Fake news e caos digitale: gli italiani faticano a distinguere i contenuti veri da quelli falsi
Una nuova ricerca mostra come la popolazione italiana si informi quotidianamente, spesso tramite fonti poco affidabili, mentre fatica a distinguere contenuti veri da quelli falsi. L'Intelligenza Artificiale viene vista con sospetto, e cresce la domanda di regole comuni per tutti i comunicatori
di Rosario Grasso pubblicata il 27 Giugno 2025, alle 14:06 nel canale WebOtto italiani su dieci non sanno più riconoscere con sicurezza una notizia vera da una costruita ad arte, nel senso che hanno creduto a notizie false in passato (10,3% più volte e 73,5% qualche volta). È il quadro che emerge dallo studio "Senza filtri", realizzato da AstraRicerche per INC (via Adnkronos) in occasione del cinquantesimo anniversario dell'agenzia. Il dato centrale non è solo il disorientamento informativo, ma anche il paradosso che lo alimenta: si leggono contenuti su piattaforme considerate poco attendibili, pur riconoscendo il rischio.
La TV continua a godere della reputazione migliore, seguita dai quotidiani. Nonostante questo, l'informazione arriva principalmente da social network, canali di messaggistica e passaparola. Le fonti più consultate sono anche quelle meno credibili, e il 42% degli intervistati ammette di aver condiviso almeno una notizia falsa.
La fiducia, invece, premia i divulgatori scientifici (45,7%) e i giornalisti (41,7%). Rimane bassa per influencer, politici e creator. Il pubblico, insomma, guarda alle competenze, ma poi si affida ad altri canali per abitudine, per velocità o per pigrizia.
Anche l'Intelligenza Artificiale alimenta un senso di allarme: il 58,4% teme che possa generare contenuti ingannevoli e il 57% pensa che possa abbassare la soglia di attenzione nella verifica delle fonti. Meno di quattro italiani su dieci la considerano uno strumento utile. Non va meglio per la personalizzazione dei contenuti: il 60% la considera un rischio per la pluralità dell'informazione, e teme la creazione di bolle cognitive difficili da rompere.
Solo una parte degli intervistati dedica oltre un'ora al giorno all'informazione, mentre oltre il 63% si ferma sotto i trenta minuti. Questo si riflette in una fruizione rapida e superficiale, con dubbi frequenti sulla veridicità di ciò che si legge. Eppure, quasi la metà degli italiani considera "moderata" la difficoltà di distinguere vero da falso, il che fa pensare che il fenomeno della disinformazione sia ancora sottovalutato.
Infine, la regolamentazione è considerata necessaria: per il 62,3% le regole deontologiche del giornalismo dovrebbero essere estese anche a chi comunica online. Ma solo la metà crede che oggi i giornalisti le rispettino davvero. La fiducia, ancora una volta, risulta incerta.
La fotografia restituita dalla ricerca è quella di un ecosistema affollato ma frammentato, dove la facilità d'accesso alle notizie non coincide con la qualità della comprensione. E dove qualsiasi utente della rete può essere potenzialmente vittima della disinformazione.










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74 Commenti
Gli autori dei commenti, e non la redazione, sono responsabili dei contenuti da loro inseriti - infol'ordine dei giornalisti e' una pagliacciata, si puo' chiedere una revisione solo ammesso di essere iscritto, e quindi essere un giornalista... da privato cittadino puoi solo subire professionisti della disinformazione spacciati per "giornalisti qualificati", non c'e' difesa, se non abbandonare i media incriminati (ecco perche' la stampa quotidiana non se la fina praticamente piu' nessuno, con un crollo verticale delle vendite).
a posto
a posto
invecedi ridere, alternative? non ne vedo
Per approdare a cosa?
Perchè poi la domanda diviene quella.
Sono comunque contento che ci sia una discreta percezione del pericolo relativo alle "bolle informative".
a posto
Link ad immagine (click per visualizzarla)
Non che prima la situazione fosse rosea, ma siamo arrivati a dei livelli francamente inquietanti...
Il negazionismo e la scelta delle fake news vanno di pari passo con l'ignoranza e l'egoismo.
Oggigiorno l'ignoranza e' una scelta.
Non che prima la situazione fosse rosea, ma siamo arrivati a dei livelli francamente inquietanti...
Far decidere alle macchine cosa sia vero o falso, senza alcuna possibilità di appello, o una revisione umana è pericoloso. Molto pericoloso.
Anche se, paradossalmente, in certi casi sono molto più coerenti rispetto alle 'narrazioni' di alcuni sedicenti giornalisti ben allineati agli interessi di chi li paga.
Io credo che il dibattito debba sempre rimanere aperto anche con il rischio che circolino troppe fake news, la soluzione non è censurare, ma educare le persone a distinguere il vero dal falso, mantenendo vivo lo spirito critico. Se una notizia è palesemente falsa, non ci vuole molto a smascherarla, e se non riesci allora forse ha qualche fondamento di verità.
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