Intel poteva avere un pezzo di OpenAI, ma il CEO di allora bocciò l'accordo
Secondo le indiscrezioni, sette anni fa Intel ebbe l'opportunità di acquisire una quota di OpenAI, ma l'allora CEO Bob Swan ritenne di non procedere con l'accordo perché credeva che l'IA generativa non sarebbe arrivata sul mercato nel breve termine, ripagando l'investimento.
di Manolo De Agostini pubblicata il 08 Agosto 2024, alle 10:41 nel canale WebIntelOpenAI
Una decisione sbagliata sette anni fa potrebbe essere, almeno in parte, la radice della situazione in cui si trova Intel in questo momento. La casa di Santa Clara la scorsa settimana ha varato un piano di ristrutturazione, fatto di oltre 15.000 licenziamenti e un netto contenimento delle spese.
Intel si trova in questa situazione per tanti errori del passato, ma oggi uno degli elementi più evidenti è la competitività marginale nel settore dell'IA generativa, dove NVIDIA la fa da padrona e AMD, seppur in rincorsa, sta comunque incassando miliardi. Non che Intel sia immobile su quel fronte, ma non sta capitalizzando quanto le due rivali.
Ebbene, secondo quattro fonti a conoscenza dei fatti che si sono confidate con Reuters, la casa di Santa Clara avrebbe potuto trovarsi in ben altra situazione oggi, se solo 7 anni fa avesse colto l'opportunità di investire in OpenAI.

Reuters scrive che, tra il 2017 e il 2018, Intel ha avuto la possibilità di acquistare una quota di OpenAI. Allora la società era sostanzialmente una startup senza scopo di lucro, un'entità ben diversa dalla OpenAI che conosciamo oggi.
I dirigenti delle due società discussero "varie opzioni, tra cui l'acquisto da parte di Intel di una quota del 15% per 1 miliardo di dollari in contanti. […] Parlarono anche dell'acquisizione da parte di Intel di un'ulteriore quota del 15% di OpenAI se avesse fornito hardware per la startup a prezzo di costo".
Stando alle fonti, Intel decise di non procedere con l'accordo, "in parte perché l'allora amministratore delegato Bob Swan non pensava che i modelli di IA generativa sarebbero arrivati sul mercato nel prossimo futuro e quindi avrebbero ripagato l'investimento".
Per la serie "con il senno di poi siamo tutti bravi", oggi possiamo dire che Swan non prese la decisione giusta, per Intel avere un piede (un piedone) in OpenAI avrebbe potuto significare ottenere uno sguardo privilegiato su ciò che sarebbe poi divenuta una tendenza di mercato fortissima, per alcuni al limite della bolla.
Un accordo con Intel per OpenAI avrebbe significato ridurre la propria dipendenza dai chip di NVIDIA, nonché crearsi una propria infrastruttura. "L'accordo saltò anche perché l'unità di Intel dedicata ai datacenter non voleva realizzare prodotti a basso costo", hanno aggiunto le fonti.

Dopo il lancio di ChatGPT nel 2022, OpenAI ha raggiunto una valutazione che molti ritengono pari a 80 miliardi di dollari, più o meno la capitalizzazione di mercato di Intel attualmente.
Acquisto della quota a parte e accordo sulla fornitura di hardware, il racconto di Reuters dimentica che Intel non aveva un business degli acceleratori all'epoca. nel 2017 iniziò a costituire la divisione delle GPU sotto il comando di Raja Koduri e solo sul finire del 2019 acquisì Habana Labs, progettista di Gaudi.
Insomma, seppur oggi il mancato accordo può essere annoverato tra gli errori del vecchio management, Intel doveva ancora costruire delle solide fondamenta hardware nel mondo dell'IA, cosa che peraltro sta ancora cercando di fare. NVIDIA, invece, iniziò a imboccare il percorso che poi sarebbe diventato l'attuale IA generativa nel 2007 con le prime soluzioni Tesla.










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