Il finto shopping con AI che ha ingannato gli investitori: mascherava operazioni manuali come automatizzate dall’intelligenza artificiale

Il finto shopping con AI che ha ingannato gli investitori: mascherava operazioni manuali come automatizzate dall’intelligenza artificiale

Albert Saniger, ex CEO della startup Nate, è stato formalmente accusato di frode per aver presentato false dichiarazioni sull’uso dell’intelligenza artificiale nell’app e-commerce della sua azienda. Secondo l’accusa, le operazioni che dovevano essere automatizzate erano in realtà eseguite da operatori umani

di pubblicata il , alle 14:12 nel canale Web
 

Albert Saniger, fondatore ed ex CEO della piattaforma di e-commerce Nate, è finito al centro di un’indagine della Procura federale di New York con l’accusa di aver ingannato gli investitori attraverso dichiarazioni false sull’impiego dell’intelligenza artificiale. Al centro della vicenda c’è l’app Nate, lanciata per semplificare gli acquisti online con un sistema descritto come capace di concludere le transazioni in un solo tocco, grazie all’uso esclusivo di tecnologia proprietaria basata su AI.

Secondo l’accusa, Saniger ha convinto venture capitalist a investire più di 40 milioni di dollari presentando Nate come un’app in grado di gestire in autonomia il processo di acquisto su qualsiasi sito di e-commerce: dalla selezione della taglia all’inserimento dei dati di spedizione. La realtà, però, era ben diversa. Mentre prometteva automazione completa, Nate si affidava a centinaia di operatori umani, molti dei quali basati nelle Filippine, che simulavano manualmente le operazioni dell’AI. L'automazione, di fatto, non esisteva.

Nate

L'app pubblicizzata sul sito nate.tech era concepita come uno strumento per semplificare l'esperienza di shopping online degli utenti. Il sistema permetteva a chi lo usava di salvare prodotti interessanti trovati su qualsiasi sito di e-commerce direttamente all'interno dell'app Nate, utilizzando la funzione di condivisione del proprio dispositivo. In questo modo, gli utenti potevano aggregare in un unico luogo articoli provenienti da diversi negozi online, organizzarli in liste dei desideri e, volendo, condividere tali liste con altre persone.

La caratteristica principale promessa da Nate riguardava il processo di acquisto. Quando un utente decideva di comprare un articolo precedentemente salvato nell'app, era sufficiente premere un pulsante dedicato. A quel punto, l'applicazione era progettata per gestire automaticamente l'intero processo di checkout sul sito originale del venditore. Questo includeva l'aggiunta del prodotto al carrello, la compilazione dei dati di spedizione e pagamento dell'utente (che erano stati salvati in precedenza nel profilo Nate) e la finalizzazione dell'ordine per conto dell'utente stesso.

L'obiettivo dichiarato era far risparmiare tempo e fatica agli acquirenti online, e di eliminare la necessità di registrarsi su numerosi siti e di inserire ripetutamente le proprie informazioni. Uno strumento sulla carta utile per quegli utenti che solitamente operano su svariati siti di e-commerce. Nate si proponeva quindi come un assistente centralizzato per lo shopping online, ma dietro ai buoni propositi si nascondevano intenti fraudolenti, stando alle indagini.

Secondo queste ultime, infatti, Saniger avrebbe nascosto il reale funzionamento del sistema anche ai propri dipendenti e limitato l’accesso al pannello di controllo. Giustificava queste restrizioni con la necessità di proteggere presunti “segreti commerciali”. L’FBI lo accusa anche di aver ordinato, in prossimità della stagione natalizia del 2021, lo sviluppo di bot che potessero alleggerire il carico del lavoro manuale, in contrasto con quanto dichiarato pubblicamente.

Ora Saniger, 35 anni, originario di Barcellona, dovrà rispondere di frode telematica e frode su titoli (reato che consiste nel fornire informazioni false o ingannevoli congiuntamente a strumenti finanziari). Entrambi i capi d’accusa prevedono una pena massima di 20 anni di reclusione. La vicenda è seguita anche dalla Securities and Exchange Commission, che ha avviato un’azione civile parallela.

2 Commenti
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Cfranco14 Aprile 2025, 15:13 #1
Cioè, tutti i dati personali e le carte di pagamento erano a disposizione di operatori pagati da fame ?
Cosa potrebbe mai andare storto ?
zephyr8314 Aprile 2025, 20:07 #2
The Trillion Game

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