Google e Facebook si parlano, ma solo tramite l'intelligenza artificiale

Google e Facebook si parlano, ma solo tramite l'intelligenza artificiale

La linguistica e i cambiamenti che occorrono alle lingue nel corso del tempo sono fenomeni difficili da spiegare, ma gli studi sull'intelligenza artificiale potrebbero aprire le porte rispetto a nuove teorie sullo sviluppo dei linguaggi naturali

di pubblicata il , alle 11:21 nel canale Web
GoogleFacebook
 

Secondo questo articolo, gli scienziati delle divisioni che si occupano di intelligenza artificiale in seno a Facebook e Google, insieme all'Università di New York, hanno messo a punto un framework in cui agenti di intelligenza artificiale si sono ritrovati a dover risolvere dei rompicapo e dei giochi e nel processo hanno applicato alcuni fenomeni linguistici tipici del linguaggio naturale.

Gli agenti IA in questione sono stati addestrati con tecniche di deep learning rinforzato, ovvero attraverso un sistema di ricompense studiato per guidarli verso determinati obiettivi. Non è la prima volta che soprattutto Facebook indaga i fenomeni linguistici servendosi di algoritmi di machine learning: nel 2017, infatti, aveva studiato un sistema formato da due agenti IA che comunicavano tra di loro attraverso messaggi di chat.

Il nuovo sistema studiato con l'Università di New York, però, è più avanzato in termini di impiego di agenti di nuova generazione capaci di processare reti neurali molto complesse e in grado di gestire "ricchi input percettivi". In questo modo i ricercatori hanno dimostrato come gli agenti IA riuscissero ad apprendere dal linguaggio dei loro interlocutori e a migliorare la propria capacità di espressione.

Il team di ricerca ha introdotto gruppi di agenti all'interno di un ambiente simulato. Gli agenti si caratterizzavano per diversi tipi di capacità: dal risolvere semplici equazioni alla gestione di complesse reti neurali. In pasto agli agenti sono poi stati dati dei giochi con precise caratteristiche: erano simmetrici, per consentire agli agenti di agire sia come "oratori" che "ascoltatori"; e richiedevano l'interazione con elementi esterni facenti parte dello scenario.

Dopo numerosi esperimenti, il tasso di successo tra i tentativi in cui gli agenti affrontavano il gioco da soli e quelli in cui gli agenti affrontavano i rompicapo come squadra era paragonabile. In uno scenario di questo tipo emerge un linguaggio comune e condiviso fra tutti gli agenti nel caso in cui ci sia un numero minimo di agenti che fin dal principio padroneggiano quel linguaggio.

In un test successivo, due diversi insiemi di agenti linguistici sono stati messi nelle condizioni di interagire tra di loro. I ricercatori riferiscono che tutti gli agenti hanno imparato a "parlare" con gli agenti dell'altra comunità e che, inoltre, alcuni agenti, definiti agenti "ponte", sono riusciti a gestire il nuovo protocollo condiviso in maniera più efficace degli altri.

Secondo l'esito dello studio, nei casi in cui si verificava un tasso di comunicazione alto all'interno dello stesso gruppo si arrivava più facilmente alla risoluzione del gioco. Se l'interazione all'interno del gruppo, invece, si verificava meno frequentemente rispetto all'interazione tra gruppi diversi allora il tasso di successo del gioco diminuiva. "Questa scoperta dimostra il rapido passaggio verso un protocollo condiviso tra entrambi i gruppi quando all'interno del gruppo emerge un linguaggio di riferimento, indipendentemente dal fatto che interagiscano effettivamente con gli agenti dell'altro gruppo".

In altre parole, si viene a creare un linguaggio di contatto fra i gruppi quando all'interno del gruppo si trova l'accordo per un linguaggio condiviso. In tutti gli scenari, gli agenti hanno preferito integrare o assimilare, piuttosto che segregare, quando si parlava di linguaggio. La complessità linguistica, inoltre, tendeva a essere maggiore proporzionalmente alla differenza nel numero di agenti fra i due gruppi. "Questo significa che due nuove lingue derivanti dall'interazione di due comunità di dimensioni simili tendono ad essere sostanzialmente più semplici", hanno concluso i ricercatori.

Questi risultati suggeriscono che il linguaggio non dipende da capacità linguistiche evolute e complesse, affermano gli autori della ricerca, ma può nascere da "semplici scambi sociali" tra "agenti con capacità percettive" che vengono invogliati a instaurare giochi di comunicazione. "Abbiamo osservato che un protocollo di comunicazione simmetrico emerge senza alcun meccanismo innato ed esplicito costruito in un agente. Il requisito unico è che ci siano almeno tre agenti di un qualsiasi tipo di comunità linguistica", hanno scritto.

"Con un livello sufficiente di comunicazione interna al gruppo, i linguaggi diventano intellegibili anche tra gruppi diversi, anche per gli agenti che non sono stati esposti direttamente all'altro linguaggio", concludono i ricercatori. "Nel corso del tempo si forma un linguaggio dominante che porta all'estinzione dell'altro linguaggio. In alternativa, si assiste all'origine di un protocollo originale "creolo" che ha una complessità inferiore rispetto alle lingue originali, nel caso in cui i due gruppi sono popolati da un numero di agenti simile".

Resta aggiornato sulle ultime offerte

Ricevi comodamente via email le segnalazioni della redazione di Hardware Upgrade sui prodotti tecnologici in offerta più interessanti per te

Quando invii il modulo, controlla la tua inbox per confermare l'iscrizione.
Leggi la Privacy Policy per maggiori informazioni sulla gestione dei dati personali

0 Commenti
Gli autori dei commenti, e non la redazione, sono responsabili dei contenuti da loro inseriti - info

Devi effettuare il login per poter commentare
Se non sei ancora registrato, puoi farlo attraverso questo form.
Se sei già registrato e loggato nel sito, puoi inserire il tuo commento.
Si tenga presente quanto letto nel regolamento, nel rispetto del "quieto vivere".

La discussione è consultabile anche qui, sul forum.
 
^