DeepSeek potrebbe essere solo l'inizio: Pechino ha oltre 100 innovazioni IA in arrivo

DeepSeek potrebbe essere solo l'inizio: Pechino ha oltre 100 innovazioni IA in arrivo

Secondo Zhu Min, ex vice governatore della Banca Popolare cinese, la Cina è pronta a lanciare oltre 100 innovazioni simili a DeepSeek nei prossimi 18 mesi. L'IA diventa motore di trasformazione economica nella sempre più serrata lotta con gli Stati Uniti.

di pubblicata il , alle 19:01 nel canale Web
Intelligenza Artificiale
 

La Cina si prepara a vivere un'accelerazione senza precedenti nello sviluppo dell'intelligenza artificiale. Secondo Zhu Min, ex vice governatore della Banca Popolare cinese e già dirigente del Fondo Monetario Internazionale, nel prossimo anno e mezzo il Paese darà vita a oltre 100 innovazioni paragonabili a DeepSeek, il modello di IA lanciato a gennaio che ha attirato l'attenzione globale per potenza e convenienza. Le sue parole sono state riportate da Bloomberg.

Durante un intervento al World Economic Forum di Tianjin - noto anche come "Summer Davos" - Zhu ha sottolineato come questa fase di trasformazione sia sostenuta da tre fattori chiave: un ampio bacino di ingegneri, una vasta base di consumatori e politiche pubbliche favorevoli. Secondo l'ex funzionario, l'IA non solo cambierà radicalmente il tessuto tecnologico del Paese, ma inciderà in profondità anche sulla struttura stessa dell'economia cinese.


La prospettiva di una Cina in rapida espansione sul fronte dell'IA alimenta la competizione globale con gli Stati Uniti, che vedono Pechino come il principale contendente nel dominio delle tecnologie di frontiera. La reazione americana l'abbiamo vista in questi anni: Washington ha imposto restrizioni sempre maggiori all'esportazione verso la Cina di chip avanzati per l'addestramento di modelli IA, in particolare quelli prodotti da NVIDIA, per motivi di sicurezza nazionale. Misure anch'esse oggetto di dibattito, con il CEO Huang in prima fila tra i critici (per miliardi di ragioni).

Parallelamente, la Cina sta rafforzando l'autosufficienza tecnologica facendo leva su aziende nazionali come Huawei nel tentativo di colmare il divario nella produzione di semiconduttori avanzati. Un gap che ancora c'è e che sulla cui effettiva ampiezza si dibatte molto, tra dichiarazioni di facciata e ipotesi più o meno azzeccate.

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