La ricetta del Parlamento contro le IA estere: EPGenAI Hub, basata su IA estere

La ricetta del Parlamento contro le IA estere: EPGenAI Hub, basata su IA estere

Il Parlamento europeo ha avviato i test di EPGenAI Hub, la piattaforma che darà a eurodeputati e assistenti accesso controllato a Claude, ChatGPT, Llama e Mistral per arginare l'uso incontrollato dell'AI nelle attività legislative

di pubblicata il , alle 12:21 nel canale Web
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Il Parlamento europeo ha avviato i test interni di EPGenAI Hub, una piattaforma di intelligenza artificiale pensata per dare a eurodeputati e assistenti un accesso controllato a modelli come Claude, ChatGPT, Llama e Mistral. L'obiettivo dichiarato è arginare l'uso ormai diffuso di strumenti AI pubblici nel lavoro legislativo, dopo che diversi presidenti di commissione hanno sollevato preoccupazioni sulla qualità di emendamenti e atti scritti con l'aiuto di chatbot esterni.

La versione beta della piattaforma separa due categorie di modelli. Da un lato quelli ospitati direttamente sull'infrastruttura del Parlamento, tra cui Llama di Meta, GPT-OSS di OpenAI e Mistral Small della francese Mistral AI. Dall'altro i servizi più potenti ma gestiti da server esterni, come ChatGPT di OpenAI e Claude Sonnet di Anthropic.

Il rollout definitivo potrebbe arrivare già a settembre, secondo due fonti che hanno familiarità con i piani e che hanno parlato in forma anonima. Il progetto è stato illustrato a eurodeputati e staff in una serie di workshop, incluso uno svoltosi martedì 14 luglio, presentato come l'occasione per scoprire applicazioni pratiche capaci di far "lavorare in modo più smart e veloce".

Il timore dell'AI slop, da parte dell'UE, nei testi legislativi

A spingere l'istituzione verso una soluzione interna è la crescente preoccupazione per la diffusione di contenuti generati dall'intelligenza artificiale nei documenti ufficiali. In una riunione dei primi di luglio, diversi presidenti di commissione hanno segnalato un aumento di eurodeputati e assistenti che si affidano all'AI per redigere emendamenti e altri testi legislativi, secondo tre persone a conoscenza della discussione.

Brando Benifei, l'eurodeputato S&D che ha guidato i lavori parlamentari sull'AI Act, non usa mezzi termini: "il Parlamento non è stato immune dall'AI slop e da contenuti generati dall'intelligenza artificiale fuorvianti", ha dichiarato, aggiungendo che gli eurodeputati devono dare l'esempio ora che le regole di trasparenza dell'AI Act diventano applicabili.

Circa 2.100 persone, pari al 20% del personale, usano l'intelligenza artificiale ogni giorno nelle attività del Parlamento. I segnali di un ricorso non dichiarato ai chatbot sono diversi: un'impennata di emendamenti che richiedono traduzione, uno stile di scrittura riconoscibile e, in alcuni casi, riferimenti a leggi inesistenti generati per allucinazione.

I presidenti di commissione hanno chiesto al segretario generale Alessandro Chiocchetti di elaborare linee guida sull'uso dell'AI da parte degli eurodeputati. Chiocchetti ha risposto che la questione potrebbe competere alla commissione Affari costituzionali, chiamata a modificare il regolamento interno per introdurre regole più severe. Al momento nessun obbligo impone ai parlamentari di dichiarare se emendamenti o interrogazioni siano stati prodotti con l'aiuto dell'intelligenza artificiale.

Il personale parlamentare risponde invece a linee guida interne separate, risalenti ad aprile 2024 e già in fase di riscrittura. Le regole attuali impongono di etichettare i testi prodotti con l'IA con la dicitura "AI-assisted" e vietano di inserire informazioni sensibili nei sistemi di intelligenza artificiale generativa pubblici, mettendo in guardia sui rischi di imprecisioni capaci di diffondere informazioni fuorvianti sull'istituzione.

L'apertura verso i colossi tecnologici statunitensi stride con la parallela strategia di sovranità digitale perseguita da Bruxelles. Negli ultimi mesi il Parlamento ha sostituito Google con il motore di ricerca francese Qwant sui computer interni e ha disattivato le funzioni IA integrate nei tablet degli eurodeputati per motivi di cybersicurezza e protezione dei dati. Il servizio stampa dell'istituzione ha comunque precisato che l'offerta di modelli è ancora in fase di revisione, anche alla luce della disponibilità di modelli open source e sovrani europei affidati di recente dalla Commissione a fornitori di cloud sovrano.

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