La Corte UE condanna Meta: i giornali hanno diritto a essere pagati dalle piattaforme per i loro contenuti
La Corte di Giustizia dell'Unione Europea ha respinto il ricorso di Meta contro Agcom e ha stabilito che gli editori possono ricevere un compenso dalle piattaforme digitali che usano le loro pubblicazioni. Una decisione che potrebbe cambiare i rapporti di forza tra Big Tech e mondo dell'editoria in tutta Europa
di Rosario Grasso pubblicata il 12 Maggio 2026, alle 16:37 nel canale WebMeta
[AGGIORNAMENTO]: In seguito alla pubblicazione del seguente contenuto, abbiamo ricevuto una nota da parte dell'Ufficio Stampa di Meta, che pubblichiamo integralmente: “Accogliamo con favore la conferma da parte della Corte di Giustizia dell’Unione Europea che l'Articolo 15 costituisce un "diritto esclusivo" e che i provider non sono tenuti a remunerare gli editori quando non utilizzano i loro contenuti”. - Un portavoce di Meta.
La Corte di Giustizia dell'Unione Europea ha emesso oggi una sentenza destinata a fare scuola nei rapporti tra piattaforme digitali ed editori di giornali. I giudici europei hanno respinto il ricorso presentato da Meta contro Agcom e stabilito che gli Stati membri possono legittimamente riconoscere agli editori il diritto a un'equa remunerazione per l'uso online dei loro contenuti giornalistici da parte delle piattaforme tech.
La decisione arriva dopo anni di scontri legali tra le grandi piattaforme digitali e il mondo dell'editoria europea, e rafforza in modo sostanziale la posizione degli editori nei confronti di colossi come Meta e Google, che ogni giorno aggregano e mostrano contenuti giornalistici senza alcun obbligo definito di remunerazione.
Il ricorso di Meta contro Agcom
Tutto nasce da una decisione dell'Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni (Agcom), che aveva stabilito i criteri per definire il diritto all'equa remunerazione a favore degli editori e un regime per garantirla concretamente. Meta aveva impugnato quella decisione davanti al TAR, sostenendo che la normativa italiana fosse incompatibile con la direttiva sul diritto d'autore nel mercato unico digitale e con la libertà d'impresa garantita dalla Carta dei diritti fondamentali dell'Unione Europea. Come riportato da FNSI, la Corte di Giustizia UE ha però dato torto alla società di Mark Zuckerberg su tutta la linea.
Cosa ha stabilito la Corte
I giudici europei hanno chiarito che il diritto alla remunerazione è compatibile con le norme comunitarie, a condizione che il compenso costituisca il corrispettivo per l'autorizzazione all'uso online delle pubblicazioni. Un dettaglio fondamentale: gli editori devono restare liberi di concedere l'utilizzo anche a titolo gratuito o, al contrario, di negarlo del tutto. Non si tratta quindi di un obbligo automatico, ma di un diritto che gli editori possono esercitare con piena autonomia.
La Corte ha ritenuto giustificati anche due obblighi che Agcom aveva inserito nella propria delibera: quello di avviare trattative in buona fede tra piattaforme ed editori, e quello di fornire i dati necessari al calcolo del compenso. Quest'ultimo punto è particolarmente rilevante, perché le piattaforme come Meta e Google dispongono di dati dettagliatissimi sul traffico generato dai contenuti editoriali, informazioni che finora non erano tenute a condividere con gli editori stessi. La sentenza cambia questa asimmetria informativa in modo strutturale.
I giudici europei hanno, dunque, inquadrato la decisione all'interno di un ragionamento più ampio: questi obblighi, pur incidendo sulla libertà d'impresa delle piattaforme, consentono di instaurare un giusto equilibrio tra questa libertà, il diritto di proprietà intellettuale e il diritto alla libertà e al pluralismo dei media. Un riconoscimento esplicito che il giornalismo di qualità ha un valore economico che le piattaforme non possono ignorare.
Cosa cambia per gli editori italiani ed europei
La palla passa ora agli Stati membri, che potranno aggiornare le proprie normative per rendere operativa la sentenza. Per l'Italia, la decisione rafforza l'impianto già costruito da Agcom con il proprio regolamento sull'equo compenso. Per gli altri Paesi europei, apre la strada all'adozione di norme simili nei confronti di tutte le piattaforme digitali che aggregano contenuti giornalistici, da Meta a Google, passando per gli aggregatori di notizie di minori dimensioni.









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