L'IA cambia Internet: i bot superano il traffico umano
I bot hanno superato gli utenti umani nel traffico web secondo le nuove rilevazioni diffuse da Cloudflare. I report di Fastly e Thales confermano il peso crescente dell'automazione e l'impatto dell'IA su sicurezza, costi e accesso ai contenuti
di Rosario Grasso pubblicata il 08 Giugno 2026, alle 14:18 nel canale WebCloudflare
I bot hanno superato gli esseri umani nel traffico web, e il cambio di passo arriva mentre l'intelligenza artificiale aumenta il numero delle richieste automatizzate. I dati raccolti da più osservatori indicano che una quota ormai maggioritaria delle attività online passa da software e agenti, non da utenti in carne e ossa.
La lettura più netta arriva da Cloudflare, che parla di un sorpasso già avvenuto e attribuisce agli automatismi una fetta di traffico intorno al 57,2%, contro il 42,8% umano. Fastly, con il suo Threat Insight Report, si ferma a un quadro quasi in equilibrio ma ancora capovolto sul piano simbolico: 49% di traffico bot e 51% umano, con il 99% dei bot classificato come indesiderato o non verificabile.
Il punto non è solo quantitativo. Fastly segnala che il 47% delle richieste ai contenuti in cache proviene da bot e che il 60% del traffico di origine arriva da processi automatizzati, un dettaglio che sposta il tema sullo scraping e il controllo dell'accesso ai contenuti. Thales, nel Bad Bot Report 2026, alza il tiro sul fronte sicurezza: il 53% del traffico internet è composto da bot e gli attacchi AI-enabled sono cresciuti di 12,5 volte su base annua.
Il quadro che emerge è quello di una rete sempre più letta, estratta e interrogata da sistemi automatici, con gli agenti AI che pesano in modo crescente sulla struttura stessa del web. Per chi gestisce piattaforme, servizi digitali e pubblicazione di contenuti, il problema non è più solo bloccare il traffico malevolo, ma capire quale automazione lasciare passare e a quali condizioni.
Per i siti si tratta di rintracciare vari tipi di segnali, come richieste ripetute a intervalli regolari, velocità di navigazione innaturale, assenza di movimenti tipici di un utente e sequenze di accesso che seguono schemi prevedibili. Ma qual è lo scopo di questi bot? Nel caso dei crawler dei motori di ricerca, il compito è raccogliere contenuti e segnali utili all'indicizzazione; nel caso dei bot automatici legati all'IA, l'obiettivo può essere estrarre testi, aggiornamenti, immagini o altre risorse da usare per addestramento, ricerca o generazione di risposte.
Welp, that happened faster than I predicted. Thought it would be end of 2027, then early 2027, but agentic traffic growing so fast that bots have now passed human traffic online for the first time in the Internet's history. https://t.co/2zX5bHdhsa
— Matthew Prince 🌥 (@eastdakota) June 3, 2026
Altri bot servono a simulare traffico e interazioni: aprono pagine, generano visualizzazioni, cliccano elementi, compilano moduli o testano la disponibilità di servizi e API. I bot di scraping puntano soprattutto ai dati, mentre quelli usati per monitoraggio o testing verificano tempi di risposta, contenuti caricati e funzionamento delle pagine, spesso su larga scala e con frequenze molto alte.
Il lato più problematico riguarda i bad bot, che sfruttano la navigazione automatica per fare spam, provare credenziali rubate, aggirare limiti di accesso o sovraccaricare i siti con richieste continue. In pratica non visitano il web come farebbe una persona, ma lo leggono, lo copiano o lo martellano con una velocità che altera costi, metriche e sicurezza delle piattaforme.
Detto questo, l'incremento del traffico che si registra negli ultimi anni è dovuto principalmente al secondo di questi bot, ovvero quelli che vanno alla ricerca di informazioni per alimentare il training dei servizi di intelligenza artificiale.










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