CEO di OpenAI: non faccio più ricerche su Google. Forse è il momento di integrare le pubblicità
ChatGPT è passato da semplice alternativa a Google a uno strumento più versatile e complesso. Sam Altman, CEO di OpenAI, rivaluta il ruolo della sua creatura nel panorama della ricerca online e apre, con cautela, alla possibilità di introdurre pubblicità
di Vittorio Rienzo pubblicata il 25 Giugno 2025, alle 16:00 nel canale WebOpenAIChatGPT
Prima del lancio ufficiale di ChatGPT Search da parte di OpenAI, un prototipo temporaneo chiamato SearchGPT aveva anticipato le potenzialità dell'intelligenza artificiale applicata alla ricerca online.
Il progetto ha subito attirato l’attenzione di esperti e analisti del settore, tra cui Arvind Jain, ex ingegnere di Google, secondo cui questi strumenti potrebbero ridefinire radicalmente il modo in cui le persone interagiscono con il web. Jain ha sottolineato che la vera sfida per Google non è tanto rappresentata dalle controversie antitrust, quanto piuttosto dalla crescente concorrenza delle AI conversazionali.
Nel maggio scorso, Sam Altman, CEO di OpenAI, aveva ridimensionato le aspettative su un’eventuale "caduta" di Google in favore di ChatGPT, ammettendo tuttavia di non utilizzare più il motore di ricerca tradizionale e di preferire le risposte di ChatGPT. Altman descriveva Google come un "feroce concorrente", con solide infrastrutture, un team AI avanzato e un modello di business ben consolidato.
Tuttavia, nel corso di un recente intervento per Y Combinator, Altman ha adottato un tono diverso, affermando che ChatGPT ha superato il ruolo di semplice sostituto di Google. Lo strumento, ha spiegato, è ormai in grado di svolgere compiti più articolati, paragonandolo a un "giovane impiegato" in grado di lavorare su attività complesse per brevi periodi.
Questa evoluzione coincide con un momento delicato per molte piattaforme digitali, sempre più orientate verso l’inserimento massiccio di pubblicità. Un esempio emblematico è la recente mossa di Google contro gli ad blocker su YouTube, che ha comportato rallentamenti intenzionali nella riproduzione dei video per gli utenti che utilizzano estensioni per bloccare gli annunci.
Anche OpenAI si trova di fronte a scelte cruciali. Pur avendo escluso in passato l’introduzione di pubblicità su ChatGPT se non come "ultima risorsa", Altman ha recentemente aperto alla possibilità, durante un’intervista sul podcast di OpenAI con Andrew Mayne.
Pur dichiarandosi scettico sull'inserimento di inserzioni, ha ammesso di apprezzare alcune forme pubblicitarie, come quelle di Instagram, che lo hanno persino convinto ad acquistare prodotti. Tuttavia, ha sottolineato quanto sarebbe delicato implementare correttamente un sistema pubblicitario su una piattaforma come ChatGPT.
Altman ha infine ribadito un concetto fondamentale: l’importanza della fiducia nel rapporto tra utente e AI. Ha dichiarato che, nonostante le potenzialità di questi strumenti, non bisognerebbe affidarsi ciecamente all’intelligenza artificiale, che può ancora produrre errori o "allucinazioni".










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3 Commenti
Gli autori dei commenti, e non la redazione, sono responsabili dei contenuti da loro inseriti - infoÈ un vino buono da morire.
Ricordo in vita mia solo 2 pubblicitá che mi sono state utili. La prima, quando vidi per la prima volta quella di Stranger Things su youtube e seppi che lo avrei certamente guardato perché sembrava fatto apposta per me.
La secondo, quando vidi la pubblicitá del "weekend no iva" da mediaworld e mi serviva un tablet, cosí ne ho approfittato.
Un corso di programmazione javascript mi aveva incuriosito, ma alla fine non l'ho fatto.
Oltre 25 anni su internet, e questa é tutta l'utilitá che le pubblicitá online hanno avuto per me.
Quindi si, Altman, puoi anche provarci, ma con me non attacca XD
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