Google rafforza Privacy Sandbox ma non toccherà la gestione dei cookie di terze parti
Google conferma che Chrome non apporterà modifiche relativamente al tracciamento attraverso cookie di terze parti. La scelta punta a mantenere l’attuale approccio basato sulle impostazioni dell’utente, mentre proseguono gli sviluppi di Privacy Sandbox e le protezioni avanzate per la navigazione in modalità Incognito
di Rosario Grasso pubblicata il 23 Aprile 2025, alle 12:31 nel canale WebGoogle ha deciso di non introdurre un nuovo meccanismo alternativo alla gestione dei cookie di terze parti in Chrome, come emerge da questo annuncio. Gli utenti continueranno a controllare questa funzionalità tramite le impostazioni di privacy e sicurezza del browser.
La decisione è stata presa tenendo conto di diversi fattori: l’adozione crescente di tecnologie orientate alla tutela della privacy, l’evoluzione del quadro normativo internazionale e l’avanzare di soluzioni basate sull’intelligenza artificiale per garantire esperienze di navigazione più sicure.
Ma, al di là di questo punto, Privacy Sandbox rimane al centro del lavoro di Google per coniugare pubblicità sostenibile e maggiore riservatezza online. Sebbene l’uso delle API dedicate potrà assumere un ruolo diverso nel prossimo futuro, il progetto continuerà a essere sviluppato in collaborazione con operatori del settore e autorità regolatorie.
Parallelamente, Chrome proseguirà con l'espansione delle protezioni già attive in modalità Incognito. Tra queste figura IP Protection, attesa per il terzo trimestre del 2025. Restano prioritarie anche funzionalità come Safe Browsing, Safety Check e la protezione integrata delle credenziali, supportate da tecnologie basate su AI e integrate in Privacy Sandbox.
Google prevede di pubblicare a breve una nuova roadmap per i prossimi investimenti legati a Privacy Sandbox: l’obiettivo è offrire strumenti capaci di tutelare gli utenti, senza compromettere l’equilibrio tra privacy e accesso ai contenuti gratuiti online. Secondo il progetto iniziale, tra le altre cose Privacy Sandbox avrebbe dovuto garantire un tracciamento meno aggressivo escludendo i cookie di terze parti, ormai considerato un metodo obsoleto e poco rispettoso della privacy. Si sarebbe dovuto basare per questi scopi su soluzioni meno invasive, ad esempio sulla cronologia del browser, gestendo il tutto con nuove API proprietarie. Tuttavia, il nuovo metodo integrato in Privacy Sandbox ha attirato molte critiche perché, basandosi su proprie API, Google sarebbe diventato l’arbitro esclusivo del tracciamento e della pubblicità nel suo ecosistema (soprattutto su Chrome, il browser più usato al mondo) e i concorrenti avrebbero perso accesso diretto ai dati utente e sarebbero maggiormente dipesi dalle modalità offerte da Google, rafforzando la posizione dominante di quest'ultimo.










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