Caso Peppermint-Logistep, il Garante in difesa degli utenti P2P

Caso Peppermint-Logistep, il Garante in difesa degli utenti P2P

Nuovo capitolo nella vicenda Peppermint-Logistep, che vede il Garante per la protezione dei dati personali esprimersi a favore degli utenti P2P, i cui dati personali sarebbero stati utilizzati in maniera illecita

di Andrea Bai pubblicata il , alle 10:36 nel canale Web
 

In un comunicato stampa rilasciato nel pomeriggio di ieri, il Garante per la protezione dei dati personali si è espresso sulla vicenda Peppermint-Logistep, che andremo a riassumere in breve.

La casa discografica Peppermint incaricò la società svizzera Logistep (incaricata di fare lo stesso anche per conto di molte altre aziende) di ottenere informazioni sul traffico e sugli utenti delle reti Peer to Peer, al fine di tutelarsi contro le violazioni sul diritto d'autore. Semplificando di molto la questione, Logistep sviluppo' un software in grado fare tutto questo, sebbene vi siano ancora molte ombre sul come e su quanti effettivamente siano gli utenti "spiati", fra cui vi sono anche quelli che del P2P fanno un utilizzo lecito.

Fra i diversi dati raccolti si trovano indirizzi IP, informazioni riguardanti il file, il nome utente utilizzato nel tool P2P, l'user name, la data e l'ora del download, quanto basta dunque per riuscire ad identificare con una certa precisione l'identità dell'utente.

L'azione a tappeto portata avanti da Logistep fu stabilita come lecita da parte del tribunale competente, che riconobbe il diritto a Peppermint di tutelare la propria attività commerciale legata ai diritti d’autore, ordinando agli Internet service provider di fornire i dati anagrafici degli utenti identificati. La decisione suscitò moltissime polemiche e richiese l'intervento del Garante della Privacy.

Garante che, come detto, si è espresso ieri, dichiarando esplicitamente illecito il comportamento di Logistep, riferendosi alla direttiva europea in materia di comunicazioni elettroniche. La direttiva, infatti, sancisce il divieto per i privati di poter effettuare qualunque tipo di operazione di monitoraggio sistematico su un elevato campione di utenti.

Ma le decisioni del Garante si appoggiano anche su altre motivazioni, come la violazione del principio di finalità e la mancanza di trasparenza e correttezza. Si legge, infatti, nel comunicato:

"Innanzitutto, ha ricordato il Garante, la direttiva europea sulle comunicazioni elettroniche vieta ai privati di poter effettuare monitoraggi, ossia trattamenti di dati massivi, capillari e prolungati nei riguardi di un numero elevato di soggetti. É stato, poi, violato il principio di finalità: le reti P2P sono finalizzate allo scambio tra utenti di dati e file per scopi personali. L'utilizzo dei dati dell'utente può avvenire, dunque, soltanto per queste finalità e non per scopi ulteriori quali quelli perseguiti dalle società Peppermint e Techland (cioè il monitoraggio e la ricerca di dati per la richiesta di un risarcimento del danno).

Infine non sono stati rispettati i principi di trasparenza e correttezza, perché i dati sono stati raccolti ad insaputa sia degli interessati sia di abbonati che non erano necessariamente coinvolti nello scambio di file."

A fronte di ciò il Garante ha disposto il divieto nei confronti di Peppermint e Logistep di continuare a trattare i dati personali raccolti e ne ha inoltre imposto la cancellazione entro il 31 marzo 2008.

Per coloro i quali fossero interessati, la versione integrale del provvedimento intrapreso dal Garante è disponibile a questo indirizzo.

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37 Commenti
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spannocchiatore14 Marzo 2008, 10:58 #1
dio mio quanto son contento..
ed adesso quei furboni che hanno pagato chissà come la prenderanno!! era palese che la logistep non potesse fare tutto questo (qualcuno ha detto privacy?), ma qualcuno, ovviamente intimorito e con la coscenza sporca, ha pagato.
chissà che succederà ora, se i soldi verranno risarciti (cosa molto improbabile, visto che pagando implicitamente si ammetteva il reato) o meno (perchè l'utente è stato ingiustamente minacciato, potrebbe esservi reato).
fatto sta che un tribunale aveva detto il contrario, chissà con quale metodologia aveva deciso questo: la giustizia italina va male (lenta e parzialissima), si sapeva prima, si sa ora e probabilmente sarà sempre così
Jreps14 Marzo 2008, 11:00 #2
Ora sarebbe interessante una class-action per violazione della privacy...
E li sfido a dire che mancano le prove... ROTFL
pinolo7914 Marzo 2008, 11:01 #3
Ohhhh, finalmente qualcuno che dica che nn ci si puo fare giustiza da soli... per stare nella ragione, Peppersticazz avrebbe dovuto rivolgersi alle autorità e nn a una ditta privata. Che diritto hanno loro di fare i giustizialisti....
zephyr8314 Marzo 2008, 11:08 #4
e una bella sanzione no? Se hanno commesso un illecito devono pagare
Apocalysse14 Marzo 2008, 11:10 #5
Piu che altro andrebbe anche rimosso il giudice che ha dato l'autorizzazione alla Peppermint-Logistep di accedere ai dati personali degli utenti e non poteva farlo, ma siamo in Italia e quindi farà carriera .....
bfisher14 Marzo 2008, 11:15 #6
Grandeee!!! Ma quanto ci godo!!!!!!!
Ravered14 Marzo 2008, 11:17 #7
Gli inquisitori sono diventati inquisiti.......... la prossima volta imparano. A questi ci vorrebbe una bella multa da 950 milioni di euro come quella della Micro, così oltre ad imparare si ricordano anche.
permaloso14 Marzo 2008, 11:31 #8
Originariamente inviato da: spannocchiatore
la giustizia italina va male (lenta e parzialissima), si sapeva prima, si sa ora e probabilmente sarà sempre così


Originariamente inviato da: Apocalysse
Piu che altro andrebbe anche rimosso il giudice che ha dato l'autorizzazione alla Peppermint-Logistep di accedere ai dati personali degli utenti e non poteva farlo, ma siamo in Italia e quindi farà carriera .....



mi dite che cosa centra la giustizia italiana?
l'etichetta discografica TEDESCA Peppermint Jam Records GmbH si rivolge ad una società SVIZZERA per fare una cosa presumibilmente illecita (poi dimostratasi tale) e secondo voi il foro competente che emette l'opinione di prima istanza è italiano?
Obelix-it14 Marzo 2008, 11:50 #9
Originariamente inviato da: permaloso
mi dite che cosa centra la giustizia italiana?
l'etichetta discografica TEDESCA Peppermint Jam Records GmbH si rivolge ad una società SVIZZERA per fare una cosa presumibilmente illecita (poi dimostratasi tale) e secondo voi il foro competente che emette l'opinione di prima istanza è italiano?


Il giudice che ha emesso la sentenza favortevole a Pepermint *E'* un giudice italiano.... tribunale di Roma, se non ricordo male... senno' col ciufolo che gli SP davano i nominativi..
ilsensine14 Marzo 2008, 11:51 #10
Originariamente inviato da: Jreps
Ora sarebbe interessante una class-action per violazione della privacy...
E li sfido a dire che mancano le prove... ROTFL

Possono portare una prova incontrovertibile: gli mp3 scaricati

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