riguarda il datacenter di Lacchiarella.
E che miscela adotteranno per il raffreddamento dei server, ed in che quantità.
omerook13 Luglio 2026, 11:32 #3
Vabbè se non gli promettono che faranno anche una bella centrale nucleare in prossimità hanno ragione a lamentarsi
TheDarkAngel13 Luglio 2026, 11:32 #4
Buoni come sempre solo a lamentarsi
Notturnia13 Luglio 2026, 11:34 #5
sbalorditivo il fatto che sia stato finalmente calcolato il costo termico della struttura.. 1-2 gradi di aumento medio delle temperature attorno alla struttura per almeno 1 km di distanza

ecco quando incidono questi giocattolini sul clima..

2 gradi in più e fino a 5 in prossimità vorrebbe dire, tanto per fare un paragone, che non potrebbe attaccare la neve in inverno li vicino perchè con 5 gradi una nevicata non la puoi avere e quindi un clima che cambia.. se poi è vero che riesce ad influire per ben "qualche kilometro" pensiamo a cosa costano alla natura questi gioiellini anche quando sono "green"

quanti ne vogliamo fare ? 100 ? 1.000 ?

scalda come una città come Bologna visto che consuma come una città (lato elettrico) difficile contrastare l'aumento di temperatura continuando a costruire stufette come questa
supertigrotto13 Luglio 2026, 12:03 #6
In Italia e nel mondo ci si sta rendendo conto che sta benedetta IA ha un impatto ambientale non indifferente?
Ma i superstalloni della IA vogliono datacenter IA a ogni pisciata di cane,noi dovremmo stare buoni e lasciar fare,loro comandano,noi no.
C'è del sarcasmo nelle mie parole.
D'altra parte parliamo di una tecnologia che cambierà la vita di tutti,una tecnologia che farà tutto, saprà tutto e supererà qualsiasi immaginazione,così ci hanno promesso.
Bisogna convertire la popolazione a questa nuova religione,anche con la forza.
Sarcasmo all' ennesima potenza
alimatteo8613 Luglio 2026, 12:12 #7
ma con tutto il calore prodotto, non è previsto un impianto di teleriscaldamento?
LMCH13 Luglio 2026, 13:16 #8
Notare che se la centrale da 300MW non diventerà operativa prima dei datacenter, é molto probabile che non appena possibile useranno i generatori per coprire i picchi di carico (con inquinamento e rumore extra rispetto rispetto a quello previsto).
Non vorrei proprio vivere nelle vicinanze.
Ripper8913 Luglio 2026, 13:36 #9
NO a tutto ! Ecco il pensiero dell'italiano medio !
quartz13 Luglio 2026, 13:46 #10
Originariamente inviato da: Ripper89
NO a tutto ! Ecco il pensiero dell'italiano medio !


Se vuoi buttarla in caciara, sì, italiano medio brutto e cattivo, ignorante e zotico.

Se invece vuoi sforzarti un attimo a comprendere la complessità della cosa (al di là del caso specifico), forse puoi renderti conto che ci sono questioni di fondo che, soprattutto quando considerate su larga scala, non sono affatto secondarie e non possono essere ignorare.

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