Caso Corona-Signorini: il giudice blocca 'Falsissimo'. Tutela o censura preventiva?
Il Tribunale di Milano blocca le puntate di Falsissimo su Alfonso Signorini e ordina la rimozione dei video, chiamando in causa anche le piattaforme. Un caso-limite tra diritto di cronaca, privacy digitale e responsabilità delle big tech. Annullata anche la pubblicazione della puntata di questa sera su signorini, la puntata si concentrerà su altro.
di Lorenzo Tirotta pubblicata il 26 Gennaio 2026, alle 15:15 nel canale WebMetaYouTubeInstagramTelegram
Lo ha deciso il Tribunale civile di Milano con un provvedimento d’urgenza che parla direttamente il linguaggio della rete, dei social e delle piattaforme video. Una misura che va oltre il gossip e che apre un fronte delicato per chi fa informazione (o infotainment) online: fino a dove può spingersi la libertà di parola quando si intrecciano privacy, algoritmi di distribuzione e responsabilità delle big tech?
Cosa ha deciso il giudice
Il giudice Roberto Pertile, prima sezione civile del Tribunale di Milano, ha accolto il ricorso d’urgenza ex articolo 700 presentato dai legali di Alfonso Signorini, ordinando a Fabrizio Corona di rimuovere “immediatamente” da ogni hosting provider e da ogni social media a lui riconducibile tutti i video e i contenuti – testuali, audio e video – relativi al conduttore. Il provvedimento inibisce inoltre la pubblicazione, diffusione o condivisione di qualunque ulteriore contenuto che possa danneggiare, anche indirettamente, il diritto di Signorini alla reputazione, all’immagine e alla riservatezza, Insomma, la puntata che sarebbe dovuta andare in onda questa sera, non verrà pubblicata.
Non si tratta di una sentenza penale sul merito delle accuse, ma di una misura cautelare “preventiva” pensata per bloccare la propagazione di contenuti ritenuti potenzialmente diffamatori, in particolare per la loro natura intrusiva nella sfera privata e sessuale del ricorrente. Dal punto di vista operativo, Corona ha due giorni di tempo per consegnare in Cancelleria tutti i supporti fisici con documenti, immagini, video e chat che riguardano la vita privata di Signorini, oltre a tutta la corrispondenza telematica e non telematica utilizzata per costruire le puntate di Falsissimo.
L’ordinanza prevede una leva economica pesante: per ogni violazione delle misure disposte, il giudice ha fissato una penale di 2.000 euro al giorno, per ciascun singolo atto in contrasto con il divieto, moltiplicata per ogni giorno di ritardo nell’esecuzione. A questo si aggiunge il pagamento delle spese legali in favore di Signorini, quantificate in oltre 9.000 euro, che vanno a sommarsi ad altre vicende giudiziarie e sanzioni che già gravano su Corona, inclusa quella Consob da 200.000 euro per l’offerta al pubblico della memecoin “$Corona” in violazione del regolamento UE sulle cripto-attività.
Elemento centrale, per chi guarda il caso con occhi tech, è il passaggio in cui i legali di Signorini individuano anche una responsabilità dei grandi attori digitali: YouTube (Google), ma anche Meta e TikTok, vengono chiamati in causa per la diffusione dei contenuti contestati. Infatti, pochi giorni fa, Alfonso Signorini ha presentato anche una denuncia per concorso in diffamazione aggravata nei confronti delle società del gruppo Google, accusate di non aver rimosso i video segnalati. Una linea che, se consolidata in giurisprudenza, potrebbe irrigidire il quadro di responsabilità delle piattaforme, già sotto pressione per moderazione e gestione di contenuti sensibili.
Libertà di espressione vs “censura preventiva”
Dall’altra parte, il fronte Corona parla apertamente di censura. Nel suo canale Telegram, l’ex fotografo sostiene che “il giudice mi diffida e mi censura mentre indago su fatti gravi” e descrive il provvedimento come un caso in cui “se oggi zittiscono me, domani zittiscono voi”, inquadrandolo in un presunto “sistema marcio” che tutela i potenti.
"Questo è il Paese dove i potenti si proteggono tra loro e il diritto di cronaca vale solo se non disturba. Io non mi fermo. Ma se oggi zittiscono me, ragazzi, domani zittiscono voi. Il giudice blocca Falsissimo. Stasera è in programma la puntata, come sapete. Notizia di tutti i giornali: un giudice mi diffida e mi censura mentre indago su fatti gravi. Gravi. Non una condanna. Non una smentita. Solo tanta, ma tanta paura della verità. Perché questa non è giustizia. È un sistema marcio. O facciamo rumore o ci seppelliscono nel silenzio che loro vogliono", ha dichiarato Corona sul suo canale Telegram dopo la notizia.
