La Corte UE dà ragione all'Italia: le piattaforme devono pagare gli editori per le notizie
La Corte di Giustizia dell'Unione Europea ha stabilito che il regolamento italiano sull'equo compenso agli editori è compatibile con il diritto comunitario. La decisione rafforza il ruolo di Agcom e conferma l'obbligo per le piattaforme di negoziare con gli editori quando utilizzano contenuti giornalistici, nel rispetto del pluralismo e della proprietà intellettuale
di Francesco Messina pubblicata il 14 Maggio 2026, alle 11:21 nel canale WebMeta
La Corte di Giustizia dell'Unione Europea ha respinto le contestazioni presentate da Meta contro il sistema italiano che disciplina l'equo compenso agli editori di giornali. Secondo i giudici di Lussemburgo, gli Stati membri possono riconoscere agli editori il diritto a ottenere una remunerazione quando le piattaforme digitali utilizzano online le loro pubblicazioni giornalistiche.
Il caso nasce dal ricorso con cui Meta aveva impugnato davanti al Tar del Lazio il regolamento adottato da Agcom, incaricato di definire i criteri per calcolare il compenso dovuto agli editori. La società sosteneva che la normativa italiana fosse incompatibile con la direttiva europea sul diritto d'autore e con la libertà d'impresa tutelata dalla Carta dei diritti fondamentali dell'Unione.
La Corte ha invece chiarito che il compenso è legittimo se rappresenta il corrispettivo per l'autorizzazione concessa dagli editori all'uso online dei propri contenuti. Gli editori restano inoltre liberi di concedere tale utilizzo gratuitamente oppure di negarlo del tutto. Allo stesso tempo, nessun pagamento può essere richiesto alle piattaforme che non impiegano effettivamente le pubblicazioni giornalistiche.
Ulteriori dettagli sulla sentenza Meta - AGCOM
La sentenza conferma anche la validità degli obblighi previsti dalla normativa italiana. Le piattaforme che utilizzano le notizie devono avviare trattative con gli editori, evitare di ridurre la visibilità dei loro contenuti durante i negoziati e fornire le informazioni necessarie per determinare il compenso. Per i giudici europei, tali misure realizzano un equilibrio tra libertà economica, proprietà intellettuale e tutela del pluralismo dei media.
Grande soddisfazione è stata espressa da Agcom. Il presidente Giacomo Lasorella ha definito la pronuncia un passaggio fondamentale per il futuro dell'editoria e per la salvaguardia dei valori costituzionali. Anche i commissari Laura Aria, Antonello Giacomelli e Massimiliano Capitanio hanno sottolineato il valore della decisione nel garantire regole più eque nei rapporti tra piattaforme e operatori dell'informazione.
Analoga soddisfazione è arrivata dalla Federazione Italiana Editori Giornali e dal suo presidente Andrea Riffeser Monti, che hanno ribadito come i contenuti giornalistici possiedano un valore economico e democratico da riconoscere adeguatamente. Anche Federico Mollicone ha parlato di una decisione importante per la tutela del diritto d'autore. Meta, in una prima replica, ha evidenziato che non è previsto alcun pagamento nei casi in cui una piattaforma non utilizzi notizie e ha annunciato che esaminerà integralmente la sentenza prima di proseguire il confronto davanti ai tribunali italiani.









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1 Commenti
Gli autori dei commenti, e non la redazione, sono responsabili dei contenuti da loro inseriti - infoprovate da googlenews ad aprire una notizia:
ci sono un gruppo di siti, tra sud e nord, che sono di una sola tale proprietà che presentano subito il payload,
si può scorgere solo qualche riga che subito spunta il predetto pl...
è la tendenza di quella tale proprietà a guadagnare anche dalle notizie...
sembra che le notizie siano una proprietà loro (da cui guadagnare)
è una faccenda che dà un fastidio enorme, tanto che riconoscendo quei siti
da plugin del browser sono raccoglibili tutti in una lista di blocco
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Si tenga presente quanto letto nel regolamento, nel rispetto del "quieto vivere".