L'IA cambia Internet: i bot superano il traffico umano

L'IA cambia Internet: i bot superano il traffico umano

I bot hanno superato gli utenti umani nel traffico web secondo le nuove rilevazioni diffuse da Cloudflare. I report di Fastly e Thales confermano il peso crescente dell'automazione e l'impatto dell'IA su sicurezza, costi e accesso ai contenuti

di pubblicata il , alle 14:18 nel canale Web
Cloudflare
 

I bot hanno superato gli esseri umani nel traffico web, e il cambio di passo arriva mentre l'intelligenza artificiale aumenta il numero delle richieste automatizzate. I dati raccolti da più osservatori indicano che una quota ormai maggioritaria delle attività online passa da software e agenti, non da utenti in carne e ossa.

La lettura più netta arriva da Cloudflare, che parla di un sorpasso già avvenuto e attribuisce agli automatismi una fetta di traffico intorno al 57,2%, contro il 42,8% umano. Fastly, con il suo Threat Insight Report, si ferma a un quadro quasi in equilibrio ma ancora capovolto sul piano simbolico: 49% di traffico bot e 51% umano, con il 99% dei bot classificato come indesiderato o non verificabile.

Bot vs Human

Il punto non è solo quantitativo. Fastly segnala che il 47% delle richieste ai contenuti in cache proviene da bot e che il 60% del traffico di origine arriva da processi automatizzati, un dettaglio che sposta il tema sullo scraping e il controllo dell'accesso ai contenuti. Thales, nel Bad Bot Report 2026, alza il tiro sul fronte sicurezza: il 53% del traffico internet è composto da bot e gli attacchi AI-enabled sono cresciuti di 12,5 volte su base annua.

Il quadro che emerge è quello di una rete sempre più letta, estratta e interrogata da sistemi automatici, con gli agenti AI che pesano in modo crescente sulla struttura stessa del web. Per chi gestisce piattaforme, servizi digitali e pubblicazione di contenuti, il problema non è più solo bloccare il traffico malevolo, ma capire quale automazione lasciare passare e a quali condizioni.

Per i siti si tratta di rintracciare vari tipi di segnali, come richieste ripetute a intervalli regolari, velocità di navigazione innaturale, assenza di movimenti tipici di un utente e sequenze di accesso che seguono schemi prevedibili. Ma qual è lo scopo di questi bot? Nel caso dei crawler dei motori di ricerca, il compito è raccogliere contenuti e segnali utili all'indicizzazione; nel caso dei bot automatici legati all'IA, l'obiettivo può essere estrarre testi, aggiornamenti, immagini o altre risorse da usare per addestramento, ricerca o generazione di risposte.

Altri bot servono a simulare traffico e interazioni: aprono pagine, generano visualizzazioni, cliccano elementi, compilano moduli o testano la disponibilità di servizi e API. I bot di scraping puntano soprattutto ai dati, mentre quelli usati per monitoraggio o testing verificano tempi di risposta, contenuti caricati e funzionamento delle pagine, spesso su larga scala e con frequenze molto alte.

Il lato più problematico riguarda i bad bot, che sfruttano la navigazione automatica per fare spam, provare credenziali rubate, aggirare limiti di accesso o sovraccaricare i siti con richieste continue. In pratica non visitano il web come farebbe una persona, ma lo leggono, lo copiano o lo martellano con una velocità che altera costi, metriche e sicurezza delle piattaforme.

Detto questo, l'incremento del traffico che si registra negli ultimi anni è dovuto principalmente al secondo di questi bot, ovvero quelli che vanno alla ricerca di informazioni per alimentare il training dei servizi di intelligenza artificiale.

1 Commenti
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Opteranium08 Giugno 2026, 15:09 #1
com'era la canzone? "It's the end of the world as we know it.."

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