Il suo storico legale, Ivano Chiesa, ha annunciato l’immediato ricorso in appello, ribadendo che in Italia “la censura non c’è più dal 1946” e che il divieto di parlare prima ancora di una condanna rappresenterebbe una compressione indebita della libertà di pensiero e parola.
Sul piano giuridico, però, i giudici civili utilizzano da anni lo strumento delle inibitorie e dei provvedimenti d’urgenza proprio per fermare contenuti ritenuti lesivi, specie se diffusi tramite mezzi digitali che amplificano in modo esponenziale danni alla reputazione e alla privacy. La chiave, è l’assenza di un interesse pubblico specifico su dettagli di vita sessuale, a fronte di contenuti che incidono in profondità sulla sfera privata e che, allo stato, non risultano supportati da indizi giudiziari su un reale “sistema Signorini”.
Un importante precedente per il futuro?
Per l’ecosistema digitale italiano, il caso è un banco di prova: Falsissimo è un format che vive su YouTube, alimentato da Instagram, Telegram e dagli algoritmi di raccomandazione tipici dei creator economy format. Il fatto che un giudice intervenga non solo sul singolo video, ma su un intero filone di contenuti, con divieto di pubblicare ulteriori materiali sullo stesso soggetto, sposta l’asticella del rischio per chi costruisce “inchieste” basate su chat private, audio e foto intime.
Da un lato, la logica è quella della tutela rafforzata della riservatezza nell’era digitale, in cui la stessa Procura indaga per revenge porn e diffusione illecita di materiali intimi. Dall’altro, per giornalisti, youtuber e investigatori digitali si apre un interrogativo concreto: quanto materiale sensibile è lecito pubblicare, e con quale grado di verifica, prima che scatti non solo un’azione per diffamazione, ma un vero e proprio stop preventivo alle pubblicazioni?
Un ulteriore elemento di riflessione riguarda l'attendibilità di Fabrizio Corona come soggetto che invoca la libertà di espressione. Al di là delle dichiarazioni pubbliche e della retorica anti-censura, è difficile ignorare come, storicamente, la sua esposizione mediatica sia spesso coincisa con operazioni ad alto rendimento in termini di visibilità, engagement e monetizzazione.
Falsissimo nasce e vive all'interno di una creator economy in cui scandalo, polarizzazione e conflitto con le istituzioni alimentano traffico, iscritti e donazioni, mentre diventa sempre più labile il confine tra diritto di cronaca e strategia deliberata di auto-promozione. In questo contesto, la narrazione della "verità scomoda" rischia di sovrapporsi ai consueti meccanismi di hype e provocazione che hanno caratterizzato molte delle iniziative passate di Corona, suscitando comunque il dubbio che la battaglia per la libertà di parola sia, almeno in parte, funzionale a mantenere alta l'attenzione pubblica e a trasformare lo scontro giudiziario in un ulteriore asset mediatico ed economico.
In prospettiva, l’evoluzione di questo contenzioso – tra ricorsi, eventuali conferme o modifiche in appello – potrebbe diventare un precedente citato nei prossimi scontri fra diritto di cronaca, privacy digitale e modelli di business basati sulla monetizzazione di contenuti borderline.










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46 Commenti
Gli autori dei commenti, e non la redazione, sono responsabili dei contenuti da loro inseriti - infoquesto creerebbe un grande precedente per la libertà di stampa e di parola
come scritto in altro post, lui dovrebbe poter dire e pubblicare quello che vuole
e l'altro dovrebbe ribattere ed eventualmente querelare e denunciare
se censuriamo a questo livello, di questo passo anche le inchieste di report verrebbero segate sul nascere
questo creerebbe un grande precedente per la libertà di stampa e di parola
come scritto in altro post, lui dovrebbe poter dire e pubblicare quello che vuole
e l'altro dovrebbe ribattere ed eventualmente querelare e denunciare
se censuriamo a questo livello, di questo passo anche le inchieste di report verrebbero segate sul nascere
è quello che hanno fatto: Corona ha sfruttato il suo diritto di parola, e a seguito di una denuncia di Signorini (o Mediaset?) è stato deciso che si trattava di diffamazione. Viste le affermazioni successive di Corona, il giudice ha stabilito che altro materiale avrebbe potuto ledere i diritti di Signorini (non esistono solo quelli di Corona di pubblicare).
Nemmeno a me piacciono quei due, ma non si può pretendere che il diritto di parola prevarichi i diritti altrui. Se io dicessi che XYZ è un ladro, eserciterei il mio diritto di dirlo ma poi sarei responsabile di ciò che ho detto: se è effettivamente un ladro (stabilito da una sentenza definitiva) non mi si potrebbe dire molto, ma se non lo è (o se è solo accusato) allora la cosa è diversa.
