Claude Cowork arriva su iOS, Android e web: l'agente di Anthropic ti segue ovunque

Claude Cowork arriva su iOS, Android e web: l'agente di Anthropic ti segue ovunque

L'agente per il lavoro di conoscenza esce dall'app desktop: sessioni nel cloud, compiti pianificati a dispositivi spenti e notifiche di approvazione sul telefono. Il rollout parte dagli abbonati Max, e i dati d'uso ridimensionano il coding

di pubblicata il , alle 07:39 nel canale Web
AnthropicClaude
 

Da martedì Claude Cowork, l'agente di Anthropic per il lavoro di conoscenza, è disponibile anche su web e dispositivi mobili, in beta e a partire dagli abbonati al piano Max. Fino a ora era raggiungibile solo dall'app desktop per macOS e Windows; adesso l'agente si può avviare e monitorare anche da iPhone, iPad e Android, oltre che da claude.ai, con gli altri piani a seguire "nelle prossime settimane".

Che la rotta puntasse allo smartphone lo avevamo già anticipato quando erano emersi i primi segnali dello sbarco di Cowork sul mobile. La logica del prodotto non cambia: si affida a Claude un obiettivo e l'agente lavora su file, calendario, posta, app di messaggistica e web finché il compito non è concluso. Ciò che cambia è dove tutto questo accade.

Le sessioni ora girano nel cloud per impostazione predefinita, quindi si possono riprendere da un altro dispositivo o proseguire mentre il portatile è chiuso. I compiti pianificati vengono eseguiti anche senza alcun dispositivo online: si imposta la preparazione di una riunione alle sei del mattino e Claude, lavorando su thread di posta, trascrizioni e notizie recenti, prepara il documento di sintesi lasciando la mail di follow-up scritta ma non inviata. Quando l'agente arriva a una decisione che spetta solo all'utente, la domanda raggiunge il telefono con una notifica. "Nulla viene consegnato finché non l'hai revisionato e approvato", sintetizza l'azienda.

Il desktop resta comunque il luogo dell'esperienza completa, l'unico con accesso diretto ai file locali e al browser; chi non aveva installato l'app, però, ora può usare Cowork lo stesso. In parallelo Anthropic ha unificato chat e Cowork in un'unica schermata su web e desktop, con una sola barra laterale, una sola ricerca e un unico spazio per Progetti e Artifact, e ha esteso al 5 agosto i limiti d'uso raddoppiati per accompagnare il lancio.

Oltre il terminale

Con l'annuncio Anthropic ha diffuso anche i primi dati d'uso di Cowork, e il quadro ridimensiona lo stereotipo dell'agente per soli sviluppatori. Su un campione di 1,2 milioni di sessioni anonimizzate, raccolte tra l'11 e il 31 maggio da oltre 600.000 organizzazioni, la categoria più diffusa è quella dei processi e delle operazioni aziendali al 33,4%: mettere insieme aggiornamenti sparsi in un unico resoconto, costruire liste per l'inserimento dei nuovi assunti, riconciliare fogli di calcolo. Seguono la creazione di contenuti e il copywriting al 16,4%, mentre lo sviluppo software si ferma all'8,7%.

Le due voci in testa valgono da sole circa metà dell'utilizzo, ed è materiale di natura connettiva: quello che Anthropic chiama "il lavoro attorno al lavoro", i compiti trasversali a molti ruoli ma che raramente ne costituiscono il cuore. L'azienda legge il dato come segnale che le persone usano Cowork per assemblare e strutturare le informazioni su cui poi applicano la propria competenza, lasciando all'agente la parte ripetitiva.

La corsa degli agenti fuori dal codice

La mossa si inserisce in uno spostamento più ampio del settore, dai chatbot verso le superfici dove il lavoro accade davvero. OpenAI segue una traiettoria simile con Codex, nato come strumento di sviluppo e sempre più usato da non programmatori per report, presentazioni e analisi dati. La scommessa condivisa è che il vantaggio competitivo dipenderà meno da chi ha il chatbot migliore e più da chi presidia lo spazio in cui i compiti vengono portati a termine.

Nella stessa direzione Anthropic aveva già portato un Claude sempre attivo dentro Slack, di cui abbiamo parlato di recente. Lo smistamento delle richieste tra Claude Code e Cowork passa da una funzione chiamata Dispatch, un thread persistente che indirizza ogni richiesta al motore giusto e restituisce il risultato invece di ogni singolo passaggio.

Va però tenuto presente che dare a un telefono il controllo remoto di un agente che opera su una macchina apre spazio a rischi concreti: un'istruzione manipolata o un link di phishing potrebbero innescare azioni difficili da annullare. La stessa Anthropic invita a collegare questi agenti solo quando ci si fida di ogni app della catena.

Vale la pena tenere a mente cosa non cambia: l'app mobile resta soprattutto un modo per avviare e sorvegliare i compiti, più che uno strumento per far girare l'agente direttamente sullo smartphone. Il lavoro pesante continua a vivere nel cloud o sul desktop, dove Claude vede i file locali e il browser.

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