Digital Fairness Act: von der Leyen annuncia misure contro dipendenza da social e tutela dei minori
La presidente della Commissione Europea ha parlato oggi a Copenhagen e ha annunciato misure durissime contro le piattaforme che sfruttano i dati degli utenti più giovani. Ecco tutto quello che c'è da sapere sulla nuova legge europea
di Rosario Grasso pubblicata il 12 Maggio 2026, alle 14:31 nel canale WebUrsula von der Leyen ha preso la parola oggi all'European Summit on Artificial Intelligence and Children di Copenhagen con parole nette: "I bambini non sono merce e a nessuna azienda tecnologica al mondo dovrebbe essere permesso di trattarli come tali". Un messaggio diretto alle grandi piattaforme digitali, che ha riacceso i riflettori sul Digital Fairness Act (DFA), la proposta legislativa che la Commissione Europea ha in programma di presentare entro la fine del 2026.
Von der Leyen ha aperto concretamente alla possibilità di introdurre un divieto europeo di accesso ai social media per i minori, che potrebbe arrivare già entro la fine dell'estate. La decisione dipenderà dalle raccomandazioni di un panel di esperti sulla sicurezza online dei bambini, i cui lavori sono attesi nelle prossime settimane. Se le conclusioni lo giustificheranno, Bruxelles potrebbe muoversi ancora prima della legge francese attesa per settembre.
Cos'è il Digital Fairness Act e perché nasce
Il Digital Fairness Act è una proposta legislativa della Commissione Europea pensata per colmare i vuoti lasciati dalle normative già in vigore. Il Digital Services Act (DSA) e il Digital Markets Act (DMA) si occupano rispettivamente della moderazione dei contenuti online e della concorrenza tra le grandi piattaforme, ma non affrontano in modo diretto le pratiche commerciali sleali che ogni giorno condizionano le scelte dei consumatori. Il DFA nasce proprio per questo: mettere fine a quelle tecniche digitali spesso invisibili all'utente comune che manipolano comportamenti, creano dipendenza e sfruttano le vulnerabilità delle persone.
La proposta è classificata nel programma di lavoro della Commissione Europea sotto la priorità "Proteggere la democrazia, difendere i nostri valori", come si legge nel calendario legislativo del Parlamento Europeo.
Dark pattern: basta con le interfacce ingannevoli
Uno dei bersagli principali del DFA sono i cosiddetti dark pattern, ovvero quelle interfacce digitali costruite apposta per spingere l'utente a fare cose che non vorrebbe fare: accettare condizioni non volute, rinunciare alla propria privacy, iscriversi a servizi a pagamento senza rendersene conto. La normativa attuale non è sufficientemente efficace nel contrastarli. Il Digital Fairness Act introdurrà definizioni più precise e sanzioni più stringenti per chi continuerà a ricorrere a queste pratiche.
Inoltre, il Digital Fairness Act prende di mira tutti quei meccanismi psicologici che le piattaforme usano per tenere gli utenti incollati agli schermi il più a lungo possibile. La riproduzione automatica dei video, l'infinite scroll, le notifiche continue, i sistemi di reward psicologico: tutti strumenti progettati non per migliorare l'esperienza dell'utente, ma per massimizzare il tempo di utilizzo a scapito del benessere. Il DFA li vieterà esplicitamente.
Con il proliferare dei contenuti sponsorizzati sui social media, la distinzione tra un post personale e una pubblicità è diventata sempre più sfumata. Il DFA obbligherà anche influencer e piattaforme a segnalare in modo chiaro e inequivocabile ogni contenuto promozionale.
Il Digital Fairness Act vieterà anche la cosiddetta personalizzazione sleale, ovvero la pratica di usare i dati degli utenti per sfruttarne le fragilità psicologiche, l'età, la situazione economica o altri elementi di vulnerabilità a fini commerciali. Sistemi di raccomandazione manipolativi e prezzi dinamici discriminatori rientrano in questa categoria e saranno esplicitamente proibiti.
Abbonamenti digitali: disdette più semplici e contratti più chiari
Quante volte ci si è ritrovati iscritti a un servizio che sembrava impossibile disdire? Il DFA interverrà per semplificare i contratti digitali e rendere obbligatoriamente accessibile la cancellazione degli abbonamenti. Ad ogni modo, la tutela dei più giovani rimane il pilastro centrale dell'intera proposta. Oltre alla possibile introduzione di un'età minima per l'accesso ai social media, il DFA prevede l'obbligo di una progettazione digitale responsabile per tutti i servizi accessibili ai minori. La Commissione Europea sta lavorando anche a un sistema di verifica dell'età basato sulle infrastrutture di identità digitale già attive negli Stati membri, con l'obiettivo di renderlo uniforme in tutta l'Unione.
Nonostante l'impianto fortemente orientato alla tutela del consumatore, il Digital Fairness Act punta anche a semplificare il quadro normativo per le aziende, in particolare per le PMI. La revisione di alcuni obblighi informativi nei contratti digitali e la creazione di regole uniformi in tutta l'UE ridurranno l'onere burocratico per le imprese che operano su più mercati europei, con l'obiettivo di favorire un ambiente più chiaro e prevedibile per tutti gli operatori del settore.










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2 Commenti
Gli autori dei commenti, e non la redazione, sono responsabili dei contenuti da loro inseriti - infoDipendesse da me farei subito una legge che obbliga a poter creare un profilo social solo ed esclusivamente dietro individuazione certa dell'utente.
Voi il profilo social? TI LOGGHI CON LA CIE.
Tutto quello che pubblichi è sotto tua diretta responsabilità. Problema risolto.
Purtroppo a questo non si giungerà mai, ma almeno è un inizio. Ringraziamo legislatori per i quali i cittadini non sono prodotti e che pongono un freno allo strapotere di certe megacorp che pensano di poter calpestare gli esseri umani solo perchè hanno fatturati superiori a quelli di un intero Paese.
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