Facci caso: quando al TG lanciano la notizia su un crimine con un sospettato, specificano sempre "il sospettato omicida" o "il presunto rapinatore", altrimenti si esporrebbero alla possibilità che questo faccia loro causa.
Viviamo (per ora, finché gli immigrati e i figli dei figli degli immigrati non saranno in quantità rilevante, poi ve la auguro) in uno stato di diritto e una persona non è colpevole finché la sua colpevolezza non è provata oltre ogni ragionevole dubbio.
Orripilanti le immagini IA dell'articolo però
No... questo è assolutamente errato. A oggi non c'è stata alcuna sentenza e il blocco effettuato è meramente preventivo. Il processo non è nemmeno iniziato.
Cosa che è un precedente alquanto particolare visto che normalmente tutto ciò avviene in casi di diffamazione conclamata e cioè dove non vi è il benché minimo dubbio su come si sono svolti i fatti e non in casi come questo dove esiste una inchiesta parallela e ci sono elementi per ritenere che Signorini possa effettivamente aver fatto qualcosa quantomeno di poco chiaro anche non fosse reato.
Si torna al punto iniziale... come stabilisci il limite? Ad esempio se c'è in corso un processo penale perché sono sospettato di ..... se ne può parlare o no? Basta aggiungere la parolina magica "sospettato" ed è tutto risolto? Sinceramente mi sembra che si voglia trovare una soluzione burocratica e che non ha alcun impatto reale semplicemente per dire "eh ma ha detto sospettato quindi tutto a posto". Un po' come quelli che dico se lo chiamo "nero" invece che "negro" non sono razzista e poi nei fatti ci manca poco che camminano con una frusta al fianco.
Mi sembra una ipocrisia enorme.
Si ma ci rendiamo conto dell'ipocrisia di questa cosa? Uso scientemente le parole per non essere colpevole e il danno eventuale è lo stesso identico ma se dico sospettato allora tutto ok!?
A me sembra una barzelletta... come se uno solo perché hai detto sospettato in caso poi risultasse innocente non avesse lo stesso identico danno d'immagine. Qua il punto secondo me è decidere se di certe cose se ne può parlare oppure no e se si sceglie di no, è no e basta... non che se usi un certo tipo di linguaggio allora va bene.
Cosa che è un precedente alquanto particolare visto che normalmente tutto ciò avviene in casi di diffamazione conclamata e cioè dove non vi è il benché minimo dubbio su come si sono svolti i fatti e non in casi come questo dove esiste una inchiesta parallela e ci sono elementi per ritenere che Signorini possa effettivamente aver fatto qualcosa quantomeno di poco chiaro anche non fosse reato.
Si torna al punto iniziale... come stabilisci il limite? Ad esempio se c'è in corso un processo penale perché sono sospettato di ..... se ne può parlare o no? Basta aggiungere la parolina magica "sospettato" ed è tutto risolto? Sinceramente mi sembra che si voglia trovare una soluzione burocratica e che non ha alcun impatto reale semplicemente per dire "eh ma ha detto sospettato quindi tutto a posto". Un po' come quelli che dico se lo chiamo "nero" invece che "negro" non sono razzista e poi nei fatti ci manca poco che camminano con una frusta al fianco.
Mi sembra una ipocrisia enorme.
Si ma ci rendiamo conto dell'ipocrisia di questa cosa? Uso scientemente le parole per non essere colpevole e il danno eventuale è lo stesso identico ma se dico sospettato allora tutto ok!?
A me sembra una barzelletta... come se uno solo perché hai detto sospettato in caso poi risultasse innocente non avesse lo stesso identico danno d'immagine. Qua il punto secondo me è decidere se di certe cose se ne può parlare oppure no e se si sceglie di no, è no e basta... non che se usi un certo tipo di linguaggio allora va bene.
in effetti hai ragione, ancora non c'è stato un processo in tal senso...
per il resto concordo con te, ma è il "burocratese" che ti mette al riparo da possibili problemi legali...
allora da oggi devono chiudere le trasmissioni come report visto che sono una accusa continua
in teoria hanno prove documentali per sostenere ciò che affermano... sicuramente vengono citati in giudizio in continuazione, ma poi ne escono "puliti" e questo dà loro quella credibilità che evita dei blocchi preventivi (o almeno immagino funzioni così
Li bloccano solo quando toccano politici e interessi politici.
a quanto pare, no... giusto ora leggo sul sito del corriere la notizia:
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di Erica Dellapasqua
Il Tribunale di Roma ha annullato la sanzione da 150mila euro che il Garante della Privacy aveva comminato alla Rai per la diffusione dell'audio tra l'ex ministro e la moglie
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