Cloudflare passa dall'altra parte: aiuta ChatGPT a indicizzare il web più in fretta

Cloudflare passa dall'altra parte: aiuta ChatGPT a indicizzare il web più in fretta

La società che per un anno ha armato gli editori contro i crawler AI ora sperimenta con OpenAI: i suoi segnali di rete in tempo reale, dalla freschezza delle pagine alla qualità del traffico, per aiutare ChatGPT a scoprire prima i contenuti nuovi

di pubblicata il , alle 09:21 nel canale Web
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Cloudflare ha avviato con OpenAI un progetto pilota di ricerca per verificare se i dati della sua rete possano rendere più accurata la ricerca basata su intelligenza artificiale. L'azienda, che si trova davanti a oltre un quinto del web, osserva in tempo reale come cambiano le pagine e come si comporta il traffico: il test convoglia questi segnali, come la freschezza dei contenuti e la qualità del traffico, dentro il sistema di ricerca e risposta di OpenAI.

L'obiettivo dichiarato riguarda la scoperta dei contenuti. Le risposte generate dai modelli valgono quanto le pagine che le alimentano: quando l'indice resta indietro, il chatbot restituisce informazioni vecchie o sbagliate. OpenAI punta a sfruttare la visione dal vivo del web di Cloudflare per far scoprire a ChatGPT i contenuti nuovi in tempi più brevi.

"Avere informazioni aggiornate è importante per fornire risposte accurate alle persone che usano ChatGPT", ha dichiarato Nick Ryder, VP della ricerca di OpenAI, inquadrando la prova come un modo per individuare i contenuti in maniera più efficiente.

Il pilota si muove su un terreno diverso dagli accordi sui contenuti già firmati da OpenAI per alimentare ChatGPT: al di là delle licenze, qui in gioco è la scoperta, cioè come e quanto in fretta il materiale nuovo viene raggiunto.

Un'inversione rispetto all'ultimo anno

La mossa sembra essere in dissonanza con il percorso recente di Cloudflare. Nell'ultimo anno la società ha permesso ai siti di bloccare i crawler AI a meno che le aziende del settore non pagassero gli editori, e ha costruito un protocollo per distinguere gli esseri umani dai bot. Lo slogan era netto: i tuoi contenuti, le tue regole.

Questo progetto va nella direzione opposta. Invece di sbarrare l'accesso ai contenuti, Cloudflare aiuta ora un motore di intelligenza artificiale a raggiungerli. L'amministratore delegato Matthew Prince l'ha presentata come una questione di efficienza, un modo per "rendere la ricerca AI più efficiente e aiutare le persone a ottenere risposte di qualità più in fretta".

La ricerca continua a spostarsi dai link alle risposte. Gli editori temono già di perdere traffico man mano che i chatbot riassumono il loro lavoro, una preoccupazione che ha spinto i regolatori a imporre meccanismi di opt-out. Cloudflare si ritrova ora su entrambi i lati: vende gli strumenti per bloccare i crawler e sperimenta l'impianto per alimentarli.

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